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Rivista Teosofica Svizzera/Ticinese (ADYAR)

~ Società Teosofica Ticinese ri-fondata il 29/9/2009.

Rivista Teosofica Svizzera/Ticinese (ADYAR)

Archivi della categoria: Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

Selezione di articoli teosofici a cura della Società Teosofica Ticinese

L’OMBRA DELLA TEOSOFIA

07 martedì Feb 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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L’OMBRA DELLA TEOSOFIA
[Una visione critica delle pretese e degli insegnamenti di Alice A. Bailey]
di Nicholas Weeks
[Questo articolo è una versione ampliata e corretta di quello apparso nel numero estivo del 1997 di
Fohat, una rivista teosofica edita a Edmonton, Alberta, Canada.]
– Gli uomini devono imparare ad amare la verità prima di credervi completamente. – (1)
Questo articolo è dedicato principalmente a coloro che sono attratti dai libri stile new age di Alice A. Bailey. La sua pretesa di ricevere degli insegnamenti dalla stessa Fratellanza Occulta che istruì HP Blavatsky, la fondatrice del movimento teosofico moderno, non è valida. Questo piccolo saggio non si interessa di quanto i suoi libri possano ispirare, siano meravigliosi o contengano delle verità, ma solo del fatto che HPB and AAB abbiano gli stessi precettori, come è affermato dalla Bailey. Il maestro della Bailey pretende di essere lo stesso Djual Khool che fu uno degli insegnanti di HPB e la Bailey ha anche precisato che il suo guru è lo stesso Maestro Koot Hoomi che conosceva la Blavatsky. Questo saggio si propone di dimostrare che il così detto Tibetano e la Gerarchia di Maestri di cui si parla nei libri della Bailey non sono il Djual Khool e la Fratellanza di Adepti che conosceva HPB.
La Bailey ha affermato che i propri insegnamenti sono radicati nella Teosofia che viene vissuta e insegnata da HPB e dai suoi Guru e che sostanzialmente gli insegnamenti di questi ultimi non sono in alcun modo contrari ai suoi. Questa affermazione è falsa. I suoi libri hanno le radici nella pseudo teosofia di cui fu pioniere CW Leadbeater. Ad esempio, il ritorno in terra di “Maitreya”, il Cristo, fu uno dei temi preferiti e divulgati da CWL. La Bailey ha accolto questa congettura. Ha attribuito un immenso valore spirituale alla Grande Invocazione (2), che viene ipotizzata in grado di indurre il Cristo e i suoi Maestri ad abbandonare i loro ashram segreti per stare nelle grandi città e incominciare a stimolare la redenzione della società acquariana. Al contrario, la Teosofia di HPB e dei suoi Guru esalta la fiducia nel principio cristico che sta in ognuno di noi. Come ha spiegato la Blavatsky: “[la teologia cristiana] aumenta la fiducia nella discesa dell’Ego Spirituale nel sè inferiore, [la Teosofia] afferma invece la necessità di sforzarsi per elevare sé stessi allo stato del Cristo…..” (3). La scoperta e la beneficente manifestazione della nostra innata divinità eleva ogni singolo individuo e di conseguenza, pian piano, tutta l’umanità.
I canalizzatori come la Bailey sono in buona fede e sono convinti che le loro voci e visioni interiori siano realmente dei Maestri. Sfortunatamente la sincerità non è sufficiente per proteggere dalle illusioni. Nel 1884 il Maestro KH scrisse a un medium dell’epoca spiegando come un canale ricevitore o un veggente possano confondersi: “Nella medianità, conoscendo poco i principi dell’autocontrollo, dovete sopportare delle cattive ripercussioni. Attirate su di voi i più profondi e forti influssi, “sovente infausti”, e li assorbite e ne venite psichicamente repressi o narcotizzati. L’atmosfera si popola di fantasmi risuscitati che vi danno degli indizi sbagliati, delle rivelazioni ingannevoli e delle immagini illusorie. La vostra vivace fantasia creativa evoca degli apparenti guru e cela [discepoli] e fa dire da loro le parole che voi stessi avevate creato un istante prima nella vostra mente, inconsciamente. Ciò che è falso sembra vero quanto quello che lo è realmente e non avete un modo preciso per investigare poichè siete ancora propensi a obbligare i vostri contatti a soddisfare i vostri preconcetti.”(4).
Gli sforzi per distinguere la realtà dall’illusione non dovrebbero limitarsi ai momenti dello studio e della meditazione, ma dovrebbero estendersi a tutta la nostra vita quotidiana. I devoti seguaci della Bailey dovrebbero confrontare con attenzione i principi basilari della teosofia autentica con la loro fede attuale e per farlo potrebbero utilizzare alcuni dei tre temi che tratteremo in questo articolo; auspicando che i seguaci di Bailey non confidino esclusivamente sulle sue spiegazioni. Se è vero che la Bailey insegna la stessa teosofia di base di HPB, si dovrebbe poter risolvere qualsiasi divergenza tra i loro insegnamenti senza dovere per forza accettare ogni proclama di AAB. Ma, se il modello di base della teosofia si trova nelle opere originali di HPB e dei suoi guru, gli insegnamenti determinanti della Bailey dovrebbero corrispondere a questo modello o non possono provenire dalla stessa fonte a cui ha attinto HPB.

1) Disaccordo con gli obiettivi e gli scopi originari.

Koot Hoomi, il vero guru di Djual Khool e il supposto mentore del Tibetano che è la guida della Bailey, ha proclamato che l’intento è quello di realizzare la vera fratellanza e K.H. afferma che:
“Il Dio dei teologhi è solo un potere immaginario….. Il nostro principale intento è quello di liberare l’umanità da questo incubo, di insegnare all’uomo ad essere virtuoso per amore della virtù e a vivere avendo fiducia in sè stesso invece di istruirsi procedendo con una stampella teologica, il che è stato per innumerevoli ere la causa diretta di quasi tutte le miseria umane….. i migliori adepti hanno esplorato l’universo per dei millenni e non hanno mai trovato la minima traccia [di Dio], ma dappertutto solo la stessa legge immutabile e inesorabile.” (5)
Ma il Tibetano, il teologo della Bailey (il supposto discepolo di KH, ossia dell’autore del brano precedente), ci dà questa sua idea della divinità e della legge:
“Una legge presuppone un essere superiore che intenzionalmente, e aiutato dall’intelligenza, coordini le proprie forze in modo tale da fare maturare un progetto….Una legge è solo l’impulso spirituale, lo stimolo, la manifestazione vitale di quell’Essere in cui si vive e si opera. [Una legge] che fa avanzare con regolarità Lui e tutte le creature di Dio verso una gloriosa realizzazione.”(6) Questo essere superiore e dotato di capacità è guidato con intenzionalità e intelligenza dall’Essere Supremo, e non necessità di evolvere con un impegno personale. La divinità è certamente una legge di per sé, il che è proprio quello che la Chiesa ha predicato per centinaia di anni. La legge di Dio evidentemente ci raccoglie e ci porta via verso una fine sublime. Si ha solo bisogno di “fare passare attraverso sè stessi quel tanto che ci è possibile dell’impulso di vita spirituale [del Dio]” (7) .
Questa teologia New Age ci è familiare. Il Tibetano ha solo sostituito il vecchio e prosaico Dio e la sua nube di angelici testimoni con il Logos Solare e i suoi deva. Gesù e i suoi discepoli sono stati soppiantati dal Cristo Maitreya e dai suoi discepoli, i Maestri della Gerarchia.
Ma il problema di un Dio personale o di un Principio impersonale è veramente importante? Il Maestro Koot Hoomi ha già risposto a questa domanda molto tempo fa:
“Voi dite che non importa niente se queste leggi sono l’espressione della volontà di un Dio cosciente e intelligente, come dite voi, o costituiscono gli attributi necessari di un “Dio” poco intelligente e inconsapevole, come ritengo io. Io dico che tutto importa…… delle leggi immutabili non possono avere una origine, dal momento che sono eterne e increate, proiettate nell’eternità e… il Dio stesso, se una tale cosa esistesse, non avrebbe il potere di fermarle.” (8)
Koot Hoomi scrisse anche che il “vero ABC di quello che so” e “la roccia su cui stanno incastonati i segreti del mondo occulto” è la certezza della non esistenza di un Dio personale, ma solo dell’esistenza dei ” regolari battiti inconsapevoli del polso eterno e universale della natura della mente infinita” (9).

L’insegnamento della Bailey, che dice che il movimento Teosofico si basa sulle invocazioni dell’umanità rivolte a un Avatar e alla sua gerarchia, è estraneo e contrario alla teosofia insegnata da HPB e dagli Adepti. I teosofi dovrebbero ” provare a sostituire la preghiera infruttuosa e inutile con delle azioni meritevoli e benefiche ” (10) .
La Bailey ha raccomandato di intonare la Grande Invocazione per supplicare, e attirare dal loro piano elevato, i nostri salvatori, il Cristo e i suoi Maestri. Come se i maestri e gli Avatar fossero così incuranti, ignari o impotenti di fronte alle vicende dell’umanità da non potersi presentare per aiutarla senza le preghiere di milioni di persone.

Sicuramente la domanda sul perché e sul come discendano gli Avatar è importante; ma già gli insegnamenti di HPB ci parlano di queste cause e delle loro condizioni e cioè: una discendenza divina per tutti gli Avatar, certi cicli di tempo e il Sole Spirituale come sorgente (11). Bhavani Shankar, un discepolo di KH, ha scritto che talvolta il Principio Divino in risposta a qualcuno che raggiunge lo stato superiore di Adepto fa sbocciare un Avatar (12) . In quanto ad una Fratellanza Occulta che incoraggia l’umanità a pregare per l’avvento di Avatar e Maestri che conducano alla New Age (e fornisce anche una invocazione per farlo) la vera teosofia dice che: ” è il lavoro che è la preghiera” (13). Benchè la supplica delle masse sofferenti per ottenere un aiuto divino (con o senza la Grande Invocazione) sia un’attitudine comprensibile e antica, essa non ha però alcun potere per fare intervenire degli Avatar o dei Maestri, come suggerisce la Bailey. La Fratellanza Occulta conosce i cicli karmici dell’ umanità e ci sta costantemente aiutando, anche con la nascita di un Avatar quando questo è consentito dal karma, ma non appena noi li vogliamo. Molti smaniano per avere la presenza costante di devoti fratelli maggiori che guidino le loro vite e la loro civiltà e questo è proprio quello che promettono la Bailey e Leadbeater e molti altri della New Age, donde la loro popolarità. L’evoluzione spirituale invece, dice teosofia, avviene solo tramite degli “sforzi fatti da noi e decisi da noi “(14) e non per le nostre preghiere e le nostre invocazioni affinchè il Cristo e la sua gerarchia guidino il progresso.
A differenza della tradizionale dottrina degli Avatar, così come viene insegnata nel Bhagavad Gita (4, 6-8), che afferma che il Signore viene quando ogni virtù sta per estinguersi, il consigliere della Bailey afferma che il Cristo giungerà solo dopo che l’umanità avrà dimostrato la sua buona fede redimendosi psichicamente e socialmente. Molta parte degli scritti della Bailey sono rivolti alla preparazione del lettore per questo avvento, annunciando la riapparizione del Cristo e dei suoi Maestri e sollecitando la purificazione tramite lo studio e la meditazione su di loro. Questa preparazione richiede molte letture e una profonda riflessione sulla misteriosa tecnologia dei rapporti politici e sociali del mondo e inoltre l’iniziazione, la psicologia, la telepatia, l’astrologia, la guarigione, i sette raggi, ecc. . I suoi libri ci danno informazioni sulla Gerarchia (di questo pianeta, del sistema solare, di Sirio e oltre), sulla sua costituzione, lavoro, obiettivi e sui suoi principali membri e i loro progetti.
La Fratellanza che era nota ad HPB non veniva certamente detta occulta, ma non erano date molte informazioni sui Fratelli. A differenza degli artificiosi trattati esoterici della Bailey HPB non ha mai fornito dei testi ampi e dettagliati su degli argomenti esoterici. Perché? In quanto la meditazione sulle descrizioni di esseri superiori e sul lato occulto dell’universo non è di un pur piccolo aiuto per la spiritualità. Inoltre se degli insegnamenti sono palesemente falsi, come quelli della Bailey, la nostra immaginazione viene stimolata e stipata di immagini e concetti che ci fanno allontanare dai veri Adepti e dal nostro retto cammino spirituale.
Queste chiacchiere sull’arrivo del Cristo con la sua Gerarchia durano già da parecchi decenni, ma di sicuro quando c’è l’avvento di un vero Avatar questo non viene annunciato da migliaia di sostenitori che aspettano e lo invocano da anni. HPB ha scritto che ci si può avvicinare ai Maestri “solo salendo fino al piano spirituale dove i Maestri risiedono e non ci si può aspettare di incontrarli sul nostro piano.”(15).
Consideriamo quest’altro brano di HPB e notiamo come vengano affermate l’autonomia spirituale e la natura impersonale della divinità: “ogni essere umano è un’incarnazione del proprio Dio [Sé Superiore]… tanti quanti sono gli uomini sulla terra tanti sono gli Dei in cielo ; ma tuttavia questi Dei sono in realtà uno solo, poichè alla fine di ogni periodo di attività, essi si ritirano, come i raggi del sole al tramonto nell’Astro che li genera, il Logos Non Manifestato, il quale a sua svolta viene incorporato nell’Uno Assoluto…… . Le nostre preghiere e le nostre suppliche sono vane se alle parole virtuali non vengono unite delle azioni concrete e se l’aura che circonda ognuno di noi non è così purificata da consentire al nostro Dio interiore di esternarsi……[una] preghiera, se non viene pronunciata mentalmente e indirizzata all’unico “Padre” nel silenzio e nella solitudine della propria “cella”, ha sovente più effetti dannosi che benefici”.(16)
Il fatto che per migliaia di anni la maggior parte della gente non abbia adorato la propria divinità interiore, come suggerito nel brano precedente, è una delle ragioni che, un secolo fa, ha portato alla rinascita del movimento teosofico, per cercare di contrastare quella tendenza dualistica che induce a invocare una divinità esteriore e personale. Mentre la Grande Invocazione della Bailey deve essere biascicata dalle masse in modo convenzionale, il movimento teosofico propone quell’atteggiamento filosoficamente ateo, basato sull’autostima, che è suggerito dalla Fratellanza. Questo è un altro punto che fa pensare che la guida della Bailey non sia Djual Khool.
Su cosa dovrebbe quindi contare un seguace della Teosofia (e consigliare ad altri) per domare le proprie passioni e il proprio egoismo e contribuire così alla redenzione planetaria? Sul “proprio Sé superiore, lo spirito divino o il Dio in lui e… sul suo karma “(17). La dottrina del karma significa un immediato altruismo nel pensiero, nelle parole e nelle azioni. Vuole dire la pratica della “virtù per amore della virtù” e non per accelerare la discesa del Cristo e della Gerarchia. Per dirlo con parole semplici, come uno dei Maestri ha fatto con Olcott nel 1870: “agite come se noi non esistessimo. Fate il vostro dovere come vi sembra giusto e lasciate che i risultati giungano a tempo debito. Non aspettatevi niente da noi, ma siate però pronti a tutto”(18).
Una lettera di un Adepto ad Annie Besant la mise in guardia per l’atteggiamento di venerazione nei riguardi dei Maestri che si stava diffondendo nella sua Società Teosofica. La Bailey criticò molto la ST e tuttavia il tono e le chiacchiere che ha scritto per più di trent’anni (1919- 49) sono altrettanto cattivi, se non peggiori, di quelli della ST dei suoi tempi. L’Adepto ha scritto alla Besant: “È il culto di una nuova Trinità composta dal Benedetto M[orya], da Upasika [HPB] e da voi stessa [Besant] che deve prendere il posto delle credenze che sono state eliminate? Noi non chiediamo un culto per noi stessi… il discorso ipocrita sui ‘Maestri’ deve finire, senza clamore, ma senza cedimenti. La dedizione e il servizio devono essere riservati solo a quello Spirito Supremo del quale facciamo parte. Noi lavoriamo anonimamente e in silenzio e i continui riferimenti a noi e la ripetizione dei nostri nomi provoca un’aura perturbata che impedisce il nostro lavoro“(19).
Questa trinità composta da HPB, M e AB non fu mai (fortunatamente) proposta dalla Bailey che ha scelto invece il fantastico Trio composto da Manu, Mahachohan e Bodhisattva, un’altra scoperta di CW Leadbeater. Se il lavoro degli Adepti era ostacolato dall’ ‘atmosfera confusa’ che trapela dal riferimento alla loro situazione nel 1900, riflettiamo su quanto il loro lavoro deve essere stato ostacolato, fino ad ora, dai libri della Bailey, dalla Grande Invocazione, dalla Scuola Arcana, ecc.

2) Disaccordo tra sette termini (o temi) chiave

Uno dei temi più diffusi nell’opera e negli scritti di AAB è la ricerca febbrile dello stato spirituale. I primi due libri del suo Tibetano (20) sono dedicati all’iniziazione e alla meditazione esoterica. Numerosi altri libri trattano esclusivamente della sua variante di discepolato e del percorso spirituale. Quasi ogni testo che lei ha canalizzato è fortemente caratterizzato dalla giustificazione del discepolato. Dopo essere stata per meno di cinque anni il medium del suo Tibetano la Bailey ha fondato la Scuola Arcana. Questa scuola è il solito tipo di asilo d’infanzia per occultisti con cui i guru di HPB non hanno niente da fare. Il libro della Bailey sulla meditazione occulta fornisce anche il progetto e i programmi per un pronosticato collegio esoterico, mentre il Maestro KH ha scritto che chi ” non è puro come un bambino piccolo dovrebbe lasciare perdere il discepolato” (21). La Blavatsky ha detto ai teosofi americani che: “La Società [Teosofica] non è stata fondata per essere un asilo nido per avere anzitempo un approvvigionamento di occultisti, non è una fabbrica per produrre degli Adepti. È stata progettata per limitare il corso del materialismo….. e per “materialismo” si intende non solo la negazione antifilosofica del puro spirito, e, ancor più, il comportamento e le azioni materialistici…… , ma anche i frutti della convinzione che contino solo le cose materiali…..una credenza che ha condotto molti …..alla fede cieca nella materializzazione della Spirito.(22)”.
Le Dottrina Segreta parla dei “gusti depravati” di una umanità che chiede con insistenza “la materializzazione dell’inconoscibile principio che non è mai materiale.” (23). Le opere di Alice Bailey provvedono al desiderio di una debole umanità di avere una divinità e una teologia comprensibile per la nostra mente personale; più che elevare la nostra coscienza personalizzata fino alla nostra effettiva natura spirituale e a conoscere realmente lo Spirito, la maggior parte di noi preferisce una comoda finzione.
Un altro tema chiave è quello della natura della Fratellanza Occulta e del suo rapporto con l’umanità. Secondo la Bailey uno dei primi obiettivi della Gerarchia era quello di preparare l’umanità per la riapparizione del Cristo (24). Con la seconda venuta del Cristo ci sarà la palese manifestazione della Gerarchia. Questo avvento implicherà la discesa dal piano eterico di diversi Maestri che si stabiliranno in diverse città del globo.
Un libro intero (25) e molti brani di altri suoi libri trattano questo argomento. I Maestri, come ubbidienti dipendenti statali planetari, si occuperanno personalmente delle varie mansioni, come l’economia, la religione, l’istruzione, ecc., e poi continueranno a dirigere il nuovo ordinamento del mondo.
Al contrario HPB e i suoi guru rappresentano la Fratellanza come abbastanza indifferente agli affari sociali. Il che non sorprende dal momento che essi sono liberi da ogni preoccupazione che li coinvolga personalmente, che sia mondana, e non hanno alcun interesse ad ungere le ruote della nostra civiltà banale e materialista. Come Bodhisattva aiutano, ma, essendo creature dell’immutabile legge del karma, “non possono impedire al mondo di andare nella sua direzione prestabilita”. (26). HPB ha scritto:
“Più gli Adepti diventano spirituali e tanto meno possono immischiarsi con le volgari faccende mondane e tanto più devono limitarsi al lavoro spirituale……Quindi gli Adepti di grado superiore devono aiutare l’umanità, ma solo spiritualmente: essi sono costituzionalmente incapaci di occuparsi degli affari mondani…..Sono solo i cela che, finchè non raggiungono un certo grado, possono vivere nel mondo.” (27).

3) Disaccordo tra i metodi di insegnamento.

Questa nostra discussione non è una novità. Riguardo al metodo di insegnamento piuttosto gretto della Bailey, che fa costantemente delle affermazioni con poche o nessuna prova, ecco quanto ha scritto nel 1929 Alice Cleather, un membro dell’ Inner Group di HPB: “In sintesi, in cosa consiste tutto ciò [l’insegnamento della Bailey]? Solo nelle semplici, incontrollate (e incontrollabili) affermazioni della Sig.ra Bailey, la quale a proprio sostegno si vale dell’‘autorità’, altrettanto incontrollata (e incontrollabile), del suo ‘Tibetano’. (28).
Il defunto Victor Endersby ha puntualizzato che: “In fatto di metodo c’è un abisso profondo tra le spiegazioni di H.P.B. e quelle della Bailey. Quelle di H.P.B. sono corredate da molte prove provenienti da varie fonti….e questo non accade nel caso della Bailey… tutto il suo sistema è fondato solamente sul suo ipse dixit (29). Una cosa è certa: chiunque siano stati il suo ‘K.H’.e il suo ‘Djwhal Khul’ essi non erano gli stessi maestri di H.P.B.; questo, al di là delle supposizioni, è sicuramente provato dagli scritti.” (30).
Nel 1882 Morya, il Maestro di HPB, ha scritto che:
“Un costante senso di spregevole dipendenza da una divinità, considerata come l’unica fonte di potere, rende un uomo privo di autonomia e di ogni incentivo per intraprendere e operare. Iniziando a immaginare un padre che fa da guida si diventa come un ragazzo e si resta così per tutta la vita, aspettandosi da essere condotti per mano in tutte le evenienze della vita… all’inizio della Società Teosofica i Fondatori (31) non hanno pregato alcuna divinità né hanno chiesto il suo aiuto. Avrebbero dovuto pensare che siamo…. delle balie….? Abbiamo aiutato i fondatori? no, essi sono stati aiutati dalla fiducia in sé stessi e dal rispetto per i diritti dell’uomo e dal loro amore per un paese [India]………I vostri peccati? Il vostro peccato più grande è l’aver dato al vostro Dio il compito di purificarvi dal peccato. Questa è non devozione, ma è debolezza, indolenza ed egoismo. Sebbene la vanità potrebbe consigliarvi il contrario, usate solo il vostro buon senso.” (32).
Benché i “peccatori” a cui allude Morya fossero alcuni indù di un secolo fa, Alice Bailey, il suo Tibetano e i loro seguaci hanno la stessa abitudine, avendo attribuito alla loro Gerarchia e al Logos Planetario, il loro desiderio indolente ed egoista che il Sanat Kumara, il Cristo e i Maestri purifichino l’umanità dal peccato.
Questi sono solo alcuni dei temi (appena sfiorati) che dovrebbero essere studiati con attenzione da coloro che desiderano capire quanto siano antitetiche la Teosofia e la pseudo teosofia.

NOTE
1. Blavatsky: Collected Writings Theosophical Publishing House, vol. 11, 49.
2. Lo si può trovare in ogni libro della Bailey.
3. The Key to Theosophy, Theosophical University Press, 155.
4. Da un inedito brano di una lettera di KH a Laura Holloway; scritta nell’estate del 1884.
5. The Mahatma Letters to A.P. Sinnett 2nd. ed., TUP, 53, 142- 43.
6. A Treatise on White Magic, Lucis Publishing 10-11.
7. Op. Cit.
8. The Mahatma Letters, 143, 141.
9. Ibid 143, 138.
10. The Key to Theosophy, 70.
11. Vedi Blavatsky: Collected Writings, vol. 14 and The Secret Doctrine.
12. Vedi The Doctrine of the Bhagavad Gita, Concord Grove Press, cap. III.
13. Blavatsky: Collected Writings, vol. 9, 69.
14. The Secret Doctrine, TUP, vol. 1, 17.
15. Blavatsky: Collected Writings, vol. 12, 492.
16. Ibid, 533-35.
17. The Key to Theosophy, 73.
18. “Address of the President-Founder,” The Theosophist, Aug. 1906, 829-30.
19. The Eclectic Theosophist, Sep./Oct. 1987.
20. Initiation Human and Solar and Letters on Occult Meditation.
21. Letters From the Masters of the Wisdom, First Series, TPH, 1948, 34.
22. Blavatsky: Collected Writings, vol. 9, 244.
23. Volume II, 503.
24. Come testimoniato dal suo libro The Reappearance of the Christ, Lucis Publishing, 1948.
25. Vedi il suo The Externalization of the Hierarchy.
26. The Mahatma Letters to A.P. Sinnett in Chronlogical Sequence, TPH, 1993, 474.
27. Blavatsky: Collected Writings, vol. 6, 247.
28. Citato in Theosophical Notes Special Paper, Sept. 1963, 14.
29. Latino – detto da lui stesso- : una affermazione non provata.
30. Theosophical Notes Special Paper, Sept. 1963, 40.
31. HP Blavatsky, WQ Judge and HS Olcott.
32. Letters From the Masters of the Wisdom, First Series, 107.
TRADUZIONE PIER GIORGIO

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SAGGI SU SHAKESPEARE UN’INTERPRETAZIONE TEOSOFICA DEI PERSONAGGI SHAKESPEARIANI Titolo originale: ‘Essays on Shakespeare – A Theosophical Interpretation’ Questi Saggi furono pubblicati per la prima volta su ‘The Theosophical Movement,’ Bombay, Volume 13, 1942 – 1943 Traduzione di Emma Cusani e Nicola Fiore

05 domenica Feb 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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AMLETO

(1600 – 1602 all’incirca)
UNA STORIA DI SQUILIBRIO PSICHICO

La trama. Il re di Danimarca, padre del principe Amleto, è morto per mano del fratello Claudio che ha usurpato il trono e sposato la vedova, la regina Gertrude. Amleto ha questa orribile rivelazione dallo spettro del padre, che gli chiede vendetta. Ma il principe è irresoluto, torturato da scrupoli e dubbi; si finge pazzo e respinge Ofelia, che pure ama; manca un’occasione per uccidere Claudio mentre egli è assorto in preghiera, e trafigge invece a morte il padre di Ofelia, Polonio, che nascosto da una tenda lo ascoltava inveire contro la madre. Claudio manda il nipote in Inghilterra per eliminarlo, ma Amleto, catturato dai pirati, viene rimandato in Danimarca. In sua assenza, Ofelia è impazzita e si è annegata, e Laerte, fratello della fanciulla, è tornato dalla Francia deciso a vendicare la morte del padre. Claudio invita i due giovani a battersi in un duello che deve essere incruento: ma segretamente fa avvelenare la punta della spada di Laerte. Amleto, ferito, trafigge a sua volta mortalmente Laerte e il re, mentre la regina beve il veleno destinato al figlio.

                                  _____________

Come c’è equilibrio nella Natura, così c’è equilibrio nell’Uomo e, ugualmente, fra l’Uomo e la Natura. La sanità mentale, giustamente definita, è questo equilibrio. È una giusta armonia fra le condizioni umane e tutti i principi che costituiscono l’uomo. Pochissimi uomini, nell’epoca attuale, posseggono questa salute e questa sanità mentale. La maggior parte di noi ha solo stati di transizione. Certe condizioni medie sono considerate come modelli e normali, quindi salutari. Chiunque si allontani molto da esse, è definito malato, anormale o subnormale. I principi dell’uomo, quegli strumenti attraverso i quali la sua anima lavora, proteggono e manifestano sia il Potere del suo Spirito che la Forza della Vita. In un uomo, a causa di alcuni passati errori di pensiero e di azione, questi strumenti, questi difensori, possono essere scarsamente collegati, e il risultato nella parte della sua natura chiamata psichica è paragonabile all’azione di un corpo fisico dalle articolazioni sconnesse, in cui talvolta le ossa e i muscoli fuoriescono dal loro posto.

Nell’uso comune “psiche” e “psichismo” non sono definiti chiaramente. Essi includono entrambi idee parzialmente scorrette o quantomeno confuse e limitate.

 

continua a letggere da pagina 44 nel pdf qui sotto :

http://web.me.com/ancaroni/News_Teosofia.ch/Letture_files/SAGGI_SU_SHAKESPEARE.pdf

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Seminario Monte Verità

02 giovedì Feb 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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A tutti i Fratelli ricordo che a fine marzo si terrà il consueto
Seminario Teosofico di Monte Verità.
Ascona Ascona 30 marzo (inizio venerdì ore 16h00) – 1 aprile 2012 (fine domenica ore 12h00)
Presso l’Albergo Ascona, Ascona, Monte Verità, Svizzera
Titolo : “Appunti di Teosofia”

La Società Teosofica, in questo secolo, torna per la quinta volta ad Ascona, sul Monte Verità, con il consueto seminario che si svolgerà presso l’Hotel Ascona.
La Società Teosofica rivisita quindi l’ideale collegamento con le esperienze utopistiche, artistiche e teosofiche del Monte Verità.
Le giornate aperte al pubblico si articoleranno in una serie di lavori di approfondimento di gruppo e di conferenze e adatte a tutti. Non è necessario possedere nessuna conoscenza della materia. È possibile partecipare gratuitamente alle singole conferenze o iscriversi all’intero seminario.
La Società Teosofica è un’associazione internazionale, presente in oltre 60 Paesi e che ha come suo scopo principale quello della Fratellanza Universale senza distinzioni. Non ha struttura settaria, è gratuita e mette a disposizione gli strumenti per intraprendere una crescita spirituale armonica e libera da dogmatismi.

Fra i relatori vi saranno :
Il dott. Antonio Girardi, Segretario Generale della Società Teosofica Italiana,
Eliane Gaillard presidente della società teosofica Svizzera
Patrizia Moschin-Calvi, del comitato Europeo e sezione Italiana
Andrea Biasca-Caroni, Presidente dell’ Associazione “Società Teosofica Ticinese”,
Marco Boccadoro, socio fondatore dell’ Associazione “Società Teosofica Ticinese”
Greta Biasca-Caroni, cofondatrice dell’ Associazione “Società Teosofica Ticinese”
Giancarlo Fabbri, socio dell’ Associazione “Società Teosofica Ticinese”
E altri ancora

NOTE ORGANIZZATIVE :

SEDE: Hotel Ascona, via Collina, 6612 Ascona (Svizzera)

PRENOTAZIONE :
tel. 0041 91 785 15 15, fax 0041 91 785 15 30;
e-mail: booking@hotel-ascona.ch
www.hotel-ascona.ch
Costo della camera 50€ pasto vegetariano o vegano 10€

E`possibile seguire SINGOLE CONFERENZE gratuitamente
Un caro Saluti
Andrea Biasca-Caroni

Hotel Ascona
www.hotel-ascona.ch

– La Società Teosofica è composta da studiosi appartenenti a qualsiasi religione del mondo o a nessuna, uniti nell’approvare gli scopi della Società, con il desiderio di rimuovere gli antagonismi religiosi e di dialogare con gli uomini di buona volontà, qualunque siano le loro opinioni religiose.

Il Gruppo Teosofico Ticinese Fraternitas, si ricollega alla tradizione teosofica originaria che alla fine del ‘900 dette l’impulso per la creazione del Monte Verità, ed è sezione Ticinese della Società Teosofica , fondata nel 1875 e diffusa in tutto il mondo.

Ogni martedì alle 20h00 in Via collina 19, ad Ascona ci ritroviamo per meditare e leggere insieme testi classici della tradizione teosofica. Non è richiesta nessuna conoscenza particolare della materia.

Il gruppo è gratuito, non è necessario venire ogni volta e l’armonia è garantita.
Per gli interessati chiamare lo 079 621 23 43 oppure scrivere a ancaroni@me.com

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Laya Yoga

01 mercoledì Feb 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Il Laya Yoga è la scienza che permette di liberare l’energia latente nel sistema nervoso umano.

Quando l’uomo si è evoluto, da animale motivato fisicamente ad animale motivato mentalmente, ha perduto molto della sua forza fisica e della sua capacità di resistenza. È possibile che la forza e la resistenza degli antenati cavernicoli dell’uomo siano ancora racchiuse nel suo Sistema Nervoso Centrale (cioè il cervello e il midollo spinale), sotto forma d’energia potenziale. Il Laya Yoga è la chiave che cerca di schiudere le riserve delle energie nascoste dell’uomo.

Questa energia latente è chiamata « Kundalini » ed è simboleggiata da un serpente avvolto su se stesso tre volte e mezzo. La simbologia del serpente ci dà le implicazioni segrete della « Kundalini ».

Il serpente è un simbolo sessuale fin dai tempi più remoti, e questo ci dice che la Kundalini è intimamente connessa con l’espressione sessuale dell’uomo. Infatti l’attività sessuale scaturisce dal flusso della forza Kundalini, ed è l’esempio più concreto di un’energia latente in noi che ha effetti tanto vasti sulla nostra vita. L’orgasmo dell’unione sessuale, si dice, è simile al tremito e alla beatitudine dell’ascesa della Kundalini.

Questo nesso tra l’attività sessuale e la Kundalini ha portato a svilupparsi due diverse scuole di pensiero. La scuola Tantra insegna l’ascesa e la liberazione della Kundalini usando l’atto fisico del rapporto come un canale attraverso il quale si esprime questa energia. La scuola Yoga insegna che l’attività sessuale deve essere interrotta (Bramacharya), reprimendo cosi la Kundalini fino a quando la pressione diviene sufficientemente forte perché la sua energia si desti. Entrambe le scuole pos­siedono metà della chiave, nei loro rispettivi punti di vista, e il risultato è che entrambe hanno confuso completamente gli occidentali, i quali si sono dati alla pratica degli esercizi non del tutto innocui prescritti dall’una o dall’altra tradizione.

Il serpente, oltre a simboleggiare l’istinto della procreazione, rappresenta la saggezza… la saggezza del controllo mentale. Questo indica che, se esiste un’energia come la Kundalini, può venire liberata solo se la mente esercita un preciso e cauto stimolo nei punti dove è più facile che la Kundalini si manifesti. L’individuo che destasse la Kundalini senza aver acquisito prima il controllo della propria mente mediante le discipline del Raja Yoga, correrebbe il rischio di un’infermità mentale.

L’ultimo punto che si deve sottoporre all’attenzione dello studente riguarda il fatto che il serpente viene sempre mostrato ravvolto in spire. Un serpente si avvolge in tal modo per prepararsi a scattare, ed è cosi che la Kundalini sta dentro di noi, compressa come una molla, e pronta a passare dall’energia statica potenziale alla manifestazione cinetica, nelle condizioni adatte. I tre avvolgimenti rappresentano i tre stati dell’energia (positiva, negativa e neutra), mentre il mezzo avvolgimento rap­presenta la Kundalini, sempre in procinto di passare dalla manifestazione statica a quella cinetica.

In Oriente si insegna che, come l’incantatore di serpenti deve per prima cosa rendersi immune ai veleni, io studente del Laya Yoga deve prepararsi ai trauma del risveglio della Kundalini, o subirne le conseguenze. Inoltre, deve sapere e ricordare che risvegliare la Kundalini è più.’i facile che controllarla e dominarla.

Gli antichi Yogi ottenevano la loro straordinaria conoscenza del corpo umano soprattutto mediante un processo d’introspezione. Per mezzo del Raja Yoga divenivano così intensamente consci di se stessi che « sentivano » interiormente, più che non « vedessero », i principali vasi sanguigni, i nervi e gli organi. Da questa introspezione nacque una teoria relativa all’esistenza di certi « Nadi », o nervi psichici attraverso i quali poteva manifestarsi la Kundalini.

Di questi canali astrali, i tre più importanti vennero chiamati Ida, Pingala e Sushumna. Ida e Pingala scorrono lungo il lato sinistro e destro della spina dorsale (in corrispondenza con il ganglio nervoso simpatico ai due lati della colonna vertebrale), mentre Sushumna scorre in mezzo, in una posizione corrispondente a quella del midollo spinale.

Allegoricamente, Sushumna rappresenta il canale della « Coscienza di Cristo » in tutti noi, che viene tenuto vacante o « crocifisso » dalle emozioni scatenate in Ida e Pingala (i due ladroni appesi ai lati di Cristo).

La Kundalini è racchiusa alla base della spina dorsale nel « Kanda » a forma di uovo, dal quale emanano, è detto, settantaduemila nervi psichici, inclusi Ida, Pingala e Sushumna. Lo scopo del Laya Yoga consiste nel destare la Kundalini e nel forzarla ad ascendere lungo Sushumna, svegliando i vari centri vitali situati lungo il percorso, e unendosi finalmente con il centro alla sommità, il Sahasrara, dove si compie l’unione tra la Shakti della Kundalini (energia femminile o negativa) e la Shakti di Siva (energia maschile o positiva).

Questo concetto può essere interpretato simbolicamente o letteralmente. Ogni « Chakra », o centro psichico, quando viene toccato dall’ascendente Kundalini, pone per cosi dire in coabitazione il Dio e la Dea che dimorano al suo interno. Si può dire che questa sia la descrizione dell’unione tra l’aspetto positivo e quello negativo della vita, che avviene nel corso dell’ascesa verso la coscienza spirituale. Solitamente si insegna che il corpo umano contiene sette centri psichici principali, cinque situati lungo la spina dorsale, e due nella testa. Questi centri sono chiamati Chakra o Padma. Chakra significa ruota, e quindi si sottintende che tali centri siano attivi o in movimento. Padma significa loto; e come un loto è qualcosa che cresce, i centri psichici in noi non sono pienamente sviluppati, ma devono ancora schiudere i loro « petali » per sbocciare.

Un centro psichico (Chakra o Padma) può essere definito come un vortice rotante d’energia, situato al punto di congiunzione tra il corpo e la mente. Lo studente, a prima vista, può essere tentato di respingere l’idea dei « centri psichici »; ma se considera che questo insegnamento del Laya Yoga è una teoria vecchia di 2.500 anni, riscoperta solo recentemente dalla psichiatria moderna con la denominazione di « medicina psicosomatica », non potrà fare a meno di provare un interesse razionale. Ogni Chakra è correlato con una ghiandola importante e un centro nervoso del nostro or­ganismo. Per coincidenza, o mediante un metodo d’introspezione analitica che per noi è andato perduto, i punti in cui sono situati i Chakra corrispondono ai punti del corpo umano in cui si manifesta più comunemente la tensione psicosomatica.

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Worrell Keely e la Vibrazione Simpatica

01 mercoledì Feb 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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John Ernst Worrell Keely (Settembre 3, 1827 – Novembre 18, 1898) era un inventore americano di Philadelphia: inventò il “Motore di Keely” o “Keely Motor”. La chiave delle sue conoscenze è la scoperta della Sympathetic Vibratory Physics, ovvero fisica della vibrazione simpatica. Manipolando le onde sonore si accorse che in particolari casi era possibile generare effetti a dir poco stupefacenti. Alcune delle sue scoperte al tempo sembravano praticamente incredibili, mentre hanno trovato un riscontro ed utilizzo anche commerciale nei giorni nostri:

  • riportò effetti di disintegrazione della pietra con onde sonore (che oggi è un processo di lavorazione comunemente utilizzato);
  • produsse effetti luminosi nell’acqua, oggi conosciuti come Sonoluminescenza;
  • riportò effetti di levitazione acustica, cioè tramite onde sonore (esperimento replicato con esito positivo dalla NASA, sollevando piccoli sassi);
  • notò che alcune geometrie intensificavano la pressione sonora senza aggiungere ulteriore energia, oggi brevetto in uso dalla MacroSonics;
  • osservò un effetto di diminuzione della temperatura in presenza di certe vibrazioni, oggi brevettato come refrigerazione acustica.
Keely utilizzava il suono prodotto da strumenti simili a canne d’organo, o da corni di ottone, propagato attraverso un filo metallico composto da oro, argento e platino (come alcuni gong tibetani), o da un semplice filo di seta. Sollevava sfere, composte dai tre metalli, al solo suono di una nota. Per raggiungere lo scopo si avvalse di molte apparecchiature da lui inventate. Una consisteva in una grossa sfera di rame di trenta centimetri di diametro, bloccata da un sostegno verticale. Al suo interno una serie di piatti metallici e tubi risonanti. Al disotto una serie di aculei di metalli che pizzicati emettevano un suono simile al diapason: veniva chiamato “Liberatore”. Un lungo filo composto da tre metalli: oro, platino e argento, era collegato ad un altro apparecchio “Risonatore” il quale poggiava su di un altro tavolo a 90 centimetri dalla sfera. Era composto da un cilindro metallico di quindici centimetri di diametro, alto venti, costituito da tubi metallici verticali, sui quali si trovava una coppa di ottone e vetro, al cui interno una bussola puntava con l’ago verso il Nord magnetico.

Gli aculei sollecitati producevano una nota che veniva regolata sul giusto tono, poi l’inventore suonava una tromba e l’ago della bussola ruotava impazzito. Keely, con i suoi strumenti, riusciva a fare molte cose, come far galleggiare sfere di 900 grammi sulla superficie dell’acqua contenuta in un recipiente. La cosa straordinaria era che le tre sfere rimanevano a galleggiare anche dopo che Keely cessava di suonare il suo corno. Solamente al suono di una nota diversa da quella iniziale le sfere affondavano nel liquido; riuscì a farle fluttuare anche nell’aria e di conseguenza fece volare un modello in scala di velivolo di quasi quattro chili!

Inventò anche uno strumento che doveva divenire l’elemento principale di un nuovo motore meccanico: l’arcolaio. Centinaia di sfere, tamburi e ruote, che producevano una potenza inaudita capace di impressionare le persone che assistevano ai suoi esperimenti. Costruì un cannone a vibrazioni per la marina militare, ma risultò troppo complicato nel suo funzionamento.  Ridusse le dimensioni del suo Liberatore, rendendolo grande quanto un orologio da taschino, ma era il procedimento che complicava la realizzazione fuori del suo laboratorio. Era necessario trovare l’accordo di massa, ossia trovare la giusta intonazione fra le vibrazioni corporee di Keely, di risonanza della stanza, degli apparecchi e quelle emesse da eventuali visitatori. Quindi tutto doveva essere preventivamente sintonizzato.

Scoprì anche che le vibrazioni simpatiche erano in grado di disintegrare il quarzo e altri tipi di roccia dura usando la nota giusta. L’accordo di massa sulla prima ottava produce 42.800 vibrazioni al secondo sufficienti allo scopo. Ideò quindi un disintegratore che poteva venire impiegato nell’industria mineraria. Gli imprenditori minerari dell’epoca finanziarono ulteriori ricerche e Keely modificò di nuovo il Liberatore. Rifiutò comunque di rivelare la natura della forza “eterea” utilizzata e il conflitto che si venne a creare con i suoi finanziatori, lo spinse, in preda all’ira, a distruggere parte di quanto aveva scoperto e creato.

Gli effetti del suono hanno contribuito a catalogare le vibrazioni e enumerare quaranta leggi riguardanti la “vibrazione simpatica”. Sono gli argomenti della fisica teorica, delle stringhe e delle Superstringhe, secondo cui l’universo sarebbe la manifestazione dell’energia vibratoria. Dall’analisi della materia emerge che questa è un insieme di vibrazioni contenute nella sua struttura atomica. Le molecole sono composte da atomi, questi da leptoni, da fermioni, da fotoni, da quark e infine dai mesoni. Quindi alla base esiste una “sostanza” formata da particelle fini che possiedono una frequenza, ossia vibrano e si trasformano in materia.

“Nello spazio esiste una quantità infinita di atomi, base di tutta la materia, in condizione di movimento vibratorio costante, infinito nel limite, immutabile nella quantità, inizio di tutte le forme d’energia”. John Keely

Questa oscillazione o risonanza si presenta in cicli di tempo esatti e può essere misurata, controllata e stando agli esperimenti effettuati da Keely, utilizzata. Molti i testimoni fra i quali Nikola Tesla, Jules Verne, Thomas Edison, tanto da spingere i grandi finanzieri dell’epoca a costituire un’azienda, la Motor Keely, impegnando ben cinque milioni di dollari nell’impresa.

Perfino Madame Blavatsky riservò un capitolo al lavoro di Keely, alla forza energetica utilizzata nei suoi esperimenti. Secondo Madame Blavatsky, al signor Keely era stato concesso il permesso di passare oltre un limite perché ciò che inconsciamente aveva scoperto era la terribile forza siderale, chiamata Miscela (Mash Mak) dagli atlantidei, menzionata nel Ashtar Vidya con “un appellativo che non era gradito dare”. Era il Vril di Bulwer Lytton, la forza vibratoria che riduce in cenere centomila uomini ed elefanti; il fiabesco “Occhio di Kapilla” dei libri Indù. Una forza talmente distruttiva che in possesso di un moderno Attila ridurrebbe l’Europa al suo caotico stato primitivo in pochi giorni e senza testimoni in vita. Sempre secondo quanto afferma Blavatsky può essere prodotto un suono tale da sollevare in aria la Piramide di Cheope!

Keely quindi pare si sia affacciato alla soglia di alcuni dei più grandi segreti dell’universo in particolare riguardo a quello attraverso il quale si è sviluppato il mistero delle forze fisiche, quelle stesse forze, quelle vibrazioni che hanno permesso al suo “motore” di funzionare. E Forse a Leedskalnin di costruire il suo Coral Castle.

 

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Fratellanza, compassione, liberazione nell’ottica teosofica Relazione di Greta Biasca-Caroni, Monte Verità 2010

09 lunedì Gen 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Fratellanza, compassione, liberazione nell’ottica teosofica Relazione di Greta Biasca-Caroni, Monte Verità 2010

Cosa si intende per fratellanza, per compassione? L’essere umano nel suo apparire sulla terra si ritrova a percorrere una strada apparentemente solitaria e difficile, piena di difficoltà fisiche, emotive e psicologiche. Vi sono mille stimoli esterni che ci vengono incontro continuamente a cui rispondiamo in maniera obbligata, spesso confusamente e automaticamente senza nemmeno il tempo di poter individuare la vera causa di tutto cio` che ci capita. Il nostro corpo è influenzato dal mondo materiale esterno tramite i suoi organi sensoriali. Oltre al fisico abbiamo le emozioni che vengono di continuo sollecitate da modificazioni astrali altrui. Anche il nostro corpo mentale è in contatto con il corpo mentale del nostro prossimo per cui esso si modifica in funzione di cio`che incontra. Tutti questi corpi dunque vengono continuamente plasmati senza una vera e propria consapevolezza che questo stia loro accadendo. Possiamo essere influenzati anche senza accorgercene. Entrare in contatto con il mondo esterno, con altri esseri umani e i loro corpi non è sempre facile, sembra che ci invadano, che sconvolgano la nostra pace interiore e questo, in superficie, è sicuramente vero. Ma è poi vera Pace quella che viene sconvolta? Quando ci si riconosce turbati ci si accorge che non si è gli unici ad esserlo, anche gli altri sono come febbricitanti nel vagare della vita, si riesce a scorgere che non è solo nostro il dolore ma è un dolore comune a tutti, esistono anzi persone che soffrono piu`di noi. La Teosofia ci insegna che il Karma, la legge di azione e reazione, una forma di Nemesi orientale, è una legge imprescindibile dove ogni singola azione di ognuno comporta delle cause che l’individuo creatore dovrà scontare in qualche maniera sia essa positiva o negativa. Il dolore che proviamo dunque è causato in definitiva da noi stessi e dalle nostre azioni che creano il mondo in cui ognuno di noi vive. Io mi creo la mia realtà e nessun altro. Compreso cio` realizziamo chiaramente che cosa si intende per fratellanza, la partecipazione a un comune destino che comporta anche un comune passato e futuro. Per cui ognuno è passato o passerà in situazioni analoghe a dove ogni altro essere è passato o passerà. Se stiamo in silenzio potremo sentire l’urlo straziante dell’umanità intera, l’urlo di sofferenza di tutti noi disperati senza speranza. E` chiaro che quando percepiamo il dolore altrui vi sono due possibili reazioni. Una è la fuga da tuto cio`, l’oblio in sconvolgimenti sensoriali continui che ci portino a non pensare, a non ricordare, a non vedere. L’altra è la reazione d’Amore. Amore indistinto e autentico al di la`di ogni possibile interesse personale visto che lui è me e io sono lui. E qui ritorno alla domanda posta prima, ma è poi vera Pace cio`che viene turbata nel contatto con gli altri? Mi chiedo se è in effetti possibile sconvolgere la vera Pace. E` possibile modificare cio` che è eterno? Quando si parla di Pace di questo infatti si sta parlando, dell’Immutabile e non di una tranquillità fittizia che esiste unicamente quando siamo soli, riparati dal resto del mondo. Si puo`arrivare ad una consapevolezza tale che non possa nella sua essenza essere turbata? Quando si riesce per un fortunato istante a cogliere che esiste un’altra via oltre alla via esterna è irresistibile il richamo che essa ci ispira, ci sentiamo come un esploratore obbligato in definitiva a seguirla. Scopriamo dunque che questa via non porta all’esterno ma al contrario si percorre nelle nostre profondità piu` remote, la` dove non ci siamo mai spinti, in luoghi all’interno del nostro essere dove non crediamo che ci si possa inoltrare, dove crediamo che arrivati fino ad un certo punto oltre non ci sia piu`nulla, ci sia il Vuoto. Ebbene arrivati proprio LI` dobbiamo fare il salto, senza timore, capiti quel che capiti, aperti a tutto, ed allora scopriamo che il vuoto non c’è, che esiste un mondo nuovo, fatto di noi stessi ma oltre a noi stessi, scopriamo il nostro essere eterno abbracciato dal tutto. Solo laggiu`, che poi è lassu`, è ovunque in ogni tempo da sempre e per sempre, vedremo che cosa sta succedendo realmente, chi siamo e troveremo la Pace. Una volta visto questo non lo dimenticheremo piu`, l’avremo realizzato per sempre. Allora finalmente tutte le modificazioni del mondo materiale seppur avvenendo, non potranno piu` in nessun modo scalfire la vera essenza scoperta, potremo sempre centrarci e ritrovarla finalmente in Pace.

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Bhagavadgītā

05 giovedì Gen 2012

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Bhagavadgītā

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
 
 

Krishna ed Arjuna a Kurukshetra, pittura del XVIII–XIX secolo.

Bhagavadgītā (sanscrito, sf.pl.; devanāgarī: भगवद्गीता, , “Canto del Divino” o “Canto dell’ Adorabile” o, meno comunemente,Śrīmadbhagavadgītā; devanāgarī: श्रीमद्भगवद्गीता, il “Meraviglioso canto del Divino”[1]) è un poema di contenuto religioso di circa 700 versi (śloka) diviso in 18 canti (adhyāya), contenuto nel VI parvan del grande poema epico Mahābhārata.

La Bhagavadgītā ha valore di testo sacro, ed è divenuto nella storia tra i testi più popolari e amati tra i fedeli dell’Induismo.

L’unicità di questo testo, rispetto ad altri, consiste anche nel fatto che qui non viene data un’astratta indicazione delBhagavat[2], ma questa figura divina è un personaggio protagonista che parla in prima persona, e fornisce la possibilità di una sua darśana (dottrina) completa.

Indice

  [nascondi] 

  • 1 Origine e commentari del poema
  • 2 Contesto
  • 3 Contenuti
  • 4 Diffusione e riferimenti
  • 5 Capitoli
  • 6 Note
  • 7 Principali edizioni italiane
  • 8 Voci correlate
  • 9 Altri progetti
  • 10 Collegamenti esterni

Origine e commentari del poema [modifica]

Eliot Deutsch e Lee Siegel[3] datano l’inserimento della Bhagavadgītā nel Mahābhārata al III secolo a.C.[4]. Tuttavia il primo testo completo di commentario, la Bhagavadgītābhāṣya, è opera di Śaṅkara (788-821) anche se, evidenzia Mario Piantelli[5], vi sono certamente delle redazioni anteriori più estese di cui restano tuttavia solo tracce emergenti in quella kaśmīra commentata da Rāmakaṇṭha (VII-VIII secolo) e, successivamente da Abhinavagupta (X-XI secolo). Comunque sia il poema presenta diversi rimaneggiamenti operati nel corso del tempo[6].

Contesto [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Guerra di Kurukshetra e Arjuna.

Il poema – circa settecento versi (Śloka) totali, suddiviso in 18 canti – costituisce uno dei capitoli del Mahābhārata, ma assume un valore del tutto autonomo all’interno della sua struttura, anche per il notevole valore teologico.

L’episodio narrato nel poema si colloca nel momento in cui il virtuoso guerriero Arjuna – uno dei fratelli Pāṇḍava e prototipo dell’eroe – è in procinto di dare inizio alla battaglia di Kurukshetra (Kurukṣetra), che durerà 18 giorni, durante la quale si troverà a dover combattere e uccidere i membri della sua stessa famiglia, parenti, mentori e amici, facenti parte della fazione dei malvagi Kaurava, usurpatori del trono di Hastināpura. Di fronte a questa prospettiva drammatica, Arjuna si lascia prendere dallo sconforto e rifiuta di combattere.

Contenuti [modifica]

Attraverso i 18 capitoli della Bhagavad Gītā, Krishna – incarnazione di Dio ed identificabile con l’Ātman, ovvero il proprio Sé più profondo ed immortale – indica ad Arjuna le tecniche mistiche (Yoga) per liberarsi definitivamente dal ciclo delle nascite e delle morti (saṃsāra) ed ottenere la liberazione (mokṣa).

Dopo una lunga analisi sui concetti di anima, religione, dharma e su altri concetti che formano il fondamento della filosofia indiana, ad Arjuna viene inoltre spiegata l’importanza dell’azione senza attaccamento al risultato e viene descritto il bhakti yoga, l’unione con Dio attraverso l’amore e la devozione come unico mezzo per raggiungere la perfezione e la mokṣa:

  « Soltanto col servizio devozionale è possibile conoscere ‘Me’, il Signore Supremo, che cosa e Chi sono ‘Io’. E colui che diviene pienamente cosciente di ‘Me’ grazie a questa devozione, entra rapidamente in Dio. »
 
(Bhagavad Gītā, XVIII, 55)

La Bhagavad Gītā è considerata l’essenza di tutta la spiritualità vedica indiana, poiché essa racchiude il senso delle 108 Upaniṣad, le quali a loro volta costituiscono un condensato dei 4 Veda. In essa vengono fusi i due poli della ricerca soggettiva umana: monismo e dualismo.

Diffusione e riferimenti [modifica]

Più che un astratto trattato di filosofia, la Gītā si può considerare un pratico manuale di vita, nel quale si affrontano tematiche spirituali di valenza universale; questo spiega la notevole diffusione del poema sacro anche in Occidente, in buona parte dovuta anche alla testimonianza di personaggi che basarono la propria vita sugli insegnamenti di questo Testo, tra i quali il Mahatma Gandhi:

  « La mia vita non fu che una serie di tragedie esteriori, e se queste non hanno lasciato su di me nessuna traccia visibile, indelebile, è dovuto all’insegnamento della Bhagavad Gītā. »
 
(Mohandas Karamchand Gandhi)

Capitoli [modifica]

I diciotto capitoli o canti che costituiscono la Bhagavad Gita corrispondono ai capitoli dal 25esimo al 42esimo del sesto libro (Bhisma Parva, भीष्म पर्व, “libro di Bhisma”) del suddettoMahābhārata.[7]

  • Cap. 1: Arjuna Vishada Yoga, o la Via del Dolore di Arjuna
  • Cap. 2: Samkhya Yoga, o la Via del Samkhya, ovvero la ricerca Dio per il bisogno di vincere e distruggere il dolore
  • Cap. 3: Karma Yoga, o la Via dell’Azione
  • Cap. 4: Jnana Yoga, o la Via della Saggezza Divina
  • Cap. 5: Karma-Sannyasa Yoga, o la Via della Rinuncia ai frutti dell’Azione
  • Cap. 6: Dhyana Yoga, o la Via della Meditazione
  • Cap. 7: Jnana-Vijnana Yoga, o la via della conoscenza dell’Assoluto
  • Cap. 8: Akshara-Brahma Yoga, o la Via dell’Assoluto imperituro
  • Cap. 9: Rajavidya-Rajaguhya Yoga, o la Via della regale Scienza e del regale Segreto
  • Cap. 10: Vibhuti Yoga, o la Via delle Manifestazioni divine
  • Cap. 11: Vishvarupa Darshana Yoga, o la Via della Visione della Forma Universale
  • Cap. 12: Bhakti Yoga, o la Via della Devozione
  • Cap. 13: Kshetra-Kshetrajna Vibhaga Yoga, o la Via della Distinzione tra il Campo e il Conoscitore del Campo
  • Cap. 14: Guna-Traya Vibhaga Yoga, o la Via della Distinzione fra i tre Guna
  • Cap. 15: Purushottama Yoga, o la Via della Persona Suprema
  • Cap. 16: Daivasura-Sampad Vibhaga yoga, o la Via della Distinzione tra le Qualità Divine e quelle demoniache
  • Cap. 17: Shraddha-Traya Vibhaga Yoga, o la via della Distinzione fra i tre tipi di Fede
  • Cap. 18: Moksha-Sannyasa Yoga, o la Via della Liberazione attraverso la Rinuncia

Note [modifica]

  1. ^ ‘Śrīmat’ come aggettivo indica ciò che è “bello”, “affascinante”, “glorioso”, “meraviglioso”, come nome è invece uno degli epiteti di Viṣṇu.
  2. ^ Il termine sanscrito bhagavat indica come sostantivo maschile il “divino” o “colui che è degno di adorazione” ed indica in questo contesto il divino Kṛṣṇa considerato come espressione della “divinità suprema”.
  3. ^ Encyclopedia of Religion, NY, MacMillan, 2006, vol. 2, p. 852.
  4. ^ Anche Margaret Sutley e James Sutley A Dictionary of Hinduism, London, Routledge & Kegan Paul, 1977; trad.it. Dizionario dell’Induismo, Roma, Ubaldini, 1980 datano questo inserimento tra il IV e il II secolo a.C.
  5. ^ In Hindūismo i testi e le dottrine in Hindūismo, a cura di Giovanni Filoramo, Bari, Laterza, 2002, p. 114.
  6. ^ Margaret Sutley e James Sutley Op. cit.
  7. ^ nell’ed. Esnoul del 2007 a p. 5.

Principali edizioni italiane [modifica]

  • Bhagavadgītā: canto del beato, traduzione in esametri dal sanscrito e introduzione di Ida Vassalini, Bari: Laterza, 1943
  • Bhagavadgītā: canto del beato, interpretazione lirica italiana secondo la misura dei ritmi originali di Giulio Cogni, Milano: Ceschina, 1973; Roma: Ed. Mediterranee, 19802
  • Bhagavad Gita, saggio introduttivo, commento e note di Sarvepalli Radhakrishnan, traduzione del testo sanscrito e del commento di Icilio Vecchiotti, Roma: Ubaldini, 1964 ISBN 88-340-0219-9
  • La Bhagavad gita, a cura di Anthony Elenjimittam, trad. dall’inglese Mario Bianco, Milano: Mursia, 1987
  • Bhagavadgītā, a cura di Anne-Marie Esnoul, trad. dal francese Bianca Candian, Milano: Adelphi (“Biblioteca Adelphi” n. 65), 1976, 19842; “Gli Adelphi” n. 29, 1991 ISBN 88-459-0851-8; Milano: Feltrinelli (“Oriente Universale Economica” n. 1953), 2007 ISBN 978-88-07-81953-7
  • Bhagavadgītā: il canto del beato, a cura di Raniero Gnoli, Torino: UTET, 1976; Milano: Rizzoli (“BUR” L 642), 1992 ISBN 88-17-16642-1
  • Bhagavadgītā: il canto del glorioso signore, traduzione dal sanscrito e commento di Stefano Piano, Cinisello Balsamo: Paoline, 1994 ISBN 88-215-2827-8; Milano: Fabbri, 1996
  • Bhagavadgītā, a cura di Tiziana Pontillo, Milano: Vallardi, 1996 ISBN 88-11-91052-8
  • Bhagavad gita, a cura di Marcello Meli, Milano: Mondadori (“Oscar classici”), 1999 ISBN 88-04-45395-8
  • Il canto del beato (Bhagavadgītā), a cura di Brunilde Neroni, Padova: Messaggero, 2002 ISBN 88-250-1170-9

Voci correlate [modifica]

  • Jnana
  • Bhakti
  • Dharma
  • Karma
  • Krishna
  • Arjuna
  • Moksha
  • Yoga

Altri progetti [modifica]

  • Collabora a Commons Wikimedia Commons contiene file multimediali sulla Bhagavadgītā
  • Collabora a Wikisource Wikisource contiene il testo completo in lingua inglese della Bhagavadgītā
  • Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni dalla o sulla Bhagavadgītā

Collegamenti esterni [modifica]

  • Una versione molto diffusa della Bhagavad Gita in italiano
  • Traduzione in italiano da vedanta.it
  • Bhagavad Gita – Il Canto del Beato (IT)
  • Traduzione e commento dal sito degli Hare Krsna
  • La Bhagavad Gita in formato mp3
  • La Bhagavad Gita tradotta in inglese dal sanscrito da Kashinath Trimbak Telang
  • La Bhagavad Gita tradotta in inglese affiancato da versione in sanscrito da Lars Martin Fosse
[nascondi]

v · d · m

Divinità e riti propri del Vedismo, del Brahmanesimo e dell’Induismo

Divinità maschili Deva · Brahmā · Viṣṇu · Śiva · Rāma · Kṛṣṇa · Gaṇeśa · Kārttikeya · Hanumān · Indra · Kāma · Kubera · Agni · Soma · altre Om.svg
Divinità femminili Devī · Sarasvatī · Lakṣmī · Uṣas · Pārvatī · Durgā · Śakti · Kālī · Sītā · Rādhā · Mahāvidyā · Mātṛkā · altre
Riti Agnicayana · Aśvamedha · Antyeṣṭi · Brahma-yajña · Cūḍakarman · Garbhādhāna · Jātakarman · Pūjā · Puṁsavana · Saṃskāra · Sīmantonnayana ·Upanayana‎ · Vedārambha · Vidyārambha · Vivāha · Yajña
Vedismo · Brahmanesimo · Induismo
filosofia Portale Filosofia
induismo Portale Induismo
letteratura Portale Letteratura
 

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Famosi teosofi !

28 mercoledì Dic 2011

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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Scrittori

• Lyman Frank Baum, autore americano del Mago di Oz e di altre

storie per bambini (1851-1919);

• Mohini Chatterji, scrittore, fra i suoi libri più noti: Sulla Gita e

Vivekachudamani (1858-1936);

• William Butler Yeats, poeta anglo-irlandese e drammaturgo (1865-

1939);

• George W. Russell, poeta irlandese, pittore ed esperto agrario

(1867-1935);

• Talbot Mundy, pseudonimo di William Lancaster Gribbon, scrittore

inglese, autore di The Ivory Trail (1879-1940);

• Sir Edwin Arnold, autore inglese della Luce dell’Asia e de Il Canto Celestiale;

• Lewis Carrol (Charles Lutwidge Dodgson), autore di libri su Alice, di

Sylvie e Bruno, etc. (1832-1898);

• Kahlil Gibran, celebre poeta e scrittore di origine libonese (1883-

1931) (cfr. Il Profeta: la vita ed il tempo di Kahlil Gibran/Robin

Waterfield (New York: St. Martin’s Press, 1999), pag. 225);

• Sir Henry Rider Haggard, romanziere inglese, ha scritto Le Miniere

di Re Salomone, Lei, etc. (1856-1925);

• Sir Arthur Conan Doyle, autore inglese delle storie di Sherlock

Holmes, Spiritualist (1859-1930). Studiava la Teosofia ed era in

contatto con l’Associazione Blavatsky;

• Maurice Maeterlinck;, poeta simbolista belga, drammaturgo e

romanziere, ha ricevuto il Premio Nobel nel 1911 (1862-1949);

• Algernon Blackwood, scrittore di racconti sul soprannaturale ed il

mistero (1869-1951);

• Jack London, romanziere americano (1876-1916);

• E.M. Forster, romanziere inglese del Passaggio in India, etc. (1879-

1970);

• James Joyce, romanziere irlandese di Ulisse, Finnegans Wake

(1882-1941);

• D.H. Lawrence, romanziere inglese de The Plumed Serpent, etc.

“uno scrittore religioso che non rifiutò tanto il cristianesimo quanto

tentò di creare una nuova base religiosa e morale per la vita

moderna” (1885-1930);

• T.S. Eliot, poeta anglo-americano e critico (1888-1965);

• Henry Miller, romanziere autobiografico bohémien (1891-1980);

• John Boyton Priestley, romanziere inglese e drammaturgo de Time

and the Conways, I Have Been Here Before, An Inspector Calls

(1894-1984);

• Thornton Wilder, romanziere americano e drammaturgo de La

Cabala, The Bridge of San Luis Rey, Our Town, The Matchmaker

[Hello, Dolly!], The Skin of Our Teeth (1897-1975);

• Kurt Vonnegut, Jr., autore americano di romanzi satirici di critica

sociale (nato nel 1922)

• Sir Thomas (Tom) Stoppard, scrittore d’origine ceca di drammi

intellettuali, per esempio Arcadia (1993), che ha riunito L’Ultimo

Teorema di Fermat, la teoria del caos, l’architettura dei giardini e

Lord Byron; ha scritto pure Indian Ink riguardante l’indipendenza

indiana ed i teosofi (nato nel 1937);

• Edouard Schurè, scrittore, critico letterario, poeta, storico e filosofo

francese (Strasburgo, 21 gennaio 1841 – Parigi, 7 aprile 1929);

• Pierre Loti, pseudonimo di Louis Marie Julien Viaud, è stato uno

scrittore francese, membro dell’Académie française. Ufficiale di

marina, i suoi viaggi gli hanno ispirato numerosi romanzi, tra cui

Pêcheur d’Islande (Rochefort, 14 gennaio 1850 – Hendaye, 10 giugno

1923).

 

Architetti

• Claude Bragdon, architetto americano ed autore (1866-1946);

• Walter Burley Griffin, architetto americano ed urbanista che ha

lavorato nello studio di F.L. Wright e che ha disegnato il progetto

della capitale australiana, Canberra (1876-1937).

Scienziati ed inventori

• Sir William Crookes, fisico teoretico ed inventore del prototipo del

tubo catodico e della luce a fluorescenza (1832-1919);

• Thomas Edison, inventore americano della luce elettrica, del

fonografo, etc. (1847-1931) (cfr. The Theosophist, agosto 1931, pag.

657);

• Rupert Sheldrake, biologo inglese e teorico dei campi morfogenetici

(nato nel 1942);

• Camille Flammarion, astronomo francese (1842-1925);

• la Baronessa Jane Goodall, scienziata che ha lavorato con gli

scimpanzé, il cui collegamento con la Teosofia è stato riconosciuto nel

suo recente libro Reason for Hope (nata nel 1934).

 

Psicologi

• William James, filosofo e psicologo (1842-1910);

• Ian Stevenson, professore di psichiatria presso l’Università della

Virginia ed eminente investigatore di casi noti di reincarnazione.

Probabilmente è stato influenzato dalla sua formazione teosofica

(1918-2007);

• Roberto Assagioli, psichiatra, fondatore della Psicosintesi (Venezia,

27 febbraio 1888 – Capolona (Arezzo) 23 agosto 1974).

Pittori ed altri artisti

• Rukmini Devi Arundale: ha dato nuova vita all’arte indiana,

specialmente alla danza ed alla musica (1904-1986). Nel suo caso

l’appartenenza alla Società Teosofica ha favorito i suoi contatti

internazionali, tramite i quali le è stato possibile apprendere la danza

e la musica occidentali, che a loro volta le hanno dato la preparazione

necessaria per dare una nuova vita alla danza indiana. Il modo con

cui ha fatto tutto ciò sarebbe inimmaginabile senza i contatti che la

Società Teosofica le ha fornito;

• Hilma af Klint, pittrice astratta e mistica svedese (1862-1944) (cfr.3

per esempio The Theosophist, luglio 2006, pagg. 385-389);

• Piet Mondrian, pittore olandese, primario esponente del movimenti

“de Stijl” il cui stile “neoplastico” ha profondamente influenzato l’arte,

l’architettura ed il disegno grafico moderni (1872-1944). Membro

della Società Teosofica (1872-1944);

• Beatrice Wood, artista, ceramista (1893-1998);

• Paul Gauguin, pittore francese post-impressionista e primitivista

(1848-1903);

• Vassily Kandinsky, fondatore russo dell’arte non-oggettivista,

influenzato dalla Teosofia, pur non essendo socio (1866-1944);

• Gutzon Borglum, scultore monumentale dei volti presidenziali del

Monte Rushmore ed autore di un ritratto della Blavatsky (1867-

1941);

• Charles Rennie Mackintosh, architetto scozzese dell’“art nouveau” e

designer (1868-1926);

• Paul Klee, eccentrico artista svizzero del “Der Blaue Reiter” e della

Scuola Bauhaus (1879-1940);

• Nicholas Roerich, artista mistico russo, amico di Henry Wallace

(1874-1947);

• Harris Lawren, pittore canadese, è stato membro del Gruppo di

Toronto della Società Teosofica in Canada (23 ottobre 1885 – 29

gennaio 1970).

 

Musicisti

• Cyril Scott, compositore ed autore (1879-1970);

• Gustav Mahler, compositore sinfonico (1860-1911);

• Jean Sibelius, compositore musicale finlandese ispirato dal Kalevala

(1865-1957);

• Alexander Nikolaievitch Scriabin, compositore russo; “i concetti

teosofici hanno fornito le basi per l’opera orchestrale Poema

dell’Estasi (1908) e per il Prometeo (1911), conosciuti per la

proiezione di colori su di uno schermo durante l’esibizione” (1872-

1915);

• Elvis Presley, musicista americano di rock and roll (1935-1977);

• Ruth Crawford-Seeger, compositrice e specialista nella musica folk

americana (1901-1953);

• Dane Rudhyar, compositore (1895-1985).

Attori

• Florence Farr, attrice famosa per The Golden Dawn, etc. (1860-

1917);

• Dana Ivey, di Broadway, attrice del grande schermo e della tv (nata

nel 1941);

• Shirley MacLaine, attrice di film americana (nata nel 1934).

Politici

• Annie Besant, presidente della Società Teosofica, importante

attivista per l’indipendenza dell’India (già attivista per molte cause

prima di diventare socia della Società Teosofica); oratrice popolare su

molti temi (1847-1933). La sua fama ha aiutato molto l’incremento

del numero di membri della Massoneria (che accettava sia uomini che

donne). Ha contribuito all’educazione di uomini e donne in India

(continuando l’opera iniziata da H.S. Olcott, primo presidente della

Società Teosofica);

• Allan Octavian Hume, amministratore inglese in India, uno dei

fondatori dell’Indian National Congress (1829-1912);

• Alfred Deakin, artefice della Federazione Australiana e Primo

Ministro dell’Australia, 1903-04, 1905-08, 1909-10 (1856-1919);

• Hernández Martinez, Presidente del El Salvador (1882-1966);

• Henry Wallace, Vicepresidente degli Stati Uniti (1888-1965);

• Jawaharlal Nehru, la prima persona a diventare Primo Ministro

dell’India dal 1947 al 1964, (1889-1964). Ferdinand T. Brooks, un

giovane teosofo, gli ha fatto da tutore quando era adolescente. Nehru

riconosce nella sua autobiografia: “F.T. Brooks ha lasciato

un’impronta profonda su di me e ritengo di essere in debito con lui e

con la Teosofia” (Theosophical History, vol. VII, III edizione, luglio

1998);

• George Lansbury, leader del partito laburista inglese dal 1931 al

1935 (1859-1940);

• Mohandas K. Gandhi, patriota indiano, artefice del satyagraha

(1869-1948). Gandhi ha sicuramente conosciuto Annie Besant, e

aveva grande rispetto per lei. La versione della Bhagavadgītā che per

prima gli ha fatto conoscere la filosofia indiana è stata una traduzione

della Besant. Nella sua autobiografia descrive il suo primo incontro

con la Teosofia e la Società Teosofica avvenuto a Londra. I due

“fratelli” che egli menziona qui sono quasi sicuramente zio e nipote

Keightley, che alcuni hanno scambiato per fratelli, essendo così vicini

d’età. Ha contribuito ad una riformulazione dell’induismo in un

attivismo passivo, nonché ha influito significativamente sul

movimento d’indipendenza in India e sull’eliminazione del sistema

castale.

 

Femministe

• Clara Codd, una femminista che è stata imprigionata in Inghilterra

(1876-1971);

• Matilda Joslyn Gage, femminista americana e coautrice, assieme a

Elizabeth Cady Stanton e Susan B. Anthony, della History of Woman

Suffrage (1815-1902);

• Gloria Steinem, scrittrice americana e femminista, editrice di Ms.;

ha riconosciuto di aver subito delle influenze teosofiche in

un’intervista nel Jewish News (nata nel 1934).

Personaggi religiosi

• Anagarika Dharmapala, una figura eminente del revival buddhista

(1864-1933);

• il Venerabile Balangoda Ananda Maitreya, “una delle eminenti figure

del buddhismo contemporaneo, non solo nello Sri Lanka, ma in tutto

il mondo” (vedi: il Capitolo 9 di Buddhism Transformed: Religious

Change in Sri Lanka, scritto da Richard Gombrich e Gananath

Obeyesekere) (24 agosto 1896-18 luglio 1998);

 

Vari

• George Robert Stowe Mead, ha reso popolare lo gnosticismo in

Inghilterra e probabilmente nel mondo (1863-1933);

• Christmas Humphreys, personaggio inglese che ha introdotto il

buddhismo in Occidente (1901-1983). Tra i suoi lavori: Christmas

Humpreys work as a judge, Christmas Humpreys: an article for the

Canadian Theosophist;

• D.T. Suzuki, ha portato il buddhismo-zen in Occidente (1870-1966).

Si è recentemente saputo che non era solo sua moglie una figura

centrale della (piccola) scena teosofica giapponese, ma che egli

stesso era membro della Società Teosofica quando viveva in

Giappone;

• H.S. Olcott, presidente fondatore della Società Teosofica: educatore

nello Sri Lanka ed in India, ha composto il catechismo buddhista, ha

dato l’avvio ad un giornale nello Sri Lanka per i singalesi, Sarasavi

Sandaresa (cfr. www.buddhistchannel.tv, 17 febbraio 2006), ha

creato la bandiera buddhista (organizzando il Comitato e dando un

impulso significativo al design finale) (1832-1907).

• Alonzo Decker, cofondatore della Società Black&Decker, si è iscritto

alla Società Teosofica in America il 3 aprile 1929 e ne è rimasto

membro fino alla fine(??-1956);

• il Generale Abner Doubleday, padre leggendario del baseball (1819-

1893);

• Maria Montessori, educatrice e fondatrice del Metodo Montessori,

basato sulla convinzione del potenziale creativo del bambino, che

viene guidato nell’apprendimento ed ha il diritto di essere trattato

come un individuo (1870-1952).

sito ufficiale della Società teosofica Italiana:

http://www.teosofica.org

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La Teosofia praticata giornalmente Costance Wachtmeister (1839-1910)

23 venerdì Dic 2011

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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La Teosofia praticata giornalmente

Costance Wachtmeister

(1839-1910)

 

Prefazione

 

I precetti che compongono questo libro non sono stati in origine riuniti a scopo di pubblicazione e possono quindi apparire alquanto sconnessi.

Nel pubblicarli ora, speriamo che altri abbiano l’idea di fare dei riassunti quotidiani dei libri che leggono, al fine di serbarne il ricordo ed aumentare nello stesso tempo il valore pratico delle loro letture.

Così facendo il lettore concentrerebbe in alcune pagine ciò che gli è parso essere l’essenza stessa del libro.

Sarebbe nello stesso tempo per lui cosa eccellente il ritornare sulle pagine di un tal libro di ricordi e confrontare le sue impressioni e le sue simpatie nuove con quelle dei giorni passati, osservando così come ed in qual maniera egli abbia progredito.

Noi possiamo nello stesso modo suggerire l’idea di leggere ogni mattina una serie di precetti, di provarsi a metterli in pratica durante la giornata e di meditarli nei momenti di riposo.

 

(Costance Wachtmeister)

 

Domenica

Alzati di buon mattino non appena svegliato, invece di startene in ozioso dormiveglia, quasi sognando.

Prega poi sinceramente affinché l’umanità sia rigenerata spiritualmente; affinché tutti coloro che lottano sul sentiero della Verità siano incoraggiati dalle tue preghiere e lavorino più seriamente e con miglior esito; prega infine di essere fortificato e protetto dalla seduzione dei sensi.

Rappresentati il tuo Maestro, quale Egli è, assorto in Samadhi, rappresentatelo fedelmente; pensa a lui con rispetto e prega affinché tutte le colpe di omissione e di azione ti siano perdonate.

Questo riavvicinamento purificherà il tuo cuore, faciliterà di molto la concentrazione dei tuoi pensieri e avrà ancora altri risultati.

Rifletti ai difetti del tuo carattere: comprendine tutto il male e la transitorietà dei piaceri che tu vi trovi e prendi la ferma risoluzione di fare il possibile per non ricadervi.

Questa analisi di te stesso ed il presentarti davanti al tribunale della tua coscienza, affretteranno in modo inestimabile il tuo progresso spirituale.

Nel fare il bagno esercita la tua volontà a scacciare le impurità morali come scacci quelle del corpo.

Nelle relazioni con gli altri osserva queste regole:

1) Non fare mai nulla cui non ti obblighi il tuo dovere, perché è cosa inutile. Prima di fare una cosa qualsiasi, domandati se hai il dovere di farla.

2) Non dire mai una parola inutile: pensa alle conseguenze delle tue parole prima di pronunciarle.

Non lasciarti in nessun modo trascinare a violare i tuoi principi, qualunque sia la società in cui ti trovi.

3) Non permettere mai ad un pensiero inutile di occupare la tua mente. Ciò è più facile a dirsi che a farsi.

Non puoi di primo acchito produrre il vuoto nella tua mente; prova dunque, al principio, di prevenire i pensieri oziosi o cattivi esercitandoti all’analisi dei tuoi difetti o concentrandoti nella contemplazione degli Esseri Perfetti.

4) Durante i pasti abbi cura di ben digerire per costruirti un corpo in armonia con le tue aspirazioni spirituali e di non creare in te delle cattive passioni o dei cattivi pensieri.

Non mangiare che quando hai fame, né bere che quando hai sete; mai nel caso contrario.

Se qualche cibo ti fa gola, non permetterti mai di prenderne soltanto per soddisfare il tuo desiderio. Ricordati che il godimento derivato da questo desiderio non esisteva pochi secondi prima e che cesserà di esistere pochi secondi dopo, perché è un piacere transitorio, pronto a cambiarsi in dolore se ne fai troppo largo uso.

Ricordati che solo il tuo palato ne gode e che se ti lasci attirare da questo piacere ed esso ti costa qualche fatica per procurartelo, tu commetteresti persino delle cattive azioni per ottenerlo.

Ricordati che il concentrare i tuoi desideri su di una cosa transitoria è pura follia, mentre un altro scopo può offrirti una gioia eterna.

Ricordati che tu non sei né il corpo né i sensi e che per conseguenza le pene e i godimenti provati da questi tuoi inferiori non possono colpirti in realtà.

Fa lo stesso ragionamento in qualunque altra tentazione e quand’anche tu vi soccombessi sovente, sarai sicuro di arrivare infine ad un successo reale.

Non leggere molto. Se ti assorbi in una lettura per dieci minuti, rifletti poi per più ore.

Abituati alla solitudine; cerca di trovarti solo con le tue riflessioni.

Abituati al pensiero che nessuno, all’infuori di te stesso, può soccorrerti e distaccati gradatamente da ogni cosa (1).

Prima di addormentarti prega, come hai fatto al mattino.

Passa in rivista tutte le azioni della giornata e cerca in che cosa hai sbagliato, per prendere la ferma risoluzione di non ricadervi più all’indomani.

 

Note del traduttore

(1) Questo precetto può dar luogo ad un malinteso. Il distacco dalle affezioni “esclusive” deve sopravvenire a suo tempo e “gradatamente”, come qui è indicato, a misura che l’amore si ingrandisce e si universalizza. Tale distacco, ricercato per se stesso da un’anima insufficientemente sviluppata, porterebbe naturalmente all’egoismo. Ora, come dice Annie Besant: “per quanto grossolane ed impure siano le affezioni, esse offrono delle possibilità di evoluzione morale di cui i cuori freddi ed egoisti si vedono privi. E’ più facile purificare l’amore che crearlo”.

 

Lunedì

Il motivo che deve ispirare nel ricercare la conoscenza di Sé è quello che si collega alla conoscenza medesima e non già a Se stesso.

La conoscenza di Sé è degna di essere ricercata per la sola sua virtù di conoscenza e non per la soddisfazione del Sè.

L’amore puro è essenzialmente richiesto per ottenere la conoscenza di Sé, la quale ricercata con tutta sincerità, coronerà da se stessa gli sforzi dello studioso.

Se questi si mostra “impaziente di progresso”, già in tal modo dimostra che agisce con lo scopo di una ricompensa e non per puro amore: e quindi non potrà riportare la vittoria serbata a coloro che agiscono per puro amore.

“La stessa virtù diventa un vizio, quand’è mal praticata” dice Shakespeare.

Per conseguenza cerchiamo di avere una idea chiara e giusta del movente che dirige le nostre azioni ed attacchiamoci a questo movente con fermezza; sia esso la nostra stella conduttrice, perché fiduciosi nella sua luce possiamo avanzare con sicurezza sulla diritta via.

Che il Dio “in noi”, che lo Spirito d’amore e di Verità, di Giustizia e di Saggezza, di Bontà e di Potere sia il nostro solo amore permanente e vero, la nostra assoluta confidenza, la nostra unica Fede incrollabile come la roccia, la nostra unica Speranza, sopravvivente a tutte le cose periture.

Che questo Dio sia l’unica meta che noi cerchiamo di raggiungere “con pazienza”, aspettando che il nostro cattivo karma (1) sia esaurito ed il divino Redentore rivelerà la sua presenza nell’anima nostra.

Il contentarsi del proprio stato è la porta per la quale e gli entra; poiché colui che si lagna della sua sorte è anche scontento della Legge che l’ha fatto quale egli è; ed essendo Dio stesso la Legge, Egli non verrà a coloro che si lagnano di Lui.

Se noi riconosciamo di trovarci nella corrente di evoluzione, ogni circostanza della nostra vita deve sembrarci perfettamente giusta.

E persino nella nostra impotenza a compiere certi atti si trovano i migliori compensi, perché è così che possiamo imparare la serenità raccomandata da Krishna (2).

Se tutti i nostri progetti riuscissero, non percepiremmo alcun contrasto.

Può darsi anche che i nostri progetti siano stati concepiti nell’ignoranza, e quindi mal concepiti: la buona Natura non ci permette di metterli in esecuzione.

Noi non meritiamo nessun biasimo per averli formulati ma possiamo attirarci un demerito karmico non accettando la loro mancata realizzazione.

Se ti senti accasciato, i tuoi pensieri perderanno molto della loro forza ed è naturale.

Uno può trovarsi in prigione ed essere tuttavia un lavoratore per la causa.

Ti consiglio dunque di scacciare dal tuo cuore il disgusto per ciò che ti circonda.

Se tu riesci a guardare ogni circostanza come la realizzazione del tuo desiderio, non soltanto il tuo spirito acquisterà nuovo vigore, ma il tuo corpo sarà fortificato da una specie di azione riflessa.

Agire, ed agire saggiamente quando il momento dell’azione è venuto; aspettare, ed aspettare pazientemente quando è il momento del riposo; queste due cose mettono l’uomo in armonia con il flusso e riflusso delle imprese.

Sostenuto dalla Natura e dalla Legge, con la verità e la bontà come fari, gli è dato di compiere delle meraviglie.

L’ignoranza di questi principi ha per risultato da un lato dei periodi di entusiasmo irragionevole e dall’altro uno scoraggiamento che talvolta raggiunge la disperazione.

L’uomo diventa quindi la vittima delle maree “quando dovrebbe esserne il padrone”.

Sii paziente, o candidato, come colui che non  teme la sconfitta e non corteggia il successo.

“L’energia accumulata non può essere annientata” ma deve essere trasferita in altre forme o trasformata in altri modi di movimento; essa non può restare per sempre inattiva e tuttavia esistere.

E’ inutile cercare di vincere una passione sulla quale non abbiamo nessun impero.

Se l’energia accumulata da questa passione non è diretta verso altre vie, crescerà sino a diventare più forte della volontà e più forte della ragione.

Per dominarla bisogna guidarla verso vie differenti e più elevate; così un amore va rivolto a qualche cosa di elevato: “il vizio può divenire virtù quando se ne trasforma la meta”.

La passione è cieca, essa va dove la si dirige e la ragione è una guida più sicura dell’istinto.

Bisogna dunque che le forze accumulate dalla collera o dall’amore trovino il modo di spendersi per uno scopo qualunque, onde evitare una esplosione funesta a colui che ne è posseduto. “La calma segue la tempesta”.

Gli antichi dicevano che la natura ha orrore del vuoto.

Noi possiamo annichilire una passione e, se la scacciamo, un’altra influenza elementale ne prenderà il posto.

Per questo non dobbiamo cercare di distruggere ciò che è inferiore senza sostituirlo con qualche altra cosa ma dobbiamo sostituire ciò che è volgare con ciò che è elevato, il vizio con la virtù, la superstizione con la cognizione.

 

Note del Traduttore

 

(1) Il Karma o Legge di causalità; legge per la quale noi raccogliamo ciò che abbiamo seminato.

(2) Krishna, nona incarnazione di Vishnu; preso in senso generale “un salvatore del mondo” o la “Grande Anima Universale”.

 

Martedì

Impara sin da ora che non vi è rimedio né contro il desiderio, né contro l’amore della ricompensa, né contro il male della cupidigia, se non fissando la vista e l’udito su ciò che è invisibile e inaudibile.

Bisogna che l’uomo creda nei suoi poteri innati di progresso; bisogna che l’uomo non si lasci spaventare dalla sua natura superiore e che non si lasci ritardare e trascinare dal suo io inferiore e materiale.

Tutto il passato ci mostra che le difficoltà non giustificano lo scoraggiamento e ancor meno la disperazione.

Ogni ostacolo nella vita può trasformarsi in benedizione; senza ostacoli lo sviluppo spirituale non sarebbe possibile.

Appunto per ciò conservati sereno sotto l’assalto dei dispiaceri: tu non puoi sviluppare il tuo carattere che combattendo il male opposto ad ogni virtù.

Non puoi scoprire la verità che lottando contro l’errore e comprendendo che attorno a te nel mondo tutto è illusorio.

Il primo obbligo di chi entra nel “sentiero” è di cercare la forza che lo spingerà innanzi. Dove si può trovarla? Guardandosi attorno non è difficile vedere dove altri l’abbiano attinta: la sorgente di questa forza è nella fede profonda.

L’uomo che lotta contro se medesimo non può guadagnare la battaglia se non quando abbia la coscienza di compiere in questa lotta l’unica cosa degna di essere compiuta.

“Non resistere al male”, cioè non lagnarti, non sentire collera contro i dispiaceri inevitabili della vita.

“Dimentica te stesso” (lavorando per gli altri). Se gli uomini ti fanno torto, se ti oltraggiano o ti perseguitano, che vale resistere loro?

Con la resistenza, noi creiamo dei mali maggiori.

Il lavoro immediato, “qualunque esso sia”, deve essere considerato come un dovere e la sua importanza, grande o minima, non deve essere presa in considerazione

Il miglior rimedio contro il male non è la soppressione ma “l’eliminazione” del desiderio; il miglior modo per giungervi è di tenere lo spirito costantemente fisso sulle cose divine.

La conoscenza del Sé superiore è ritardata dal fatto di soffermarsi con lo spirito sugli oggetti che corrispondono ai sensi sregolati e di compiacersi nella loro contemplazione.

La nostra natura personale è così bassa, così vana, così piena di ambizione, così gonfia dei suoi appetiti, dei suoi giudizi e delle sue opinioni, che se le tentazioni non la provocassero, essa sarebbe perduta senza rimedio; perciò noi siamo tentati allo scopo di conoscere noi stessi ed “imparare l’umiltà”.

L’uomo che si crede giusto si prepara un letto di fango. Astieniti da ciò.

Sappi che la più grande tentazione è di trovarsi “senza tentazioni”; in conseguenza rallegrati quando ne sei assediato ma resisti con rassegnazione e perseveranza, con lo spirito in pace.

Comprendi che tu non hai da agire per te stesso ma che la Divinità t’impone certi doveri.

Aspira a Dio senza desiderare alcuno dei suoi benefici.

Tutto ciò che è da farsi deve essere compiuto ma non per godere del frutto dell’azione.

Se noi agiremo pienamente coscienti che i nostri atti non ci procureranno alcuna retribuzione ma che devono essere compiuti semplicemente perché è necessario compierli, in altri termini perché è nella nostra natura di agire, allora la personalità egoistica si indebolirà sempre di più in noi, fino a sparire completamente, permettendo alla conoscenza di rivelare il “vero Sé”, brillante in tutto il suo splendore.

Non dobbiamo permettere né alla gioia né al dolore di fare ostacolo ai disegni che ci siamo prefissi di mettere in esecuzione.

La cognizione cresce in proporzione dell’uso che se ne fa; vale a dire, più insegniamo, più impariamo.

Per conseguenza, cerca la Verità con la fede di un bambino, “con la volontà” di un iniziato; della tua abbondanza dai a colui che non ha di che confortarsi durante il viaggio.

Nessun uomo è tuo nemico; nessuno è tuo amico. “Sono tutti tuoi istruttori”.

Non operare mai con lo scopo di ottenere i frutti di un beneficio, sia temporale, sia spirituale ma applicati a compiere la Legge dell’esistenza secondo la volontà di Dio.

 

Mercoledì

Non vivere né nel presente, né nel futuro ma nell’eterno.

La gigantesca erba del male ivi non può fiorire; questa macchia sull’esistenza si trova cancellata dall’atmosfera medesima del pensiero eterno.

La purezza del cuore è una condizione necessaria per raggiungere la conoscenza dello Spirito.

Due sono i mezzi principali con i quali puoi arrivare a questa purificazione: 1. caccia con persistenza ”ogni pensiero cattivo”; 2. conservati equanime in ogni circostanza; “che nulla ti agiti, che nulla ti irriti”. Sperimenterai che l’amore e la carità sono le migliori preparazioni a questi mezzi della tua purificazione.

Non si deve restare in ozioso riposo senza cercare di progredire, sotto il pretesto di non sentirsi abbastanza puri.

“Ciascuno aspiri al Divino” e lavori seriamente ma segua la retta via, senza dimenticare che il primo passo in questa è la purificazione del cuore.

Però né l’amore né la carità purificheranno il cuore, se non procedono dal cuore medesimo, se non sono sinceri e non simulati.

Molti devoti fanno le loro preghiere come se queste fossero un compito obbligatorio, inventando perfino dei metodi ingegnosi per abbreviarle.

Un’azione così ispirata è senza utilità.

In simile occasione la carità è sovente illusoria, poiché la sua essenza medesima è il sacrificio e senza sacrificio ogni sforzo è inefficace.

Lo spirito ha bisogno di purificazione ogni qual volta si è sentito in collera, si è detta una menzogna o si sono svelati gli errori altrui senza necessità; ogni qual volta si è parlato od agito coll’intenzione di adulare; ogni qual volta si è ingannato qualcuno col mancare di sincerità in parole o in azioni.

Quelli che desiderano essere salvati devono allontanare da sé la cupidigia, la collera e gli appetiti inferiori e coltivare la coraggiosa obbedienza alle Scritture sacre, lo studio della filosofia spirituale e la perseveranza nella loro realizzazione pratica.

Colui che è spinto da considerazioni egoistiche non potrà entrare nel Cielo, dove le vedute personali non esistono.

Colui che non cerca il Cielo vi si trova di già, quando è felice là dove si trova, mentre l’uomo malcontento si lamenta invano.

Il trovarsi senza desideri personali è essere liberi e felici ed il “Cielo” non significa altro che uno stato di libertà e di felicità.

L’uomo che fa il bene, spinto dalla speranza della ricompensa, non è felice prima di avere ottenuto questa ricompensa; e quando l’ha ottenuta la sua felicità ha fine.

Non può esservi riposo permanente, né felicità, finché il lavoro assegnato non sia compiuto ed il compimento di un dovere porta con se stesso la sua ricompensa.

Colui che si crede più puro di un altro, colui che esalta il proprio orgoglio al pensiero di essere esente dal vizio, colui infine che si crede superiore ai suoi fratelli in qualunque cosa, è incapace di divenire un discepolo.

L’uomo deve ridiventare come un piccolo fanciullo, prima di poter entrare nel regno dei Cieli.

La virtù e la sapienza sono cose sublimi ma se creano l’orgoglio ed un sentimento di separatività dal resto degli uomini, esse non sono che i serpenti dell’Io, i quali riappaiono sotto una forma superiore.

La prima regola da seguire è quella del sacrificio, cioè della sottomissione del cuore e delle proprie emozioni; questa regola porta alla conquista di un equilibrio che le impressioni personali non possono scuotere.

Senza indugio metti le tue buone intenzioni in pratica, non lasciandone nessuna allo stato di intenzione.

Il motivo di un’azione sia nell’azione stessa e mai nella sua ricompensa.

Non lasciamoci affatto impegnare all’azione dalla speranza del risultato, senza però incoraggiare la nostra tendenza all’inerzia.

Colla fede il cuore è purificato dalla passione e dalla follia; poi viene la padronanza del corpo ed in ultimo la dominazione dei sensi.

Le caratteristiche del savio illuminato sono le seguenti:

1° Egli è libero da ogni desiderio e sa che solo è gioia il Sé o Supremo Spirito; tutto il resto è dolore;

2° Egli non si rallegra di un avvenimento piacevole, né si rattrista di un accidente spiacevole, e agisce distaccato dalla opere.

In ultimo viene la dominazione dei sensi.

Ma questa senza la seconda caratteristica è inutile e sovente pericolosa (poiché genera ipocrisia ed orgoglio spirituale) e non ha grande utilità senza la prima caratteristica.

Non è teosofo chi non pratica l’altruismo; non è preparato a dividere il suo ultimo pezzo di pane con uno più debole o più povero di lui; trascura di aiutare l’uomo, suo fratello, quali ne siano la razza, la nazione o la credenza, in qualunque tempo ed in qualunque luogo lo veda soffrire e fa il sordo al grido della miseria umana; sente infine calunniare un innocente senza prenderne la difesa, come farebbe per se stesso.

 

Giovedì

L’uomo non agisce con rettitudine se rinnega i doveri positivi della vita, doveri che emanano dal divino comandamento.

L’uomo agisce in vista di un risultato se per paura di una disgrazia non osa compiere il suo dovere ed agisce ancora per il risultato se pensa che il compimento di questo dovere appianerà le difficoltà del suo cammino.

I doveri devono essere compiuti semplicemente perché Dio li ordina, Dio che può in ogni tempo comandare il loro abbandono.

Fintanto che l’agitazione della nostra natura non sarà cambiata in tranquillità, dobbiamo agire consacrando alla Divinità tutti i frutti delle nostre azioni, attribuendo ad essa il potere di compierli alla perfezione.

La vera vita dell’uomo è il riposo nell’identificazione collo Spirito supremo.

Non v’ha dubbio che molte delle tue occupazioni siano volgari.

Ciò che prepara alla vita di discepolo non sono già le occupazioni stesse ma il modo col quale queste sono compiute; non è già il genere di lavoro che tu hai da compiere in questo mondo ma il modo col quale tu lo compi, lo spirito che tu vi metti, le forze colle quali tu l’esegui.

Per quanto volgare ti sembri l’opera alla quale sei legato in questo momento, tu puoi impiegarla come una preparazione pel tuo spirito, dirigendo questo – per mezzo della concentrazione – verso un solo punto, qualunque sia questo punto.

Fintanto che l’uomo vive in un corpo mortale, egli è tormentato da dubbi a causa della sua ignoranza.

Bisogna disperderli colla “spada della cognizione”.

Tutti i dubbi provengono dalla natura inferiore, mai, in nessun caso, dalla natura superiore.

E per ciò, progredendo nella devozione, l’uomo diventa sempre più capace di apprezzare meglio e più chiaramente la cognizione che risiede nel suo Satwa (1).

La Bhagavad Gita dice:

“Un uomo diventato perfetto in devozione (o che persiste a cercar la devozione), trova la cognizione spirituale spontaneamente in se stesso, col progredire del tempo”.

Ma l’uomo di spirito scettico non gioisce né di questo mondo né dell’altro (il Devachan) (2), né della beatitudine finale.

Sbarazziamoci soprattutto dell’idea che se il Sé superiore esiste in noi, egli trionferà del nostro bisogno di cognizione e ci condurrà, malgrado la nostra indolenza ed i nostri dubbi, alla beatitudine finale in unione con tutto il genere umano.

La vera preghiera è la contemplazione di tutte le cose divine e la loro applicazione alla nostra vita ed alle nostre azioni quotidiane.

La vera preghiera è accompagnata dal desiderio più profondo e più intenso di aumentare l’influenza di queste cose divine, affinchè ci sia data la cognizione e le nostre vite diventino migliori e più nobili.

Tutti i nostri pensieri devono essere completamente penetrati dalla coscienza dell’Essere supremo, da cui ogni cosa è uscita.

La cultura spirituale può essere ottenuta colla concentrazione del pensiero, la quale va praticata di giorno in giorno; bisogna servirsene ad ogni momento.

La meditazione è stata definita come “la cessazione di ogni attività esterna del pensiero“.

La concentrazione è una tendenza della vita intiera verso uno scopo definito; per esempio: la madre devota è quella che sa ispirarsi agli interessi dei suoi figli in ogni cosa e sopra ogni cosa, e non quella che fissa costantemente i suoi pensieri sopra un unico lato dei loro interessi.

Il pensiero ha il potere di riprodursi indefinitamente, e quando lo spirito si attacca ad un’idea, se ne impregna – per così dire – e tutto ciò che è corollario a questa idea sorge in lui.

Per questa ragione il mistico ottiene la conoscenza di ogni questione sulla quale medita costantemente.

“Pensa a me, dice Krishna, servimi, offrimi il sacrificio e l’adorazione; con ciò tu verrai a me”.

La vita è il grande istruttore, essa è la potente manifestazione dell’anima e l’anima manifesta il Supremo.

Per conseguenza tutti i metodi che portano a questo grande scopo e cioè alla devozione, sono buoni.

“La devozione è l’anima dell’azione”, dice la Bhagavad Gita.

Se i poteri psichici ti sono dati, bisogna saperne usare con precauzione.

Il loro valore non deve essere esagerato, né ignorati i loro pericoli.

Colui che confida in essi somiglia all’orgoglioso che si sente trionfante solo perché ha saputo raggiungere la prima stazione della via nella sua ascensione verso le alte Cime.

 

(1) Satwa: verità, saggezza, purità; significa qui la parte nobile dell’uomo. (N.d.T.).

(2) Devachan: letteralmente, mondo degli Dei; il piano celeste, il Cielo dei Cristiani. (N.d.T.).

 

Venerdì

Vi è una legge eterna: l’uomo non può essere salvato da un potere esteriore a lui stesso.

Se ciò fosse possibile, un angelo sarebbe da lungo tempo sceso sulla terra, avrebbe pronunciato delle verità celesti e, manifestando facoltà di natura spirituale, avrebbe provato alla coscienza umana centinaia di fatti di cui essa è tuttora ignorante.

La colpa è commessa altrettanto realmente in ispirito, quanto con gli atti del corpo.

Colui che odia un suo fratello per una ragione qualunque, colui che ama la vendetta e si rifiuta di perdonare un’offesa, quello è pieno dello spirito omicida, senza che nessuno lo sospetti.

Colui che s’inginocchia davanti a false credenze, od urta la sua coscienza col sottometterla alle leggi di qualche ordine religioso, quello bestemmia la sua anima divina e “nomina il nome di Dio invano”, anche se non pronuncia mai giuramenti.

Colui che è cupido, colui che si trova in simpatia coi soli piaceri dei sensi, sia nelle relazioni coniugali o all’infuori, quello è il vero adultero.

Colui che priva uno dei suoi fratelli della luce o del soccorso che potrebbe dargli e che vive per accumulare le cose materiali desiderate, quello è il vero ladro.

E colui che deruba ai suoi fratelli la preziosa padronanza del loro carattere colla calunnia o con qualche delazione, quello pure non è altro che un ladro, ed un ladro della più colpevole specie.

Se gli uomini si contentassero di essere onesti verso se stessi e ben disposti verso gli altri, un immenso cambiamento si produrrebbe nella loro esistenza e nel loro apprezzamento delle cose della vita.

Sviluppa il tuo pensiero.

Metti tutta la tua energia a chiudere la porta del tuo spirito ad ogni pensiero errante, lasciando aperta l’entrata solo a quelli che ci rivelano l’essenza della realtà della vita esteriore e la pace del mondo interiore.

Pondera notte e giorno la nessuna realtà di ciò che ti circonda, come pure quella della tua personalità.

L’assalto dei pensieri cattivi è meno pericoloso della carezza dei pensieri oziosi e indifferenti; perché quando si tratta dei pensieri cattivi tu ti trovi sempre in guardia ed il solo fatto che tu sei deciso a combatterli e a vincerli ti aiuta a sviluppare il tuo potere di volontà.

Invece i pensieri indifferenti servono a distrarre l’attenzione ed a disperdere l’energia.

Il primo grande errore da distruggere è la identificazione del tuo Io col tuo corpo fisico.

Applicati a pensare al tuo corpo come ad una abitazione temporanea e non cederai mai alle sue tentazioni.

Fa delle prove ripetute per vincere la debolezza principale della tua natura, sviluppando il tuo pensiero nella direzione che ucciderà in te qualunque particolare passione.

Dopo i primi sforzi, comincerai a risentire un vuoto indefinibile nel cuore: non temere e considera ciò come la dolce aurora che precedere il sorgere della gioia spirituale.

La tristezza non è affatto un male.

Non ti lagnare: ciò che ti sembra sofferenza ed ostacolo, spesso non è in realtà che il misterioso sforzo della natura per aiutarti nella sua opera, se tu sai servirtene a proposito.

Considera ogni circostanza colla gratitudine di uno scolaro.

Qualunque lamento è una ribellione contro le leggi del progresso.

Il passato non potrebbe essere né cancellato né rinnegato; ciò che appartiene alle esperienze del presente non può essere evitato e non lo sarà.

Ma è possibile evitare i turbamenti anticipati o i timori dell’avvenire ed ogni atto o impulso che possa causare dei dolori presenti o futuri agli altri come a noi stessi.

 

Sabato

Non vi è bene superiore a quello di un Ideale sublime al quale un uomo aspira continuamente  e sul quale modella i suoi pensieri e sentimenti, dirigendo la sua vita sulla miglior via possibile.

Se combatte per diventare, piuttosto che per parere, egli non mancherà di avvicinarsi alla sua meta.

Non la raggiungerà tuttavia senza lotte ed il reale progresso che egli è cosciente di conseguire non lo renderà vanitoso del suo valore personale; perché, se il suo Ideale è veramente elevato e se i suoi progressi verso questo Ideale sono reali, egli se ne umilierà piuttosto che inorgoglirsene.

La possibilità di progredire ancora e la concezione dei piani superiori di esistenza che si apre ai suoi occhi, non fermeranno il suo ardore ma uccideranno sicuramente la sua vanità.

E’ certo che la concezione di questi vasti orizzonti della vita umana è necessaria per scacciare l’indifferenza e convertire l’apatia in zelo.

La vita diventa preziosa per se stessa quando se ne sono comprese la missione e le splendide opportunità.

La via più diretta e più sicura per raggiungere questi piani superiori è la pratica del principio dell’Altruismo nel pensiero e negli atti.

E’ stretta, in verità, la sfera di visione che si limita all’io e fa procedere ogni cosa dall’interesse personale; perché se l’anima è così limitata, le riesce impossibile di concepire un Ideale elevato e di salire verso un piano superiore di esistenza.

Le condizioni di un reale progresso riposano piuttosto in noi che fuori di noi stessi e sono fortunatamente indipendenti dalle circostanze e dalle condizioni della vita.

E’ per questo che ciascuno può trovare l’occasione di avanzare nelle regioni sempre più alte dell’Essere e di là lavorare colla natura al compimento dello scopo manifesto della vita.

Se noi pensiamo che l’obbiettivo della nostra esistenza è semplicemente di soddisfare l’io materiale e di circondarlo di benessere, se noi crediamo che il benessere materiale porti con sé il più elevato stato di felicità, noi prendiamo l’inferiore per il superiore e l’illusione per la verità.

Il nostro modo di vita terrestre è una conseguenza della costituzione materiale dei nostri corpi.

Noi siamo dei vermi della terra perché tutte le nostre aspirazioni vanno verso la terra.

Facendo un passo nell’Evoluzione, grazie al quale diventeremo meno materiali e più eterei, vedremo apparire un ordine di civilizzazione assai differente dal nostro e le cose che ora ci sembrano indispensabili cesseranno di esserlo.

Quando il nostro essere cosciente potrà trasportarsi colla rapidità del pensiero da una parte all’altra del globo, i mezzi attuali di comunicazione non saranno più necessari.

Più ci sprofondiamo nella materia, più materiali sono le nostre condizioni di benessere; il Dio essenziale e potente che si trova nell’uomo non è affatto materiale e per conseguenza è indipendente da tutte le restrizioni imposte dalla materia.

Quali sono i bisogni reali della vita?

La risposta a questa domanda dipende intieramente dalle nostre idee riguardo a ciò che ci è necessario.

Le ferrovie e i bastimenti per ora sono un bisogno per noi; eppure, milioni di esseri hanno passato delle lunghe vite felici senza nulla saperne.

Ad un uomo il possesso di una dozzina di palazzi sembrerà una necessità assoluta; ad un altro una carrozza e così di seguito.

Tali necessità esistono solo perché l’uomo stesso le ha create; questi beni gli rendono gradevole lo stato nel quale egli si trova presentemente e lo spingono a restarvi, senza desiderare nulla di più elevato.

Per conseguenza ritardano il suo sviluppo invece di affrettarlo.

Bisogna che ogni cosa materiale cessi di essere per noi un bisogno, se vogliamo realmente progredire nella spiritualità.

E’ il desiderio ed è la dissipazione dei pensieri alla ricerca dei piaceri inferiori, che impediscono all’uomo di entrare nello stato superiore.

Per avanzare spiritualmente, devi aver fede nel trionfo supremo della Vita divina in te e nell’evoluzione della tua anima, della quale alla fine nulla potrà deludere le speranze.

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SAMVADA Radha Burnier

23 venerdì Dic 2011

Posted by ancaroni in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

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SAMVADA

Radha Burnier

 

In India numerose opere religiose e filosofiche, inclusa l’universalmente conosciuta “Bhagavad Gita”, sono descritte come conversazioni (samvada) tra un devoto, un ricercatore, un indagatore (della Verità) ed un essere divino o saggio.

Samvada non significa solamente parlare insieme, ma anche essere in sintonia e armonia nella relazione.

Il significato sottinteso di questo termine suggerisce che, allo scopo di perseguire una fruttuosa indagine religiosa, il ricercatore non deve avere barriere interiori quando si accosta ad un saggio o ad un istruttore.

Se i suoi interrogativi sono posti con spirito superbo o scettico, o con dubbi latenti sul valore del maestro, il contatto tra le due volontà non è utile.

Il maestro da parte sua, se è un vero saggio, non ha pregiudizi ed è disponibile nei confronti dello studioso e di ogni ricercatore.

Questo, e altro, è implicito quando si utilizza il termine “samvada” per descrivere gli insegnamenti religiosi dati, secondo l’opinione comune, da alte fonti e trascritti nelle opere antiche.

La “Bhagavad Gita” non consiste solamente in un lungo discorso; esso è frammezzato da osservazioni, commenti ed interrogativi di Arjuna.

Un altro famoso testo religioso, che fa parte della letteratura buddhista, presenta delle discussioni tra il saggio Nagasena e il re Milinda, un re Bactrian conosciuto anche come Menandro.

Allora i re non erano esenti da profonde ricerche religiose; molti di loro andavano come umili ricercatori da uomini di cultura e ricevevano consigli non solo per scopi pratici, ma anche per chiarire la loro veduta filosofica e religiosa e ricevere ispirazione per avanzare verso l’illuminazione spirituale.

Tradizionalmente il ricercatore era incoraggiato a porre delle domande. A volte si trovava posto di fronte a domande enigmatiche e doveva scoprire da solo le riposte.

In inglese la parola “dialogo”, applicata alle conversazioni incluse nelle opere di Platone e, in tempi recenti, alle discussioni che Krishnamurti sosteneva con seri ricercatori, ha bisogno di essere spiegata, come è stato fatto da David Bohm e da altri, perché non ha l’insita risonanza del sanscrito “samvada”, ma il significato è lo stesso.

Il ricercatore non deve essere un ascoltatore muto, ma attivo, vibrante e corrispondere, dal suo livello, in modo tale da procedere armoniosamente con il maestro verso una più profonda consapevolezza e comprensione.

Questo può aver voluto significare l’osservazione di Krishnamurti che la comunicazione ha luogo quando due persone si incontrano nello stesso momento, allo stesso livello o con la stessa intensità.

L’intensità dell’ispirazione del discepolo alla verità deve coincidere con quella del maestro a condividere.

Essere allo stesso livello può non essere riferito al livello di comprensione, ma piuttosto ad un accordo (una armonizzazione>) tra due note in due ottave diverse.

Come ha scritto uno dei Mahatmas: “ La ricettività deve essere pari al desiderio di insegnare”.

La liberazione dalla dissonanza interiore rende manifesta una profonda affinità, un vibrante senso di unità.

Una seria conversazione di natura religiosa o spirituale, che conduca in profondità, è impossibile quando esistono preconcetti e pregiudizi in colui che ricerca.

Naturalmente questi non sono presenti nel maestro perché, se ci sono, non è un autentico maestro possessore di saggezza.

Quindi, di volta in volta, le persone consapevoli di queste difficoltà hanno messo in evidenza la necessità della libertà interiore, libertà da preconcetti e da idee fisse.

Colui che veramente ricerca deve spogliarsi delle sue passate idee ed opinioni, cessare di ragionare e di discutere e preoccuparsi esclusivamente della Verità.

Scrive Madame Blavatsky: “La sua mente deve essere perfettamente libera da tutti gli altri pensieri, così che vi possa essere impresso il significato recondito delle istruzioni, indipendentemente dalle parole di cui esse sono rivestite”.

Prendere le parole e dimenticare che esse sono simboli, è stata la rovina degli uomini e donne che avevano tendenze di tipo religioso.

Questa è una trappola nella quale molte persone cadono inconsciamente.

Quando c’è un chiaro riconoscimento che le parole sono semplici simboli, utili mappe per indicare la direzione, e che “non c’è religione più alta della verità” e quando la mente non scambia la conoscenza dei concetti e le parole per verità, le divisioni religiose e settarie non possono esistere.

Tutti i veri aspiranti, anche se esteriormente collegati con questa o quella tradizione, sono come le dita di una mano.

La verità è una esperienza sempre viva, dinamica e consapevole e quelli che “conoscono” hanno quindi sempre incoraggiato lo spirito di ricerca che conduce alla realizzazione interiore.

Gli scambi fatti nello spirito giusto, se li chiamiamo dialogo, discussione o “samvada”, sono un mezzo.

Quando il ricercatore partecipa, con le sue rispettose e serie domande, al lavoro di scoprimento della verità, come hanno fatto Arjuna e tanti altri, non ci si stabilizza in un modello.

Poi la luce può venire da dentro e uno può abbandonare il piano delle parole e delle idee, almeno per una volta, per quello dell’intuito o dell’esperienza vera.

 

Generare la violenza futura

Il XX secolo è stato definito : “Senza dubbio il più feroce secolo di cui abbiamo testimonianza per la gamma, la frequenza e la lunga durata delle guerre di cui è pieno”.

Sofferenze enormi e molto diffuse sono state inflitte ai civili e non solo ai combattenti.

Un effetto di questi terribili conflitti è che molti bambini sono rimasti orfani, mutilati, traumatizzati; molti di loro sono diventati appartati, altri violenti e molti che erano nati durante periodi di conflitti non hanno ricevuto un’educazione.

La sola cosa che hanno imparato è che devono combattere per mangiare e sopravvivere.

Ora è un fatto accettato che l’educazione è la chiave, sia per il controllo della popolazione, sia per lo sradicamento della povertà.

In Africa milioni di bambini non frequentano mai la scuola elementare e la situazione è solo leggermente migliore nel complesso dei paesi sottosviluppati.

I bambini rimangono orfani non solo a causa delle guerre ma anche per la rapida diffusione dell’Aids.

Secondo l’Unicef, tredici milioni di bambini diventeranno orfani entro la fine del 2000.

Molti di loro vivono in paesi estremamente poveri e i nonni, che vivono al limite dell’inedia, non hanno molte possibilità di far fronte alla situazione.

I bambini provvedono a se stessi ad una età molto giovane e si assumono, nella misura in cui possono, la responsabilità dei fratelli.

Lasciati sulla strada, essi sono minacciati, sfruttati e sottoposti ad abusi da parte di vicini lascivi o di gente di passaggio.

Il rapporto dell’Unicef dice: “Spesso emozionalmente vulnerabili e in condizioni finanziarie disperate, i bambini orfani sono più probabilmente vittime di abusi sessuali e costretti in condizioni di sfruttamento, come la prostituzione, come mezzo di sopravvivenza”.

Lo Zambia risulta avere la più alta percentuale al mondo di bambini orfani, lasciati indifesi dopo che i genitori sono morti di Aids; nella sola capitale Lukasa, ce ne sono trentasettemila sulle strade.

Nell’euforia per il nuovo secolo ed il nuovo millennio, facciamo una pausa per pensare come pochi delle future generazioni cresceranno in condizioni che faranno il nuovo secolo migliore di quello passato.

Il futuro sarà sicuramente una continuazione del presente, in cui sempre più i ragazzini, e perfino i bambini, verranno usati come soldati nelle zone di combattimento.

Fin da piccolo imparano ad uccidere e  diventare immuni alla vista dei massacri e delle sofferenze.

Questi futuri cittadini del mondo che stanno diventando adulti con l’idea che la ferocia è normale nella vita umana, non faranno il mondo più violento?

Anche nelle situazioni in cui non si combatte, quando le armi sono facilmente disponibili, i bambini che ne uccidono altri affrontano processi ed incarcerazioni come fossero dei criminali adulti.

Il più giovane ad essere giudicato come un adulto (in Michigan, U.S.A.), a undici anni aveva avuto a che fare con la polizia venti volte; a tredici anni , quando fu processato per omicidio, capì a stento il procedimento legale del tribunale.

Secondo i rapporti, tra il 1992 ed il 1995, quarantuno degli stati U.S.A. hanno approvato la legislazione per la detenzione dei bambini e per giudicarli come adulti quando abbiano commesso “crimini da adulti”. In ventiquattro di questi stati i ragazzini possono essere giustiziati.

Quando vengono messi in prigione con gli adulti molto probabilmente diventeranno bruti incorreggibili.

Nella sola Florida settemila minorenni sono stati processati in un anno in tribunali per adulti.

I centri di detenzione sono pieni di giovani criminali non solo negli Stati Uniti ma anche in altre parti.

Alcuni sono nei “boot camps”, luogo in cui sono addestrati all’obbedienza con severe punizioni, nonostante si stia lentamente capendo che un trattamento duro è controproducente ed ha come risultato quello di farli divenire criminali incalliti.

In un recente resoconto del giornale “The Hindu”, a Chennai descrive come i bambini siano utilizzati nei macelli come la più conveniente forma di manodopera.

Raccolgono il sangue degli animali morti , trasportano le carcasse e l’immondizia e fanno altri lavori che i membri adulti del gruppo vogliono rifilare loro.

Le condizioni sono abominevoli, ma i bambini ci si abituano.

Fin da piccoli imparano a fumare e a bere e si ammalano.

Secondo i pediatri i danni psicologici sono peggiori delle malattie: “Sono così abituati alle torture e alla violenza che presto non vedranno la differenza tra il sangue degli animali e quello degli esseri umani”, dicono.

Nel caso dei due ragazzi inglesi di undici anni che, rapito un bambino di due anni da un centro commerciale, l’hanno torturato ed ucciso, il “Tribunale Europeo per i Diritti Umani” ha deciso che non era stato fatto loro un giusto processo.

Mentre venivano condotti in tribunale, la folla infuriata urlava contro di loro ed in tribunale gli spettatori non nascondevano la loro ostilità.

Quello che era successo era naturalmente shockante, ma i “criminali” erano bambini.

Quando fu apparentemente fatto un tentativo per ottenere loro di partecipare ai procedimenti giudiziari e consultare i loro avvocati, essi non furono in grado di cooperare.

E’ davvero strano aspettarsi che bambini piccoli si comportino con maturità!

Che cosa ha prodotto la loro azione? Cosa c’è di sbagliato nel modo attuale che incita i giovanissimi a commettere tali crimini?

Non si tratta solo dei bambini che lavorano nei macelli o di quelli che lavorano negli stabilimenti agricoli, anche coloro che  vedono i genitori prendere i fucili per sparare a scoiattoli, uccelli e cervi non imparano a distinguere tra animali ed esseri umani. A loro uccidere sembra normale.

Il nuovo secolo sarà civilizzato quando milioni di questi ragazzi che imparano ad essere brutali e assassini saranno parte della popolazione adulta?

I bambini sono come tenere, giovani piante che non possono diventare buoni alberi quando sono costantemente colpite e maltrattate.

Hanno bisogno di una atmosfera affettuosa, dell’opportunità di crescere nella consapevolezza dei valori umani.

Quelli che si preoccupano del futuro devono quindi battersi inequivocabilmente per un mondo senza guerre e senza crudeltà praticate su esseri umani o animali.

La Terra deve essere preparata alla compassione umana.

 

Da “The Theosophist”  febbraio 2000

 

Traduzione di Daniela Cavazzuti.

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