L’utilità dell’inutile, Giancarlo Fabbri


L’utilità dell’inutile

 

La nostra società occidentale del benessere e della globalizzazione di beni e servizi nella quale si sono instaurate democrazia e libertà di pensiero, è la testimonianza di un avvenimento tecnocratico finanziario sotto l’impulso di una civilizzazione utilitaristica i cui principali alfieri sono state tecnica ed economia, mentre noi siamo i testimoni di un’epoca nella quale i rapporti interpersonali evidenziano quali sono i veri scopi, al limite egoistici, di un calcolo economico tra l’indifferenza di questa nostra società opulenta, consumistica e fatta di beni duraturi di alto livello diffusi in quasi tutte le classi sociali, alfine di creare una società realizzata nei suoi propositi.

Questa realtà, purtroppo, non si è consumata poiché l’uomo, nella sua atavica ricerca del sé e circondato dalla constante presenza di Dio, ha preso coscienza dell’inutilità di una vita supportata dalla “filosofia di un sapere inutile”ma necessario”, senza la quale l’uomo rimane tale e quale.

A difesa dell’inutile, filosofia e contemplazione sono l’esaltazione della bellezza e, soprattutto, di una logica che attraversa la modernità (che in filosofia significa utilitarismo) e che nella vita di ogni giorno rappresentano un contratto sociale di scambio.

L’uomo, in qualche modo, trova sempre un suo sviluppo armonico e una sua ragion d’essere per tutto ciò che è l’inutile, in quanto è consapevole di investire ogni sua risorsa ed energia in attività che non gli procurano un vantaggio nè un profitto. Egli le impiega allor’quando dorme o sogna; quando attende con cura ai lavori domestici o si dedica alla salute di una persona cara; quando non cerca l’utile nella preghiera o nell’insolenza; allor’quando suscita un’emozione o la vive come turbamento; quando non cerca un tornaconto ma impreziosisce la sua vita attraverso l’arte o lo sport; quando vuole migliorare la sua immagine nel vestire o desidera vivere intensamente una felicità più profonda e persino nella lettura delle pagine culturali dei giornali.

Ê la presenza dell’inutile che nobilita la nostra vita dove, nel gioco come nel raccoglimento, esiste una filosofia morale che si affida al concetto del bello oppure a una concordanza di leggi del pensiero razionale (la logica) che possono naturalmente confliggere con l’utile. Appare allora evidente, come sia l’inutile a insignire la vita di ogni forma etica ed estetica, gioiosa e riverente, ragionevole e intrepida e che può identificarsi con l’utile perché essa è il contrario dell’inutile prima che nell’utile e in una trascurabile banalità priva di interesse, nociva e distruttiva, nonostante l’esistenza di una “utilità nell’inutile”.

 

La bellezza è attitudine e preferenza di ciò che esiste in noi e la ricerchiamo senza un vantaggio, perché essa nasce dall’impulso dell’anima attraverso gli occhi, l’udito e la parola e senza nulla pretendere.

Se la civilizzazione si sviluppa sotto la spinta dell’utilità, la civiltà si espande con quel garbo e delicatezza dell’inutile. Le tradizioni, i principi culturali e il carattere di un popolo si riscoprono nell’inutile mediante cerimonie e simboli a discapito del nostro discutibile modello globale di vita mercantilistico e utilitaristico.

Se i comportamenti utili non portano in sé alcun valore morale, quelli “gloriosi dell’inutile dispendio” hanno un loro motivo di essere. I filosofi, adepti dell’inutile e i poeti, veggenti dell’inutile, sono tutti legislatori del mondo e pronti ad affermare il declamato primato Leopardiano del dilettevole sull’utile e condannano il commercio come una forma vile e perversa dell’egoismo umano.

L’inutile sancisce il primato del pensare sul fare; del fare senza interesse su quello mercantile; del vivere una visione aperta del mondo anziché circoscritta; il primato della cultura sull’economia, quello della Gloria sul guadagno; del sacro sulla convenienza, dell’umanità sulle contrattazioni sociali; quello del bene reale sulla finanza, dell’eternità sul tempo, trasformato in servitù da un eccessivo interesse, dell’esercitare l’inutile per vedere lontano; dell’ammirare il creato e non trovare il tempo di guardarsi con compiacimento.

Coloro che noi chiamiamo “INUTILI” – affermava Platone – sono le vere guide di questa “divina stranezza” dell’inutile, di cui la nostra civiltà, più che della tecnica, ne è la naturale interprete.

In conclusione le argomentazioni, in apparenza logicamente corrette, sono contraddette dalle comuni esperienze di ciò che si manifestano in un secondo tempo.

 

Ascona, Dicembre 2013

 

Giancarlo Fabbri

Membro della società Svizzera di teosofia

 

La Caverna della Libertà : Hermann Hesse e Gusto Gräser di Andrea Biasca-Caroni e Julian Martin. Irene Bignardi: Le piccole Utopie. Milano.


Hermann Hesse

Hermann Hesse (Photo credit: Wikipedia)

Studio sull’incontro tra l’eremita Gusto Gräser e lo scrittore Hermann Hesse
sul Monte Verità ad Ascona

Prodotto ed interpretato da Andrea Biasca-Caroni e Julian Martin
YouTube, 6.3.2012

GraeserGustoAltersbildBraun


Rivista Teosofica Ticinese, Aprile 2012

LA CAVERNA DELLA LIBERTÀ

Gustav Arthur Gräser, poeta e profeta naturalista, fu un’apparizione del tutto particolare nella prima metà del Novecento. Eminenti personalità del suo tempo videro in lui l’incarnazione dell’uomo nuovo, la realizzazione degli ideali di Nietzsche e Walt Whitman e pure un nuovo San Francesco. I più non vollero capire il suo vivere al di fuori delle regole sociali e per questo lo criticarono e odiarono; altri, invece, ne fecero un esempio da imitare: poeti della statura di Hermann Hesse e Gerhard Hauptmann lo elevarono a figura mitica.

La sua creazione poetica rimase in gran parte inedita mentre era in vita. In massime e poesie diffuse a mezzo cartoline postali e fogli volanti, esortò i contemporanei a cambiare rotta.

Oggi, la sua figura è per lo più messa in relazione con il Monte Verità di Ascona, da lui fondato, assurto a simbolo di una controcultura pacifista in sintonia con la natura.

Gräser nacque il 16 febbraio 1879 a Kronstadt (Transilvania) e morì il 27 ottobre 1958 a Freimann presso Monaco. Nell’autunno del 1900 diede vita con alcuni amici ad una colonia di riformatori sulla collina di Ascona. Tramite “dialoghi pubblici” tenuti in molte città tedesche andò propagando durante lunghi anni la necessità di una rinascita culturale. Lasciò un’opera poetica in cui i simboli ancestrali dell’umanità riacquistano vita nuova.

Gusto andò a vivere una vita da vero eremita in una specie di grotta. E sarà lì, nel suo ashram ticinese, che anni dopo lo incontrò … Hermann Hesse, calato nel meridione dal nord per combattere “con il sole e i prodotti vegetali” un alcolismo che lo uccideva. E fu lì che Hesse pensò di scoprire nella signora Elisabetta, moglie di Gusto, il prototipo della Grande madre terra, una figura e un’idea di cui molti discutevano in quegli anni da quelle parti, tanto da fare di Ascona il santuario “intellettuale” del suo culto. …
L’ideologia di Monte Verità va vista, agli inizi, come un’alternativa sia a quella del capitalismo sia al comunismo: un’ideologia, o un’utopia, semplice, basata sull’ideale di una comunità paleochristiano-comunista, o di un socialismo primitivo associato al sogno di una vita naturale.

Irene Bignardi: Le piccole Utopie. Milano 200, p. 63 e 67

Hermann Hesse, photographed this year

Hermann Hesse, photographed this year (Photo credit: Wikipedia)

IL MISTERO DI DANTE, regia di Louis Nero

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IL MISTERO DI DANTE, regia di Louis Nero

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AL CINEMA DAL 14 FEBBRAIO 2014

IL MISTERO DI DANTE, regia di Louis Nero.

O voi ch’avete gl’intelletti sani,
mirate la dottrina che s’asconde
sotto il velame de li versi strani.
(Inferno IX, 61-63)

PLAYLIST VIDEO:http://www.youtube.com/play…
FAN PAGE: https://www.facebook.com/il…
IMDb: http://www.imdb.com/title/t…

Dall’Ottocento, importanti studiosi hanno cercato di svelare il segreto che si nasconde dietro le terzine dantesche. Attraverso l’esame delle manifestazioni della tradizione iniziatica occidentale, il film porterà nuova luce su un lato poco conosciuto di Dante.
Un appassionante viaggio dagli ordini di cavalleria, ai Rosacroce, fino al gruppo iniziatico del 1300 “I Fedeli D’Amore”. Preziose guide virgiliane saranno eminenti studiosi, che accenderanno qualche luce nell’intricato groviglio di interpretazioni simboliche, succedute nel tempo. L’obiettivo di tutti, anche se in apparenza divergente, sarà quello di suggerire nuovi percorsi verso strade più illuminate.
Un viaggio dalla circonferenza verso il centro. Dall’esteriore all’interiore. Un misterioso linguaggio, antico come il mondo. Una reminiscenza del meraviglioso mondo dantesco: da un’analisi esteriore all’evocazione di una possibile verità celata “sotto ‘l velame de li versi strani”. Dante continua a far riflettere e a sorprendere.

Un dubbio nasce spontaneo: Esiste ancora, anche sotto diverso nome, quel gruppo iniziatico del 1300 che andava sotto il nome de “I Fedeli D’Amore”?
Siamo stati contattati da alcuni di loro.
Ecco il racconto di questa ricerca.

Con la partecipazione straordinaria di

Taylor Hackford
Franco Zeffirelli
Silvano Agosti

e

S.E. Mons. Agostino Marchetto
Rabbino Riccardo Di Segni
Shaykh’ Abd Al Wahid Pallavicini
Valerio Massimo Manfredi
Christopher Vogler
Massimo Introvigne
Roberto Giacobbo
Gabriele La Porta
G.M. Luigi Pruneti
S.S. Emilio Attinà
Giancarlo Guerreri
Marcello Vicchio
Carlo Saccone
Aurora Di Stefano
Mamadou Dioumé
Imam Yahia Pallavicini

CAST
F Murray Abraham
Diana Dell’Erba
Franco Beltrame
Simone Nepote André
JJJ

INFERNO
Diego Casale
Vittorio Boscolo
Walter Fiorio
Guido Franza
Rodolfo Tabasso
Giovanni Pilone
Carlo Lege
Letizia Leardini
Loredana Peira
Germana Cottino
Francavilla Lucia
Pablo Cappellato
Sophie Chic
Fabrizio Milazzo
Alessio Destefanis
Renato Sitzia
Federico Vento
Michela Maccario
Margherita Abrile
Riccardo Gay
Enrico Mondino
Waldemara Lentini
Alina La Costa

PURGATORIO
Lucrezia Verde
Attilio Cottura
Marta Casini
Francesca Ruiz
Vittoria Sanvincente
Alessandro Zerbunati
Marco Todaro
Alessio Giusti
Marco Sabatino

PARADISO
Michela Di Martino
Silvia Farinetti
Alice Lussiana Parente
Susan Clodia Tonso
Cesare Scova
Elena Presti
Pierluigi Ferrero

MUSICHE
Steven Mercurio
Ryland Angel

ART DIRECTOR
Vincenzo Fiorito

COSTUMI
Agostino Porchietto

TRUCCO
Vanessa Ferrauto

PARRUCCO
Marco Todaro

Atei e credenti ed l’evoluzione scientifica, Giancarlo Fabbri

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All’amico ingegnere

Marco Boccadoro

 

 

 

Atei e credenti ed l’evoluzione scientifica

Sembra sia tornata d’attualità la proposta di un dialogo tra credenti e miscredenti di una manifesta volontà di chiarimento con un atteggiamento di una reciproca comprensione e il desiderio di capire e farsi intendere, dopo un lungo periodo di tempo nel quale, chi riteneva “inconoscibile” una concreta esistenza, si teneva lontano da qualsiasi opinione personale.

Il termine “dialogo”, creato con il concilio Vaticano II e dalla chiesa del dialogo, è stata l’apertura della stessa chiesa universale verso gli atei e i credenti di altre confessioni con la quale i cattolici progressisti dialogavano con i progressisti non cattolici, anziché i cattolici non progressisti.

All’ordine del giorno, è ora invalsa la consuetudine di scambiarsi delle lettere epistolari, non tra laici illustri e teologi di indiscusso valore e di alto livello bensì, tra credenti e non, in un consesso nel quale si fanno delle riflessioni filosofiche sui principi e i metodi di una conoscenza scientifica e attorno a un vicendevole scambio di domande, concordate tra le parti, ma prive di attenzione, di significato e originalità.

È difficile comprendere il perché il Papa ed il suo ex-predecessore non dialogano invece con Richard Dawkins per conoscere l’influenza dell’evoluzione sul principio conforme alle leggi del pensiero razionale in base al quale, ogni concetto è identico a se stesso. (L’identità).

Ed è altrettanto strano il perché essi non discutono dell’anima con Antoni Damaso.

È altresì facile organizzare e indirizzare un dibattito per sommi capi dove tutti ne escono più o meno vincenti, perché è un convegno nel quale la contrapposizione tra laici e credenti, tra agnostici e miscredenti, tutte persone religiose e di manifesta cultura umanistica, quest’ultima indifferente alla scienza, finisce col divenire un modello conformista, un luogo comune e stereotipato con domande senza risposta per continuare a non rispondersi in maniera arguta.

Negli ultimi 150 anni, con il progresso della scienza, è mutata la visione del mondo, del creato e dell’uomo, ma nessuna religione lo ammette per non sconfessare i dogmi e le verità rivelate, datate di millenni.

Certamente, una persona può, se vuole, ignorare il progresso e credere in ciò che più gli conviene e di cercare un avvicinamento a certe coerenze religiose come, ad esempio, la presenza dei fantasmi, degli Ufo, e dove nella quotidianità arriva a confondere l’astronomia con l’astrologia e a consultare gli oroscopi che ci inseguono per tutto il santo giorno.

Sarebbe oltremodo necessario, un confronto tra fede e scienza con delle persone in grado di spiegarci come mai la terra in cui viviamo non abbia quattromila anni, com’è scritto nell’Antico Testamento bensì, molto di più quattro miliardi di anni attraverso i quali, c’è stata una evoluzione e una lotta spietata per la sopravvivenza tra l’ultimo dinosauro e il primo ominide durate 60 milioni di anni.

Sarebbe doveroso, affrontarsi con chi guarda attentamente il cielo per mezzo di potenti telescopi e arriva a conoscere delle immagini spettacolari e impressionanti al limite dell’universo visibile e scopre un piccolissimo sistema solare in una galassia di altri cento miliardi di “soli” e in uno spazio in espansione di altrettanti miliardi di galassie. Ma di ciò che è accaduto, non esiste alcuna traccia e non si trova un accenno nell’antico testamento.

Sarebbe opportuno, dialogare con la fisica moderna che studia le leggi del moto dei corpi, tenendo conto delle loro proprietà corpuscolari e ondulatorie, che sono quelle della meccanica quantistica (WERNER HEISENBERG) che studia le varie forme di energia in energia meccanica e viceversa: la termodinamica.

Sarebbe essenziale, parlare del senso della vita, della sua evoluzione e prepararci a conciliare l’uomo preistorico con la Biologia molecolare e con quel DNA che svela, oltre il funzionamento umano, anche il suo codice genetico, che nemmeno Darwin aveva presunto. Queste conoscenze sono talmente avvalorate tanto che, non sarebbe sufficiente una preghiera come migliore scelta contrapposta.

Oggi il dialogo tra atei e credenti verte sul pensiero, accettato e diffuso nei confronti di una credenza vaga e incerta, mentre è solo il pensiero che rende possibile un dialogo tra le parti, dove Fede e Ragione, per un credente, sono inseparabili; ma per un ateo, il pensare lo indirizza verso il concetto illuministico che ritiene la religione irrazionale e ne sottolinea l’inesistenza e l’assurdità.

Da questa enunciazione scaturisce una verità DEPOTENZIATA da entrambe le parti, che sono convinte delle loro affermazioni e di detenere il privilegio di deliberare in suo nome quali sono le anime riprovevoli e quelle da preservare.

Se per gli atei la verità ha un valore temporale, soggettivo e di poco credito, per i credenti, essi non la posseggono ma si ritengono figli suoi.

I miscredenti, accantonando duemila anni di esperienza e partendo dalla visione del concilio vaticano II, scoprono, ora in Gesù, l’apostolo della verità, l’amore per il prossimo, l’amore dell’uguaglianza e l’elevazione dei poveri; ma non il figlio di Dio.

Da questo momento, la chiesa e tutto il popolo di Dio, mostrano ai non credenti un Gesù pieno di amore dove la verità è Amore; il percorso della chiesa è Amore per l’umanità in suo nome, dove l’amore supera ogni ostacolo nella dedizione verso il prossimo e dove l’amore è misericordia e nobiltà di sentimenti nell’amore tra gli uomini; dove la verità è benevolenza per l’umanità, nonostante entri in conflitto con la giustizia e la responsabilità etica che combattono la morale del perdono.

È difficile stabilire un’uguaglianza tra l’amore, la verità e il Cristo dove le prediche non sono sempre in sintonia con la verità del mondo, la condizione umana e le opinioni di tutti, anche perché, non è possibile amare tutti dello stesso amore.

D’altra parte, atei e credenti sono concordi che non esista la verità assoluta in quanto, se per gli atei essa è relativa e rimane circoscritta nella coscienza individuale e dell’evoluzione, per i credenti essa è del tutto libera o svincolata e si relaziona col tutto rafforzandosi nella convinzione di una verità rivelata, oggettiva e superiore.

È bene che vi sia un dialogo responsabile di confronto ed un comportamento di accoglienza e di rispetto verso le diverse religioni, come essenza fondamentale di una nuova civiltà ritrovata. Però è altresì impossibile un’intesa, che pretenda una rinuncia ai principi della fede.

In verità, esiste una dignitosa ed imparziale realtà, ma dolorosa e inevitabile, che si potrebbe ottenere con le buone maniere e le belle parole per non cedere all’ipocrisia, poichè allora sarebbe più facile riconoscere le tante disparità e smuovere gli errori e le imperfezioni dai sospetti e dalle ingiurie che li accompagnano, anche perché, se si cerca una convergenza di comodo, c’è un serio motivo di ridurre il Cristianesimo a una esposizione di principi con domande e risposte su di esso.

Nell’incertezza, è meglio confidare in Dio piuttosto che sul nulla, nonostante ciò trasferisca la sostanza del dialogo tra atei e credenti in qualcosa di ignoto sul destino dell’esistenza dell’uomo e del mondo, che comporterebbe delle scelte verticistiche e decisive, ma non confortevoli e interpersonali, in quanto Dio non è “familiarmente” né affabile né confidenziale: EGLI è un rischio……

Nel ribadire che è in corso un aspro dibattito riguardante l’atto di fede tra atei e credenti: se per gli atei è un atto di fede nel nulla, per i credenti è un atto di fede in Dio.

Quando il sole, tra quattro miliardi di anni circa, andrà esaurendosi e finirà con l’essere quella meravigliosa candela che scalda e illumina la terra, la vita trascendentale dell’uomo non subirà alcuno cambiamento e nessuna influenza nella fede, mentre quella immanente del miscredente, avrà bisogno di tutti quegli elementi di sopravvivenza tra i quali: IL TEMPO E LO SPAZIO.

 

Si potrà allora affermare che non può esistere trascendenza in un atto di fede nel nulla bensì, solo una realtà vivente del nostro essere.

Se in un periodo di svariati milioni di anni, l’uomo aveva pensato di dovere ricercare la verità nelle stelle e nei cieli, Galileo comprese come il mondo fosse costituito di stelle e pietre, queste ultime, intese come materiale di laboratorio e sperimentazione. Dopo un approfondimento della realtà immanente, Galileo ha voluto ricercare nella pietra “la mano di Dio” e scoprire le prime leggi basilari della natura, da lui definite “l’impronta di Dio”, anziché il “caos primordiale”.

Nasce così una scienza di primo livello che ha rivoluzionato in quattro secoli le strutture della sfera immanentistica che reggono la vita obbedendo ad una logica rigorosa e non al caos. Una logica che governa l’immanente di stelle e galassie e non si può disconoscere come essenza della scienza stessa, nonostante non ne sia riconosciuto il suo autore: egli NON ESISTE.

Si è creata, di conseguenza, una divergenza profonda tra fede e scienza e sarà necessario intraprendere insieme un dialogo aperto e franco per trovare “L’IMPRONTA DI DIO”.

Ci sono diversi aspetti che si concentrano eloquentemente sulle contraddizioni delle opposte tendenze, tutte proiettate alla conquista della scienza. Un primo aspetto è quello di un teologo che affermava come la struttura che sostiene la vita sia energia pura, valida nel trascendente ma non avvalorata nell’immanente e per la quale, la sola energia in sé non sarebbe sufficiente alla vita dell’uomo. È una prima contraddizione alla conquista della scienza, la quale solleva una seconda obiezione al filosofo Immanuel Kant, secondo il quale i concetti di tempo e spazio, sono pilastri portanti di una nostra soggettiva acquisizione intellettuale o psicologica.

Ma se Dio, che regge il mondo, avesse seguito il filoso Kant, il mondo stesso non potrebbe esistere, perché la vita dipende dalla trasformazione dell’energia in massa di energia, di modo che spazio e tempo sono inscindibili.

Tutto ciò dimostra, che se una parte è reale, l’altra deve essere immaginaria, dove reale e immaginario sono proprietà intrinseche fisico-matematiche, scoperte da Galileo già tre secoli prima attraverso la ricerca. L’uomo di misura in quella cosa, definita tempo, con l’orologio e l’altra, chiamata spazio, con il metro. In ultima analisi, non può comunque esistere solamente lo spazio o solo il tempo. Essi devono esserci entrambi e in maniera indissolubile.

In conclusione: quando il sole si spegnerà, NOI CREDENTI, continueremo ad esistere nella sfera trascendentale del creato; essa è una meta come atto di fede in Dio e nelle cose visibili ed invisibili. Per i NON CREDENTI, quando il sole cesserà ogni attività, tutto sarà finito!

Ma scienza e fede, che sono egualmente doni del Signore, continueranno la loro “corsa per la coesistenza” e il bene comune dell’umanità e a “GLORIA DI DIO ONNIPOTENTE”.

Ascona, Novembre 2013

FABBRI GIANCARLO,

Membro della Società Teosofica Svizzera

Ricordo di Radha Burnier


1 novembre 2013

Ricordo di Radha Burnier

Radha-2008.jpg
Radha Burnier
(1923-2013)
Served as International President of the Theosophical Society from 1980 to 2013
La Presidente Internazionale della Società Teosofica, dott.ssa Radha Burnier, ha lasciato il corpo fisico il 31 ottobre scorso alle 21.00, ora locale. Era nella sua abitazione all’interno del Quartier Generale della Società Teosofica ad Adyar, Chennai, India.
La Società Teosofica Italiana la ricorda con affetto e riconoscenza per il grande lavoro svolto per la S.T. ed a favore della Fratellanza Universale senza distinzioni. La ricorda anche per il costante sostegno e per le sue visite nel nostro Paese, culminate nella partecipazione al Congresso del Centenario dalla fondazione della Società Teosofica Italiana, svoltosi ad Assisi nel 2002 ed al Congresso Mondiale della Società Teosofica, svoltosi a Roma nel luglio del 2010.
Con lei scompare una figura storica in grado di collegare strettamente la tradizione teosofica con il pensiero di Jiddu Krishnamurti, di cui era grande amica.
Eminente sanscritista, ha dedicato molte energie al dialogo interreligioso ed all’emancipazione della donna in India e in molti altri Paesi.

È stato assassinato Akong Tulku Rinpoche


News of  October 8, 2013

Carissimi amici di ROKPA,

è con immensa tristezza e turbamento che abbiamo il terribile compito di informarVi della morte di Akong Tulku Rinpoche,
Fondatore di ROKPA International e di ROKPA Italia onlus.

Vi traduciamo le parole di Lea Wyler, vice-presidente di ROKPA,
parole che trovate di seguito anche in originale.

Vi abbracciamo forte

ROKPA Italia team
Da Lea Wyler​
Co-fondatrice e Vice Presidente of ROKPA e tutto il ROKPA Team

Akong Tulku Rinpoche, suo nipote e il suo attendente sono stati assassinati ieri a Chengdu, Cina.
Al momento non abbiamo altre informazioni.

Egli lascia dietro di sè un vuoto incolmabile.
Il suo impegno compassionevole nell’aiutare davvero gli altri ovunque fosse necessario
ha dato nuova speranza, ha sostenuto e salvato la vita a centinaia di migliaia di esseri in tutto il mondo.

Siamo sopraffatti dal dolore, ma vogliamo farVi sapere che non ci arrenderemo!
Soffriremo e piangeremo con tutti coloro che dipendono dall’aiuto di ROKPA per vivere.


Ma prendiamo un impegno forte in memoria di Akong Rinpoche:
I progetti ROKPA saranno portati avanti!

Come tributo ad Akong Rinpoche e al lavoro della sua vita, io ora sto viaggiando verso Chengdu
e da lì con il mio team continuerò ad andare di progetto in progetto
per onorare i nostri impegni verso ogni persona in questa parte del mondo.

Se amate ROKPA e il lavoro di Rinpoche,
adesso è davvero il momento di unire le Vostre forze alle nostre e di darci il Vostro aiuto.

Ora abbiamo più che mai bisogno di Voi.”



To all dear friends of Samye Ling and Choje Akong Tulku Rinpoche

I am very, very sorry to inform you all that tragically, my brother Choje Akong Rinpoche, my nephew and one monk who was travelling with then, were all assassinated in Trengdu today.  Rinpoche’s body has been taken to hospital where a post mortem will be carried out. That is all the news I have so far.  If I receive further news I will let you know.

My nephew Kating Lama has been able to inform His Holiness Karmapa’s sister who has informed H H Karmapa, H H Dalai Lama and Chamgon Kenting Tai Situpa and they are all saying prayers.

We will have to do a lot of special prayers and make a lot of appropriate offerings on Rinpoche’s behalf and any contributions you wish to make in his name will be much appreciated.

I request you all to do whatever prayers you can.

With best wishes,
Lama Yeshe Rinpoche

Giancarlo Fabbri per la rubrica “L’angolo della poesia” con Compagni d’infanzia

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Compagni d’infanzia

 

 

Come uccelli che spaziano lassù nel cielo, tali ci appaiono all’improvviso i pensieri irrequieti dell’infanzia e i sogni sopiti e senza pareti in una dimensione che richiama all’appello i dolci sentimenti affettivi, capaci di suscitare inesprimibili emozioni e gioiose contentezze nei cuori di tutti noi bambini.

 

Eppoi, nel proseguo dell’esistenza, ecco riaffiorare quelle emotività catturate ed evanescenti che si fanno fieri folletti, i cui pensieri, divenuti eterni, si dileguano come figure incorporee nella nebbia della vita e nell’intreccio del tempo, dove sarebbe effimero incalzare “l’attimo fuggente”, che ha acceso profondi turbamenti nei nostri corpi e folli frenesie ai nostri sensi, come in un ultimo travagliato ruggito.

 

Erano i pensieri e le emozioni che ci hanno condotti per mano e accompagnati nell’esperienza della maturità e ci hanno resi combattenti pugnaci nell’affrontare le innumerevoli contese della vita. Ma chi se non noi, Uomini del nostro tempo e della nostra modernità, siamo le uniche vere contrarietà e le malesorti che ci proseguono, nonostante noi viviamo un’esistenza misericordiosa e nella grazia di Dio.

 

Il Signore ci sprona, da subito, a focalizzare gli obiettivi rilevanti e a valutare i problemi, le controversie e argomentazioni nella forma più razionale e analitica; Ci ispira ad amare “per amarci” nel rispetto delle molteplici specificità e prerogative; ci esorta alla tolleranza di quella entità mentale che da un senso al pensiero, che nella filosofia di Platone, costituisce una parte fondamentale e un archetipo eterno ed immutabile delle cose sensibili.

 

Il Signore ci invita ad avversare non solo le animosità e i pettegolezzi, ma a combattere anche le malignità e le menzogne che sono degli attentati morali e materiali dell’uomo nei confronti degli altri uomini e sono gravi manifestazioni condannabili, a causa di quello stolto orgoglio che gli impedisce, sordo e incapace come è, un sincero pentimento e una conversione dello spirito.

 

Ma tante altre sono le contese alle quali Dio ci sottopone con malcelato compiacimento; Egli ci assoggetta e ci mostra quale è il vero impegno di un sollecito riscatto nell’evoluzione.

 

Vorrei citare, per inciso, un’affermazione di Papa Francesco che recita:

“Prima di chiacchierare l’uomo deve mordersi la lingua e quello ci farà bene, perché la lingua si gonfia e non può parlare e non può più chiacchierare.”

 

Con il trascorrere degli anni, l’uomo si interroga sempre più sul senso della vita; di questo nostro passare nel tempo e spazio; del nostro lieve alitare prima dell’ultimo respiro, allorquando d’improvviso, egli vedrà venirgli incontro e apparirgli innanzi le sembianze di bambini, piuttosto ciarlieri e alquanto inavveduti.

 

Sono gli inseparabili compagni dell’infanzia e di un tempo leggiadro e senza ritorno, dove i sogni più candidi non ci avevano ancora dato “L’addio”, non ci avevano abbandonati mentre NOI, finalmente spogli delle stanche membra, assistiamo, ora, al prodigioso passaggio dalla vita illusoria alla vita del reale, attraverso la morte, e rincontriamo i compagni di giochi e di spensieratezza.

 

Si, sono loro: i compagni ritrovati, che non avevano mai cessato di continuare ad essere i gloriosi vessilli della loro immortalità.

 

 

 

 

 

 

Ascona, ottobre 2013

 

FABBRI GIANCARLO,

Membro della Società Teosofica Svizzera

English: Artist along the waterfront in Ascona...

English: Artist along the waterfront in Ascona, Ticino, Switzerland (Photo credit: Wikipedia)

In Olanda sono decisamente avanti !!! RETHINKING THEOSOPHY IN ITS EARLY 20TH CENTURY CULTURAL CONTEXT 26 SEP 2013,Location: Teijin Auditorium, Stedelijk Museum Amsterdam

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RETHINKING THEOSOPHY IN ITS EARLY 20TH CENTURY CULTURAL CONTEXT

26 SEP 2013
Christine Ödlund, Thought Forms, 2009-2010.
Christine Ödlund, Thought Forms, 2009-2010.

Location: Teijin Auditorium, Stedelijk Museum Amsterdam
Time: September 26, 2013, 8 – 9:30 pm
Language: English
Entrance: Entrance price to the Stedelijk Museum + additional charge €2,50
Reservations: It is necessary to make a reservation. Send an e-mail to reservations@stedelijk.nl, stating your full name, e-mail address, telephone number, and the date of the program you want to attend.

As part of the conference “Enchanted Modernities: Theosophy and the arts in the modern world,” organized by the University of Amsterdam from September 25 to 27, 2013, the Stedelijk Museum will host the conference’s central keynote lecture, entitled “Rethinking Theosophy in its Early 20th-Century Cultural Context,” by Professor Linda Dalrymple Henderson. The lecture will focus on the deep interest of modern artists in new scientific discoveries at the turn of the 20th century, mediated through theosophical and esoteric discourses.

The keynote presentation will be followed by a roundtable session with contemporary artists Christine Ödlund and Fredrik Söderberg that will further enunciate the discussion of theosophy and the notion of the spiritual in modern and contemporary art. The roundtable conversation is moderated by conference organizers Marco Pasi (University  of Amsterdam) and Sarah Turner (University of York).

MORE INFORMATION ABOUT THE SPEAKERS

Linda Dalrymple Henderson (professor, College of Fine Arts, University of Texas, Austin) is an acknowledged specialist in the relationship of modern art to fields such as geometry, science and technology, and mystical and occult philosophies. She is the author of The Fourth Dimension and Non-Euclidean Geometry in Modern Art (Princeton University Press, 1983; new ed., MIT Press, 2012), and Duchamp in Context: Science and Technology in the Large Glass and Related Works (Princeton, 1998).

Christine Ödlund lives and works in Stockholm. She graduated from Electro Acoustic Music (EAM course), EMS, Stockholm in 2004, from the Royal College of Art, Stockholm in 1996, and Konstfack, Stockholm in 1995. In 2013, she has participated in In the stream at Lunds Konsthall; freq_out 9, Sonic Acts Festival, Stedelijk Museum Amsterdam; and Art and Music – Search for New Synesthesia, Museum of Contemporary Art Tokyo. In August 2013, her public artwork Lindarnas anatomi was unveiled in Kista Gårds Park outside Stockholm and later this year her work Atlantis No. 2/2012 will be installed in Statoil Oslo Offices, Fornebu, Oslo. As a sound artist, she has released Astral Bells (24-min single CD), Federation of Swedish Art Associations, 2013.

Fredrik Söderberg lives and works in Stockholm. He studied at Konstfack University College of Arts between 1995-2000 and the Royal Institute of Art, Stockholm in 2002. His latest solo presentations include At the Feet of the Guru, at the Galleri Riis Stockholm (2012) and at the National Historical Museum in Stockholm in 2011. Upcoming events include a major solo show in Galleri Riis in Oslo (October 2013).

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Giancarlo Fabbri : APPENDICE A UN APPROFONDIMENTO DEL MATRIMONIO: SACRAMENTO O CONTRATTO?


APPENDICE A UN APPROFONDIMENTO DEL MATRIMONIO: SACRAMENTO O CONTRATTO?

 

 

 

In un mio precedente scritto, pertinente al matrimonio, ho cercato di chiarire quale fosse il rapporto fra un’istituzione religiosa e il “destino contrattuale tra uomini”, dove la divina invocazione di bene, non era il consenso in sé bensì; voleva rendere solo noto, ciò che era stato attuato in precedenza.

 

Vorrei, ora, esprimere alcune considerazioni sul rapporto di coppia, il quale, guarda caso, con l’arrivo del tempo caldo e soleggiato, in cui la maggior parte delle persone cerca il divertimento o preferisce riposarsi in santa quiete, fa esplodere l’estate degli addii.

 

Di tutto ciò: è difficile farsene una ragione plausibile; ma il problema è forse riconducibile e da addebitare al nostro vivere quotidiano, in cui le occasioni di stare insieme, sono sempre meno frequenti e non lasciano abbastanza spazio al dialogo e al confronto.

 

Infatti, ci sono i bambini e la scuola; gli orari imprescindibili del lavoro; i compiti e le incombenze dei genitori; i fine-settimana, talvolta dissennati, con uno svuotamento di energie psichiche e fisiche a causa di sforzi gravosi e di crescenti preoccupazioni, che non lasciano spazio e non aiutano,  sicuramente, i momenti di intesa e di serenità e, a maggior ragione, non favoriscono le manifestazioni di affetto e di rispetto reciproche.

 

Se a tutto questo, uniamo un amore narcisistico, con un’ammirazione di noi stessi e un atteggiamento che mira al raggiungimento del benessere materiale, come scopo primario di vita e con un rifiuto alle rinunce, è ovvio come il matrimonio non avrà lunga vita a causa di instabilità e incertezze, divenute le variabili costanti dell’amore stesso.

 

E così, obtorto collo, il matrimonio impazzisce per una infatuazione amorosa, spesso superficiale e passeggera, per una mancanza di attenzione verso l’altro coniuge e con un atteggiamento d’indifferenza, e di distacco non privi di una certa superbia.

 

Se i genitori pensassero, solamente un istante, al bene dei figli e volgessero il loro cuore e le loro menti ad un progetto di compartecipazione che si trasforma in solidarietà e riflessione per ciò che è stato fatto e di ciò che si sarebbe potuto ulteriormente realizzare, se guardassero i loro bambini nei loro occhi profondi e trasparenti, e trascendentali, scoprirebbero in essi una aspettativa di vita, fatta di amore e di fiducia irreversibili verso i loro genitori, questo gravoso problema umano non sussisterebbe. Purtroppo, il perché non lo si è realizzato tra coloro che si separano, è che c’è sempre uno di loro che ha pensato al proprio “EGO”, talmente tronfio dei suoi desideri, delle sue soddisfazioni, della sua libertà, della sua vanità, ma non a una sofferta situazione nel mettersi in gioco con un’altra persona e in altro luogo, dando così un calcio alla vita in comune e dimenticando, a dispetto di quella univoca “felicità nascosta dietro la porta”, l’opera costruita e fatta di affetti, di ricordi bellissimi e di circostanze per le quali uno si era dedicato insieme a una persona, scelta tra tante, proprio per quello scopo.

 

Colui che intende lasciare il campo e si distrae da un progetto comune, diventa insofferente, si annoia in famiglia e tradisce ogni aspettativa. In tale frangente, complici amicizie e lavoro, la persona vuole combattere la noia e cerca l’avventura nel sesso od altro per rivivere nuovi piaceri, ma finisce col stravolgere la sua personalità e la sua stessa vita.

 

La presenza di una quant’altra persona è un corpo virale esterno alla famiglia, è un’arma puntata contro la coppia e la stessa famiglia, soprattutto làddove esiste un segreto non ancora rivelato che crea incertezze e confusione, risveglia un senso di colpa e crea bugie, che sono le violenze precedenti il dolore, che si manifesteranno al momento della separazione.

 

La separazione è in verità un diritto acquisito allor’quando gli affetti sono compromessi, ma non bisogna dimenticare, che il contratto di matrimonio impone un obbligo morale di comportamento a entrambi i coniugi, basato sulla lealtà reciproca da non trascurare, alfine di irrobustirne la resistenza all’amore.

 

Colui che intende essere sleale, tradisce ogni aspettativa di vita e finisce con l’affliggere l’amore; Egli sancisce la fine del matrimonio che, generalmente e in modo vistoso, di preferenza cessa di esistere d’estate.

 

Nella trama faticosa del tempo, sbiadiscono le promesse, si affievoliscono le coscienze e muoiono le certezze sopite nell’uomo, che non ha così saputo o voluto aprire il cuore e accogliere nella sua dimora l’amore caritatevole di Dio per il bene della famiglia e dell’umanità intera.

 

Se è vero che i sogni, nell’immaginario collettivo, muoiono all’alba, gli impegni formali e i giuramenti di fedeltà fatti agli uomini e a Dio, finiscono sovente in una malinconica serata d’estate…….

 

 

 

 

 

Ascona, settembre 2013

 

 

Fabbri Giancarlo

“Membro della Società Teosofica Svizzera”

Dalla conoscenza alla Saggezza : Greta Biasca-Caroni


Dalla conoscenza alla Saggezza:

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Relazione di Greta Biasca-Caroni per la Scuola Estiva dei Paesi Latini, Naarden Agosto 2013

Un cammino aperto in un viaggio senza fine.

 

La Teosofia si ripropone, tra le altre cose, di studiare la Sapienza Divina come si intuisce già dal nome stesso; Teo Sophia.

Alla base del pensiero teosofico, in similitudine a quello gnostico, si trova l’idea della Monade che precipita nella materia attraverso l’emanazione di tante scintille divine. La divinità nella materia è Sophia, la Saggezza che tornerà (se vogliamo utilizzare per facilità di comprensione l’idea del tempo) all’unità primordiale solo una volta mutata nella sua essenza. Credo che questo processo di mutazione si attui anche grazie a noi, attraverso la nostra preziosa presenza come esseri umani senzienti. Spero di potere spiegare meglio questo pensiero nelle righe che seguono. H.P.B. ambiva quindi per i teosofi una conoscenza della Saggezza Divina. Da qui partiranno tutti i suoi studi che la porteranno ad affrontare la sua avventurosa vita con questo “fil rouge” che la mosse verso luoghi lontanissimi nel mondo e verso luoghi profondissimi nella sua anima. Un viaggio comune a molti che, arrivati ad intuire la verità nascosta ad un sguardo piu`superficiale, intraprendono una ricerca senza ritorno. Per fare cio`si deve avere la possibilità di seguire la libertà del proprio pensiero permettendo concretamente di affrontare giorno dopo giorno i vari sgambetti che si ripropongono lungo il cammino. Senza la libertà ben poco si potrebbe affrontare ed ottenere. Per libertà intendo libertà fisica e mentale, libertà da schemi sociali predefiniti che non sappiamo nemmeno piu`riconoscere come tali. Riporto ad esempio di uno di questi schemi sociali, le parole che scriveva nel suo magnifico “Elogio dell’ozio” Bertrand Russel, la capacità di analisi del quale amo molto. Egli parlando della vita universitaria ed ammettendone i suoi indubbi meriti dice anche che essa ha pero`”Il deplorevole svantaggio di avere studi diciplinatissimi e l’uomo che segua una linea originale di ricerca rischia di venire scoraggiato”. Quello che ai teosofi ed ai ricercatori dello Spirito in generale preme ottenere non è tanto una cultura (a cui il mondo accademico e sociale solitamente puntano) che pur essendo, sempre citando il Russel “Utile per il fatto di suggerire svaghi diversi dal tormentare il nostro prossimo, e mezzi diversi dalla prepotenza per affermare la nostra personalità” non basta. Il cammino spirituale è di superamento del sè, un cammino per gli altri ma in definitiva personale e solitario. Non ci si puo`accontentare di seguire cio`che altri hanno fatto prima di noi, lo spirito pionieristico in questo modo ne verrebbe soffocato. I sentieri battuti sono utili e fondamentali all’inizio del viaggio, per prendere confidenza e forza. Come si dice nel linguaggio alpino esistono pero`persone in grado di “Aprire una nuova via”, di creare nuovi sentieri, di spingersi là dove nessun altro sino ad allora è passato. Non tutti sono interessati ad addentrarsi in questi nuovi luoghi proprio perchè ci insegnano che la conoscenza va spesso a braccetto con il conosciuto, in realtà questa è solo cultura, utilissima cultura ma non ancora conoscenza. Si leggono, approfondiscono e studiano cose fatte da altri sperando di conoscere, in realtà ci si sta creando solo una buona cultura. Questo puo`essere vero in tutti i campi, anche in quello spirituale. Il rischio di rimanere per anni ed anni all’interno di quest’imposizione dominante della cultura spirituale esiste, è concreto. A me piace molto la cultura, la trovo divertente ed fondamentale ma, quello che credo di desiderare profondamente per me e per tutti gli altri non è affatto legato ad essa. Rendere se stessi e gli altri persone piu`serene è notevole ma non sufficiente a colmare il senso di vuoto dovuto alla non conoscenza. Unicamente quando utilizziamo la mente ed il cuore all’unisono per guardare il mondo qualcosa di nuovo appare. Si puo`naturalmente conoscere anche cio`che altri ci hanno insegnato ma unicamente attraverso un processo di interiorizzazione profondo e questo implica dunque una scoperta personale del tema utilizzando un processo che va oltre al limite dello studio. Credo sia di questo che parlasse Krishnamurti quando insisteva sul fatto di togliere i ricordi dalla nostra mente per permettere a cio`che ci circonda di rivelarsi. La sacralità è intrinseca alla vera ricerca che solo ognuno di noi puo`affrontare, ognuno in maniera diversa. Credo che la saggezza di cui tento di parlare sia coincidente nel tempo alla conoscenza. Non si tratta piu`dunque di un percorso, di un cammino spazio/tempo tra conoscenza e saggezza ma piuttosto di un’immediatezza d’effetto. Se c’è vera conoscenza AUTOMATICAMENTE c’è saggezza. Questo perchè come detto all’inizio Sophia, la saggezza, compenetra ogni singolo stato della materia, sia essa piu`o meno sottile. Quindi nel momento in cui si entra in contatto con la vera, autentica e totale comprensione/conoscenza automaticamente la saggezza che tutto ingloba si svela a noi. Sagezza che aspetta solo noi per manifestarsi. Ecco il nostro grande e prezioso ruolo in tutto questo. Noi abbiamo la possibilità di svelare il Sacro. La riprova dunque del fatto di non conoscere una cosa è di non avere intuito la Sophia che c’è in lei. Il sentiero per avvicinarsi allo stato di completezza è di sperimentazione empirica rivolta questa volta non piu`verso l’esterno ma verso l’interno di noi, del modo che ci serve da specchio, sempre piu`in profondità nel nostro corpo, nella nostra mente, nella nostra anima. Il laboratorio di ricerca utilizza nuovi tipi di ampolle, di utensili. Essi sono il silenzio, la reimpostazione dei sensi che ora si rivolgono verso il mondo interiore, l’impavidità e fondamentale caratteristica; l’attenzione. In questo laboratorio segreto dove troviamo il nostro piu`profondo Se`si possono vedere mondi nuovi, universi interi a noi in qualche modo assurdamente familiari perchè mai del tutto dimenticati ed in realtà finalmente ritrovati. Ogni volta sempre diversi, sempre in continuo mutamento e dunque vivi in noi. In questo modo il vuoto che sentivamo, il buio mai illuminato, la malinconia sono finalmente placati, per alcuni infiniti istanti soddisfatti. La vita nella sua immensa bellezza e bontà ci accoglie nel suo abbraccio che nessun abbraccio umano eguaglia, nell’abbraccio tanto anelato e finalmente vissuto. Solo ora potremo capire chi siamo e dunque semplicemente indicare molto umilmente il cammino verso la sagezza ad altri per poterci ritrovarci tutti insieme nell’Unità già qui nella nostra materia/Sophia.