Le irrinunciabili libertà dell’uomo
Da tempo immemorabile, non c’è poeta che non abbia magnificato la libertà; non c’è filosofo che non abbia pensato compiutamente alla libertà; non c’è storico che non ne abbia esaltato le vicende umane meritevoli e degne di venire ricordate con le quali l’uomo ha cercato da sempre di darne una esauriente risposta che si (ri)conciliasse con i versi poetici “spesi” e le indimenticabili pagine “consunte”.
Ho respirato la libertà dell’infanzia, provo un profondo sentimento spirituale verso coloro che la esaltano e detesto quelli che l’affliggono e la tiranneggiano, perché la libertà è la celebrazione di una vita senza costrizioni o impedimenti; perché la Libertà è la facoltà di agire e decidere indipendentemente secondo le proprie convinzioni e l’opportunità di viverla nella legalità in comunità; perché la libertà dà la facoltà di una libera scelta nonostante possa creare una ingiustificata arbitrarietà di abusi e prevaricazioni ai danni del prossino, e dove la parola “arbitrio” diventa sinonimo di una licenziosità trasgressiva a scàpito della libertà e sensibilità altrui, la quale se non illegale, è per lo meno non gradita.
L’uomo non ha ancora trovato il giusto verbo “sulla libertà universalmente accettàto, ma esige di conoscere e sapere ancor di più in che cosa consiste “il concetto di libertà”.
Pertanto riesce difficile interpretare un processo per cui delle persone (uomo o donna) si sentono intimamente partècipi e si arrògano senza averne il diritto e il privilegio, l’autorità e il potère morale di imporre la propria volontà e manifestarla affinchè venga eseguita; sia essa di un monarca-despota, che di un presidente eletto; sia essa di un generale criminale, che di un capo politico di prestigio.
È del tutto accettato e condivìso come la convivenza in una comunità di persone unite fra loro da vincoli naturali, da rapporti di interesse, da scopi o idee comuni, abbisogna di una autorità che governa altrimenti vi sarebbe confusione e disordine; ma il lato tragicomico (in verità molto tragico e poco comico) è “la necessità di una persona investita di un comando, di cui non potendo controllarla e non sapendo dove andrà a parere, potrebbe minàre la nostra libertà. Questa necessità dimostra che non esiste la libertà in senso assoluto, perché non è mai esistita e mai potrà esistere, nonostante l’uomo continua a cercarla come se esistesse, a qualunque prezzo.
Se si potesse fare l’appello delle persone afflitte nello spirito da un grande dolore morale e di quelle martoriate nel fisico tra atroci spasimi, sarebbe diffìcile arrivare a un traguardo nel quale potere iscrivere l’ultimo nome all’appello tanto grande è stato l’infinito tributo dell’umanità alla libertà.
Si sono scritte pagine di vittorie e di sconfitte; si sono elargìte pagine memorabili, gloriose, indelèbili ma l’uomo si chiede ancora una volta cosa sia la libertà e in cosa consista, perché il concetto assoluto in essa è il compèndio di una sìntesi di idee non riconducibili a una sola idea, in quanto trattarsi di una mescolànza di elementi eterogenei e di una sottointesa incoerènza.
Forse la liberà è più di un concetto: è un “sentimento” impossibile e non facile da raziocinàre per il timore di sprofondare in una superficiale e retòrica esaltazione dei valori della stessa libertà.
Vi sono libertà ferite e uccise in nome della libertà; vi sono uomini di fede diventare carnefici di quella libertà; vi sono guerre ingiuste e rivoluzioni manipolàte in nome della libertà; si sono commessi delitti che suscitano orrore e raccapriccio in modo assurdo e irragionevole al grido di “viva la libertà”:
Libertà di patria e indipendenza, di uguaglianza e giustizia, perché la storia è un campionàrio di coloro che combattono la tirannia e diventano a loro volta tiranni.
Anche nei rapporti personali-come ci ricorda “Lacordaire nei suoi pensieri” – la libertà è il diritto di fare ciò che non nuòce agli altri per cui se sto a letto con una persona e, volendo leggere un libro, tengo accesa l’abat-jour, esercito una mia libertà ma lèdo e lìmito la sua libertà; e invertendo i ruoli, se l’altra persona spegne l’abat-jour, esercita una sua libertà ma nuòce o lìmita la mia, tanto da poter affermare che la libertà di una persona finisce “là” dove inizia quella di un’altra ed evidenzia, che nulla quanto l’amore, condiziona o impedisce l’esercizio della libertà, che finisce sempre col danneggiare qualcuno.
Pertànto, l’amore è il suicidio della propria libertà che, per essere vera e diventare casta, esiste solo nei sogni e non può essere altrimenti!
È necessario allora combattere e anche morire per salvaguardare almeno un “riverbero” di libertà; bisogna combattere senza rinunce per inseguire ciò che non esiste; bisogna discernere il buono dal cattivo, il bello dal brutto per non vanificare l’intelligenza e la creatività in maniera tale che la dignità dell’uomo non venga meno e si riduca a un valore di mera fisicità.
Libertà sono i nostri pensieri, le nostre riflessioni.
Libertà sono le nostre inquietudini, le nostre apprensioni.
Libertà sono i momenti di sconforto e di sollievo.
Libertà sono la fiducia alle nostre attese e alle speranze, libertà sono i momenti di avvilimento e di sconforto.
Libertà sono gli intensi momenti di ammirazione di gioia ed esaltazione.
Libertà sono la nostra umanità; le nostre passioni; gli slanci e gli amori folgoranti.
Libertà è l’umana esistenza verso alti ideali e noi ne siamo testimoni e protagonisti.
Ascona, novembre 2016
Giancarlo Fabbri, Membro della Società Teosofica Svizzera

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