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Marco Boccadoro. L’individuo e l’universo alla luce della terza proposizione fondamentale de “La Dottrina Segreta”


Seminario Teosofico del 20.3.2021

Per orientarsi nella lettura della Dottrina Segreta, a mò di bussola nel labirinto di quest’opera affascinante, incredibile e gigantesca, è necessario tenerne presente i principi o assiomi fondamentali, cioè:

  • L’esistenza di un Principio Onnipresente, eterno, illimitato, immutabile
  • L’eternità dell’universo
  • La Fondamentale unità di tutte le anime con l’Anima universale e l’obbligatorio pellegrinaggio di ogni anima attraverso il ciclo delle incarnazioni e del Karma.

E’ di questa terza proposizione che ci occupiamo oggi. Per semplicità la possiamo dividere in due parti:

  1. L’anima di ognuno di noi è unita alla Super-Anima-Universale, o Alaya.

Il concetto di anima universale, o Anima Mundi, lo Spirito Santo del Cristianesimo, per cui ogni elemento della manifestazione contiene la scintilla divina, l’Unità della vita, ha accompagnato il genere umano fin dagli albori dell’umanità.

 Per citare solo alcune fonti, ne parla Platone nel Timeo, è elemento centrale dell’opera di Plotino, ne hanno disquisito Marsilio Ficino, (che aveva tradotto le Enneadi di Plotino), Giordano Bruno, Tommaso Campanella e tanti altri .

Scrive Marsilio Ficino:

“Tra le cose che sono soltanto eterne e quelle che sono soltanto temporali vi è l’anima che è come una connessione e un vincolo fra le une e le altre.”

All’opposto abbiamo il meccanicismo di Democrito, secondo il quale parti che si uniscono casualmente hanno generato gli esseri viventi, e non vi sono forze esterne di natura trascendente che ordinano tutte le cose in vista del raggiungimento di un fine.

In fondo abbiamo due opposte visioni del mondo, la prima che parte dall’alto, la seconda dal basso:

  • La prima, che coincide con la visione teosofica, in cui l’Essere Immanente è onnipresente, e pervade la Manifestazione
  • La seconda, in cui è il caso a generare la vita.

Anche Einstein la pensava come la signora Blavatsky, a questo proposito. Polemizzando al congresso Solvay a Bruxelles con Niels Bohr, premio Nobel inventore del modello dell’atomo, diceva:

“Non posso credere nemmeno per un attimo che Dio giochi a dadi!”

Le implicazioni di questo postulato sono importantissime: l’insieme dell’umanità, e dell’universo, nel tempo e nello spazio è una cosa sola.

 Il Male equivale a ignorare questa grande verità: la separatività, l’egoismo, la violenza, lo sfruttamento dei nostri simili, degli animali, delle risorse del pianeta, le guerre perdono ogni senso alla luce della consapevolezza che stiamo solo danneggiando noi stessi, turbando l’Unità della Vita.

Non a caso Aristotele dice nella “Politica” che L’uomo è per natura un animale sociale.

Le scintille divine presenti in ognuno di noi si attirano, e ce ne rendiamo conto in particolare in questi tempi di confinamento forzato. Ci manca soprattutto il nostro prossimo.

E da sempre il genere umano ha avuto una grande attrazione per l’Universo, di cui il nostro pianeta è una parte infinitesimale: solo nella nostra galassia vi sono, secondo stime della NASA e dell’ESA, circa 100 miliardi di stelle, e probabilmente nell’universo due trilioni di galassie.

Cerchiamo da 60 anni di comunicare con altre forme di vita extraterrestri, ad esempio il progetto SETI Breakthrough Listen utilizza centinaia di radiotelescopi che ascoltano giorno e notte eventuali segnali intelligenti dallo spazio interstellare [1]

La seconda parte della terza proposizione ci insegna inoltre che

  • La scintilla scaturita dal Sesto Principio Universale (Buddhi) deve passare attraverso forme elementari, poi acquistare individualità, e seguire un percorso di crescita, accompagnato dal suo Karma, fino a Dhyani-Buddha.

Edoardo Bratina ci spiega in modo molto elegante che cosa sia il Karma, utilizzando le leggi della fisica[2]:

“Il Karma è la legge di causa-effetto, agente su tutti i piani della natura, definita dai tre principi della dinamica,

 1) Un corpo permane nel suo stato di moto o quiete finché non subentra una forza esterna (quindi qualunque cosa accada è dovuta ad una causa determinata) . Non esistono effetti senza cause.

2)Una forza applicata ad un corpo imprime al corpo stesso un’accelerazione proporzionale alla forza stessa, cioè i risultati sono sempre proporzionali alle forze poste in azione.

3) Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.”

La Legge del Karma è forse l’unica dottrina che può spiegarci il problema misterioso del Bene e del Male, e riconciliare l’uomo con la terribile e apparente ingiustizia della vita.

Scrive la Signora Blavatsky[3]:

“Di tutte le terribili bestemmie e accuse rivolte virtualmente al loro Dio dai monoteisti, nessuna è più grande o più imperdonabile di quella (quasi sempre) falsa umiltà che fa affermare il presumibilmente “pio” cristiano, in connessione con ogni colpo malvagio e immeritato, che “tale è la volontà di Dio”.

“Non è l’onda che annega un uomo, ma l’azione personale del disgraziato, che va deliberatamente e si pone sotto l’azione impersonale delle leggi che governano il moto dell’Oceano. Il karma non crea nulla, né progetta. È l’uomo che pianifica e crea le cause e la legge karmica regola gli effetti; il quale aggiustamento non è un atto, ma un’armonia universale, che tende sempre a riprendere la sua posizione originaria, come un ramo, che, piegato con troppa forza, rimbalza con corrispondente vigore”

“Intimamente, o meglio indissolubilmente, connessa al Karma, quindi, è la legge della rinascita, ovvero della reincarnazione della stessa individualità spirituale in una lunga, quasi interminabile, serie di personalità. Queste ultime sono come i vari costumi e personaggi interpretati dallo stesso attore, con ognuno dei quali quell’attore si identifica e viene identificato dal pubblico, per lo spazio di poche ore. L’uomo interiore o reale, che personifica quei personaggi, sa per tutto il tempo di essere Amleto per il breve spazio di pochi atti, che rappresentano però sul piano dell’illusione umana l’intera vita di Amleto. E sa di essere stato, la sera prima, Re Lear, la trasformazione a sua volta dell’Otello di una notte ancora precedente; ma si suppone che il personaggio esterno e visibile ignori il fatto. Nella vita reale questa ignoranza è purtroppo, ma troppo reale. Tuttavia, l’individualità permanente è pienamente consapevole del fatto, sebbene, attraverso l’atrofia dell’occhio “spirituale” nel corpo fisico, la conoscenza non sia in grado di imprimersi nella coscienza della falsa personalità.

Questa dottrina della reincarnazione non ha i suoi eguali sulla terra. È un credo in un progresso perpetuo per ogni Ego incarnato, o anima divina, in un’evoluzione dall’esterno all’interno, dal materiale allo spirituale, arrivando alla fine di ogni fase all’unità assoluta con il Principio divino. Di forza in forza, dalla bellezza e perfezione di un piano alla più grande bellezza e perfezione di un altro, con arricchimento di nuova gloria, di nuova conoscenza e potere in ogni ciclo, tale è il destino di ogni Ego, che diventa così il proprio Salvatore in ogni mondo e incarnazione. In altre parole, può ritornare allo stato originale dell’omogeneità dell’essenza primordiale solo attraverso l’aggiunta del frutto del Karma, che solo è in grado di creare una divinità cosciente assoluta, distante solo di un grado dall’assoluto TUTTO.”[3]

Concludendo, qual è il significato della terza proposizione per l’individuo?

Siamo sì tutti sottomessi alla Legge karmica, ma siamo pur sempre liberi di agire, generiamo continuamente nuovo karma, siamo liberi di tendere al Male o al Bene, (e attenzione alle forme-pensiero), influenzando così il destino nostro e dei nostri simili per il futuro.

La consapevolezza del libero arbitrio deve farci tendere verso il Bene, ad un percorso di miglioramento continuo, verso il  Bello ed il Buono .

Inoltre, essendoci addentrati sul sentiero della conoscenza dell’Antica Saggezza, abbiamo il dovere morale di mettere in pratica e di servire da esempio per il nostro prossimo quanto vi è enunciato.

Ogni mattina, al nostro risveglio, chiediamoci quindi cosa possiamo fare oggi per essere migliori di ieri.

Bibliografia:

[1] IEEE Spectrum, February 2021, p.35

 [2] Annie Besant, Karma o l’Enigma del Destino, E.T.I , 2005

[3] Brani tratti da scritti di  H.P. Blavatsky, in particolare da  The Key to Theosophy, The Secret Doctrine e H.P.B. Articles.

Pubblicato da Theosophy Magazine (Los Angeles, California, USA), nel giugno 1974, luglio 1988, agosto 1988 e settembre 1988

In stato di abbandono e prossima al crollo spontaneo la Loggia della Accademia Platonica detta anche ‘il Pescaione’ (Firenze)


Ricordando che nella storia la Teosofia riemerge in epoche diverse in luoghi diversi, uno di questi è stata la Firenze Medicea dell’Accademia Neoplatonica. Uno dei luoghi deputati è la Loggia della Accademia Platonica detta anche ‘il Pescaione’ (Firenze), piccola costruzione merlata e con porticciola risalente al 1400. Costituiva la Porta sul Terzolle della Villa Medicea di Careggi. La tradizione ne riferisce come luogo di incontro di degli Accademici Platonici Lorenzo il Magnifico, Poliziano , Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, l’Alberti , ecc. E’documentato che nel 1473 fosse punto di gioco dei primi tre figli di Lorenzo : Piero,Lucrezia e Maddalena.
Attualmente è irriconoscibile e in stato di totale abbandono. In assenza di intervento di recupero è probabile la prossima distruzione o il crollo spontaneo.


Coordinates:   43°48’36″N   11°14’46″E

Esterno della Villa Medicea di Careggi, che in origine ospitava l’Accademia Neoplatonica voluta da Cosimo il Vecchio

L’Accademia Neoplatonica di Firenze fu un centro propulsore del neoplatonismo rinascimentale.
Fondata a Firenze nel 1462 da Marsilio Ficino, per incarico di Cosimo de’ Medici, nella Villa Medicea di Careggi, era un cenacolo di filosofi, letterati e artisti e voleva significare la riapertura dell’antica accademia ateniese di Platone. Fra gli esponenti principali dell’accademia neoplatonica oltre alla stesso Ficino ci furono Pico della MirandolaAngelo PolizianoNicola CusanoLeon Battista AlbertiCristoforo Landino, nonché i più importanti esponenti della famiglia de Medici, quali Giuliano de’ Medici, e Lorenzo il Magnifico.
A questa scuola parteciparono anche gli intellettuali bizantini dopo la presa di Costantinopoli del 1453, arruolati come insegnanti, la cui presenza permise l’uso diretto dei testi di Platone, pressoché sconosciuti nel Medioevo che vennero tradotti in latino.
Il rinnovato interesse per i classici, e per Platone in particolar modo, caratterizza la scuola neoplatonica e ne indirizza l’interesse per la pedagogia che mira a formare i giovani nella sua completezza mediante lo sviluppo armonico di tutte le doti umane, sia fisiche che spirituali, facendo di ciascun individuo un essere unico come un’opera d’arte.
L’amore, la libertà, la ricerca dell’infinito vengono esaltati come valori. L’amore soprattutto veniva inteso platonicamente come una via per elevarsi alla perfezione e alla contemplazione di Dio.
Per quanto riguarda la religiosità secondo Cusano, l’individuo umano pur essendo una piccola parte del mondo è una totalità nel quale tutto l’Universo risulta contratto. L’uomo è infatti immagine di Dio, e come nell’unità numerica sono potenzialmente impliciti tutti i numeri, così l’uomo esplicita dentro di se l’UNIVERSO.
L’amore è il dilatarsi stesso di Dio nel Mondo, secondo Ficino, in un processo circolare che verrà ripreso dall’Astrologia rinascimentale secondo cui esiste una corrispondenza tra le strutture della mente e le strutture reali dell’universo. Questo sarà anche il presupposto dell’armonia dell’Universo di cui parleranno Copernico, Keplero e Galilei, secondo cui l’UNIVERSO è retto da un ordine armonico strutturato in maniera concentrica; un equilibrio dinamico simboleggiato dal cerchio e della sfera, viste come le figure più perfette.
A fondamento dell’ordine geometrico del Cosmo, che fece dire a Galilei la celebre affermazione: “il libro della Natura è scritto in linguaggio matematico“, è posto Dio. Una delle tante opere antiche riscoperte durante il Rinascimento fu il “Corpus Hermeticum” di Ermete Trismegisto, che Cosimo de Medici fece tradurre da Marsilio Ficino intorno al 1460. Libro base per l’alchimia, si proponeva di intervenire sulle sole forze naturali attraverso lo studio delle sostanze elementari, con esperimenti scientifici su di esse. Lo scopo principale degli alchimisti, che furono di notevole impulso per la moderna farmacologia, era la ricerca della pietra filosofale dalla quale si sarebbero potute trarre tre proprietà fondamentali: l’immortalità, l’onniscienza (la conoscenza del passato e del futuro) e la possibilità di trasmutare i metalli in oro.

Una caratteristica dei ricercatori rinascimentali era la loro poliedricità, cioè erano soliti svolgere più attività diverse contemporaneamente, secondo l’ideale dell’uomo universale incarnato da Leonardo Da Vinci. Nell’ambito della matematica, ricordiamo il particolare tentativo di quadratura del cerchio da parte di Cusano.
L’ideale neoplatonico nell’ambito della letteratura, delle scienze e dell’arte in generale è la ricerca dell’armonia e della perfezione.
L’uomo è padrone del proprio destino e gli accademici riconoscevano come massima aspirazione umana la felicità.
Questi gli ideali che ricercava anche il Botticelli, che nella sua Nascita di Venere rappresenta l’amore celeste messo in risalto dalla purezza del nudo.
Nel pensiero di Michelangelo Buonarroti, l’artista assomiglia a Dio perché tenta di trasporre l’idea nella materia, cosi come Dio ha creato il Bello nel mondo fisico.
Nell’architettura l’ideale neoplatonico si ritrova nell’inseguimento del modello della città ideale, cercando di creare l’armonia e l’equilibrio attraverso le opere dell’uomo. Questa è anche la concezione architettonica di Leon Battista Alberti del quale il Rossellino, architetto della Città di Pienza, era discepolo.
Anche l’opera principale di Tommaso Campanella, filosofo tardo rinascimentale, che scrisse nei suoi 27 anni di detenzione nel carcere di Napoli per cospirazione e eresia, che si chiama la Città del Sole, si ritrovano le teorie neoplatoniche con il progetto di ricerca della Società Ideale.

Dopo la morte de Il Magnifico nel 1492, l’Accademia Neoplatonica si riunì alla Villa di Bernardo Rucellai, presso gli Orti Oricellari in Via Rucellai.
Appartennero a questa seconda generazione Niccolò MachiavelliIacopo da Diacceto e Luigi Alamanni.
E’ in questo contesto che la figura dell’uomo assume un senso di responsabilità all’interno della Storia, opponendo la volontà e la responsabilità umana al dominio del caso e all’incognite della storia.
L’accademia neoplatonica fu sciolta nel 1523, in conseguenza della congiura ordita contro il Cardinale Giulio de’ Medici, da parte di alcuni suoi membri.

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Video del Seminario Teosofico di Ascona 2021 (Zoom)


Altri video quì …

Persecuzioni nei confronti della Società Teosofica e dei suoi partecipanti


Ultime preghiere dei martiri cristiani (1875-1885). Dipinto di Jean-Léon Gérome, collocato presso Walter Art Gallery, Baltimora.


A partire dal 1935, i movimenti teosofici furono perseguitati dalle autorità naziste. Dall’inizio della seconda guerra mondiale, furono promulgate leggi anti-culto che portarono a deportazioni e massacri.

In Francia, la sede della Società Teosofica, 4, piazza Rapp a Parigi (7°) fu requisita e divenne un dipartimento anti-massonico e anti-culto della Prefettura di Polizia diretta dal commissario speciale Georges Moerschel (il 22 maggio 1947, fu condannato ai lavori forzati a vita). Gli archivi trovati al 4, piazza Rapp rivelano, nelle cifre complessive riportate sopra, che (fra le varie correnti spirituali, nel complesso) 60.000 persone furono schedate, 6.000 persone in Francia furono schedate, 549 furono fucilate, 4 furono decapitate con un’ascia e 989 furono deportate nei campi di concentramento.

In Olanda, a Ommen, un campo di vacanze fondato dai teosofi e da Jiddu Krishnamurti fu requisito per servire da campo di concentramento. La trasformazione del campo di Ommen in un campo di concentramento iniziò il 13 giugno 1941. I primi prigionieri arrivarono il 19 giugno 1942.

In Spagna, durante la dittatura franchista, il teosofo Eduardo Alfonso fu giudicato secondo la “Legge per la repressione della massoneria e del comunismo” e condannato a diversi anni di prigionia nella prigione di Burgos dal 1942 al 1948. Dopo aver scontato la sua pena, Eduardo Alfonso fu esiliato in America Latina fino al 1966, quando tornò nel suo paese.

Nel 1939 la Società Teosofica Italiana viene sciolta dal regime fascista per essersi rifiutata di adeguare il proprio Statuto a quanto richiesto dalle leggi razziali allora in vigore. I teosofi peraltro continuarono a riunirsi segretamente ed il dott. Giuseppe Gasco tenne le fila dell’attività teosofica, consentendo alla Società Teosofica Italiana di rinascere nell’immediato dopoguerra. 

Interessante ricerca : https://core.ac.uk/download/pdf/42948238.pdf

… in ultimo, va osservato che dopo la riforma del 2006, sembrano residuare ancora
alcuni profili di illegittimità costituzionale per violazione degli artt. 3 co. 1 e 19
Cost., nella misura in cui le nuove norme danno rilievo solo alle offese al
sentimento religioso di una confessione religiosa, in tal modo lasciando privo di
tutela penale, per un verso il “sentimento religioso di chi non si riconosce in
alcuna confessione religiosa e, per altro verso, il sentimento religioso negativo di
chi abbia una concezione del mondo teosofica o ecosofica, ovvero atea o
agnostica”531.

Amduat


Originariamente stampato nel numero di maggio – giugno 2003 della rivista Quest.
Citazione: Stewart, William G. “Il segreto egiziano”. Quest 91.3 (maggio – giugno 2003):

Di William G. Stewart, II

Società Teosofica – William G. Stewart II

Oscurità. Nel profondo della montagna di pietra, nella tomba del faraone Tuthmosis III, il sole non penetra; non c’è luce naturale di nessun tipo, né giorno né notte. Eppure sulla parete della tomba di questo re morto intorno al 1425 a.C., qualcuno ha dipinto un elaborato mosaico di creature e uomini fantastici che sembra raccontare una storia. Una storia di cosa? Una storia che deve essere letta da chi in questa oscurità totale?

IL LIBRO DI CIÒ CHE È NEL DUAT

Oggi conosciamo questo misterioso dipinto come Il libro di ciò che è nel Duat o l’Amduat. Appare in altre tombe reali egiziane e fa parte di un grande corpo di “scritti” tombali che risalgono a mille anni o più prima di Tuthmosis III. Insieme a opere come il più familiare Libro dei Morti, questa è la più antica letteratura religiosa conosciuta sulla terra. L’Amduat ha fatto la sua apparizione negli Stati Uniti come parte della mostra “The Quest for Immortality: Treasures of Ancient Egypt”, che ha girato il paese nel 2002.

La parola Duat è solitamente tradotta come “aldilà” o “inferi”, cioè un regno oltre la vita terrena. La credenza più comune è che i dipinti offrissero istruzioni spirituali all’anima del re morto mentre usciva dalla bara.

Il murale è suddiviso in dodici pannelli che rappresentano le ore del passaggio del sole. Ogni pannello è ulteriormente suddiviso in tre o quattro file di figure. Prima dell’inizio dei pannelli, c’è un testo in geroglifici che sembra spiegare di cosa tratta il dipinto. Il significato di questo testo non è del tutto chiaro, ma si riferisce al dipinto come un manuale di istruzione spirituale.

Ogni “ora” è un tableau molto complesso pieno di figure che rappresentano gli dei egiziani. Secondo John Anthony West e altri, questi dei erano manifestazioni o aspetti dell’unico grande e supremo Dio, Re (solitamente pronunciato “Rah”), che ha creato l’universo. Questo concetto può essere stato tenuto da tutti i primi egizi o solo dai sacerdoti e da quelli iniziati pienamente alla religione.

Gli egiziani rappresentavano ciascuno degli dei con un simbolo unico. A volte un particolare animale veniva scelto per rappresentare un dio. Re era raffigurato non solo come una figura umana, ma anche come il disco del sole o come un occhio. Si diceva che fosse autocreato, onnipotente, supremo, Uno.

Nessuno ha decodificato completamente questo favoloso dipinto. Molti egittologi tradizionali, come quelli che hanno progettato la mostra “The Quest for Immortality”, credono che gli egiziani adoravano il sole letteralmente e che l’Amduat rappresenta il viaggio notturno del sole attraverso gli inferi. L’interpretazione fatta qui è di tutt’altro tipo.

Il testo che accompagna il dipinto rivela che era destinato ad essere misterioso anche per gli stessi egiziani. Alla fine della prima ora, la scritta dichiara: “Questo è il piano come quello disegnato dal dio stesso. È utile per colui che è sulla terra. Molto corretta come le loro misteriose rappresentazioni in pittura” (traduzione di Alexandre Piankoff in West’s Traveler’s Key to Ancient Egypt, utilizzata in questo articolo). Anche se il dipinto è misterioso, può essere interpretato in modi familiari ad uno spettatore attuale, per uno che è ora sulla terra.

LA LUCE DEL SOLE

Il sergente dei marines Steven Price, 23 anni e gravemente ferito, giaceva su una barella in attesa di essere portato in sala operatoria. Dice di essersi “completamente staccato” dal suo corpo e di aver fluttuato vicino al soffitto. Si girò verso il muro di mattoni, che improvvisamente divenne una luce. “La luce era lì ed era venuta a prendermi. La luce è la cosa più luminosa che abbiate mai visto, eppure non è penetrante in alcun modo. Non posso descrivere la luce. . . . . È una madre che culla il suo bambino con amore, solo un milione di volte di più e questo è tutto l’amore che c’è” (come riportato da Gerald Renner).

Il rapporto del sergente Price è un’esperienza di pre-morte o NDE, come viene chiamata. Tali esperienze sono comuni in tutte le culture, e almeno otto milioni di americani ne hanno avuta una. I resoconti spesso includono l’attraversamento di un tunnel e l’incontro con la luce. Alcuni che hanno avuto l’esperienza riferiscono di aver visto improvvisamente quello che sembra il cielo notturno pieno di stelle, e si rendono conto che le stelle sono anime. Possono incontrare un amico o un parente morto. Vogliono rimanere, ma gli viene detto che devono tornare. Generalmente, quando ritornano, sono più spirituali e compassionevoli e sono liberi da ogni paura della morte. Price dice: “Non sai cosa vuol dire vivere finché non hai paura di morire”.

Quando Price parla della luce, i suoi occhi si riempiono di lacrime: “La luce non si identificava come “Dio” o “Gesù” o “Buddha” o qualsiasi altro nome, né come maschio o femmina. La sperimentò semplicemente come amore travolgente.

Gli antichi egizi sapevano della luce incontrata nelle esperienze di pre-morte? Poiché l’esperienza è così comune in tutte le culture, sarebbe sorprendente se non lo sapessero. Hanno certamente adottato il sole come simbolo del dio creatore, Re, e a volte si riferivano alle anime che diventavano stelle dopo la morte. Sarebbe stato quindi naturale per loro usare il viaggio giornaliero del sole come metafora del viaggio spirituale dell’anima.

IL BALDACCHINO DI CARNE

La figura centrale del dramma di Amduat è Re, ma la figura di Re è rappresentata come racchiusa in un tabernacolo o baldacchino. Per gli egiziani un baldacchino simboleggiava la carne, quindi il dipinto mostra Dio incarnato nella carne, cioè come una persona.

Nella città di Babilonia, 900 anni dopo la morte di Tuthmosis III, un giovane sacerdote israelita di nome Ezechiele parlò di una strana esperienza. Disse di essere stato portato dallo Spirito di Dio in una valle piena di ossa, dove gli fu detto di parlare alle ossa secche per dire loro che Dio le avrebbe riportate in vita. Dio spiegò a Ezechiele che le ossa erano il popolo d’Israele, che aveva perso ogni speranza. Ad Ezechiele fu ordinato di dire a questo popolo: “E io metterò il mio Spirito dentro di voi, e vivrete”.

Più di 600 anni dopo, un uomo chiamato Paolo, il discepolo di un altro profeta ebreo, Gesù di Nazareth, scrisse a una delle nuove comunità della religione che allora si chiamava “la Via” e più tardi “il Cristianesimo”: “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Cor. 3.16). E nella Svetasvatara Upanishad dell’India antica, un saggio anonimo scrisse: “C’è uno Spirito che è nascosto in tutte le cose, come la panna è nascosta nel latte e che è la fonte della conoscenza di sé e del sacrificio di sé. Questo è Brahman, lo Spirito Supremo”.

La convinzione che lo Spirito di Dio abiti nell’essere umano pervade i testi sacri di molte grandi fedi. E gli scrittori di quei testi sacri credevano, con il profeta Ezechiele, che senza quello Spirito attivo negli esseri umani, essi non sono altro che cose morte, un mucchio di ossa secche su un pavimento di deserto. Questa era anche la convinzione di coloro che hanno dipinto le pareti della tomba di Tuthmosis III. Re era raffigurato all’interno del baldacchino della carne. Dio è dentro l’essere umano. Non solo nell’Amduat ma anche in altri testi, gli egiziani si riferivano a “Dio che è nell’uomo” (Hornung).

IL VIAGGIO DELL’ANIMA: LA PRIMA VITA

La figura di Re-contro-il-canapo è portata su una barca, circondata da varie divinità. Nella prima ora, la barca è lanciata come l’inizio della Prima Vita nel cammino spirituale.

Ogni volta che una persona accetta una relazione con Dio, anche se esitante e con confusione e dubbio, inizia la Prima Vita. Lo scopo della Prima Vita è quello di costruire una forte relazione di amore e fiducia tra l’uomo e Dio. All’inizio (specialmente se avviene in età adulta), ci possono essere esperienze di legame molto drammatiche come l’innamoramento. Ma alla fine queste esperienze di “formicolio” cadono e il duro lavoro di relazione deve prendere il sopravvento. Lentamente, maldestramente, l’uomo cerca di riorientare la sua vita verso le vie di Dio, come vengono percepite debolmente. La comunione avviene nella preghiera personale (il semplice parlare con Dio, come con un amico), nella meditazione, nella lettura di opere sacre e forse nella partecipazione a qualche comunità religiosa.

Come Walter Hilton, un mistico inglese del XIV secolo, descrive questa faticosa lotta, siamo come lottatori: un momento siamo in cima e al comando della nostra natura, e nel momento successivo quella natura è in cima e padrona di noi. Combattiamo non solo la nostra natura, ma il mondo circostante – incluso il mondo religioso – che cerca costantemente di conquistarci o di gettare ostacoli sul cammino della nostra relazione con Dio e del vero progresso spirituale. Ma sappiamo che Dio è presente e cominciamo a vedere la sua attività nella nostra vita.

Man mano che la relazione matura, improvvisamente ci troviamo a desiderare semplicemente di stare da soli con Dio. In un certo senso, è come innamorarsi di nuovo, ma molto più tranquillo. Non ci sono fuochi d’artificio, solo un disperato desiderio di essere soli, in silenzio, con questo Dio che ora amiamo profondamente. I servizi religiosi e le cerimonie e il gran parlare possono essere dolorosamente dolorosi e disturbanti. Sono d’intralcio ora, mentre una volta avrebbero potuto essere utili.

IL VIAGGIO DELL’ANIMA: LE ORE DI BUIO

Improvvisamente, nella terza ora dell’Amduat, appaiono figure di distruzione. L’ora stessa è intitolata “Colei che taglia le anime”. Il testo recita: “Questo è ciò che fanno in Occidente: arrostire e fare a pezzi le anime, imprigionare le ombre, annientare coloro che non lo sono, che appartengono a questo Luogo di Distruzione”. Ovunque ci sono simboli di Osiride, che è il Re-in-capanna, o Dio incarnato, e la cui storia è il mito centrale dell’Egitto. Il geroglifico di Osiride era una combinazione di occhio e trono – in altre parole, Dio e regalità (o forse Dio e umanità).

Nel mito di Osiride, il dio buono fu ingannato e tradito da suo fratello malvagio, Set, che uccise Osiride e tagliò il suo corpo in quattordici pezzi, che sparse per tutto il paese. Ma la moglie di Osiride, Iside, cercò i pezzi e li riunì tutti insieme. Miracolosamente, ricostruì il corpo di Osiride, ma non la sua vita. Tuttavia Iside ebbe rapporti sessuali con il morto Osiride, rimase incinta e diede alla luce Horus, un dio del sole. Quando Horus divenne uomo, sconfisse Set, che è simile a Satana, un nome ebraico che significa “avversario”, così come Set rappresenta la forza di opposizione a Dio, Re.

Avere il proprio corpo “fatto a pezzi” sarebbe già abbastanza brutto. Ma le cose diventano ancora peggiori per Osiride. Nella quarta ora, scende sul fondo, il pozzo, nelle tenebre. È la fine. Set appare in modo prominente nel registro superiore del pannello. Il testo sottolinea che è “misterioso” e il significato “nascosto”, ma in questa “fitta oscurità” appare una nuova vita: Khepri, simboleggiato dallo scarabeo, che rappresenta il processo e la trasformazione. Nella quinta ora, Khepri, assistito dagli altri dei, tira fuori la barca dalle profondità della terra con una fune di traino. Il testo celebra una nuova vita, l’inizio del viaggio di ritorno alla luce. Esso dichiara: “In pace, in pace! Signore della vita! In pace! Tu pace dell’Occidente! In pace, tu apritore della terra! In pace, tu che tagli la terra. In pace, tu che sei in cielo. . . . Il cielo è in pace, in pace! Il Re è diretto verso il bell’Occidente”.

Cosa sta succedendo in queste ore? Nel cammino spirituale dell’anima, proprio quando ci sentiamo più sicuri nel nostro rapporto con Dio, senza preavviso, tutto diventa buio. Può iniziare con qualche catastrofe della vita: perdita di una relazione chiave, fallimento della carriera, malattia, o molte catastrofi tutte insieme. Tutto è buio. Ci sentiamo abbandonati e non voluti da Dio, traditi. Cominciamo a sperimentare di essere spogliati di tutto ciò che ci aveva sostenuto, anche delle cose buone e belle. Niente ha più importanza per noi. Questa è un’esperienza spirituale che Giovanni della Croce chiamava la Notte Oscura dei Sensi. Altri la chiamano semplicemente “l’oscurità”. Sentiamo di essere stati consegnati nelle mani di Satana, il nemico di Dio e di ogni bene.

La vecchia vita e la persona spirituale vengono messe a morte. È come l’esperienza nelle società sciamaniche della chiamata al guaritore. Lo sciamano passa attraverso una terribile prova simile alla morte e ne emerge come una persona virtualmente nuova, rinata – un guaritore. Walter Hilton la chiama la porta attraverso la quale tutti devono passare per raggiungere la santità. Teresa d’Avila dice di essa: “Il dolore che si prova qui non è come quello di questo mondo . . . tale dolore non raggiunge le intime profondità del nostro essere come il dolore sofferto in questo stato, perché sembra che il dolore spezzi e faccia a pezzi l’anima”.

IL VIAGGIO DELL’ANIMA: DOPO L’OSCURITÀ

Dopo la quinta ora, appaiono immagini di tessitura e di preparazione di un bozzolo. Iside traina la barca di Re-nel-canapo solo con le sue parole magiche – non viene più trainata faticosamente. Nella settima ora, il Grande Dio parla a Osiride: “Tu sei un’anima, la tua anima si è fatta spirito sulla terra”. Appare l’immagine di Horus. Nell’ottava ora, si fa riferimento alle “forme nascoste di Horus, l’erede di Osiride”.

Tutte le ore successive sono piene di immagini di metamorfosi, di trasformazione e dello spirituale che emerge dalla materia. Horus supplica le anime perdute, “gli annegati, i rovesciati, quelli che galleggiano distesi sulla schiena, che sono nell’Abisso”.

Quando la “morte” della Notte Oscura è completata (un processo che può durare anni), emergiamo dolcemente, come per miracolo, alla luce del sole dell’altro lato. Siamo come persone nuove, in una nuova vita, la Seconda Vita. In questa vita, ora spogliata di tanto bagaglio umano mondano – soprattutto del nostro ego – ci avviciniamo sempre più a Dio ad un livello molto profondo della nostra anima. Ora la lotta è minore. Le cose progrediscono come per magia. L’azione dello Spirito Santo dentro di noi trasforma tutto nella nostra anima. Cominciamo ad essere esseri umani liberati. Come si esprime la Katha Upanishad: “Quando i cinque sensi e la mente sono fermi, e la ragione stessa riposa in silenzio, allora inizia il Sentiero supremo”. Cominciamo a capire e a vivere le parole di Walter Hilton: “Io non sono niente; non ho niente; voglio solo una cosa”.

IL VIAGGIO DELL’ANIMA: LE ULTIME ORE

Nelle ultime ore, Horus diventa celestiale. Distrugge i nemici di suo padre, Osiride (i principi delle tenebre). L’ultima ora è di trionfo. Gli dei si rallegrano ed esultano. Una mummia viene gettata via, “la misteriosa forma di Horus nella completa oscurità”. È un quadro di liberazione.

Quando il cambiamento interiore avanzato raggiunge un punto critico, entriamo nella seconda Notte Oscura: La Notte Oscura dello Spirito. Giovanni della Croce la descrive come la riforma della nostra anima al suo livello più profondo. Tutto ciò che pensavamo fosse “Dio” viene eliminato come falsità, e scopriamo Dio come è veramente, diversamente da quanto ci saremmo potuti aspettare. Tutta la nostra falsità viene guarita. Sperimentiamo allora ciò che i mistici chiamano “unione con Dio”: siamo così totalmente uniti a Dio che i due esseri sono uno. Teresa d’Avila dice che è come l’acqua piovana caduta in un fiume – due cose che una volta erano distinguibili sono diventate una cosa sola, il fiume. Giovanni della Croce scrive: “Si provoca un’unione così grande che tutte le cose di Dio e dell’anima diventano una sola cosa nella trasformazione partecipante, e l’anima sembra essere Dio più che un’anima. La Katha Upanishad lo riassume in questo modo: “Quando tutti i desideri che si aggrappano al cuore si arrendono, allora un mortale diventa immortale, e anche in questo mondo è uno con Brahman”.

Questa è la vera liberazione, la guarigione e la salvezza. È ciò che Gesù chiamava il Regno di Dio, che diceva essere “dentro” (Stewart). Inizia la Terza Vita, la vita di santità. L’uomo ora è padrone della sua natura e diventa un puro canale per lo Spirito di Dio che fluisce nel mondo come amore, guarigione, bellezza e verità.

COSA C’È NEL DUAT?

Ora possiamo capire il mito di Osiride. Osiride rappresenta l’umano della Prima Vita, che viene distrutto da Set nella Notte Oscura e che rinasce miracolosamente come un semiumano, Horus, nella Seconda Vita. Alla fine, Set viene sconfitto nella Notte Oscura dello Spirito, e l’umano diventa pino e regna con Dio, il Padre amato.

Il Duat è questa vita, non l’aldilà o un altro mondo. Dal punto di vista del pino, questa vita è il mondo sotterraneo, il luogo dove avviene la trasformazione da umano naturale a umano pino. E la cosa sorprendente è che almeno alcuni antichi egiziani conoscevano questa Via molto prima che la Bibbia fosse scritta e prima che Gesù insegnasse il Regno di Dio in Palestina.

Questa carta della Via fu posta nella tomba del re per istruirlo mentre risorgeva dalla morte nell’oscurità pesto? Certo che no. Il re conosceva già il testo intimamente e avrebbe saputo che il testo sarebbe stato posto sulle pareti della sua tomba, proprio come i re egiziani pianificavano durante la loro vita ogni dettaglio delle loro tombe. Inoltre, gli egiziani, dai ladri di tombe agli ispettori sacerdotali delle tombe, sapevano che non avrebbero incontrato nessuno spirito risorto che leggesse i testi nella tomba del re. Non era una descrizione del viaggio notturno del sole con il faraone al seguito. Era, piuttosto, una dichiarazione di fede definitiva.

Riferimenti

Hornung, Erik. Concezioni di Dio nell’antico Egitto: L’Uno e i Molti. Trans.John Baines. Ithaca, NY: Cornell University Press, 1982.
Giovanni della Croce, Santo. The Collected Works of St. John of the Cross. Trans.Kieran Kavanaugh e Otilio Rodriguez. Washington, DC: Institute of Carmelite Studies, 1973.
Renner, Gerald. “The Out-of-Body Experience”, Washington Post, 18 gennaio 1990, B-5.
Stewart, William G., II. Il Regno perduto di Dio. Filadelfia, PA: Xlibris, 2001.
Teresa d’Avila, Santa. Le opere raccolte di Santa Teresa d’Avila. Vol. 2: Il castello interiore. Trans. Kieran Kavanaugh e Otilio Rodriguez. Washington, DC: Institute of Carmelite Studies, 1980.
Le Upanishad. Trans. di Juan Mascaro. Harmondsworth, Inghilterra: Penguin Books, 1965.
West, John Anthony. The Traveler’s Key to Ancient Egypt. Wheaton, IL: Theosophical Publishing House, Quest Books, 1995.

Un testo invece universitario, meno interpretativo.

IL VIAGGIO NOTTURNO DEL SOLE – IL LIBRO DELLA DUAT

Come è noto, a partire dalla XVIII Dinastia (Inizio del Nuovo Regno, 1580 ca. a.C.) i faraoni scelsero come luogo di sepoltura delle tombe scavate nella roccia, in una zona arida e disagevole, oggi conosciuta come Valle dei Re. Queste tombe, che spesso si addentravano nel corpo della montagna per parecchi metri, sono tutte più o meno riccamente decorate con pitture e testi; i temi prescelti erano abitualmente i grandi Libri Funerari elaborati dalla teologia tebana: il Libro di ciò che è nella Duat, il Libro delle Porte, il Libro delle Caverne. Questi testi costituivano il supporto indispensabile al processo di rigenerazione e di rinascita del re-dio, assimilato al dio sole e come lui impegnato ad affrontare e superare ostacoli e pericoli delle regioni ultraterrene.

I testi funerari sono essenzialmente una descrizione del viaggio notturno del Sole nelle regioni dell’aldilà, concepito come un territorio percorso nella zona centrale da un fiume, sul quale navigava la barca solare, mentre sulle rive viveva e operava una moltitudine di dei, geni, anime di defunti. L’aldilà era abitualmente considerato come suddiviso in dodici regioni, corrispondenti ciascuna ad un’ora della notte. Il viaggio iniziava perciò subito dopo il crepuscolo, quando il sole tramontava dietro la Montagna Occidentale, per concludersi all’alba, quando il sole rinasceva in forma di scarabeo per riprendere il suo viaggio diurno lungo l’arco del cielo.

Occorre qui precisare che il mondo dell’aldilà veniva designato dagli Egizi con due termini, Duat e Amenti o Amentet. Il termine Duat è erede delle più antiche concezioni funerarie regali, già presenti nei Testi delle Piramidi, che collocavano l’oltretomba in cielo, e conserva nella grafia geroglifica il determinativo di una stella. Il termine Amenti deriva dalla radice “imn” (nascondere), che ha dato origine anche al nome del dio Amon, e venne impiegato anche per indicare l’occidente.

Questi testi sono il frutto di una raffinata elaborazione teologica operata dal clero tebano, e tendente a far coesistere le dottrine funerarie, dominate dal mito di Osiride, con la cosmogonia solare di Amon-Ra. Il dio entrava nel regno dell’oltretomba come sole “morto”, raffigurato nella sua forma notturna con la nera testa di ariete, ed era denominato “if “, ossia la carne, il cadavere; il colore nero della sua testa era il simbolo di Osiride, il colore del limo che assicurava la rinascita della vegetazione; la rinascita del sole all’alba avveniva grazie alla presenza e alla mediazione di Osiride. Le ore della notte rappresentavano quindi anche il periodo di gestazione del nuovo sole, che nelle acque del fiume sotterraneo (anch’esse, come il Nilo, un’emanazione dell’Oceano Primordiale Nun) subiva un processo di rigenerazione recuperando la propria energia.

Il Libro della Duat.

Libro della Duat, o dell’Amduat, o di Ciò che è nella Duat, è una denominazione moderna: il titolo originale suona “Scritti della camera nascosta, sede di anime, di dei, di ombre, di spiriti e di ciò che essi fanno”.
In forma più o meno completa, il Libro della Duat è raffigurato in varie tombe

reali, tra quelle di Tutmosi I, II, e III, Amenofi II, Ramsete VI e Seti I. Le immagini qui riprodotte provengono dalla tomba di Tutmosi III.

La rappresentazione del viaggio notturno del sole viene suddivisa in dodici scene, una per ogni ora della notte, composte di tre registri: quello centrale rappresenta il corso del fiume sotterraneo, gli altri due le sponde con i relativi abitanti.

Il sole inizia il suo viaggio a bordo della sua barca, al riparo di una piccola cabina, con un equipaggio composto da varie divinità. Le prime tre ore non presentano avvenimenti di particolare rilievo; la scena si anima nella quarta e quinta ora, quando il sole entra nel territorio del dio Sokar, patrono dei morti di Menfi, assimilato ad Osiride: la barca naviga ora non più sulle acque del fiume, ma su un grande deserto sabbioso. Un corridoio discendente interrotto da tre porte, il Restau, attraversa diagonalmente la scena. Per poter meglio procedere sulla sabbia, lo scafo della barca solare viene trasformato in un serpente, con due teste a poppa e a prua, che mandano fiamme dalla bocca per rischiarare il cammino del dio. La barca così trasformata passa sopra una caverna di forma ellittica posta sotto una montagna di sabbia sormontata da una testa umana e che viene definita “l’occulta terra di Sokar che custodisce la sua carne nascosta”. All’interno della caverna il dio Sokar dalla testa di falco apre le ali di un serpente con tre teste.

4° ora 5° ora

La settima ora è quella che corrisponde alla regione della Duat nella quale si trova la dimora nascosta di Osiride; in questa ora Ra si trova a dover affrontare il serpente Apopi, simbolo delle forze del caos; per aiutarlo sulla barca prende posto la dea Iside, che con i suoi incantesimi riduce all’impotenza Apopi, che viene infatti raffigurato avvinto in lacci e con il corpo trafitto da coltelli.

7° ora

Nell’ undicesima ora viene raffigurata la punizione dei dannati, dei “nemici di Ra”: cinque camere o pozzi sono riempite di fuoco e davanti ad esse una dea con un coltello in mano sputa a sua volta fuoco. In un altro ambiente, una sala dal soffitto a volta riempita di fuoco, quattro figure sono poste a testa in giù, e ad esse il dio Horus si rivolge con parole di biasimo.

11° ora

Un’altra particolare raffigurazione mostra il dio Atum, con il disco solare sul capo (indice del progressivo attenuarsi delle tenebre e dell’approssimarsi della luce del giorno), che divarica le ali di un serpente alato con quattro zampe; vicino a lui un altro serpente, chiamato “colui che porta con sè le ore”, che reca sul dorso una piccola figura chiamata “eternità” ; accanto a lui un gruppo di dieci stelle, che rappresentano le ore; il simbolismo della scena è il seguente: il serpente rappresenta il tempo che ha inghiottito, come dice il testo, le dieci ore già trascorse, e a lui è collegato il concetto di eternità, rappresentato dalla piccola figura umana.

11° ora

La dodicesima ora vede il termine del viaggio del sole: la barca del dio passa attraverso il corpo di un gigantesco serpente, chiamato “il Ka di colui che fa vivere gli Dei”; all’interno del corpo di questo serpente avviene la trasformazione da “sole morto” a scarabeo Kheper, simbolo del sole nascente,

mentre il corpo di Osiride rimane appoggiato alla parete sabbiosa che delimita il regno dell’aldilà.

12° ora

Protetto: Per i partecipanti di sabato 10 aprile


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SEMINARIO TEOSOFICO EUROPEO 2021 IN ZOOM. SABATO 20 MARZO DALLE 15H30 ALLE 18H300


PROGRAMMA 

Sabato 20/2/2021 alle ore 21h00 la Società Teosofica Svizzera invita ad uno Zoom pubblico incentrato sulla figura di Wilhelm Reich


Sabato 20/2/2021 alle ore 21h00 la Società Teosofica Svizzera invita ad uno Zoom pubblico incentrato sulla figura di Wilhelm Reich :

Wilhelm Reich (Dobrzcynica, 24 marzo 1897Lewisburg, 3 novembre 1957).

Medico, psichiatra e psicoanalista austriaco naturalizzato statunitense.

Ricercatore instancabile e precursore della medicina olistica nei suoi esperimenti pubblicati alla fine degli anni trenta indica la malattia come conseguenza dell’impoverimento o del blocco dell’energia all’interno del corpo.

Il suo destino fu segnato dalla chiusura del mondo accademico e scientifico nei suoi confronti e delle sue teorie decisamente in anticipo per l’epoca in cui visse. Alla luce della consapevolezza odierna sulla salute è senz’altro necessario attribuirgli una menzione speciale per sviluppo della medicina olistica e annoverarlo fra i pionieri del nuovo paradigma.

Allievo di Sigmund Freud, divenne noto per le sue ricerche sul ruolo sociale della sessualità, per i suoi studi sul rapporto fra autoritarismo e repressione sessuale, nonché per la sua teoria sulla cosiddetta “energia orgonica“.

Per partecipare alla serata :

https://us02web.zoom.us/j/78169491885?pwd=b1RjcmRYMldRVVM3YmpvMFduL2tDQT09

Il film coi sottotitoli in Italiano nelle prime battute in tedesco manca dei sottotitoli ma poi quando il parlato è in Inglese appaiono.

DOTTRINA SEGRETA E FISICA QUANTISTICA


Credo che alla luce delle innumerevoli voci scientifiche che hanno ormai sdoganato la scienza dello spirito come “aboutissement” della fisica quantistica, di fronte ad un un coro ormai numerosissimo di scienziati che accettano le scienze spirituali come ultima frontiera delle loro ricerche ecco che oggi possiamo ritenere risolta la Querelle scienza/spiritualità e abbandonarci serenamente alla lettura di  … 

DOTTRINA SEGRETA E FISICA QUANTISTICA

di Vincenzo Pisciuneri

Le Scuole di Sapienza in passato s’identificavano completamente con le Scuole Misteriche. Anticamente Scienza, Filosofia, Etica, formavano un corpo unico di insegnamento che era impartito a poche persone in genere negli antichi Templi. Esteriormente era una scuola, un collegio, dove venivano insegnate scienze, arti, etica, leggi, filantropia, internamente si fornivano le prove pratiche che permettevano di catturare i segreti dei fenomeni cosmici. Tutto ciò era noto sotto il nome di Misteri.
Vi era in ogni nazione antica degna di chiamarsi civile, una Dottrina Esoterica, un sistema designato con il nome di Saggezza, e coloro che si erano votati alla sua prosecuzione furono dapprima denominati uomini saggi o dotti … Pitagora chiamava questo sistema ή γνώσις τών όντων, la Gnosi o Conoscenza delle cose che sono.
In Occidente, Erodoto, Talete, Parmenide, Empedocle, Orfeo, Pitagora, tutti, nella loro epoca, andarono alla ricerca della Saggezza nelle Scuole Misteriche egizie, nella speranza di risolvere i problemi dell’universo. Ammonio Sacca insegnava che la Dottrina Segreta si trovava completa nei Libri di Thot (Ermete), da cui Pitagora e Platone trassero entrambi la loro conoscenza e molta della loro filosofia; e questi libri, egli dichiarava, erano “identici agli insegnamenti dei Saggi dell’Estremo Oriente”…

Per il testo completo scarica il pdf DOTTRINA_SEGRETA_E_FISICA_QUANTISTICA (1)

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