XXIV edizione del Seminario Teosofico di settembre


 

“Arte e Teosofia”

Grado (GO) 21 – 23 settembre 2012

Immagine

 

(foto del seminario scorso)  

 

Il Seminario si svolgerà da venerdì 21 settembre 2012 (pomeriggio) a domenica 23 settembre 2012 (mattino).

La sede sarà quella dell’Hotel Abbazia****, in Via Cristoforo Colombo, 12 – 34073 Grado (GO) – (telefono 0431 80038 fax n. 0431 81722 e-mail: info@hotel-abbazia.com)

 

Questi i prezzi per il soggiorno:

– pensione completa, bevande escluse, in camera doppia € 68,00/giorno

– pensione completa, bevande escluse, in camera singola € 75,00/giorno

– pensione completa, bevande escluse, in camera doppia uso singolo

  € 105,00/giorno

Per chi volesse usufruire di parcheggio il supplemento giornaliero è di € 8,00 (va richiesto al momento della prenotazione).

 

Pasti extra per partecipanti esterni (escluse bevande) € 25,00 a persona.

 

I partecipanti che volessero soggiornare nei giorni successivi o antecedenti il Seminario potranno farlo, alle stesse condizioni economiche, previa prenotazione.

 

Per iscriversi compilare e spedire direttamente all’Hotel Abbazia la scheda sottostante, anche via fax, mentre per ulteriori informazioni contattare la Segreteria Generale della S.T.I. (tel. e fax 0444 962921; e-mail sti@teosofica.org)

 

Il termine delle iscrizioni, che va tassativamente osservato per ragioni organizzative dell’Hotel è fissato per il 31 agosto prossimo.

 

MODULO DI ISCRIZIONE

 

Seminario di Studi Teosofici a Grado (GO)

dal 21 al 23 settembre 2012

Da indirizzare all’“Hotel Abbazia”Via Cristoforo Colombo, 12 – 34073 Grado (GO) – (telefono 0431 80038 fax n. 0431 81722 e-mail: info@hotel-abbazia.com)

 

COGNOME    ______________________________________________________________

NOME       ______________________________________________________________

INDIRIZZO  ______________________________________________________________

TEL. O FAX ____________________________________E-MAIL ___________________

 

□ Camera Doppia            □ Camera singola □ Camera doppia uso singola

Data di arrivo ______________ ora di arrivo ___________

Data di partenza ____________ ora di partenza _________

□ Pranzo del 21              □ Pranzo del 23

Dividerò l’alloggio con ____________________________________

 

DATA, ______________                FIRMA _______________________________

 

 

 

 

NOTE ORGANIZZATIVE

 

Per chi viaggia in automobile: Autostrada A4 Venezia-Trieste Uscita PALMANOVA.

Al semaforo dopo l’uscita dal casello autostradale svoltare a destra per prendere la SS352 (Via Julia): seguire le indicazioni Grado-Aquileia-Cervignano. Al successivo semaforo andare diritti e attraversare il centro di Cervignano senza cambiare strada (SS352). La SS352 passa attraverso Aquileia e porta poi sino a Grado. Per i dettagli sull’ubicazione dell’albergo vedi mappa nel sito internet dell’hotel: www.hotel-abbazia.com

Dall’uscita dell’autostrada fino all’albergo ci sono circa 26 km.

 

Per chi arriva con il treno: linea Venezia – Trieste Fermata Cervignano (del Friuli). Per raggiungere Grado (circa 20 km) si può prendere:

Taxi

Bus (servizio attivo dalle 7:00 alle 20:00 circa)

Per info: www.aptgorizia.it/numero verde 800 955 957 da lunedì a venerdì dalle 7:30 alle 19:15, il sabato dalle 7:30 alle 13:15

oppure www.saf.ud.it/numero verde 800 915 303

In caso di necessità, per il trasporto delle persone dalla stazione delle corriere di Grado sino all’albergo, contattare prima dell’inizio del Seminario la Segreteria Generale della S.T.I.

 

Per chi arriva con l’aereo: Aeroporto di Trieste (Ronchi dei Legionari) Friuli Venezia Giulia (www.aeroporto.fvg.it)

Linee dirette da quasi tutte le principali città: Roma, Napoli, Lamezia Terme, Catania, Trapani, Cagliari, Olbia, Genova, Milano.

Dall’aeroporto per arrivare a Grado (circa 25 km) si può prendere:

Taxi

Bus (APT Gorizia – linee 1 e 26) – per info www.aptgorizia.it / numero verde 800 955 957 da lunedì a venerdì dalle 7:30 alle 19:15, il sabato dalle 7:30 alle 13:15

 

 

SERVIZIO ACCOGLIENZA E SEGRETERIA PERMANENTE: Presso la Sede del Seminario.

 

ISCRIZIONE AL SEMINARIO: euro 20,00 da versare al momento dell’arrivo in albergo, con il ritiro della cartellina personale.

 

 

SEMINARIO DI STUDI TEOSOFICI

“Arte e Teosofia”

 

Hotel Abbazia – Grado (GO) 21-22-23 settembre 2012

 

PRESENTAZIONE

Il movimento teosofico moderno e contemporaneo ha favorito un connubio fra le espressioni artistiche e la spiritualità teosofica.

Lo testimoniano le influenze della Teosofia su grandi artisti quali, solo per citarne alcuni – Kandinskji, Mondrian, Roerich, Scriabjn.

Il Seminario ha l’obiettivo non solo di approfondire questo tema ma anche di ricordare l’opera del teosofo Maestro Renato De Grandis, che seppe coniugare musica e ricerca spirituale.

 

PROGRAMMA

 

 

VENERDÌ 21 settembre 2012

ore 16.00 apertura del Seminario: saluti di benvenuto e introduzione ai lavori

          dr Antonio Girardi, Segretario Generale della Società Teosofica

          Italiana

          prof. Alessandro Bacchin, Centro Internazionale Studi Teosofici di

          Cervignano del Friuli

ore 16.30 Roerich, pittore e teosofo

          Gabriella De Luca, pittrice e socia del Centro Internazionale Studi

          Teosofici di Cervignano del Friuli

ore 17.15 pausa

ore 17.30 Musica, esoterismo e Teosofia

          dr Alessandro Martinisi, Vice-presidente del Gruppo Teosofico di

          Novara, autore del saggio “Il sogno sognato di Karol Szymanowski”

Ore 18.15 Teosofia e architettura: i personaggi

          prof. Massimo Priori, laureato in architettura e diplomato in

          composizione, insegna composizione al Conservatorio “Francesco Antonio

          Bonporti” di Trento

ore 19.30 cena*

 

SABATO 22 settembre 2012

ore  8.00 colazione

ore  9.00 meditazione

ore  9.30 Il Maestro delle Mura Francesco Randone (1864-1935). Teosofia, arte ed

          esoterismo a Roma tra Otto e Novecento

          prof. Flavia Matitti, docente di Storia dell’Arte Contemporanea

          all’Accademia di Belle Arti di Firenze

ore 10.15 pausa

ore 10,30 Poesia e Teosofia

          dott.ssa Valeria Rondoni, poetessa e socia del Gruppo Teosofico

          di Firenze

          Aspetti spirituali nella poetica di Mario Luzi

          dr Mattia Leombruno, Presidente della Fondazione Mario Luzi

ore 12.30 pranzo*

ore 15.30 La Teosofia e i pionieri dell’astrattismo

          prof. Alessandro Bacchin, laureato in pittura presso l’Accademia delle

          Belle Arti di Brera e specializzato presso l’Accademia di Venezia.

          E’ insegnante di Scuola secondaria

ore 16.15 pausa

ore 16,30 “Il cammino nasce dalla frattura – Renato de Grandis, tracce del suo

          mondo musicale”

          prof. Christoph Hahn, docente e musicologo bavarese. Autore di

          numerosi saggi e programmi etnico-musicologici. Dal 1991 redattore

          musicale ed autore alla Bayerische Rundfunk di Monaco

ore 19.30 cena*

 

 

 

ore 21.00 Concerto di musiche per pianoforte di Renato De Grandis eseguite dal

          prof. Antonio Tarallo, docente di pianoforte al Conservatorio

          “Francesco Antonio Bonporti”di Trento

 

DOMENICA 23 settembre 2012

ore  8.00 colazione

ore  9.00 meditazione

ore  9.30 Cinema e Teosofia

          Alfredo Covelli, regista cinematografico, autore di una pregevole

          traduzione delle poesie giovanili di Jiddu Krishnamurti

ore 10.30 pausa

ore 11.00Teosofia e archetipo della bellezza

          dr Antonio Girardi, Segretario Generale della Società Teosofica

          Italiana

ore 12.00 conclusioni del seminario

ore 12.30 pranzo*

 

 (*) i pasti che verranno serviti saranno strettamente vegetariani e senza la somministrazione di alcoolici. Non è prevista nemmeno la possibilità di fumare né durante i pasti né durante le attività in programma. Tutto ciò potrà favorire una migliore “vibrazione” nei nostri lavori.

Come e quando arriva la Teosofia ad Ascona


Le origini della Societá Teosofica ad Ascona

LA VOCE DEL SILENZIO


LA VOCE DEL SILENZIO e altri frammenti scelti dal Libro dei Precetti d’Oro

Novità editoriale di Edizioni Teosofiche Italiane

Edizioni Teosofiche Italiane, la casa editrice della Società Teosofica Italiana – ha pubblicato, nella collana Devozione, con la consueta elegante veste editoriale ideata da Enrico Sempi, la XIV edizione italiana de “La Voce del Silenzio – e altri frammenti scelti dal Libro dei Precetti d’Oro”, testo trascritto da Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891).

Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1889, spicca nel panorama della letteratura teosofica per l’incisività del messaggio ed il profondo significato dei contenuti.

L’insieme di questi frammenti dà vita ad un vero e proprio percorso interiore verso la consapevolezza, compiuto da una coscienza umana che libera le proprie possibilità e scandisce il conosciuto in un passaggio dall’oscurità alla luce, dal pensiero concreto all’intuizione, dal caotico susseguirsi di eventi alla meditazione.

Il volume è composto da 102 pagine ed è venduto al prezzo di copertina di 10 euro. Per i Gruppi Teosofici è previsto il consueto sconto.

(Per la letteratura teosofica in italiano e in inglese consultare il sito di Edizioni Teosofiche Italiane all’indirizzo web: www.eti-edizioni.it).

                                                                                                                                                     Patrizia Calvi

                                                                                                                    Responsabile editoriale di Edizioni Teosofiche Italiane

 deutschfranç…


    • Dizionario storico della Svizzera (DSS)

Teosofia

Il termine deriva dal greco theosophia (sapienza divina) e indica una conoscenza mistica del divino ottenuta attraverso la pratica di una disciplina spirituale. La Soc. teosofica, che si rifaceva alla scuola neoplatonica di Alessandria, fu creata a New York nel 1875 da Helena Petrovna Blavatskij, Henry Steel Olcott e William Quan Judge; oggi la sede si trova ad Adyar (Madras, India). I fondatori concepivano la teosofia come dottrina posta al di sopra e al di fuori delle Religioni costituite. La Soc. aveva un triplice scopo: formare il nucleo di una fratellanza universale, promuovere lo studio comparato delle religioni, delle filosofie e delle scienze e studiare le leggi inesplicate della natura e i poteri psichici latenti dell’uomo (Esoterismo). Essa lascia ai propri aderenti una totale libertà e non impone loro alcun dogma. In Svizzera, dal 1901 a Ginevra furono creati rami della Socl, affiliati alla Francia; la sezione sviz. della Soc. teosofica fu costituita nel 1910. Inizialmente i membri erano 61, ripartiti in sette sezioni, con centro amministrativo a Ginevra; salirono a 260 nel 1930, quando la Soc. organizzò il decimo congresso europeo, a 315 dopo il quarto congresso mondiale svoltosi a Ginevra (1936), passarono a 205 nel 1967 (suddivisi tra Ginevra, Losanna, Basilea, Zurigo, Bienne, La Chaux-de-Fonds e Locarno ) e poi a ca. 80/100 nel 1999, suddivisi in cinque rami (tutti a Ginevra). Nel 2011 il centro di Ginevra contava una trentina di membri, suddivisi in tre rami. Il centro di Ascona, attivo dal 2009, ne conta una ventina. Nel 1902 nella Svizzera ted. venne fondata la Soc. teosofica basilese, che comprendeva 132 membri (distribuiti nelle sezioni di lingua ted. presenti a Basilea, San Gallo, Lugano, Berna, Zurigo e Neuchâtel). Sotto l’influsso di Rudolf Steiner, quest’ultima, senza alcun rapporto con la soc. ginevrina, diede vita alla Soc. antroposofica sviz., fondata nel 1920 (Antroposofia).

Archivi
– Archivio della sezione sviz. della Soc. teosofica, Ginevra
Bibliografia
– M. Bohrer, La théosophie au XXe siècle, 1948 (rist. 1982)
– C. Vidal-Graf, La théosophie à Genève au début du XXe siècle, mem. lic. Ginevra, 1992
– «Les postérités de la théosophie», in Politica Hermetica, n.7, 1993, 6-124
– R. Schmidt, Rudolf Steiner und die Anfänge der Theosophie, 2010

Autrice/Autore: Fabrizio Frigerio / luc

Giancarlo Fabbri, L’uomo nell’infinito


L’UOMO NELL’INFINITO: Dalla creazione del mondo alla fine dei tempi

 

 

Una leggenda indiana narra di quando gli uomini godevano fama di essere degli Dei, e poiché essi abusarono della loro essenza divina, Brahma, uno degli aspetti di Dio nonché la prima persona della Trimurti (o Trinità indù), volle togliere loro questo potere celeste e lo nascose in un luogo dove sarebbe stato difficile e quasi impossibile trovarlo.

 

Egli lo celò in un posto impensabile alla mente umana e lo occultò proprio nel suo “IO” più profondo ed impenetrabile. Da quel momento l’uomo non ha fatto altro che girare per il mondo, errare tra mare e monti alla ricerca di quello che si trovava dentro di lui.

 

Il mancato ritrovamento del proprio “IO” risale, con tutta probabilità, ancor prima della sua nascita o, stando alle tradizioni pervenuteci, ha generato in lui un offesa morale e un dolore esistenziale mai sopiti.

 

Essi sono il nostro peccato originale che si trasforma in un indiscusso ardente desiderio di “INFINITO” e di una aspirazione verso una non chiara conoscenza d’identità e di libertà.

 

L’uomo, consapevole dei suoi specifici limiti con i quali è perennemente confrontato, scopre, nell’inconscio, di poterli superare perché è consapevole della spiritualità della sua anima e di un suo atteggiamento psicologico finalizzato alla esplorazione di un mondo sconosciuto, al limite inesistente.

 

L’uomo avverte, nella sua manchevolezza, la capacità di superarla e di sottomettere le forze della natura assecondando e promuovendo il progresso umano.

 

L’uomo sa indagare e fa intravedere la possibilità di un mondo con nuovi traguardi, dove i filosofi, gli uomini di scienza e gli artisti tutti ne avevano sottolineato nuovi aspetti capaci, con il talento e la sensibilità, di ampliare la propria conoscenza e penetrare l’universo.

 

Egli sa dare un nome alle cose e risolvere gli arcani interrogativi sul senso della vita, di formulare un concetto personale di sé e del mondo e di trarre norme di comportamento improntate alla morale.

 

Nonostante la sua acuta intelligenza, non potrà andare oltre un dato limite, perché il suo talentuoso e fantastico corpo, così necessario a esternare la vita interiore, è BEN DEFINITO.

 

Egli sperimenta, in tutta consapevolezza, l’angoscia, la morte e quel senso di “FINITUDINE”in cui si concretizzano gli inesorabili contrasti tra ciò che l’uomo ha desiderato e ciò che ha realizzato in concreto.

 

Così, nell’abbraccio della finitudine, egli cerca “l’al di là” senza limiti, cerca L’”Assoluto”, cerca l’”infinito” e cerca “Dio” con quella sua capacità di superarsi e di autotrascendersi in una pace duratura.

 

Nell’esperienza di superarsi, forse riesce a “MISURARE” l’infinito invisibile dentro di sé, quant’unque gli sfugga e nonostante lo abbia identificato e pervaso. Dio, nella sua condizione infinita, è ovunque compiuto e dimora nella sfera intima dell’individuo perché Dio è nell’essenza di ogni cosa e non ha nulla in comune con la materia creata, poiché Egli é “Anima e Pensiero”e perché Dio è “UNO e TRINO” in quanto le persone della trinità sono l’”UNO”.

 

Nell’unione mistica con Dio, l’uomo rinuncia al proprio corpo e dimentica la vita sulla terra in quanto è chiamato ad assumere un immagine divina e a diventare figlio di Dio e perché Dio è un eterna presenza senza alcun processo di “divenire in Dio” poiché ciò che è in lui è già “divenuto”.

Nulla si contrappone a Dio come il tempo, ma Dio è “fuori” dal tempo e ancora una volta, non c’è alcun processo di “divenire in LUI” bensì, solamente l’attimo presente che è “UN DIVENIRE SENZA DIVENIRE E UN RINNOVARSI SENZA RINNOVARE“.

 

In verità , tutto ciò che sta in Dio, e’ una trasformazione volta a rinnovare!

L’uomo non può vivere senza certezza circa il suo destino –ha affermato Benedetto XVI- che rende la sua vita degna di essere vissuta in ogni ambito e circostanza..

 

In questo misterioso viaggio verso l’ignoto, in questa arcana necessità di esplorare le oscure e impenetrabili vie del destino, l’uomo, foriero di spiritualità, si inserisce nel mondo sperimentando nuovi lati della realtà nascosta in un indefinibile e imponderabile misticismo, realizzando così il totale risveglio della coscienza e di ciò che esiste, o potrebbe esistere, per mezzo di una attività psichica la cui natura è, o può diventare, la conoscenza.

 

Esistono diverse definizioni sull’esoterismo, a seconda dell’autore e delle peculiarità semantiche:

 

Per Elena Blavatsky, l’esoterismo è una dottrina segreta, è un compendio di tutte le religioni capace di svelare l’arcano del creato, dell’assoluto, di Dio.

 

Per Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, l’esoterismo è una “scienza spirituale” e una investigazione dei mondi soprasensibili per mezzo della chiaroveggenza.

 

Nella visione occulta dell’uomo, c’è tutto il misticismo del Maestro Eckhart (XIV secolo) il quale affermava; “Nell’anima esiste qualcosa che non è stato creato e non è creabile e, se l’anima tutta fosse così, sarebbe nello stesso tempo “increata” e “increabile”.

 

Orbene questo “Qualcosa” è l’intelletto, insito nell’uomo e, al tempo stesso, “scintilla divina”.

 

Al tempo del paganesimo e dello stesso cristianesimo, esistevano i sacri misteri in cui, attraverso un complesso di rituali solenni, veniva rivelata la giustezza di certe affermazioni di cui l’uomo si serviva per fare parte di una unione misterica, dove si adempiva la liberazione dell’anima dal diritto del corpo.

 

Un esoterismo si espandeva nel vicino oriente in un intreccio di idee filosofiche che avevano influenzato il pensiero ellenistico con dei principi ispirati al cristianesimo e fatto emergere, pertanto, un dualismo tra Dio e il mondo, la cui salvezza spirituale, era riservata solo a coloro che avevano una conoscenza superiore, perfetta e salvifica del divino.

 

Mentre un misticismo si rivelava nel cristianesimo, la kàbala si occupava di mistica ebraica dove la creazione del mondo si esprimeva in forma di lettere, di numeri, di figure e sogni e il Sufismo si propagava verso l’islam con il ricorso alla meditazione e all’estasi. Esso si proponeva di incorporare l’anima (l’ensomatosi) e credeva in una preesistenza divina dello spirito che svelava l’ESISTENZA di una scintilla divina che trascendeva il tempo dell’umana finitudine.

 

Mentre l’esistenza di una “NON” conoscenza consentiva a quella scintilla di eternarsi nell’uomo in uno stato puramente illusorio i misteri affermavano, oltre quella scintilla di umana finitudine, la presenza di una particella luminosa che trascendeva il tempo perché essa era già presente nello spirito dell’uomo e lo guidava in vita e nella gloria di Dio. Essa era il mistero e la spiritualità con i quali l’uomo dava un profondo significato alla sofferenza, alla morte e al suo destino.

 

San Paolo, parlando dei misteri esoterici, aveva accennato ad un insegnamento riservato ai pochi ed aveva sostenuto la necessità di una sapienza che non era di questo mondo bensì, di una sapienza divina nascosta che Dio aveva già predisposta da secoli per la nostra beata condizione in cielo. Era una sapienza sconosciuta ai troni e alle dominazioni poiché, se essi l’avessero conosciuta, non avrebbero martirizzato il figlio di Dio sulla terra, nostro signore Gesù.

 

Nonostante nei 2000 anni di storia del mondo si sia parlato sempre meno dello spirito è, ancor oggi, possibile ritrovare nel cristianesimo “un qualcosa” di mistico della sapienza e della Gnosi ricevuti nei misteri in una contemplazione mistica riconducibile all’estasi e alla visione dello spirito.

 

Secondo Alfonso Constant, noto con lo pseudonimo di Eliphas Lévi, la messa in disparte dei misteri è stato il tradimento messo in atto da falsi gnostici che non avevano nulla in comune con quelli del cristianesimo primitivo, i quali allontanarono la chiesa dalle supreme verità della Kàbala che conteneva tutti i segreti della teologia trascendentale.

 

L’uomo ha un inconfessato desiderio di “INFINITO” che potrebbe comparirgli innanzi e che egli potrebbe cercare di sfiorare in una attesa e in un sogno capaci di affascinarlo. Comunque e senza presunzione alcuna, è fuori dubbio che l’agognato infinito possa trovare posto in ambito esclusivamente umano, nonostante il cristianesimo sostenga tale possibilità, perché l’incarnazione di Dio sulla terra ha invalidato ogni divario attraversola Graziae fa, di ogni uomo, il Suo Universo; addirittura “l’universo di Dio”. Il Cristianesimo realizza una comunione tra Dio e l’uomo a differenza dell’Islam che si configura come religione della legge, cioè una dottrina basata sull’accettazione di ciò che è scritto e, dall’Ebraismo che è ciò che è stato espresso.

 

La grandezza del cristianesimo sta nel mistero eucaristico nel quale esiste l’eventualità che Dio venga ad abitare nell’uomo e faccia della nostra anima il suo creato.

 

Nell’instancabile perpetuarsi del tempo universale, c’è l’eternità che si fa “UNIVERSO” dove, nel suo immaginario e divino intelletto, l’uomo ha plasmato e colmato l’infinito di gloria e immortalità, affinché si eternassero i pensieri suoi più nobili e si perpetuassero le più alte coscienze.

 

Questo è l’uomo alla ricerca infinita dell’infinito, dalla creazione del mondo e fino alla fine infinita dei tempi. E così sia!

 

 

 

 

 

 

Ascona, giugno 2012                                                                          Giancarlo Fabbri

Membro della società teosofica svizzera

newsletter sti


NEWSLETTER DELLA SOCIETÀ TEOSOFICA ITALIANA DEL 25/06/2012

Newsletter della Società Teosofica Italiana giugno 2012

La riflessione del mese: consapevolezza fra linguaggio e conoscenza

L’essere umano ha un forte anelito alla conoscenza, quasi che vi sia in lui intrinsecamente l’esigenza di fissare nel tempo e nello spazio rappresentazioni ordinate e trasmissibili della vita e dell’esperienza.
Questo processo assume un significato ancor più ampio se tiene conto di tre fattori:
a) la conoscenza è qualcosa di assai più profondo del linguaggio che la esprime, poiché quest’ultimo la restringe infatti necessariamente entro ambiti assai limitati;
b) i sistemi di pensiero assumono il loro vero significato se sono in grado di collegarsi strettamente all’elemento immateriale dell’intuizione;
c) l’espansione della coscienza è un processo legato all’evoluzione e non può prescindere da un’osservazione attenta e neutrale e dall’intima disponibilità di rimettere quotidianamente in discussione i risultati della ricerca, sulla base dei risultati della stessa.
Il processo della conoscenza presuppone una vera e propria “passione interiore”, pronta ad alimentare un percorso che può condurre l’uomo oltre i limiti della personalità e a una presa di coscienza in grado di andare oltre al dualismo spirito-materia, riconoscendo in ogni grado e livello della materia stessa una preziosa componente spirituale, che è la base stessa dell’evoluzione.

ULTIME NEWS

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VENERDÌ 29 GIUGNO 2012: “LA FIGURA DI GIUSEPPINA LIGUORI FANCIO, TRA POESIA E SPIRITUALITÀ”

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Meditando tra Oriente e Occidente


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Chiostri di San Lorenzo

Vicenza

Meditando tra Oriente e Occidente

 Tavola rotonda

Martedi’ 26 Giugno 2012

ore 20,30

Interverranno:

 

Padre Giuseppe Celso Mattellini

Convento di S. Lorenzo, Vicenza

Renato Mazzonetto

Kagyu Samye Ling, Scozia

Marcello Ghilardi

Università di Padova

Per ulteriori informazioni:

http://sanlorenzosperi.altervista.org

www.lotobianco.it/renatomazzonetto

Giovanni Ravani : La Terza persona, Viaggio nella Spiritualità


 
iLa Terza Persona - Viaggio nella Spiritualitànteressante opera : Giovanni Ravani
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-terza-persona-viaggio-nella-spiritualita.php

http://www.lafeltrinelli.it/products/9788866770015/La_terza_persona_Viaggio_nella_spiritualita/Ravani_Giovanni.html

 

La Terza Persona – Viaggio nella Spiritualità

http://www.macrolibrarsi.it

Maggiori informazioni su La Terza Persona – Viaggio nella Spiritualità di Giovanni Ravani. Macrolibrarsi.it, vendita libri online.
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Informazioni aggiuntive

  • EditoreArmando Editore
  • Data pubblicazione: Dicembre 2011
  • Formato: Libro – Pag 256 – 14×20
  • Modificato il 26 Maggio 2012 – Il testo ha come titolo La Terza Persona – Viaggio nella Spiritualità, il cui ideatore è Giovanni Ravani, è disponibile nella categoria Spiritualità, più precisamente nella sottocategoria Crescita spirituale. Dato alle stampe dalla casa editriceArmando Editore in data Dicembre 2011, in questo momento è “Disponibilità: immediata”. Il prezzo attuale è di € 21,00.
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Leggi il primo capitolo

Descrizione di La Terza Persona – Viaggio nella Spiritualità

A partire da una ricerca trasversale in scienza, filosofia e religione, questo trattato offre interessanti stimoli di riflessione sulla spiritualità, sulla sua natura e sulle teorie che, nel corso degli anni, ne hanno tratto fondamento.

Un percorso che comincia intorno alla metà del secolo scorso, quando le filosofie orientali, cariche di misticismo ed esoterismo, cominciarono ad avere risonanza e a influenzare il mondo occidentale.

 

Le vostre recensioni su “La Terza Persona – Viaggio nella Spiritualità”

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Johnny

Ho letto tutto il libro, mi ha molto colpito l’esame della spiritualità e della trascendenza prese da diverse prospettive, penso che avrò molto da imparare in un ambito che per ora mi vede impreparato. Ho molto apprezzato la semplicità e la leggerezza, la bellezza e la linearità, nonostante le tematiche complesse. Belle anche le poesie.

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Adriano Boni

Il percorso degli estremi. La vita di un uomo, di una donna, è un’insieme di esperienze stese lungo una linea snodata sulla direttrice del tempo, ove ognuno ha il suo percorso e le esperienze assumono direzioni differenti. Su queste linee, che spesso si intersecano con altre di altri e poi se ne distaccano, le vie del tempo conducono in luoghi diversi, seguendo direzioni tortuose, ripiegando più volte in luoghi noti o descrivendo traiettorie confuse, quasi fossero uno scarabocchio sopra un foglio bianco. In questa incertezza solo un fatto è chiaro: la possibilità di poter raggiungere due zone perfettamente opposte ma molto simili, due zone ove si risveglia lo spirito che conduce l’uomo attraverso l’esistenza. Questo è il “percorso degli estremi”: il percorso degli illuminati ma anche dei dannati. Ecco ciò che ho letto in questo splendido libro leggero ma molto profondo.

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monica

Un libro straordinario, che aiuta a capire la verità profonda della nostra esistenza, che spiega la presenza del male e che insegna a conoscere lo Spirito.

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Il Buddhismo Vajrayāna


 

Vajra tibetano con campana. Il vajra è un oggetto rituale che nel Buddhismo Vajrayāna rappresenta i “mezzi abili” (upāya); la campana (ghaṇṭa) indica invece la saggezza ultima (prajñā) che corrisponde alla vacuità (śunyātā). Nel Buddhismo tibetano viene consegnato all’iniziato un vajra e una campana. Il vajra a cinque punte (rdo-rje rtse-lnga-pa) rappresenta il principio di trasformazione secondo lo Yogatantra.

Vajra tibetano a nove punte ((rdo-rje rtse-dge-pa). Questo tipo di vajra viene utilizzato per le pratiche delle deità irate.

Il Buddhismo Vajrayāna è, secondo le proprie credenze, uno sviluppo del Buddhismo Mahāyāna. Non si può entrare nel Vajrayāna senza aver prima compreso profondamente le dottrine del Mahāyāna come la dottrina dello śunyātā, della compassione (karuṇā), della bodhicitta e della natura di Buddha compresa in ogni essere senziente. Secondo aspetto fondamentale del Vajrayāna è che esso può essere appreso solo per mezzo di una guida, di un maestro (sanscrito: guru, tibetano: bla-ma o lama, giapp. 師 shi).
Ciò premesso questo “veicolo” buddhista si fonda sul termine tantra che significa “continuità”. Questo termine designa l’autentica natura che soggiace all’intera realtà sia essa relativa al saṃsāra o allo stesso nirvāṇa. Questa natura corrisponde alla vacuità. Quando la vacuità si manifesta, si manifesta attraverso l’illusione dell’esistere (māyājāla tib. sgyu-‘phrul dra-ba). Quando si riconosce la vacuità che soggiace ai fenomeni si diviene illuminati. Il tantra è la via che conduce a questa consapevolezza. Il termine tantra non riguarda quindi solo i testi, ma anche le relative dottrine. Il “veicolo” [3]buddhista che trasmette le dottrine dei tantra viene denominato Vajrayāna.
Il Vajrayāna, a detta dei suoi seguaci, si distingue dal Mahayāna perché a differenza di questo “veicolo” persegue il principio del “Frutto” (sans. phala, tib. ‘bras-bu, giapp. 果 ka) e non delle “Cause” (sans. hetu, tib. rgyu, giapp. 因 in). Secondo il Vajrayāna, infatti, il Buddhismo Mahayāna (indicato anche come Pāramitayāna, Veicolo delle Perfezioni, o Sūtrayāna, Veicolo dei Sūtra) persegue, per mezzo della meditazione e dello studio dei sutra, un cammino di perfezionamento attraverso la rinuncia delle condotte negative accumulando meriti e saggezza per realizzare il Frutto del corpo assoluto (dharmakāya) e quello dei corpi formali (rūpakāya). Per il Mahayāna, quindi, il cammino percorso è la “causa” dell’illuminazione.
Il Vajrayāna, invece, persegue il principio del “Frutto” ovvero per tramite dei “mezzi abili” rappresentati dai tantra questo veicolo conduce alla purificazione del corpo e di ciò che lo circonda (Tantra inferiori o esterni: Kriyā Tantra, Caryā Tantra e Yoga Tantra) e a trasformare la dimensione “impura” in “pura” (Tantra superiori o interni: Anuttarayoga Tantra).
Questo percorso della Via del diamante può essere intrapreso, secondo questa tradizione buddhista, solo attraverso delle iniziazioni (sans. abhiṣeka, tib. dbang bskur ba, giapp. 灌頂 kanjō) conferite da un maestro di vajra (vajrācarya). A seguito di ciò il discepolo riceve degli insegnamenti orali (sans. āgama, tib. lung, giapp. 阿含 agon) ovvero dei testi da studiare e delle istruzioni. Per realizzare la “pura visione” della Realtà, il discepolo del Vajrayāna applica il metodo del sādhana (strumento per la realizzazione) che raccoglie varie tecniche:

  • Iṣṭadevatā (tib. y-dam, giapp. 本尊 honzon): visualizzare la divinità scelta per la meditazione;
  • Maṇḍala (tib. dkyl-‘khor, giapp. 曼荼羅 mandara): visualizzare il sacro ambiente circostante le divinità prescelta per la meditazione;
  • Mudrā (tib. phyag-rgya, giapp. 印相 insō): compiere gesti rituali e simbolici;
  • Pūja (tib. mchod-pa, giapp. 供養 kuyō): fare offerte alle divinità;
  • Mantra: recitare formule sacre;
  • Samudācāratā: svolgere azioni religiose.

Per tramite di questi “mezzi abili” uniti alla consapevolezza della vacuità e della purezza di tutto il Reale, il discepolo consegue il “Frutto” che consiste nel completo stato di buddhità. Tale frutto può essere conseguito in più rinascite (via dei Tantra inferiori) o in una sola vita (via dei Tantra superiori).

Il buddhismo theravāda


Schema dell’impianto filosofico [modifica]

Statua del Buddha a Bangkok

Il buddhismo theravāda promuove il concetto espresso nella lingua canonica pāli di vibhajjavāda, ossia l'”insegnamento dell’analisi”. Questa dottrina dice che l’introspezione deve essere il frutto delle esperienze, dell’investigazione critica e della ragione applicata del praticante, piuttosto che della fede cieca. Tuttavia le scritture canoniche dei theravādin mettono anche in risalto il prestare attenzione agli insegnamenti dei saggi, in quanto si considerano tali istruzioni, insieme alla valutazione delle proprie esperienze, le due prove alla cui luce deve essere giudicata la propria pratica.

Nel theravāda si identifica la causa dell’esistenza e della sofferenza umana (dukkha) nell’attaccamento (tanha), che causa il sorgere delle impurità mentali (ossia dosa, la rabbia, la malevolenza e l’inimicizia, lobha o rāga, la bramosia, l’avidità e la presunzione, moha, la gelosia, l’ossessione, la distrazione, la depressione e l’ansia ecc.). L’intensità di queste impurità può variare tra grezza, media e sottile. È un fenomeno che sorge di frequente, permane per del tempo e quindi svanisce. I theravādin credono che le impurità non siano dannose soltanto per sé, ma che lo siano anche per gli altri. Sono la forza motrice di tutti i mali che gli esseri umani possono commettere.

I theravādin credono che queste impurità abbiano la natura delle abitudini che sorgono dall’ignoranza (avijja) che affligge le menti di tutti gli esseri non illuminati. Gli esseri non illuminati sono creduti essere sotto l’influsso delle impurità, che vi aderiscano a causa dell’ignoranza della verità. Ma in realtà queste impurità mentali non sono nient’altro che delle macchie che hanno contaminato la mente creando sofferenza e stress. Gli esseri non illuminati sono anche creduti attaccati al corpo considerandolo come il proprio “sé”, mentre in realtà il corpo è un fenomeno impermanente costituito dai quattro elementi di base (spesso identificati con la terra, l’acqua, il fuoco e l’aria), che dopo la morte è destinato a decomporsi e a disperdersi. La frequente istigazione e manipolazione che le impurità mentali esercitano sulla mente sono ritenute costituire un impedimento a che la mente possa vedere la vera natura della realtà. Una condotta erronea a sua volta può rafforzare le impurità, ma la pratica del Nobile Ottuplice Sentiero può indebolirle o sradicarle.

Si crede inoltre che gli esseri non illuminati sperimentino il mondo attraverso le cosiddette “sei porte” sensoriali imperfette (la vista, l’udito, l’odorato, il gusto, il tatto e la mente) per poi usare la propria mente annebbiata dalle impurità per formarsene la propria interpretazione, percezione e conclusione[73]. In tali condizioni la percezione o la conclusione che se ne sarà tratta sarà basata sulla propria illusione della realtà[74]. Conseguito uno stato di jhāna le cinque porte dei sensi fisici si affievoliranno, le impurità mentali saranno soppresse e si rafforzeranno gli stati sani della mente. La mente potrà quindi essere diretta all’investigazione e conseguire l’introspezione della vera natura della realtà.

Ci sono tre stadî di impurità. Nello stato di passività le impurità giacciono sopite nella base del substrato mentale in forma di tendenze latenti (anusaya), ma per l’impatto degli stimoli sensoriali si manifesterà (pariyuṭṭhāna) in forma di pensieri, emozioni e volizioni malsane. Acquistassero ulteriore forza le impurità potrebbero raggiungere lo stadio pericoloso della trasgressione (vitikkama), che comporterebbe poi l’esplicarsi di azioni fisiche o verbali.

Nel Theravāda si crede che per liberarsi dalla sofferenza e dallo stress si debba sradicare definitivamente queste impurità. All’inizio le impurità sono tenute a bada tramite la presenza mentale perché gli sia impedito di prendere il sopravvento sulla mente e sulle azioni del corpo. Sono quindi sradicate grazie all’investigazione interiore, cioè l’analisi, l’esperienza e la comprensione della vera natura di quelle impurità, condotte in uno stato di jhāna. Questo procedimento deve essere ripetuto per ogni impurità. La pratica condurrà quindi il meditatore alla realizzazione delle Quattro Nobili Verità e dell’illuminazione, ossia del nibbāna. Il nibbāna è l’obiettivo finale dei theravādin. Si dice che il nibbāna sia la beatitudine perfetta e la persona che lo consegue è libera dal ripetersi del ciclo di nascita, malattia, invecchiamento e morte.

I theravādin credono che ciascun individuo sia personalmente responsabile del proprio risveglio e della propria liberazione essendo ciascuno il responsabile delle proprie azioni e delle loro conseguenze (kamma, pāli; karma, sanscrito). Limitarsi a imparare o a credere nell’autentica natura della realtà come è stata descritta dal Buddha non basta, il risveglio può essere conseguito solo da quanti arrivano a conoscerlo per esperienza diretta realizzandone l’essenza grazie ai propri sforzi. Dovranno seguire e praticare il Nobile Ottuplice Sentiero com’è stato insegnato dal Buddha per giungere da soli a scoprire la realtà delle cose. Secondo la dottrina theravāda i Buddha, gli dei e le divinità non sono in grado di conferire il risveglio a un essere umano né di sottrarlo al ciclo ripetitivo della nascita, malattia, invecchiamento e morte (il samsāra). Per i theravādin il Buddha è l’insuperabile e perfetto insegnante del Nobile Ottuplice Sentiero, mentre gli dei e le divinità sono ancora soggette alla rabbia, alla gelosia, all’odio, alla vendetta, alla bramosia, all’avidità, all’inganno e alla morte.

Si crede che alcune persone che praticano con assiduità e zelo possano conseguire il nibbāna in una sola vita, come fecero molti dei primi discepoli del Buddha. Per altri il processo può durare ancora numerose vite durante le quali si conseguono realizzazioni spirituali via via più elevate. Una persona che ha raggiunto il nibbāna è detta un arahant Si crede che il nibbāna sia conseguibile più rapidamente come discepoli del Buddha, essendo egli creduto essere entrato in possesso dell’ultima verità su come si deve guidare una persona nel processo verso il risveglio.

Nel Theravāda il nibbāna conseguito dagli arahant è ritenuto identico a quello conseguito dallo stesso Buddha[75], essendoci un solo tipo di nibbāna. Il Buddha era superiore agli arahant perché aveva scoperto il sentiero con le sole proprie forze insegnandolo poi agli altri (ossia girando metaforicamente la ruota del Dhamma). Gli arahant invece hanno conseguito il nibbāna in parte grazie all’insegnamento del Buddha. I theravādin riveriscono il Buddha quale persona dotata di suprema virtù, ma riconoscono l’esistenza di altri Buddha nel lontano passato o futuro. Maitreya (sanscr; Metteya, pāli), per esempio, è citato molto brevemente nel canone pāli come il Buddha che verrà in un lontano futuro.

Tradizionalmente i theravādin possono o coltivare la fiducia (o fede) nell’insegnamento del Buddha e praticare i precetti minori nella speranza di conseguire i benefici minori (come una rinascita più felice, aumentare la propria forza e bellezza e garantirsi una vita lunga), oppure possono investigare e verificare per esperienza diretta la verità dell’insegnamento del Buddha praticando per il proprio risveglio le tre sezioni fondamentali del Nobile Ottuplice Sentiero: paññā (saggezza), sīla (etica), samādhi (concentrazione, raccoglimento, meditazione).