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Rivista Teosofica Svizzera/Ticinese (ADYAR)

~ Società Teosofica Ticinese ri-fondata il 29/9/2009.

Rivista Teosofica Svizzera/Ticinese (ADYAR)

Archivi della categoria: Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

Selezione di articoli teosofici a cura della Società Teosofica Ticinese

La Pace inizia nella mente Mary Anderson

23 venerdì Dic 2011

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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La Pace inizia nella mente

Mary Anderson

 

Questo secolo è stato caratterizzato da numerose guerre, distruttive ed atroci più che in qualsiasi altro periodo la storia abbia registrato. Così gli uomini desiderano ardentemente la pace. Ma cosa intendono per pace?

Possono pensare alla pace come libertà dalla guerra e definire quest’ultima come conflitto organizzato, armato, che si esprime, a livello fisico esteriore, tra nazioni, con tutto l’orrore dei ferimenti, uccisioni e sofferenze che questa comporta: non solo sofferenza fisica, ma anche psicologica – e non solo per i combattenti ma anche per i loro parenti ed amici, per i civili innocenti ed anche per coloro che sono direttamente responsabili di queste efferatezze, i quali possono essere distrutti e deformati nel carattere come risultato di ciò che hanno fatto.

In questo modo possiamo pensare alla pace come assenza di guerra, libertà dalla guerra. Ma pace significa solo questo? I conflitti possono esistere indipendentemente dalla guerra.

In tempi cosiddetti “di pace”, nei paesi in pace da molti decenni e nelle nazioni neutrali, ci sono, da una parte, conflitti e violenza sulle strade, in casa, nelle scuole e negli uffici (il cosiddetto “mobbing”); ci sono crimini e persecuzioni, sia fisiche che verbali.

Inoltre, d’altra parte, in quegli stessi paesi che presentano un alto tenore di vita si verificano molti casi di depressione ed altri problemi, che necessitano di cure psichiatriche e che possono addirittura portare al suicidio.

Ecco quindi che le persone bramano non solo la pace esteriore, cioè libertà dalla guerra, ma anche libertà dalla violenza sotto ogni forma e soprattutto desiderano la pace interiore, la libertà dai conflitti interiori.

Perché aneliamo alla pace interiore? Ovviamente, a causa del nostro desiderio di sfuggire alla paura del terrore del conflitto interiore. Torneremo su questo.

Esiste quindi un conflitto esterno: la guerra ed altre forme di violenza in generale.

Anche se non ci sono conflitto o violenza esterni, ce ne potrebbe essere il timore, ovvero la paura degli altri, di ciò che loro potrebbero fare a noi stessi o alla nostra famiglia, ai nostri amici e compatrioti.

Per esempio, anche se nulla è accaduto a me o ai miei cari, potrebbe ancora accadere.

Questa è la paura di qualcosa di esterno, che tuttavia ha origine dentro di noi.

Potremmo immaginarci di essere attaccati, di ferire, di trovare il modo di difenderci anche se non c’è stato alcun attacco reale eccetto che nella nostra mente, che viene così tenuta occupata in pensieri violenti.

Questi pensieri nutrono la violenza in noi stessi e possono attirare violenza da parte di altri. Tale è il potere dell’immaginazione.

Ed ecco che tutta la violenza come la guerra inizia nella mente dell’uomo.

E’ possibile evitare questa preparazione interiore all’autodifesa? Fu chiesto a J. Krishnamurti cosa avrebbe fatto se qualcuno assalisse sua sorella. Non la difenderebbe? La sua risposta fu: ”Io ho sempre vissuto senza violenza”.

Questa affermazione era pertinente? Lo era certamente, perché, come la violenza mentale porta alla violenza esteriore, così la non- violenza mentale, ahimsa, porta la non violenza nel mondo.

 

Questo getta una nuova luce sulla politica della neutralità armata, sulla filosofia che sta dietro al detto degli antichi romani: “Se vuoi la pace, prepara la guerra” o alla credenza che ‘La miglior difesa sia l’attacco’.

Noi tutti siamo però consapevoli, se convinti della verità di certi insegnamenti teosofici, che ogni azione ed evento- costruttivi o distruttivi che siano- iniziano nei nostri pensieri e che ciò che la gente- inclusi tutti noi- pensa, porta presto o tardi ad azioni ed eventi visibili all’esterno. Da qui la grande importanza della pace dentro di noi.

Ma l’abbiamo quella pace interiore? Spesso in noi si verifica un conflitto che può assumere diverse forme.

Qualche volta siamo in guerra con noi stessi o contro noi stessi. La qual cosa può prendere la forma di una lotta tra i nostri desideri e i nostri doveri o tra desideri o doveri conflittuali. O ancora si può presentare una contraddizione fra la nostra immagine delle cose e la realtà.

Qualche esempio può essere d’aiuto. Il conflitto tra il desiderio e il dovere può essere rappresentato dal nostro dovere ad assumerci determinate responsabilità e il nostro desiderio di fuggirle. Desideri conflittuali possono consistere, per esempio, nel desiderare fortemente cibi dolci e il rimanere in salute e magri!

Oppure possiamo anelare al successo nei nostri studi o negli affari da una parte, e dall’altra arrenderci all’urgenza di divertirci o di oziare.

Il dovere nei confronti della nostra famiglia o della nazione può non essere in accordo col nostro dovere verso l’umanità.

In base a come concepiamo quest’ultimo, possiamo diventare, a seconda delle circostanze, un pacifista o un obiettore di coscienza. Ma un pacifista può essere a volte una persona molto violenta.

Conobbi una volta un pacifista fortemente militante! La decisione di essere un pacifista o un obiettore di coscienza è molto personale.

Dovremmo però essere coscienti dei pericoli del fanatismo e di quegli atteggiamenti del tipo “io sono più pio di te” o del cercare la corona del martirio.

C’è spesso conflitto tra la nostra immagine delle cose, le persone e la realtà. Possiamo aver cristallizzato delle idee e fare generiche affermazioni, intorno a situazioni, ad altre persone e a noi stessi, per esempio, “gli scozzesi sono avari”, “gli americani sono materialisti”, o ancora “gli indiani sono spirituali”.

Nel nostro intimo sappiamo che non si può generalizzare però ignoriamo l’evidenza, a questo riguardo, contraddicendo le nostre convinzioni.

Ciononostante , ci confrontiamo spesso con tale evidenza e subiamo uno shock nel constatare l’ospitalità dei bisognosi in un paese come la Scozia, la grande generosità degli americani e il fatto che in India non ci sono soltanto veri guru ma anche tanti ciarlatani!

O forse ancora poniamo qualcuno che stimiamo su di un piedistallo ma questi, essendo un essere umano, ci delude e, ai nostri occhi, cade da quel piedistallo ignominiosamente.

Oppure consideriamo qualcun altro come inferiore e dovremo poi forse ammettere con rammarico la sua superiorità in qualche campo.

Possiamo anche considerare noi stessi coraggiosi, leali, amorevoli e retti e renderci conto inaspettatamente, di aver detto, fatto o pensato qualcosa di vile, sleale, crudele o disonesto.

Ci cogliamo in flagrante. Allora possiamo rifiutarci di credere, ovvero ignoriamo ciò che abbiamo detto, fatto o pensato. Come il proverbiale struzzo, nascondiamo la testa sotto la sabbia seguendo il motto: “Ciò che non vedo, non esiste”.

Oppure minimizziamo o giustifichiamo le nostre azioni- o, se le ammettiamo- diamo via libera al rimorso o alla depressione piuttosto che affrontare il conflitto fra ciò che immaginiamo e ciò che realmente è accettandolo senza esserne sconvolti.

A questo proposito, Krishnaji disse qualcosa di importante: “Cosa accade quando si pone completa attenzione a ciò che chiamiamo violenza?” ( e non la condanniamo, la fuggiamo, la giustifichiamo, sosteniamo che sia naturale; tutto ciò è disattenzione).

Sicuramente quando si dà completa attenzione, c’è cura, che non può esistere se non abbiamo affetto e amore.

E quando si dà attenzione a quelle cose in cui si trovi amore, lì c’è violenza?…Quando si pone attenzione a ciò che ho chiamato violenza – e in quella attenzione c’è cura, affetto e amore- dove c’è spazio per la violenza?” (1).

Attenzione significa vedere le cose come sono, senza giustificarle o rifiutarle.

Ma se rifiutiamo ciò che è, ad esempio, la violenza, il conflitto continua; scava sempre più e potrebbe, un giorno o l’altro, esplodere come un vulcano.

In questo senso la lotta interna rappresenta un problema.

D’altra parte, questo può apparentemente portare ad azioni necessarie e nutrire la solidarietà.

Siamo spinti all’attività come misura difensiva oppure possiamo attirare verso di noi gli altri in opposizione ad un comune nemico. L’attività e la comune partecipazione che nascono in situazioni conflittuali possono essere utili e addirittura necessarie.

Non ci può essere alcun altro modo per gli esseri umani, per come essi sono al presente, per uscire dall’apatia e cominciare a sentire profonda comprensione verso l’altro. Ma è davvero necessaria ed utile tutta questa attività?

E l’amicizia che si instaura di fronte ad un comune pericolo, non può dimostrarsi fragile, talvolta, quando questo viene superato?

Forse, tutto sommato, noi gustiamo questo conflitto, sia esteriore che interiore, in modo perverso!

Perché lo giustifichiamo e ne godiamo? E’ proprio necessario? Analogamente si dice spesso che la sofferenza è necessaria. Possono gli esseri umani imparare soltanto dalla sofferenza e dalle lotte?

Ciò sembra appartenere alla nostra presente evoluzione umana, ma potrebbe non essere necessariamente così.

Per capire il compito del conflitto- se ha un compito- dobbiamo considerare la pace. Cosa intendiamo per pace, esteriore ed interiore? Desideriamo la pace quando siamo stanchi della lotta, delusi delle nostre vite, degli altri o di noi stessi.

Dunque la pace che aneliamo è assenza di conflitti, una reazione contro questi- qualche volta tranquilla e negativa. Può la pace essere qualcosa di positivo, che implichi armonia, amore e creatività?

Vi sono due interpretazioni di ciò che chiamiamo pace, corrispondenti a due dei tre gunas della filosofia indiana. C’è un tipo negativo di pace: l’assenza di lotta, persino assenza di azione. Questo corrisponderebbe al guna di tamas o pigrizia.

Si è detto qualche volta che chi non agisce non commette errori e chi non commette errori è privilegiato!

Poi c’è un tipo positivo di pace, corrispondente a sattva– l’armonia. E tra questi due gunas – pigrizia e armonia – c’è rajas che rappresenta la lotta, la passione, l’eccitamento di cui godiamo. C’è una sequenza logica, almeno in teoria, nei tre gunas, che possono spiegare il perché del conflitto, perché lo gustiamo, perché ci fa da maestro e persino perché ci è necessario.

Vediamo questa successione nella vita umana: il bambino piccolo dorme moltissimo ed è soddisfatto quando viene nutrito, amato e coccolato. Questo stato è un’espressione di tamas che è meraviglioso e naturale.

Molto presto, però, rajas prende il sopravvento: se il bambino non ottiene ciò che vuole, per esempio il cibo, l’affetto o i giocattoli, si rattrista e piange. Si arrabbia e ha scoppi di collera.

E continua in questo modo durante la vita. Ciò che vogliamo, in seguito, può cambiare.

Desideriamo allora il successo, il denaro, il rispetto per gli altri, la loro amicizia, qualcuno da amare, quello che è chiamato lo “stato spirituale”. (ma esiste?).

E se non le otteniamo ci addoloriamo e ci arrabbiamo, sebbene non si possa più piangere o sbottare di rabbia come il bambino.

Ma non è necessario lo stato di rajas al fine di risvegliarci dalla pigrizia?

Non deve lo stato vegetativo di indolenza essere vinto dall’animale selvaggio che c’è in noi, superando di gran lunga la violenza animale, prima che lo stato umano ideale di sattva possa essere raggiunto? Il desiderio selvaggio, soddisfatto o no, porta alla sofferenza che ci richiama a sforzi ed imprese coscienti. Come la puntura di una zanzara o il terremoto, questo risveglia i dormienti.

Analogamente si dice che manas (la mente) può esser sviluppata nell’uomo solo sulla base di kama (il desiderio).

In altre parole, la via conduce dall’inconsapevole ma perfetto (naturale) stato di tamas al consapevole ma imperfetto stato di rajas e poi di nuovo alla perfezione ma questa volta cosciente di sattva e questo nel momento in cui realizziamo quanto fugace sia la felicità derivata dalle cose esteriori e consapevolmente o no, smettiamo di identificare con la nostra natura ciò che è tamas e ciò che si desidera ardentemente che è legato a rajas ed è dipendente dall’ottenere ciò che si vuole.

Qualcuno può raggiungere la pace di sattva ad un certo grado in età avanzata; qualcuno la potrà ottenere fra non molto; altri ci sono nati. Questo stato sattvico di pace corrisponde ad un più profondo aspetto del nostro essere, della nostra natura spirituale. A differenza di tamas non è pigrizia, ma è l’autentica base di tutte le azione giuste, di armonia e pace.

Così la pace non è soltanto uno stato esteriore, ma interiore e non solamente passivo ma dinamico. Questa è la Pace che esprime la comprensione, la Pace come è intesa da quel Grande Essere che disse: ”Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi”. (2).

Questo non è dipendente da cause esterne. Lo spirito è in pace e libero, qualunque siano le circostanze esterne: “Muri di pietra non fanno una prigione, e neppure sbarre di ferro una gabbia”.(3)

Ognuno di noi cerca la pace. Come possiamo incoraggiarla? Come la guerra ha origine nella mente degli uomini, così la pace.

Possiamo essere consapevoli, in teoria, del potere del pensiero e della necessità di pace interiore.

Ma come può avvenire in noi? Può richiedere molta ricerca spirituale come essere ottenuta in un momento. Il primo passo potrebbe consistere nel diventare consapevoli dei nostri conflitti interiori, di farseli amici ma guardandoli oggettivamente. Allora possono scomparire.

Krishnaji disse, riguardo l’origine del conflitto: “Dove c’è divisione, là ci deve essere lotta. Questa è la legge!”.(4).

Divisione, in questo caso, significa divisione psicologica e cioè lo stare a parte come individuo o gruppo, da altri individui o gruppi. Se non ci fosse conflitto, non ci sarebbe una tale divisione che ci separa dagli altri, nei nostri cuori.

Questo non esclude la diversità. Siamo tutti differenti gli uni dagli altri superficialmente: fisicamente e psicologicamente; ma dentro, spiritualmente, siamo indivisibili.

Non possiamo separarci da nessuno interiormente. “Non ti vantare del fatto che tu possa stare lontano dall’uomo malvagio o dallo stolto. Loro sono te stesso”. (5).

Cosa accade nelle relazioni umane quando c’è  lotta? Se la tua relazione con l’altro è superficiale, per esempio, dipendente da un piacere fisico o emotivo o da un accordo mentale, e siamo convinti di essere separati e differenti dagli altri o forse migliori e più interessanti di loro, allora il conflitto sarà possibile in un qualsiasi momento.

Se invece la nostra  relazione con gli altri è ad un livello più profondo, in cui ”gli spiriti si interscambiano attraverso il velo di materia”, allora ci sentiamo più vicini agli altri, vediamo le loro manchevolezze come se questi fossero noi stessi, e proviamo simpatia e comprensione anche se non sempre riusciamo ad essere in accordo con loro.

Una reale pace interiore si raggiunge quando la lotta dentro di noi finisce, perché quest’ultima, che è ad un livello superficiale, ci impedisce di sentire  quella pace che è sempre dentro di noi nel profondo.

Eppure non è una pace passiva ma forza, amore e gioia. Pace interiore, forza, amore e gioia, irradiano le nostre menti, i nostri sentimenti, e persino i nostri corpi e creano qualcosa di costruttivo e cooperativo con gli altri.

Ed ecco che la pace che esprime la comprensione può illuminare le nostre vite e, dal momento che noi tutti condividiamo la stessa vita, e siamo la stessa vita, si può diffondere e piantare il seme della pace esteriore – l’assenza di guerra e di violenza.

La Prima Nobile Verità proclamata dal Buddha parla di dolore, di sofferenza. E non è la violenza dolore? Non comporta sofferenza?

La Seconda Nobile Verità tratta delle cause del dolore. E non è la causa della violenza qui, sulla soglia di casa, qui nei nostri cuori? E così anche la fine del dolore – la Terza Nobile Verità, consiste in una trasformazione nei nostri cuori, nella vita quotidiana.

Allora il Nobile Ottuplice Sentiero – la Quarta Nobile Verità – rivelerà dinanzi a noi, poiché avremo fatto il primo gradino, la giusta percezione delle cose, che include la causa interiore della miseria umana, della violenza, e la conoscenza del fatto che la pace inizia nella mente, ossia nella nostra mente, che è più vicina a quella degli altri di quanto si possa immaginare.

Come possiamo realizzarlo? Come avvicineremo gli altri – siano essi esseri umani, animali, la natura in generale o il Divino, il Sacro – in una relazione vera e profonda?

Allontanandoci da noi stessi, dalla nostra boria e dall’egoismo, non desiderando più di essere qualcosa. Solo allora ci sarà una stanza nei nostri cuori per gli altri.

Questo causerà la vera pace in noi e nel mondo. Il mistico tedesco, Johannes Tauler, se ne rese conto quando scrisse i seguenti versi: (6).

Vera Pace.

“In verità, abbiamo sempre desiderato ardentemente di essere qualcosa, di essere più degli altri. Da ciò tutte le lotte e le fatiche – per essere grandi, ricchi, superiori, potenti. 

Ognuno di noi costantemente anela ad essere o a sembrare d’essere qualcosa.

Tutta la nostra miseria nasce solamente dal desiderio di essere qualcosa.

La gioia dell’essere nulla condurrebbe – in tutti i sentieri della vita, ovunque, in tutte le persone – alla completa, vera, fondamentale ed eterna pace. Sarebbe il più felice, tranquillo, e nobile stato che questo” mondo ha da offrire. Ma nessuno ne è interessato, ricco o povero, giovane o vecchio.

 

 

Tratto da:“The Theosophist” (Febbraio 2000)

 

Mary Anderson è Vicepresidente della Società Teosofica.

 

Traduzione di Fabrizio Ferretti.

 

Note e riferimenti bibliografici.

 

  1. The Book of Life, June 22
  2. Gv 14,27
  3. To Althea from Prison, Richard Lovelace
  4. The Structure of our Being, p. 12
  5. Light on the Path, 1,5
  6. Da  Geh den inneren Weg di Willigis Jager.

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Digressione

… auguri di buon Natale

23 venerdì Dic 2011

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Marco Boccadoro Ordine, Libertà, Amore

20 martedì Dic 2011

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Marco Boccadoro

Ordine, Libertà, Amore

In questa stagione, la Natura si risveglia, obbedendo ad un immutabile rito, e basta guardarci attorno per stupirci, come ogni anno, della potenza del grande progetto che regge il Tutto. C’è Dio nella bellezza di questo ordine che tutto pervade.

Infatti un ordine assoluto regge i mondi, l’universo è in equilibrio tra forze potentissime, le galassie, le stelle, i mondi esistono in armonia con il progetto del Grande Architetto. Osservando come dai germogli di una pianta nascano e si sviluppino, di nuovo come ogni anno, fiori meravigliosi, di come l’Unità della Vita tutto pervada, solo uno stolto può evitare di rivolgere almeno un pensiero a Dio.
Anche Plotino dice:[1]
“Quanto sia assurdo e degno di un uomo incapace di comprendere e di guardare, l’attribuire al meccanicismo e al caso l’esistenza e la formazione dell’universo, è chiaro anche prima di ogni ragionamento…. La Natura dell’Intelligenza e dell’Essere costituisce il mondo vero e primo, che non esce fuori di sé stesso, e non perde la sua forza per divisione, né diventa incompleto in nessuna delle sue parti, poiché ciascuna di esse non è separata dal Tutto, ma ogni sua vita ed intelligenza vive ed intende insieme in una unità, così che ogni parte diventa un tutto ed è unita in sé stessa senza essere separata da un’altra”.
Ci si può chiedere, alla luce dei disastri provocati dalla Scienza dagli apprendisti stregoni che giocano ad essere Dio, quanto la libertà di agire degli individui porti scompiglio nell’ordine Naturale.
E’ sotto gli occhi di tutti quali effetti possa provocare la manipolazione dell’atomo, e in generale, il vezzo della scienza occidentale di ridurre il mondo ad alcune semplici leggi che ci illudiamo di dominare. Ciò può essere tranquillizzante e ci permette di prendere buoni voti a scuola, alle lezioni di fisica. Il mondo diventa simile ad un paesaggio in miniatura per trenini elettrici di cui noi siamo le divinità.
Ma la realtà è molto più complessa di così.
Un anno fa, in questa sede, terminavo la mia conferenza così:
C’è molto Male nel mondo, e come la maggior parte del Male è provocata dall’Uomo, la soluzione è nell’Uomo.
Come è scritto nella lettera numero 10 dei Mahatma ad A. P. Sinnett:
“… Il vero male proviene dall’intelligenza umana e la sua origine è provocata solo dall’uomo razionale che si allontana dalla Natura…L’ambizione, il desiderio di procurare la felicità e gli agi a coloro che amiamo, ottenendo onori e ricchezze, sono sentimenti naturali e degni di lode, ma quando trasformano l’uomo in un ambizioso e crudele tiranno provocano inenarrabili sofferenze in coloro che lo circondano, nelle nazioni e negli individui….
Non si deve quindi disprezzare la Natura né un’immaginaria Divinità, ma la natura umana resa abbietta dall’egoismo.”[2]
Come ben sappiamo, ogni cosa è in costante movimento e tutti gli esseri sono collegati da una serie infinita di azioni e reazioni: il karma, la legge di causa effetto.

Scrive magistralmente Edoardo Bratina nell’introduzione al Karma della Signora Besant [3]:
“Non è l’onda che sommerge l’uomo, ma l’azione personale del naufrago che si sottopone all’azione impersonale della legge che governa il moto del mare. Il karma non crea nulla né mira a qualcosa. E’ l’uomo che progetta e crea le cause e la legge karmica equilibra gli effetti…
Il karma non cerca mai di distruggere la libertà intellettuale e individuale, come il Dio inventato dai monoteisti.”
Parafrasando Bratina non è colpa del terremoto e dello Tsunami se la radioattività sta avvelenando il Giappone.
E qui arriviamo al problema della libertà individuale. In questo ordine globale, può esistere la libertà ? Il libero arbitrio? Siamo liberi? O siamo soggiogati dal karma e quindi tanto vale lasciarci trasportare dalla corrente?
La risposta teosofica è semplice: poiché generiamo continuamente nuovo karma, siamo liberi di
tendere al Male o al Bene, anche solo con il pensiero, influenzando così il destino nostro e dei nostri simili per il futuro. Ed inoltre, se non ci fosse il libero arbitrio, non vi sarebbe neppure più il concetto di Bene e di Male, di premio o di castigo, ed un’universale Ingiustizia dominerebbe l’Universo.
Siamo quindi liberi, ma la virtù deve limitare il libero arbitrio. Ognuno di noi è soggetto al grande progetto evolutivo e deve “guadagnarsi la salvezza”, nelle parole di Buddha.

Infine, l’ Amore.

Gesù dice: questo vi comando: amatevi gli uni gli altri. [4]
E nel Levitico sta scritto: Ama il prossimo tuo come te stesso [5]
L’Amore è il grande messaggio cristiano, e di tutte le grandi religioni. La Teosofia amplifica ulteriormente il messaggio cristiano.

Krishnamurti, [6] scrive:

“Di tutti i requisiti, il più importante è l’Amore, poiché se esso è sufficientemente sviluppato in un uomo, l’obbliga ad acquistare tutti gli altri che senza di esso non sarebbero mai sufficienti.
…effettivamente è la volontà di essere uno con Dio, non perché tu possa agire con Lui e come Lui. Siccome egli è amore, se vuoi divenire uno come Lui, tu pure devi essere pieno di perfetto disinteresse e di amore.
…
Nella vita giornaliera questo implica due cose:
primo, che tu abbia cura di non nuocere ad alcun essere vivente; secondo, che tu sia costantemente in guardia per non lasciarti sfuggire le occasioni di recare aiuto.
…
Il sapere che rende capaci di aiutare, la volontà che dirige quel sapere, l’amore che ispira quella volontà sono i tre aspetti del Logos”

Ma cos’è l’Amore?

Ancora Krishnamurti dice che, l’Amore essendo ignoto, è opportuno giungervi scartando il noto, cioè per negazione [7]:
“
• non è possesso, poiché dal possesso nascono la gelosia, la paura, i conflitti
• non è sentimento: il sentimentalismo e l’emozione sono pure sensazioni
• essere colmi di emozione non è amore
• attenzione all’egoismo che ne può derivare e che porta alla separatività.
• Chi prega non conosce l’amore, se persegue un fine, un risultato attraverso la devozione
…
• non c’è amore se non c’è rispetto
Quando tutto è giunto a termine, nasce l’amore.”

Cioè quando la possessività, la separatività, le emozioni, i sentimentalismi, le emozioni, l’invidia, l’avidità, il freddo calcolo le cose della mente non riempiono più il nostro cuore, allora vi è amore.
Citando a questo proposito la Signora Blavatsky :

“Sopra tutto impara a distinguere la scienza del cervello dalla Sapienza dell’Anima, la dottrina dell’Occhio da quella del Cuore.”

E solo l’amore può cancellare la presente insania e follia nel mondo.

Grazie per l’attenzione.

Marco Boccadoro

Bibliografia:

[1] Plotino, Enneadi, III,2
[2] Lettere dei Mahatma ad A.P. Sinnett, trascritte da A.T. Barker, Adyar Edizioni
[3] A. Besant, Karma, ETI, p.14
[4] Giovanni, 15,17
[5] Levitico, 19,18 anche 19,34
[6] J. Krishnamurti, Ai piedi del Maestro, ETI
[7] J. Krishnamurti, La prima ed ultima libertà, Ubaldini Ed. Roma, p. 181 e segg.
[8] H.P.Blavatsky (traduzione), La Voce del Silenzio, Edizioni teosofiche italiane, ISBN 88-86829-66-3, 2002

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Le Vie Della Mente Superiore – Psicologia Moderna – Ispirazione – Idealismo, Giancarlo Fabbri

20 martedì Dic 2011

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Quando l’uomo attribuisce una minore importanza alla sua immagine al centro del mondo, egli riconduce la propria coscienza, in maniera trascendentale, verso il mondo del reale dal quale, essa viene proiettata verso l’esterno.

L’immagine è, infatti, una idealizzazione di ciò che noi siamo e, se vogliamo che essa non resti unicamente una sterile proiezione, è necessario focalizzarla per poterla trasferire nella nostra coscienza e, da questa, nel mondo del reale. È una introspezione nella quale la coscienza viene sollecitata da “un qualcosa di seducente” che le consente di sperimentare la conoscenza reale nella sua essenza.

Sperimentando il mondo reale, l’uomo non percepisce un fatto sensoriale bensì, una esplosione di gioia, una luce splendente di una affascinante bellezza e si meraviglia di non avere saputo immaginare, prima di allora, l’esistenza di un mondo diverso e più bello del suo, nonostante si rimetta in gioco con la solita dimestichezza e lo stesso stato mentale.

Da questo momento, egli è consapevole di un altro mondo, migliore, e il suo problema assume una valenza e ragione di essere nella realtà interiore anziché in quella della quotidianità.
Nel nostro mondo la materia è separata dallo spirito ma, nel mondo reale, materia e spirito, sono una sola cosa nella coscienza e nella mente e in tutte le cose create ed esistenti, dalla più infinitesimale, che è l’atomo, alla più grande, che è Dio manifestazione di Vita.

La coesistenza tra spirito e materia fa sì che ogni manifestazione della mente prevalga e crei in noi una sensazione spirituale dell’immagine. In caso contrario, la sensazione sarebbe solamente di una immagine formale. Ad ogni modo, qualsiasi manifestazione riveste lo stesso significato che è poi quello della mente divina.

L’uomo si pone il problema della sua esistenza e sviluppo nel tempo del mondo visibile nel quale darà una risposta all’inizio e alla fine del ciclo evolutivo poiché nel mondo del reale il problema esistenziale si estinguerà. Tutto ciò che si manifesta come reale nel mondo è superiore a qualsiasi soluzione della stessa mente mentre il concetto di spazio verrebbe annullato allorquando l’uomo penserà ai tanti e diversi esseri viventi, separati e lontani e, nell’esperimentare del reale, scoprirà che tutti questi esseri si trovano già dentro di noi e l’umanità intera sarà formata da esseri diversi e assemblati e costituirà una sola unità perché, è già unita a Dio.

L’uomo non conosce abbastanza bene la sua mente e, quando cerca di comprenderla meglio, ha un comportamento contrastante perché gli è difficile persuadersi che possa esistere un mondo coscienziale più veritiero della sua stessa immagine.

Egli osserva e scruta inizialmente ciò che è distante, lontano, prima di venire a contatto con quello che lo circonda con meraviglia e stupore.

Una nuova psicologia indaga sulla attività nascosta della coscienza che l’uomo non conosce ancora. Essa spalanca nuovi orizzonti sul frazionamento della mente in rapporto all’intelletto, suo unico mezzo mediatico, e la formazione della stessa mente. L’uomo è portato a pensare a qualcosa o a qualcuno nonostante non sappia affermarne la ragione poiché, se osserva non pensa, e viceversa, e gli sarà necessario ripartire dalla coscienza per poter osservare e pensare contemporaneamente.

Il pensiero in sé non è determinante perché, se ci lasciamo catturare dai pensieri, costruiamo delle immagini dove ci muoviamo e viviamo modi e atteggiamenti imprevedibili, talvolta inesistenti e intense dispute emotive. Diventiamo dei personaggi importanti, epici , eroici dei quali non sappiamo dare una pronta risposta esauriente che svanisce come d’incanto perché è molto probabile che noi non abbiamo affatto pensato bensì solamente sognato ad occhi aperti.

Questi sono sogni che vorremmo diventassero le nostre aspirazioni quotidiane supportate da immaginazioni e forme viventi di pensiero.

Quando l’intelletto è tranquillo e non si concentra su un qualcosa di particolare, la nostra mente trova soluzioni ai problemi con chiara consapevolezza della mente superiore che si manifesta improvvisamente nei comportamenti e nelle decisioni segrete dell’intelletto.

Dalla mente superiore arrivano allora delle grandi intuizioni che si manifestano nell’intelletto con grandi scoperte scientifiche, artistiche filosofiche nelle quali la mente sperimenta la verità attraverso la visione dell’intelletto.

C’è una correlazione tra mente e intelletto dove, la mente è la creatività e l’intelletto il suo mezzo creativo di comprensione. L’uomo desidera sapere molto di più del mondo reale ma il suo desiderio è fiacco e ben poca cosa. Egli vorrebbe conoscere di più ma, nello stesso tempo, gli manca lo stimolo necessario. Poche persone desiderano sapere la verità perché, in cuor loro, non sono mai state così contente di non conoscerla.

Attraverso la concentrazione e la meditazione l’uomo, da una parte, calma l’intelletto e lo rende servitore della mente superiore; per contro, con lo studio, fa in modo che il pensatore si serva dell’intelletto per dare una percezione alla visione avuta con la mente.

Nel mondo reale le grandi scuole scientifiche, artistiche e filosofiche sono delle realtà viventi di architetti del pensiero che esistono ed esperimentano maggiori conoscenze di quanto procurano le letture. Per arrivare a una più vasta cultura è necessario il contatto dello spirito santo di Dio nel mondo reale e la verifica di una realtà vivente nel pensiero dell’uomo. Però il pensatore resta il creatore e il costruttore che trasforma, con la sua visione, l’intelletto da una forma amorfa a una struttura estetica.

Ancora una volta è il trionfo dello spirito santo nel nostro mondo che è, poi, il mondo della mente divina dove l’uomo si cimenta nella verità vivente e partecipa al sapere, alla conoscenza e all’arte nei secoli a venire. L’uomo trae ispirazione dallo spirito santo che lo sprona a creare di più con la sua potenza creativa.

Un artista verrà ispirato dal “bello” delle sue opere, il filosofo avrà una chiara visione della verità dove saprà comprenderne la sua essenza per aiutare l’umanità alla scoperta della vita.

Lo scienziato verrà ispirato dalla intuizione e scoprirà la forza della natura nei suoi esperimenti. Il filosofo sosterrà con ardore l’amore verso i suoi simili per migliorarne le loro condizioni di vita mentre il profeta farà risplendere la luce di Dio nel mondo. Tutto ciò che l’uomo afferma viene nobilitato dal contatto con lo spirito santo che rende l’uomo superiore a se stesso e lo fa un Dio.

La moderna psicologia, che non si occupa sempre dell’ispirazione, dovrà aiutare scienza, arte e filosofia a conoscere l’attività della mente e lo stato coscienziale, vale a dire, il contatto del mondo reale con l’aspirazione che rende l’uomo un creatore divino.

L’immagine di cose separate nel nostro mondo, che noi definiamo “cose esistenti nel presente”, non appaiono nel mondo del reale perché il presente non ha una dimensione. Ciò che è reale è quello di essere più reale dell’uomo stesso e capace di contenere il passato e il futuro. L’ispirazione del mondo reale percepisce lo sviluppo delle cose e le rende ciò che diverranno.

Quando un artista crea un’opera d’arte in una visione di “bello”, egli sperimenta la realtà dell’opera come esistesse nel mondo reale e elaborerà in esso la sua visione della verità. L’arte però non è solo una combinazione di suoni e di modelli bensì; un organismo vivente attraverso il quale l’uomo opera nel mondo della mente.

L’ispirazione, affine all’entusiasmo, rende una persona “divinamente ispirata” e la sua presenza crea un Idealismo del quale l’uomo ne ha dato un significato improprio poiché egli non possiede gli ideali ma ne è posseduto. Quando l’uomo contatta l’ideale di una cosa nel mondo reale, egli ne è posseduto e non può fare altro che dedicarsi a lui.

L’uomo che sacrifica sé stesso e ciò che possiede per un ideale, realizza qualcosa di quel potere idealistico che lo pone al centro della sua vita e nel mondo della mente divina, sua unica realtà. L’essenza divina è quella della teosofia e un teosofo diventa un idealista.

Il vero idealismo è un processo di percezione e di senso pratico. L’idealista ha la testa in cielo e i piedi in terra e potrà aiutare i suoi simili a realizzare quello che gli ha sperimentato e realizzato per se stesso.

Ispirazione, entusiasmo, idealismo sono i valori più grandi dello spirito santo con i quali tutta l’umanità realizzerà il mondo della mente divina e del reale. La mente dell’uomo si aprirà ai doni dello spirito, come alito di vita, riconoscendone una meravigliosa realtà e una dovuta riconoscenza dell’uomo in questo mondo.

Il contatto con lo spirito santo che è il fuoco della creazione e la mente divina proiettano l’uomo dalla oscurità del nostro mondo alla luce splendente del reale. Nel contatto con lo spirito, l’uomo risplende di un fuoco paradisiaco che è il potere creatore dell’universo.

L’uomo illuminato dalla manifestazione di Dio creatore e ordinatore del mondo, immerso nella gloria della mente divina, vedrà un creato risplendente della bellezza e amore di Dio.
Egli diventerà cosciente della creazione e dell’eterno mistero dello spirito santo.

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Plotino

18 domenica Dic 2011

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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LO SCOPO UMANO : UNA DIFFICILE “SCALATA”
Fin qui siamo andati , per così dire , in discesa : dall’ Uno al nous , dal nous all’ anima e dall’ anima alla materia ; ma lo scopo dell’ uomo quale é ? Per Plotino lo scopo dell’ uomo é risalire questa scala ; l’ uomo deve effettuare una conversione ( come già diceva Platone nel mito della caverna ) , ossia deve dalla posizione in cui si trova ( il punto più basso ) girarsi e salire fino alla cima : deve partire dalla sua situazione , ossia il piano materiale , passare al ragionamento ( l’ anima ) , al mondo delle idee ( il piano su cui opera il filosofo ) per poi raggiungere l’ Uno , arrivando così a raggiungere un vero e proprio livello di estasi mistica e razionale , in quanto si tratta di un procedimento assolutamente guidato dalla ragione: questo “viaggio” del soggetto è da Plotino paragonato a quello di Ulisse verso Itaca; a suo avviso, Omero deve essere letto in senso allegorico, secondo questo significato profondo. Questo procedimento vuole significare la riduzione all’ unità delle cose , già piuttosto cara a Platone : l’ uomo deve scavare nella propria anima finchè non arriva all’ estasi ; Porfirio ci riferisce che Plotino raggiunse il livello di estasi ( che propriamente significa ” essere fuori di sè ” ) meno di 7 volte nel corso di tutta la sua vita . Da questo punto di vista la funzione dell’ uomo é cosmica in quanto é l’ unico essere vivente in grado di ripercorrere la scala fino all’ Uno e far così tornare l’ intero mondo al suo principio . Ma percorrere la scala non é certo cosa facile e i metodi per farcela sono 3 , a seconda di come si intenda il principio supremo : 1) Se lo intendiamo come Uno , allora dovremo seguire la via conosctiva 2) Se lo intendiamo come Bene , dovremo seguire la via ascetica 3) Se lo intendiamo come Eros dobbiamo seguire la via estetica . La via più ovvia é la prima , quella della conoscenza , percorribile tramite la ” redutio ad unum ” , la riduzione all’ unità ; per seguire la via ascetica si deve invece rinunciare ai beni fisici , che dirigono l’ uomo verso il ” basso ” : di Plotino si ricorda la celebre espressione : ” mi vergogno di avere un corpo ” . Plotino rende ancora più di Platone questo distacco dal corpo , probabilmente anche per via del periodo in cui vive . L’ ultima via , quella estetica , riprende nettamente la ricerca dell’ eros platonico , ossia la ricerca incessante del bello . Spesso Plotino é stato definito ” Plato dimidiatus ” , Platone dimezzato , in quanto in lui manca la politica , che tanto contava per Platone ; però Plotino per quel che riguarda l’ arte ha avuto un’ idea brillante : per lui Platone sbagliava a definirla ” copia di copia ” , in quanto lo scultore non si ispira alla persona fisica , ma all’ idea .

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Il Dalai lama è socio della Società Teosofica dopo la visita a Chicago

18 domenica Dic 2011

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Seminario Svizzero 2012

19 sabato Nov 2011

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

≈ 1 Commento


Seminario Svizzero, Monte Verità

Ascona 30 marzo – 1 aprile 2012.
Presso l’Albergo Ascona,
Ascona, Monte Verità, Svizzera

Titolo :
“Appunti di Teosofia”

La Società Teosofica, in questo secolo, torna per la quinta volta ad Ascona, sul Monte Verità, con il seminario Svizzero che si svolgerà presso l’Hotel Ascona.

I relatori invitati saranno Teosofi di spicco provenienti da tutt’Europa. La Società Teosofica rivisita quindi l’ideale collegamento con le esperienze utopistiche, artistiche e teosofiche del Monte Verità.

Le giornate aperte al pubblico si articoleranno in una serie di conferenze e di lavori di approfondimento di gruppo adatte a tutti. Non è necessario possedere nessuna conoscenza della materia. È possibile partecipare gratuitamente alle singole conferenze o iscriversi all’intero seminario.
La Società Teosofica è un’associazione internazionale, presente in oltre 60 Paesi e che ha come suo scopo principale quello della Fratellanza Universale senza distinzioni. Non ha struttura settaria, è gratuita e mette a disposizione gli strumenti per intraprendere una crescita spirituale armonica e libera da dogmatismi.

Fra i relatori vi saranno :
Il dott. Antonio Girardi, Segretario Generale della Società Teosofica Italiana,
Eliane Gaillard presidente della società teosofica Svizzera
Patrizia Moschin-Calvi, membra del comitato Europeo, segretaria società Italiana
Andrea Biasca-Caroni, Presidente dell’ Associazione “Società Teosofica Ticinese”,
Marco Boccadoro, socio fondatore dell’ Associazione “Società Teosofica Ticinese”
Greta Biasca-Caroni, cofondatrice dell’ Associazione “Società Teosofica Ticinese”
E altri ancora

NOTE ORGANIZZATIVE

SEDE: Hotel Ascona, via Collina, 6612 Ascona (Svizzera)
tel. 0041 91 7851515, fax 0041 91 7851530;
e-mail: booking@hotel-ascona.ch
http://www.hotel-ascona.ch

E`possibile seguire SINGOLE CONFERENZE gratuitamente

ISCRIZIONE AL SEMINARIO di 3 giorni : CHF 16.- per le spese organizzative, cartelletta e soggiorno degli ospiti stranieri.

“Appunti di Teosofia”.

Programma :

Venerdì
ore 16.00 apertura seminario
ore 16.15 relazione : Marco Boccadoro, Sezione Ticinese
ore 16.45 pausa
ore 17.00 relazione : Greta Biasca-Caroni
ore 17.30 relazione :
ore 18.10 gruppo di studio
ore 19.00 cena (*)
ore 20.30 Caffé Teosofico

sabato
ore 8.00 meditazione (colazione dalle 07h45)
ore 9.30 apertura musicale di Giancarlo Fabbri
ore 9.35 relazione di Andrea Biasca-Caroni ), Presidente sezione Ticinese
ore 10.00 relazione
ore 10.30 pausa
ore 11.00 relazione
ore 11.30 relazione di Giancarlo Fabbri, sezione ticinese
ore 12.00 pranzo (*)
ore 13.25 Visita al Monte Verità, ritrovo alla reception alle 13.25

ore 15.00 relazione di Antonio Girardi, Segretario Generale S.T.I.
ore 15.45 relazione
ore 16.15 pausa
ore 16.45 relazione
ore 17.30 relazione :
ore 19.00 cena (*)
ore 20.30 caffé Teosofico

domenica
ore 8.00 meditazione (colazione dalle 07h45)
ore 9.00 domande e risposte e rapporti dai gruppi di studio
ore 10.30 pausa
ore 11.00 conclusione del Seminario, chiusura dei lavori
ore 12.00 pranzo (*)

Pasti vegetariani/vegani e analcolici.

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N. di Partecipanti ?

02 domenica Ott 2011

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

≈ 2 commenti


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Hello world!

18 lunedì Lug 2011

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

≈ 1 Commento


Ciao a tutti i teosofi.

Qui potete scrivere ciò che trovate bello, buono e utile.

Grazie del contributo

www.teosofia.ch

 

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