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Rivista Teosofica Svizzera/Ticinese (ADYAR)

~ Società Teosofica Ticinese ri-fondata il 29/9/2009.

Rivista Teosofica Svizzera/Ticinese (ADYAR)

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Selezione di articoli teosofici a cura della Società Teosofica Ticinese

Dove trovare la letteratura Teosofica ?

10 mercoledì Ott 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Edizioni Teosofiche Italiane

Mercoledì, 10 Ottobre 2012

Collane:

  • CLASSICI
  • DEVOZIONE
  • CONOSCENZA
  • ORIZZONTI
  • DVD
  • T.P.H.

ETI Edizioni
Edizioni Teosofiche Italiane

Edizioni Teosofiche Italiane (E.T.I.) è la Casa Editrice ufficiale della Società Teosofica Italiana (S.T.I.), Ente Morale riconosciuto con Decreto del Presidente della Repubblica nr 820 del 1980. Dopo molti anni la S.T.I. torna ad occuparsi direttamente di editoria con lo scopo di favorire così la conoscenza e la diffusione di quella letteratura teosofica che tanto ha influito sull’evoluzione della coscienza dell’Umanità dalla fondazione della Società Teosofica (1875) ad oggi.
Continua

Edizioni Teosofiche Italiane, Viale Q. Sella 83/E, Vicenza.
Iscritta al Registro delle Imprese al n. 02927100244 di Vicenza, C.F./P.IVA 02927100244.
Il capitale sociale è di euro 10.000,00.

Selezione libri:

Reincarnazione

Collana Devozione

Reincarnazione

Annie Besant

dim. 120×170 mm.
Pag. 124
ISBN-978-88-88858-517

Ai piedi del Maestro

Collana Devozione

Ai Piedi del Maestro

Alcyone (Jiddu Krishnamurti)

dim. 120×170 mm.
Pag. 56
ISBN-978-88-88858-456

La Voce del Silenzio

Collana Devozione

La Voce del Silenzio

H.P. Blavatsky

dim. 120×170 mm.
Pag. 102
ISBN-978-88-88858-500

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La Voce del Silenzio

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I sette principi dell’uomo di Annie Besant

La casa Editrice della S.T.I. – Edizioni Teosofiche Italiane – ha…

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Gruppo Teosofico “Aurora” di Vicenza, aggiornamenti

29 sabato Set 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Care Sorelle e cari Fratelli,
                                                     ho il piacere di condividere con Voi tutti il programma del mese di ottobre del Gruppo Teosofico di Vicenza.
Nell’unire il mio al Vostro pensiero di riconoscenza verso i nostri Fratelli maggiori e Maestri nel cammino, l’occasione mi è propizia per un fraterno abbraccio e l’augurio di Buon Lavoro teosofico, in questa ripresa autunnale delle attività dei Gruppi e Centri che abbiamo l’alto onore di presiedere.
Fraternamente,
                                                                       Patrizia Calvi

Cari amici,
               nella speranza che l’estate sia stata con tutti generosa di ispirazione, sono felice di riprendere il filo dei nostri lavori e ricominciare insieme ad approfondire ed a condividere le riflessioni sulla vita, affinché si colori di quella nota sacra che la rende degna di essere vissuta, quella nota che fa di tutti i nostri compagni di viaggio e di tutti gli eventi esistenziali non più degli ostacoli ma delle preziose opportunità di crescita.
Cominceremo le nostre attività nel segno della pura sperimentazione, tanto cara alla tradizione teosofica, con lo yoga della musica, cui dedicheremo un intero pomeriggio. Tra le altre proposte troverete, come da più parti richiesto, anche gli incontri mensili dedicati alla Teosofia di base.
Buon lavoro dunque, e a presto rivedervi.
Questi gli appuntamenti del mese di ottobre:
Sabato 6 ottobre 2012 ore 16.00
Tema: “Biofonia, lo yoga della musica”
Relatore: M° Paolo Avanzo, fondatore del sistema Biofonia ed autore del libro Biofonia, lo yoga della musica.
Nel corso di tre ore sperimenteremo la Biofonia, che utilizza il suono, la musica, la vocalità, il respiro consapevole, l’ascolto, il ritmo ed il movimento ritmico, al fine di armonizzare le energie interiori e di attivare i livelli creativi ed elevati dell’essere, per il riequilibrio degli aspetti psicofisici connessi ad emozioni, sensazioni, immagini.
Martedì 9 ottobre 2012 ore 21.00
Tema: “La Via del pensiero cinese. Un’introduzione al Taoismo”.
Relatore: Prof. Marcello Ghilardi, ricercatore presso l’Università di Padova, dove collabora con le cattedre di Estetica e di Storia della Filosofia Buddhista, oltre che con il Master di Studi Interculturali. E’ inoltre direttore italiano dell’Istituto Confucio di Padova. Tra i suoi libri più recenti: Arte e pensiero in Giappone (Milano, 2011), Il visibile differente (Milano, 2012), Filosofia dell’interculturalità (Brescia 2012, in corso di stampa).
Martedì 16 ottobre 2012 ore 21.00
Tema: “La Chiave alla Teosofia” – primo incontro.
Relatore: dr Antonio Girardi, Segretario Generale della Società Teosofica Italiana. Sarà questo il primo di una serie di appuntamenti mensili volti allo studio e all’approfondimento delle tematiche teosofiche di base, con sulla traccia del volume di H.P. Blavatsky.
Martedì 23 ottobre 2012 ore 21.00
Libero scambio di idee.
 
Martedì 30 ottobre 2012 ore 21.00
Tema: “Roberto Assagioli, la via della psicosintesi” – alla scoperta di un centro unificatore della vita psichica: dall’unità della diversità alla diversità nell’unità.
Relatrice: dr Paola Giovetti, giornalista e scrittrice. Laureata in lettere presso l’università di Bologna, ha sempre coltivato l’interesse per le tematiche esoteriche e spirituali, cui si dedica da molti anni a tempo pieno. Collabora con testate nazionali (periodici Rizzoli, il mensile Astra) e al mensile Il Giornale dei Misteri; è redattrice della rivista trimestrale Luce e Ombra, la più antica rivista italiana di parapsicologia e problemi connessi. E’ autrice di una trentina di saggi su tematiche esoteriche e spirituali.
Tutti gli incontri, salvo altra indicazione specifica, avranno luogo in viale Quintino Sella, 83/E a Vicenza, presso la sede della S.T.I. (telefono 0444-962921).
         Fraterni saluti,
                                                                                                 Patrizia Moschin Calvi
                                                                                                      (Presidente G.T.A.)
Vicenza, 27 settembre 2012
Società Teosofica Italiana
Ente Morale
Viale Quintino Sella, 83/E
36100 Vicenza
Tel  0444 962921
Fax 0444 561244
www.teosofica.org
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Alessandro Martinisi, «Il sogno sognato di Karol Szymanowski»

25 martedì Set 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Una pagina al giorno: Offrirsi in dono alla luce, di Alessandro Martinisi

di Francesco Lamendola – 27/09/2009

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]


Alessandro Martinisi è giovane.
Nato a Novara nel 1980, è giornalista pubblicista, laurea al Dams di Torino e Master in Scienze della Comunicazione presso l’Università della Svizzera Italiana di Lugano.
Da sempre appassionato di opera lirica e musica classica, negli ultimi tempo i suoi studi e le sue ricerche si sono concentrati sul legame esistente tra musica ed esoterismo.
Il suo libro «Il sogno sognato di Karol Szymanowski», uscito recentemente con una presentazione di Alberto Cesare Ambesi, è una monografia interamente dedicata alla genesi ed allo sviluppo del libretto e della partitura dell’opera «Re Ruggero», capolavoro del teatro musicale dei primi del Novecento, firmato dal massimo compositore polacco dopo Chopin: Karol Szymanowski; monografia che si sofferma particolarmente sul difficile problema dei complessi significati simbolici e allegorici di essa.
Nato a Timosovka, nei pressi di Kiev, Szymanowski trascorse una infanzia felice in Ucraina, minata però dalla malattia: una tubercolosi ossea che condizionò l’intera esistenza dell’artista. La sua elevata condizione sociale – era figlio di ricchi proprietari terrieri – gli rese possibili viaggiare a lungo fra Dresda, Berlino e Vienna, ove si trovava nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale. Ovunque si adoperava per far conoscere la musica polacca in Europa e per favorire un avvicinamento e una sintesi fra la cultura musicale dell’Occidente e quella della sua patria, prendendo a modelli di riferimento non solo Schonberg, Stravinskij e Chopin, ma anche le maggiori avanguardie, dall’impressionismo alla scuola wagneriana, nel particolare clima artistico e culturale del Decadentismo.
«Egli riuscì a elaborare un linguaggio autonomo, coloristico e fantastico, venato di accostamenti armonici audacissimi e di effetti timbrici di intensa suggestione: linguaggio che, nelle ultime opere, tende a realizzare una sintesi dello spirito polacco e dello spirito europeo» (dalla «Enciclopedia Garzanti della Musica», Milano, 2004, vol. II, p.873).
Karol Szymanowski si spense, dopo una lunga lotta contro la malattia, in una casa di cura di Losanna, nel 1937.
Fra le sue composizioni principali, oltre alle due opere «Agith», del 1922, e «Re Ruggero», del 1926, possiamo ricordare le quattro sinfonie (la terza  con voce solista e coro, la quarta concertante con pianoforte); le liriche per ove e pianoforte, fra le quali i «Canti d’amore di Hafiz», del 1911, e le «Canzoni del muezzin innamorato»; tre poemi per violino e pianoforte (fra i quali «La fontana d’Aretusa», del 1915); lavori corali a cappella e con orchestra, fra i quali la cantata «Demeter», con contralto e coro femminile, del 1917; uno «Stabat Mater» del 1926, per soli, coro e orchestra, che può essere forse considerato il suo capolavoro assoluto; e molte altre.
Il famoso «Re Ruggero» (titolo originale: «Król Roger)»,du cui si occupa il libro di Martinisi, è, insieme ai «Mythes», allo Stabat Mater e ad altre composizioni, il punto di avvio di una cospicua scuola nazionale polacca e costituisce un’opera destinata a durare, nella storia della musica, anche per i suoi pregi letterari e per la fitta rete di allegorie esoteriche cui s’è accennato.
Ha scritto Mario Bortolotto (nell’enciclopedia «Le Muse», Novara, De Agostini, 1968, vol. XI, p. 380):

«Le origini musicali di Szymanowski sono in sé alquanto composite. Agli inizi, ciò che lo interessa pare essere esclusivamente il pianismo di Chjopin, di cui è particolarmente sensibile alla “Stiimmung nazionale”. È peraltro già nelle prime opere una lettura alquanto ‘orientata’, attenta a cogliere di quella musica le vibrazioni più sottili; il segreto “spleen”, secondo una sensibilità estremamente vigile di decadente.Era fatale che questa attenzione ala vertigine tardo-romantica si allargasse gradatamente ai maestri di fine secolo. Skrjabin lo incanterà con la perfezione della sua scrittura pianistica e orchestrale, e del pari con la vocazione ad esprimere in musica esperienze occulte. L’Impressionismo francese sarà letto ed assimilato secondo una prospettiva analoga: in Debussy egli coglie solo il calibrato divisionismo cromatico. Quando Stravinskij si affaccia alla scena della musica europea, Szymanowski è pronto a coglierne la pregnanza coloristica, ma non a seguirlo sulla via della ‘musica al quadrato’. Le esigenze di fondo del musicista polacco restano quelle espressive. La passione per il folclore non sarà mai veicolo di quelle esigenze umanistiche che ne sono, in un Bartók o in uno Janácech, la dichiarata ragione. Anche il canto popolare, nella sua vaghezza modale, sarà un altro modo di esotismo in patria, per così dire: una maniera di svagato fantasticare che deve sonare esotica agli stessi Polacchi. Il melos contadino non si distingue insomma essenzialmente dalle ricerche compiute in altri domini sonori: le bellissime canzoni “Slopiewnie” dai “Canti d’amore di Hafiz” o dai “Canti del muezzin pazzo”, di un umbratile orientalismo. Il suono, filtrato e per così dire sezionato fino a goderne le decantazioni impercettibili, provenga dal pianoforte di Chopin o dall’orchestra del primo Schoenberg, sarà la ricerca costante di una musica che non par conoscere sviluppi o accrescimenti: dalle prime composizioni alle estreme si assisterà soltanto a una continua spinta verso il vacillare  della tonalità (già compromessa dall’uso sistematico del tritono, aggravato dalle sospensioni e dalla metrica irregolarissima), verso incantamenti preziosi, appena un poco stucchevoli e compiaciuti.»

In conclusione, la vita e l’opera di Szymanowski si svolsero all’insegna di una musica raffinata e barocca, in linea con il clima culturale dell’epoca, ma anche venata di elementi molto originali; di uno stile prezioso e personalissimo, volto alla creazione di insoliti ed elusivi effetti timbrico-armonici; di una ricerca rigorosa e incessante, al fine di spingere il teatro musicale verso la dimensione del trascendente e dell’assoluto: donde quel particolare interesse verso l’esoterismo che non era nuovo, nell’ambito della cultura polacca del XIX secolo (cfr., ad esempio, il nostro precedente articolo: «Matematica, occultismo e messianismo nel pensiero di József Hoene Wroński», sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice).
Dal libro di Alessandro Martinisi «Il sogno sognato di Karol Szymanowski», (Novara, Quintessenza, Editrice Teosofica Vedantina, 2009, pp. 105-125):

«L’ultimo atto merita di essere esaminato con maggior attenzione degli altri, perché in esso ogni elemento, ogni gesto racchiude un tentativo di riscatto dalla propria condizione evocato a ogni passo, a ogni parola. Come ho avuto modo di scrivere questo è l’atto ampiamente modificato da Szymanowski approntando un taglio radicale a quanto aveva scritto il cugino Iwaskiewicz e, come quest’ultimo ricorderà, è il momento esatto della frattura ideologica fra i due artisti.
L’atto è ambientato tra le rovine di un antico teatro greco.  C’è un motivo per cui l’anfiteatro è in rovina, Szymanowski ha abbandonato la tragedia greca ormai superata, come è stata superata la ricerca del mito che il compositore ha inseguito in Sicilia.  Il compositore polacco vuole riuscire là dove la tragedia greca ha fallito. Come per il personaggio d Ruggero che subisce un’evoluzione rispetto a Penteo, ero della tragedia greca, anche l’idea di “tragico” subisce un’evoluzione. Tutti gli elementi suggeriscono decadimento e trascuratezza. Il palcoscenico è crollato, metope sono sparse dappertutto, frammenti d colonne giacciono tutto intorno. Erbacce e fori selvatici crescono a profusione. La natura primordiale della scena è ulteriormente enfatizzata dalla vicinanza del mare; qui ha avuto origine la vita, e per d più esso è simbolo delle non ancora sviluppate  e indifferenziate forze della psiche.
Una pallida luce lunare proietta vaste ombre  su questo territorio simile a un grembo immenso  in un’atmosfera amniotica. Pietre senza vita, e, sullo sfondo, l marte che lambisce la spiaggia e “misteriose argentee stelle” scintillanti nel cielo.  Il Re indossa una bianca tunica di lino logora e coperta di polvere.  Edrisi cerca di calmarlo, lo spinge a risvegliare le rovine.  Ruggero chiama Rossana. Colpi di tamburo come eco di fantasmi.
Ruggero chiama di nuovo e s sente Rossana rispondere alle grida. Edrisi è meravigliato da questo “risveglio di stregoneria”. La voce sembra venire dal mare. Ruggero chiama di nuovo ma è il Pastore questa volta a rispondere. Seguono voci  di donna in lontananza che cantano motivi della danza estatica del secondo atto. Voci salutano il Re che, gettata la spada, s sottopone a giudizio.
Rossana appare e invita il Re a giacere con lei, ma Ruggero insiste nel confrontarsi col Pastore
RUGGERO (la fissa, febbrile): Sei tu, Rossana! La bella bocca sboccia nel tuo sorriso dolce; l’aurate chiome inondano di splendore  il vivo tuo bel volto; dagli occhi tuoi più profondo è l mistero che nei stellari fuochi. Rossana! Sei tu? O pur fantasma vano da folle languore creato?
ROSSANA: TI sto vicina, o mio Signore. Nel mattutino albore a te vengo. Dammi la man, Ruggero! Voglio condurti nel mio castello, nel talamo mio dormirai! Dammi la man, Ruggero!
RUGGERO: Ma lui? Lui dov’è? Il Pastore?
Successivamente la donna suggerisce d fare un sacrificio di fuoco e quando le fiamme si levano al celo, compare il Pastore fra le macerie del palcoscenico sotto forma di Dioniso stesso. Come indicano le direttive di palcoscenico: “egli appartiene all’eterno. Una luminosità si irradia da lui come se fosse la fonte dell’energia; dietro e intorno a lui tutto sprofonda nell’Oscurità più completa”. Il Pastore sottopone Ruggero a processo. Per tutta la durata della scena numerose figure iniziano ad apparire sui gradini del teatro,appena visibili, “il movimento della folla deve essere avvertito, piuttosto che visto”. Quando la canzone del Pastore cresce di intensità la gente si unisce a lui. Il giorno nasce e le stelle  iniziano a sbiadire lentamente mentre Dioniso raggiunge il culmine della sua epifania.
Nel momento del massimo  trionfo Rossana getta via il suo mantello e si rivela trasfigurata  in una Menade. Mentre il chiarore che si irradia dal astore diventa sempre più pallido, Rossana afferra il tirso e corre verso il fondo del palcoscenico, scomparendo tra la folla. Ruggero sembra sprofondato in uno stato  di trance ed è impenetrabile all’apparente perdita  della consorte. Le grida di trionfo si dileguano.  Mentre le fiamme vibrano sull’altare la luce soprannaturale  della rivelazione di Dioniso si fonde nella luce del sole nascente.
Ruggero si guarda intorno colmo di gioia  e “come trascinato da una forza misteriosa”, si inerpica in alto sui gradoni e spalancando  le braccia canta il suo inno al sole nascente.
IL PROBLEMA DEL FINALE.
Sul finale di “Re Ruggero” ancora poco si è detto e si è scritto, e sulla ambiguità di finale-aperto il terreno si fa scivoloso. Un fatto però è certo, si può partire da quello per cercare di arrivare a una ipotesi, cioè che lo spettatore rimane immerso in una atmosfera di indeterminatezza, soprattutto una volta abbassato il sipario o spento l’impianto stereofonico.
Palmer scrive giustamente che si possono fare solo ipotesi, ma quali?
Jim Sanson si è espresso sulla mancanza di carattere  conclusivo dell’accordo di Do maggiore  con cui termina prematuramente l’inno al sole di Ruggero.[…]
Innanzitutto occorre fare un passo indietro ricordando  (come ho già avuto modo di scrivere nei capitoli precedenti) come il terzo atto sia stato quello riscritto più volte da Szymanowski.
Nella prima versione, Isakiewicz indicava nello “szkic” che l’opera si sarebbe dovuta concludere con Ruggero che si gettava nell’esperienza dionisiaca del baccanale scatenatosi all’interno del teatro greco; questi sarebbero stati i versi conclusivi in cui il Coro avrebbe dovuto ripetere a intervalli regolari: “Ho ho Jaschos ho ho”: “Scopri la tua anima nell’ombra!  Gettati ai suoi piedi! La dolcezza ti avviluppa le labbra ebbre di sole! Abbraccia l’anima sua! Essenza dei segreti più nascosti! Rendi la tua vita, e lui la rende a te!”.
Versi che sono stati tagliati nella stesura definitiva operata dal compositore. […]
Sono però le parole di Iwaskiewicz a illuminare sui cambiamenti della scena:
“Ruggero non solo trovò Dioniso nelle rovine del vecchio teatro, ma lo seguì e per di più si lanciò nel caos del misterioso  culto dionisiaco. Ruggero non solo aveva riconosciuto Dioniso nel Pastore, ma l’aveva seguito nell’oscurità, abbandonando ogni cosa per lui. Szymanowski cambiò  questa conclusione. Forse non comprese il definitivo ripudio del mondo che io avevo introdotto; forse egli considerò la mia semplice conclusione una spiegazione superficiale. Qualunque sia la ragione, egli gettò da parte il mio terzo atto e vi sostituì quello quasi completamente differente che appare oggi nell’opera, e che ha persino uno stile diverso da quello composto da me.”
Iwaskiewicz aveva ragione, suo cugino considerava quel finale troppo scontato, troppo superficiale per poterlo accettare supinamente.  Mise mano al testo in modo radicale e gli conferì una profondità di lettura, di concetti, di simboli, rendendo questo monologo il cuore pulsante dell’opera, la chiave d volta dell’intera struttura drammaturgia e musicale. […]
L’irresolutezza del finale apre la strada a una possibile nuova interpretazione, a nuove ipotesi come si diceva all’inizio del paragrafo, in cui sarebbe poco probabile vedere in Ruggero  il depositario di un mistero che non avrebbe mai potuto  rivelare apertamente. A ci e perché non avrebbe dovuto rivelarlo?  Perché nasconderlo? Se rivelato, quali sarebbero state le conseguenze? Un tale scavo psicologico era ben lontano dalle intenzioni di Szymanowski,m il quale, come già scritto, sai è limitato a suggerire un modello archetipico di personalità, schematico nel suo equilibrio drammaturgico.
Forse basterebbe rimanere aderenti a ciò che il libretto descrive: “acceso il fuoco, i seguaci del Pastore  iniziano una nuova danza mentre il Pastore si trasforma  in Dioniso. Non appena la danza si conclude  e i partecipanti escono di scena,  Ruggero canta un inno di gioia al sole che sorge.”
Canta un inno al Sole, non ad Apollo. Ruggero non segue il Pastore-Dioniso come nella prima versione di Iwaskiewicz, ma in quella definitiva di Szymanowski è chiaro come lo rifiuti apertamente, come si sradichi da esso per seguire la propria strada grazie all’aiuto della danza, arte dionisiaca per eccellenza, il vero mezzo che “demistificando la realtà e mostrando la realtà originaria, ora ricoperta e nascosta dalle convenzioni, dal potere, alle leggi della tradizione”, permette di redimere ed elevare l’uomo per spalancare le sue braccia al Sole, alla Luce.
L’azione che compie Ruggero allo spuntare dell’alba è improvvisa  come un lampo, “come spinto da una potenza misteriosa” è scritto nel libretto. Proprio questa indicazione ci dà modo di comprendere lo spessore di significato atto a quest’ultima scena. L’azione compiuta  infatti non è casuale, in quanto l’illuminazione istantanea ha una precisa simbologia.
Il paragone corre al Buddha per alcune interessanti  coincidenze con Ruggero. L’illuminazione del Buddha avviene in un istante atemporale, quando, all’alba, dopo una notte trascorsa in meditazione,  alzò gli occhi al cielo e scorse improvvisamente la luce del mattino. Migliaia di pagine sono state scritte sul mistero di questa illuminazione avvenuto all’alba.
Quella luce nel cielo è chiamata nella filosofia mahayanica “Chiara Luce”. Lo stato di Buddha  è la situazione di colui che si  liberato a ogni condizionamento ed è simboleggiato proprio dalla luce percepita  al momento dell’illuminazione. In altri termini la presa di coscienza un atto istantaneo, paragonabile a un lampo. […]
Ma c’è dell’altro perché nella filosofia induista la rivelazione della Luce, lo spuntare del Sole, è anche rivelazione dell’unione atman-brahman.
Sembra corra un filo sottile, quasi una corrente sotterranea  che attraversa parte della produzione del polacco  sul concetto di atman cui ho già accennato alla fine del primo capitolo.
La Luce non appare come un semplice atto d conoscenza metafisica, ma un’esperienza più profonda, nella quale l’uomo si trova esistenzialmente impegnato.
La gnosi supremo apporta una modificazione del modo di essere. […]
In quel preciso istante Ruggero muore a se stesso  e al mondo per rinascere a una nuova vita, “dalla morte all’immortalità – scrivono le Upanishad – verso la luce ultraterrena, spinto dall’insaziabile e profondo desiderio di eternità”, ricordava Korab in “Efebos”.
Non abbiamo la certezza che Szymanowski fosse a conoscenza della filosofia induista  ma, per un intellettuale come lui, conoscitore di storia delle religioni, non si può escludere a priori.
Anzi, a suggerire una direzione in questo senso può essere proprio  il concetto di atman. Su questo terreno parrebbe esserci un superamento della semplice antitesi apollineo-dionisiaco e sembrerebbe quindi superata la lotta nietzschiana tra i due principi (“Ora so che il nostro più grande errore era questo: che ognuno d noi vedeva in ‘Re Ruggero’ cose differenti”, ricordò puntualmente Iwaskiewicz).
Allora Ruggero non appare più un depositario di misteri da custodire, ma, attraverso la metafora del sacrificio di se stesso con l’atto di strapparsi il cuore per donarlo al Sole,diventa l’Esempio assoluto e perfetto, diventa martire, modello a cui l’umanità può tendere come alta ispirazione. In esso non si fa fatica a intravedere la figura di un novello Messia oppure di un novello san Francesco. C’è infatti una strada da percorrere in questa direzione. […]
Il gesto di Ruggero, delle braccia aperte tese indica dunque come egli desideri abbracciare l‘umanità  intera in un supremo atto d’amore e in esso Szymanowski vede l’unica via di salvezza per il mondo. Szymanowski-Ruggero tenta un estremo appello di redenzione, attraverso un percorso si sofferenza, quasi a suggerire che solo salvando l’umanità tramite  la catarsi dell’opera d’arte  egli potrà salvare anche se stesso. Parafrasando una poesia di Jan Kasprovicz “Milosc” (“Amore” del 1895), il percorso di Szymanowski-Ruggero potrebbe prendere le mosse da un amore disperato  per approdare all’amor vincens, dall’amore-peccato all’amore-salvezza.
Ruggero, come l’uomo moderno di Jung, deve essere necessariamente da solo  a compiere questo percorso, solo nel suo “splendido isolamento”, escludendo anche il fedele consigliere Edrisi:
“Ogni passo verso una più piena consapevolezza  del presente lo distoglie ulteriormente  dalla partecipazione mistica alla massa degli uomini, dall’immersione in una consapevolezza comune.  Ogni passo in avanti significa un atto di liberazione  da quella inconsapevolezza primitiva onnicomprensiva che reclama la maggior parte dell’umanità quasi completamente” (A. Wightman).
Non un atto estremo, ma un atto coerente  nell’appropriazione e nella conquista  della propria libertà intellettuale e della propria consapevolezza.
L’opera nasce e si forma al tramonto della Prima guerra mondiale e viene quindi concepita sllo sfondo della guerra civile post-rivoluzionaria. La ricerca da parte di Szymanowski di scintille fra le ceneri negli anni successivi a questo eventi era sintomatico di un ottimismo essenziale, tipico de compositore polacco, nella capacità dell’uomo di comprendere e cogliere i fondamentali problemi dell’esistenza.  Terribilmente ironico il atto che questa ricerca intrisa di umanità abbia provocato dimostrazioni nazionaliste tedesche a Duisburg nel 1928 sollecitando poi i critici tedeschi a chiedersi “cosa ha a che fare con noi tutto questo nel nostri momento attuale”.
La non conclusione dell’opera con quel luminoso accordo in Do maggiore, quelle battute che sembrano prematuramente interrotte, rappresenterebbero anche un autentico scuotimento critico per l’ascoltatore e potrebbe essere l’unica vera occasione di meditazione, esattamente alla fine di questa “opera rito”, sui vari significato dell’esistenza. Allora nel Finale non è più Ruggero l’unico protagonista, ma insieme a lui è l’ascoltatore, quasi gli fosse richiesto di rivestire il ruolo di catecumeno.»

Il re Ruggero come lo Zarathustra di Nietzsche, che saluta il sorgere del sole con dionisiaco abbandono e, al tempo stesso, come seguace delle dottrine orientali della illuminazione subitanea, mediante una rottura consapevole con lo stato di coscienza ordinario?
Se l’ipotesi di Martinisi è giusta, allora non si tratta di una alternativa, ma entrambe le domande confluiscono in una sola risposta: re Ruggero è lo Zarathustra che ha superato la logica della dualità, dell’opposizione fra spirito dionisiaco e spirito apollineo, e che è pervenuto alla consapevolezza della assoluta non dualità dell’Essere.
Sarebbe questa, dunque, la sua ultima e più preziosa conquista spirituale; e non si può fare a meno di andare con la mente ad un altro Pastore, il quale, mordendo il serpente che, penetratogli in gola, lo stava soffocando, scopre, in un riso ineffabile, lo splendore della visione assoluta, dove tutto è, finalmente pacificato, così come deve essere, compreso il passato, quel passato che è fonte di tanto dolore a quanti non hanno saputo oltrepassarlo e farlo proprio (cfr. F. Lamendola, «La redenzione del passato, culmine

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..….. SE L’UOMO GUARDA OLTRE L’ERMO COLLE …….

19 mercoledì Set 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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..….. SE L’UOMO GUARDA OLTRE L’ERMO COLLE …….

 C’é un reciproco rapporto tra la natura dell’uomo con l’infinito e l’umana finitudine che conduce a uno stato d’inquietudine e ad una instabile emotività poiché l’uomo ha il “desiderio e la coscienza d’infinito”.

Sarebbe comunque più pertinente se l’uomo evocasse Dio, che alimenta i nostri pensieri e fa rivivere quel senso d’immortalità dell’anima nell’arco del tempo piuttosto che l’infinito,  che si proietta verso lo spazio o, l’universo, che interessa il campo scientifico attraverso la fisica.

Negli spazi interminati e i sovrumani silenzi cantati da Giacomo Leopardi in una magnifica poesia, l’uomo riscopre uno “spirito poetico” di finitudine quanto un interpretabile respiro ateistico di non facile interpretazione.

L’essenza della vita sta nella realizzazione di quanto in precedenza era solo una energia potenziale e si compie, così, la realizzazione dell’ESSERE e non dell’AVERE, nella quale il possesso dell’oggetto non è così rilevante quanto un “sincero desiderio in sé”.

Vedere ciò che si desidera significa desiderare quello che si vede, anziché “il contemplare” senza possedere, poiché questo desiderio diventa sempre più impellente e va oltre perché insito nell’uomo stesso.

Se l’uomo distogliesse per un solo attimo lo sguardo dalle cose terrene e lo volgesse al cielo, rimanendo a mani vuote come in un momento di preghiera, verrebbe colto dalla visione dell’Essere che è l’essenza della vita stessa.

Quando la Madonna assurse in cielo, e non su una qualsiasi galassia oppure nel vuoto siderale, la religione si è dovuta confrontare con la scienza, che si chiedeva come sia stato possibile che il figlio di Dio sia approdato sopra un qualche frammento del cosmo come si trattasse di una briciola sperduta nell’universo, giustamente, duemila anni fa e proprio in un sito già avvolto di religiosità.

Sorge allora spontaneo chiedersi se l’eternità di quel messaggio universale duri solo una “vita umana” e riguardi solamente un piccolo punto del creato e abitato da soli uomini.

Dio non appartiene a una religione perché essa  é stata creata dall’uomo; Dio, è l’uomo nella sua trascendente evoluzione di fede!

La religione, comunque, celebra  il messaggio della grandezza dell’uomo che non avrebbe avuto alcuna ragione di non credere dopo tanto tempo e nonostante un contesto tanto infinitesimale davanti all’immensità e a un visibile scompenso tra “Grandezza” e “Minuzia”, tra “Infinito” e “Finitudine”.

Tante volte, nella solitudine e nel silenzio della notte, volgo lo sguardo al cielo e, nel rimirare le stelle con rinnovata attenzione, penso ad esse come testimoni oculari di un tempo andato che hanno visto lo scorrere della vita e testimoniato i sogni e le passioni di coloro che ho amato.

Si, sono loro quelle stelle, che hanno raccolto una ricchezza di doti morali e intellettuali di fronte l’infinito e custodito una quantità di tormenti e sofferenze che è “L’umanità”.

C’è una specie di forte connessione che vivacizza il vuoto siderale e collega la “Finitudine, chiamata uomo”, con la “maestà infinita dell’universo”.

COLUI CHE CREDE, DARÀ ALL’INFINITO IL NOME DI “DIO”

COLUI CHE ha il desiderio di una fede immensa ed eterna, le darà il nome di “FEDE”.

DIO, FEDE, AMORE, MISERICORDIA, PERDONO, sono termini e conquiste irrinunciabili del mondo dello spirito in attesa della finitudine, che restituisce all’uomo, attraverso la morte terrena, una rinnovata vita piena di certezze.

Ascona, 31 agosto 2012                                                                    Giancarlo Fabbri

Membro della società teosofica svizzera

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XXIV edizione del Seminario Teosofico di settembre

01 sabato Set 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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“Arte e Teosofia”

Grado (GO) 21 – 23 settembre 2012

Immagine

 

(foto del seminario scorso)  

 

Il Seminario si svolgerà da venerdì 21 settembre 2012 (pomeriggio) a domenica 23 settembre 2012 (mattino).

La sede sarà quella dell’Hotel Abbazia****, in Via Cristoforo Colombo, 12 – 34073 Grado (GO) – (telefono 0431 80038 fax n. 0431 81722 e-mail: info@hotel-abbazia.com)

 

Questi i prezzi per il soggiorno:

– pensione completa, bevande escluse, in camera doppia € 68,00/giorno

– pensione completa, bevande escluse, in camera singola € 75,00/giorno

– pensione completa, bevande escluse, in camera doppia uso singolo

  € 105,00/giorno

Per chi volesse usufruire di parcheggio il supplemento giornaliero è di € 8,00 (va richiesto al momento della prenotazione).

 

Pasti extra per partecipanti esterni (escluse bevande) € 25,00 a persona.

 

I partecipanti che volessero soggiornare nei giorni successivi o antecedenti il Seminario potranno farlo, alle stesse condizioni economiche, previa prenotazione.

 

Per iscriversi compilare e spedire direttamente all’Hotel Abbazia la scheda sottostante, anche via fax, mentre per ulteriori informazioni contattare la Segreteria Generale della S.T.I. (tel. e fax 0444 962921; e-mail sti@teosofica.org)

 

Il termine delle iscrizioni, che va tassativamente osservato per ragioni organizzative dell’Hotel è fissato per il 31 agosto prossimo.

 

MODULO DI ISCRIZIONE

 

Seminario di Studi Teosofici a Grado (GO)

dal 21 al 23 settembre 2012

Da indirizzare all’“Hotel Abbazia” – Via Cristoforo Colombo, 12 – 34073 Grado (GO) – (telefono 0431 80038 fax n. 0431 81722 e-mail: info@hotel-abbazia.com)

 

COGNOME    ______________________________________________________________

NOME       ______________________________________________________________

INDIRIZZO  ______________________________________________________________

TEL. O FAX ____________________________________E-MAIL ___________________

 

□ Camera Doppia            □ Camera singola □ Camera doppia uso singola

Data di arrivo ______________ ora di arrivo ___________

Data di partenza ____________ ora di partenza _________

□ Pranzo del 21              □ Pranzo del 23

Dividerò l’alloggio con ____________________________________

 

DATA, ______________                FIRMA _______________________________

 

 

 

 

NOTE ORGANIZZATIVE

 

Per chi viaggia in automobile: Autostrada A4 Venezia-Trieste Uscita PALMANOVA.

Al semaforo dopo l’uscita dal casello autostradale svoltare a destra per prendere la SS352 (Via Julia): seguire le indicazioni Grado-Aquileia-Cervignano. Al successivo semaforo andare diritti e attraversare il centro di Cervignano senza cambiare strada (SS352). La SS352 passa attraverso Aquileia e porta poi sino a Grado. Per i dettagli sull’ubicazione dell’albergo vedi mappa nel sito internet dell’hotel: www.hotel-abbazia.com

Dall’uscita dell’autostrada fino all’albergo ci sono circa 26 km.

 

Per chi arriva con il treno: linea Venezia – Trieste Fermata Cervignano (del Friuli). Per raggiungere Grado (circa 20 km) si può prendere:

Taxi

Bus (servizio attivo dalle 7:00 alle 20:00 circa)

Per info: www.aptgorizia.it/numero verde 800 955 957 da lunedì a venerdì dalle 7:30 alle 19:15, il sabato dalle 7:30 alle 13:15

oppure www.saf.ud.it/numero verde 800 915 303

In caso di necessità, per il trasporto delle persone dalla stazione delle corriere di Grado sino all’albergo, contattare prima dell’inizio del Seminario la Segreteria Generale della S.T.I.

 

Per chi arriva con l’aereo: Aeroporto di Trieste (Ronchi dei Legionari) Friuli Venezia Giulia (www.aeroporto.fvg.it)

Linee dirette da quasi tutte le principali città: Roma, Napoli, Lamezia Terme, Catania, Trapani, Cagliari, Olbia, Genova, Milano.

Dall’aeroporto per arrivare a Grado (circa 25 km) si può prendere:

Taxi

Bus (APT Gorizia – linee 1 e 26) – per info www.aptgorizia.it / numero verde 800 955 957 da lunedì a venerdì dalle 7:30 alle 19:15, il sabato dalle 7:30 alle 13:15

 

 

SERVIZIO ACCOGLIENZA E SEGRETERIA PERMANENTE: Presso la Sede del Seminario.

 

ISCRIZIONE AL SEMINARIO: euro 20,00 da versare al momento dell’arrivo in albergo, con il ritiro della cartellina personale.

 

 

SEMINARIO DI STUDI TEOSOFICI

“Arte e Teosofia”

 

Hotel Abbazia – Grado (GO) 21-22-23 settembre 2012

 

PRESENTAZIONE

Il movimento teosofico moderno e contemporaneo ha favorito un connubio fra le espressioni artistiche e la spiritualità teosofica.

Lo testimoniano le influenze della Teosofia su grandi artisti quali, solo per citarne alcuni – Kandinskji, Mondrian, Roerich, Scriabjn.

Il Seminario ha l’obiettivo non solo di approfondire questo tema ma anche di ricordare l’opera del teosofo Maestro Renato De Grandis, che seppe coniugare musica e ricerca spirituale.

 

PROGRAMMA

 

 

VENERDÌ 21 settembre 2012

ore 16.00 apertura del Seminario: saluti di benvenuto e introduzione ai lavori

          dr Antonio Girardi, Segretario Generale della Società Teosofica

          Italiana

          prof. Alessandro Bacchin, Centro Internazionale Studi Teosofici di

          Cervignano del Friuli

ore 16.30 Roerich, pittore e teosofo

          Gabriella De Luca, pittrice e socia del Centro Internazionale Studi

          Teosofici di Cervignano del Friuli

ore 17.15 pausa

ore 17.30 Musica, esoterismo e Teosofia

          dr Alessandro Martinisi, Vice-presidente del Gruppo Teosofico di

          Novara, autore del saggio “Il sogno sognato di Karol Szymanowski”

Ore 18.15 Teosofia e architettura: i personaggi

          prof. Massimo Priori, laureato in architettura e diplomato in

          composizione, insegna composizione al Conservatorio “Francesco Antonio

          Bonporti” di Trento

ore 19.30 cena*

 

SABATO 22 settembre 2012

ore  8.00 colazione

ore  9.00 meditazione

ore  9.30 Il Maestro delle Mura Francesco Randone (1864-1935). Teosofia, arte ed

          esoterismo a Roma tra Otto e Novecento

          prof. Flavia Matitti, docente di Storia dell’Arte Contemporanea

          all’Accademia di Belle Arti di Firenze

ore 10.15 pausa

ore 10,30 Poesia e Teosofia

          dott.ssa Valeria Rondoni, poetessa e socia del Gruppo Teosofico

          di Firenze

          Aspetti spirituali nella poetica di Mario Luzi

          dr Mattia Leombruno, Presidente della Fondazione Mario Luzi

ore 12.30 pranzo*

ore 15.30 La Teosofia e i pionieri dell’astrattismo

          prof. Alessandro Bacchin, laureato in pittura presso l’Accademia delle

          Belle Arti di Brera e specializzato presso l’Accademia di Venezia.

          E’ insegnante di Scuola secondaria

ore 16.15 pausa

ore 16,30 “Il cammino nasce dalla frattura – Renato de Grandis, tracce del suo

          mondo musicale”

          prof. Christoph Hahn, docente e musicologo bavarese. Autore di

          numerosi saggi e programmi etnico-musicologici. Dal 1991 redattore

          musicale ed autore alla Bayerische Rundfunk di Monaco

ore 19.30 cena*

 

 

 

ore 21.00 Concerto di musiche per pianoforte di Renato De Grandis eseguite dal

          prof. Antonio Tarallo, docente di pianoforte al Conservatorio

          “Francesco Antonio Bonporti”di Trento

 

DOMENICA 23 settembre 2012

ore  8.00 colazione

ore  9.00 meditazione

ore  9.30 Cinema e Teosofia

          Alfredo Covelli, regista cinematografico, autore di una pregevole

          traduzione delle poesie giovanili di Jiddu Krishnamurti

ore 10.30 pausa

ore 11.00Teosofia e archetipo della bellezza

          dr Antonio Girardi, Segretario Generale della Società Teosofica

          Italiana

ore 12.00 conclusioni del seminario

ore 12.30 pranzo*

 

 (*) i pasti che verranno serviti saranno strettamente vegetariani e senza la somministrazione di alcoolici. Non è prevista nemmeno la possibilità di fumare né durante i pasti né durante le attività in programma. Tutto ciò potrà favorire una migliore “vibrazione” nei nostri lavori.

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Come e quando arriva la Teosofia ad Ascona

05 domenica Ago 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Le origini della Societá Teosofica ad Ascona

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LA VOCE DEL SILENZIO

02 giovedì Ago 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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LA VOCE DEL SILENZIO e altri frammenti scelti dal Libro dei Precetti d’Oro

Novità editoriale di Edizioni Teosofiche Italiane

Edizioni Teosofiche Italiane, la casa editrice della Società Teosofica Italiana – ha pubblicato, nella collana Devozione, con la consueta elegante veste editoriale ideata da Enrico Sempi, la XIV edizione italiana de “La Voce del Silenzio – e altri frammenti scelti dal Libro dei Precetti d’Oro”, testo trascritto da Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891).

Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1889, spicca nel panorama della letteratura teosofica per l’incisività del messaggio ed il profondo significato dei contenuti.

L’insieme di questi frammenti dà vita ad un vero e proprio percorso interiore verso la consapevolezza, compiuto da una coscienza umana che libera le proprie possibilità e scandisce il conosciuto in un passaggio dall’oscurità alla luce, dal pensiero concreto all’intuizione, dal caotico susseguirsi di eventi alla meditazione.

Il volume è composto da 102 pagine ed è venduto al prezzo di copertina di 10 euro. Per i Gruppi Teosofici è previsto il consueto sconto.

(Per la letteratura teosofica in italiano e in inglese consultare il sito di Edizioni Teosofiche Italiane all’indirizzo web: www.eti-edizioni.it).

                                                                                                                                                     Patrizia Calvi

                                                                                                                    Responsabile editoriale di Edizioni Teosofiche Italiane

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18 mercoledì Lug 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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    • Dizionario storico della Svizzera (DSS)

Teosofia

Il termine deriva dal greco theosophia (sapienza divina) e indica una conoscenza mistica del divino ottenuta attraverso la pratica di una disciplina spirituale. La Soc. teosofica, che si rifaceva alla scuola neoplatonica di Alessandria, fu creata a New York nel 1875 da Helena Petrovna Blavatskij, Henry Steel Olcott e William Quan Judge; oggi la sede si trova ad Adyar (Madras, India). I fondatori concepivano la teosofia come dottrina posta al di sopra e al di fuori delle Religioni costituite. La Soc. aveva un triplice scopo: formare il nucleo di una fratellanza universale, promuovere lo studio comparato delle religioni, delle filosofie e delle scienze e studiare le leggi inesplicate della natura e i poteri psichici latenti dell’uomo (Esoterismo). Essa lascia ai propri aderenti una totale libertà e non impone loro alcun dogma. In Svizzera, dal 1901 a Ginevra furono creati rami della Socl, affiliati alla Francia; la sezione sviz. della Soc. teosofica fu costituita nel 1910. Inizialmente i membri erano 61, ripartiti in sette sezioni, con centro amministrativo a Ginevra; salirono a 260 nel 1930, quando la Soc. organizzò il decimo congresso europeo, a 315 dopo il quarto congresso mondiale svoltosi a Ginevra (1936), passarono a 205 nel 1967 (suddivisi tra Ginevra, Losanna, Basilea, Zurigo, Bienne, La Chaux-de-Fonds e Locarno ) e poi a ca. 80/100 nel 1999, suddivisi in cinque rami (tutti a Ginevra). Nel 2011 il centro di Ginevra contava una trentina di membri, suddivisi in tre rami. Il centro di Ascona, attivo dal 2009, ne conta una ventina. Nel 1902 nella Svizzera ted. venne fondata la Soc. teosofica basilese, che comprendeva 132 membri (distribuiti nelle sezioni di lingua ted. presenti a Basilea, San Gallo, Lugano, Berna, Zurigo e Neuchâtel). Sotto l’influsso di Rudolf Steiner, quest’ultima, senza alcun rapporto con la soc. ginevrina, diede vita alla Soc. antroposofica sviz., fondata nel 1920 (Antroposofia).

Archivi
– Archivio della sezione sviz. della Soc. teosofica, Ginevra
Bibliografia
– M. Bohrer, La théosophie au XXe siècle, 1948 (rist. 1982)
– C. Vidal-Graf, La théosophie à Genève au début du XXe siècle, mem. lic. Ginevra, 1992
– «Les postérités de la théosophie», in Politica Hermetica, n.7, 1993, 6-124
– R. Schmidt, Rudolf Steiner und die Anfänge der Theosophie, 2010

Autrice/Autore: Fabrizio Frigerio / luc

URL: http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/I11398.php

© 1998-2011 DSS: Tutti i diritti d’autore di questa pubblicazione elettronica sono riservati al Dizionario Storico della Svizzera, Berna. I testi pubblicati su supporto elettronico sono soggetti alla stessa regolamentazione in vigore per i testi stampati. Diritti di uso e norme di citazione (PDF).

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Giancarlo Fabbri, L’uomo nell’infinito

06 venerdì Lug 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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L’UOMO NELL’INFINITO: Dalla creazione del mondo alla fine dei tempi

 

 

Una leggenda indiana narra di quando gli uomini godevano fama di essere degli Dei, e poiché essi abusarono della loro essenza divina, Brahma, uno degli aspetti di Dio nonché la prima persona della Trimurti (o Trinità indù), volle togliere loro questo potere celeste e lo nascose in un luogo dove sarebbe stato difficile e quasi impossibile trovarlo.

 

Egli lo celò in un posto impensabile alla mente umana e lo occultò proprio nel suo “IO” più profondo ed impenetrabile. Da quel momento l’uomo non ha fatto altro che girare per il mondo, errare tra mare e monti alla ricerca di quello che si trovava dentro di lui.

 

Il mancato ritrovamento del proprio “IO” risale, con tutta probabilità, ancor prima della sua nascita o, stando alle tradizioni pervenuteci, ha generato in lui un offesa morale e un dolore esistenziale mai sopiti.

 

Essi sono il nostro peccato originale che si trasforma in un indiscusso ardente desiderio di “INFINITO” e di una aspirazione verso una non chiara conoscenza d’identità e di libertà.

 

L’uomo, consapevole dei suoi specifici limiti con i quali è perennemente confrontato, scopre, nell’inconscio, di poterli superare perché è consapevole della spiritualità della sua anima e di un suo atteggiamento psicologico finalizzato alla esplorazione di un mondo sconosciuto, al limite inesistente.

 

L’uomo avverte, nella sua manchevolezza, la capacità di superarla e di sottomettere le forze della natura assecondando e promuovendo il progresso umano.

 

L’uomo sa indagare e fa intravedere la possibilità di un mondo con nuovi traguardi, dove i filosofi, gli uomini di scienza e gli artisti tutti ne avevano sottolineato nuovi aspetti capaci, con il talento e la sensibilità, di ampliare la propria conoscenza e penetrare l’universo.

 

Egli sa dare un nome alle cose e risolvere gli arcani interrogativi sul senso della vita, di formulare un concetto personale di sé e del mondo e di trarre norme di comportamento improntate alla morale.

 

Nonostante la sua acuta intelligenza, non potrà andare oltre un dato limite, perché il suo talentuoso e fantastico corpo, così necessario a esternare la vita interiore, è BEN DEFINITO.

 

Egli sperimenta, in tutta consapevolezza, l’angoscia, la morte e quel senso di “FINITUDINE”in cui si concretizzano gli inesorabili contrasti tra ciò che l’uomo ha desiderato e ciò che ha realizzato in concreto.

 

Così, nell’abbraccio della finitudine, egli cerca “l’al di là” senza limiti, cerca L’”Assoluto”, cerca l’”infinito” e cerca “Dio” con quella sua capacità di superarsi e di autotrascendersi in una pace duratura.

 

Nell’esperienza di superarsi, forse riesce a “MISURARE” l’infinito invisibile dentro di sé, quant’unque gli sfugga e nonostante lo abbia identificato e pervaso. Dio, nella sua condizione infinita, è ovunque compiuto e dimora nella sfera intima dell’individuo perché Dio è nell’essenza di ogni cosa e non ha nulla in comune con la materia creata, poiché Egli é “Anima e Pensiero”e perché Dio è “UNO e TRINO” in quanto le persone della trinità sono l’”UNO”.

 

Nell’unione mistica con Dio, l’uomo rinuncia al proprio corpo e dimentica la vita sulla terra in quanto è chiamato ad assumere un immagine divina e a diventare figlio di Dio e perché Dio è un eterna presenza senza alcun processo di “divenire in Dio” poiché ciò che è in lui è già “divenuto”.

Nulla si contrappone a Dio come il tempo, ma Dio è “fuori” dal tempo e ancora una volta, non c’è alcun processo di “divenire in LUI” bensì, solamente l’attimo presente che è “UN DIVENIRE SENZA DIVENIRE E UN RINNOVARSI SENZA RINNOVARE“.

 

In verità , tutto ciò che sta in Dio, e’ una trasformazione volta a rinnovare!

L’uomo non può vivere senza certezza circa il suo destino –ha affermato Benedetto XVI- che rende la sua vita degna di essere vissuta in ogni ambito e circostanza..

 

In questo misterioso viaggio verso l’ignoto, in questa arcana necessità di esplorare le oscure e impenetrabili vie del destino, l’uomo, foriero di spiritualità, si inserisce nel mondo sperimentando nuovi lati della realtà nascosta in un indefinibile e imponderabile misticismo, realizzando così il totale risveglio della coscienza e di ciò che esiste, o potrebbe esistere, per mezzo di una attività psichica la cui natura è, o può diventare, la conoscenza.

 

Esistono diverse definizioni sull’esoterismo, a seconda dell’autore e delle peculiarità semantiche:

 

Per Elena Blavatsky, l’esoterismo è una dottrina segreta, è un compendio di tutte le religioni capace di svelare l’arcano del creato, dell’assoluto, di Dio.

 

Per Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, l’esoterismo è una “scienza spirituale” e una investigazione dei mondi soprasensibili per mezzo della chiaroveggenza.

 

Nella visione occulta dell’uomo, c’è tutto il misticismo del Maestro Eckhart (XIV secolo) il quale affermava; “Nell’anima esiste qualcosa che non è stato creato e non è creabile e, se l’anima tutta fosse così, sarebbe nello stesso tempo “increata” e “increabile”.

 

Orbene questo “Qualcosa” è l’intelletto, insito nell’uomo e, al tempo stesso, “scintilla divina”.

 

Al tempo del paganesimo e dello stesso cristianesimo, esistevano i sacri misteri in cui, attraverso un complesso di rituali solenni, veniva rivelata la giustezza di certe affermazioni di cui l’uomo si serviva per fare parte di una unione misterica, dove si adempiva la liberazione dell’anima dal diritto del corpo.

 

Un esoterismo si espandeva nel vicino oriente in un intreccio di idee filosofiche che avevano influenzato il pensiero ellenistico con dei principi ispirati al cristianesimo e fatto emergere, pertanto, un dualismo tra Dio e il mondo, la cui salvezza spirituale, era riservata solo a coloro che avevano una conoscenza superiore, perfetta e salvifica del divino.

 

Mentre un misticismo si rivelava nel cristianesimo, la kàbala si occupava di mistica ebraica dove la creazione del mondo si esprimeva in forma di lettere, di numeri, di figure e sogni e il Sufismo si propagava verso l’islam con il ricorso alla meditazione e all’estasi. Esso si proponeva di incorporare l’anima (l’ensomatosi) e credeva in una preesistenza divina dello spirito che svelava l’ESISTENZA di una scintilla divina che trascendeva il tempo dell’umana finitudine.

 

Mentre l’esistenza di una “NON” conoscenza consentiva a quella scintilla di eternarsi nell’uomo in uno stato puramente illusorio i misteri affermavano, oltre quella scintilla di umana finitudine, la presenza di una particella luminosa che trascendeva il tempo perché essa era già presente nello spirito dell’uomo e lo guidava in vita e nella gloria di Dio. Essa era il mistero e la spiritualità con i quali l’uomo dava un profondo significato alla sofferenza, alla morte e al suo destino.

 

San Paolo, parlando dei misteri esoterici, aveva accennato ad un insegnamento riservato ai pochi ed aveva sostenuto la necessità di una sapienza che non era di questo mondo bensì, di una sapienza divina nascosta che Dio aveva già predisposta da secoli per la nostra beata condizione in cielo. Era una sapienza sconosciuta ai troni e alle dominazioni poiché, se essi l’avessero conosciuta, non avrebbero martirizzato il figlio di Dio sulla terra, nostro signore Gesù.

 

Nonostante nei 2000 anni di storia del mondo si sia parlato sempre meno dello spirito è, ancor oggi, possibile ritrovare nel cristianesimo “un qualcosa” di mistico della sapienza e della Gnosi ricevuti nei misteri in una contemplazione mistica riconducibile all’estasi e alla visione dello spirito.

 

Secondo Alfonso Constant, noto con lo pseudonimo di Eliphas Lévi, la messa in disparte dei misteri è stato il tradimento messo in atto da falsi gnostici che non avevano nulla in comune con quelli del cristianesimo primitivo, i quali allontanarono la chiesa dalle supreme verità della Kàbala che conteneva tutti i segreti della teologia trascendentale.

 

L’uomo ha un inconfessato desiderio di “INFINITO” che potrebbe comparirgli innanzi e che egli potrebbe cercare di sfiorare in una attesa e in un sogno capaci di affascinarlo. Comunque e senza presunzione alcuna, è fuori dubbio che l’agognato infinito possa trovare posto in ambito esclusivamente umano, nonostante il cristianesimo sostenga tale possibilità, perché l’incarnazione di Dio sulla terra ha invalidato ogni divario attraversola Graziae fa, di ogni uomo, il Suo Universo; addirittura “l’universo di Dio”. Il Cristianesimo realizza una comunione tra Dio e l’uomo a differenza dell’Islam che si configura come religione della legge, cioè una dottrina basata sull’accettazione di ciò che è scritto e, dall’Ebraismo che è ciò che è stato espresso.

 

La grandezza del cristianesimo sta nel mistero eucaristico nel quale esiste l’eventualità che Dio venga ad abitare nell’uomo e faccia della nostra anima il suo creato.

 

Nell’instancabile perpetuarsi del tempo universale, c’è l’eternità che si fa “UNIVERSO” dove, nel suo immaginario e divino intelletto, l’uomo ha plasmato e colmato l’infinito di gloria e immortalità, affinché si eternassero i pensieri suoi più nobili e si perpetuassero le più alte coscienze.

 

Questo è l’uomo alla ricerca infinita dell’infinito, dalla creazione del mondo e fino alla fine infinita dei tempi. E così sia!

 

 

 

 

 

 

Ascona, giugno 2012                                                                          Giancarlo Fabbri

Membro della società teosofica svizzera

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04 mercoledì Lug 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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NEWSLETTER DELLA SOCIETÀ TEOSOFICA ITALIANA DEL 25/06/2012

Newsletter della Società Teosofica Italiana giugno 2012

La riflessione del mese: consapevolezza fra linguaggio e conoscenza

L’essere umano ha un forte anelito alla conoscenza, quasi che vi sia in lui intrinsecamente l’esigenza di fissare nel tempo e nello spazio rappresentazioni ordinate e trasmissibili della vita e dell’esperienza.
Questo processo assume un significato ancor più ampio se tiene conto di tre fattori:
a) la conoscenza è qualcosa di assai più profondo del linguaggio che la esprime, poiché quest’ultimo la restringe infatti necessariamente entro ambiti assai limitati;
b) i sistemi di pensiero assumono il loro vero significato se sono in grado di collegarsi strettamente all’elemento immateriale dell’intuizione;
c) l’espansione della coscienza è un processo legato all’evoluzione e non può prescindere da un’osservazione attenta e neutrale e dall’intima disponibilità di rimettere quotidianamente in discussione i risultati della ricerca, sulla base dei risultati della stessa.
Il processo della conoscenza presuppone una vera e propria “passione interiore”, pronta ad alimentare un percorso che può condurre l’uomo oltre i limiti della personalità e a una presa di coscienza in grado di andare oltre al dualismo spirito-materia, riconoscendo in ogni grado e livello della materia stessa una preziosa componente spirituale, che è la base stessa dell’evoluzione.

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