MOMENTI DI RELIGIOSITÀ DALL’ INDUISMO AL CRISTIANESIMO
Nella prestigiosa dimensione delle opere in Sanscrito di cui fa parte la letteratura indiana, vi sono dei capolavori ricchi di un profondo e nobile respiro ed una spiritualità preminente. Tra questi viene nominato il volume della “Bhagavad Gita” o poema divino, ritenuto un opera di sommo valore per tutta l’umanità; con esso, prende inizio una recita a battute alterne tra Arjuna e Krishna e fornendo al primo ogni risposta è riguardante argomentazioni fondamentali sopra “ l’essere e la vita”, tra Dio e colui che ispira la sua esistenza alla devozione ma, nel contempo, è il dialogo tra il maestro interiore e la persona umana nella quale “l’essere è in perenne cammino e volto al raggiungimento
del karma, quale retribuzione universale, e del Dharma, come dovere morale e concetto filosofico, per comprendere l’unicità della vita al di là di qualunque ragionamento tra due princìpi del tutto irrinunciabili.
La vita evolve dapprìma in una sua esigua realtà; percepibile e concreta attraverso l’esperienza sensibile per aprirsi a una più ampia condizione di vita evoluta e ancor più veritiera. È la vita che si schiude all’esistenza del mondo animale e vegetale; alle cose inanimate e all’evoluzione dell’uomo stesso nel suo divenire fenomenico, dove l’anima si svela e si rende interprete del suo aspetto immateriale, immortale ed elevandosi a una ispirata coscienza di vita.
Nella evoluzione universale “tempo-spazio”, l’uomo si sente come rapito da un’indulgente e bonaria condizione e rivela ogni sua percezione per le cose di primaria
importanza e notevole rilevanza che accolgono e racchiudono le altre di minore spessore mentre la totalità (o il “tutto”) inglòba una composita differenziazione, nella quale l’unità si identifica quale immedesimazione di Dio.
Questo è l’uomo nel ciclo evolutivo verso la creazione, sia essa divina, umana o cosmica e tale è quello rivelato attraverso la religione, capace di instaurare quella parte divina esistente in lui.
L’uomo si manifesta così “divinamente umano e umanamente divino”, tanto che le religioni rivelate manifestano una realtà e una verità sempre più rilevanti e rispondenti ai bisogni dell’umanità sulla via del ritorno verso la casa del padre.
Induismo, buddismo e cristianesimo sono i 3 commenti rivelatori ed evolutivi della coscienza umana e il poema sacro “Bhagavad Gita” descrive la lotta intrapresa dall’uomo che consapevole della sua dualità divina-umana, deve combattere per vincere l’espiazione di quel orgoglio che ha travolto il mondo con il primo peccato e la sprezzante superbia di un “Io” tanto possente da non accettare nessun compromesso nel mondo.
Diversi secoli dopo, il Buddha ha conferito all’uomo un metro di valutazione e di giudizio nel superare i conflitti, affermando delle inconfutabili verità sul dolore e le umane sofferenze che si riassumono in tal guisa: L’esistenza nel mondo fenomenico del dolore e della sofferenza.
La causa della sofferenza e il desiderio di esistere nel mondo fenomenico.
La cessazione della sofferenza raggiunta estirpando il desiderio di esistere nel mondo fenomenico.
La liberazione dalla sofferenza, quale distacco raggiungibile percorrendo il supremo sentiero.
L’avvento del cristianesimo, alcuni secoli più tardi, ha indicato all’umanità il sentiero dell’amore e di quel cammino regale che segnano il compendio e l’apice delle sue precedenti rivelazioni e consentendo all’uomo di vivere la più alta espressione divina sulla terra e attestarne la nostra condizione divina.
La coscienza dell’uomo si è espansa dal regno umano al regno dello spirito attraverso le illuminazioni di Krishna, del Buddha e di Cristo, caritatevoli e misericordiosi, e rappresentanti l’evoluzione individuale dell’uomo da uno stato di emotività e senza
l’aiuto della mente e dello spirito, ad una condizione mentale progredita in una maggiore capacità coscienziale e consentendo al discepolo una vita spirituale:” quella infinita dell’amore divino”.
Ascona ottobre 2016
Giancarlo Fabbri, Membro della Società Teosofica Svizzera

Annunci