L’UOMO NELL’INFINITO: Dalla creazione del mondo alla fine dei tempi

 

 

Una leggenda indiana narra di quando gli uomini godevano fama di essere degli Dei, e poiché essi abusarono della loro essenza divina, Brahma, uno degli aspetti di Dio nonché la prima persona della Trimurti (o Trinità indù), volle togliere loro questo potere celeste e lo nascose in un luogo dove sarebbe stato difficile e quasi impossibile trovarlo.

 

Egli lo celò in un posto impensabile alla mente umana e lo occultò proprio nel suo “IO” più profondo ed impenetrabile. Da quel momento l’uomo non ha fatto altro che girare per il mondo, errare tra mare e monti alla ricerca di quello che si trovava dentro di lui.

 

Il mancato ritrovamento del proprio “IO” risale, con tutta probabilità, ancor prima della sua nascita o, stando alle tradizioni pervenuteci, ha generato in lui un offesa morale e un dolore esistenziale mai sopiti.

 

Essi sono il nostro peccato originale che si trasforma in un indiscusso ardente desiderio di “INFINITO” e di una aspirazione verso una non chiara conoscenza d’identità e di libertà.

 

L’uomo, consapevole dei suoi specifici limiti con i quali è perennemente confrontato, scopre, nell’inconscio, di poterli superare perché è consapevole della spiritualità della sua anima e di un suo atteggiamento psicologico finalizzato alla esplorazione di un mondo sconosciuto, al limite inesistente.

 

L’uomo avverte, nella sua manchevolezza, la capacità di superarla e di sottomettere le forze della natura assecondando e promuovendo il progresso umano.

 

L’uomo sa indagare e fa intravedere la possibilità di un mondo con nuovi traguardi, dove i filosofi, gli uomini di scienza e gli artisti tutti ne avevano sottolineato nuovi aspetti capaci, con il talento e la sensibilità, di ampliare la propria conoscenza e penetrare l’universo.

 

Egli sa dare un nome alle cose e risolvere gli arcani interrogativi sul senso della vita, di formulare un concetto personale di sé e del mondo e di trarre norme di comportamento improntate alla morale.

 

Nonostante la sua acuta intelligenza, non potrà andare oltre un dato limite, perché il suo talentuoso e fantastico corpo, così necessario a esternare la vita interiore, è BEN DEFINITO.

 

Egli sperimenta, in tutta consapevolezza, l’angoscia, la morte e quel senso di “FINITUDINE”in cui si concretizzano gli inesorabili contrasti tra ciò che l’uomo ha desiderato e ciò che ha realizzato in concreto.

 

Così, nell’abbraccio della finitudine, egli cerca “l’al di là” senza limiti, cerca L’”Assoluto”, cerca l’”infinito” e cerca “Dio” con quella sua capacità di superarsi e di autotrascendersi in una pace duratura.

 

Nell’esperienza di superarsi, forse riesce a “MISURARE” l’infinito invisibile dentro di sé, quant’unque gli sfugga e nonostante lo abbia identificato e pervaso. Dio, nella sua condizione infinita, è ovunque compiuto e dimora nella sfera intima dell’individuo perché Dio è nell’essenza di ogni cosa e non ha nulla in comune con la materia creata, poiché Egli é “Anima e Pensiero”e perché Dio è “UNO e TRINO” in quanto le persone della trinità sono l’”UNO”.

 

Nell’unione mistica con Dio, l’uomo rinuncia al proprio corpo e dimentica la vita sulla terra in quanto è chiamato ad assumere un immagine divina e a diventare figlio di Dio e perché Dio è un eterna presenza senza alcun processo di “divenire in Dio” poiché ciò che è in lui è già “divenuto”.

Nulla si contrappone a Dio come il tempo, ma Dio è “fuori” dal tempo e ancora una volta, non c’è alcun processo di “divenire in LUI” bensì, solamente l’attimo presente che è “UN DIVENIRE SENZA DIVENIRE E UN RINNOVARSI SENZA RINNOVARE“.

 

In verità , tutto ciò che sta in Dio, e’ una trasformazione volta a rinnovare!

L’uomo non può vivere senza certezza circa il suo destino –ha affermato Benedetto XVI- che rende la sua vita degna di essere vissuta in ogni ambito e circostanza..

 

In questo misterioso viaggio verso l’ignoto, in questa arcana necessità di esplorare le oscure e impenetrabili vie del destino, l’uomo, foriero di spiritualità, si inserisce nel mondo sperimentando nuovi lati della realtà nascosta in un indefinibile e imponderabile misticismo, realizzando così il totale risveglio della coscienza e di ciò che esiste, o potrebbe esistere, per mezzo di una attività psichica la cui natura è, o può diventare, la conoscenza.

 

Esistono diverse definizioni sull’esoterismo, a seconda dell’autore e delle peculiarità semantiche:

 

Per Elena Blavatsky, l’esoterismo è una dottrina segreta, è un compendio di tutte le religioni capace di svelare l’arcano del creato, dell’assoluto, di Dio.

 

Per Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, l’esoterismo è una “scienza spirituale” e una investigazione dei mondi soprasensibili per mezzo della chiaroveggenza.

 

Nella visione occulta dell’uomo, c’è tutto il misticismo del Maestro Eckhart (XIV secolo) il quale affermava; “Nell’anima esiste qualcosa che non è stato creato e non è creabile e, se l’anima tutta fosse così, sarebbe nello stesso tempo “increata” e “increabile”.

 

Orbene questo “Qualcosa” è l’intelletto, insito nell’uomo e, al tempo stesso, “scintilla divina”.

 

Al tempo del paganesimo e dello stesso cristianesimo, esistevano i sacri misteri in cui, attraverso un complesso di rituali solenni, veniva rivelata la giustezza di certe affermazioni di cui l’uomo si serviva per fare parte di una unione misterica, dove si adempiva la liberazione dell’anima dal diritto del corpo.

 

Un esoterismo si espandeva nel vicino oriente in un intreccio di idee filosofiche che avevano influenzato il pensiero ellenistico con dei principi ispirati al cristianesimo e fatto emergere, pertanto, un dualismo tra Dio e il mondo, la cui salvezza spirituale, era riservata solo a coloro che avevano una conoscenza superiore, perfetta e salvifica del divino.

 

Mentre un misticismo si rivelava nel cristianesimo, la kàbala si occupava di mistica ebraica dove la creazione del mondo si esprimeva in forma di lettere, di numeri, di figure e sogni e il Sufismo si propagava verso l’islam con il ricorso alla meditazione e all’estasi. Esso si proponeva di incorporare l’anima (l’ensomatosi) e credeva in una preesistenza divina dello spirito che svelava l’ESISTENZA di una scintilla divina che trascendeva il tempo dell’umana finitudine.

 

Mentre l’esistenza di una “NON” conoscenza consentiva a quella scintilla di eternarsi nell’uomo in uno stato puramente illusorio i misteri affermavano, oltre quella scintilla di umana finitudine, la presenza di una particella luminosa che trascendeva il tempo perché essa era già presente nello spirito dell’uomo e lo guidava in vita e nella gloria di Dio. Essa era il mistero e la spiritualità con i quali l’uomo dava un profondo significato alla sofferenza, alla morte e al suo destino.

 

San Paolo, parlando dei misteri esoterici, aveva accennato ad un insegnamento riservato ai pochi ed aveva sostenuto la necessità di una sapienza che non era di questo mondo bensì, di una sapienza divina nascosta che Dio aveva già predisposta da secoli per la nostra beata condizione in cielo. Era una sapienza sconosciuta ai troni e alle dominazioni poiché, se essi l’avessero conosciuta, non avrebbero martirizzato il figlio di Dio sulla terra, nostro signore Gesù.

 

Nonostante nei 2000 anni di storia del mondo si sia parlato sempre meno dello spirito è, ancor oggi, possibile ritrovare nel cristianesimo “un qualcosa” di mistico della sapienza e della Gnosi ricevuti nei misteri in una contemplazione mistica riconducibile all’estasi e alla visione dello spirito.

 

Secondo Alfonso Constant, noto con lo pseudonimo di Eliphas Lévi, la messa in disparte dei misteri è stato il tradimento messo in atto da falsi gnostici che non avevano nulla in comune con quelli del cristianesimo primitivo, i quali allontanarono la chiesa dalle supreme verità della Kàbala che conteneva tutti i segreti della teologia trascendentale.

 

L’uomo ha un inconfessato desiderio di “INFINITO” che potrebbe comparirgli innanzi e che egli potrebbe cercare di sfiorare in una attesa e in un sogno capaci di affascinarlo. Comunque e senza presunzione alcuna, è fuori dubbio che l’agognato infinito possa trovare posto in ambito esclusivamente umano, nonostante il cristianesimo sostenga tale possibilità, perché l’incarnazione di Dio sulla terra ha invalidato ogni divario attraversola Graziae fa, di ogni uomo, il Suo Universo; addirittura “l’universo di Dio”. Il Cristianesimo realizza una comunione tra Dio e l’uomo a differenza dell’Islam che si configura come religione della legge, cioè una dottrina basata sull’accettazione di ciò che è scritto e, dall’Ebraismo che è ciò che è stato espresso.

 

La grandezza del cristianesimo sta nel mistero eucaristico nel quale esiste l’eventualità che Dio venga ad abitare nell’uomo e faccia della nostra anima il suo creato.

 

Nell’instancabile perpetuarsi del tempo universale, c’è l’eternità che si fa “UNIVERSO” dove, nel suo immaginario e divino intelletto, l’uomo ha plasmato e colmato l’infinito di gloria e immortalità, affinché si eternassero i pensieri suoi più nobili e si perpetuassero le più alte coscienze.

 

Questo è l’uomo alla ricerca infinita dell’infinito, dalla creazione del mondo e fino alla fine infinita dei tempi. E così sia!

 

 

 

 

 

 

Ascona, giugno 2012                                                                          Giancarlo Fabbri

Membro della società teosofica svizzera

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