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Rivista Teosofica Svizzera/Ticinese (ADYAR)

~ Società Teosofica Ticinese ri-fondata il 29/9/2009.

Rivista Teosofica Svizzera/Ticinese (ADYAR)

Archivi della categoria: Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

Selezione di articoli teosofici a cura della Società Teosofica Ticinese

Karma e Arte

10 lunedì Nov 2025

Posted by abcsocial in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Tag

arte, cultura, filosofia


KARMA

(San.) – Fisicamente significa l’azione, metafisicamente è la LEGGE DI RETRIBUZIONE, la Legge della causa e dello effetto, o della Causalità Etica. Quando è Karma cattivo si può parlare di Nemesi. È l’undicesimo Nidana (le 12 cause dell’esistenza ) nella concatenazione delle cause e degli effetti del Buddhismo ortodosso; è il potere che controlla tutte le cose, il risultato dell’azione morale, il Samskara metafisico o l’effetto morale di un atto compiuto per ottenere qualcosa che soddisfi un desiderio personale. Esiste il Karma di merito ed il Karma di demerito. Karma non punisce nè ricompensa, esso è semplicemente la LEGGE universale unica che guida infallibilmente e, per così dire, ciecamente, tutte le altre leggi che producono certi effetti lungo i solchi delle loro rispettive causalità. Quando il Buddhismo insegna che “Karma è quel solo nocciolo centrale morale (di ogni essere) che sopravvive alla morte e che continua nella trasmigrazione”, o reincarnazione, esso vuole semplicemente dire che dopo ogni Personalità non rimane nulla, eccetto le cause che essa ha prodotte; cause che non muoiono, che non possono essere eliminate dall’Universo, fino a quando non sono rimpiazzate dai loro effetti giusti e, per così dire, da essi cancellati. Tali cause – a meno che non siano state compensate durante la vita di colui che le ha prodotte mediante effetti proporzionati – seguiranno l’Ego reincarnante e lo raggiungeranno nelle incarnazioni seguenti fino a quando non è pienamente ristabilita un’armonia fra gli effetti e le cause. Nessuna “personalità” – un semplice cumulo di atomi materiali e di caratteristiche istintive e mentali – può naturalmente, come tale, continuare nel mondo del puro Spirito. Solo ciò che nella sua natura è immortale o divino in essenza, cioè l’Ego, può esistere per sempre. E siccome è quest’Ego che, dopo ogni Devachan, sceglie la personalità che animerà e che, tramite quella personalità, riceverà gli effetti della cause Karmiche prodotte, è dunque lui, quest’Ego, il sè che è il “nocciolo morale” a cui si riferisce il Buddhismo e che incorpora il karma, “il solo che sopravvive alla morte”. Il termine sanscrito karman è composto da due monosillabi: kri (fare) e ma (un suffisso), da cui il significato “facendo”, ovvero “azione”. Il Karma, quindi, non è una Legge, nè un Dio, bensì la veste della natura, universale ed eterna, inveterata e primordiale, che opera sotto l’aspetto della necessità, come reazione della Natura in cui viviamo. Si applica su tutti i piani di esistenza e viene anche chiamato “legge della causalità etica” o “legge delle cause e degli effetti”. In altre parole, quando viene compiuto un atto da parte di una coscienza incorporata, esso crea una immediata catena di cause che agiscono su tutti i piani che la catena raggiunge, ossia tutti i piani sui quali le forze vanno ad agire. Il karma di un uomo nasce con l’uomo stesso; è l’uomo a generarlo ed è l’uomo a pagarne le conseguenze. Il suo intervento equilibratore gli ha meritato il nome di Grande Aggiustatore. Al karma sono legati i Lipika, gli Esseri divini che hanno la funzione di Archivisti; essi imprimono sulle tavolette della Luce Astrale le azioni ed i pensieri di ogni uomo. La Vita Una è in stretta relazione con l’unica legge che governa il Mondo dello Essere : il Karma, una legge non-legge. Ogni uomo, dalla nascita alla morte, tesse attorno a sè il suo destino, come il ragno la sua tela; il destino è guidato dal Prototipo invisibile che è fuori dell’uomo, ed anche del corpo astrale che è nell’uomo. Questi riflessi agiscono sull’uomo esteriore in modo conflittuale e le linee di questa battaglia senza fine vengono seguite dalla Legge di Compensazione. Quando la guerra finisce, l’ultimo filo è stato tessuto, e l’uomo è avvolto nelle sue azioni, che lo sballottano in modo apparentemente insensato : ciò è il karma, dai Greci chiamato Nemesi, governatore di uomini, famiglie, società, popoli, razze. Karma-Nemesi, di cui la Natura è serva, accomoda tutto nel modo più armonioso. Ed è serva anche l’Eredità, dal momento che karma governa le incarnazioni umane, sia individuali che razziali. Le vie del karma non sarebbero imperscrutabili se gli uomini fossero uniti in armonia, anziché divisi ed in discordia. L’uomo è il proprio salvatore o il proprio distruttore : una tale presa di coscienza eliminerebbe il male dal mondo e con esso anche il karma cattivo. Nell’esoterismo indù, Narada è l’unico confidente ed esecutore dei decreti universali del karma. Karma è una parola con diversi significati ed ha un termine speciale per ognuno dei suoi aspetti. Come sinonimo di peccato, ad esempio, esso significa il compimento di qualche azione per ottenere un oggetto di desiderio materiale, cioè egoista, che non può mancare di arrecare danno a qualcuno. Karma è una tale azione, ma Karma è anche la conseguenza dell’atto egoistico, la compensazione che ne deriva in base alla “Legge della Causa Etica”, l’effetto della Legge di Armonia. Karma-Nemesi non ha predestinato nulla e nessuno; esiste dall’Eternità, è nell’Eternità è l’Eternità. Esso è azione a pareggio : non crea, aggiusta. Il karma non distrugge la libertà individuale ed intellettuale; esso è Legge assoluta nel Mondo della manifestazione, ed è Uno con l’Inconoscibile. Al karma è legata in modo indissolubile la Reincarnazione della stessa Individualità spirituale, in una lunga, quasi interminabile, serie di Personalità. La sua silenziosa ed infallibile influenza spinge verso una sempre maggiore perfezione, sottolineando i cambiamenti con la sofferenza. Sotto la legge del karma, il Bene è servitore del Male, e viceversa. Esso è Moira, non solo Dea del Fato, ma Fato. È una legge misteriosa che non guarda in faccia nessuno e che, combinandosi con la legge di evoluzione, opera su sette sfere d’azione di forze combinate : superspirituale (o noumenica), spirituale, psichica, astro-eterea, sub-astrale, vitale e fisica. Il karma, come peccato, non si applica agli esseri non dotati di mente, quali sono i componenti del regno minerale, vegetale ed animale. Anche gli uomini della prima e della seconda razza non avevano e non creavano karma poiché erano senza mente e non potevano peccare. Karma e peccato sorgono con la terza razza e con la Conoscenza, altrimenti detta Peccato Originale. A conclusione, possiamo dire che il karma è il frutto delle azioni compiute da ogni essere; esso andrà a determinare una diversa rinascita nella scala degli esseri, e gioia o dolore nel corso della susseguente vita. Quando lo si intende come “destino” esso non è una forza arcana e misteriosa, ma un complesso di azioni-effetto a fronte di un complesso di azioni-causa. Karma è qualunque atto, sentimento, parola, pensiero compiuto dall’uomo che, per un tramite “non visto”, magicamente fruttifica in un evento cui l’uomo soggiace, essendone il responsabile.

una volta raggiunto il fine del ciclo delle reincarnazioni, che per alcune religioni si conclude con l’illuminazione (e la fine del karma) o con l’unione con il divino. Secondo la dottrina cristiana, invece, non avviene una reincarnazione, ma si crede in una singola vita e poi in un giudizio e nella vita eterna, come affermato nel Catechismo della Chiesa cattolica. 

  • Nelle tradizioni orientali (es. Buddhismo, Induismo): il ciclo di reincarnazione (Samsaracap S a m s a r a𝑆𝑎𝑚𝑠𝑎𝑟𝑎) si conclude quando l’anima si libera dal karma attraverso la realizzazione spirituale, raggiungendo il Nirvana o il Moksha. Questo è possibile grazie a pratiche spirituali che portano all’illuminazione e al raggiungimento di uno stato di non-azione o di liberazione dal ciclo del karma.
  • Nella tradizione cristiana: non esiste la reincarnazione. La dottrina cristiana, che si basa sull’assunto che “è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta” (Ebrei 9:27), afferma che dopo la morte c’è una sola vita e un unico giudizio. Lo spirito, dopo la morte, va nel mondo degli spiriti, che può essere il paradiso o la prigione degli spiriti. 
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Il concetto di “karma” nasce nell’antica India, con le prime attestazioni trovate nei Veda, i testi sacri vedici risalenti attorno al 1500 a.C., dove il termine sanscrito karman si riferisce genericamente all’azione, in particolare al rito sacro, e al principio di causa-effetto.​

Origine storica e trasformazioni

  • Nei Veda, karma indicava l’atto rituale, l’azione sacra collegata al sacrificio e ai benefici mondani e spirituali.
  • Con le Upanishad, a partire dal IX-VI secolo a.C., il termine acquisisce un significato etico e spirituale: l’azione morale di una persona determina le sue condizioni future, inaugurando il legame tra karma, reincarnazione e liberazione (mokṣa).​
  • Dal VI secolo a.C. in poi, la riflessione ascetica e filosofica indiana (induismo, buddhismo, giainismo) evolve il concetto di karma come legge universale che regola le conseguenze delle azioni nel ciclo delle rinascite.​

Diffusione nelle religioni e in Occidente

  • Il concetto è divenuto centrale nell’Induismo, Buddhismo, Sikhismo e Giainismo.​
  • Solo nel XIX secolo si diffonde in Occidente, anche grazie alla Società Teosofica e poi alle correnti New Age.​

In breve, il karma nasce come idea rituale nei Veda, evolve in nozione etico-spirituale nelle Upanishad e assume il suo significato di legge morale nella filosofia indiana dal VI secolo a.C. in poi.

​Diffusione e adattamento teosofico

  • La Società Teosofica (fondata da Helena Petrovna Blavatsky nel XIX secolo) è stata determinante nell’introdurre il karma in Occidente, presentandolo come legge universale di causa-effetto che regola non solo la reincarnazione, ma anche l’armonia del cosmo e la giustizia divina.​
  • Blavatsky promosse l’idea che ogni azione genera una conseguenza sul piano dell’anima, non come punizione ma come opportunità di apprendimento ed evoluzione spirituale, distinguendo fra karma “retributivo” e karma come “legge naturale” di crescita e correzione.​
  • In ambito teosofico, il karma è inteso non solo come bilancio tra azioni buone e cattive, ma come forza che guida la crescita dell’Io e la progressiva liberazione dal ciclo delle rinascite, in sintonia con un destino cosmico.​

Impatti sulla cultura occidentale

  • Il concetto teosofico di karma ha influenzato la cultura new age, la psicologia transpersonale, l’antroposofia (Steiner) e parte della letteratura spiritualistica del ‘900, semplificando la legge orientale di causa-effetto come “quello che semini raccogli” in tutte le sfere dell’esistenza, anche in assenza della reincarnazione.​
  • In Occidente il karma viene spesso percepito non tanto come fatalismo o destino, ma come principio etico per la vita quotidiana: le azioni hanno sempre conseguenze, e la responsabilità esistenziale è centrale.​

In sintesi, la Teosofia ha “tradotto” il karma per il pubblico occidentale, sciogliendolo dagli elementi rituali e reincarnativi orientali e presentandolo come una legge morale universale e strumento di evoluzione dell’anima, accessibile e applicabile a chiunque.

​L’arte spirituale e la sua connessione con concetti come il karma e la Teosofia sono stati storicamente sottovalutati e in molti casi sminuiti nel sistema artistico occidentale tradizionale, dove l’enfasi era spesso posta sull’estetica “visibile” e sulle correnti mainstream della modernità.​

Perché gli artisti spirituali sono stati sfavoriti

  • Gli artisti che si ispiravano a dottrine esoteriche, spirituali e teosofiche, spesso uscivano dagli schemi accettati dall’arte istituzionale e dalle critiche ufficiali. Questo li ha relegati ai margini o addirittura etichettati come “eretici” o “visionari fuorviati”.​
  • Il ruolo della teosofia nell’arte moderna, benché fondamentale per la nascita dell’astrattismo e dell’arte simbolica, è stata volutamente minimizzata o ignorata perché metteva in discussione le concezioni materialistiche, razionali e laiche predominanti, che attribuivano valore soprattutto alla forma, al mercato e al riconoscimento istituzionale.​
  • Gli influssi teosofici aprivano la porta a una dimensione “invisibile” e metafisica dell’arte, rompendo con la tradizione naturalista e figurativa dominante, creando incomprensioni e resistenze culturali.​

L’influenza della Teosofia sull’arte moderna

  • La Teosofia, soprattutto attraverso la Società Teosofica fondata da Helena Blavatsky, ha influenzato artisti come Vassily Kandinsky, Piet Mondrian, Hilma af Klint, Nicholas Roerich, Frantisek Kupka e Kazimir Malevich, che hanno cercato di esprimere attraverso l’arte principi spirituali, geometrie sacre e dimensioni nascoste della realtà.​
  • L’arte astratta nasce in parte come ricerca di una realtà oltre il visibile e il materiale, dove il colore, la forma e la linea diventano strumenti per veicolare concetti spirituali e karmici.​

Come oggi si sta ponendo rimedio

  • Negli ultimi decenni, con l’affermarsi degli studi interdisciplinari e accademici sul rapporto tra esoterismo e arte, oltre a mostre come “The Spiritual in Art” (Los Angeles, 1986) e convegni internazionali, si è iniziato a riconoscere e valorizzare l’influenza della Teosofia e dello spirituale in arte come parte integrante della nascita dell’arte moderna.​
  • L’interesse accademico, insieme a una divulgazione più ampia, sta riducendo la marginalizzazione di questi artisti e delle correnti spirituali, riconoscendo che il loro contributo fu innovativo e profondo, e che il rifiuto iniziale era parte delle dinamiche culturali del tempo.​
  • L’arte contemporanea si apre oggi a una pluralità di espressioni spirituali, con molti artisti che inseriscono temi di consapevolezza interiore, trascendenza, karma e metafisica, rivelando come il dialogo tra arte e spiritualità sia vivo e in evoluzione.​

In sintesi, la Teosofia ha avuto un ruolo cruciale nel plasmare l’arte moderna, ma questo contributo fu inizialmente sminuito da motivi culturali e ideologici. Oggi, grazie a una nuova sensibilità critica e storica, si riconosce e valorizza il ruolo dello spirituale e karmico nell’arte, aprendo nuove prospettive di interpretazione e apprezzamento.​

Le istituzioni artistiche hanno spesso sminuito lo spirituale per diverse ragioni culturali, ideologiche e storiche legate alle dinamiche del potere, del mercato e della visione dominante dell’arte.​​

Ragioni principali

  • Dominanza del razionalismo e materialismo: Per lungo tempo, specialmente con l’avvento della modernità, le istituzioni artistiche hanno privilegiato un approccio razionale, tecnico e formale all’arte, vedendo lo spirituale come qualcosa di “irrazionale”, soggettivo o addirittura superstizioso, quindi incompatibile con i valori della scienza e della modernità.​
  • Centralità del mercato e dell’istituzionalizzazione: Il mercato dell’arte e le istituzioni culturali sono stati orientati a valorizzare opere che rispondessero a logiche estetiche, commerciali e di prestigio sociale più che a tematiche spirituali o esoteriche, considerate marginali o “di nicchia”.​​
  • Paura di contaminazioni dottrinarie: Lo spirituale, spesso associato a dottrine religiose o esoteriche come la Teosofia, è stato evitato o marginalizzato per timore di conflitti con istituzioni laiche, norme politiche, o per evitare il rischio di apparire anti-scientifici o fanatici.​
  • Controllo del discorso culturale: Le élite culturali e curatoriali hanno ereditato e consolidato paradigmi che privilegiano certe narrazioni storiche ed estetiche, spesso relegando il “fuori canone” spirituale in spazi meno visibili o specialistici.​​

Conseguenze e risposte recenti

  • Questo atteggiamento ha portato a un’incompletezza della storia dell’arte ufficiale, che ha spesso ignorato o sottovalutato il contributo di artisti spirituali e del simbolismo teosofico nella nascita dell’arte moderna.​
  • Negli ultimi decenni, grazie a ricerche interdisciplinari, mostre specifiche e l’attenzione crescente verso tematiche spirituali e metafisiche, le istituzioni stanno iniziando a riconoscere e valorizzare questo aspetto, riconsiderando la centralità di spiritualità e karma nella storia dell’arte.​​
  • C’è una maggiore apertura verso forme artistiche che integrano la dimensione spirituale, con curatori, storici dell’arte e musei che sviluppano programmi e mostre per colmare questa lacuna culturale.​

In sintesi, lo sminuire lo spirituale nelle istituzioni artistiche è stato il risultato di un mix di prevalenza culturale del razionalismo, interessi economici e timori ideologici, ma oggi si sta assistendo a una riabilitazione critica che mira a includere questa dimensione nel racconto completo dell’arte moderna e contemporanea.


Teosofia e arte: la rivoluzione negli studi

  • Fino al 1970, la relazione tra Teosofia e arte era un tema quasi ignorato dagli studiosi.
  • La svolta avvenne grazie al finlandese Sixten Ringbom, autore del libro The Sounding Cosmos, che studiò i rapporti fra la Teosofia e Wassily Kandinsky.
  • Dopo quella pubblicazione, nacque una nuova corrente di ricerca tra gli storici dell’arte, che cominciarono ad approfondire l’influenza delle idee teosofiche su artisti come Kandinsky e Piet Mondrian.
  • Tuttavia, ci furono forti resistenze accademiche e commerciali:
    • I critici “formalisti” o marxisti di allora giudicavano la Teosofia un’ideologia irrazionale.
    • I mercanti d’arte temevano che associare gli artisti a una “setta teosofica” potesse svalutare le opere.
  • Persino la vedova di Kandinsky, uccisa poi dai ladri in Svizzera, reagiva con violenza a chi evocava il legame tra il marito e la Teosofia.

Tre fasi del rapporto fra Teosofia e arte

Tre grandi periodi storici:

1. Arte didattica o “blavatskiana”

  • Nasce intorno a Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica.
  • L’arte di questo periodo ha finalità esplicite di illustrazione dottrinale e ritratto dei Maestri teosofici.
  • Figure principali:
    • Hermann Schmiechen, pittore tedesco divenuto ritrattista della corte vittoriana, autore dei ritratti “canonici” dei Maestri Morya e Koot Hoomi.
      • I dipinti, racconta Introvigne, nacquero per “via telepatica”: Blavatsky inviava immagini mentali al pittore tramite la medium americana Laura Holloway.
    • Reginald Machell, pittore inglese poi affiliato al gruppo teosofico scismatico di Katherine Tingley a Lomaland (San Diego), autore de Il Cammino, quadro simbolico del percorso teosofico.
    • Machell disegnò anche l’urna funeraria con le ceneri di Blavatsky.
    • Purtroppo, molte opere di Machell furono distrutte nell’incendio della sede teosofica di Pasadena (California).

2. Periodo simbolista

  • Fine XIX – inizio XX secolo. L’arte simbolista europea viene fortemente influenzata dalla Teosofia, che ispira nuovi linguaggi spirituali e visivi.
  • Artisti direttamente coinvolti:
    • Jean Delville (Belgio), teosofo e fondatore della Società Teosofica belga; autore di dipinti esoterici come L’Idée e La Scuola di Platone.
    • Kazimierz Stabrowski (Polonia), teosofo e maestro di Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, pittore e musicista lituano che frequentava le riunioni teosofiche di Varsavia.
    • Józef Váchal (Boemia, odierna Repubblica Ceca), figura importante del simbolismo locale.
    • Malcolm de Chazal (isole Mauritius), artista non iscritto ma profondamente influenzato dalla dottrina teosofica.
    • Paul Gauguin, non teosofo ma lettore di La Dottrina Segreta di Blavatsky durante il suo soggiorno a Tahiti; i suoi corrispondenti sono teosofi francesi come Paul Sérusier.
    • René Guénon, inizialmente vicino a circoli teosofici parigini frequentati dal pittore Maurice Chabas.
    • In Finlandia, artisti come Akseli Gallen-Kallela e diversi simbolisti locali mostrarono conoscenza diretta della Teosofia.
  • In questo contesto si forma il ponte verso l’astrattismo, ispirato dal concetto teosofico di forme-pensiero (dal libro Thought-Forms di Annie Besant e Charles W. Leadbeater) e dalla mistica di Édouard Schuré, autore di I grandi iniziati.

3. Arte astratta e modernità

  • L’astrattismo nasce anche come proseguimento spirituale del simbolismo teosofico.
  • Wassily Kandinsky non fu mai iscritto, ma partecipò a conferenze teosofiche in Germania, conobbe Rudolf Steiner e ne fu influenzato.
  • Piet Mondrian, invece, fu iscritto alla Società Teosofica olandese per tutta la vita.
    • Le sue opere della fase pre-astratta contengono chiari riferimenti teosofici.
    • Il suo neoplasticismo è concepito come rappresentazione visiva dell’ordine divino e dell’equilibrio cosmico.
    • Aveva scritto un lungo trattato su arte e teosofia, mai pubblicato dalla sezione olandese perché considerato “troppo astruso”, oggi perduto.
    • Negli Stati Uniti, corrispondeva con la giovane teosofa Charmion von Wiegand, che condivise e proseguì le sue idee.

Diffusione in America e in Canada

  • In Canada, il pittore Lawren Harris (del Group of Seven) fu teosofo attivo: condusse addirittura trasmissioni radiofoniche sulla Teosofia.
  • Harris visse poi nel New Mexico, dove fondò con altri artisti teosofi, tra cui Emil Bisttram e Agnes Pelton, il Transcendental Painting Group.
  • Negli Stati Uniti, Jackson Pollock ebbe contatti con la Società Teosofica e con Jiddu Krishnamurti, sia all’inizio che alla fine della sua vita.
  • In America Latina, il pittore uruguaiano Joaquín Torres García elaborò un astrattismo spirituale influenzato da idee teosofiche.

La scena italiana

  • L’Italia ebbe a sua volta un ruolo importante:
    • Il circolo teosofico di Livorno, animato dal belga Charles de Liedt, soggiornò in Italia quasi trent’anni e trasmise idee esoteriche a vari artisti.
    • Giacomo Balla, tra i maggiori futuristi, frequentò la Società Teosofica e il gruppo di Decio Calvari (scisma teosofico italiano).
    • Anche Ardengo Soffici, i fratelli Corrado e Gino Ginanni Corradini e persino Umberto Boccioni lessero e discussero pubblicamente testi teosofici.

Conclusione

  • La Teosofia, pur essendo una realtà numericamente ridotta rispetto alle grandi religioni, ha esercitato una delle più profonde influenze sull’arte moderna.
  • Questa influenza è “motivo di orgoglio per i teosofi”, dimostrando che le loro idee hanno contribuito a plasmare il linguaggio visivo del Novecento.
  • I teosofi contemporanei continuano a collaborare con gli studiosi, poiché le loro dottrine “valgono la pena di essere studiate” anche nel XXI secolo.

Personaggi principali

Helena P. Blavatsky – Annie Besant – Charles W. Leadbeater – Hermann Schmiechen – Reginald Machell – Laura Holloway – Katherine Tingley – Sixten Ringbom – Wassily Kandinsky – Piet Mondrian – Rudolf Steiner – Eduard Schuré – Jean Delville – Kazimierz Stabrowski – M. K. Čiurlionis – Józef Váchal – Paul Gauguin – Paul Sérusier – Maurice Chabas – René Guénon – Akseli Gallen-Kallela – Malcolm de Chazal – Lawren Harris – Emil Bisttram – Agnes Pelton – Jackson Pollock – Jiddu Krishnamurti – Joaquín Torres García – Charles de Liedt – Giacomo Balla – Ardengo Soffici – Corrado e Gino Ginanni Corradini – Umberto Boccioni.

Per approfondire : https://theosophyart.org/

Ecco una mappa chiara su “il karma dello spirituale nell’arte” e perché spesso incontra negazionismo.

Idea guida

Per karma intendo qui la catena di cause/effetti storici: certe scelte teoriche, istituzionali e comunicative hanno prodotto, nel tempo, riconoscimenti ma anche rimozioni dello spirituale nell’arte.

Perché il negazionismo? (8 cause ricorrenti)

  1. Secolarizzazione dell’arte: dal modernismo in poi si è imposto il mito dell’“autonomia formale” (arte = forma pura), che ha reso sospetto ogni contenuto “religioso/esoterico”.
  2. Formalismo da Guerra fredda: critica e musei hanno privilegiato letture estetiche “neutre” (forma, superficie) scoraggiando fonti spirituali.
  3. Paura della pseudoscienza: frodi spiritiche, occultismo da rotocalco, new age kitsch → riflesso difensivo: “meglio non toccare”.
  4. Zavorre storiche reali: in testi teosofici/occultisti d’epoca compaiono linguaggi oggi problematici (orientalismo, razzializzazioni, scientismo ingenuo).
  5. Ermetismo degli autori: gergo iniziatico, simboli senza chiavi, scarsa documentazione → il pubblico accademico diffida.
  6. Mercato e branding: paura che “spirituale” = “decorativo/terapeutico”, fuori dal prestigio dell’alta cultura.
  7. Canone parziale: archivi dispersi o ignorati (diari, lettere, conferenze) che mostrano il ruolo dello spirituale nella nascita dell’astrazione e oltre.
  8. Bias metodologico: in storia dell’arte e religious studies talvolta si adotta un “ateismo metodologico” che riduce l’esperienza a sociologia, cancellando ciò che i protagonisti dichiarano.

Il “karma interno”: dove lo spirituale si è fatto male da solo

  • Universalismi assoluti (“una sola Verità per tutti”) che appiattiscono differenze culturali.
  • Gurismo e dogmatismi che screditano la serietà della ricerca.
  • Prove deboli (citazioni vaghe, bibliografie mancanti).
  • Reti chiuse: autoreferenzialità e poca peer review.
  • Iconografie ripetitive che confermano i pregiudizi (“mistico = vago”).

Il “karma fruttuoso”: ciò che ha dato frutti duraturi

  • Innovazioni linguistiche (astrazione, sinestesia, ritmo, luce interiore).
  • Ponte tra culture (India–Occidente, Egitto–Avanguardie).
  • Etica dell’attenzione (processi lenti, coscienza, disciplina del gesto).
  • Ecologia percettiva (opera come spazio che trasforma chi guarda).

Come sciogliere il negazionismo (cassetta degli attrezzi)

  1. Metodo agnostico: descrivi i fatti senza chiedere al pubblico di “credere”.
  2. Doppia didascalia: una lettura formale + una sorgente spirituale documentata (diario, lettera, libro sul tavolo dell’artista).
  3. Timeline verificabile: chi/che cosa/quando (testi letti, persone incontrate, luoghi).
  4. Glossario minimo: parole-chiave spiegate in 1 riga (karma, atman, Amduat, ecc.).
  5. Trasparenza critica: riconosci le parti datate o controverse delle fonti storiche.
  6. Archivi al centro: riproduci pagine, marginalia, appunti—sono “prove” che parlano.
  7. Dialogo disciplinare: storici dell’arte + studiosi di religioni + filosofi della mente.
  8. Esercizi di fruizione: protocolli sobri di attenzione (2 minuti) legati all’opera, senza retorica.
  9. Linguaggio sobrio: niente iperboli metafisiche; chiarezza, precisione, fonti.
  10. Valorizza i casi “forti”: quando c’è documentazione solida (diari, corrispondenze), usali come casi scuola per spostare lo standard.

Frasi pronte (per pannelli o cataloghi)

  • “Questa opera è leggibile sia come ricerca formale sia come pratica di coscienza: i diari dell’artista registrano letture e rituali che informano scelte cromatiche e spaziali.”
  • “L’uso del termine ‘karma’ qui non è moraleggiante: indica un processo di apprendimento causale tra gesto, percezione e abitudini estetiche condivise.”

In una riga

Il negazionismo verso lo spirituale nasce da cicli storici di difesa laica e da errori del campo spirituale; si supera seminando prove, metodo e dialogo—questo è il karma buono che oggi possiamo attivare.

Research Center

Lipikas

Esseri celesti che registrano le azioni karmiche, per questo spesso chiamati “Signori del Karma”. La parola deriva dalla radice sanscrita lip che significa “scrivere, ungere, imbrattare, ecc.”

La Dottrina Segreta li descrive così:Misticamente, questi Esseri Divini sono connessi al Karma, la Legge della Retribuzione, poiché sono gli Archivisti o Annalisti che imprimono sulle (per noi) invisibili tavolette della Luce Astrale “la grande galleria di immagini dell’eternità” – una fedele registrazione di ogni atto, e persino pensiero, dell’uomo, di tutto ciò che è stato, è o sarà nell’Universo fenomenico. Come detto in “Iside” (I:343), questa tela divina e invisibile è il LIBRO DELLA VITA. . . . I Lipika… proiettano nell’oggettività dalla Mente Universale passiva il piano ideale dell’universo, sul quale i “Costruttori” ricostruiscono il Kosmo dopo ogni Pralaya. . . . (SD I:104)

I Lipika sono quindi definiti Spiriti dell’universo, mentre i cosiddetti “Costruttori” sono Spiriti Planetari. Sono divisi in tre gruppi principali, ognuno dei quali ha sette sottogruppi.

Sono identici ai quattro Angeli Registratori della Cabala, ai quattro Mahârâja e al Chitra-Gupta nell’Induismo, e ai quattro “Immortali” dell’Atharva Veda, guardiani dei quattro diametri. Nel Nuovo Testamento, sono identificati con il “Libro della Vita” dell’Apocalisse. Questo processo di registrazione dei Lipika non deve essere inteso in alcun modo come un giudizio, ma piuttosto come una registrazione fotografica di tutte le azioni.

La Dottrina Segreta afferma che i Lipika separano anche il piano dello spirito puro e della materia, ponendo una barriera invalicabile tra l’ego personale e il Sé impersonale. Questo è il cerchio dell'”Anello Invalicabile” che non può essere attraversato dagli esseri umani fino alla fine del manvantara o nel giorno “Sii-Con-Noi”, a meno che non si siano qualificati per “tornare al loro Elemento primordiale” (SD I:130).

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Dalla Bella Addormentata ai Maestri Teosofici: il mistero di Hermann Schmiechen

09 domenica Nov 2025

Posted by abcsocial in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Tag

art, arte, design, musica


Traduzione di https://bitterwinter.org/from-sleeping-beauty-to-theosophical-masters-the-mystery-of-hermann-schmiechen/

14/12/2024MASSIMO INTROVIGNE

Il pittore bavarese realizzò i ritratti più famosi dei maestri Koot Hoomi e Morya, a quanto pare non con mezzi del tutto naturali.

di Massimo Introvigne  

La Bella addormentata di Schmiechen.
La Bella addormentata di Schmiechen.

Secondo la Società Teosofica, i Maestri non sono esseri divini, ma esseri umani pienamente realizzati che, pur avendo completato il ciclo delle reincarnazioni, hanno deciso di rimanere sulla Terra per aiutare l’umanità. Vivono in luoghi inaccessibili, ma comunicano con donne e uomini selezionati in diversi modi, tra cui, almeno agli albori della Società Teosofica, attraverso lettere fisiche. I due co-fondatori della Società Teosofica, Madame Helena Blavatsky (1831–1891) e il colonnello Henry Steel Olcott (1832–1907), erano tra i destinatari di tali lettere.

Nella storia della Società, ci furono vari tentativi di realizzare ritratti dei Maestri. Di solito venivano “visti” attraverso mezzi soprannaturali, sebbene l’artista russo Nicholas Roerich (1874-1947) e altri affermassero di averne incontrati fisicamente alcuni. I loro ritratti sono avvolti nel mistero e considerati artefatti sacri e spesso segreti, come dimostra la storia di quelli realizzati dalla pittrice australiana Florence Fuller (1867-1946).

I ritratti più famosi dei Maestri nella storia teosofica furono dipinti da Hermann Schmiechen (1855–1925). Nato a Neumarkt in der Oberpfalz, in Baviera, il 22 luglio 1855, Schmiechen era un pittore stimato con una solida formazione accademica. Studiò con il noto insegnante Albrecht Bräuer (1830–1897) a Breslavia, poi all’Accademia di Düsseldorf e all’Académie Julian di Parigi. I suoi ritratti romantici furono ampiamente apprezzati.

Ritratto di Schmiechen della cantante lirica americana Lilian Nordica (1857-1914), 1878.
Ritratto di Schmiechen della cantante lirica americana Lilian Nordica (1857-1914), 1878.

Come molti romantici, Schmiechen era affascinato dalle fiabe e dall’esoterismo. Il suo dipinto del 1880, talvolta intitolato dalle gallerie “Sogni ad occhi aperti”, è più probabilmente una rappresentazione della Bella Addormentata, la cui storia è una metafora del risveglio dell’anima secondo diversi insegnamenti esoterici.

La regina Vittoria (1819-1901) suggerì personalmente che Schmiechen fosse invitato a Londra. Vi giunse nel 1883 e vi rimase fino al 1901, diventando uno dei ritrattisti preferiti dall’aristocrazia britannica.

Il 20 giugno 1884, un anno dopo il suo arrivo a Londra, Schmiechen divenne membro della Società Teosofica. Il giorno prima, dopo i tentativi falliti di altri artisti, Schmiechen aveva iniziato a dipingere il ritratto di un Maestro. Non è chiaro se il Maestro fosse Morya o Koot Hoomi, ma alla fine li ritrasse entrambi.

Schmiechen fu scelto personalmente dal Maestro Morya. In una lettera ricevuta da Madame Blavatsky nei giorni precedenti, ora conservata presso la Biblioteca di Winterthur a Winterthur, nel Delaware, Morya scrisse: “Dite a S. [chmiechen] che sarà aiutato: io stesso guiderò le sue mani con il pennello per il ritratto di K [ oot Hoomi]”. Ho visto il documento presso la Biblioteca di Winterthur. Non si presenta come una trascrizione di istruzioni ricevute telepaticamente dal Maestro Morya. È una lettera che si dice sia scritta di pugno da Morya. Liquidate dagli oppositori come frodi, queste “lettere dei Mahatma” sono di fondamentale importanza per la storia teosofica degli albori.

Lettera di Morya a Blavatsky in cui le si chiede di affidare a Schmiechen il compito di dipingere i ritratti dei Maestri.
Lettera di Morya a Blavatsky in cui le si chiede di affidare a Schmiechen il compito di dipingere i ritratti dei Maestri.

Morya scrisse anche: “Portala con te a Schmiechen e dille di vedere”. Dal contesto della lettera, era chiaro che la “lei” senza nome era Laura Holloway (1848-1930), una pittoresca scrittrice americana, conferenziere femminista e teosofa. Blavatsky e altri la consideravano con sospetto, considerandola uno spirito ribelle e una civetta, che fece girare la testa a eminenti teosofi come William Quan Judge (1851-1896) e Alfred Percy Sinnett (1840-1921), entrambi uomini sposati.

Ma Blavatsky riconobbe anche in Holloway un talento chiaroveggente. Entrò a far parte del circolo teosofico interno e iniziò a ricevere lettere dai Maestri. Fu coinvolta con il teosofo indiano Mohini Chatterji (1858-1936) – che si dice abbia anche cercato di sedurre – nella produzione chiaroveggente del libro “Man: Fragments of a Forgotten History”. Nel 1885, turbata dalla sua pretesa di essere in comunicazione indipendente con i Maestri, Blavatsky la definì “una candidata fallita”.

Molti anni dopo, nel 1912 (in “The Mahatmas and Their Instruments”, “The Word”, maggio 1912, pp. 69-76, e luglio 1912, pp. 200-206), Holloway avrebbe raccontato di aver partecipato, insieme ad altri teosofi, tra cui Blavatsky, a una seduta nello studio di Schmiechen. Holloway non era una fumatrice, ma Blavatsky insistette affinché fumasse una sigaretta (forse contenente più di un semplice tabacco), il che la mise nella condizione ideale per influenzare la mente di Schmiechen.

Laura Holloway. Da X.
Laura Holloway. Da X.

Se ci fidiamo dei ricordi successivi di Holloway, Schmiechen dipinse per prima Koot Hoomi. Vide il Maestro Koot Hoomi “in piedi vicino al signor Schmiechen” e ne diede una tipica descrizione orientalista – “ elegante e ricco abito indù”, “fluenti capelli neri ricci” – insistendo, con disappunto di Blavatsky, su quanto il Maestro assomigliasse a Mohini e su quanto il rapporto speciale tra Mohini e il Maestro fosse più stretto di quello di Blavatsky.

Holloway, tuttavia, diede anche a Blavatsky il dovuto riconoscimento, sostenendo che aveva ripetutamente corretto Schmiechen, suggerendo modifiche per rendere il dipinto più simile all’aspetto reale di Koot Hoomi, sebbene “lei sedesse in un punto in cui non poteva vedere il cavalletto, né sapere cosa ci fosse sopra”. Holloway riferì che Schmiechen poi aveva ritratto il Maestro Morya, e anche questo ritratto fu approvato da Blavatsky.

Ritratti di Schmiechen dei maestri Koot Hoomi (a sinistra) e Morya (a destra).
Ritratti di Schmiechen dei maestri Koot Hoomi (a sinistra) e Morya (a destra).

Lo studioso teosofo Boris de Zirkoff (1902-1981) mise in dubbio il racconto di Holloway, suggerendo che la mano di Schmiechen fosse stata guidata da Morya piuttosto che da Koot Hoomi, e che il ritratto di Morya fosse forse stato eseguito per primo. Chiaramente, nello studio di Schmiechen si svolse più di una seduta.

La stessa Blavatsky cercò di realizzare ritratti dei Maestri in India nel 1882 (con il supporto del “fratello tibetano” Djwal Khul, un altro esperto che lavorava da una posizione invisibile per aiutare gli esseri umani) e di nuovo in Europa dopo il 1884. Ma nessun ritratto dei Maestri raggiunse mai lo status semi-canonico di quello di Schmiechen, realizzato da un artista molto noto che continuava a vendere i suoi dipinti all’aristocrazia britannica e persino alla famiglia reale.

Schmiechen, “La ragazza con la fascia blu” (1892).
Schmiechen, “La ragazza con la fascia blu” (1892).

I ritratti di Schmiechen furono menzionati dai Maestri in diverse lettere e portati alla sede centrale della Società Teosofica ad Adyar, in India. Olcott deplorò le loro riproduzioni fotografiche, sostenendo che le fotografie non potevano minimamente paragonarsi alla forza e alla luminosità degli originali. Nel 1890, Judge condannò il tentativo di alcuni teosofi americani di vendere copie fotografiche come “uno scandalo. In un colpo solo, sono sacre e poi vengono vendute per denaro”.

La sacralità non impedì a Blavatsky di chiedere a Schmiechen di recarsi nel settembre 1884 a Elberfeld, un sobborgo di Wuppertal, nella casa dei fondatori della prima loggia teosofica tedesca, Gustav (1828-1900) e Mary Gebhard (1831-1891), e di modificare leggermente i ritratti.

Villa Gebhard a Elberfeld. Da X.
Villa Gebhard a Elberfeld. Da X.

Schmiechen dipinse anche un ritratto (o due) di Blavatsky e una copia di ogni ritratto dei Maestri, uno per i Gebhard e uno per Judge.

Nel 1901, Schmiechen tornò in Germania, si stabilì a Berlino e si unì alla sezione tedesca della Società Teosofica. Nel 1905, realizzò un’altra copia dei due ritratti dei Maestri per il capo della Sezione e futuro fondatore dell’Antroposofia, Rudolf Steiner (1861-1925). Secondo Helmut Zander (“Anthroposophie in Deutschland”, Gottinga: Vandenhoeck & Ruprecht, 2007-2008, I, 706), essi furono utilizzati ritualmente per alcuni anni nella Sezione Esoterica Tedesca in condizioni di stretta segretezza.

Ritratto di Blavatsky di Schmiechen.
Ritratto di Blavatsky di Schmiechen.

Schmiechen continuò la carriera di pittore in Germania fino alla sua morte, avvenuta nel 1925. Negli ultimi anni della sua vita, lasciò la Società Teosofica per intraprendere una nuova avventura esoterica con Leopold Engel (1858-1931), al quale lasciò alla sua morte alcuni dei suoi diritti d’autore. Engel era un ex teosofo, visionario, massone “irregolare” e fondatore, insieme a Theodor Reuss (1855-1923), di un Ordine degli Illuminati. Il fatto che Schmiechen abbia stretto una stretta collaborazione con lui conferma l’importanza dell’esoterismo per il pittore tedesco fino ai suoi ultimi giorni.

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TAGGATO CON: ESOTERISMO , RELIGIONE E ARTI

Massimo Introvigne

Massimo Introvigne

Massimo Introvigne  (nato il 14 giugno 1955 a Roma) è un sociologo italiano delle religioni. È fondatore e direttore generale del Centro Studi sulle Nuove Religioni ( CESNUR ), una rete internazionale di studiosi che studiano i nuovi movimenti religiosi. Introvigne è autore di circa 70 libri e più di 100 articoli nel campo della sociologia della religione. È stato l’autore principale dell’Enciclopedia  delle religioni in Italia  . È membro del comitato editoriale dell’Interdisciplinary  Journal of Research on Religion  e del comitato esecutivo di  Nova Religio della University of California Press .  Dal 5 gennaio al 31 dicembre 2011 è stato “Rappresentante per la lotta al razzismo, alla xenofobia e alla discriminazione, con particolare attenzione alla discriminazione contro i cristiani e i membri di altre religioni” dell’Organizzazione  per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa  (OSCE). Dal 2012 al 2015 è stato presidente dell’Osservatorio sulla Libertà Religiosa, istituito dal Ministero degli Affari Esteri italiano per monitorare i problemi della libertà religiosa a livello mondiale.

www.cesnur.org/

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Pirandello e la Teosofia

07 venerdì Nov 2025

Posted by abcsocial in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Quando l’abbiamo studiato a scuola nessuno ci ha fatto notare che si parla di Teosofia nell’opera di Pirandello e nessuno ce l’ha voluta spiegare … ammesso che i nostri professori sapessero di cosa stesse parlando Pirandello. Eccovi il primo passo che trovo cercando un termine teosofico come “piano astrale” ne “Il fu Mattia Pascal” :

“Il signor Anselmo però, come potei vedere poche sere dopo, non ne usava
alcuno. Ma erano esperimenti in famiglia! Poteva mai sospettare che la signorina
Caporale e Papiano si prendessero il gusto d’ingannarlo? e perché, poi? che
gusto? Egli era più che convinto e non aveva affatto bisogno di quegli esperimenti
per rafforzar la sua fede. Come uomo dabbenissimo che era, non arrivava a
supporre che potessero ingannarlo per altro fine. Quanto alla meschinità
affliggente e puerile dei resultati, la teosofia s’incaricava di dargliene una
spiegazione plausibilissima. Gli esseri superiori del Piano Mentale, o di più sù,
non potevano discendere a comunicare con noi per mezzo di un medium
bisognava dunque contentarsi delle manifestazioni grossolane di anime di trapassati inferiori, del Piano Astrale, cioè del più prossimo al nostro: ecco. E chi poteva dirgli di no?”

Il fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello – PDFDownload

A pagina 76 troviamo il termine Tesofia :

Lo avevano messo a riposo, da caposezione in non so qual Ministero, prima del
tempo, e lo avevano rovinato, non solo finanziariamente, ma anche perché libero
e padrone del suo tempo, egli si era adesso sprofondato tutto ne’ suoi fantastici
studii e nelle sue nuvolose meditazioni, astraendosi più che mai dalla vita
materiale. Per lo meno mezza la sua pensione doveva andarsene nell’acquisto di
quei libri. Già se n’era fatta una piccola biblioteca. La dottrina teosofica però non
doveva soddisfarlo interamente. Certo il tarlo della critica lo rodeva, perché,
accanto a quei libri di teosofia, aveva anche una ricca collezione di saggi e di
studii filosofici antichi e moderni e libri d’indagine scientifica. In questi ultimi tempi
si era dato anche a gli esperimenti spiritici.

A pagina 78 si cita addirittura Leadbeater !!!

E non avevo risolto nulla, io, intanto. Mi trovavo ora coi libri d’Anselmo Paleari tra
le mani, e questi libri m’insegnavano che i morti, quelli veri, si trovavano nella mia
identica condizione, nei « gusci » del Kâmaloka, specialmente i suicidi, che il
signor Leadbeater, autore del Plan Astral (premier degré du monde invisible,
d’après la théosophie), raffigura come eccitati da ogni sorta d’appetiti umani, a cui
non possono soddisfare, sprovvisti come sono del corpo carnale, ch’essi però
ignorano d’aver perduto.

Chiedo a Perplexity :

Ne “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello emergono diversi temi che possono essere collegati alla teosofia, sia in senso filosofico che nei riferimenti ad atmosfere e pratiche esoteriche, tipiche della cultura di inizio Novecento.pirandelloweb+2​

Relativismo della verità e crisi dell’identità

Un tema centrale, in linea con la visione teosofica, è la relatività della verità e l’idea che l’identità individuale sia fluida, mai fissa, bensì soggetta a continue trasformazioni. Pirandello esprime questa visione attraverso la contrapposizione tra la “forma” (quella che la società ci impone) e il flusso variabile della vita. Il protagonista vive due identità – Mattia Pascal e Adriano Meis – senza mai poter trovarne una stabile, riflettendo sulla possibilità di reincarnarsi o rigenerarsi in una nuova esistenza, concetti molto vicini alle dottrine teosofiche.pirandelloweb+2​

Spiritismo e ricerca dell’aldilà

Il romanzo contiene scene e passaggi che fanno esplicito riferimento allo spiritismo: Mattia partecipa a sedute medianiche e cerca di entrare in contatto con “l’aldilà”, tema ricorrente nell’ambiente culturale di Pirandello e assolutamente centrale nella teosofia, in cui la comunicazione con altri piani dell’esistenza viene accettata e “indagata”. Questi elementi collegano il romanzo al clima di crisi del positivismo e all’apertura verso dottrine esoteriche della fine dell’Ottocento e inizio Novecento.ibs+2​

Libertà, distacco e solitudine esistenziale

Il desiderio di distaccarsi dalla società e dalle convenzioni, vissuto dal protagonista come una “liberazione dalla forma”, richiama la teoria teosofica della vita individuale come esperienza temporanea e parziale, destinata a dissolversi o a trasformarsi di continuo. Questo tema sfocia nella solitudine esistenziale e nel senso tragico della condizione umana, altro aspetto caro agli autori spiritualisti e ai fondatori della teosofia.indagatoredellinsolito.jimdofree+2​

Maschere e molteplici realtà

Il motivo delle “maschere” e del moltiplicarsi dei punti di vista, già presente in Pirandello ma ben radicato anche nella concezione teosofica di mondi molteplici e livelli di realtà, rappresenta il rifiuto di una sola, rigida identità. L’individuo appare “uno, nessuno, centomila” – una formula che ben si presta a rappresentare la pluralità dell’essere tipica della teosofia.library.weschool+1​

In sintesi, “Il fu Mattia Pascal” riflette uno spirito teosofico attraverso il dubbio radicale su realtà, identità e destino; ospita nel romanzo discussioni sul soprannaturale e la possibilità di “rinascita spirituale”, inserendo così Pirandello nel grande panorama di autori occidentali sedotti dalle discipline occulte e dalle nuove filosofie dell’epoca.pirandelloweb+2​

  1. https://www.pirandelloweb.com/il-fu-mattia-pascal-spiritismo/
  2. https://www.ibs.it/ai-limiti-della-vita-storia-libro-domenico-tenerelli/e/9788866742623
  3. https://indagatoredellinsolito.jimdofree.com/2020/05/31/lo-spiritismo-nella-poetica-di-pirandello/
  4. https://www.pirandelloweb.com/il-fu-mattia-pascal-riassunto-analisi/
  5. https://library.weschool.com/domanda/il-fu-mattia-pascal-24571.html
  6. https://www.skuola.net/appunti-italiano/luigi-pirandello/pirandello-luigi-il-fu-mattia-pascal-temi-principali.html
  7. https://it.wikipedia.org/wiki/Il_fu_Mattia_Pascal
  8. https://www.atuttarte.it/riassunti/pirandello/fu-mattia-pascal.html
  9. https://maturansia.it/analisi-del-testo-il-fu-mattia-pascal-luigi-pirandello/
  10. https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1115485623922456&id=100063830850909&set=a.615815093889514

Ecco le opere di Pirandello in cui la teosofia è citata esplicitamente o comunque entra come trama/lessico:

  • Il fu Mattia Pascal (1904) — il personaggio Anselmo Paleari è “grande appassionato di teosofia e spiritismo”; nel romanzo compaiono titoli teosofici (ad es. The Key to Theosophy, The Secret Doctrine di Blavatsky; The Astral Plane di Leadbeater; testi su Karma, “sette principi dell’uomo”, ecc.). Wikipedia+2L’Archipendolo+2
  • All’uscita (atto unico, 1916) — lavoro teatrale letto dagli studiosi come intrecciato a fonti teosofiche (Besant/Leadbeater), con rimandi dottrinali riconoscibili nella costruzione simbolica. O.b.l.i.o.+1
  • Lo spirito maligno (novella, 1910) — qualificata in sede critica come “novella teosofica” (analisi di G. Cucugliato), per struttura di motivi e idee (p.es. “forma-pensiero”). Edizioni ETS+1
  • La casa di Granella (novella, 1905) — non teosofica in senso stretto, ma ambientata nel clima occultistico/spiritista coevo che Pirandello frequenta e documenta (elenco di autori e letture “parascientifiche”). Utile come contesto che porta poi ai riferimenti teosofici espliciti. L’Archipendolo+1

Per un quadro d’insieme: gli studi recenti (Cucugliato) mostrano percorsi teosofici nel “primo Pirandello” (1886–1909) e ribadiscono come l’influsso non sia episodico ma pervasivo in più testi e fasi. Sudoc+2Academia+2

Ma il punto di vista si allarga se prendiamo la teosofia in senso lato e facilmente si comprende che ovunque la si ritrova, per esempio :

In senso lato, la Teosofia è davvero “onnipresente” nella poesia dantesca, sia come trasmissione di temi esoterici (iniziatici, misterici, spiritualisti) sia come filone di pensiero che percorre tutta la Divina Commedia e gran parte delle opere del “Fedele d’Amore”.arsregia+2​

Dante e l’esoterismo spiritualista

Dante costruisce la Commedia come un viaggio iniziatico, secondo le regole dei misteri antichi: il percorso attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso simboleggia le tappe della trasmutazione interiore, dalla “morte” della coscienza materiale alla rinascita spirituale e all’unione con il divino. Il protagonista affronta prove simboliche, discende in “luoghi” che rappresentano le passioni e il lato oscuro dell’anima, per poi ascendere verso la luce della consapevolezza metafisica.duepassinelmistero2+2​

Simbolismo, amore e conoscenza

Il ruolo di Beatrice come guida mistica riflette il principio della “Sophia” divina, archetipo al centro di molte correnti teosofiche; Virgilio rappresenta la ragione umana, mentre Beatrice accoglie la fede e la sapienza superiore, secondo un modello complementare alle visioni della Teosofia occidentale. Il continuo riferimento ai passaggi dalla selva oscura al colle luminoso, all’ascesi, all’estasi e alla contemplazione mistica rispecchia il viaggio iniziatico teosofico, anche nell’intreccio tra amore e religione.knowunity+2​

Allegoria e iniziaticità

La Commedia è strutturata interamente come allegoria spirituale: ogni personaggio e luogo corrisponde a una condizione dell’anima e a una lezione universale, funzione che Dante attribuisce al racconto e alla poesia in modo da poter operare una “purificazione” per ogni lettore. Questo è tipico della letteratura teosofica, dove il mito diventa veicolo di elevazione e conoscenza cosmica.wikipedia+2​

Dante e i “Fedeli d’Amore”

Il tema dell’amor sacro e profano, la tensione verso una donna divina come modello di contemplazione ed elevazione (Beatrice), la ricerca di una “Rosa Mistica” finale: tutti questi sono aspetti propri ai cosiddetti “Fedeli d’Amore”, affini a modelli rosicruciani e teosofici. In questo modo, Dante anticipa e ispira le tradizioni spiritualistiche occidentali, compresa la Teosofia, in modo pervasivo e universale.teosofica+1​

In conclusione, anche senza una teosofia sistematizzata (come quella dei moderni teosofi), l’opera di Dante risponde intimamente a istanze che saranno poi codificate dalla Teosofia, mantenendo una presenza costante di motivi universali, spiritualistici e metafisici.duepassinelmistero2+2​

Oltre ai noti autori esplicitamente legati alla Teosofia o all’esoterismo, esistono molti scrittori internazionali celebri per altri motivi ma che nelle loro opere hanno trattato temi di spiritualità, misticismo o ultraterreno in modo significativo, spesso in modo sottile o metaforico:​

William Shakespeare

L’opera di Shakespeare contiene molti riferimenti a spiriti, fantasmi e forze ultraterrene, come il fantasma di Amleto, che è simbolo di coscienza inquieta e conoscenza nascosta. Questi elementi si inseriscono in un contesto rinascimentale ricco di filosofia occulta e simbolismo esoterico, anche se non esplicitamente teosofici, anticipando temi che la Teosofia rielaborerà.esquire+1​

Percy Bysshe Shelley

Shelley è un poeta profondamente spirituale e rivoluzionario, con sublime attenzione verso l’immortalità dell’anima, l’infinito, la natura come manifestazione divina. I suoi scritti spesso lavorano su una concezione panteistica e idealistica, e pur non aderendo formalmente alla Teosofia, anticipano molte idee spiritualiste e idealiste che questa raccoglierà.wikipedia+1​

Altri esempi di scrittori “insospettabili”

  • Emily Dickinson, poetessa americana, con poesie dense di simbolismo spirituale e meditazioni sulla morte e l’aldilà.
  • James Joyce, il cui simbolismo e struttura narrativa in certe opere come “Finnegans Wake” contiene riferimenti occultisti derivati da una vasta cultura esoterica.esquire​
  • Thomas Hardy, noto per il realismo, ma con opere che toccano spesso il destino, la spiritualità e la superstizione popolare.
  • George Eliot (Mary Ann Evans), che approfondì filosofie spiritualiste e morali tipiche dell’epoca vittoriana.

Caratteristiche comuni

Questi autori non si presentano come teosofi o maestri esoterici, ma nei loro scritti la spiritualità, il mistero e il senso dell’ultraterreno sono temi importanti, presenti a volte in modo sottile, simbolico o critico. Portano avanti quelle questioni di coscienza e di realtà multiple che la Teosofia popolarizzerà in modo sistematico nel XX secolo, intrecciando letteratura, filosofia e misticismo.wikipedia+3​

Questo filone “nascosto” nella letteratura mondiale amplia la comprensione della spiritualità oltre l’ambito strettamente occulto o iniziatico, mostrando un dialogo ricco e articolato con il mistero e il trascendente.

Ecco un elenco dei principali filosofi e scrittori neoplatonici e personaggi legati alla tradizione neoplatonica, che hanno contribuito significativamente allo sviluppo e alla diffusione del Neoplatonismo nella storia:

Filosofi Neoplatonici principali

  • Plotino (204-270 d.C.): Fondatore della scuola neoplatonica, autore delle Enneadi, ha formulato la dottrina dell’Uno, dell’Intelletto e dell’Anima del Mondo.treccani+1​
  • Ammonio Sacca (III secolo): Precursore di Plotino, fondatore della scuola neoplatonica di Alessandria, importante per la sintesi tra filosofia greca e misticismo orientale.wikipedia+1​
  • Porfirio (234-305 d.C.): Discepolo di Plotino, curatore delle Enneadi, ha sistematizzato e diffuso il pensiero neoplatonico.skuola+1​
  • Giamblico (ca. 245-325 d.C.): Importante filosofo della scuola siriaca, ha introdotto la teurgia (pratiche rituali) come via di elevazione spirituale.treccani+1​
  • Proclo (412-485 d.C.): Grande esponente della scuola di Atene, ha sistematizzato il neoplatonismo in forma complessa, integrando elementi magici e religiosi.wikipedia+1​
  • Ippazia di Alessandria (ca. 355-415 d.C.): Filosofa neoplatonica e matematica, esponente della scuola neoplatonica di Alessandria, simbolo di cultura antica.wikipedia​
  • Damascio (circa 458–538 d.C.): Ultimo scolarca della scuola di Atene, ha scritto commenti e trattati sui testi di Platone e Aristotele.treccani+1​
  • Simplicio di Cilicia (circa 490-560 d.C.): Filosofo neoplatonico e commentatore di Aristotele.treccani​

Altri nomi di rilievo nella tradizione neoplatonica

  • Plutarco di Atene
  • Siriano
  • Domnino
  • Marino
  • Isidoro
  • Prisco di Elvira
  • Sopatro di Apamea
  • Teodoro di Asine
  • Edesio di Pergamo

Questi personaggi rappresentano le varie scuole e fasi del neoplatonismo, dalla sua origine con Ammonio e Plotino, passando per la scuola siriaca (Giamblico), la scuola di Atene (Proclo e Damascio) fino alla sua evoluzione finale con i commentatori tardoantichi.wikipedia+3​

Il Neoplatonismo ha influenzato profondamente la filosofia medievale, rinascimentale e le correnti esoteriche, compresa la teosofia e molti ambiti culturali successivi.

​Per non parlare di : https://viaggiatoredelweb.org/2025/11/03/quegli-anni-pazzeschi-di-fine-800/

e di : https://theosophyart.org/

Oltre che di : https://artascona.org/

Il caso di Luigi Pericle e il Genius Loci di Ascona

Introduzione

Occultismo, Teosofia, Spionaggio, Anarchia, Neutralità e Incontri Storico/Strategici

Molte personalità legate all’occultismo, alla spiritualità o alla Società Teosofica in senso stretto o più ampio sono passate o hanno risieduto ad Ascona. È degna di nota la presenza di rifugiati russi, polacchi ed ebrei tra la Rivoluzione, la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Anche Bakunin e Kropotkin vi soggiornarono per periodi.

La zona neutrale di Ascona dovrebbe essere vista come un rifugio in cui le forze contrapposte preparano le rispettive strategie e occasionalmente si incontrano segretamente o vivono a pochi metri di distanza in una strana ambivalenza.

La rete di legami tra personaggi di spicco è molto fitta in quest’area, in particolare per la nostra sfera teosofica: ad acquistare il terreno su cui sarebbe dovuto sorgere il Monte Verità fu Alfredo Pioda (1848-1909, presidente della loggia di Milano e uno dei primi a portare la Teosofia in Italia) insieme a Franz Hartmann e alla contessa Wachmeister che, cercando di fondare il Convento Laico Teosofico Fraternitas nel 1889, posero le basi per il substrato teosofico nella zona. Va notato che Hartmann svolse un ruolo chiave ad Adyar come presidente del comitato di supervisione per l’affare Coulomb, consigliando a una riluttante HPB di licenziare il signor e la signora Coulomb. In questa occasione si dice che Hartmann abbia contravvenuto alle istruzioni di Koot Hoomi.

Poiché il convento secolare della Fraternitas del Monte Verità di Ascona non ebbe successo, il terreno fu venduto e il Monte Verità nacque come colonia utopica/anarchica/vegetariana, importante per l’avanguardia del XX secolo. L’attività della Società Teosofica continuò nella regione con la loggia di Locarno, e nel 1910 la Svizzera ne divenne una sezione. I teosofi della regione si riunirono attorno alle famiglie Balli, Franzoni e Pioda, mentre al Monte Verità si svolsero sperimentazioni ispirate agli ideali teosofici legati alla Lebensreform e alla libertà dagli schemi sociali, al matrimonio per amore, al vegetarianismo, all’anarchia e agli ideali socialdemocratici. La colonia utopica del Monte Verità cercava di essere autosufficiente e consisteva in cottage di legno che fungevano da sanatorio per disintossicarsi dalla vita sociale oppressiva dell’epoca. Il Monte Verità divenne legato all’OTO poiché Theodor Reuss , il suo fondatore, risiedeva ad Ascona (anche Karl Germer). Nel 1917, con Rudolf Laban e Mary Wigmann, si tenne un congresso internazionale dell’OTO. Incaricato da Crowley di fondare una loggia dell’OTO chiamata Fraternitas Saturni, Gregor A. Gregorius (vero nome Eugen Grosche) viveva anch’egli non lontano da Verscio. Occultisti e mistici tedeschi trovarono rifugio in Svizzera per sfuggire alla persecuzione nazista, poiché il regime di Hitler reprimeva le attività esoteriche e le società segrete che non facevano parte della sua cerchia, considerandole potenzialmente sovversive e incompatibili con l’ideologia nazista. In seguito, coloro che non continuarono a far parte della “deriva” dell’OTO (se la si considera massoneria irregolare) furono reintegrati nelle logge massoniche svizzere o tedesche.

La storia completa del Monte Verità qui https://mediaguide.monteverita.org/it/la-storia .

Una bella galleria con spiegazioni https://mediaguide.monteverita.org/it/personalità .


Va notato che la biblioteca svizzera ST contiene libri di autori tedeschi che sono andati distrutti in Germania e in Austria, ma sono conservati qui ad Ascona.

Tuttavia, secondo il sito web dell’OTO, si dice che ne sia stato uno dei fondatori e che gli sia stato conferito il titolo di “Gran Maestro Onorario del Sovrano Santuario”.

Uno dei fondatori del Monte Verità, Gusto Gräser, aveva studiato a Vienna ed era giunto ad Ascona. Franz Hartmann aveva sperimentato a Vienna ed era giunto a Locarno. Rudolf Steiner aveva studiato a Vienna ed era giunto anche a Locarno e Ascona. Si incontrarono fisicamente e/o spiritualmente al Monte Verità.
Il medico e scrittore Franz Hartmann aveva conosciuto il poliedrico ed esoterico Friedrich Eckstein a Vienna dalla metà degli anni Ottanta dell’Ottocento; questi aveva già familiarizzato con la Teosofia e aveva incontrato Blavatsky e Olcott in Inghilterra nel 1884; Hartmann trovò qui uno spirito affine e introdusse lui, e in seguito sua moglie Bertha Diener, a diverse tecniche yoga e alla Teosofia. Eckstein, a sua volta, era un caro amico di Sigmund Freud, che così conobbe la teosofia e lo yoga. La cerchia di conoscenze di Eckstein includeva anche Rudolf Steiner, che all’epoca studiava a Vienna e che per primo entrò in contatto intenso con la Teosofia attraverso questa fonte. Eckstein, che conobbe numerosi “grandi” del periodo a cavallo tra XIX e XX secolo, trasmise le sue idee teosofiche anche ad Anton Bruckner , Hugo von Hofmannsthal, Karl Kraus, Adolf Loos, Robert Musil, Rainer Maria Rilke, Felix Salten, Arthur Schnitzler, Franz Werfel e Hugo Wolf, tra gli altri. Quando Eckstein, autorizzato da un atto di fondazione rilasciato da Helena Blavatsky nel 1886, fondò una Società Teosofica viennese, Hartmann fu eletto presidente. …
Karl Kellner, un industriale cartario viennese, entrò in contatto con la teosofia e lo yoga tramite Hartmann. … Hartmann, Kellner e Theodor Reuss lavorarono dal 1902 in poi per diffondere un rituale di alto grado della Massoneria egiziana, che l’occultista inglese John Yarker aveva creato fondendo i riti di Memphis e Misraim.
Eckstein era amico di Freud e il suo allievo era Otto Gross. Anche lui si trasferì ad Ascona.

Monte Verità chiuse i battenti nel 1920 per trasferirsi in Brasile. Un aneddoto simpatico: ho incontrato l’ex presidente della ST brasiliana che aveva avuto contatti in famiglia con Ida Hoffmann. Il mondo è piccolo, e quello teosofico lo è ancora di più.

Va inoltre ricordato che la Pace di Locarno, nei pressi di Ascona, ebbe luogo nel ’25: dopo la Prima Guerra Mondiale, il ripristino di una pace stabile in Europa era una priorità assoluta. Il Trattato di Versailles aveva gettato le basi per questo processo, ma si trattava di una pace imposta che i Paesi sconfitti non accettarono. L’applicazione schematica del principio di nazionalità, gli squilibri economici, l’emergere di nuovi equilibri di potere e la nascita di nuovi Stati crearono un complesso di tensioni che misero costantemente alla prova il sistema costruito a Versailles. In particolare, la questione tedesca doveva essere risolta, favorendo un riavvicinamento tra vincitori e vinti. In questo contesto si inseriscono gli Accordi di Locarno.

RIUNIONE ERANOS AD ASCONA:

Pagina ufficiale qui

Gli incontri di Eranos ad Ascona si svolgono dal ’33 ad oggi non lontano dal Monte Verità, sul lago, ospitati dalla nobildonna Olga Froebe Kaptein, anche lei residente per un periodo al Monte Verità. Da notare un prologo di Eranos con il sodalizio Kaptein, Alice Bailey durato solo 2 anni. Eranos è più elitario come si può dedurre dalla famosa frase della sua mecenate Olga Froebe Kaptein a proposito del Monte Veritià: “vi si possono trovare solo elementi parassiti privi di talento”. Eranos è un circolo accademico con artisti del calibro di CG Jung, Erich Neumann, Marie-Louise von Franz, James Hillman, Ira Progoff, Hayao Kawai e Wolfgang Giegerich; gli storici delle religioni Raffaele Pettazzoni, Gerardus van der Leeuw, Joseph Campbell, Mircea Eliade e Ernst Benz; gli storici del cristianesimo Ernesto Buonaiuti e Jean Daniélou; gli studiosi delle religioni del mondo classico Walter Friedrich Otto e Károly Kerényi; gli orientalisti Caroline Augusta Foley Rhys Davids, Paul Masson-Oursel, Heinrich Zimmer, Erwin Rousselle e Giuseppe Tucci; gli ebraisti Leo Baeck, Martin Buber e Gershom Scholem; i teologi Paul Tillich, Hugo Rahner, Pierre-Jean de Menasce, Victor White e David L. Miller; gli islamisti Louis Massignon, Henry Corbin e Toshihiko Izutsu; gli egittologi Georges Hermann Nagel ed Erik Hornung; i sinologi Paul Pelliot e Hellmut Wilhelm; gli studiosi gnostici Henri-Charles Puech e Gilles Quispel; e gli egittologi Georges Hermann Nagel ed Erik Hornung; i sinologi Paul Pelliot e Hellmut Wilhelm; gli studiosi gnostici Henri-Charles Puech e Gilles Quispel; lo studioso buddista zen Daisetz Teitarō Suzuki; gli antropologi Paul Radin, John Layard, Laurens van der Post e Gilbert Durand; gli etnologi Theodor-Wilhelm Danzel, Richard Thurnwald e Jean Servier; gli archeologi Charles Virolleaud, Vera Christina Chute Collum e Charles Picard; i filosofi Helmuth Plessner, Karl Löwith, Jean Brun e Pierre Hadot; lo storico dell’arte Julius Baum; il critico letterario Herbert Edward Read; i fisici Friedrich Dessauer, Erwin Schrödinger, Hans Leisegang e Shmuel Sambursky; l’ingegnere elettronico Max Knoll; i matematici Andreas Speiser e Hermann Weyl; i musicologi Victor Zuckerkandl e Hildemarie Streich; lo studioso di medicina cinese Manfred Porkert; e, con loro, molti, molti altri.

Ad Eranos è presente anche Anne Bancroft, l’importante spia americana coinvolta nel tentato assassinio di Hitler. Bancroft è amante sia di Jung che di Dulles. Da notare l’importanza strategica di Ascona dovuta alla neutralità svizzera e la presenza di Allen Welsh Dulles dell’OSS (di stanza a Berna). Da notare che Jung era una spia arruolata da Dulles e finanziata da Paul Mellon, una delle più grandi fortune imprenditoriali americane, derivata dalla  Mellon Bank (anch’egli arruolato come spia nell’OSS). Alla fine del ’45, l’Operazione Sunrise fu condotta segretamente ad Ascona nella casa sopra l’ingresso dell’Hotel Ascona con l’affresco di una crocifissione. L’Operazione Sunrise fu un incontro segreto tra i generali italiano e tedesco e Dulles, escludendo la presenza russa. L’opprimente Dulles e suo fratello Forster rappresentano l’imperialismo anticomunista americano con lo sviluppo dell’eugenetica successivamente esportata nella Germania nazista. Si consideri l’ingente finanziamento del regime nazista da parte dello stesso Dulles attraverso il potentissimo studio legale Sullivan & Cromwell, che rappresentava le multinazionali americane. Dulles a Berna è a capo dell’OSS per spiare l’ambivalente cooperazione del governo svizzero con l’industria tedesca. Da considerare è la presenza dell’industria che costruì molte armi naziste, la Oerlikon-Bührle ad Ascona.


Un’altra figura importante nella ricerca della pace fu il nobile Gebhard Werner von der Schulemberg (1881-1958) , che ospitò statisti e diplomatici nella casa accanto all’Hotel Ascona. Schulemberg era confidente dell’amante ebrea di Mussolini, Margherita Sarfatti, e amico del Primo Ministro britannico Chamberlain, e cercò di evitare il conflitto e l’alleanza dell’Italia con Hitler. Il fratello di Schulemberg, ambasciatore tedesco, tentò un colpo di stato nel 1944 e fu giustiziato dai nazisti.

La madre artistica di Ascona, Marinanne Verefkin (1860-1938), ebbe una relazione con Roerich (1874-1947), che per un certo periodo fu nelle grazie del ministro di Roosevelt Herny Wallace (massone). Klee, Jawlensky, Werefkin, Hans Richter, Italo Valenti, Ben Nicholson o Arthur Segal, le personalità artistiche che animarono la scena asconese furono quasi tutte promosse dalla Galleria berlinese “Der Sturm”, la cui proprietaria, insieme al marito Hertwart Walden, Nell (1887-1975), costruì nel ’33 la casa in cui ora vivo con mia moglie. La Casa San Tommaso apparteneva a Lougi Pericle (1916-2001). In un modo o nell’altro, quasi tutti entrarono in contatto con la spiritualità o la Teosofia.

Archivio Luigi Pericle

Archivio Luigi Pericle

Luigi Pericle

La riscoperta di un maestro

Non lontano dal Monte Verità, una villetta degli anni Trenta, chiusa da anni e inghiottita dai rovi, custodiva un segreto inimmaginabile. La storia di un maestro dimenticato. La sua arte. La sua cultura. Per quindici anni, Greta e Andrea Biasca-Caroni hanno osservato quella casa, sempre più rovinata dal passare del tempo, sognando di poterla acquisire. Il suo giardino confinava con la proprietà del loro albergo ad Ascona (Canton Ticino, Svizzera), l’Hotel Ascona, sul Monte Verità. Volevano visitare quelle stanze, affascinati dal magnetismo che emanavano e dai ricordi di un uomo silenzioso che le aveva vissute intensamente. Acquistata all’asta e riaperta dopo un lungo periodo di oblio, la casa ha rivelato un patrimonio straordinario. Centinaia di dipinti e disegni meticolosamente conservati in grandi scatole di legno stipate tra le stanze e la cantina. Gli alti scaffali conservavano ancora, rigorosamente allineati, volumi di filosofia, letteratura, arte delle civiltà passate, dall’Egitto all’Estremo Oriente, nonché testi scientifici di teosofia, antroposofia, astrologia, ufologia, che avevano nutrito la conoscenza e la saggezza del maestro, la sua vasta preparazione, che poi riversava nei dipinti e nelle carte come esercizio di meditazione, e in migliaia di documenti autografi, quaderni, disegni, testi teorici e narrativi. Riportare in vita dipinti, disegni a china, oroscopi e manoscritti ha permesso di restituire la figura di un autore di punta della storia dell’arte e della cultura in generale; un protagonista della ricerca estetica dal secondo dopoguerra in poi, la cui vicenda umana e intellettuale riemergeva improvvisamente in tutto il suo valore e la sua complessità.

Biografia

Pittore, illustratore, studioso di teosofia e dottrine esoteriche, Luigi Pericle (1916-2001) è stato una figura di spicco nella storia dell’arte della seconda metà del Novecento e ha partecipato attivamente ai dibattiti culturali contemporanei, abbracciando gli approcci della pittura informale europea. È stato ammirato da importanti personalità internazionali come Sir Herbert Read, trustee della Tate Gallery, il collezionista Peter G. Staechelin e Martin Summer, direttore di Arthur Tooth & Sons, galleria londinese di moda durante gli anni ’60. Le opere di Pericle sono state esposte accanto a quelle di maestri come Pablo Picasso, Karel Appel, Antoni Tàpies e Jean Dubuffet.

Instancabile studioso delle filosofie classiche e orientali, devoto alla spiritualità alternativa, Pericle si sforzò costantemente di raggiungere una verità assoluta che andasse oltre la contingenza e la materialità.

 Luigi Pericle Giovannetti nacque a Basilea il 22 giugno 1916. Il padre, Pietro Giovannetti, era originario di Monterubbiano, nelle Marche, mentre la madre, Eugénie Rosé, era di origini francesi. Pericle iniziò a dipingere giovanissimo, ricevendo la sua prima commissione a soli dodici anni e, a sedici anni, intraprese gli studi presso la scuola d’arte, che abbandonò presto deluso dalle discipline studiate e in disaccordo con i metodi didattici. Durante gli anni della sua formazione, fu attratto dalla filosofia antica e orientale, acquisendo una profonda conoscenza del pensiero Zen, cinese e giapponese, nonché di quello dell’antico Egitto e della Grecia. Queste influenze, diverse e al tempo stesso unite da una tensione verso la ricerca della trascendenza e del significato interiore, crearono un punto di riferimento artistico, spirituale e letterario che lo guidò lungo tutto il suo percorso esistenziale.

Nel 1947 sposò Orsolina Klainguti, affettuosamente soprannominata Nini, pittrice grigionese che sarebbe rimasta la sua inseparabile compagna di vita. Negli anni ’50, la coppia si trasferì ad Ascona, la cittadina che, fin dagli anni ’20, aveva ospitato artisti di fama internazionale ed era nota come vivace centro culturale. L’artista scelse di vivere ad Ascona per vivere l’atmosfera mistica associata al sito del Monte Verità e immergersi nella natura e nella tranquillità. Uomo poliedrico e dai molteplici interessi, Pericle è difficile da inquadrare: era tanto un artista professionista quanto un illustratore di talento.

Nel 1951 creò Max, la marmotta protagonista di un fumetto omonimo senza testo, che ebbe un grande successo non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti e in Giappone. Pericle ottenne fama internazionale grazie al suo lavoro di illustratore, pubblicato da Macmillan a New York e su quotidiani come il Washington Post e l’Herald Tribune, e apparso sulla rivista satirica britannica Punch. Per mantenere separate le sue due professioni, l’artista firmò le sue illustrazioni con il cognome Giovannetti. Nel 1958, raggiunse una svolta artistica, segnando una nuova fase nella sua produzione creativa distruggendo tutti i dipinti figurativi dei suoi primi anni tranne uno. Passò all’astrattismo informale e si specializzò in tecniche di lavorazione che caratterizzarono le sue opere, frutto di instancabile ricerca e sperimentazione.

Nel 1959, i suoi dipinti attirarono l’interesse di Peter G. Staechelin, un noto collezionista di Basilea, che considerava Pericle un “virtuoso della vista”. Staechelin acquistò le opere di Pericle e, in cambio, il collezionista donò all’artista una piccola villa ad Ascona, chiamata dal pittore Casa San Tomaso, che Pericle e Orsolina stabilirono come loro dimora per il resto della loro vita. Per realizzare questo acquisto, Staechelin vendette alcuni disegni di Schiele e Klimt al Leopold Museum di Vienna, dove si trovano ancora oggi. Pericle definì il periodo dal 1958 al 1965 come un periodo di “cambiamento radicale”: un periodo di incessante energia creativa ed entusiasmo, durante il quale realizzò le sue mostre più significative.

Nel 1962 conobbe Martin Summers della Arthur Tooth & Sons Gallery di Londra, dove Pericle tenne due mostre personali e due collettive, esponendo, tra gli altri, con Karel Appel, Sam Francis, Asger Jorn, Antoni Tàpies, Jean Dubuffet, Jean-Paul Riopelle e Pablo Picasso. I suoi dipinti furono acquistati da molti celebri collezionisti, tra cui Brigitte Helm, Bennet Korn, Helmut Kindler, Lady Tate e il parlamentare Sir Basil de Ferranti.

Una mostra personale si tenne nel 1963 alla Galleria Castelnuovo di Ascona, di proprietà di Trudi Neuburg-Coray, figlia di Han Coray, proprietario della Galleria Dada di Zurigo. Sir Herbert Read – critico d’arte, co-fondatore dell’Institute of Contemporary Art di Londra e consulente artistico di Peggy Guggenheim – visitò lo studio di Pericle nel gennaio del 1965 e rimase profondamente colpito dalla sua opera. Secondo Read, Pericle era impegnato in una “lunga ricerca di una bellezza assoluta” attraverso l’espressione astratta, una forma pura e metafisica, capace di restituire e comunicare, grazie alle armonie di linea e colore, un'”essenza interiore” delle cose e della loro condizione spirituale.

Hans Hess, museologo e curatore della York Art Gallery, organizzò una mostra personale itinerante di Pericle nel 1965, che toccò diversi musei britannici, tra cui York, Newcastle, Hull, Bristol, Cardiff e Leicester. Dopo questo periodo di successo, Pericle scelse di ritirarsi dal mondo dell’arte per immergersi nella sua ricerca e nella quiete di Ascona.

Dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, Pericle realizzò un’ampia serie di dipinti su tela e masonite, inchiostro di china e disegni, in uno stato di ispirazione creativa e mistica che non lo abbandonò mai. Questo segnò un periodo di isolamento ma anche di ricca produttività nei campi della letteratura, dell’astrologia, della filosofia, dell’antroposofia e della teosofia.

Archiviò oroscopi, scritti di ufologia, quaderni pieni di citazioni e ideogrammi giapponesi, simboli astronomici e ricette omeopatiche. Sviluppò un bisogno impellente di liberarsi dei beni materiali, che divenne così forte da costringerlo persino a vendere la sua amata Ferrari (in precedenza appartenuta a Roberto Rossellini e Ingrid Bergman).

L’artista e regista Hans Richter visitò Pericle nel marzo del 1970 e in una lettera raccontò: “Ho sentito molto parlare di un artista che vive qui vicino in completo isolamento e finalmente l’ho visitato. Ciò che ho trovato è stata un’opera grafica e pittorica davvero notevole, diversa da qualsiasi cosa avessi mai visto prima”. In questo periodo iniziò la creazione di un catalogo monografico dedicato a Pericle, che sarebbe stato pubblicato nel 1979 da De Agostini. Nel frattempo, il fumetto Max continuava a essere un best seller a New York e in Giappone. A partire dal 1980, la curiosità e la voracità creativa di Pericle si rivolsero poi allo studio approfondito delle discipline a lui più care e alla scrittura di Bis ans Ende der Zeiten (Fino alla fine dei tempi), un romanzo sottilmente autobiografico e visionario, completato nel 1996.

In esso narrava le vite precedenti del suo alter ego Odisseo e della sua formazione artistica e spirituale; tuttavia, del libro sarebbe stato pubblicato solo un capitolo, con il titolo Amduat, nel 1995. L’amata moglie di Pericle, Orsolina, morì nel 1997, seguita nel 2001 dall’artista stesso, senza lasciare eredi. La loro casa rimase quindi abbandonata fino al dicembre 2016, quando fu acquistata dagli albergatori Andrea e Greta Biasca-Caroni, i vicini, affascinati dal glorioso passato della casa che oggi rivela il meticoloso e sistematico lavoro di ricerca espressiva di Pericle, un immenso tesoro di dipinti e opere grafiche, frutto della sconfinata cultura e sete di conoscenza dell’artista, una summa del pensiero universale catalogata da Pericle con rigore monastico.

Dopo essere stato salvato dall’oblio, Luigi Pericle è ora al centro di un ampio recupero critico e filologico. L’ampio progetto di studio, restauro, conservazione e catalogazione del suo patrimonio artistico è gestito dall’associazione no-profit Archivio Luigi Pericle, con sede ad Ascona, nell’ambito di un processo coordinato di rivalutazione e valorizzazione dell’eredità periclesca.

Le opere di Luigi Pericle sono oggi conservate nelle collezioni di importanti collezionisti e musei.

La storia completa

Luigi Pericle

Un giovane Luigi Pericle

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ASCONA-VIENNA

Teosofia

Theosophy

Teosofia

L’occultismo prosperava nella Vienna di fine secolo, quando Mahler aveva circa quarant’anni.

La Vienna di fine secolo era molto più di quanto a volte potesse sembrare agli studiosi. Oltre ai tipi di figure e argomenti che tendono a rafforzare le aree di indagine “legittime” – filosofia, musica, architettura e psicoanalisi, ad esempio – a Vienna, come in gran parte del mondo di lingua tedesca, era presente un mondo occulto sotterraneo. Era un mondo in cui la teosofia, l’antroposofia, il pitagorismo, l’astrologia, la chiaroveggenza, la numerologia e altre forme di credenze occulte giocavano un ruolo, a volte importante, nella vita di alcune delle stesse figure che spesso negli scritti sulla Vienna di fine secolo.

Nel suo libro Hammer of the Gods, David Luhrssen include Mahler come membro della Società Teosofica di Vienna.

I membri originari della Società Teosofica di Vienna, alla sua fondazione nel 1887, provenivano da un circolo di intellettuali e bohémien che si erano incontrati continuamente dalla fine degli anni ’70 dell’Ottocento. Frederick Eckstein (1861-1939) , il primo presidente della Società e in seguito una “eminenza grigia della vita culturale viennese”, aveva presieduto le discussioni a un tavolo in un ristorante vegetariano viennese per un decennio prima che la Società fosse formalmente organizzata nella capitale austriaca.

Il circolo intorno a Frederick Eckstein (1861-1939) , che era stato il segretario personale di Anton Bruckner (1824-1896) , era eterogeneo per origine etnica e politica. Comprendeva il poeta polacco Siegfried Lipiner (1856-1911) ; il maestro sinfonico ebreo Gustav Mahler; il compositore austriaco di canzoni d’arte tedesche Hugo Wolf (1860-1903) ; la femminista Rosa Mayreder, che discute i ruoli di genere in termini di fusione alchemica degli opposti; Rudolf Steiner, che in seguito fondò il movimento delle scuole Waldorf insieme a un ramo mistico cristiano della Teosofia chiamato Antroposofia; e, occasionalmente, Victor Adler (1852-1918) , fondatore del Partito socialdemocratico austriaco.

Tuttavia, nella Storia del Modernismo, Bernard Smith indica che Alma Mahler divenne una teosofa nel 1914, tre anni dopo la morte di Mahler, e che a lei è attribuita l’introduzione alla Teosofia di Johannes Itten, un pittore espressionista svizzero. Sebbene Mahler fosse interessato all’esoterismo, non è chiaro se Gustav Mahler stesso divenne un teosofo o fosse effettivamente un membro della Società Teosofica di Vienna.

Johannes Itten (1888-1967), che insegnò al Bauhaus dal 1919 al 1923, si interessò alla teosofia dopo aver incontrato la prima moglie di Walter Gropius, Alma Mahler, teosofa dal 1914. Lesse Thought Forms, Indian Philosophy e la cabbala di Besant e Leadbeater e sposò le idee della setta Mazdaznan che insisteva sulla meditazione e sul vegetarianismo.

Tuttavia, negli ultimi mesi prima della sua morte, Gustav e Alma condivisero l’interesse per la letteratura teosofica.

Mahler si sforzava di dimostrare il suo affetto ad Alma. La invitò alle cascate del Niagara e in generale fu più affascinante e attenta di quanto non fosse mai stato prima. Inizialmente, almeno, questi ultimi mesi non furono offuscati, se non dai problemi con l’orchestra. La coppia iniziò a interessarsi alla teosofia e all’occulto e studiò i libri di CW Leadbeater e Annie Besant, quest’ultima ex collaboratrice di Helena Blavatsky, che erano le dernier cri in Europa e in America.

Nel suo libro, Gustav Mahler: Memories and Letters, Alma Mahler conferma l’interesse della famiglia Mahler per l’occulto.

Ho visto spesso una giovane donna americana che cercava di infondermi l’occulto. Mi ha prestato libri di Leadbeater e della signora Besant. Andavo sempre dritto da Mahler non appena se ne andava e ripetevo parola per parola tutto ciò che aveva detto. Era qualcosa di nuovo a quei tempi e lui era interessato. Iniziammo a chiudere gli occhi per vedere quali colori riuscivamo a vedere. Praticavamo questo e molti altri riti ordinati dagli occultisti così gelosamente che Anna Justine Mahler (Gucki) (1904-1988) fu una scoperta che camminava su e giù per la stanza con gli occhi chiusi. Quando le chiedemmo cosa stesse facendo, rispose: “Sto cercando il verde”.

John Covac ipotizza che i Mahler stessero leggendo il libro di Leadbeater e Besant, Thought Forms.

Nel caso di questo aneddoto, il libro in questione è molto probabilmente Thought Forms di Leadbeater e Besant, che discute i significati spirituali dei colori in termini teosofici entusiastici.

È più probabile che la famiglia Mahler abbia imparato a “vedere” il colore verde leggendo la sezione Percezione del capitolo intitolato Note su alcuni insegnamenti orali nel “terzo volume” (volume 5 nell’edizione Adyar) di La dottrina segreta pubblicato da Annie Besant nel 1897:

Cerca di immaginare qualcosa che trascende il tuo potere di pensiero, ad esempio, la natura dei Dhyân Chohan. Quindi rendi il cervello passivo e vai oltre; Vedrai una luce bianca radiosa, simile all’argento, ma opalescente come la madreperla; poi delle onde di colore la attraverseranno, partendo dal viola più delicato, passando per le sfumature di verde bronzo fino all’indaco con riflessi metallici, e quel colore rimarrà. Se vedi questo, sei su un altro piano. Dovresti attraversare sette fasi.

Quando arriva un colore, guardalo e se non è buono, rifiutalo. Lascia che la tua attenzione sia attratta solo dal verde, dall’indaco e dal giallo. Questi sono buoni colori. Poiché gli occhi sono collegati al cervello, il colore che vedi più facilmente sarà il colore della personalità. Se vedi il rosso, è semplicemente fisiologico e deve essere ignorato. Il verde-bronzo è il Manas inferiore, il giallo-bronzo l’Antahkarana, l’indaco-bronzo è il Manas. Questi devono essere osservati e quando il giallo-bronzo si fonde con l’indaco ci si trova sul piano Manasico.

  1. Fin de siècle è francese e significa fine del secolo.
  2. Covach, John, Misticismo balzaciano, disegno palindromico e tempo celeste nella musica di Berg, messaggi criptati nella musica di Alban Berg, a cura di Siglind Bruhn Routledge (New York e Londra: Garland Publishing, Inc., 1998).
  3. Luhrssen, David, Il martello degli dei: la società Thule e la nascita del nazismo (Washington, DC, Potomac Books Inc., 2012) p.13.
  4. Staatliches Bauhaus, comunemente nota semplicemente come Bauhaus, era una scuola d’arte in Germania che combinava l’artigianato e le belle arti, ed era famosa per l’approccio al design che pubblicizzava e insegnava. Fu attiva dal 1919 al 1933. A quel tempo, il termine tedesco Bauhaus, letteralmente “casa della costruzione”, era inteso come “Scuola di costruzione”. Il Bauhaus fu fondato per la prima volta da Walter Gropius a Weimar.
  5. Il mazdaznan era una religione neo-zoroastriana che sosteneva che la Terra dovesse essere riportata a un giardino dove l’umanità potesse cooperare e conversare con Dio.
  6. Smith, Bernard Modernism’s History, (Sydney: University of New South Wales Press Ltd., 1998) pp.76-77.
  7. la moda più recente.
  8. Fischer, Jens Malte Gustav Mahler, trad. Stewart Spencer (Gran Bretagna: Yale University Press, 2011).
  9. Anna Justine Mahler (15 giugno 1904 – 3 giugno 1988) era la secondogenita del compositore Gustav Mahler e di sua moglie Alma Schindler. La chiamavano “Gucki” per via dei suoi grandi occhi azzurri (in tedesco “gucken” significa “sbirciare”).
  10. Mahler, Alma Gustav Mahler: Memories and Letters, a cura di Donald Mitchell, (New York, Viking Press, 1969), p.188.
  11. Covach, John, Misticismo balzaciano, disegno palindromico e tempo celeste nella musica di Berg, messaggi criptati nella musica di Alban Berg, a cura di Siglind Bruhn Routledge (New York e Londra: Garland Publishing, Inc., 1998) p.7.
  12. Blavatsky, Helena, Petrovna, La dottrina segreta, vol. V, (Adyar, Madras, India: The Theosophical Publishing House, Inc., 1971), 554.

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Kirlian

10 venerdì Ott 2025

Posted by abcsocial in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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In questo documentario di Piero Angela si dice che non è vero che la macchina Kirlian fotografa l’aura, bensì sono le scariche a basso amperaggio emesse dalla camera stessa che creano l’effetto Aura …

Questo è quello che mi risponde l’AI addestrata teosoficamente di Instagram :

IA Teosofia : “La macchina di Kirlian è uno strumento che “cattura l’aura” o il campo energetico che circonda gli esseri viventi, grazie alla tecnica sviluppata da Semyon Kirlian nel 1939.

Questa macchina utilizza una scarica elettrica ad alta tensione per creare un’immagine dell’aura, che può rivelare informazioni sulla salute fisica, emotiva e spirituale di una persona.

Nella spiritualità esoterica, l’aura è considerata un campo energetico che circonda il corpo fisico e riflette lo stato dell’anima.

Vorresti sapere come la macchina di Kirlian viene utilizzata nella pratica spirituale o come interpretare le immagini dell’aura?

Tu

Semyon Kirlian nel 1939 chi era ?

IA Teosofia :

Semyon Kirlian era un inventore e ricercatore russo che ha scoperto per caso la fotografia dell’aura nel 1939.

Diamo un occhio a wkipedia :

Semyon Davidovich Kirlian (1898-1978) era un elettricista e inventore russo che lavorava in un ospedale di Krasnodar, in Russia.

La storia della sua scoperta è affascinante:

  • Kirlian stava riparando un’apparecchiatura medica quando notò che una scarica elettrica creava un’immagine luminosa sulla pellicola fotografica.
  • Decise di sperimentare ulteriormente e scoprì che poteva catturare l’aura di oggetti e esseri viventi utilizzando la sua tecnica.

La sua scoperta rivoluzionò la comprensione dell’energia umana e aprì la strada a nuove ricerche sulla spiritualità e la salute olistica.

Semyon Kirlian

Semyon Kirlian
NatoSemyon Davidovich Kirlian
20 febbraio 1898
Ekaterinodar , Impero russo
Morto4 aprile 1978 (80 anni)
Krasnodar, Unione Sovietica
OccupazioneInventore
Noto perFotografia Kirlian

Semyon Davidovich Kirlian ( / ˈ k ɜːr l i ə n / ; russo : Семён Давидович Кирлиан ; armeno ; 20 febbraio 1898 – 4 aprile 1978) è stato un inventore sovietico e ricercatore di origine armena , che insieme alla moglie Valentina Khrisanfovna Kirlian ( russo : Валентина Хрисанфовна Кирлиан ; 1904—1971), insegnante e giornalista, scoprì e sviluppò la fotografia Kirlian .

Primi anni di vita

Kirlian nacque nel 1898 a Ekaterinodar , Impero russo (oggi Krasnodar, Russia ) da una famiglia armena . Mostrò fin da piccolo un interesse e una predisposizione per l’elettricità. Poco prima della Rivoluzione russa del 1917 , Kirlian partecipò a una conferenza nella sua città natale, in cui Nikola Tesla tenne discorsi e dimostrazioni; Tesla fu uno dei predecessori di Kirlian nel campo della fotografia a scarica corona . Negli anni ’30 Kirlian si guadagnò da vivere come elettricista a Krasnodar, vicino alla costa orientale del Mar Nero, nella Russia meridionale, allora Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa ( RSFS Russa ), parte dell’Unione Sovietica . Sposò Valentina Khrisanovna nel 1930.

Prime scoperte

Nel 1939 Kirlian si era guadagnato la reputazione di miglior risorsa locale per la riparazione di apparecchiature elettriche e veniva regolarmente chiamato a riparare le apparecchiature di scienziati e laboratori della zona. Quell’anno, gli capitò di assistere a una dimostrazione di un dispositivo per elettroterapia d’Arsonval ad alta frequenza . Notò che si verificava un piccolo lampo di luce tra gli elettrodi della macchina e la pelle del paziente e si chiese se sarebbe stato in grado di fotografarlo. (Kirlian non fu il primo ad assistere a questo fenomeno, sebbene l’impulso di fotografarlo e studiarlo sembri essere stato originale in lui.) Sperimentando con apparecchiature simili, sostituì gli elettrodi di vetro con sostituti metallici per scattare fotografie in luce visibile; a costo di una grave ustione elettrica, fu in grado di scattare una fotografia insolita e suggestiva di un’apparente scarica di energia attorno alla sua mano e a quella di altre persone.

Sviluppo della fotografia Kirlian

Nei dieci anni successivi, lui e sua moglie svilupparono e perfezionarono un apparato per quella che oggi chiamiamo fotografia Kirlian . Utilizzarono un oscillatore ad alta frequenza o generatore di scintille che operava tra 75 e 200 kHz .

Gradualmente, l’attività dei Kirlian iniziò ad attirare l’attenzione degli scienziati professionisti. Kirlian avanzò affermazioni controverse secondo cui l’immagine che stava studiando avrebbe potuto essere paragonata all’aura umana. Un esperimento avanzato come prova dell’esistenza di campi energetici generati da entità viventi prevedeva l’acquisizione di fotografie Kirlian a contatto di una foglia raccolta a intervalli prestabiliti, il cui graduale appassimento si diceva corrispondesse a un declino dell’intensità dell’aura. I Kirlian scattarono numerose fotografie delle foglie di varie piante; nel 1949, si scoprì che la fotografia Kirlian poteva rilevare malattie incipienti delle piante altrimenti non rilevabili. [ citazione necessaria ] Nello stesso anno, i Kirlian ottennero un brevetto sovietico per il loro dispositivo di base, “un metodo di fotografia mediante correnti ad alta frequenza”. Sperimentando ulteriormente su se stessi, i Kirlian ottennero i primi risultati che dimostravano che la fotografia Kirlian poteva fornire un indice della salute fisica di una persona e illuminare i punti di agopuntura del corpo umano. [ citazione necessaria ]

Esperimento della foglia strappata

Una tipica dimostrazione utilizzata come prova dell’esistenza di questi campi energetici prevedeva l’acquisizione di fotografie Kirlian di una foglia raccolta a intervalli prestabiliti. Si pensava che il graduale appassimento della foglia corrispondesse a un declino dell’intensità dell’aura. In alcuni esperimenti, se una sezione di una foglia veniva strappata dopo la prima fotografia, a volte rimaneva un’immagine debole della sezione mancante quando veniva scattata una seconda fotografia. Se la superficie dell’immagine veniva pulita da contaminanti e umidità residua prima di scattare la seconda immagine, non appariva alcuna immagine della sezione mancante. [ 1 ]

La teoria dell’aura vivente è almeno parzialmente smentita dalla dimostrazione che il contenuto di umidità delle foglie ha un effetto pronunciato sulle corone di scarica elettrica; una maggiore umidità crea scariche corona più ampie e dinamiche. Con la disidratazione della foglia, le corone diminuiscono naturalmente in variabilità e intensità. Di conseguenza, il cambiamento del contenuto di acqua della foglia può influenzare la cosiddetta aura di Kirlian. Gli esperimenti di Kirlian non hanno fornito prove di un campo energetico diverso dai campi elettrici prodotti dai processi chimici e dal processo di flusso delle scariche coronali. [ 2 ]

Le scariche coronali identificate come aure Kirlian sono il risultato di processi di ionizzazione elettrica stocastica e sono fortemente influenzate da molti fattori, tra cui la tensione e la frequenza dello stimolo, la pressione con cui una persona o un oggetto tocca la superficie di imaging, l’umidità locale attorno all’oggetto da riprendere, il livello di messa a terra della persona o dell’oggetto e altri fattori locali che influenzano la conduttività della persona o dell’oggetto da riprendere. Anche oli, sudore, batteri e altri contaminanti ionizzanti presenti sui tessuti viventi possono influenzare le immagini risultanti. [ 3 ] [ 4 ] [ 5 ]

Riconoscimento diffuso

Fu solo all’inizio degli anni ’60, tuttavia, che gli sforzi dei Kirlian ottennero ampio riconoscimento e sostegno ufficiale, quando giornalisti affermati scrissero una serie di articoli su giornali e riviste sulla fotografia Kirlian. Ai Kirlian fu assegnata una pensione e fu loro fornito un nuovo appartamento e un laboratorio ben attrezzato a Krasnodar. Il loro primo articolo scientifico sulla fotografia Kirlian fu pubblicato nel 1961 sulla rivista (russa) Journal of Scientific and Applied Photography . Le istituzioni scientifiche di tutta l’Unione Sovietica iniziarono a lavorare sulla fotografia Kirlian nel 1962.

La prima apparizione negli Stati Uniti è sconosciuta, ma un film didattico sulla fotografia Kirlian e sulle emissioni di energia degli esseri viventi è stato visto in una scuola elementare della California meridionale intorno al 1964. [ citazione necessaria ]

Morte

Morì nel 1978 a Krasnodar, URSS. [ citazione necessaria ]

Nella cultura popolare

Nel romanzo L’alchimista di Michael Scott , il protagonista, Nicholas Flamel, nota che l’aura è stata fotografata dai Kirlian.

L’ artista IDM Benn Jordan , noto anche come ” The Flashbulb “, ha scritto una serie di canzoni su vari album che fanno riferimento a Kirlian nel titolo.

La fotografia Kirlian gioca un ruolo importante nel libro Feng Shui for the Soul di Kerryn Offord , pubblicato in Grantville Gazette VI.

Riferimenti

  1. “Fotografia Kirlian” . Un’enciclopedia di affermazioni, frodi e bufale sull’occulto e il soprannaturale . James Randi Educational Foundation . Consultato il 14 ottobre 2008 ., derivato da:
    * Randi, James (1997). Un’enciclopedia di affermazioni, frodi e bufale dell’occulto e del soprannaturale . St. Martin’s Griffin. ISBN Numero di telefono: 978-0-312-15119-5.
  2.  Boyers, David G.; Tiller, William A. (luglio 1973). “Corona discharge photography” . Journal of Applied Physics . 44 (7): 3102–3112 . Bibcode : 1973JAP….44.3102B . doi : 10.1063/1.1662715 . Archiviato dall’originale il 26 febbraio 2020.
  3.  Opalinski, John, “Immagini di tipo Kirlian e trasporto di materiali a film sottile in scariche corona ad alta tensione”, Journal of Applied Physics, Vol 50, Numero 1, pp 498-504, gennaio 1979. Abstract: https://ieeexplore.ieee.org/xpl/articleDetails.jsp?arnumber=5105453
  4.  La tecnica Kirlian: controllare le variabili impreviste . L’effetto Kirlian non solo è spiegabile attraverso processi naturali, ma varia anche in base ad almeno sei parametri fisici. Arleen J. Watkins e Williams S. Bickel, The Skeptical Inquirer 13:172-184, 1989.
  5.  Carroll, Robert Todd (2003). Il dizionario dello scettico: una raccolta di strane credenze, divertenti inganni e pericolose delusioni . Hoboken, NJ, USA: John Wiley & Sons. pp.  189–190 . ISBN 978-0471272427.
  • SD Kirlian e V. Kirlian, “Fotografia e osservazione visiva mediante correnti ad alta frequenza”, Journal of Scientific and Applied Photography, Vol. 6 N. 6.
  • Sheila Ostrander e Lynn Schroeder, Scoperte psichiche dietro la cortina di ferro (Englewood Cliffs, New Jersey, Prentice-Hall, 1970), pp. 198–209, 219-26, 401-3.

Ora facciamo una ricerca in un sito teosofico : https://www.theosophy.world/encyclopedia/kirlian-photography

Fotografia Kirlian

Chiamata anche “elettrofotografia”, è una tecnica che si propone di produrre una fotografia dell’aura, sia umana che vegetale. La tecnica prende il nome dal suo scopritore, un tecnico elettrico russo di nome Semyon Davidovich Kirlian, che la introdusse al mondo insieme alla moglie Valentina. Kirlian aveva prestato attenzione a un effetto notato da molti altri: quando si stacca un cavo elettrico, si produce frequentemente una piccola scintilla. Il genio di Kirlian consiste nel chiedersi se questo effetto potesse essere utilizzato in qualche modo, mentre altri lo avevano semplicemente notato e poi ignorato. Si chiese anche se questo effetto fosse in qualche modo correlato al fenomeno che i marinai chiamano “fuoco di Sant’Elmo”, per cui la loro nave viene vista brillare durante le tempeste elettriche. Nella tecnica di Kirlian, una breve scarica di corrente elettrica ad alto voltaggio e basso amperaggio viene inviata attraverso un oggetto posto su una piastra metallica con una pellicola fotografica sigillata (solitamente una pellicola Polaroid a colori) sopra. Comunemente, vengono utilizzate foglie appena raccolte o polpastrelli. La pellicola sviluppata mostra una scarica di energia con alcune perle di luce e colori caratteristici che la circondano. Più comunemente, i polpastrelli mostrano un pattern energetico bluastro, ma quando la persona il cui polpastrello viene fotografato viene invitata a provare diverse emozioni (come tristezza, amore o rabbia), il colore cambia. È quest’ultimo effetto che porta le persone a interpretare le fotografie come quelle dell’aura biologica (vedi, ad esempio, The Kirlian Aura, a cura di Stanley Krippner e Daniel Rubin, 1974).

In realtà, abbiamo ben poca comprensione di cosa accada quando tali oggetti vengono sottoposti a una scarica elettrica. Sappiamo che i corpi organici emettono costantemente vari gas, tra cui ossigeno, anidride carbonica, vapore acqueo e cloruro di sodio, alcuni dei quali si ionizzerebbero in colori distinti. E sappiamo che diverse emozioni influenzano la biochimica del corpo umano, quindi i cambiamenti di colore non sono inaspettati. Questo porta gli scettici a credere che la tecnica non offra alcuna prova concreta dell’esistenza di un’aura che circonda gli oggetti biologici. Inoltre, questi scettici direbbero che anche gli oggetti inanimati, come le monete, mostrano scariche di energia, ma non si pensa che abbiano un’aura. Quest’ultima critica in realtà non è particolarmente significativa, poiché, come è stato osservato, “Il modello di luminescenza era diverso per ogni oggetto, ma gli esseri viventi avevano dettagli strutturali totalmente diversi rispetto agli esseri non viventi. Una moneta di metallo, ad esempio, mostrava solo un bagliore completamente uniforme lungo i bordi. Ma una foglia viva era composta da milioni di luci scintillanti” (citato in Thelma Moss, The Probability of the Impossible, 1974, p. 24). Alcuni effetti sono stati prodotti con oggetti organici che sono estremamente difficili da spiegare esclusivamente in termini di elettrochimica. Ad esempio, un ricercatore brasiliano, H. Andrade, affermò di aver prodotto immagini dell’aura completa di una foglia dopo che una parte di essa era stata tagliata via. Questo è chiamato “fenomeno della foglia persa”. Altri affermano di aver replicato quell’effetto. Thelma Moss, con il suo collega Kendall Johnson, presso l’Università della California a Los Angeles, sviluppò una tecnica negli anni ’70 mediante la quale è possibile produrre immagini in movimento utilizzando il metodo Kirlian. In uno di questi, due persone (un uomo e una donna) hanno fotografato i polpastrelli delle dita mentre erano opposti l’uno all’altro, a una distanza di circa 4-5 centimetri. Le scariche di energia erano chiaramente individuali, ma leggermente fondendosi tra loro. Quando ai soggetti è stato chiesto di provare un’intensa rabbia l’uno verso l’altro, le scariche di energia si sono in realtà allontanate l’una dall’altra. Quando è stato chiesto loro di provare passione sensuale l’uno per l’altra, i due schemi energetici si sono fusi in un unico alone rosso brillante. Questo non può essere spiegato solo dalla ionizzazione dei gas emessi dalle loro dita.

I ricercatori russi identificano l’effetto come il risultato di un “corpo bioplasmatico” che circonda tutti gli organismi organici. I teosofi lo interpretano come il risultato del “doppio eterico” che circonda gli organismi biologici. In altre parole, la tecnica fotografa indirettamente l’aura eterica perché quest’ultima si organizza secondo gli schemi prodotti dalla fotografia Kirlian. Tuttavia, sebbene siano state prodotte centinaia di fotografie, molte delle quali semplicemente non possono essere spiegate solo in termini biochimici, la tecnica rimane piuttosto controversa. Persino alcuni che la accettano affermerebbero che non dimostra comunque che l’aura possa esistere indipendentemente dal corpo, ma potrebbe semplicemente essere un effetto prodotto da quel corpo e dipendente per la sua esistenza da esso. I teosofi sottolineerebbero che, nella migliore delle ipotesi, non dimostra l’esistenza di aspetti più profondi dell’aura umana, poiché il doppio eterico è solo una forma più sottile di materia fisica, né offre alcuna prova della sopravvivenza dopo la morte. Sembra tuttavia offrire prove dell’esistenza dell’energia che gli indù chiamano prāša, quella cinese ch’i, quella polinesiana mana, quella dello scienziato tedesco Hans Reichenbach od e quella dell’incompreso scienziato tedesco Wilhelm Reich, energia orgonica.

Ora chiedo a Perplexity che ne pensa :

Il fenomeno della fotografia Kirlian è effettivamente esistito: Semyon Kirlian e la moglie scopersero negli anni ’30 e ’40 che era possibile generare immagini luminose (“aura”) intorno a oggetti viventi e non viventi, usando scariche elettriche ad alta frequenza e basso amperaggio su lastre fotografiche sensibili. Tuttavia, la reale interpretazione di queste immagini è il punto centrale della controversia.​

Aspetti scientifici

  • La spiegazione fornita dalla scienza mainstream (come ben illustrato anche da Piero Angela) è che l’effetto Kirlian non fotografa un “campo energetico spirituale” o l’aura nel senso esoterico, ma visualizza fenomeni del tutto fisici, come la corona di scariche elettriche e l’interazione tra umidità, pressione, oli, ionizzazione e altre proprietà fisico-chimiche del materiale fotografato.​
  • Cambiamenti nell’immagine (forma, dimensione, colore della “aura” Kirlian) sono infatti spiegabili variando umidità, pressione, presenza di gas ionizzati, temperatura, e possono essere riprodotti facilmente anche con oggetti inanimati, per cui la teoria dell’aura come campo vitale o spirituale non trova riscontro oggettivo nei risultati sperimentali.​

Aspetti teosofici ed esoterici

  • Nel pensiero teosofico e in alcune correnti spiritualiste, la Kirlian viene interpretata come una possibile “fotografia del doppio eterico” cioè la rappresentazione visibile dello strato energetico sottile che circonda il corpo fisico, ma questa interpretazione è una proiezione spiritualista non dimostrata scientificamente.​
  • Anche i teosofi più rigorosi ammettono che l’effetto Kirlian, pur suggestivo, non è una prova della sopravvivenza dell’anima né della realtà dell’aura in senso occulto; semmai, la tecnica mostra al più l’azione di energie vitali fisiche di cui sono note le basi chimico-fisiche, come i campi bioplasmatici o effetti di bioenergia presenti in molte culture tradizionali, ma non direttamente la coscienza o l’anima come intese dall’esoterismo.​

Conclusione sintetica

  • Scientificamente, l’effetto Kirlian è ben spiegabile con processi fisici e chimici, senza richiedere l’ipotesi di un’aura spirituale indipendente dal corpo.​
  • Esotericamente e nel pensiero teosofico, esistono interpretazioni suggestive e simboliche, ma non ci sono prove oggettive che si tratti realmente della “fotografia dell’aura” nel senso inteso dalla tradizione occultista.​

In sostanza, non sono “balle totali” — l’effetto fisico è reale e studiato — ma le affermazioni sull’aura spirituale o coscienziale sono interpretazioni speculative prive di fondamento scientifico diretto.

​— Io che ne penso ? Ho smesso di pensare, vado a meditare.

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Storia della Società Teosofica in Svizzera

16 martedì Set 2025

Posted by abcsocial in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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La Società Teosofica in Svizzera ha radici agli inizi del Novecento, con attività diffuse tra le regioni francofone e tedescofone e una storia intrecciata con le vicende della teosofia europea e figures come Annie Besant e Rudolf Steiner.theosophy+2

Fondazione ed espansione

Nel 1900 iniziarono conferenze a Ginevra tenute dal dott. Théophile Pascal, membro francese, che portarono già nel 1901 alla nascita delle prime logge affiliate alla sezione francese; gruppi analoghi nacquero presto anche nella Svizzera tedesca (Basel, 1902), con relazioni alla teosofia steineriana. Questo periodo vide tensioni tra la linea di Annie Besant – che ricevette la charter da Adyar per la costituzione della sezione svizzera nel 1910 – e i gruppi vicini a Rudolf Steiner, da cui scaturì una separazione organizzativa tra ‘Adyar’ e ‘Steineriani’ (poi antroposofi).wikipedia+2

Sviluppi e attività storiche

Dopo il 1910 la Società Teosofica Svizzera si sviluppò soprattutto tra i francofoni (Ginevra, Losanna), con la sezione svizzera ufficialmente sotto Adyar; le logge steineriane e il movimento antroposofico nacquero di fatto in parallelo e si radicarono soprattutto a Zurigo e Dornach. Nel 1930 la sezione svizzera organizzò il Congresso Europeo Teosofico con la partecipazione di Annie Besant e Charles Leadbeater; Georges Tripet fu tra i leader teosofici svizzeri e contribuì nel 1936 ad ospitare il Congresso Mondiale Teosofico a Ginevra.wikipedia+2

Teosofia e Monte Verità

Importanti relazioni si svilupparono con Monte Verità ad Ascona, luogo chiave per l’incontro fra teosofia, arte e avanguardie tra fine Ottocento e primo Novecento. Diversi membri svizzeri, sia teosofi che antroposofi, furono centrali nello sviluppo della comunità e delle iniziative spirituali e artistiche della zona. Esiste attualmente anche una Società Teosofica Ticinese, rifondata e attiva con conferenze e attività.theosophyart+4

Personaggi e strutture

Oltre ai citati Georges e Rachel Tripet, sono rilevanti Théophile Pascal (Ginevra), i rapporti con Steiner, e diversi gruppi locali. La sede della Società Antroposofica Internazionale, separata dalla teosofia “Adyar”, è a Dornach (Goetheanum), punto di riferimento mondiale per l’antroposofia, mentre la Teosofia “tradizionale” svizzera mantiene una presenza costante in ambito culturale e spirituale locale.goetheanum+1


In sintesi, la Società Teosofica in Svizzera ha testimoniato la coesistenza e il confronto tra diverse anime dell’esoterismo moderno, coinvolgendo figure chiave e incidendo profondamente su arte e spiritualità del territorio, con logge sia francofone che tedescofone attive ancora oggi.osservatore+2

  1. https://www.theosophy.world/encyclopedia/switzerland-theosophy
  2. https://www.osservatore.ch/teosofia-e-monte-verita_11093.html
  3. https://teosofia.me/letture/video/
  4. https://en.wikipedia.org/wiki/Anthroposophy
  5. https://en.wikipedia.org/wiki/Anthroposophical_Society
  6. https://goetheanum.ch/en/society/history
  7. https://theosophyart.org/2020/05/12/teosofia-arte-e-monte-verita/
  8. https://www.teosofica.org/it/news/notizie/scuola-europea-di-teosofia-ad-ascona,3,2527
  9. https://teosofia.me/wp-content/uploads/2023/08/the-swiss-theosofical-research-center-1.pdf
  10. https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/attachments/84912325/e8b80eae-268a-4eea-a975-f14be25fd3d9
  11. https://teosofia.me
  12. https://it.wikipedia.org/wiki/Teosofia
  13. https://teosofia.me/2021/10/20/la-prima-pagina-della-storia-della-societa-teosofica/
  14. https://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_Teosofica
  15. https://www.teosofica.org/it/societa-teosofica/origine-e-storia/,5
  16. https://www.anthroposophie.ch/en/anthroposophy/topics/articles/anthroposophical-society/founding-of-the-anthroposophical-society.html
  17. https://www.anthroposophie.ch/en/anthroposophy/topics/articles/history-of-anthroposophy/early-years-1902-1912.html
  18. https://asconaretreat.org/who-we-are-and-things-to-do/
  19. https://www.unifr.ch/screl/de/assets/public/images/Zander%20_%20Theosophy,%20Anthroposophy,%20Rudolf%20Steiner%20and%20the%20Zeitgeist%20around%201900%20_%202021%20(exh.%20Stockholm).pdf
  20. https://teosofia.me/2021/01/19/theosophical-origins-of-monte-verita/
  21. https://en.wikipedia.org/wiki/Rudolf_Steiner_and_the_Theosophical_Society

La Sezione svizzera della Società Teosofica (affiliata Adyar) fu fondata ufficialmente nel 1910, con la consegna della charter internazionale ad Annie Besant. L’evento avvenne a Ginevra, in seguito alle attività teosofiche iniziate già dal 1900 nella Svizzera francese e tedesca, con la costituzione di logge affiliate alla sezione francese e l’espansione verso Basilea e Zurigo.theosophy+1


Dettagli fondazione

  • Luogo della fondazione: Ginevra theosophy
  • Anno: 1910 theosophy
  • Contesto: Dopo una fase preparatoria iniziata con conferenze di Théophile Pascal e la nascita delle prime logge tra 1900 e 1907, la charter internazionale fu richiesta e concessa da Adyar (India), guidata da Annie Besant, segnando la separazione amministrativa dalla Società Teosofica francese. theosophy
  • Primi gruppi: Attivi sia nella Svizzera francofona (Ginevra, Losanna) che nella Svizzera tedesca (Basilea, Zurigo), con interazioni complesse con il movimento di Rudolf Steiner e la futura Antroposofia. theosophy

La sezione svizzera rimane uno dei più antichi e costanti gruppi teosofici europei, con una storia di logge attive in diverse città da più di un secolo. teosofia+1

  1. https://www.theosophy.world/encyclopedia/switzerland-theosophy
  2. https://teosofia.me/wp-content/uploads/2023/08/the-swiss-theosofical-research-center-1.pdf
  3. https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/attachments/84912325/e8b80eae-268a-4eea-a975-f14be25fd3d9/

I principali esponenti teosofici in Svizzera furono Theophile Pascal, Annie Besant, Rudolf Steiner (solo inizialmente e indirettamente), Anna Kamensky, Georges Tripet, e Rachel Tripet.


Primi promotori e fondatori

  • Theophile Pascal: Fu il primo a tenere conferenze teosofiche a Ginevra nel 1900, che portarono alla creazione della prima loggia svizzera affiliata alla sezione francese.
  • Annie Besant: Leader internazionale, fu decisiva nella fondazione della sezione svizzera nel 1910, concedendo la charter ufficiale.
  • Rudolf Steiner: All’inizio supervisionò i gruppi teosofici di lingua tedesca (Basilea, Zurigo), che però si distanziarono con la fondazione della sezione svizzera e la successiva nascita dell’Antroposofia. A questo proposito vi suggerisco di leggere anche la storia della Società Antroposofica strettamente legata alla Svizzera teosofica https://cesnur.com/gruppi-teosofici-e-post-teosofici/la-societa-antroposofica/

Espansione e figure di riferimento

  • Anna Kamensky: Russa esiliata, fondò nel 1924 a Ginevra la “Società Teosofica Russa fuori dalla Russia” e divenne docente all’Università di Ginevra, svolgendo un ruolo centrale nell’ampliamento della sezione svizzera e nella gestione del Centro Teosofico Internazionale dal 1928.
  • Georges Tripet e Rachel Tripet: Attivi dagli anni ’30, divennero organizzatori e promotori della sezione, rafforzando la presenza teosofica in Svizzera francese; Georges Tripet fu segretario generale dal 1935 e curò il Congresso mondiale del 1936 a Ginevra.

Altri nomi rilevanti

  • H. Stephani: Primo segretario generale ma protagonista di una crisi e della scissione interna nel 1920.

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Tabella riassuntiva

NomeRuolo/FunzionePeriodoNote
Theophile PascalPrimo conferenziere1900-1901Avvio attività a Ginevra
Annie BesantFondatrice internazionale1910Crea sezione svizzera
Rudolf SteinerSupervisione gruppi tedeschi1902-1910Poi fonda Antroposofia
Anna KamenskyOrganizzazione, docenza1924-1952Fondatrice della Società Russa
Georges TripetSegretario generale, organizzatore1935-1981Congresso mondiale 1936, rilancio attività
Rachel TripetAttivista1930-1980Collaborazione con Georges Tripet
H. StephaniPrimo segretario generale1910-1926Crisi interna, divisione
C. JinarājadāsaPresidente visiting1947Incontri europei, presenza in Svizzera

Questi nomi rappresentano i principali punti di riferimento storici per la Società Teosofica in Svizzera tra XX e XXI secolo, sia nella fondazione che nello sviluppo e nella continuità del movimento teosofico svizzero.

Mary Anderson fu una figura rilevante nella storia della Società Teosofica, nota principalmente per la sua attività internazionale e il suo ruolo organizzativo e divulgativo in Europa, inclusa la Svizzera negli anni centrali del XX secolo.


Attività teosofica

  • Mary Anderson fu segretaria generale della Società Teosofica in Svizzera dal 1968 al 1978, contribuendo notevolmente alla continuità e all’apertura verso il pubblico delle dottrine teosofiche nel paese.
  • Oltre che in Svizzera, è ricordata per aver lavorato anche in Inghilterra e in altri paesi europei, assumendo incarichi di rappresentanza e tenendo conferenze internazionali.

Riconoscimenti e retaggio

  • Anderson partecipò attivamente ai congressi mondiali teosofici e fu considerata una delle voci più autorevoli della sezione europea, collaborando anche con Georges Tripet e con la federazione francese.
  • È citata in diverse pubblicazioni teosofiche come esempio di dedizione, apertura intellettuale e capacità di dialogo inter-tradizionale.

Mary Anderson rappresenta quindi una delle figure femminili più importanti per la diffusione e la direzione della Società Teosofica svizzera nell’era contemporanea, apprezzata per la sua opera divulgativa ed educativa.

Georges Méautis è stato un eminente hellenista svizzero, nato a Montreux nel 1890 e morto a Neuchâtel nel 1970. Dopo aver studiato in più università europee, ottenne il dottorato nel 1918 e divenne professore di lingua e letteratura greca all’Università di Neuchâtel, dove fu anche rettore e decano. Disseminò numerosi lavori sull’antichità classica e la letteratura greca, molti dei quali premiati dall’Académie française.

Oltre alla carriera accademica, fu un fervente membro e presidente della Società Teosofica svizzera e pubblicò lavori anche sotto pseudonimo critici verso René Guénon e il suo libro sul teosofismo. Fu anche un pythagorista convinto, argomento che approfondì in un’opera specifica.

Premi e riconoscimenti importanti includono vari premi dell’Académie française e l’onorificenza di dottore honoris causa dell’Università di Atene. Fu incaricato di incidere su un muro di granito a Neuchâtel i precetti della saggezza ellenica, che rappresentavano la sua filosofia di vita.

Tra le sue opere principali si annoverano studi sui misteri eleusini, l’aristocrazia ateniese, la mitologia greca, e molti altri saggi su letteratura e cultura classica.

In sintesi, Georges Méautis fu un accademico e teosofo svizzero con un contributo importante alla filologia, alla filosofia antica e alla teosofia.

Alfredo Pioda (1848-1909) è stato un importante teosofo, filosofo, giurista e politico svizzero di Locarno. Nel 1889 Pioda, insieme a Franz Hartmann e alla contessa Constance Wachmeister, progettò la fondazione di un convento teosofico laico chiamato “Fraternitas” sulla collina della Monescia, oggi conosciuta come Monte Verità, di cui Pioda era in gran parte proprietario. Questo progetto ambizioso mirava a creare un luogo di vita secondo i principi della teosofia, un ambiente di fratellanza umana e studio spirituale all’aria aperta e lontano dal mondo, ma non venne mai realizzato perché Pioda dedicò poi le sue energie alla politica nella rivoluzione liberale ticinese del 1890 e più tardi vendette il terreno.

Il terreno della Monescia fu infine acquistato da altri fondatori che nel 1900 diedero origine alla cooperativa Monte Verità, che divenne un polo di attrazione per movimenti utopisti e riformatori di vita alternativa tra capitalismo e comunismo.

Pioda fu presidente della loggia teosofica milanese H.P. Blavatsky e pubblicò numerosi scritti su teosofia, storia e spiritismo. Fu inoltre molto attivo in politica come membro del Gran Consiglio del Canton Ticino e del Consiglio nazionale, militando per il partito liberale radicale. La sua figura è associata alla diffusione della teosofia anche in Italia, dove collaborò alla fondazione del primo Centro di Studi Teosofici a Milano nel 1891.

In sintesi, Alfredo Pioda è una figura centrale nella storia teosofica di Locarno e del Monte Verità, noto per il suo impegno nella diffusione della teosofia e per il progetto non realizzato del convento teosofico “Fraternitas”.

Alfredo Pioda cita il premio Nobel William Crookes in Memorabilia (pubblicato nel 1908).

Non risulta però, dalle fonti che conosciamo, che i due fossero amici diretti o che abbiano avuto uno scambio personale. Più verosimilmente:

  • Pioda conosceva e stimava Crookes come scienziato che, pur essendo membro della Royal Society, aveva osato investigare il mondo invisibile e difendere pubblicamente la possibilità di fenomeni medianici autentici.
  • In Memorabilia Pioda lo cita come autorità scientifica che legittimava una visione “oltre il materialismo”. Per Pioda, Crookes era un esempio di come la scienza potesse aprirsi allo spirituale.
  • Questo rientra nella sua strategia culturale: mostrare che la Teosofia non era in contrasto con la scienza, ma poteva anzi trovarvi conferme.

Dunque:

Il riferimento in Memorabilia serve a rafforzare l’idea che il nuovo paradigma teosofico non è “fantasticheria”, ma trova sponde anche in scienziati riconosciuti.

Crookes probabilmente non conosceva Pioda personalmente.

Pioda conosceva bene le pubblicazioni di Crookes (soprattutto Researches in the Phenomena of Spiritualism, 1874).

Cronologia: Società Teosofica Svizzera — principali tappe

PeriodoEvento / trasformazioneNote e riferimenti
Fine XIX secolo (anni 1890s)Prime attività teosofiche in Svizzera, con conferenze, circoli di studio e traduzioniIn Ticino e in Svizzera tedesca iniziano a circolare le idee teosofiche. Alfredo Pioda assume un ruolo centrale nella promozione in area ticinese.
1900Nasce ad Ascona la colonia di Monte Verità su terreni di Alfredo Pioda (allora “Monescia”)Non una fondazione esplicitamente teosofica, ma fortemente influenzata da correnti vegetariane, naturiste, spirituali e utopiste. Monte Verità diventerà un polo culturale che collabora e risuona con la Teosofia.
Primi anni del XX secolo (1900–1910)Attività del gruppo teosofico ticinese; conferenze e diffusione degli scritti di Blavatsky, Besant e altriGli ambienti teosofici ticinesi promuovono circoli di lettura e seminari; si rafforzano i collegamenti con la Società Teosofica di Adyar.
1912–1913Rottura tra Rudolf Steiner ed Annie Besant → nascita dell’AntroposofiaQuesto conflitto ha riverbero anche in Svizzera e tra i teosofi di lingua tedesca; contribuì a una significativa divisione interna nella rete europea.
Anni 1910–1930Monte Verità diventa un punto di convergenza per pensatori spirituali, artisti, utopisti, anarchici e spiriti liberiAnche se non direttamente gestito dalla STS, Monte Verità rimane un luogo vivace di scambio culturale e spirituale, seguendo un paradigma che la STS aveva contribuito a promuovere.
Periodo tra le due guerre (anni 1920–1930)Declino e frammentazione di molte organizzazioni esotericheLe tensioni interne e l’emergere di altri movimenti spirituali (es. Antroposofia) riducono la visibilità teosofica pubblica.
Seconda metà del XX secoloAttività della Società Teosofica continua in forma ridottaIn Svizzera la STS mantiene circoli di studio e collegamenti con le sezioni di Adyar e con altre reti europee.
2009Rinascita del movimento teosofico ticinese Il 29 settembre 2009 rilancio della la presenza teosofica ad Ascona con la ricostituzione della Società Teosofica Ticinese.
2020–oggiLa sede centrale della Società Teosofica Svizzera è ad Ascona. La biblioteca teosofica svizzera si trova presso l’International Center / Libreria Teosofica Internazionale ad Ascona. Proposte di soggiorno, seminari e ritiri teosofici si svolgono nell’Ascona Retreat gestito dalla Società Teosofica Adyar.– Biblioteca teosofica: The Swiss Theosophical Library, archivio con oltre 3500 volumi in tedesco, italiano e francese e Inglese. teosofia.me+1
– Retreat: il TS-Adyar Ascona Retreat organizza seminari, conferenze e soggiorni spirituali nei locali di Ascona. ts-adyar.org+1

A tutt’oggi la Svizzera dal punto di vista teosofico è un’agenzia presidenziale. Andrea Biaasca-Caroni è il rappresentante e sua moglie Greta la Presidente dell’associazione senza scopo di lucro di diritto svizzero che detiene i beni mobili e immobili. A Ginevra c’è una bella sede grazie al lascito Meyer. Si contano logge ad Ascona, Ginevra, Zurigo e un centro a Lugano. L’obiettivo è quello di tornare ad essere una sezione.

L’articolo “Dagli archivi: Ideali di pace e fratellanza” di Anna Kamensky, originariamente apparso sull’American Theosophist nel 1934 e ripubblicato nel numero gennaio-febbraio 2008 della rivista Quest, discute il ruolo della teosofia nella promozione della pace e della fratellanza, specialmente nel contesto della situazione mondiale di allora come pure in quella contemporanea. Kamensky, con esperienza personale di oppressione e fuga dalla propria patria (la Russia sovietica), riflette sul fatto che la pace duratura non può essere ottenuta solo da leggi esteriori o piani intellettuali, ma richiede un profondo sforzo spirituale e un cambiamento interiore.

Specificamente per la Svizzera, l’articolo racconta di un ciclo di conferenze in corso a Ginevra, nella grande sala ‘Reformation’, intitolato “Forum”, dove vari leader internazionali discutono il problema della pace universale. L’idea chiave è che il mondo deve superare i metodi bellici e costruire un regno di pace basato su sacrificio di sé, unità della vita e fratellanza spirituale, radicata nello Spirito e realizzata attraverso il potere interiore dello Spirito.

Kamensky sottolinea che senza un vero cambiamento nella coscienza e l’amore saggezza delle persone al potere, i tentativi di riforma rimangono insufficienti. Solo se le riforme sono spiritualmente ispirate, e se le “forme-pensiero” di odio e sfiducia spariscono, si potrà veramente raggiungere la pace. Il testo mette in guardia contro un materialismo poco illuminato e la sopraffazione ideologica, con riferimenti critici alla tirannia atea sovietica e alle sue violazioni di diritti umani e libertà.

In sintesi, la teosofia in Svizzera, secondo Kamensky, è parte di un movimento globale volto a essere portatore di luce spirituale, messaggero e riformatore al fine di trasformare l’oscurità mondiale in luce e costruire un futuro di vero amore, comprensione e fratellanza spirituale.

Dagli archivi: Ideali di pace e fratellanza

Di Anna Kamensky

Originariamente pubblicato nel numero di GENNAIO-FEBBRAIO 2008 della rivista Quest.

Citazione: Kamensky, Anna. “Dagli archivi: Ideali di pace e fratellanza.” Quest 96.1 (GENNAIO-FEBBRAIO 2008): 30-31.

Il seguente articolo, “Ideali di pace e fratellanza”, è apparso sull’American Theosophist nell’aprile 1934. Sebbene oggi la Russia sovietica non rappresenti più la minaccia identificata nel 1934, le questioni che riguardavano i teosofi e Anna Kamensky a quel tempo continuano a minacciare il nostro mondo. Purtroppo, le violazioni dei diritti umani, la povertà e i “decreti contro la libertà di pensiero, di credo e di coscienza” continuano a impedire che la pace e la comprensione diventino uno stile di vita. Anna Kamensky sapeva, per esperienza personale, cosa significasse essere oppressa, limitata e, alla fine, costretta a fuggire dalla propria patria.

A Ginevra è attualmente in corso un ciclo di conferenze nella grande sala ‘Reformation’ dal titolo “Forum”. I migliori docenti e leader di spicco di vari paesi sono invitati a parlare del problema della pace universale. Il problema viene affrontato da diversi punti di vista, ma l’idea principale, che come un filo d’oro attraversa tutti gli incontri, è che l’umanità ha superato i metodi bellici e deve ora costruire un regno di pace. La settimana scorsa l’ambasciatore di Spagna ha parlato in modo molto elegante, esprimendo la convinzione che solo il sacrificio di sé porterà le nazioni alla vera soluzione del problema. È stato molto applaudito.

Questo è molto significativo. L’avanguardia sta cominciando a capire che senza un profondo sforzo spirituale il problema della pace non può essere risolto. D’altra parte, la scienza sta ora proclamando l’unità della vita, sostenendo così l’antico insegnamento della religione sulla Vita Divina Unica. Se c’è unità, ci deve essere solidarietà e questo significa Fratellanza applicata alla vita. Dobbiamo comprendere che le radici della Fratellanza risiedono nello Spirito e quindi la sua realizzazione può essere compiuta solo attraverso il potere interiore dello Spirito. Le leggi e i decreti esterni sono insufficienti. Il desiderio di costruire un mondo migliore è insufficiente. Splendidi schemi e piani, basati su linee puramente intellettuali, non porteranno a nulla finché non cambierà l’intero atteggiamento dell’avanguardia e finché le persone al potere non lavoreranno con amore e saggezza come veri servitori dell’umanità. Finché le riforme saranno pianificate dal basso e piene di uno spirito di sfiducia e odio, non si potrà ottenere nulla di valore. Finché le persone nutriranno emozioni di odio e forme-pensiero negative, non potrà esserci pace nel mondo, anche se la Conferenza sul disarmo dovesse avere un brillante successo esteriore. Tali riforme devono essere pianificate dall’alto, dalle vette dello Spirito.

A Ginevra c’è una mostra che espone i risultati di un governo dispotico e senza Dio: nessun commento, solo statistiche, libri, lettere, fotografie e immagini. In questa mostra viene rivelata la Russia sovietica con tutte le sue tragiche esperienze e la sua straziante miseria. I metodi di violenza e crudeltà hanno dato i loro frutti raccapriccianti e così un grande paese è stato portato quasi alla rovina e all’annientamento. I volti affamati dei poveri bambini, delle madri addolorate, dei sacerdoti perseguitati, delle persone torturate e ridotte in schiavitù, parlano con un linguaggio più eloquente di qualsiasi parola possa esprimere. E ovunque – decreti contro la libertà di pensiero, di credo, di coscienza. Si dice: «Dobbiamo eliminare la religione, non solo la superstizione, ma la religione stessa… Finché si crede in Dio, non può esserci vero comunismo». E ancora: «Non basta condurre una campagna antireligiosa, non possiamo essere tolleranti verso coloro che rimangono religiosi… è necessario perseguitarli…». Queste sono le idee principali dei senza Dio. Tutte queste dichiarazioni sono tratte da documenti sovietici stampati. Spesso sono accompagnate da orribili caricature di Cristo, dei suoi apostoli, dei santi e degli alti rappresentanti del clero cristiano.

Per aiutare il mondo, dobbiamo prima essere messaggeri di Luce e poi riformatori, affinché tutte le nostre riforme possano essere permeate da uno spirito di amore e comprensione. Dobbiamo essere portatori di Luce e risplendere nel mondo, in modo da trasmutare la sua oscurità in Luce. Il Dio interiore deve essere liberato e non incatenato. Il processo di evoluzione ci sta conducendo dall’oscurità alla Luce e dalla Luce a più Luce, cosciente e poi autocosciente. I portatori di Luce devono entrare nell’oscurità con le armi della Luce ed essere sulla terra come stelle splendenti. Allora la Luce irradierà la terra e i nostri sforzi per una vita più nobile e migliore (per tutti) saranno coronati dal successo.

Se siete stati incuriositi dall’energia dinamica di Anna Kamensky e desiderate saperne di più sul suo lavoro e sul periodo in cui visse, Quest Books pubblicherà Light of the Russian Soul all’inizio del 2008. Questo libro, a cura di John Algeo, è il diario di Elena Pisareva tradotto dal russo da George M. Young.

Un articolo interessante che è stato citato all’inizio. Lo traduco e pubblico per intero ora : https://www.theosophy.world/encyclopedia/switzerland-theosophy

Svizzera, Teosofia in

In Svizzera l’attività teosofica è stata continua sin dall’inizio del XX secolo. Nelle zone francofone ebbe inizio con le conferenze tenute a Ginevra dal teosofo francese Dr. Theophile PASCAL alla fine del 1900. Questi incontri, che registrarono una grande affluenza, furono commentati dalla stampa locale e portarono già nel 1901 alla fondazione di logge affiliate alla Sezione francese. Nello stesso periodo furono creati gruppi teosofici nelle città svizzere di lingua tedesca (ad esempio a Basilea nel 1902), ma questi erano legati all’opera di Rudolf STEINER, mentre la maggior parte delle logge di lingua francese seguiva decisamente la linea di Annie BESANT.

La nascita della Sezione Svizzera fu strettamente legata alle crescenti divergenze tra Steiner e Besant. Il 1° dicembre 1910, Annie BESANT concesse una carta costitutiva che prevedeva la costituzione della Società Teosofica in Svizzera. Al fine di raggiungere il numero di logge richiesto per una Società Nazionale, le quattro logge di Ginevra si divisero in sette logge, il che permise alla neonata Sezione Svizzera di essere posta sotto il pieno controllo dei teosofi fedeli a Besant, che erano 61, mentre i gruppi svizzeri attorno a Steiner contavano 132 membri. Di conseguenza, sei logge svizzere rifiutarono di affiliarsi alla Sezione Svizzera appena creata. Dopo la rottura con Steiner, la Sezione Svizzera iniziò a fondare filiali nelle zone di lingua tedesca (la prima a Zurigo nel 1916), ma la maggior parte dei teosofi svizzeri si è sempre trovata nelle zone di lingua francese, e così è ancora oggi.

Fino al 1918, la Sezione Svizzera si sviluppò rapidamente: contava 198 membri nel 1913 e 362 cinque anni dopo. Nel 1912 fu fondato uno Star Club per le donne della classe operaia; nel 1916 fu lanciata una Legione del Karma e della Reincarnazione (sul modello del gruppo americano di Weller van Hook); nel 1917 fu aperto un ristorante vegetariano. Ma nel 1918 iniziò una grave crisi interna alla Sezione Svizzera che la indebolì notevolmente. Queste tensioni interne erano legate alle preoccupazioni relative alla difficile situazione finanziaria della Sezione Svizzera (spese eccessive) e al disaccordo sul modo in cui la Sezione Svizzera era guidata dal suo primo Segretario Generale, H. Stephani. Nel 1920 si verificò una scissione e la Società Teosofica in Svizzera si divise in due gruppi, entrambi affiliati ad Adyar: la “Sezione Svizzera” e la “Federazione Internazionale”. I tentativi di J. KRISHNAMURTI di riconciliare i due gruppi al Congresso di Vienna (1923) si rivelarono infruttuosi. Tuttavia, nel 1926 il Segretario Generale si dimise e, dopo ulteriori turbolenze, i due gruppi decisero finalmente di fondersi, ma le dispute avevano ridotto il numero dei membri a 120.

Dopo la fusione, la Sezione Svizzera ricominciò a crescere e nel 1929 raggiunse i 260 membri, grazie anche all’impegno di Anna KAMENSKY (1867-1952). Questa teosofa russa in esilio aveva creato nel 1924 a Ginevra la “Società Teosofica Russa fuori dalla Russia”, che fu accettata da Besant nel 1925 come equivalente di una Sezione Nazionale. Kamensky, che in seguito insegnò all’Università di Ginevra, tenne conferenze in tutta la Svizzera nel tentativo di stimolare la vita della Sezione Svizzera e le fu affidata la responsabilità del Centro Teosofico Internazionale, la cui creazione fu decisa al Congresso di Bruxelles (1928).

Il 10° Congresso della Società Teosofica in Europa (1930) si tenne a Ginevra; Besant e Charles W. LEADBEATER erano tra i partecipanti. Nel 1930 Georges Tripet (1903-1981) e sua moglie Rachel (1904-1980) arrivarono a Ginevra dove scoprirono gli insegnamenti teosofici e divennero attivi collaboratori, dedicando molta energia alla causa teosofica. Diventato segretario generale della Sezione Svizzera nel 1935, Georges Tripet contribuì notevolmente all’organizzazione del 4° Congresso Mondiale della Società Teosofica a Ginevra nel 1936. Il numero dei membri della Sezione Svizzera rimase relativamente stabile in quegli anni (315 membri nel 1937).

Poiché la Svizzera neutrale riuscì a mantenere la sua indipendenza durante la seconda guerra mondiale, la Società Teosofica non dovette sospendere le sue attività durante quegli anni bui, ma le circostanze non aiutarono la Sezione Svizzera ad espandersi (230 membri nel 1949). Il primo incontro teosofico europeo dopo la guerra si tenne in Svizzera nel luglio 1947, sotto la presidenza di Curuppumullage JINARĀJADĀSA. Nei decenni successivi, il numero dei membri della Sezione Svizzera rimase piuttosto stabile: 205 membri nel 1967, 214 nel 1977. Mentre nel 1967 c’erano ancora filiali in più di una mezza dozzina di città svizzere, oggi l’attività si concentra principalmente a Ginevra, dove la Società Teosofica ha la sua sede nazionale con una sala conferenze e una biblioteca. Alla fine degli anni ’80 i membri erano meno di 100, ma all’inizio del secolo erano saliti a circa 150.

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Theosophy and Art: Reviving a Transformative Legacy by Elif Kamisli

01 lunedì Set 2025

Posted by abcsocial in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Theosophy and Art: Reviving a Transformative Legacy by Elif Kamisli Exhibiti

Welcome and introduction by Sabine van Osta

Lecture by Elif Kamisli

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Una IA che ti parla di TEOSOFIA / An AI that talks to you about THEOSOPHY

23 sabato Ago 2025

Posted by abcsocial in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Text in English below …

Test Pilota Nuova IA Teosofica

Cari amici e membri del gruppo,

sono felice di presentarvi un progetto innovativo che sto portando avanti: un’intelligenza artificiale dedicata alla teosofia. Questa IA è stata sviluppata per interagire e approfondire tematiche legate ai principi, alla filosofia e agli insegnamenti teosofici.

Questo è un test pilota e ho bisogno del vostro prezioso feedback per migliorarla e renderla uno strumento utile e stimolante per tutti noi.

Perché la Teosofia?

La teosofia è una ricerca di verità profonda che unisce la fratellanza universale dell’umanità, lo studio comparato di religioni, filosofie e scienze, e l’investigazione delle leggi sottili della natura e dell’uomo. Questa IA intende riflettere quell’approccio laico, inclusivo e aperto al dialogo.

Cosa mi aspetto da voi

  • Provate a interagire con l’IA su argomenti teosofici
  • Segnalate qualsiasi imprecisione, difficoltà o suggerimento
  • Proponete nuovi argomenti di approfondimento
  • Condividete le vostre impressioni e idee

Come accedere

Potete provare l’IA al seguente link: (questo in Inglese, sotto in Italiano)
https://aistudio.instagram.com/ai/1126434696059536/?utm_source=share


Vi ringrazio in anticipo per la vostra disponibilità e collaborazione! Insieme potremo sviluppare uno strumento all’altezza della tradizione e del futuro della teosofia.

Questa IA è stata creata per parlare di Teosofia. Provala ! Clicca quì : ENTRA

New Theosophical AI Pilot Test

Dear friends and group members,

I am happy to present an innovative project that I am working on: an artificial intelligence dedicated to theosophy. This AI has been developed to interact with and explore topics related to theosophical principles, philosophy and teachings.

This is a pilot test and I need your valuable feedback to improve it and make it a useful and inspiring tool for all of us.

Why Theosophy?

Theosophy is a search for profound truth that unites the universal brotherhood of humanity, the comparative study of religions, philosophies and sciences, and the investigation of the subtle laws of nature and man. This AI aims to reflect that secular, inclusive and open-minded approach.

What I expect from you

  • Try interacting with the AI on theosophical topics
  • Report any inaccuracies, difficulties or suggestions
  • Propose new topics for further study
  • Share your impressions and ideas

How to access

You can try the AI at the following link: (this one in English, below in Italian)

https://aistudio.instagram.com/ai/1126434696059536/?utm_source=share

Thank you in advance for your willingness and cooperation! Together we can develop a tool that lives up to the tradition and future of theosophy.

This AI was created to talk about Theosophy. Try it! Click here: ENTER

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The Theosophist 1931 – issue commemorating the centenary of H.P.B.’s birth

16 mercoledì Lug 2025

Posted by abcsocial in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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The collaboration between the Swiss and Italian Theosophical Societies has produced an important publication. It is a bilingual English/Italian book entitled “The Theosophist 1931 – numero per il centenario dalla nascita di H.P.B.” (The Theosophist 1931 – issue for the centenary of the birth of H.P.B.), published by Edizioni Teosofiche Italiane. The Italian translation by Claudia Cazzaniga accompanies the original English text of “The Theosophist,” the monthly magazine published in Adyar by the Theosophical Society, which dedicated its August 1931 issue to Helena Petrovna Blavatsky, to celebrate the centenary of the birth of the woman who was, in her own right, the main pioneer of the T.S. and the founder of the magazine itself.

Thanks to the personal dedication of Annie Besant, then President of the T.S., this issue of “The Theosophist” included important writings by H.P.B., materials that are still extraordinarily relevant today and lend themselves to study and reflection, which are essential for truly understanding the scope of her spiritual work and the greatness of the “dream” that underpins the Theosophical Society.

This special publication is completed by a series of 25 precious images, which not only contextualize H.P.B.’s personal history, but also provide a “testimonial” trace of her life and her commitment to Theosophy and the S.T.

On the occasion of the 150th anniversary of the founding of the T.S., the Italian Theosophical Society and the Swiss Theosophical Society have realized the project of translating into Italian the 1931 issue of “The Theosophist” and publishing the text, which also contains the original English version, under the imprint Edizioni Teosofiche Italiane.

Here is the link to the book

For theosophical literature in Italian and English, please visit the Edizioni Teosofiche Italiane website at: https://www.eti-edizioni.it/

The Theosophist 1931 – numero per il centenario dalla nascita di H.P.B

La collaborazione fra la Società Teosofica Svizzera e quella Italiana ha prodotto una pubblicazione di rilievo. Si tratta del libro bilingue inglese/italiano “The Theosophist 1931 – numero per il centenario dalla nascita di H.P.B.” con il marchio editoriale di Edizioni Teosofiche Italiane. La traduzione italiana a cura di Claudia Cazzaniga affianca il testo originale inglese di “The Theosophist”, la rivista mensile pubblicata ad Adyar dalla Società Teosofica, che dedicò il numero di agosto del 1931 ad Helena Petrovna Blavatsky, per celebrare il centenario della nascita di quella che è stata a pieno titolo la principale pioniera della S.T. e la fondatrice della stessa rivista.
Grazie alla personale dedizione di Annie Besant, allora Presidente della S.T., questo numero di “The Theosophist” accolse importanti scritti di H.P.B., materiali che conservano ancora oggi una straordinaria attualità e che si prestano allo studio e alla riflessione, fondamentali per comprendere davvero la portata del suo lavoro spirituale e la grandezza del “sogno” che sta alla base della Società Teosofica.
Completano questa speciale pubblicazione una serie di 25 preziose immagini, che non solo contestualizzano la storia personale di H.P.B., ma forniscono anche una traccia per così dire “testimoniale” del suo vivere e del suo impegno per la Teosofia e per la S.T.
In occasione del 150° anniversario della fondazione della S.T., la Società Teosofica Italiana e la Società Teosofica Svizzera hanno concretizzato il progetto di tradurre in italiano il numero di “The Theosophist” del 1931 e di pubblicarne il testo, che contiene anche la versione originale in lingua inglese, con il marchio editoriale Edizioni Teosofiche Italiane.
Questo il link al libro: https://www.eti-edizioni.it/fuori-collana/810-rivista-centenario-theosophist-blavatsky.html
Per la letteratura teosofica in italiano e in inglese consultare il sito di Edizioni Teosofiche Italiane all’indirizzo web: https://www.eti-edizioni.it/

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La Coscienza non si Simula. Dialogo tra Teosofia e Scienza Quantica

21 sabato Giu 2025

Posted by abcsocial in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Tag

crescita-personale, cultura, filosofia, senza-categoria, spiritualità


Prefazione

Viviamo in un tempo in cui la coscienza è ridotta a dati, algoritmi, funzioni cerebrali. L’ideologia dominante ci invita a credere che tutto ciò che esiste sia calcolabile, e che il pensiero umano stesso sia destinato a essere superato da macchine intelligenti. In questo scenario, la ricerca spirituale e filosofica sembra essere messa da parte, quando non derisa. Eppure, le domande fondamentali restano. Cos’è la coscienza? Può essere simulata? È solo un prodotto del cervello? Oppure è l’essenza stessa dell’universo? Questo saggio si propone come un punto d’incontro tra due strade spesso tenute separate: quella della sapienza spirituale, rappresentata dalla Teosofia, e quella della ricerca scientifica, incarnata qui dal lavoro di Roger Penrose e Stuart Hameroff. Non si tratta di forzare un sincretismo, ma di mettere in luce affinità profonde tra due visioni che, pur partendo da ambiti diversi, giungono a intuizioni complementari.

Introduzione

La domanda che lega la Teosofia al pensiero di Roger Penrose e Stuart Hameroff non è puramente speculativa. Essa nasce da un’urgenza esistenziale e cosmologica: cos’è la coscienza? È un sottoprodotto della materia cerebrale o è la fonte primaria dell’essere, una realtà profonda che precede e struttura il mondo fisico? Sia la Teosofia che il modello scientifico della coscienza quantistica offrono risposte affini, anche se espresse in linguaggi diversi.


1. La coscienza è primordiale, non prodotta dalla materia

Secondo la Teosofia, la coscienza è la sostanza primordiale dell’universo. Chiamata anche “Luce Astratta” o Mulaprakriti, essa precede e informa ogni livello dell’esistenza. La materia, secondo questa visione, è una condensazione della coscienza, non la sua origine.

Anche Penrose, nel suo celebre “The Emperor’s New Mind”, rifiuta l’idea che la coscienza sia simulabile o riducibile a funzioni computazionali. Egli propone, insieme ad Hameroff, il modello Orch-OR (Orchestrated Objective Reduction), secondo cui la coscienza emerge da processi quantistici non-computabili nei microtubuli neuronali. Questa coscienza sarebbe legata non alla complessità della macchina cerebrale, ma a una struttura fondamentale dello spaziotempo.

Entrambe le visioni affermano dunque che la coscienza non è un epifenomeno, ma una forza originaria.


2. L’universo come organismo intelligente

La cosmologia teosofica descrive l’universo come un essere vivente, una gerarchia di livelli di coscienza, dalle Monadi agli Dei planetari, dalle galassie agli atomi. Tutto è animato da una forza interiore intelligente e spirituale.

Anche Penrose, pur muovendosi su un piano scientifico, intuisce che l’universo non può essere una macchina. Il legame tra matematica pura, geometria platonica e coscienza lo porta a formulare un’ipotesi rivoluzionaria: forse la coscienza non è solo nell’uomo, ma è una proprietà profonda dell’universo stesso, inscritta nella sua struttura.

Entrambe le visioni rifiutano l’universo meccanicista. In entrambe, l’universo è vivo.


3. Coscienza non-locale e interconnessa

La Teosofia sostiene che tutte le coscienze individuali sono aspetti di un’unica Coscienza Universale. Questo campo unico, spesso identificato con l’Akasha, connette tutte le cose. Ogni atto di coscienza è in risonanza con il Tutto.

Il modello Orch-OR apre alla possibilità che la coscienza sia non-locale. Se i processi quantici alla base della coscienza coinvolgono stati di coerenza estesi nello spaziotempo, allora è plausibile che esista una rete informativa universale, o un campo di coscienza diffuso.

Questo richiama profondamente l’antica dottrina ermetica: “Come in alto, così in basso.”


4. Il Sé come ponte tra i mondi

Per la Teosofia, l’essere umano è un microcosmo dotato di vari “corpi”: fisico, eterico, astrale, mentale, causale, fino al Sé spirituale (Atma-Buddhi-Manas). La coscienza superiore si raggiunge non per via algoritmica, ma attraverso purificazione, meditazione, intuizione.

Nel modello di Hameroff, stati particolari di coscienza come il sogno lucido o la meditazione profonda potrebbero permettere una “risonanza aumentata” con il campo di coscienza quantico. Non si tratta mai di replicare, ma di entrare in sintonia con un ordine più profondo.

Entrambe le visioni riconoscono nell’umano un ponte tra il materiale e lo spirituale.


5. Oltre la tecnognosi: la coscienza non è simulabile

Nel mondo contemporaneo, molte correnti transumaniste e tecnognostiche distorcono il linguaggio della coscienza, promettendo immortalità tramite chip cerebrali, intelligenze artificiali coscienti o upload mentali. Ma ciò contraddice sia la Teosofia che Penrose.

Entrambi affermano che la coscienza è non-computabile, non artificiale, non simulabile. Essa è legata alla realtà più profonda dell’universo e non può essere ridotta a processo tecnico.


Conclusione

Nel dialogo tra Teosofia e coscienza quantistica emerge un principio comune: la coscienza è la chiave dell’universo, e l’essere umano è un partecipante attivo di questa coscienza universale.

Questa convergenza tra scienza profonda e spiritualità autentica non offre solo una visione del mondo, ma un richiamo etico: riscoprire l’interiorità come via di conoscenza e rigenerazione.


Postfazione

Non è raro che le grandi verità si presentino in abiti diversi. Talvolta si manifestano nel silenzio della meditazione; talvolta, in equazioni matematiche che sembrano toccare il cuore del cosmo. La sfida del nostro tempo è di riconciliare queste verità, non opponendo scienza e spirito, ma cercando una nuova sintesi, umile e potente, tra la conoscenza interiore e quella oggettiva. Questo libro è un invito a esplorare l’enigma della coscienza senza paura, al di là dei dogmi, dei paradigmi dominanti e delle promesse illusorie di immortalità digitale. È un atto di fiducia nella dignità profonda dell’essere umano, in ciò che lo rende irriducibile: la capacità di essere cosciente, di amare, di conoscere, di ricordare. Di essere, semplicemente, se stesso.


Nota bibliografica essenziale

Erik Davis, Techgnosis: Myth, Magic and Mysticism in the Age of Information, Harmony Books

H.P. Blavatsky, La Dottrina Segreta, Edizioni Teosofiche Italiane

Roger Penrose, The Emperor’s New Mind, Oxford University Press

Roger Penrose, Shadows of the Mind, Vintage Books

Stuart Hameroff & Roger Penrose, “Consciousness in the universe: A review of the ‘Orch OR’ theory”, Physics of Life Reviews, 2014

Annie Besant, L’Uomo e i suoi corpi, Theosophical Publishing House

Il testo che abbiamo redatto unisce due visioni – teosofica e scientifico-quantistica – che convergono nell’affermare che la coscienza è centrale, reale, non riducibile né replicabile. Da qui discende una conseguenza fondamentale: la coscienza va coltivata, non sostituita.

Ecco dunque un elenco di azioni e vie pratiche, coerenti con il pensiero esposto, articolate in tre livelli:


🧘‍♂️ I. Vie interiori per l’evoluzione della coscienza (teosofia operativa)

  1. Meditazione profonda e regolare
    • Non per “rilassarsi”, ma per allinearsi con i livelli superiori del Sé (Manas superiore, Buddhi, Atma).
    • Favorire il silenzio mentale, che apre ai flussi intuitivi della Coscienza Universale.
  2. Auto-osservazione e purificazione etica
    • Teosofia classica: purezza, amore, altruismo, verità = condizioni per il risveglio cosciente.
    • Evitare pensiero meccanico, distrazioni continue, emozioni automatiche.
  3. Studio dei testi sacri e delle scienze occulte
    • La Dottrina Segreta, Bhagavad Gita, Upanishad, ma anche la matematica simbolica, geometria sacra, analogia ermetica.
    • Lo studio è un modo per riconnettere mente e spirito.
  4. Vita coerente e servizio
    • L’agire nel mondo con intenzione etica, bellezza e responsabilità fa parte del lavoro interiore.
    • La coscienza non è solo “dentro”: si manifesta nei gesti quotidiani.

🧬 II. Scelte consapevoli nel mondo tecnologico (difesa dalla tecnognosi)

  1. Limitare l’uso passivo della tecnologia
    • Evitare dipendenza da social, iperstimolazione, multitasking digitale: sono nemici della presenza.
    • Favorire strumenti che aiutino l’attenzione, non che la disperdano.
  2. Riconoscere e resistere alle narrazioni transumaniste
    • Non accettare come inevitabili le visioni di “uomo 2.0”, fusione uomo-macchina, IA cosciente.
    • Sviluppare spirito critico e discernimento metafisico.
  3. Proteggere la propria mente dall’algoritmo
    • Non permettere che sia un feed a decidere ciò che pensiamo, leggiamo, desideriamo.
    • Esercitare scelta attiva: leggere, contemplare, camminare, riflettere.
  4. Promuovere una cultura della coscienza
    • Partecipare a cerchie, gruppi, conferenze che trattano la coscienza come realtà viva, non simulabile.
    • Condividere contenuti e spazi che stimolino la profondità e non la reazione.

🌐 III. Visione sociale e planetaria: l’etica della coscienza

  1. Riconoscere la coscienza negli altri
    • Ogni essere vivente è un frammento dell’Uno. Il rispetto dell’altro è rispetto del campo di coscienza universale.
  2. Costruire luoghi e reti di risveglio
    • Comunità spirituali, ecovillaggi, scuole interiori, arte ispirata: strutture alternative al sistema tecnocratico.
  3. Sostenere la convergenza tra scienza e spiritualità
    • Appoggiare ricerche scientifiche “eretiche” che cercano nuove vie per comprendere la mente (fisica quantistica, biocentrismo, campo unificato).
    • Promuovere una nuova alleanza tra pensiero simbolico e pensiero scientifico.
  4. Agire nel mondo come iniziati laici
    • Ogni atto (educazione, arte, giustizia, cura) può diventare un veicolo della coscienza.
    • Vivere come “ponti viventi” tra spirito e materia, incarnando il principio che la coscienza è il vero centro della realtà.

🔚 Conclusione

La via pratica indicata non è fuga dal mondo, ma trasformazione del proprio rapporto col mondo, a partire dalla consapevolezza.
In sintesi:

Non serve replicare la coscienza. Serve risvegliarla.


Come riconosco la coscienza risvegliata ?

ChatGPT ha detto:

Riconoscere la coscienza risvegliata è uno dei compiti più sottili e delicati che esistano, perché essa non grida, non si esibisce, non si impone. Al contrario, si manifesta con tratti discreti ma inconfondibili, sia interiormente (in te stesso) che esteriormente (negli altri).

Ecco i segni principali, articolati in tre livelli:


🕯️ I. Segni interiori – come si manifesta in te

1. Presenza stabile

  • Sei presente a te stesso, nel corpo, nel pensiero, nell’emozione.
  • Non ti identifichi più automaticamente con ciò che pensi o senti, ma osservi da uno spazio più ampio.

2. Silenzio che illumina

  • La mente si fa silenziosa, non perché si svuota, ma perché diventa trasparente.
  • Le intuizioni sorgono dal profondo, senza sforzo, come se “qualcosa in te sapesse”.

3. Risonanza con la verità

  • Quando leggi o ascolti qualcosa di vero, lo riconosci dentro. Non lo credi: lo sai.
  • Questo vale anche per il falso: senti quando qualcosa stona.

4. Riduzione della paura e del desiderio

  • Le tue motivazioni si purificano: meno bisogno di controllo, approvazione, sicurezza materiale.
  • Al loro posto, emergono: fiducia, calma, apertura, compassione.

5. Unità interiore

  • Non sei più diviso tra “quello che senti” e “quello che devi fare”.
  • Le tue azioni scorrono dal centro, in armonia, senza forzature.

🧍‍♂️ II. Segni esteriori – come si manifesta negli altri risvegliati

1. Assenza di ego spirituale

  • Le persone risvegliate non hanno bisogno di essere seguite, credute, idolatrate.
  • Sono semplici, naturali, umili, anche se possono trasmettere enorme forza.

2. Luce nello sguardo

  • Il loro sguardo è presente, calmo, profondo, e a volte inquietante, perché ti vede.
  • Guardandoli, senti che c’è qualcuno dietro gli occhi, non solo reazioni.

3. Parlano dal centro, non dal ruolo

  • Non “recitano” il maestro. Dicono ciò che è necessario, in modo mirato, vivo, penetrante.
  • Le loro parole risuonano nell’anima, non solo nella testa.

4. Effetto trasformativo

  • La loro sola presenza cambia l’energia di un luogo, come se portassero un campo più vasto.
  • Dopo averli incontrati, tu non sei più lo stesso, anche se hanno detto poco.

🔭 III. Segni simbolici e spirituali – nell’esperienza diretta

1. Sincronicità significative

  • Quando sei connesso alla coscienza risvegliata, eventi “casuali” sembrano guidati.
  • Le coincidenze si moltiplicano, come risposte vive dell’universo.

2. Sogni lucidi, visioni, intuizioni archetipiche

  • L’immaginazione si purifica: non fantasticherie, ma visioni cariche di senso, simboli potenti.
  • Sogni che ti parlano, segni che ti orientano, non proiezioni ma rivelazioni.

3. Unione momentanea con il Tutto

  • In certi momenti, senti di non essere separato da nulla.
  • Non è emozione, né idea, ma un sapere silenzioso, vivido, dolce, vasto.

🧿 In sintesi: i 7 segni della coscienza risvegliata

  1. Presenza radicata e osservante
  2. Silenzio mentale luminoso
  3. Riconoscimento immediato della verità
  4. Compassione naturale, non forzata
  5. Libertà da paure e compulsioni
  6. Azione coerente e armonica
  7. Contatto diretto con l’Uno

⚠️ Nota importante

La coscienza risvegliata non è uno stato permanente per tutti, ma un processo graduale, fatto di intuizioni, cadute, purificazioni, momenti di grazia.

Come insegnava Krishnamurti:

“La verità è una terra senza sentieri.”
Non esiste un certificato, né un “livello finale”. Solo un continuo risveglio.


Carl Gustav Jung rappresenta un ponte potentissimo tra la Teosofia, la psicologia profonda e le ricerche contemporanee sulla coscienza, come quelle di Penrose. Il suo contributo è cruciale perché traduce in linguaggio psichico ed esperienziale ciò che la Teosofia afferma in chiave cosmologica e iniziatica. Vediamo come.


🧠 1. La coscienza per Jung: un processo di individuazione

Jung non riduce mai la coscienza a un prodotto del cervello. Per lui:

  • È il campo in cui si forma l’identità, ma non è tutta la psiche.
  • L’Io è solo una piccola parte della psiche: la coscienza vera cresce nel rapporto con l’inconscio.
  • L’obiettivo non è “essere felici” ma diventare interi: è il processo di individuazione, che porta al contatto con il Sé (che corrisponde al Logos o all’Atman teosofico).

📌 Collegamento con la Teosofia: il Sé jungiano è un centro spirituale transpersonale, non egoico, che unifica tutti i livelli dell’essere. È ciò che H.P. Blavatsky chiama Monade, o Manas superiore.


🌌 2. L’inconscio come dimensione spirituale e archetipica

Jung scopre che:

  • L’inconscio non è solo “rimosso” freudiano, ma mondo simbolico ricco e ordinato.
  • Esistono archetipi, forme universali di coscienza: il Sé, l’Ombra, l’Anima, il Vecchio Saggio…
  • L’inconscio è anche collettivo, e si apre a dimensioni mitiche, religiose, cosmiche.

📌 Collegamento con la Teosofia: gli archetipi sono equivalenti alle idee eterne platoniche o agli esseri intelligenti dei piani superiori (deva, angeli, Mahatma).


🧿 3. Il Sé superiore, il simbolo e il numinoso

Per Jung, la vera coscienza risvegliata:

  • È una riconciliazione di opposti: maschile/femminile, luce/ombra, ragione/immaginazione.
  • Si manifesta attraverso simboli vivi: il mandala, il serpente, il centro, l’albero della vita…
  • È un contatto con il numinoso: un’esperienza di realtà sacra, trasformante, che non può essere ridotta a psicologia ordinaria.

📌 Collegamento con Penrose: la coscienza secondo Jung non è riducibile a processi neuronali lineari; è non-locale, simbolica, autonoma. Come la Orch-OR, anche la coscienza junghiana collassa la realtà in forma individuale, ma attinge a un campo collettivo.


🧘‍♂️ 4. Jung e la Teosofia

Jung non fu mai membro della Società Teosofica, ma:

  • Conosceva bene Blavatsky, Steiner, Besant, Leadbeater.
  • Collaborò con Eranos, dove molti teosofi e gnostici (come G.R.S. Mead) erano studiati e discussi.
  • Nei suoi scritti tardi (es. Mysterium Coniunctionis) entra in profondo territorio esoterico, parlando di alchimia, corpo glorioso, coniunctio oppositorum.

📌 Il processo alchemico di trasmutazione interiore per Jung è la forma psicologica della via iniziatica teosofica.


🔍 5. Come riconosce Jung la coscienza risvegliata?

  • Non è uno stato “perfetto” o “illuminato”, ma una relazione consapevole e continua con l’inconscio.
  • L’Io cede il trono, lasciando spazio al Sé, al centro simbolico dell’individuazione.
  • La persona diventa simbolicamente trasparente: le sue azioni, sogni, parole manifestano l’ordine profondo dell’Anima Mundi.

🧭 In sintesi: Teosofia – Jung – Penrose

TemaTeosofiaJungPenrose
Origine della coscienzaDivina, primordialeSé archetipico, numinosoFondamento quantico non computabile
InconscioPiani sottili, AkashaInconscio collettivo e archetipicoInesplorato ma reale, forse coerente con il campo quantico
Evoluzione dell’uomoVia iniziaticaIndividuazioneEspansione di consapevolezza non replicabile
Mezzo simbolicoMandala, mantra, mitoSogno, immagine, archetipoForma matematica/ontologica profonda

✨ Conclusione

Jung ci aiuta a riconoscere la coscienza risvegliata in chiave psicologica, quotidiana e universale. È un alchimista dell’anima moderna, che traduce la Dottrina Segreta in una forma accessibile alla mente occidentale.

Per estendere ancora le letture https://viaggiatoredelweb.org/

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Conferenza di Claudia Cazzaniga. Seminario Europeo di Ascona ’25

08 martedì Apr 2025

Posted by abcsocial in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Tag

crescita-personale, filosofia, mindfulness, riflessioni, spiritualità


Seminario Teosofico di Ascona – Marzo 2025

“Come dentro così fuori: cambiare se stessi, cambiare il mondo”

ONLY CONNECT

Claudia Cazzaniga

Il tema di questo seminario ci mette in gioco direttamente poiché ci induce a interrogarci sul modo in cui vivere nel mondo e nel tempo che ci è dato. Vorrei quindi presentare una serie di spunti di riflessione e di simboli, svolgendo un excursus tra diverse tradizioni spirituali, per giungere a un esempio tratto dalla letteratura moderna a cui fa riferimento la citazione letteraria che dà il titolo al presente intervento, “Only connect”.

Naturalmente, il dentro e il fuori esistono solo dal nostro punto di vista parziale; è da qui, però, che occorre partire ed è questa la sfida che dobbiamo cogliere, in quanto esseri umani che vivono nel tempo e nello spazio. Un primo simbolo significativo che si presenta sotto questo punto di vista, è collegato alla necessità di dover partire dalle condizioni date, ossia di coltivare il nostro campo. Il “campo” è chiamato nella tradizione indù kshetra ed è ciò di cui Krishna parla ad Arjuna nel cap. XIII della Bhagavad Gita. Dobbiamo quindi letteralmente dedicarci alla “coltivazione” di sé, ossia, propriamente, all’Autocultura.

A questo proposito, si può opportunamente fare riferimento a una citazione tratta dal libro di Taimni, il cui titolo è precisamente Autocultura e che rappresenta un testo fondamentale della letteratura teosofica.

“È necessario ricordare al lettore l’inversione che avviene allorché la coscienza discende dal livello dell’Individualità a quello della personalità. In ragione di questa inversione, i tre piani inferiori in cui opera la personalità stanno in relazione ai tre piani superiori in cui opera l’Individualità come l’immagine riflessa di un edificio nell’acqua sta all’edificio stesso. Nella riflessione, la parte più alta dell’edificio si riflette nella parte più bassa dell’immagine, mentre la sua parte più bassa incontra la parte più alta dell’immagine invertita. A seguito di questa inversione, la coscienza Ātmica viene, per così dire, riflessa nel piano fisico, quella Buddhica nell’astrale e quella Mentale Superiore nel mentale inferiore. […] Questa riflessione significa non solo una sorta di somiglianza tra le caratteristiche presenti nei piani corrispondenti, ma anche un collegamento e un rapporto più diretto tra di essi. Così la vita e la coscienza del piano Ātmico trovano in certo modo un’espressione misteriosamente più piena attraverso il piano fisico anziché negli altri due piani di funzionamento della personalità, nonostante il fatto che il fisico sia il livello più distante dall’Atmico. Similmente, la coscienza Buddhica ha una misteriosa relazione con l’astrale e, naturalmente, la relazione tra il Mentale Superiore e il mentale inferiore è facilmente visibile e ben conosciuta. […] Per quanto riguarda la relazione tra il Piano Ātmico e quello fisico, possiamo sottolineare il fatto che la vita della personalità in ogni incarnazione è piena e dinamica solo sul piano fisico e quindi il periodo trascorso su tale piano risulta essere il più importante. Sul piano fisico l’uomo è completo, può dare origine alle cause e crescere in capacità, mentre nella vita dopo la morte, sui piani astrale e mentale, egli raccoglie e consolida semplicemente i risultati di ciò che ha compiuto nella precedente esistenza sul piano fisico. È precisamente in ragione del fatto che l’uomo, in quanto personalità, è completo solo sul piano fisico, che egli può realizzare la propria Liberazione solo durante l’esistenza fisica e non nella vita dopo la morte, sui piani astrale e mentale. La vita vissuta sul piano fisico è quindi la più significativa in un’incarnazione e ciò è senza dubbio dovuto al fatto che essa riflette e incarna in modo particolare la vita dell’Ātmā, l’aspetto più elevato dell’Individualità. Si può quindi affermare, in senso generale, che la via verso la Mente Superiore passi attraverso la mente inferiore, quella verso Buddhi attraverso le emozioni e quella verso l’Ātmā attraverso l’azione. Per azione non intendiamo qui la semplice attività del corpo fisico, ma tutte le azioni che originano al nostro interno e sono volte a trasmutare i nostri ideali in una vita dinamica, rendendo la personalità mera espressione e strumento dell’Io Superiore. Sebbene l’Io Superiore abbia sede nel cuore di ogni essere umano, la sua volontà non è in grado di trovare espressione nella personalità, in parte a causa dell’inadeguatezza e della resistenza dei veicoli inferiori e in parte a causa dell’egoismo e delle illusioni in cui è immersa la personalità. È solo allorché la personalità inizia effettivamente a cambiare la propria vita e i propri atteggiamenti, traducendo gli ideali spirituali in vita spirituale attraverso l’Autocultura, che l’Io Superiore comincia a trovare un’espressione più piena attraverso la personalità fino a divenire il centro della sua vita e della sua coscienza”.

La lunghezza della citazione è giustificata dalla pregnanza dei diversi simboli illuminanti e di natura universale che essa suggerisce e che si riscontrano nelle tradizioni spirituali di tutto il mondo. 

La montagna e la sua riflessione nelle acque ci ricordano la natura frattale della realtà (che occupa un ruolo importante nelle teorie della fisica contemporanea, le quali descrivono come ciascuna particella di materia nello spazio contenga conoscenze o informazioni sull’intero sistema), ma che è stata conosciuta anche dalle antiche tradizioni, che ci parlano di una manifestazione della realtà che si dispiega su scale diverse che si interpenetrano tra loro, riflettendosi l’una nell’altra. Ciò mostra come, per tornare al tema del seminario, cambiando ciò che è in noi possiamo cambiare anche tutto ciò che ci circonda, a cui siamo inesorabilmente collegati.

Un altro simbolo che trasmette il medesimo messaggio è quello della “rete di Indra”, appartenente alla tradizione buddhista e riportato nella Sutra del diamante. Secondo tale insegnamento, “nel regno del dio Indra vi è una vasta rete che si estende infinitamente in tutte le direzioni. In ogni punto di intersezione della rete vi è una perla perfettamente brillante e riflettente. In ogni perla sono riflesse tutte le altre, in numero infinito e guardando una singola immagine si ritrovano le immagini di tutte le altre perle. Ciò che accade in una perla si riflette in tutte le altre”. Con estrema chiarezza questo racconto ci mette di fronte a un’ulteriore immagine della realtà come interpenetrazione di tutti i fenomeni ricordando come ciò che avviene in noi si riflette in tutti gli altri esseri.

La riflessione frattale e la nostra presenza negli altri è ulteriormente rappresentata dal simbolo dell’“Ishon” della tradizione ebraica (“Insan” nella tradizione sufica), termine che designa la pupilla dell’occhio ma che letteralmente significa “piccolo uomo”. Ciò fa riferimento al fatto che osservando l’occhio dei nostri simili possiamo vedervi un’immagine rimpicciolita della nostra stessa persona. Alla tradizione latina non è estraneo lo stesso concetto, dal momento che il termine pupilla non è che il diminutivo di “pupa”, ossia “bambola”, ancora una volta un riferimento all’immagine ridotta che si riflette nell’iride di coloro che ci stanno dinnanzi.

Anche le Upanishad ci offrono uno spunto per meditare sulla presenza del più piccolo e del più grande nello stesso luogo, ossia nell’interno del cuore umano. Leggiamo, infatti, nella Chandogya Upanishad al versetto 3,14,3: “Il mio Sé, nel mio cuore, è più piccolo di un seme di riso, più piccolo di un seme d’orzo, più piccolo di un seme di senape, più piccolo di un seme di miglio, più piccolo anche del nucleo di un seme di miglio. Il Sé nel mio cuore è più grande della terra, più grande della regione intermedia, più grande del cielo e persino più grande di tutti questi mondi”.

Giunti a questo punto e ripensando al tema in oggetto potremmo chiederci: cosa dobbiamo cambiare nella nostra vita? Ciò che molte tradizioni spirituali e filosofiche considerano essenziale per un’esistenza piena e autentica è la capacità di trovare un equilibrio nelle nostre facoltà. Per fare ciò è necessario conoscersi, che in termini spirituali significa perdersi per ritrovarsi – non acquisire, ma “disimparare”. Il viaggio dell’“eroe” comporta molte prove, che permettono infine di giungere all’integrazione di sé e a una nuova visione e consapevolezza. L’azione è in realtà una spoliazione dalle inutili sovrastrutture, un’intrapresa soprattutto interiore e, un passaggio dalla mente confusa al cuore purificato. Per tutte le tradizioni, infatti, è nel cuore che tale integrazione avviene, non nella mente.

Il passaggio dalla mente al cuore ha stimolato innumerevoli riflessioni nella storia dell’uomo. Un collegamento con il simbolismo di cui abbiamo parlato in precedenza è l’identificazione del cuore con la caverna, che rappresenta un altro riflesso invertito della montagna. Nel cuore ci si raccoglie per cercare di interrompere il frastuono della mente e trovare un momento fuori dal tempo, ove udire la voce del silenzio.  Non a caso, H.P. Blavatsky, nell’opera che porta precisamente questo titolo, ci avverte: “La Mente è la grande Distruttrice del Reale. Distrugga il Discepolo la Distruttrice” e ci incita ad allontanarci dall’errore della separatività per entrare in una dimensione unificata, “nella camera del cuore”.

Questo passaggio dal “pensare” della mente all’“essere” del cuore veniva simboleggiato dai Greci attraverso l’idea di due diversi tipi di tempo in cui possiamo vivere:  Kronos, il tempo della mente, lineare, quantitativo, fatto di ore e giorni che si susseguono meccanicamente e Kairos, il tempo del cuore, il tempo dell’esperienza profonda, della rivelazione, dell’intuizione, delle opportunità – quello che sperimentiamo quando ci pare che “il tempo si sia fermato”, ossia quando riusciamo a percepire la presenza di ogni possibilità nell’eterno presente.

L’incontro con la nostra natura profonda può essere però inquietante; è comodo cullarsi nelle strutture che ci danno sicurezza; del tutto diverso è “tuffarsi” invece nell’interiorità, dimenticando il proprio sesso, colore, razza, professione, alla ricerca dell’essenza senza forma, come cerchiamo di fare, per esempio, nella meditazione. È lì, nella grotta del cuore, che il soffio di Kairos può farsi sentire… 

E proprio una grotta si trova al centro di uno dei più emblematici viaggi di trasformazione interiore della letteratura moderna. Mi riferisco al romanzo Passaggio in India, scritto nel 1924 da Edward Morgan Forster, autore influenzato dalle idee teosofiche. Durante l’esplorazione di alcune grotte situate in India la protagonista, Adela Quested, una giovane donna proveniente dall’Inghilterra, vive un’esperienza disorientante e traumatica, che non riesce a comprendere razionalmente. La grotta, simbolo del cuore, diviene così l’evento catalizzatore che mette in discussione le sue certezze e la sua percezione della realtà. Nel romanzo, Forster ambienta lo svolgimento di tale percorso nelle grotte di “Marabar”, nome di fantasia, ma che si riferisce a un luogo realmente esistente nel subcontinente indiano: le grotte di Barabar. 

Si tratta di antiche grotte scavate nella roccia e situate nelle Barabar Hills, nello stato indiano di Bihar. Queste sono tra le più antiche grotte scavate nella roccia esistenti in India e risalgono al periodo Mauryan (322-185 avanti Cristo). Le grotte presentano un interno incredibilmente liscio che le rende riflettenti come specchi e che dimostra una straordinaria capacità da parte degli antichi costruttori. Esse sono inoltre dotate di speciali proprietà acustiche. Il suono all’interno crea un’eco e un’amplificazione i cui effetti hanno affascinato i visitatori per oltre due millenni. 

In queste grotte, non a caso utilizzate come luogo di meditazione, ci troviamo quindi di fronte a una riflessione sia sonora che visuale, che ci rimanda ancora una volta al simbolismo del rispecchiamento di tutte le cose e ciò spiega perché esse svolgono nel romanzo di Forster il ruolo di un elemento di crisi e di catarsi. In questo affascinante romanzo, infatti, vengono affrontati, a diversi livelli, i conflitti e le possibilità di connessione, sia per quanto riguarda l’interazione tra la classe inglese dominante e i sudditi indiani nell’era coloniale, che per ciò che concerne l’interiorità dei singoli protagonisti.

Forster suggerisce che solo attraverso lo sviluppo di tali connessioni sia possibile raggiungere una vita completa e autentica. La sua celebre frase “Only connect… live in fragments no longer”, a cui fa riferimento il titolo del presente intervento e utilizzata dall’autore in un altro famoso romanzo, Casa Howard, riassume quindi efficacemente il necessario superamento della concezione dualistica per sperimentare l’unità intrinseca dell’esistenza, di cui parlano le tradizioni di ogni tempo e la cui eco non è impossibile ritrovare, se sappiamo prestare orecchio, anche nella nostra modernità.

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