Dalla conoscenza alla Saggezza:

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Relazione di Greta Biasca-Caroni per la Scuola Estiva dei Paesi Latini, Naarden Agosto 2013

Un cammino aperto in un viaggio senza fine.

 

La Teosofia si ripropone, tra le altre cose, di studiare la Sapienza Divina come si intuisce già dal nome stesso; Teo Sophia.

Alla base del pensiero teosofico, in similitudine a quello gnostico, si trova l’idea della Monade che precipita nella materia attraverso l’emanazione di tante scintille divine. La divinità nella materia è Sophia, la Saggezza che tornerà (se vogliamo utilizzare per facilità di comprensione l’idea del tempo) all’unità primordiale solo una volta mutata nella sua essenza. Credo che questo processo di mutazione si attui anche grazie a noi, attraverso la nostra preziosa presenza come esseri umani senzienti. Spero di potere spiegare meglio questo pensiero nelle righe che seguono. H.P.B. ambiva quindi per i teosofi una conoscenza della Saggezza Divina. Da qui partiranno tutti i suoi studi che la porteranno ad affrontare la sua avventurosa vita con questo “fil rouge” che la mosse verso luoghi lontanissimi nel mondo e verso luoghi profondissimi nella sua anima. Un viaggio comune a molti che, arrivati ad intuire la verità nascosta ad un sguardo piu`superficiale, intraprendono una ricerca senza ritorno. Per fare cio`si deve avere la possibilità di seguire la libertà del proprio pensiero permettendo concretamente di affrontare giorno dopo giorno i vari sgambetti che si ripropongono lungo il cammino. Senza la libertà ben poco si potrebbe affrontare ed ottenere. Per libertà intendo libertà fisica e mentale, libertà da schemi sociali predefiniti che non sappiamo nemmeno piu`riconoscere come tali. Riporto ad esempio di uno di questi schemi sociali, le parole che scriveva nel suo magnifico “Elogio dell’ozio” Bertrand Russel, la capacità di analisi del quale amo molto. Egli parlando della vita universitaria ed ammettendone i suoi indubbi meriti dice anche che essa ha pero`”Il deplorevole svantaggio di avere studi diciplinatissimi e l’uomo che segua una linea originale di ricerca rischia di venire scoraggiato”. Quello che ai teosofi ed ai ricercatori dello Spirito in generale preme ottenere non è tanto una cultura (a cui il mondo accademico e sociale solitamente puntano) che pur essendo, sempre citando il Russel “Utile per il fatto di suggerire svaghi diversi dal tormentare il nostro prossimo, e mezzi diversi dalla prepotenza per affermare la nostra personalità” non basta. Il cammino spirituale è di superamento del sè, un cammino per gli altri ma in definitiva personale e solitario. Non ci si puo`accontentare di seguire cio`che altri hanno fatto prima di noi, lo spirito pionieristico in questo modo ne verrebbe soffocato. I sentieri battuti sono utili e fondamentali all’inizio del viaggio, per prendere confidenza e forza. Come si dice nel linguaggio alpino esistono pero`persone in grado di “Aprire una nuova via”, di creare nuovi sentieri, di spingersi là dove nessun altro sino ad allora è passato. Non tutti sono interessati ad addentrarsi in questi nuovi luoghi proprio perchè ci insegnano che la conoscenza va spesso a braccetto con il conosciuto, in realtà questa è solo cultura, utilissima cultura ma non ancora conoscenza. Si leggono, approfondiscono e studiano cose fatte da altri sperando di conoscere, in realtà ci si sta creando solo una buona cultura. Questo puo`essere vero in tutti i campi, anche in quello spirituale. Il rischio di rimanere per anni ed anni all’interno di quest’imposizione dominante della cultura spirituale esiste, è concreto. A me piace molto la cultura, la trovo divertente ed fondamentale ma, quello che credo di desiderare profondamente per me e per tutti gli altri non è affatto legato ad essa. Rendere se stessi e gli altri persone piu`serene è notevole ma non sufficiente a colmare il senso di vuoto dovuto alla non conoscenza. Unicamente quando utilizziamo la mente ed il cuore all’unisono per guardare il mondo qualcosa di nuovo appare. Si puo`naturalmente conoscere anche cio`che altri ci hanno insegnato ma unicamente attraverso un processo di interiorizzazione profondo e questo implica dunque una scoperta personale del tema utilizzando un processo che va oltre al limite dello studio. Credo sia di questo che parlasse Krishnamurti quando insisteva sul fatto di togliere i ricordi dalla nostra mente per permettere a cio`che ci circonda di rivelarsi. La sacralità è intrinseca alla vera ricerca che solo ognuno di noi puo`affrontare, ognuno in maniera diversa. Credo che la saggezza di cui tento di parlare sia coincidente nel tempo alla conoscenza. Non si tratta piu`dunque di un percorso, di un cammino spazio/tempo tra conoscenza e saggezza ma piuttosto di un’immediatezza d’effetto. Se c’è vera conoscenza AUTOMATICAMENTE c’è saggezza. Questo perchè come detto all’inizio Sophia, la saggezza, compenetra ogni singolo stato della materia, sia essa piu`o meno sottile. Quindi nel momento in cui si entra in contatto con la vera, autentica e totale comprensione/conoscenza automaticamente la saggezza che tutto ingloba si svela a noi. Sagezza che aspetta solo noi per manifestarsi. Ecco il nostro grande e prezioso ruolo in tutto questo. Noi abbiamo la possibilità di svelare il Sacro. La riprova dunque del fatto di non conoscere una cosa è di non avere intuito la Sophia che c’è in lei. Il sentiero per avvicinarsi allo stato di completezza è di sperimentazione empirica rivolta questa volta non piu`verso l’esterno ma verso l’interno di noi, del modo che ci serve da specchio, sempre piu`in profondità nel nostro corpo, nella nostra mente, nella nostra anima. Il laboratorio di ricerca utilizza nuovi tipi di ampolle, di utensili. Essi sono il silenzio, la reimpostazione dei sensi che ora si rivolgono verso il mondo interiore, l’impavidità e fondamentale caratteristica; l’attenzione. In questo laboratorio segreto dove troviamo il nostro piu`profondo Se`si possono vedere mondi nuovi, universi interi a noi in qualche modo assurdamente familiari perchè mai del tutto dimenticati ed in realtà finalmente ritrovati. Ogni volta sempre diversi, sempre in continuo mutamento e dunque vivi in noi. In questo modo il vuoto che sentivamo, il buio mai illuminato, la malinconia sono finalmente placati, per alcuni infiniti istanti soddisfatti. La vita nella sua immensa bellezza e bontà ci accoglie nel suo abbraccio che nessun abbraccio umano eguaglia, nell’abbraccio tanto anelato e finalmente vissuto. Solo ora potremo capire chi siamo e dunque semplicemente indicare molto umilmente il cammino verso la sagezza ad altri per poterci ritrovarci tutti insieme nell’Unità già qui nella nostra materia/Sophia.

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