Seminario Ascona 2017

25.3.2017

Marco Boccadoro

 

Kali Yuga , un futuro senza speranza o verso un nuovo Satya-Yuga?

 

Il più lungo poema epico mai scritto, cioè il  Mahabharata (10 volte più lungo dell’Odissea e dell’Iliade sommate) che narra della  guerra di Kurukshetra finisce con la morte di  Krishna e la fine della sua dinastia. Questi segna pure l’inizio dell’era Indù del Kali Yuga, la quarta ed ultima (forse) era dell’umanità, nel 3102 a.C.

Kali Yuga significa l’era oscura, della discordia, caratterizzata dal Male:

Markandeya (un antico rishi, un saggio) ne parla così:

“I governanti diventeranno irragionevole: saranno imposte tasse ingiustamente.

I governanti non vedranno più come loro dovere  promuovere la spiritualità, o proteggere i loro popoli: essi diventeranno un pericolo per il mondo.

La gente inizierà a  migrare verso paesi ricchi di  grano e orzo

L’avarizia e l’ira saranno comuni. Gli esseri umani mostreranno apertamente ostilità verso l’altro.

La morale sarà ignorata.

La gente avrà pensieri omicidi senza giustificazione e non vedrà nulla di sbagliato in ciò.

La lussuria sarà considerata come socialmente accettabile e il rapporto sessuale sarà visto come il requisito centrale della vita.

Il peccato aumenterà in modo esponenziale, mentre la virtù svanirà e cesserà di fiorire.

La popolazione  diventerà  dipendente da bevande e droghe inebrianti.”

 

 

Potremmo continuare su questo registro, ma a questo punto ciascuno di noi ha capito che ci troviamo  nel Kali Yuga, l’ epoca  in cui il materialismo e le realizzazioni della tecnologia sono al  culmine.

Ma quanto durerà il Kali Yuga, cosa ci riserva il futuro?

Le fonti sono discordi, al riguardo.

Il Kali Yuga è una delle quattro ere del Buddismo e dell’Induismo: Satya Yuga, Treta Yuga, Dvapara Yuga e Kali Yuga.

Anche gli antichi greci distinguevano le quattro età della civiltà umana in Età dell’Oro, Età d’argento, Età del Bronzo ed Età del Ferro, siamo quindi, come detto, nel Kali Yuga o Età del Ferro.

L’inizio del Kali Yuga è situato verso il 3102 a.C, con la morte di Krishna, quando ci sarà la discesa di Kalki (2), il decimo e ultimo avatara  di Visnu, che apparirà su un cavallo bianco e con una spada fiammeggiante distruggerà il Male.

Curiosamente anche il calendario Maya inizia più o meno alla stessa data, cioè il 3113 b.c  : inizia il grande ciclo Maya. Questi dura fino al 2012 della nostra era, ed è diviso in 13 Baktuns di 144000 giorni. L’ultimo baktun è l’era della trasformazione della materia.

Anche gli Aztechi parlano di 6 grandi ere, da 5000 anni l’una., di cui la quinta inizia nel 3114 b.c. e finirà con il terremoto del sole, per entrare nel 2012 nel nuovo sole.

Tornando al  Kali Yuga, alla fine il ciclo ricomincia ripartendo secondo la tradizione vedica dalla più nobile era, cioè il Satya-Yuga, e questo passaggio viene accompagnato da una incarnazione di Visnu (Kalki Avatara) che appare per purificare la Terra e distruggere il Male.

A questo proposito, come abbiamo sentito ieri, la signora Blavatsky nel suo breve articolo pubblicato nel gennaio 1884 dal titolo “Premature and Phenomenal Growths” dice che dopo il Kali Yuga torna non il Satya Yuga, ma il  Dvāpara-Yuga, poi il Tretā-Yuga ed infine il Satya-Yuga, per un totale di 7 cicli. (4).

Ciò ripete il pattern involutivo / evolutivo noto in teosofia:

Il ramo discendente, consistente  nell’aumento di separatività dei singoli esseri e nella crescente materialità delle loro forme; il processo di discesa nella materia, fino al punto più basso, coicidente con il Kali Yuga, poi l’evoluzione verso il ramo ascendente, consistente nel sollevarsi verso l’unità e nell’assumere forme più sottili, tendendo con questa ascesa alla vita libera da veli.

Per quanto riguarda la durata degli Yuga, i veda parlano di di 432’000 anni!

Questi grandi numeri derivano dalla durata del giorno di Brahma, il creatore dell’Universo nella Trimurti dell’induismo.

In effetti, un giorno di Brahma corrisponde a circa  4.3 miliardi di anni terrestri, e ciò corrisponde esattamente alla data di formazione del sistema solare e del nostro pianeta!  Ciò è stato dimostrato da esami su meteoriti e campioni di minerali, su questo punto la scienza è concorde.

La cosa stupefacente è che le Scritture parlavano di questo dato già migliaia di anni or sono, mentre fino al diciannovesimo secolo si pensava che l’età del nostro pianeta fosse tra 20 e 400 milioni di anni (Lord Kelvin)

Ricordiamoci che i veda risalgono al periodo che va dal 1200 al 150 b.c

Ma torniamo alle metriche degli Yuga:

Satya-Yuga (era della verità)     4 x 432 000 = 1 728 000

Tretā-Yuga                                      3 x 432 000 = 1 296 000

Dvāpara-Yuga                                2 x 432 000 = 864 000

Kali-Yuga                                         1 x 432 000 anni terrestri

Totale delle quattro ere: 10 x 432 000 = 4,32 milioni di anni terrestri (Brahma-vaivarta Purana 2.54.34-38)

1000 di questi cicli corrispondono ad un giorno di Brahma, o kalpa.

Durante un giorno di Brahma si susseguono 14 Manus (i padri progenitori dell’umanità) e cioè 14 manvantara di 308 milioni di anni ciascuno. Per la cronaca ci avviciniamo al settimo manvantara, chiamato Vaivasvata Manu, all’incirca a metà del giorno di Brahma. Ogni manvantara dura 71 Maha-Yuga (cioè cicli delle 4 ere) . Ci troviamo nel Kali Yuga del 28. Maha-Yuga.

La vita di Brahma corrisponde alla durata dell’Universo, cioè 30x12x100 suo giorni, o 311 triliardi e 40 miliardi di anni.

Dopo di ché l’universo viene inghiottito da Maha-Visnu. Brahma ha la metà della sua esistenza dietro a sé, quindi l’universo esiste da 150 triliardi di anni. (1)

Ciò non coincide per nulla con le osservazione degli astrofisici, per i quali l’età dell’universo è di circa 14 miliardi di anni. Quindi, o prima dell’Universo visibile esisteva un Universo invisibile, oppure ha ragione la scienza ufficiale e i Veda hanno torto. Bisogna dire che nei Veda troviamo la relatività del tempo, l’età precisa della Terra, il modo in cui il nostro sole morirà (coincide con quanto possiamo oggi osservare con potentissimi radiotelescopi) e molto altro, quindi bisogna prenderli molto, ma molto sul serio.

La cosmologia Purana contiene già concetti e scoperte dell’astrofisica del  ventesimo secolo, ad esempio l’espansione dell’Universo, (scoperta solo negli anni venti del ventesimo secolo da Alexander Fiedman e da Edwin Hubble, l’universo si espande del 10 % ogni miliardo di anni) il fatto che la materia è energia,(postulata da A.Einstein nel 1905) l’età della terra,  il fatto sorprendente che il sole, alla fine della sua esistenza, diverrà una gigante rossa ed incendierà i pianeti del sistema solare.

Da notare a questo proposito che la stella più vicina in fase gigante rossa è gamma-Crucis, distante 88 anni luce dal nostro pianeta! Come facevano i saggi nell’antichità a possedere tutte queste conoscenze, senza la nostra tecnologia?

Il sapere  contenuto nei Veda spazia sulla medicina (Ayur Veda), sugli oggetti volanti (Vimana-Veda) , sull’architettura ed ingegneria civile (Sthapatya – Veda) , sulla scienza militare (Dhanur-Veda), sulla geometria, matematica, musica, scrittura. (2)

Malgrado l’autorevolezza dei veda, è’ importante  però riflettere se questi tempi lunghissimi siano da prendere alla lettera.

Infatti, se così fosse, avremmo ancora 428’000 anni di Kali – Yuga, e qualsiasi riflessione in merito perderebbe  di interesse, in quanto per un futuro lunghissimo saremmo in una situazione catastrofica, senza speranza, un lunghissimo futuro buio, malefico, distruttivo, che peggiora continuamente.

Esistono altre interpretazioni delle metriche dei Veda, fonti Maya e Nostradamus parlano di cicli di 5000 o 10’000 anni.

Sembra che i cicli di 5000 anni rivestano un’importanza particolare, essendo dei sotto cicli degli Yuga.

I primi 5000 anni del nostro Kali Yuga coinciderebbero più o meno con la fine dell’800, data della fondazione della Società Teosofica (4)

Sri Yukteswar riferisce che in realtà un ciclo completo dura 12’000 anni e non 4’320’000, poiché c’è una discrepanza tra anni divini e anni terrestri (fattore 360) . Anche nei Veda si parla di anni dei Semi-Dei e di anni terrestri, di un Universo a più dimensioni (14 dimensioni) e con uno scorrere del tempo diverso dal nostro.

Inoltre il ciclo completo, come riferito dalla Signora Blavatsky, andrebbe dal Satya Yuga al Kali Yuga, poi da lì al Satya Yuga di nuovo, per una durata totale di circa 24’000 anni. Il periodo della precessione degli equinozi (25’800 anni) coincide più o meno con questo dato.

Anche sulla durata dei singoli Yuga le opinioni sono discordi, si parla di una durata fissa di 3000 anni l’uno. La fine del Kali Yuga attuale, secondo alcune fonti, è da collocare verso il 2025, con un periodo di transizione fino al 2325, caratterizzato da catastrofi ambientali e dalla scomparsa della civilizzazione…

Per riassumere il tutto, non conosciamo né l’inizio, né la durata degli Yuga.

Bisogna dire che i veda risalgono a 3000 anni fa, che non è giunta a noi , purtroppo, una grande percentuale di questo compendio, inoltre che nell’ esoterismo i numeri hanno un valore simbolico che non viene sempre svelato.

Matematica a parte,  la visione trasmessaci dai Veda è quella di quattro (o sette ere) che si susseguono periodicamente a comando, inframmezzate da catastrofi che provocano la scomparsa delle civiltà. Per far scomparire la nostra civiltà direi che non bisogna scomodare il decimo avatara di Visnu, siamo anche nell’era del “Fai da te” , abbiamo bombe atomiche in numero sufficiente (ca 7300 testate solo in Russia, 4500  in USA) per cancellare ogni nostra traccia dalla faccia della terra…

L’aspetto inquietante degli Yuga nella visione Induista è che  l’essere umano, in questo grande disegno, assiste  impotente e rassegnato, è sballottato passivamente da un’era all’altra senza poter farci nulla. Si aspetta fatalisticamente il Satya Yuga, per ora non c’è limite al peggio…

Provocatoriamente, ci sono due immediate conseguenze: la prima è che per ogni scenario servono degli attori, quindi se siamo nel Kali Yuga, servono dei cattivi, anche se tutti volessero comportarsi bene, la seconda è che qualunque cosa gli esseri umani intraprendano, la rappresentazione deve continuare indisturbata. Finora abbiamo considerato la cosa dal punto di vista della tradizione vedica.

 

Il fatalismo ci deresponsabilizza! Invece, il Kali Yuga può essere un’opportunità di combattere il Male.

Infatti, quale dev’essere il ruolo della Teosofia in questo scenario ?

Prima di tutto il Male ed il Bene dipendono da noi e non da un grande burattinaio, come  è scritto nella lettera numero 10 dei Mahatma ad A. P. Sinnett:

“… Il vero male proviene dall’intelligenza umana e la sua origine è provocata solo dall’uomo razionale che si allontana dalla Natura…L’ambizione, il desiderio di procurare la felicità e gli agi a coloro che amiamo, ottenendo onori e ricchezze, sono sentimenti naturali e degni di lode, ma quando trasformano l’uomo in un ambizioso e crudele tiranno provocano inenarrabili sofferenze in coloro che lo circondano, nelle nazioni e negli individui….

l messaggio teosofico è un messaggio di speranza, fratellanza, di ricerca  della Verità, del Bello e del Buono, e del percorrere il sentiero virtuoso  che ci farà ricongiungere con l’Essere Immanente.

Così inizia “il Tempio interiore” di  A. Besant: (3)

“Se fosse possibile trasportarci col pensiero nello spazio, in un punto dal quale potessimo vedere tutto il corso dell’evoluzione e studiare la storia della catena dei nostri mondi…si potrebbe raffigurare il tutto in un grande quadro. Io vedo un’alta montagna sita nello spazio, con una strada che gira attorno e circonda a spirale tutta la montagna, sino alla vetta. Le svolte di questa strada sono in numero di sette, e ad ogni svolta io vedo sette luoghi di sosta ove i pellegrini soggiornano per un pò….  A misura che saliamo la strada lungo il sentiero a spirale, vediamo che questo termina alla sommità della montagna e conduce a un poderoso Tempio…

Quel Tempio rappresenta la meta del pellegrinaggio….”

Questa splendida visione della signora Besant è l’essenza del percorso  della ricerca Teosofica. C’è il sentiero, la fratellanza, poiché i pellegrini illuminati aiutano i loro vicini che faticano, la speranza, lo scopo ultimo dell’esistenza, cioè che l’Anima attraverso la purificazione, il controllo dei pensieri, la formazione del carattere, la trasmutazione delle qualità inferiori in quelle superiori,  arrivi finalmente al Tempio, all’Essere Immanente, alla Conoscenza.

Quindi non si tratta di attendere il Salvatore  o una nuova Era, ma di salvare noi stessi. Nessun uomo può salvarne un altro, dobbiamo risalire con le nostre forze, la soluzione è dentro di noi.

 

Bibliografia:

  • P.B, The Secret Doctrine, Vol 1, p 377
  • Risi, Gott und die Götter, Govinda Verlag, 1999, ISBN 3-906347-30-3
  • Besant, in the Outer Court, The Theosophical Publishing Society, 1895
  • William Q. Judge, “Letters That Have Helped Me”, (p. 97)
  • P.B., Premature and phenomenal growths, from H.P. Blavatsky Theosophical Articles, Vol I., 1884
  • Besant, Il Sentiero del Discepolo

 

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