Marco Boccadoro
10.3.2019
Seminario Teosofico-Marco-Boccadoro
Cos’è la bellezza?
Per Plotino, è una qualità che diventa sensibile alla prima impressione. L’anima, avendola riconosciuta, le si accorda, e allo stesso modo quando è impressionata da una cosa brutta, si agita, la rifugge e la respinge . L’anima , che è vicina all’Essere Immanente, si compiace di contemplare ciò che è dello stesso genere suo, si ricorda di sè e di ciò che le appartiene.
“La bellezza è materia che partecipa di un’idea venuta dagli Dei, se non partecipa né di una ragione né di una forma è il brutto assoluto.”
“Il Bello intelligibile è il luogo delle idee , e il Bene che è al di là lo dirà sorgente e principio del Bello.”[1]
Claude Bragdon [2], riflette sui parallelismi tra Teosofia e Bellezza in un suo affascinante libro in cui enuncia le sette regole della bellezza nell’arte.
Vi avevo già accennato in un precedente seminario, ma vale la pena ricordarle brevemente.
Si tratta di leggi per lo più inconsce che gli artisti, gli architetti hanno seguito nella storia, per creare la Bellezza.
La prima regola è che la bellezza segue la legge dell’Unità che ben conosciamo in teosofia.
Quando pensiamo ad esempio alla cattedrale di Notre Dame, la ricordiamo come un qualcosa di unico, una complessità coordinata.
La seconda legge è la legge della polarità, della dualità, maschile e femminile, sole e luna, giorno e notte, fuoco e acqua. Nelle cattedrali gotiche la dinamica maschile – femminile è onnipresente, come pure i riferimenti ai numeri, siccome le logge massoniche del Medioevo che le costruivano erano custodi delle scienze esoteriche.
La terza legge è la trinità, il tre e i suoi multipli sono frequenti nelle chiese e nelle cattedrali, appunto.
La quarta legge è la consonanza o ripetizione, come ben noto in teosofia,: come il piccolo, cosi il grande. Secondo Hermes Trismegistos, ciò che esiste in grandi dimensioni c’è pure nelle piccole: “così sopra come sotto.”
Il microcosmo e il macrocosmo, come espresso modernamente anche dalla teoria dei frattali. Ogni foglia è un albero in miniatura, ad esempio. Nella musica la tonica torna in sé stessa nell’ottava, il tema vien ripetuto in minore, eccetera.
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La quinta legge è la diversità nella monotonia, ad esempio i capitelli delle colonne delle arcate del Palazzo Ducale a Venezia: simili ma molto diverse nel dettaglio. Così come tutti gli uomini sono fratelli, ma ognuno ha la sua unicità. L’identità non esclude la differenza.
La sesta legge è il cambiamento ritmico, pensiamo solo all’espansione e alla contrazione dell’universo.
La settima e ultima legge è l’irradiazione, come il Logos irradia la sua vita e luce nell’universo.
Esempi tra molti, il Colosseo, basato su un’ellisse, una figura generata da due punti focali, il Pantheon, basato sul cerchio, le linee delle Cattedrali gotiche che convergono verso un centro comune.
Krishnamurti mette in relazione bellezza e armonia:
“La bellezza non è nei Musei, nei dipinti, nelle statue, o ascoltare un concerto: la bellezza non è nella poesia o nel bel cielo di una serata o nella luce sull’acqua, o nel volto di una bella persona, o in un edificio. La bellezza non può essere percepita da una mente superficiale che è catturata dal disordine del mondo.
C’è bellezza solo quando la mente e il cuore sono completamente in armonia .”
Ed eccoci a riflettere sul significato di armonia, che significa equilibrio, pace, disposizione, proporzione, (derivante da armozein, cioè connettere, collegare) .
L’armonia è presente in tutta la Manifestazione, è la natura dell’universo, il consensus rerum .
La corrispondenza tra i corpi celesti, l’anima, il corpo, e gli elementi della composizione musicale era stata enunciata molte volte nell’antichità. L’ armonia celeste era stata cantata nella Bibbia e la definizione di Boezio di condivisione tra musica del pianeta, umana e strumentale ha rivendicato l’autorità delle arti liberali per dieci secoli.
Keplero, nel quarto libro dell’Harmonices Mundi [3], scopre l’armonia fisica nel movimento dei pianeti, scopre cioè che la differenza tra le velocità angolari massime e minime di un pianeta nella sua orbita approssima una proporzione armonica, e armonie musicali, una specie di coro celeste.
Infatti, i pianeti sembravano approssimare le armonie rispetto alle proprie orbite. Le velocità massime e minime di Saturno (misurate in termini di secondi d’arco visti dal Sole) differivano di un rapporto 4/5 quasi perfetto (la terza maggiore, in musica). I moti estremi di Giove differivano di un rapporto 5/6 (una terza minore ). Le orbite di Marte, Terra e Venere si approssimavano alle seguenti armonie: 2/3 (chiamato “diapente”) per Marte; 15/16 per la Terra, o la differenza tra mi e fa.
Se L’armonia è la natura dell’universo, l’armonia interna è però il presupposto della ricerca spirituale.
La signora Blavatski scrive, nella Voce del Silenzio [4]:
“Prima che l’anima possa vedere, deve raggiungere l’armonia interna, e gli occhi della carne devono essere resi ciechi ad ogni illusione.”
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L’armonia interna, la virtù, sono, diciamo così, l’equipaggiamento del candidato, necessario per percorrere il Sentiero spirituale:
“La scala per cui sale il candidato è fatta di gradini di sofferenze, queste non possono essere ridotte al silenzio che dalla voce della virtù….Guai a colui che osa contaminare un sol gradino con i piedi fangosi.”
Anche Giordano Bruno [5] ci ammonisce sulla necessità del sentiero di purificazione.
“Non è armonia e concordia dove è unità, dove un essere vuol assorbir tutto l’essere; ma dove è ordine et analogia di cose diverse; dove ogni cosa serva la sua natura. Pascasi dumque il senso secondo la sua legge de cose sensibili, la carne serva alla legge de la carne, il spirito alla legge del spirito, la raggione a la legge de la raggione: non si confondano, non si conturbino. Basta che uno non guaste o pregiudiche alla legge de l’altro, se non è giusto che il senso oltragge alla legge della raggione.”
Radha Burnier [6] scrive:
“La scoperta dell’armonia è l’obiettivo dello yoga e di tutte le grandi opere; anche queste
svelano qualcosa — seppur in modo frammentato — di questa verità fondamentale.
Uno dei Mahatmas scrisse: “riconosciamo solo una legge nell’universo, la legge dell’Armonia, dell’ equilibrio perfetto. Cioè l’esistenza del più sottile sattvaguna o qualità, il che implica la scoperta di cosa significhi veramente yoga.”
Lo “spirito astrale” (corpo mentale superiore?), per Marsilio Ficino, è in grado di percepire l’armonia della Manifestazione, il collegamento tra tutte le cose, l’anima mundi:
“Dal trattato di Sinesio sui sogni, il Ficino desume l’idea di uno spirito astrale collocato fra il corpo e l’anima mundi. La tesi di un pneuma luminoso di natura siderale che cola nelle vene è Aristotelica. ….Nel sonno e nell’estasi, quando i sensi tacciono, lo spirito può vagare da un’estremità all’altra dell’anima mundi; abbandona il corpo del dormiente migrando nelle regioni dell’immaginario per assistere alle visioni di cui è il protagonista ; può sentire l’armonia delle sfere impressa nell’anima durante la sua discesa sulla terra. ” [7]
Viviamo l’era dell’informazione, pervasiva, ossessiva, e della conoscenza a portata di mano. La saggezza è però un’altra cosa.
Dice Krishnamurti: Nella nostra ricerca di conoscenza, nei nostri desideri acquisitivi, stiamo perdendo l’amore, stiamo smorzando il sentimento per la bellezza, la sensibilità alla crudeltà; stiamo diventando sempre più specializzati e sempre meno integrati. La saggezza non può essere sostituita dalla conoscenza, e nessuna quantità di spiegazione, nessuna accumulazione di fatti, libererà l’uomo dalla sofferenza. La conoscenza è necessaria, la scienza ha il suo posto; ma se la mente e il cuore sono soffocati dalla conoscenza e se la causa della sofferenza viene spiegata, la vita diventa vana e priva di significato …
L’informazione, la conoscenza dei fatti, sebbene sempre crescente, è per sua natura limitata. La saggezza è infinita, include la conoscenza e il modo di agire; ma prendiamo un ramo e pensiamo
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che sia l’intero albero. Attraverso la conoscenza della parte, non possiamo mai realizzare la gioia del tutto. L’intelletto non può mai portare al tutto, perché è solo un segmento, una parte.
Abbiamo separato l’intelletto dal sentimento e abbiamo sviluppato l’intelletto a scapito del sentimento. Siamo come un oggetto a tre gambe con una gamba molto più lunga delle altre e non abbiamo alcun equilibrio. Siamo addestrati per essere intellettuali; la nostra educazione coltiva l’intelletto perché sia acuto, astuto, acquisitivo, e così gioca il ruolo più importante nella nostra vita. L’intelligenza è molto più grande dell’intelletto, perché è l’integrazione della ragione e dell’amore; ma può esserci intelligenza solo quando c’è conoscenza di sé, profonda comprensione del processo totale di sé.”[8]
Ma torniamo all’argomento iniziale, l’armonia. Ma siamo poi in armonia con l’universo? L’umanità è sì collegata da internet, però divisa da migliaia di lingue, centinaia di caste, religioni, sette religiose e ideologie politiche.
Invece di essere agenti di amore e servizio, molti gruppi incoraggiano le differenze, le critiche, l’opposizione e gli attacchi agli altri.
Chi segue il sentiero della ricerca teosofica sa bene che è necessario invece rifuggire dalla tirannia della materia, dalla separatività, dall’egoismo, dai desideri, per raggiungere l’ armonia con il Sé, la consapevolezza, e sentire la musica celeste, percepire l’unità della vita.
Solo così, forse, si potranno risolvere, almeno in parte, i problemi del pianeta, le guerre, la violenza, la fame, la povertà, l’inquinamento, tutto questo Male, e lasciar entrare il Bene, e Bellezza, Saggezza, Armonia.
Bibliografia:
[1]Plotino, Enneadi, I 6, 1-2, Bompiani, 2000.
[2] Claude Fayette Bragdon, the Beautiful Necessity, start classics
[3] Johannes Kepler, Harmonices Mundi, 1619. (Ioannis Keppleri Harmonices mundi libri V)
[4] H.P. Blavatsky, La Voce del Silenzio, ETI, 2012
[5] Giordano Bruno Nolano, De gli eroici furori, in Dialoghi filosofici italiani, a cura di Michele Ciliberto, Mondadori, Milano 2000
[6]Radha Burnier , On the Watch-Tower, The Teosophist, 2012
[7] B. Boccadoro, Enciclopedia della Musica, Einaudi
[8] J.Krishnamurti, The Book of Life, Harper San Francisco, 1995

Foto : Seminario Teosofico-Marco-Boccadoro

 

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