Foto dei fratelli Robert, Adolf e Hermann von Schlagintweit (1847)

Perché Blavatsky ce l’aveva con Emil ?

Quando la Blavatsky critica Emil Schlagintweit nella Voce del Silenzio, lo fa proprio perché lo considera un accademico “profano”, un uomo rimasto fuori dalla cerchia spirituale, incapace di comprendere i veri segreti occulti dell’Oriente che solo i membri della fratellanza spirituale potevano conoscere.

Ecco alcune delle curiosità più affascinanti e insolite sulla vita di Emil Schlagintweit e sulla sua straordinaria famiglia:

🌟 1. Una famiglia di esploratori “superstar”

Emil faceva parte di una famiglia che nell’Ottocento era celebre in tutta Europa quasi quanto Alexander von Humboldt. I suoi tre fratelli maggiori (Hermann, Adolf e Robert) compirono tra il 1854 e il 1857 una leggendaria spedizione scientifica in India e ad alta quota nell’Himalaya e nel Tibet, finanziata dalla Compagnia britannica delle Indie Orientali e dal re di Prussia. Emil non partì con loro per motivi di studio, ma divenne il custode e l’analizzatore scientifico della mole immensa di manoscritti e documenti che i fratelli riportarono in Europa.

🏛️ 2. Un tibetologo che non vide mai il Tibet

La curiosità più singolare su Emil Schlagintweit come orientalista è che, a differenza dei fratelli, non mise mai piede in Tibet. Tutta la sua immensa conoscenza del tibetano, dei testi sacri e del buddhismo venne sviluppata “a tavolino” a Monaco di Baviera. Lavorò analizzando i blocchi di testo xilografici, i manoscritti originali recuperati dai fratelli e le collezioni della Biblioteca Reale. Nonostante questa distanza fisica, il suo libro Buddhism in Tibet (***) fu così accurato da rimanere un testo di riferimento per decenni.

⚖️ 3. Una doppia vita stravagante

Emil non era un accademico di professione. Di fatto, la sua carriera principale era quella di giurista e magistrato. Lavorò per tutta la vita nell’amministrazione giudiziaria del Regno di Baviera (fu procuratore e giudice a Zweibrücken e Kaiserslautern). L’orientalismo e lo studio del tibetano erano per lui un “passatempo” accademico e privato, coltivato la sera e nei momenti liberi con una dedizione e un rigore da scienziato assoluto.

🏔️ 4. Il tragico destino del fratello Adolf

Mentre Emil studiava i testi in Germania, la spedizione di famiglia in Asia fu segnata dalla tragedia. Suo fratello Adolf, nel tentativo di attraversare il Turkestan cinese, venne catturato a Kashgar dal famigerato signore della guerra Wali Khan e decapitato come spia nel 1857 senza un processo. La notizia sconvolse l’Europa e lo stesso Emil, che in seguito si impegnò strenuamente per recuperare i diari e gli ultimi appunti del fratello scomparso.

📜 5. Il titolo nobiliare “tibetano”

Grazie all’incredibile successo e al valore scientifico delle esplorazioni in Asia, il re di Baviera nobilitò la famiglia Schlagintweit nel 1859, aggiungendo un titolo nobiliare decisamente esotico. Lo stemma di famiglia venne modificato includendo tre cime montuose (a simboleggiare l’Himalaya) e la bandiera imperiale cinese.

Google su di lui

Ecco la casette del povero Emil … ora capisco meglio l’atteggiamento di H.P. B. (hihi)

L’orientalista a cui fa riferimento Helena Blavatsky è Emil Schlagintweit (1835–1904), un importante tibetologo, linguista e giurista tedesco. [1, 2]

Era il più giovane dei cinque celebri fratelli Schlagintweit di Monaco, noti scienziati ed esploratori dell’Asia centrale. Emil si distinse in Europa soprattutto grazie alla sua opera fondamentale del 1863, Buddhism in Tibet (Il buddhismo in Tibet), uno dei primi e più dettagliati studi occidentali dell’epoca sulla dottrina, l’iconografia e le pratiche religiose tibetane. [1, 2, 3]

Il motivo della critica nella Voce del Silenzio

Nella nota a piè di pagina del frammento II (I Due Sentieri) dell’opera La voce del silenzio (1889), la Blavatsky attacca Schlagintweit (e altri orientalisti coevi) per una mancanza di comprensione discriminatoria delle correnti spirituali del Tibet. [1, 2]

Nello specifico:

  • La confusione dei culti: La Blavatsky accusa Schlagintweit di aver confuso e assimilato le pratiche esoteriche e magiche della setta Dugpa o Bhons (i cosiddetti “Berretti Rossi”, legati a culti sciamanici e tantrici autoctoni e pre-buddhisti) con le pure credenze religiose ortodosse dei Lamas orientali (i “Berretti Gialli” della scuola Gelugpa). [1]
  • Giudizio di superficialità: Per l’autrice teosofica, gli orientalisti occidentali che avevano visitato unicamente le regioni di confine del Tibet non erano in grado di distinguere le pratiche esteriori degradate o i “fenomeni di stregoneria” dalla vera via mistica e ascetica dei santi uomini (Narjols) del Tibet profondo. [1]

Nonostante le critiche e le dispute dottrinali sull’interpretazione “esoterica” del buddhismo, la stessa Blavatsky attinse ampiamente dai dati storici e dai manoscritti raccolti da Emil Schlagintweit per elaborare le sue tesi teosofiche. [1]

Emil Schlagintweit

Emil Schlagintweit (7 luglio 1835 – 29 ottobre 1904) è stato uno studioso tedesco noto per i suoi studi sul buddismo in Tibet .

Vita

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Schlagintweit era il più giovane dei cinque fratelli Schlagintweit di Monaco . Suo padre, Joseph Schlagintweit, era un ricco chirurgo oculista, sua madre morì quando era molto giovane e fu istruito da Franz Joseph Lauth , in seguito un noto egittologo . L’interesse dei fratelli per l’esplorazione fu acceso dal Cosmos di Alexander von Humboldt , il cui primo volume apparve nel 1845, e che li portò a esplorare le Alpi e, successivamente, le montagne dell’Asia. [ 1 ]

Dopo la morte del fratello Hermann nel 1882, ereditò Schloß Jägersburg, la loro grande tenuta vicino a Forchheim, e le collezioni e i documenti dei fratelli. Non essendo un esploratore, vendette 102 manoscritti e libri tibetani raccolti dai fratelli alla Bodleian Library dell’Università di Oxford , dove si trovano tuttora. [ 2 ]

Il suo lavoro fu in seguito utilizzato da Helena Blavatsky come prova per le sue interpretazioni del “Buddhismo esoterico” (la stessa Blavatsky non approvava il termine “Buddhismo esoterico”, preferendo “Dottrina Segreta”, “Occultismo” o “Scienza Sacra”).

Opere selezionate

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  • Il buddismo in Tibet. Con un resoconto dei sistemi buddisti che lo hanno preceduto in India , Lipsia, FA Brockhaus, 1863. Versione online.
  • I re del Tibet: dall’emergere del potere regale nello Yárlung alla sua estinzione nel Ladakh  : dalla metà del I secolo a.C. al 1834 d.C. , Monaco di Baviera  : Verlag der k. Akademie, su commissione di G. Franz, 1866.
  • I giudizi divini degli indiani; Discorso pronunciato nella sessione pubblica della Reale Accademia delle Scienze il 28 marzo 1866, in occasione del suo centosettesimo anniversario , Monaco, pubblicato dalla Reale Accademia, 1866.
  • Kelat, il regno dei Brahui al confine meridionale dell’Iran , Simla, Govt. Central Branch Press, 1876.
  • L’India in parole e immagini (Lipsia, 1880-1881)

Riferimenti

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  1. Chisholm 1911 .
  2. “RH & A. Schlagintweit – Manoscritti tibetani” . Catalogo in linea di Karchak, Oxford .

Attribuzione

Fonti

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Abilità individuale

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Logo di Wikimedia CommonsMateriale multimediale relativo a Emil Schlagintweit su Wikimedia Commons

Buddhism in Tibet, pubblicato nel 1863 con il titolo completo Buddhism in Tibet: Illustrated by Literary Documents and Objects of Religious Worship, è considerata la prima grande opera sistematica sul buddhismo tibetano mai apparsa in Occidente. [1, 2]

Rappresenta una pietra miliare dell’orientalismo ottocentesco proprio per il modo unico in cui fu concepito e per i tesori fisici che conteneva. [1, 2]

📄 I contenuti principali del libro

Il testo è diviso in una parte storica e in una fenomenologica profondamente dettagliata: [1]

  • Le origini indiane: Analizza la vita di Sakyamuni (il Buddha) e lo sviluppo dei sistemi Hinayana, Mahayana e Vajrayana in India prima del loro passaggio oltre l’Himalaya. [1, 2]
  • Storia e Sette del Tibet: Traccia l’introduzione della fede in Tibet e descrive le varie scuole (Nyingma, Kagyu, Sakya e Gelug). [1, 2]
  • Pratiche uniche e rituali: Offre dettagli allora inediti sui sistemi di divinazione, sui calendari astrologici tibetani, sui rituali di esorcismo e sul funzionamento interno dei monasteri e della gerarchia dei lama. [1, 2, 3]

🎨 La particolarità: L’Atlante Visivo Meccanico

L’opera originale non era un semplice saggio: includeva un enorme atlante separato in folio con 20 grandi tavole illustrate.
I fratelli di Emil erano riusciti ad acquistare a Leh (nel Ladakh), a Lhasa e in altri monasteri di frontiera diversi oggetti sacri saccheggiati o venduti dai lama. Per riprodurre le divinità e i talismani protettivi senza che i disegnatori occidentali ne alterassero lo stile (come accadeva spesso all’epoca), Emil utilizzò una speciale carta da ricalco meccanico. I disegni stamparono così l’esatto e autentico tratto dell’arte sacra tibetana dell’epoca. [1, 2]

⚖️ Il paradosso del libro

Il libro soffriva inevitabilmente dei limiti del suo tempo: la conoscenza europea della lingua tibetana era ancora frammentaria e i resoconti dei fratelli Schlagintweit provenivano soprattutto dalle regioni di confine (Sikkim e Ladakh), dove le pratiche buddhiste erano fortemente mescolate a tradizioni sciamaniche locali. [1, 2]

Questo “ibrido” descritto da Emil fu esattamente ciò che mandò su tutte le furie Helena Blavatsky: l’autrice accusò il libro di aver scambiato la “stregoneria di frontiera” dei Berretti Rossi per il vero nucleo esoterico del buddhismo tibetano. Ciononostante, sia lei che la comunità scientifica lo usarono come una mappa indispensabile per decenni. [1]