A mio figlio Davide,

Ingegnere

 

Il tempo è vita

 

Attraverso un’attenta e profonda meditazione sul tempo che passa da una parte all’altra della nostra vita (ma sarebbe più conveniente affermare come sia la nostra vita a passare nel tempo), l’uomo si porta appresso non solo le sue pervicaci certezze, ma anche le imperscrutabili precarietà e le amarezze, retaggi di speranze disattèse e di sogni a lungo inseguiti e cercando di coinvòlgere, a causa delle sue avidità e bramosìe, gli altrui propositi e necessità.

Nella ricerca dell’umano domìnio, vorrei ricordare alcune affermazioni di Gabriel Marcel, filosofo, scrittore, drammaturgo e critico musicale: “La separazione di una razionale ispirazione cartesiana tra il soggetto e l’oggetto ha portato l’uomo a pensare in maniera ingiusta di poter dominare il mondo; pertanto è necessario recuperare l’unità fra soggetto e oggetto partendo “dall’io e dal corpo”, che non è altro da te, in quanto io sono il mio corpo”.

Si comprende come il filosofo abbia voluto evidenziare l’impossibilità di risolvere i problemi “dell’essere” in modo razionale bensì, attraverso la trascendenza, in quanto mistero.

In una situazione tra due princìpi antitètici, l’uno si basa sull’esperienza scientifica e l’altro accetta l’”essere” nella trascendenza; ma per accostarsi ad essa occorre tanto amore, diverso e impareggiabile da qualunque altra fede in Dio, che il filosofo definisce: “Il tu assoluto”.

Esiste poi una differenza tra il problema e il mistero, dove il primo è l’oggetto che fronteggia il soggetto che non è parte del problema in sé trovandosi in una posizione esterna, e quindi privilegiata che gli consente più facilmente una soluzione condivìsa.

È una soluzione scientifica separata dal processo che ha consentito di individuarla, mentre il problema del mistero resta un vero enigma che coinvolge direttamente il soggetto in quanto ìnsito nel mistero dell’essere attraverso la trascendenza. Se nella conoscenza scientifica conta il risultato e non l’autore, nel percorso filosofico l’esito non è disgiunto dall’autore stesso.

L’uomo è continuamente confrontato con il mondo che lo coinvolge e lo trascina in un vago presagio, instabile e proiettato verso una fine inattèsa in un intreccio intellettuale, spirituale e di meditazione, dal quale emergono, tra l’altro, figure paterne privàte di quella autorità parentàle che le avevano contraddistinte e desiderose di ritornare ora agli antichi ruoli nonostante tutto ciò sia problemàtico in questa modernità digitalizzata e dei mass-media che ha influito non poco sulle aspirazioni dei giovani nel rapporto padre-figli.

C’è un tempo della vita e quello dello spirito nei quali l’uomo, rivestitosi di misticismo, vive la sua epoca come fosse un eterno presente amplificato e distòrto in un contesto di attimi fuggènti.

Attraverso il tempo dello spirito, l’uomo indaga sulle sue malinconie e le angosce, invèstiga sulle gioie e le disperazioni e scopre in sé “un essere finito che tende all’infinito” che si compiace di avere in sé un infinito preesistente.

Nonostante viva in lui un anèlito di situazioni incerte ed emozionanti, proiettate verso una rinascita, egli cerca volutamente di distrarsi per non doversi porre troppi quesiti e non cedere alla solitudine forièra di apprensioni angoscianti.

È proprio in questo scorrere di frenetici e incalzanti avvenimenti, che il tempo è vita…

 

 

Ascona, luglio 2015

 

Fabbri Giancarlo,

Membro della Società Teosofica Svizzera

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