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Video relazione Ascona2014 : Gigi Marsi
03 sabato Mag 2014
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28 lunedì Apr 2014
PRESIDENTIAL ELECTION
2013-14
Under the authority of the Executive Committee of the Theosophical Society,
I hereby certify that, in accordance with Rule 10 of the Rules and Regulations of the said Society, the Election Committee appointed by the Executive Committee counted the results of the voting communicated to the International Secretary by the General Secretaries of National Societies and Sections, Regional and Organizing Secretaries, Presidential Representatives and the votes of Lodges and Fellows-at-Large attached to Headquarters. The Executive Committee checked them and declared the results as follows:
Mr. C. V. K. Maithreya: 4242 votes
Mr. Tim Boyd: 7190 votes
(Dr. Chittaranjan Satapathy
International Secretary
27 April 2014
*******
In accordance with the requirements of Rule 10 of the Rules and Regulations of the Theosophical Society and the results of the voting shown above, which have been checked by the Election Committee and the Executive Committee, Mr. Tim Boyd is hereby declared elected President of the Theosophical Society for a term of office of 7 years from the date of assuming office.
(Dr. Chittaranjan Satapathy)
International Secretary
27 April 2014
22 sabato Mar 2014
07 venerdì Mar 2014
11 sabato Gen 2014
27 venerdì Dic 2013
La nostra società occidentale del benessere e della globalizzazione di beni e servizi nella quale si sono instaurate democrazia e libertà di pensiero, è la testimonianza di un avvenimento tecnocratico finanziario sotto l’impulso di una civilizzazione utilitaristica i cui principali alfieri sono state tecnica ed economia, mentre noi siamo i testimoni di un’epoca nella quale i rapporti interpersonali evidenziano quali sono i veri scopi, al limite egoistici, di un calcolo economico tra l’indifferenza di questa nostra società opulenta, consumistica e fatta di beni duraturi di alto livello diffusi in quasi tutte le classi sociali, alfine di creare una società realizzata nei suoi propositi.
Questa realtà, purtroppo, non si è consumata poiché l’uomo, nella sua atavica ricerca del sé e circondato dalla constante presenza di Dio, ha preso coscienza dell’inutilità di una vita supportata dalla “filosofia di un sapere inutile”ma necessario”, senza la quale l’uomo rimane tale e quale.
A difesa dell’inutile, filosofia e contemplazione sono l’esaltazione della bellezza e, soprattutto, di una logica che attraversa la modernità (che in filosofia significa utilitarismo) e che nella vita di ogni giorno rappresentano un contratto sociale di scambio.
L’uomo, in qualche modo, trova sempre un suo sviluppo armonico e una sua ragion d’essere per tutto ciò che è l’inutile, in quanto è consapevole di investire ogni sua risorsa ed energia in attività che non gli procurano un vantaggio nè un profitto. Egli le impiega allor’quando dorme o sogna; quando attende con cura ai lavori domestici o si dedica alla salute di una persona cara; quando non cerca l’utile nella preghiera o nell’insolenza; allor’quando suscita un’emozione o la vive come turbamento; quando non cerca un tornaconto ma impreziosisce la sua vita attraverso l’arte o lo sport; quando vuole migliorare la sua immagine nel vestire o desidera vivere intensamente una felicità più profonda e persino nella lettura delle pagine culturali dei giornali.
Ê la presenza dell’inutile che nobilita la nostra vita dove, nel gioco come nel raccoglimento, esiste una filosofia morale che si affida al concetto del bello oppure a una concordanza di leggi del pensiero razionale (la logica) che possono naturalmente confliggere con l’utile. Appare allora evidente, come sia l’inutile a insignire la vita di ogni forma etica ed estetica, gioiosa e riverente, ragionevole e intrepida e che può identificarsi con l’utile perché essa è il contrario dell’inutile prima che nell’utile e in una trascurabile banalità priva di interesse, nociva e distruttiva, nonostante l’esistenza di una “utilità nell’inutile”.
La bellezza è attitudine e preferenza di ciò che esiste in noi e la ricerchiamo senza un vantaggio, perché essa nasce dall’impulso dell’anima attraverso gli occhi, l’udito e la parola e senza nulla pretendere.
Se la civilizzazione si sviluppa sotto la spinta dell’utilità, la civiltà si espande con quel garbo e delicatezza dell’inutile. Le tradizioni, i principi culturali e il carattere di un popolo si riscoprono nell’inutile mediante cerimonie e simboli a discapito del nostro discutibile modello globale di vita mercantilistico e utilitaristico.
Se i comportamenti utili non portano in sé alcun valore morale, quelli “gloriosi dell’inutile dispendio” hanno un loro motivo di essere. I filosofi, adepti dell’inutile e i poeti, veggenti dell’inutile, sono tutti legislatori del mondo e pronti ad affermare il declamato primato Leopardiano del dilettevole sull’utile e condannano il commercio come una forma vile e perversa dell’egoismo umano.
L’inutile sancisce il primato del pensare sul fare; del fare senza interesse su quello mercantile; del vivere una visione aperta del mondo anziché circoscritta; il primato della cultura sull’economia, quello della Gloria sul guadagno; del sacro sulla convenienza, dell’umanità sulle contrattazioni sociali; quello del bene reale sulla finanza, dell’eternità sul tempo, trasformato in servitù da un eccessivo interesse, dell’esercitare l’inutile per vedere lontano; dell’ammirare il creato e non trovare il tempo di guardarsi con compiacimento.
Coloro che noi chiamiamo “INUTILI” – affermava Platone – sono le vere guide di questa “divina stranezza” dell’inutile, di cui la nostra civiltà, più che della tecnica, ne è la naturale interprete.
In conclusione le argomentazioni, in apparenza logicamente corrette, sono contraddette dalle comuni esperienze di ciò che si manifestano in un secondo tempo.
Ascona, Dicembre 2013
Giancarlo Fabbri
Membro della società Svizzera di teosofia
11 mercoledì Dic 2013
Studio sull’incontro tra l’eremita Gusto Gräser e lo scrittore Hermann Hesse
sul Monte Verità ad Ascona
Prodotto ed interpretato da Andrea Biasca-Caroni e Julian Martin
YouTube, 6.3.2012
Rivista Teosofica Ticinese, Aprile 2012
LA CAVERNA DELLA LIBERTÀ
Gustav Arthur Gräser, poeta e profeta naturalista, fu un’apparizione del tutto particolare nella prima metà del Novecento. Eminenti personalità del suo tempo videro in lui l’incarnazione dell’uomo nuovo, la realizzazione degli ideali di Nietzsche e Walt Whitman e pure un nuovo San Francesco. I più non vollero capire il suo vivere al di fuori delle regole sociali e per questo lo criticarono e odiarono; altri, invece, ne fecero un esempio da imitare: poeti della statura di Hermann Hesse e Gerhard Hauptmann lo elevarono a figura mitica.
La sua creazione poetica rimase in gran parte inedita mentre era in vita. In massime e poesie diffuse a mezzo cartoline postali e fogli volanti, esortò i contemporanei a cambiare rotta.
Oggi, la sua figura è per lo più messa in relazione con il Monte Verità di Ascona, da lui fondato, assurto a simbolo di una controcultura pacifista in sintonia con la natura.
Gräser nacque il 16 febbraio 1879 a Kronstadt (Transilvania) e morì il 27 ottobre 1958 a Freimann presso Monaco. Nell’autunno del 1900 diede vita con alcuni amici ad una colonia di riformatori sulla collina di Ascona. Tramite “dialoghi pubblici” tenuti in molte città tedesche andò propagando durante lunghi anni la necessità di una rinascita culturale. Lasciò un’opera poetica in cui i simboli ancestrali dell’umanità riacquistano vita nuova.
Gusto andò a vivere una vita da vero eremita in una specie di grotta. E sarà lì, nel suo ashram ticinese, che anni dopo lo incontrò … Hermann Hesse, calato nel meridione dal nord per combattere “con il sole e i prodotti vegetali” un alcolismo che lo uccideva. E fu lì che Hesse pensò di scoprire nella signora Elisabetta, moglie di Gusto, il prototipo della Grande madre terra, una figura e un’idea di cui molti discutevano in quegli anni da quelle parti, tanto da fare di Ascona il santuario “intellettuale” del suo culto. …
L’ideologia di Monte Verità va vista, agli inizi, come un’alternativa sia a quella del capitalismo sia al comunismo: un’ideologia, o un’utopia, semplice, basata sull’ideale di una comunità paleochristiano-comunista, o di un socialismo primitivo associato al sogno di una vita naturale.
Irene Bignardi: Le piccole Utopie. Milano 200, p. 63 e 67
05 martedì Nov 2013
All’amico ingegnere
Marco Boccadoro
Atei e credenti ed l’evoluzione scientifica
Sembra sia tornata d’attualità la proposta di un dialogo tra credenti e miscredenti di una manifesta volontà di chiarimento con un atteggiamento di una reciproca comprensione e il desiderio di capire e farsi intendere, dopo un lungo periodo di tempo nel quale, chi riteneva “inconoscibile” una concreta esistenza, si teneva lontano da qualsiasi opinione personale.
Il termine “dialogo”, creato con il concilio Vaticano II e dalla chiesa del dialogo, è stata l’apertura della stessa chiesa universale verso gli atei e i credenti di altre confessioni con la quale i cattolici progressisti dialogavano con i progressisti non cattolici, anziché i cattolici non progressisti.
All’ordine del giorno, è ora invalsa la consuetudine di scambiarsi delle lettere epistolari, non tra laici illustri e teologi di indiscusso valore e di alto livello bensì, tra credenti e non, in un consesso nel quale si fanno delle riflessioni filosofiche sui principi e i metodi di una conoscenza scientifica e attorno a un vicendevole scambio di domande, concordate tra le parti, ma prive di attenzione, di significato e originalità.
È difficile comprendere il perché il Papa ed il suo ex-predecessore non dialogano invece con Richard Dawkins per conoscere l’influenza dell’evoluzione sul principio conforme alle leggi del pensiero razionale in base al quale, ogni concetto è identico a se stesso. (L’identità).
Ed è altrettanto strano il perché essi non discutono dell’anima con Antoni Damaso.
È altresì facile organizzare e indirizzare un dibattito per sommi capi dove tutti ne escono più o meno vincenti, perché è un convegno nel quale la contrapposizione tra laici e credenti, tra agnostici e miscredenti, tutte persone religiose e di manifesta cultura umanistica, quest’ultima indifferente alla scienza, finisce col divenire un modello conformista, un luogo comune e stereotipato con domande senza risposta per continuare a non rispondersi in maniera arguta.
Negli ultimi 150 anni, con il progresso della scienza, è mutata la visione del mondo, del creato e dell’uomo, ma nessuna religione lo ammette per non sconfessare i dogmi e le verità rivelate, datate di millenni.
Certamente, una persona può, se vuole, ignorare il progresso e credere in ciò che più gli conviene e di cercare un avvicinamento a certe coerenze religiose come, ad esempio, la presenza dei fantasmi, degli Ufo, e dove nella quotidianità arriva a confondere l’astronomia con l’astrologia e a consultare gli oroscopi che ci inseguono per tutto il santo giorno.
Sarebbe oltremodo necessario, un confronto tra fede e scienza con delle persone in grado di spiegarci come mai la terra in cui viviamo non abbia quattromila anni, com’è scritto nell’Antico Testamento bensì, molto di più quattro miliardi di anni attraverso i quali, c’è stata una evoluzione e una lotta spietata per la sopravvivenza tra l’ultimo dinosauro e il primo ominide durate 60 milioni di anni.
Sarebbe doveroso, affrontarsi con chi guarda attentamente il cielo per mezzo di potenti telescopi e arriva a conoscere delle immagini spettacolari e impressionanti al limite dell’universo visibile e scopre un piccolissimo sistema solare in una galassia di altri cento miliardi di “soli” e in uno spazio in espansione di altrettanti miliardi di galassie. Ma di ciò che è accaduto, non esiste alcuna traccia e non si trova un accenno nell’antico testamento.
Sarebbe opportuno, dialogare con la fisica moderna che studia le leggi del moto dei corpi, tenendo conto delle loro proprietà corpuscolari e ondulatorie, che sono quelle della meccanica quantistica (WERNER HEISENBERG) che studia le varie forme di energia in energia meccanica e viceversa: la termodinamica.
Sarebbe essenziale, parlare del senso della vita, della sua evoluzione e prepararci a conciliare l’uomo preistorico con la Biologia molecolare e con quel DNA che svela, oltre il funzionamento umano, anche il suo codice genetico, che nemmeno Darwin aveva presunto. Queste conoscenze sono talmente avvalorate tanto che, non sarebbe sufficiente una preghiera come migliore scelta contrapposta.
Oggi il dialogo tra atei e credenti verte sul pensiero, accettato e diffuso nei confronti di una credenza vaga e incerta, mentre è solo il pensiero che rende possibile un dialogo tra le parti, dove Fede e Ragione, per un credente, sono inseparabili; ma per un ateo, il pensare lo indirizza verso il concetto illuministico che ritiene la religione irrazionale e ne sottolinea l’inesistenza e l’assurdità.
Da questa enunciazione scaturisce una verità DEPOTENZIATA da entrambe le parti, che sono convinte delle loro affermazioni e di detenere il privilegio di deliberare in suo nome quali sono le anime riprovevoli e quelle da preservare.
Se per gli atei la verità ha un valore temporale, soggettivo e di poco credito, per i credenti, essi non la posseggono ma si ritengono figli suoi.
I miscredenti, accantonando duemila anni di esperienza e partendo dalla visione del concilio vaticano II, scoprono, ora in Gesù, l’apostolo della verità, l’amore per il prossimo, l’amore dell’uguaglianza e l’elevazione dei poveri; ma non il figlio di Dio.
Da questo momento, la chiesa e tutto il popolo di Dio, mostrano ai non credenti un Gesù pieno di amore dove la verità è Amore; il percorso della chiesa è Amore per l’umanità in suo nome, dove l’amore supera ogni ostacolo nella dedizione verso il prossimo e dove l’amore è misericordia e nobiltà di sentimenti nell’amore tra gli uomini; dove la verità è benevolenza per l’umanità, nonostante entri in conflitto con la giustizia e la responsabilità etica che combattono la morale del perdono.
È difficile stabilire un’uguaglianza tra l’amore, la verità e il Cristo dove le prediche non sono sempre in sintonia con la verità del mondo, la condizione umana e le opinioni di tutti, anche perché, non è possibile amare tutti dello stesso amore.
D’altra parte, atei e credenti sono concordi che non esista la verità assoluta in quanto, se per gli atei essa è relativa e rimane circoscritta nella coscienza individuale e dell’evoluzione, per i credenti essa è del tutto libera o svincolata e si relaziona col tutto rafforzandosi nella convinzione di una verità rivelata, oggettiva e superiore.
È bene che vi sia un dialogo responsabile di confronto ed un comportamento di accoglienza e di rispetto verso le diverse religioni, come essenza fondamentale di una nuova civiltà ritrovata. Però è altresì impossibile un’intesa, che pretenda una rinuncia ai principi della fede.
In verità, esiste una dignitosa ed imparziale realtà, ma dolorosa e inevitabile, che si potrebbe ottenere con le buone maniere e le belle parole per non cedere all’ipocrisia, poichè allora sarebbe più facile riconoscere le tante disparità e smuovere gli errori e le imperfezioni dai sospetti e dalle ingiurie che li accompagnano, anche perché, se si cerca una convergenza di comodo, c’è un serio motivo di ridurre il Cristianesimo a una esposizione di principi con domande e risposte su di esso.
Nell’incertezza, è meglio confidare in Dio piuttosto che sul nulla, nonostante ciò trasferisca la sostanza del dialogo tra atei e credenti in qualcosa di ignoto sul destino dell’esistenza dell’uomo e del mondo, che comporterebbe delle scelte verticistiche e decisive, ma non confortevoli e interpersonali, in quanto Dio non è “familiarmente” né affabile né confidenziale: EGLI è un rischio……
Nel ribadire che è in corso un aspro dibattito riguardante l’atto di fede tra atei e credenti: se per gli atei è un atto di fede nel nulla, per i credenti è un atto di fede in Dio.
Quando il sole, tra quattro miliardi di anni circa, andrà esaurendosi e finirà con l’essere quella meravigliosa candela che scalda e illumina la terra, la vita trascendentale dell’uomo non subirà alcuno cambiamento e nessuna influenza nella fede, mentre quella immanente del miscredente, avrà bisogno di tutti quegli elementi di sopravvivenza tra i quali: IL TEMPO E LO SPAZIO.
Si potrà allora affermare che non può esistere trascendenza in un atto di fede nel nulla bensì, solo una realtà vivente del nostro essere.
Se in un periodo di svariati milioni di anni, l’uomo aveva pensato di dovere ricercare la verità nelle stelle e nei cieli, Galileo comprese come il mondo fosse costituito di stelle e pietre, queste ultime, intese come materiale di laboratorio e sperimentazione. Dopo un approfondimento della realtà immanente, Galileo ha voluto ricercare nella pietra “la mano di Dio” e scoprire le prime leggi basilari della natura, da lui definite “l’impronta di Dio”, anziché il “caos primordiale”.
Nasce così una scienza di primo livello che ha rivoluzionato in quattro secoli le strutture della sfera immanentistica che reggono la vita obbedendo ad una logica rigorosa e non al caos. Una logica che governa l’immanente di stelle e galassie e non si può disconoscere come essenza della scienza stessa, nonostante non ne sia riconosciuto il suo autore: egli NON ESISTE.
Si è creata, di conseguenza, una divergenza profonda tra fede e scienza e sarà necessario intraprendere insieme un dialogo aperto e franco per trovare “L’IMPRONTA DI DIO”.
Ci sono diversi aspetti che si concentrano eloquentemente sulle contraddizioni delle opposte tendenze, tutte proiettate alla conquista della scienza. Un primo aspetto è quello di un teologo che affermava come la struttura che sostiene la vita sia energia pura, valida nel trascendente ma non avvalorata nell’immanente e per la quale, la sola energia in sé non sarebbe sufficiente alla vita dell’uomo. È una prima contraddizione alla conquista della scienza, la quale solleva una seconda obiezione al filosofo Immanuel Kant, secondo il quale i concetti di tempo e spazio, sono pilastri portanti di una nostra soggettiva acquisizione intellettuale o psicologica.
Ma se Dio, che regge il mondo, avesse seguito il filoso Kant, il mondo stesso non potrebbe esistere, perché la vita dipende dalla trasformazione dell’energia in massa di energia, di modo che spazio e tempo sono inscindibili.
Tutto ciò dimostra, che se una parte è reale, l’altra deve essere immaginaria, dove reale e immaginario sono proprietà intrinseche fisico-matematiche, scoperte da Galileo già tre secoli prima attraverso la ricerca. L’uomo di misura in quella cosa, definita tempo, con l’orologio e l’altra, chiamata spazio, con il metro. In ultima analisi, non può comunque esistere solamente lo spazio o solo il tempo. Essi devono esserci entrambi e in maniera indissolubile.
In conclusione: quando il sole si spegnerà, NOI CREDENTI, continueremo ad esistere nella sfera trascendentale del creato; essa è una meta come atto di fede in Dio e nelle cose visibili ed invisibili. Per i NON CREDENTI, quando il sole cesserà ogni attività, tutto sarà finito!
Ma scienza e fede, che sono egualmente doni del Signore, continueranno la loro “corsa per la coesistenza” e il bene comune dell’umanità e a “GLORIA DI DIO ONNIPOTENTE”.
Ascona, Novembre 2013
FABBRI GIANCARLO,
Membro della Società Teosofica Svizzera