• Contatto
  • Edizioni Teosofiche Ticinesi. ETT
  • International Center
    • Meetings, seminars, short and long stays
  • Letture
    • Video
  • Monte Verità
  • Nel mondo
  • Per partecipare (Ascona o Lugano)
    • Per iniziare con la Teosofia
  • Scopi
    • Relazioni e verbali
    • Statuti
  • SEMINARIO Europeo annuale
  • Theosophie in der Schweiz
    • GENÈVE/LAUSANNE

Rivista Teosofica Svizzera/Ticinese (ADYAR)

~ Società Teosofica Ticinese ri-fondata il 29/9/2009.

Rivista Teosofica Svizzera/Ticinese (ADYAR)

Archivi della categoria: Autori

Giancarlo Fabbri

05 martedì Ago 2014

Posted by abcsocial in Antonio Girardi, Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

≈ Lascia un commento


foto

Alla ricerca della felicità …

 

Secondo autorevoli recensioni giornalistiche apparse sulla stampa statunitense, pare che gli scienziati del laboratorio di ricerca dell’istituto Gottman siano in grado di prevedere, in maniera affidabile ed esauriente, il “decorso” e la “fine” del matrimonio.

Il fatto più sorprendente, però, è che i ricercatori in questione non sbagliano quasi mai le previsioni e colgono per lo più nel segno suddividendo i coniugi in due ordini: coloro che resistono “stoicamente” ad una vita in comune per tanti anni e quelli, i più soggetti all’emotività, che tracollano, collassato in breve tempo e s’incamminano mestamente verso il divorzio o la separazione.

È altresì stupefacente capire come gli scienziati siano potuti arrivare alla scoperta “dell’acqua calda” mentre noi, poveri e inermi sprovveduti eredi di antica italica memoria, eravamo già al corrente che il matrimonio è un desiderio che dura il tempo che trova dopodichè, non ci resta che custodire il salvabile dal totale marasma con infinita e santa rassegnazione e tanta mancanza di sincerità.

Non è facile comprendere le ragioni di questi avvenimenti, per i quali i coniugi non si sopportano più; sono alla ricerca di una nuova libertà (e di identità) ; non vogliono più condividere la camera nuziale e lo stesso tetto; non desiderano trascorrere le giornate e, tanto meno, le vacanze insieme dopo la cosiddetta “luna di miele” divenuta nel frattempo una “luna di fiele”, a meno che i coniugi non accettano un altro “modus vivendi” di maggiore comprensione.

È risaputo che dopo i confetti arrivano i difetti e con essi le sofferenze, le intolleranze e i vari problemi legati all’attuale stile di vita, che portano disunioni o a inseguire fatue chimere che, il più delle volte, non vanno da nessuna parte o, se tutto va bene, maturano situazioni reiteràte.

Se in passato il matrimonio era non solo una meta ambita ma anche un impegno morale, adesso si pronuncia quel fatidico “si” pensando, in maniera retroattiva, al modo con cui liberarsene.

La presenza del divorzio sminuisce di per sé le responsabilità morali degli sposi, li rende instabili e quindi più vulnerabili tantochè, si stancano presto, sono annoiati della presenza dell’altro e s’involano, ahimé, raggianti (ma un po’ incoscienti) verso emozioni “estemporanee”.

In questo bailàmme, il rapporto trasforma il desiderio in una forma di ripugnanza; moglie e marito, o entrambi, hanno meno cura del loro aspetto fisico e diventano – per usare eufemismo – meno appetibili; proprio il contrario di ciò che accade in un furtivo appuntamento amoroso che risveglia i sensi sopiti, incentiva la cura della loro persona, suscita eccitanti fantasie.

Con l’epilogo del divorzio sono diminuite le nozze, poiché le persone privilegiano la convivenza senza troppi preamboli, dove ci si lascia senza traumi eccessivi per poi unirsi e disunirsi ancora una volta. Ora, le persone si sposano e divorziano, si risposano con figli o meno, in una babele di ruoli che mortificano gli affetti. Colui il quale aveva pensato di sfuggire ad una condizione di semilibertà, si ritrova, parimenti, nella medesima situazione; anzi, si è addirittura più ingabbiato e la colpa non è sempre dei coniugi bensì, di tutti e tre o quattro…

L’uomo è, purtroppo, eternamente combattuto tra spirito e materia, affinché si compia il disegno dell’altissimo, e affronta con consapevolezza questa sua vita “dualistica” in maniera semplice, nelle agiatezze ed opportunità; ma anche nelle incertezze ed i disagi, nelle avversità e negli imprevisti e s’incammina verso una mèta già prestabilita, perché è l’anima che interagisce tra lo spirito e la materia e genera sentimenti di bontà, di amore e di armoniose convivenze; ma nel contempo, atteggiamenti avversi e irriverenti di una instabilità emotiva.

L’anima ci accompagna e ci guida nel cammino dall’infanzia alla senilità; dapprìma con quella sua arrendevolezza per i nostri anni ruggenti fintantochè ritorna a primeggiare al tramonto della nostra esistenza, compromessa nel suo ardire e indebolita nel suo ardore. Essa è l’unica nostra ancora di salvezza; è l’esile filo di speranza e vuole congedarsi in maniera dignitosa e discreta.

Sarà nostro dovere fare in modo di preservarla, affinché essa possa continuare la sua alta missione nell’evoluzione umana e a gloria dell’infinita misericordia del signore.

E  non dimentichiamoci di recitare “un mea culpa” riparatore per le “nostre” mancanze e non di chi ci stava appresso, il quale non è migliore di noi, ma neanche peggiore e ricordiamoci che il segreto della felicità è quello di non pretenderla; se invece ci compiacciamo di una sua parte infinitesimale, possiamo vivere una meravigliosa esistenza nel silenzio della contemplazione e nel più profondo raccoglimento.

 

 

Ascona, Luglio 2014

 

Giancarlo Fabbri

Membro della società teosofica Svizzera

 

 

IIo testo

Della gioventù e della vecchiaia

 

Gioventù e vecchiaia sono gli estremi momenti della vita, di quel tratto designato in origine per la volontà di Dio che raccoglie il nostro sorgere nel mondo, come la luna in cielo e il sole all’orizzonte, e fa ardere in noi quella fiammella sempre viva, capace di creare struggenti sentimenti; suscitare ardenti passioni d’amore (Francesco Petrarca) e innalzarci a una visione filosofica – scientifica delle cose attraverso l’intuizione e la coscienza di sé per capire il processo percettivo, intellettuale e psicologico del mondo esterno.

Il vecchio, nella trascendentalità che gli appartiene, accarezza l’incomparabile e maestoso scenario del mondo in cui vede passare in rassegna le umane difficoltà e tensioni, e le irrealizzabili fantastiche aspirazioni, che raccoglie con la tacita e complice intesa di quel leggiadro spirito di bambino, che non può essere, né essere altrimenti da ciò che è stato.

Il vecchio non vuole essere ignorato e messo in disparte perché ha tante cose da raccontare e da proporre che sono, in verità, il racconto di tutte le umane vite vissute, da additare ai giovani come gli aspetti etico – morali di una incessante e frenetica esistenza, affinché esse ne siano testimoni.

Il vecchio guarda ai giovani con RINNOVATA FIDUCIA e si COMPIACE della loro DETERMINAZIONE VERSO NUOVE SFIDE, nonostante essi non ne concepiscano ancora e del tutto  la mèta prefissa.

L’uomo, pertanto, deve affrontare e confrontarsi nel mondo, attraverso tanti stati d’animo, alla ricerca di chiarimenti e giustificazioni che offrano soluzioni con il supporto di quella dialettica, fatta di sottili sfumature oratorie, in un processo logico che giustappone idee e proposte contrastanti, fautrici di un processo di interazione tra elementi antitetici.

La vecchiaia è anche gioventù; è l’improvviso immergersi nel passato che si fa presente e futuro, la cui verità si ammanta di un manifesto umorismo.

Il vecchio conta i giorni e sa di contare e partecipa, per essere testimone nel bene e nel male, dell’evoluzione umana.

Egli è patrimonio culturale del e nel tempo e malgrado l’incipiente decadenza, non disdegna l’ostentazione, le esibizioni e discussioni riguardanti opinioni erronee o contrastanti da preferire, comunque, a fantasiose argomentazioni.

È un testimone “NON NEGOZIABILE” e la sua presenza, il più delle volte, diventa inopportuna; proprio là, dove egli presagisce invisibili ombre cariche di timori ed ansie giovanili, pronte al riscatto nel gioco della vita.

La vecchiaia è una mirabile e straordinaria realtà di bellezza che viene confusa con il suo COMPIMENTO.

Convertiamoci dunque a lei IN GIOVENTÙ, perché essa è l’arcano sovrano e l’eredità spirituale della nostra infanzia.

E così, mentre il tutto ci appare, le stelle stanno a guardare…..

 

Ascona, Agosto 2014

 

Giancarlo Fabbri

Membro della società teosofica Svizzera

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
  • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
  • Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
  • Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
Mi piace Caricamento...

Giancarlo Fabbri, L’uomo tra spirito e materia

13 venerdì Giu 2014

Posted by abcsocial in Giancarlo Fabbri

≈ Lascia un commento


L’uomo tra spirito e materia

C’è (un) qualcosa di misterioso e incomprensibile che spira, lievemente e con garbo, attorno all’uomo, come un’impercettibile soffio di vento che lo avvince tanto che, egli cede e vive uno stato d’animo che, inconsapevolmente, gli appartiene.
È l’anima, che interagisce tra spirito e materia in un affettuoso sentimento, creatore di vincoli armoniosi e di convivenze concordate tra le parti che sfociano, talvolta, in una inquietudine accompagnata da una instabilità emotiva.
L’anima è il vero unico percorso e l’estremo rimedio alla nostra vita così come, alla sua gloria e notorietà ; alle molteplici convivenze ed opportunità; alle condizioni sociali ed impegni assunti.
L’uomo non trova abbastanza conforto o salvezza nella religione, nonostante essa conserva in sé quella ricchezza spirituale che lo sostiene e lo celebra con le preghiere a difesa della sua vita.
L’anima è un esile filo di speranza che spalanca e chiude l’esistenza, ma ciò, non riguarda l’”Io” come soggetto pensante di sé e percezione del mondo, né l’eternità personale e imperitura.
L’anima è la sola àncora di salvezza e, se nel tempo perde vigore, salute e bellezza, l’uomo riparte immancabilmente da essa, alla stregua di una piccola fiamma che dirada l’oscurità in un impercettibile respiro di vita, perché in lei è racchiusa la nostra umanità e la personalità: ora e per sempre!
Alla fine della vita, è nostro compito salvare l’anima e rimetterla ad altri, affinché prosegua la sua missione.
Qualche volta accade che l’anima inganna il corpo ma quest’ultimo, talora, ancor più, cosicché, essi vengono meno ai loro doveri ma nonostante questa violazione dell’impegno sottoscritto e responsabile di una sofferente e insopportabile lontananza , esiste tra di loro una tacita complicità fatta di paziente attesa verso il ricongiungimento finale.
Però, se il distacco diventa definitivo, cioè: quando il corpo sarà inanimato, lo scioglimento diventa la disperazione di un addio.
Ci sono intensi sentimenti che si rifanno all’anima e viceversa: sono le emozioni, che vengono dal cuore e vanno all’anima o i sentimenti che discendono dall’anima e vanno al corpo sospingendolo verso un veritiero amore o a un sentimento di attaccamento con una profonda partecipazione emozionale.
L’”AIRE”, che causa un’emozione, è l’impulso; mentre ciò che ispira un sentimento, crea una condizione spirituale di sofferenza.
Anima e corpo suscitano passioni, in cui l’anima è ciò che resta mentre il corpo quel che muta, si allontana e si dissolve.
Se l’amore volge lo sguardo alla mente, è perché vuole capire dove sta quel legame morale di interdipendenza tra le persone e la vita circoscritta; tra il vero e il suo divenire; tra la realtà concreta e l’essenza intelligibile delle cose.
La comprensione è “quindi” il punto focale tra le persone e la vita creando e mettendo in evidenza ciò che si chiama “intelligenza”. Però, se la mente guarda all’anima e ne prende possesso, essa è la coscienza, la cui comprensione si riflette nella più totale consapevolezza.
L’anima è il soffio divino e l’ispirazione del corpo, sia nella sua forma che nell’essenza; dal suo sorgere e fino al dissolvimento.
Essa è una quantità irrilevante, del tutto “infinitesimale dell’essere” stesso ed è insita in noi come una particolare particella che riconosce e unisce i corpi all’origine, anche se poi, essi se ne vanno, si trasformano, deperiscono e muoiono, mentre l’anima ritorna alla mente sotto le spoglie di una nostalgia molto acquietate nel corpo, attraverso i sensi.
Vive anche l’anima di una comunità, di una nazione, di un popolo ma nonostante il concetto pluralistico, essa ribadisce il suo principio di unità. Il corpo è l’esatta riproduzione, il suo modello e trasposizione che si rivolge a lei allorquando tutto sembra precipitare e avere una fine imminente.
È necessario che l’uomo riparta, rinasca e ricrei in una nuova vita spirituale su nuove basi morali, affettive e sociali con nuove città, nuove patrie e nuovi popoli in un mondo del tutto inedito.
L’anima è (un) qualcosa di dolcemente tenue nella sua profonda entità così sinuosa e flessibile. Se fosse solo una pia illusione, tale sarebbe la nostra vita, perché “lei” è il “nascondiglio” dove nascono i nostri pensieri e le emozioni; è il “cassetto segreto” di tutto ciò che è stata la nostra vita; è lo spazio ideale della nostra coscienza e della memoria; è “la sensibilità e la consapevolezza” di tutta un’esistenza.
Il risveglio dell’anima accompagna l’uomo sul viale del tramonto e la sua presenza gli rammenta lo scorrere del tempo: “ Quello della spensieratezza”, e dell’appagamento del corpo e lo accoglie nella misericordia di Dio e l’oblio degli uomini.
Alla fine della sua missione, di lei resta la pura essenza di un viso e quella di un corpo evanescente, velato e incerto in un informe contesto; il manifestarsi di una sorgente di luce; il richiamo di una voce; l’impronta di una manifesta personalità nella quale “mente e cuore” sono il riverbero della stessa vita.
Le scienze umane hanno dimostrato, attraverso un’acquisita conoscenza, una ricercata riflessione ed oculata osservazione, l’esistenza dell’anima, perché le ispirazioni del cuore non trovano appagamenti in questo mondo, come il ricorrere agli stupefacenti vanamente fantastici e irrealizzabili; o alle pratiche sessuali con dei risvolti psicologici e culturali, insolitamente ossessivi e talvolta patologici, a differenza di quella animale che è vissuta come una necessità fisiologica, o all’utopia degli uomini di Potere per la creazione di un mondo migliore.
Tutto ciò porta scontentezza e sconforto dell’anima, perché l’uomo è stato creato per una eccelsa beatitudine, non di certo per qualcosa di meno.

Ascona, Giugno 2014
Fabbri Giancarlo, “Membro della Società Teosofica Svizzera”

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
  • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
  • Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
  • Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
Mi piace Caricamento...

Galleria

Video della Conferenza del presidente internazionale della Società Teosofica, Tim Boyd, durante in 100′ congresso Italiano a Vicenza, sabato 7/6/2014

09 lunedì Giu 2014

Posted by abcsocial in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese, Tim Boyd

≈ Lascia un commento

Tag

Congresso della Società Teosofica Italiana, Tim Boyd

Questa galleria contiene 9 immagini.


Guarda il video 

Video

Video della Relazione di Greta Biasca-Caroni e Antonio Girardi, Seminario teosofico Ascona 2014

07 mercoledì Mag 2014

Posted by abcsocial in Antonio Girardi, Greta Biasca-Caroni

≈ Lascia un commento


videovideots

0.000000 0.000000

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
  • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
  • Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
  • Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
Mi piace Caricamento...

Fabbri Giancarlo, Dalla filosofica superiorità spirituale alla filosofia della conoscenza scientifica

25 venerdì Apr 2014

Posted by abcsocial in Autori, Giancarlo Fabbri

≈ Lascia un commento


mpubblico
Dalla filosofica superiorità spirituale
alla filosofia della conoscenza scientifica

La filosofia che contribuì negli ultimi millenni all’evoluzione del pensiero umano, non sembra ora più in grado di custodire e fronteggiare tutto lo slancio che l’ha vista ascoltata protagonista, in quanto è rimasta orfana di quell’incisivo respiro pieno di vitalità, mediante il quale conferì prestigio alla cultura europea occidentale.

Pare, infatti, che l’annientamento dei suoi insegnamenti, sia stata una forma di autodistruzione programmata da tempo dagli stessi filosofi, perché essa non si occupava più delle dottrine di pensiero. Azione e pensiero sono, quindi, l’esito senza tradizioni di un processo che ha avuto sovente la presunzione di cambiare il mondo e di realizzarsi come originaria corrente culturale nell’adempimento ed evoluzione dell’opera umana.

Se la filosofia non esplica più una libera presenza bensì, la forma di una pesante ed oggettiva sudditanza, essa trascinerà con sé la già decadente cultura, perché non è più capace di proporre nuove idee, nonostante sia in condizione di confutarne quelle esistenti. Però, nella logica, non crea alcun mutamento e non si preoccupa di trarre suggerimenti da tutto ciò che le viene prospettato e che potrebbero avere un maggior peso della stessa proposta.
È da lungo tempo che la cultura parla solamente a sé stessa ma senza coinvolgere la vita delle persone e rivelandosi servile nei confronti della scienza e dell’ingegneria. Essa, classica cultrice, si appresta alla fine della conoscenza umanistica, poiché la cultura della crisi, iniziata con il primo ‘900 e diventata poi crisi della cultura verso la metà dello stesso secolo, aveva bisogno, per sopravvivere, di essere il principio logico secondo il quale ogni concetto è uguale a sé stesso in anima, corpo e mente (l’Identità) e l’avanzamento verso forme di cultura e di civiltà più evolute ma ancor più di conoscenze scientifiche e condizioni di vita alternative di modelli sociali di patria, religione e di una comunità basata su origini comuni e interessi pratici; di idee come componenti di una comunità, tenendo presente la differenziazione di una partecipazione a dei valori condivisi nei loro concetti di universalità, come riferimento di obiettivi altrimenti, la filosofia rimane un fattore individuale ed intellettuale di marginale accoglienza.

È inutile restare incerti ed indecisi sulla crisi in atto, perché la cultura ha valore solamente se esprime una tendenza di vita (culturale) ideologica o politica, altrimenti “è e resta” un ampio corredo di cognizioni di varie discipline (l’erudizione) o un concetto che attribuisce un particolare valore alla conoscenza dell’intelletto, ma mettendo in subordine altre facoltà quali: l’intuizione, la volontà; l’emotività.

La cultura dovrà, quindi; esprimere una concezione di vita globale che richieda un atteggiamento severo e responsabile. La cultura perdurerà se si stupirà ed assumerà un entusiastico impegno per la sua nascita e la sua rinascita; se si predisporrà ad un profondo condoglio per la sua morte; se assaporerà l’ultimo stadio della sua vita e il limite della propria finitudine.

La cultura e la filosofia non devono fuggirsene dalle nascite e le morti, ma rinnovare l’insieme delle conoscenze, delle aspirazioni e idee delle persone nel timore di dovere, poi,rendere conto a Dio, allo spirito e al suo soprannaturale manifestarsi all’uomo.

In un confronto tra utilità della conoscenza scientifica e tecnologia con l’inutilità delle scienze umanistiche, c’è un divario da considerare per chiarire le disponibilità economiche in rapporto agli intendimenti dichiarati.

Se la scienza e tecnologia offrono una condizione di vita di maggiore agiatezza predisponendosi a possibili condizioni sfavorevoli, la cultura va oltre i bisogni e i mezzi per soddisfarli, identificandosi con la libertà; il ragionamento, il senso dell’estetica; i vincoli sentimentali e morali; la nostra apparizione e la sua sorte futura.

Se la scienza ci da l’opportunità di relazionarci attraverso la realtà concreta, percepibile con l’esperienza sensibile delle cose, la cultura ci consente di vivere liberi rapporti attingendo alla nostra umanità. Solo così la cultura, dopo essersi appropriata del suo ruolo, potrà riproporsi come il fine a cui tendere, affinché il tutto ci conduca ad un conclamato rapporto con la civiltà; al suo insegnamento e continuità con la tradizione.

Essa si perpetua mediante l’esperienza di vita, i primi rudimenti, le condizioni elementari e le consuetudini che sono un fascio di risorse umane.

Se la cultura trasmette idee e pensieri di vita attraverso il sapere, la tradizione si eredita.

Sarebbe bene riunire cose e avvenimenti in facile e ordinata successione, perché la cultura, che ama la natura, non accetta l’idea di una vita condizionata da processi tecnologici che fanno dell’uomo un automa, poiché il pensiero è una estensione culturale e una capacità ideologica; una intensità di ispirazione; una espressione e risonanza di notizie e di opinioni.
Tutto ciò ci fa sperare in un “miracolo” e a non disperdere quel pensiero filosofico che Dio ha dispensato all’uomo, suo figlio prediletto, affinché egli glorificasse il suo nome in eterno.

Se il “prodigio” non accadrà, la filosofia morirà e all’uomo non resterà che esclamare:
-“Viva la filosofia!”

Ascona, Aprile 2014

Fabbri Giancarlo
“Membro della Società Teosofica Svizzera”

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
  • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
  • Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
  • Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
Mi piace Caricamento...

Giancarlo Fabbri : Verità e ragione nella luce della fede in Dio

03 giovedì Apr 2014

Posted by abcsocial in Giancarlo Fabbri

≈ Lascia un commento


Verità e ragione nella luce della fede in Dio

Un gruppo di bambini un po’ rumorosi e festanti provava un senso di grande meraviglia e uno stato d’animo di intensa felicità durante la ricreazione nel cortile della scuola materna. Essi parevano vivere una strana situazione e un particolare momento di attesa intorno a loro mentre si rincorrevano e si abbracciavano con cenni d’intesa e stridule grida.

Si trattava di un insolito passatempo e i bambini ne avevano percepito come il segnale di un imperscrutabile avvenimento atto a realizzarsi, di lì a poco, con l’apparizione della visione del Signore, assai compiaciuto della sua creazione e, in particolar modo, della loro infantile esultanza.

Nulla, infatti, gli stava più a cuore della loro felicità e di quella loro beatitudine celeste senza incertezze, perché gli adolescenti sono i portatori di un candore morale e spirituale, retaggio di quel cordone ombelicale fra “il mondo di là a venire”; etereo e invisibile, e la nostra realtà nella quale era ben manifesto uno stato trascendentale e la chiara presenza di Dio che i cieli non possono contenere.

La loro felicità si rincorreva tra “il mondo del reale” e quello “illusorio”, il nostro per l’appunto, e si elevava al di sopra di un processo psicofisiologico con il quale si instaura nell’uomo un legame fra un desiderio e una risposta che, in precedenza, non esisteva.

Era la felicità che oltrepassa i confini del mondo che si libra veloce nel cielo e penetra l’universo per adagiarsi, infine, silente e composta, accanto al Signore visibilmente compiaciuto ma anche commosso. Egli l’accarezza con dolcezza prima di volgere uno sguardo compassionevole all’umanità dolente e smarrita; una umanità scolorita e sciatta e incapace di risollevarsi dalle proprie miserie dove i pensieri, i sentimenti e una profonda logica del potere umano le sono di ostacolo se esso non si lascia condurre dalla Fede; da Dio.

L’uomo, diventato il protagonista della scena del mondo, ha perso la viva luce della Fede e smarrito la via maestra che dovrebbe guidarlo e illuminarlo in quest’ora di turbamento.

È quella fede senza tempo che gli rischiara il cammino, perché la mancanza di luce lo renderebbe confuso e gli sarebbe impossibile distinguere il bene e il male. L’uomo, alle volte, volge lo sguardo a un mito prediletto, il cui aspetto e la cui origine gli sono noti in quanto sono una sua creatura; ma questo, è solamente un pretesto per collocare sé stesso al centro della vicenda e adorarne la propria opera.

La fede, a differenza dell’idolatria, significa “unione”; ma essa non sarebbe tale senza la “verità”. Mentre l’esistenza della verità imposta (come nei regimi totalitari) è intransigente, la “verità dell’amore” è libera da ogni chiusura e appartiene al bene dell’umanità.

Non lasciamoci, pertanto, sottrarre Fede e Speranza, che Dio ci regala per illuminare il nostro cammino. NON rinunciamo alla luce, che viene “dal passato”, che è quella della vita di Gesù come testimonianza di assoluto Amore, con l’altra fede, quella del Futuro, che ci apre nuovi orizzonti al di là del nostro “IO”, perché Cristo è risorto. Solo allora, l’uomo comprenderà che la Fede non dimora nel buio, perché essa è luce che rischiara la sua vita nel bisogno e nella povertà.

Nel Vangelo di Giovanni si legge: “Io sono nato come luce, affinché chi crede in me non rimanga nelle tenebre”. E San Paolo afferma: “Rifulga la luce delle tenebre, affinché rifulga nei nostri cuori.” La fede è qualcosa che vive e ci illumina l’esistenza; non è incertezza e nemmeno un ricovero di gente senza forza morale, Essa è il bene di tutti noi.

Nel rapporto tra fede e ragione, come mezzo e motivo conoscitivi, la Fede, senza Verità, resta una fiaba ma in realtà, essa dà una risposta di verità ai bisogni del nostro tempo; Colui che crede, vede e si oppone alla comune idea, secondo la quale, la Fede sia una pia illusione, forse un intimo conforto o, ancor più, un principio di oscurantismo. La Fede non è intollerante, perché si riceve attraverso la coesistenza e San Francesco, di proposito, recita: “Colui che crede non è arrogante, ma umile, e ci fa progredire nel dialogo con tutti.”

La nostra cultura ha perduto “la percezione della presenza di Dio”, lampante nell’aldilà, ma incapace nel nostro mondo; cosicché solamente la cultura dell’Amore tiene uniti gli uomini, altrimenti l’unico collante sarebbe il tornaconto, la convenienza e il turbamento; L’incontro tra gli uomini genera la Fede in una catena ininterrotta di testimonianze, poiché non sarebbe possibile credere da soli.

Nella preghiera della speranza a colui che soffre, Dio non gli fa comprendere il “tutto”, ma Lui è una presenza che lo accompagna e lo conforta. San Francesco dice al riguardo: “NON lasciamoci rubare la speranza e chiediamo alla Madonna di aiutare la nostra Fede.”

L’incondizionata adesione a una verità rivelata, che corrisponde del tutto a una visone astratta del vero, certo e immutabile, ci fa partecipi della volontà di Dio mediante la Grazia della sua verità, accettata nel suo contesto e con il quale l’uomo è nella condizione di scegliere il vero dal falso, il giusto dell’ingiusto, mentre l’intelligenza, che coincide in massima parte con la ragione, si espande e congloba le facoltà psichiche e intellettuali, che permettono all’uomo di prendere visione di qualsiasi realtà da affrontare.

LASCIAMOCI, dunque, trasportare dalla verità e dalla ragione.
LASCIAMOCI sedurre dalle fede che apre i nostri cuori alla felicità: la stessa felicità dei bambini della suola materna.

Tu, SIGNORE NOSTRO DIO E FARO DELL’UMANITÀ; che conosci il segreto delle nostre anime e il percorso delle nostre vite, illuminaci le menti per poterti Glorificare nei secoli a venire, e fino al termine del Tempo Universale.

Ascona, il mese di Giugno dell’A.D. 2013

FABBRI GIANCARLO,
Membro della Società Svizzera

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
  • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
  • Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
  • Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
Mi piace Caricamento...

17 febbraio Adyar Day : non solo un ricordo

14 venerdì Feb 2014

Posted by abcsocial in Antonio Girardi, News

≈ Lascia un commento

Tag

Adyar, blavatsky, Monte Verità, teosofia, Theosophical Society


Questo slideshow richiede JavaScript.

Care Sorelle e cari Fratelli,

si avvicina il 17 febbraio, giorno della ricorrenza dell’Adyar Day, il giorno in cui i Teosofi di tutto il mondo ricordano il luogo simbolo del movimento teosofico. Desidero condividere con tutti voi questo evento, trascrivendo di seguito un editoriale pubblicato nella Rivista Italiana di Teosofia qualche anno fa.

Confido che tutti nostri Gruppi e Centri considerino questo giorno in tutta la sua importanza e significato.

Con un fraterno saluto e l’augurio di Ogni Bene

Antonio Girardi

(Segretario Generale)

L’Adyar Day: non solo un ricordo

Nell’ambito della Società Teosofica il 17 febbraio viene ricordato come l’Adyar Day. E’ una consuetudine nata negli Anni Venti del secolo scorso e testimonia anche oggi il collegamento, ideale e reale , dei componenti della Società Teosofica, con quello che ne rappresenta il simbolo, il luogo storico per eccellenza, l’epopea di un sogno vivo di Fratellanza, che vide protagonisti Mahatma e  Pionieri e vede ancor oggi coinvolti un numero rilevante di persone, al di là di ogni differenza di razza, credo, sesso o quant’altro.

Nel partecipare alla Convenzione Internazionale della S.T., alla fine del dicembre scorso, ho avuto modo di tornare ancora una volta ad Adyar e di immergermi nella sua straordinaria atmosfera, così ricca di una natura curata e incontaminata, di un vivere un po’ fuori dal tempo, quasi una “zona franca dello spirito”, certo lontana dall’assillo del vivere quotidiano.

Percorrendone a piedi i lunghi viali ho incontrato persone di tutte le razze e di tutti i continenti che si relazionavano armonicamente fra loro; ho guardato con interesse i templi, accuratamente tenuti, dedicati alle varie religioni; ho frequentato la straordinaria Biblioteca, dove filosofi, scienziati e studiosi cercano le tracce della verità; ho visitato le scuole e le opere umanitarie, dove tutti vengono trattati come persone e dove anche chi non ha niente, può studiare e aprire il proprio cuore alla vita; ho osservato la vivida bellezza della natura, con le piante, i fiori, gli animali.

Ho cercato di percepire dentro di me il suono dell’eterno e mi sono chiesto se gli Scopi della Società Teosofica, in primis la Fratellanza, siano ancora validi e se l’azione della Società Teosofica sia di una qualche utilità nel tempo presente.

La risposta è affiorata spontaneamente dal cuore nella forma di alcune domande: in quanti luoghi della terra arde la fiamma dell’ideale della Fratellanza? In quante associazioni di esseri umani è presente uno spaccato vero dell’umanità senza che questo costituisca un ostacolo alla comune ricerca? In quali realtà vi è un autentico tentativo di conciliazione culturale e reale fra scienza, religione e filosofia?

Per un attimo ho percepito, come una vertigine, l’importanza degli ideali e del lavoro teosofico.

Come si può desumere dal suo Primo Scopo la S.T. non ha l’ambizione di essere la sola sperimentazione sul piano della fratellanza, ma ha la consapevolezza di essere “una” di queste sperimentazioni.

Adyar non è soltanto un luogo fisico collocato a Chennai, in India; è un soffio di consapevolezza che coinvolge i teosofi di tutto il mondo e anche tutti coloro che credono nella Fratellanza.

Scrisse di Adyar un poeta: “Stormire di foglie, volo di uccelli e gracchiare di corvi./Il vento porta le cose nuove del tempo che viene. Qualcuno guarda uno stagno e sogna;/ qualcun altro recita un mantram/ e per un attimo si fa silenzio./L’archetipo si declina nel reale/ e un ponte luminoso si apre fra questa e le altre realtà.” 

http://www.ts-adyar.org

12.940322 80.332031

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
  • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
  • Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
  • Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
Mi piace Caricamento...

Tim Boyd (pres. Americano) video da Adyar

11 sabato Gen 2014

Posted by abcsocial in Andrea Biasca-Caroni, Articoli della Rivista Teosofica Ticinese

≈ Lascia un commento


Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
  • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
  • Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
  • Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
Mi piace Caricamento...

L’utilità dell’inutile, Giancarlo Fabbri

27 venerdì Dic 2013

Posted by abcsocial in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese, Autori, Giancarlo Fabbri

≈ Lascia un commento


L’utilità dell’inutile

 

La nostra società occidentale del benessere e della globalizzazione di beni e servizi nella quale si sono instaurate democrazia e libertà di pensiero, è la testimonianza di un avvenimento tecnocratico finanziario sotto l’impulso di una civilizzazione utilitaristica i cui principali alfieri sono state tecnica ed economia, mentre noi siamo i testimoni di un’epoca nella quale i rapporti interpersonali evidenziano quali sono i veri scopi, al limite egoistici, di un calcolo economico tra l’indifferenza di questa nostra società opulenta, consumistica e fatta di beni duraturi di alto livello diffusi in quasi tutte le classi sociali, alfine di creare una società realizzata nei suoi propositi.

Questa realtà, purtroppo, non si è consumata poiché l’uomo, nella sua atavica ricerca del sé e circondato dalla constante presenza di Dio, ha preso coscienza dell’inutilità di una vita supportata dalla “filosofia di un sapere inutile”ma necessario”, senza la quale l’uomo rimane tale e quale.

A difesa dell’inutile, filosofia e contemplazione sono l’esaltazione della bellezza e, soprattutto, di una logica che attraversa la modernità (che in filosofia significa utilitarismo) e che nella vita di ogni giorno rappresentano un contratto sociale di scambio.

L’uomo, in qualche modo, trova sempre un suo sviluppo armonico e una sua ragion d’essere per tutto ciò che è l’inutile, in quanto è consapevole di investire ogni sua risorsa ed energia in attività che non gli procurano un vantaggio nè un profitto. Egli le impiega allor’quando dorme o sogna; quando attende con cura ai lavori domestici o si dedica alla salute di una persona cara; quando non cerca l’utile nella preghiera o nell’insolenza; allor’quando suscita un’emozione o la vive come turbamento; quando non cerca un tornaconto ma impreziosisce la sua vita attraverso l’arte o lo sport; quando vuole migliorare la sua immagine nel vestire o desidera vivere intensamente una felicità più profonda e persino nella lettura delle pagine culturali dei giornali.

Ê la presenza dell’inutile che nobilita la nostra vita dove, nel gioco come nel raccoglimento, esiste una filosofia morale che si affida al concetto del bello oppure a una concordanza di leggi del pensiero razionale (la logica) che possono naturalmente confliggere con l’utile. Appare allora evidente, come sia l’inutile a insignire la vita di ogni forma etica ed estetica, gioiosa e riverente, ragionevole e intrepida e che può identificarsi con l’utile perché essa è il contrario dell’inutile prima che nell’utile e in una trascurabile banalità priva di interesse, nociva e distruttiva, nonostante l’esistenza di una “utilità nell’inutile”.

 

La bellezza è attitudine e preferenza di ciò che esiste in noi e la ricerchiamo senza un vantaggio, perché essa nasce dall’impulso dell’anima attraverso gli occhi, l’udito e la parola e senza nulla pretendere.

Se la civilizzazione si sviluppa sotto la spinta dell’utilità, la civiltà si espande con quel garbo e delicatezza dell’inutile. Le tradizioni, i principi culturali e il carattere di un popolo si riscoprono nell’inutile mediante cerimonie e simboli a discapito del nostro discutibile modello globale di vita mercantilistico e utilitaristico.

Se i comportamenti utili non portano in sé alcun valore morale, quelli “gloriosi dell’inutile dispendio” hanno un loro motivo di essere. I filosofi, adepti dell’inutile e i poeti, veggenti dell’inutile, sono tutti legislatori del mondo e pronti ad affermare il declamato primato Leopardiano del dilettevole sull’utile e condannano il commercio come una forma vile e perversa dell’egoismo umano.

L’inutile sancisce il primato del pensare sul fare; del fare senza interesse su quello mercantile; del vivere una visione aperta del mondo anziché circoscritta; il primato della cultura sull’economia, quello della Gloria sul guadagno; del sacro sulla convenienza, dell’umanità sulle contrattazioni sociali; quello del bene reale sulla finanza, dell’eternità sul tempo, trasformato in servitù da un eccessivo interesse, dell’esercitare l’inutile per vedere lontano; dell’ammirare il creato e non trovare il tempo di guardarsi con compiacimento.

Coloro che noi chiamiamo “INUTILI” – affermava Platone – sono le vere guide di questa “divina stranezza” dell’inutile, di cui la nostra civiltà, più che della tecnica, ne è la naturale interprete.

In conclusione le argomentazioni, in apparenza logicamente corrette, sono contraddette dalle comuni esperienze di ciò che si manifestano in un secondo tempo.

 

Ascona, Dicembre 2013

 

Giancarlo Fabbri

Membro della società Svizzera di teosofia

 

0.000000 0.000000

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
  • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
  • Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
  • Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
Mi piace Caricamento...

Atei e credenti ed l’evoluzione scientifica, Giancarlo Fabbri

05 martedì Nov 2013

Posted by abcsocial in Articoli della Rivista Teosofica Ticinese, Autori, Giancarlo Fabbri, News

≈ Lascia un commento

Tag

ascona, Giancarlo Fabbri, Gruppo Fraternitas, teosofia


All’amico ingegnere

Marco Boccadoro

 

 

 

Atei e credenti ed l’evoluzione scientifica

Sembra sia tornata d’attualità la proposta di un dialogo tra credenti e miscredenti di una manifesta volontà di chiarimento con un atteggiamento di una reciproca comprensione e il desiderio di capire e farsi intendere, dopo un lungo periodo di tempo nel quale, chi riteneva “inconoscibile” una concreta esistenza, si teneva lontano da qualsiasi opinione personale.

Il termine “dialogo”, creato con il concilio Vaticano II e dalla chiesa del dialogo, è stata l’apertura della stessa chiesa universale verso gli atei e i credenti di altre confessioni con la quale i cattolici progressisti dialogavano con i progressisti non cattolici, anziché i cattolici non progressisti.

All’ordine del giorno, è ora invalsa la consuetudine di scambiarsi delle lettere epistolari, non tra laici illustri e teologi di indiscusso valore e di alto livello bensì, tra credenti e non, in un consesso nel quale si fanno delle riflessioni filosofiche sui principi e i metodi di una conoscenza scientifica e attorno a un vicendevole scambio di domande, concordate tra le parti, ma prive di attenzione, di significato e originalità.

È difficile comprendere il perché il Papa ed il suo ex-predecessore non dialogano invece con Richard Dawkins per conoscere l’influenza dell’evoluzione sul principio conforme alle leggi del pensiero razionale in base al quale, ogni concetto è identico a se stesso. (L’identità).

Ed è altrettanto strano il perché essi non discutono dell’anima con Antoni Damaso.

È altresì facile organizzare e indirizzare un dibattito per sommi capi dove tutti ne escono più o meno vincenti, perché è un convegno nel quale la contrapposizione tra laici e credenti, tra agnostici e miscredenti, tutte persone religiose e di manifesta cultura umanistica, quest’ultima indifferente alla scienza, finisce col divenire un modello conformista, un luogo comune e stereotipato con domande senza risposta per continuare a non rispondersi in maniera arguta.

Negli ultimi 150 anni, con il progresso della scienza, è mutata la visione del mondo, del creato e dell’uomo, ma nessuna religione lo ammette per non sconfessare i dogmi e le verità rivelate, datate di millenni.

Certamente, una persona può, se vuole, ignorare il progresso e credere in ciò che più gli conviene e di cercare un avvicinamento a certe coerenze religiose come, ad esempio, la presenza dei fantasmi, degli Ufo, e dove nella quotidianità arriva a confondere l’astronomia con l’astrologia e a consultare gli oroscopi che ci inseguono per tutto il santo giorno.

Sarebbe oltremodo necessario, un confronto tra fede e scienza con delle persone in grado di spiegarci come mai la terra in cui viviamo non abbia quattromila anni, com’è scritto nell’Antico Testamento bensì, molto di più quattro miliardi di anni attraverso i quali, c’è stata una evoluzione e una lotta spietata per la sopravvivenza tra l’ultimo dinosauro e il primo ominide durate 60 milioni di anni.

Sarebbe doveroso, affrontarsi con chi guarda attentamente il cielo per mezzo di potenti telescopi e arriva a conoscere delle immagini spettacolari e impressionanti al limite dell’universo visibile e scopre un piccolissimo sistema solare in una galassia di altri cento miliardi di “soli” e in uno spazio in espansione di altrettanti miliardi di galassie. Ma di ciò che è accaduto, non esiste alcuna traccia e non si trova un accenno nell’antico testamento.

Sarebbe opportuno, dialogare con la fisica moderna che studia le leggi del moto dei corpi, tenendo conto delle loro proprietà corpuscolari e ondulatorie, che sono quelle della meccanica quantistica (WERNER HEISENBERG) che studia le varie forme di energia in energia meccanica e viceversa: la termodinamica.

Sarebbe essenziale, parlare del senso della vita, della sua evoluzione e prepararci a conciliare l’uomo preistorico con la Biologia molecolare e con quel DNA che svela, oltre il funzionamento umano, anche il suo codice genetico, che nemmeno Darwin aveva presunto. Queste conoscenze sono talmente avvalorate tanto che, non sarebbe sufficiente una preghiera come migliore scelta contrapposta.

Oggi il dialogo tra atei e credenti verte sul pensiero, accettato e diffuso nei confronti di una credenza vaga e incerta, mentre è solo il pensiero che rende possibile un dialogo tra le parti, dove Fede e Ragione, per un credente, sono inseparabili; ma per un ateo, il pensare lo indirizza verso il concetto illuministico che ritiene la religione irrazionale e ne sottolinea l’inesistenza e l’assurdità.

Da questa enunciazione scaturisce una verità DEPOTENZIATA da entrambe le parti, che sono convinte delle loro affermazioni e di detenere il privilegio di deliberare in suo nome quali sono le anime riprovevoli e quelle da preservare.

Se per gli atei la verità ha un valore temporale, soggettivo e di poco credito, per i credenti, essi non la posseggono ma si ritengono figli suoi.

I miscredenti, accantonando duemila anni di esperienza e partendo dalla visione del concilio vaticano II, scoprono, ora in Gesù, l’apostolo della verità, l’amore per il prossimo, l’amore dell’uguaglianza e l’elevazione dei poveri; ma non il figlio di Dio.

Da questo momento, la chiesa e tutto il popolo di Dio, mostrano ai non credenti un Gesù pieno di amore dove la verità è Amore; il percorso della chiesa è Amore per l’umanità in suo nome, dove l’amore supera ogni ostacolo nella dedizione verso il prossimo e dove l’amore è misericordia e nobiltà di sentimenti nell’amore tra gli uomini; dove la verità è benevolenza per l’umanità, nonostante entri in conflitto con la giustizia e la responsabilità etica che combattono la morale del perdono.

È difficile stabilire un’uguaglianza tra l’amore, la verità e il Cristo dove le prediche non sono sempre in sintonia con la verità del mondo, la condizione umana e le opinioni di tutti, anche perché, non è possibile amare tutti dello stesso amore.

D’altra parte, atei e credenti sono concordi che non esista la verità assoluta in quanto, se per gli atei essa è relativa e rimane circoscritta nella coscienza individuale e dell’evoluzione, per i credenti essa è del tutto libera o svincolata e si relaziona col tutto rafforzandosi nella convinzione di una verità rivelata, oggettiva e superiore.

È bene che vi sia un dialogo responsabile di confronto ed un comportamento di accoglienza e di rispetto verso le diverse religioni, come essenza fondamentale di una nuova civiltà ritrovata. Però è altresì impossibile un’intesa, che pretenda una rinuncia ai principi della fede.

In verità, esiste una dignitosa ed imparziale realtà, ma dolorosa e inevitabile, che si potrebbe ottenere con le buone maniere e le belle parole per non cedere all’ipocrisia, poichè allora sarebbe più facile riconoscere le tante disparità e smuovere gli errori e le imperfezioni dai sospetti e dalle ingiurie che li accompagnano, anche perché, se si cerca una convergenza di comodo, c’è un serio motivo di ridurre il Cristianesimo a una esposizione di principi con domande e risposte su di esso.

Nell’incertezza, è meglio confidare in Dio piuttosto che sul nulla, nonostante ciò trasferisca la sostanza del dialogo tra atei e credenti in qualcosa di ignoto sul destino dell’esistenza dell’uomo e del mondo, che comporterebbe delle scelte verticistiche e decisive, ma non confortevoli e interpersonali, in quanto Dio non è “familiarmente” né affabile né confidenziale: EGLI è un rischio……

Nel ribadire che è in corso un aspro dibattito riguardante l’atto di fede tra atei e credenti: se per gli atei è un atto di fede nel nulla, per i credenti è un atto di fede in Dio.

Quando il sole, tra quattro miliardi di anni circa, andrà esaurendosi e finirà con l’essere quella meravigliosa candela che scalda e illumina la terra, la vita trascendentale dell’uomo non subirà alcuno cambiamento e nessuna influenza nella fede, mentre quella immanente del miscredente, avrà bisogno di tutti quegli elementi di sopravvivenza tra i quali: IL TEMPO E LO SPAZIO.

 

Si potrà allora affermare che non può esistere trascendenza in un atto di fede nel nulla bensì, solo una realtà vivente del nostro essere.

Se in un periodo di svariati milioni di anni, l’uomo aveva pensato di dovere ricercare la verità nelle stelle e nei cieli, Galileo comprese come il mondo fosse costituito di stelle e pietre, queste ultime, intese come materiale di laboratorio e sperimentazione. Dopo un approfondimento della realtà immanente, Galileo ha voluto ricercare nella pietra “la mano di Dio” e scoprire le prime leggi basilari della natura, da lui definite “l’impronta di Dio”, anziché il “caos primordiale”.

Nasce così una scienza di primo livello che ha rivoluzionato in quattro secoli le strutture della sfera immanentistica che reggono la vita obbedendo ad una logica rigorosa e non al caos. Una logica che governa l’immanente di stelle e galassie e non si può disconoscere come essenza della scienza stessa, nonostante non ne sia riconosciuto il suo autore: egli NON ESISTE.

Si è creata, di conseguenza, una divergenza profonda tra fede e scienza e sarà necessario intraprendere insieme un dialogo aperto e franco per trovare “L’IMPRONTA DI DIO”.

Ci sono diversi aspetti che si concentrano eloquentemente sulle contraddizioni delle opposte tendenze, tutte proiettate alla conquista della scienza. Un primo aspetto è quello di un teologo che affermava come la struttura che sostiene la vita sia energia pura, valida nel trascendente ma non avvalorata nell’immanente e per la quale, la sola energia in sé non sarebbe sufficiente alla vita dell’uomo. È una prima contraddizione alla conquista della scienza, la quale solleva una seconda obiezione al filosofo Immanuel Kant, secondo il quale i concetti di tempo e spazio, sono pilastri portanti di una nostra soggettiva acquisizione intellettuale o psicologica.

Ma se Dio, che regge il mondo, avesse seguito il filoso Kant, il mondo stesso non potrebbe esistere, perché la vita dipende dalla trasformazione dell’energia in massa di energia, di modo che spazio e tempo sono inscindibili.

Tutto ciò dimostra, che se una parte è reale, l’altra deve essere immaginaria, dove reale e immaginario sono proprietà intrinseche fisico-matematiche, scoperte da Galileo già tre secoli prima attraverso la ricerca. L’uomo di misura in quella cosa, definita tempo, con l’orologio e l’altra, chiamata spazio, con il metro. In ultima analisi, non può comunque esistere solamente lo spazio o solo il tempo. Essi devono esserci entrambi e in maniera indissolubile.

In conclusione: quando il sole si spegnerà, NOI CREDENTI, continueremo ad esistere nella sfera trascendentale del creato; essa è una meta come atto di fede in Dio e nelle cose visibili ed invisibili. Per i NON CREDENTI, quando il sole cesserà ogni attività, tutto sarà finito!

Ma scienza e fede, che sono egualmente doni del Signore, continueranno la loro “corsa per la coesistenza” e il bene comune dell’umanità e a “GLORIA DI DIO ONNIPOTENTE”.

Ascona, Novembre 2013

FABBRI GIANCARLO,

Membro della Società Teosofica Svizzera

0.000000 0.000000

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
  • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
  • Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
  • Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
Mi piace Caricamento...
← Vecchi Post
Articoli più recenti →

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Unisciti a 591 altri iscritti

Sito di Teosofia e Arte (in Inglese e alcune parti in Italiano)

https://www.youtube.com/watch?v=14Y01F-gin4&t=282s

Società Teosofica Svizzera

President’s Blog

Seguici su Twitter

Società Teosofica Italiana

  • RSS - Articoli
  • RSS - Commenti

Blog Stats

  • 81.806 hits

Categorie

  • Articoli della Rivista Teosofica Ticinese (317)
  • Autori (47)
    • Andrea Biasca-Caroni (13)
    • Antonio Girardi (8)
    • Giancarlo Fabbri (17)
    • Greta Biasca-Caroni (2)
    • Krista Umbjarv (1)
    • Marco Boccadoro (5)
    • Piergiorgio Parola (2)
    • Tim Boyd (1)
  • Fabrizio Frigerio (1)
  • News (12)
  • Newsletters Italiane (1)
  • Produzioni esterne consigliate (2)
Radha-2008.jpg
antonio
gretayeshe
gruppo
dieuyeshe
friends
grupposalone
mpubblico
lamayeshe
427698_336588343055325_2116265122_n
perugia
foto
555638_430159703666442_100000172491938_1917133_1339914195_n
537852_430160113666401_100000172491938_1917146_372475993_n
535677_430159883666424_100000172491938_1917139_1634826655_n
533647_430159826999763_100000172491938_1917137_372581793_n
562479_430232330325846_100000172491938_1917324_507475633_n
560896_430233583659054_100000172491938_1917341_1001376799_n
foto
551770_430229856992760_100000172491938_1917296_981863608_n
536182_430232600325819_100000172491938_1917327_382095779_n
527547_430230033659409_100000172491938_1917299_758166221_n
526904_430159516999794_100000172491938_1917128_1234985562_n
525441_430233113659101_100000172491938_1917334_1252579881_n
524472_430159856999760_100000172491938_1917138_1593268049_n
305561_430229800326099_100000172491938_1917295_217969301_n
305587_430159553666457_100000172491938_1917129_1341076077_n
383503_430159043666508_100000172491938_1917119_1344562256_n
293844_430232500325829_100000172491938_1917326_1622762286_n
theosophy1.jpg

Articoli recenti

  • Gandhi, Besant e il massacro di Amritsar
  • One Fire ad Ascona
  • James H. Cousins (1873–1956)
  • Karma e Arte
  • Dalla Bella Addormentata ai Maestri Teosofici: il mistero di Hermann Schmiechen

Top Clicks

  • Nessuno

Gruppo Teosofia su Facebook

Gruppo Teosofia su Facebook

Teosofia su Facebook

Teosofia su Facebook

Categorie

  • Andrea Biasca-Caroni
  • Antonio Girardi
  • Articoli della Rivista Teosofica Ticinese
  • Autori
  • Fabrizio Frigerio
  • Giancarlo Fabbri
  • Greta Biasca-Caroni
  • Krista Umbjarv
  • Marco Boccadoro
  • News
  • Newsletters Italiane
  • Piergiorgio Parola
  • Produzioni esterne consigliate
  • Tim Boyd

Meta

  • Crea account
  • Accedi
  • Flusso di pubblicazione
  • Feed dei commenti
  • WordPress.com
Follow Rivista Teosofica Svizzera/Ticinese (ADYAR) on WordPress.com

Categorie

  • Andrea Biasca-Caroni
  • Antonio Girardi
  • Articoli della Rivista Teosofica Ticinese
  • Autori
  • Fabrizio Frigerio
  • Giancarlo Fabbri
  • Greta Biasca-Caroni
  • Krista Umbjarv
  • Marco Boccadoro
  • News
  • Newsletters Italiane
  • Piergiorgio Parola
  • Produzioni esterne consigliate
  • Tim Boyd
febbraio: 2026
L M M G V S D
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
232425262728  
« Dic    

Blog su WordPress.com.

  • Abbonati Abbonato
    • Rivista Teosofica Svizzera/Ticinese (ADYAR)
    • Unisciti ad altri 105 abbonati
    • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
    • Rivista Teosofica Svizzera/Ticinese (ADYAR)
    • Abbonati Abbonato
    • Registrati
    • Accedi
    • Segnala questo contenuto
    • Visualizza sito nel Reader
    • Gestisci gli abbonamenti
    • Riduci la barra
 

Caricamento commenti...
 

    %d