Dalla conoscenza alla saggezza …

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English: The Tenth Dalai Lama, Tsultrim Gyatso

English: The Tenth Dalai Lama, Tsultrim Gyatso (Photo credit: Wikipedia)

Dalla conoscenza alla saggezza

(relazione di Andrea Biasca-Caroni da tenersi alla scuola estiva dei paesi latini, Naarden, Olanda, Agosto 2013)

da LA VOCE DEL SILENZIO :

Il nome della prima Aula è IGNORANZA, Avidyâ. E questa l’Aula in cui hai visto la luce, in cui vivi e morrai.

Il nome della seconda è Aula della CONOSCENZA.

L’Anima tua vi troverà i fiori della vita, ma un serpente attorto sotto ogni fiore.

Il nome della terza Aula è SAGGEZZA, al di là si stendono le acque senza spiagge di AKSHARA, la Fonte indistruttibile dell’Onniscienza.

Se vuoi attraversare incolume la prima Aula, non lasciare che la tua mente confonda i fuochi del desiderio, che vi ardono, con il sole della vita.

Se vuoi attraversare incolume la seconda, non fermarti ad aspirare la fragranza dei suoi fiori inebrianti. Se vuoi liberarti dalle catene karmiche, non cercare il tuo Guru in queste regioni mâyâviche.

I SAGGI non si attardano nei giardini dei sensi.

I SAGGI non curano le voci seduttrici dell’illusione.

Cerca chi deve darti la nascita  nell’Aula della Sapienza, nell’Aula, che si trova al di là, dove le ombre sono ignote, e dove la luce della verità splende con gloria imperitura.

11th Dalai Lama http://www.simhas.org/files/11...

11th Dalai Lama http://www.simhas.org/files/11Dalai.JPG (Photo credit: Wikipedia)

Quando ho letto il titolo della relazione che mi è stato richiesto di tenere qui a Naarden ho subito pensato a questi versi. Per qualche mese ho riflettuto sulla portata vitale di questo sentiero e del chiaro pericolo indicato da queste indicazioni avanzare correttamente sulla via del discepolato. Non ci sono scappatoie… non c’è eccezzione alcuna : i saggi non si attardano nei giardini dei sensi, i saggi non curano le voci seduttrici dell’illusione…

È quello che succede nelle nostre vite quando dopo qualche anno di cammino ci accorgiamo che i discorsi intellettuali lasciano il tempo che trovano… dalla conoscenza alla saggezza… l’indizio è chiaro : la conoscenza non è un punto d’arrivo, semmai una partenza per raggiungere la meta che è la saggezza. Sembra quando si dice che la saggezza è quello che rimane una volta che si è dimenticato tutto quello che abbiamo studiato… è come un precipitato alchemico di un processo che si è svolto dentro che mi ha fatto attraversare il deserto della Mongolia per raggiungere nulla, solo per il viaggio e per arrivare dove non c’era nessuno per 2000 kilometri. Sembra arrivare alla muraglia cinese dopo aver sentito i racconti su Gengis Khan e il Dalai Lama… la storia di monaci mongoli trucidati dai comunisti russi… e poi arrivare e vedere la muraglia cinese in pasto ad una troupe televisiva che fa le prove delle gare ciclistiche che verranno trasmesse al mondo… fanno le prove perché il mondo deve vedere un’immagine e non la realtà spontanea della Cina… maya è già di suo illusoria… se poi controlliamo tutto quello che traspare fino al millimetro l’illusione aumenta e si amplifica…

“Conoscenza” è un termine che può assumere significati diversi a seconda del contesto, ma ha in qualche modo a che fare con i concetti di significato, informazione, istruzione, comunicazione, rappresentazione, apprendimento e stimolo mentale.

La conoscenza è qualcosa di diverso dalla semplice informazione. Entrambe si nutrono di affermazioni vere, ma la conoscenza è una particolare forma di sapere, dotata di una sua utilità. Mentre l’informazione può esistere indipendentemente da chi la possa utilizzare, e quindi può in qualche modo essere preservata su un qualche tipo di supporto (cartaceo, informatico, ecc.), la conoscenza esiste solo in quanto c’è una mente in grado di possederla. In effetti, quando si afferma di aver esplicitato una conoscenza, in realtà si stanno preservando le informazioni che la compongono insieme alle correlazioni che intercorrono fra di loro, ma la conoscenza vera e propria si ha solo in presenza di un utilizzatore che ricolleghi tali informazioni alla propria esperienza personale. Fondamentalmente la conoscenza esiste solo quando un’intelligenza possa essere in grado di utilizzarla.

In filosofia si descrive spesso la conoscenza come informazione associata all’intenzionalità. Lo studio della conoscenza in filosofia è affidato all’epistemologia (che si interessa della conoscenza come esperienza o scienza ed è quindi orientata ai metodi ed alle condizioni della conoscenza) ed alla gnoseologia (che si ritrova nella tradizione filosofica classica e riguarda i problemi a priori della conoscenza in senso universale).

La Saggezza per i filosofi

Socrate, definito dalla Pizia “il più saggio”, scopre che la saggezza consiste nel “sapere di non sapere”. Al concetto corrente di saggezza, insieme alle altre virtù, applica il metodo della maieutica per mettere in luce le contraddizioni nel pensiero corrente in materia.

Platone nel dialogo Carmide esprime l’idea che la saggezza sia essenzialmente temperanza (sophrosyne).

Per Aristotele era una delle virtù dianoetiche, cioè relative alla ragione vera e propria (dunque non relativa al carattere, o ethos). Egli stabilisce che la saggezza è la via per raggiungere la sapienza e questa conduce alla felicità.

La saggezza (sapiens), secondo Seneca, è caratterizzata da due elementi: la costanza e l’imperturbabilità.

La saggezza per il Buddhismo

« Non fatevi guidare dalla tradizione, dalla consuetudine o dal sentito dire; dai testi sacri, dalla logica o dalla verosimiglianza, né dalla dialettica o dall’inclinazione per una teoria. Non fatevi convincere dall’apparente intelligenza di qualcuno o dal rispetto per un maestro… Quando capite da voi stessi che cosa è falso, stolto e cattivo, vedendo che porta danno e sofferenza, abbandonatelo … E quando capite da voi stessi che cosa è giusto … coltivatelo. »

Il Buddhismo s’interessa di quegli aspetti dell’esistenza che sono osservabili invece dell’attaccamento a un credo. Tutto va verificato empiricamente. La verità è vissuta differentemente dalle persone. Ciò che veramente conta è la validità dell’esperienza, e se tale esperienza conduce a un modo di vivere più saggio e compassionevole.

Nella prima aula si parla di non confondere i fuochi del desiderio con il sole della vita e per superare la seconda della conoscenza si tratta di non fermarsi ad aspirare la fragranza dei suoi fiori inebrianti… non cercare il Maestro in queste regioni mayaviche….

Ecco ora inizia la farina del mio sacco… è circa da quando avevo 12 anni che mi interesso di occulto… prima l’astrologia, poi il buddhismo zen poi … l’adolescienza e i casini e poi rimettere in ordine tutto il casino che si è aperto avendo cominciato tropppo presto e senza guida… il fai da tè e l’età immatura non sono adatti al sentiero, ve lo garantisco. Ma quì in occidente di maestri se ne incontrano ben pochi e col passar del tempo dopo aver cercato e trovato, perso e imparato e disimparato mi rendo conto che il viaggio è quello che conta… non si ottiene niente eppure si ottiene tutto andando avanti nella vita spirituale… ho frequentato monasteri buddhisti, gruppi di teosofi, sono entrato di sfroso e ho partecipato al culto mussulmano… sono persino andato a messa per parecchi anni e poi ho mollato tutto e lo continuo ogni giorno… credo che la giostra sia continua e la vita può anche essere lunga, se hai fortuna. Oggi non so dove sono. So che devo parlare per almeno 20 minuti e siccome mi sono abituato a parlare a braccio adesso che devo scrivere la conferenza sono imbarazzato, infastidito e non ho nessuna ispirazione. Il fatto che si debba tradurre in francese poi mi rende ancora peggio disposto… mi sta prendendo una malavoglia e una specie di infantile ritrosia. L’ego si fa sentire… lo sento che comincia a scalciare e tenta di far bollire le passioni… tenta di pescare nel torbido per impedirmi di redigere questa conferenza… ecco la questione è chiara ? Ora penso che la chiave sia essere consapevole di cosa capita dentro quando si cerca di trovare il bandolo della matassa. Quando scrivo capita qualcosa dentro che cerca di rendre tutto confuso e senza scopo… cerca di riappiattire tutto e cancellare ogni progresso… la marea sale e solo il fatto di saperlo rimette apposto le cose. Questa capacità di andare avanti perché consapevoli di cosa sta capitando dentro credo arriva dopo che si è abbandonata l’aula della conoscenza… non è più una questione di nozioni o di conoscenze : si tratta di essere in contatto con quello che succede dentro di noi in maniera onesta. Le voci dell’illusione sono le nebbie dentro che salgono e rendono tutto vano. Sono insidiose perché sembrano reali… finché non mi rendo conto che il funzionamento del piccolo io è questo non c’è scopo a continuare la ricerca… ma per andare avanti è necessario cadere nella trappola e superarla costantemente finché non si arriva ad una regione libera da queste insidie… si rimane in questa condizione di schiavitù dall’io per chissà quante incarnazioni e quasi tutte le persone con cui abbiamo a che fare sono chiuse dentro un sistema illusorio di credenze, falsi miti, cultura, tradizione, schemi e convenzioni sociali che fungono da rete all’interno della quale ci tiene schiavi l’io.

“non fermarti ad aspirare la fragranza dei suoi fiori inebrianti. Se vuoi liberarti dalle catene karmiche, non cercare il tuo Guru in queste regioni mâyâviche”

maya, l’illusione :

Il velo di Maya

Con l’espressione Velo di Maya, coniata da Arthur Schopenhauer nel suo Il mondo come volontà e rappresentazione, si intendono diversi concetti metafisici e gnoseologici propri della religione e della cultura induista e ripresi successivamente anche da vari filosofi moderni. Arthur Schopenhauer nella propria filosofia sostiene che la vita è sogno sebbene questo “sognare” sia innato (quindi la nostra unica “realtà”) e obbedisca a precise regole, valide per tutti e insite nei nostri schemi conoscitivi.

Questo «velo», di natura metafisica e illusoria, separando gli esseri individuali dalla conoscenza/percezione della realtà (se non sfocata e alterata), impedisce loro di ottenere moksha (cioè la liberazione spirituale) tenendoli così imprigionati nel samsara ovverosia il continuo ciclo delle morti e delle rinascite. Similmente alla metafora della caverna di Platone, l’uomo (e quindi l’intera umanità) è presentato come un individuo i cui occhi sono coperti dalla nascita da un velo, liberandosi dal quale l’anima si risveglierà dal letargo conoscitivo (o avidyã, ignoranza metafisica) e potrà contemplare finalmente la vera essenza della realtà.

Le numerose ed eterogenee correnti induiste attribuiscono significati e funzioni differenti a questo concetto: le correnti dualistiche (come ad esempio gli Hare Krishna) la interpretano come il «velo» che separa l’essere individuale dal riscoprire la propria relazione con Dio, che essi identificano con Krishna; mentre presso le scuole moniste (come, ad esempio, l’Advaita Vedānta) questo «velo» è rappresentato dall’identificazione con il corpo, con la mente, con l’intelletto e con la propria stessa individualità, il senso dell’io (ahamkara), ovvero tutto ciò che ricopre e riveste l’Ātman (unica entità eterna ed immortale), impedendo di riconoscere la propria identificazione con esso ed illudendo così l’anima individuale di essere un individuo distinto dal tutto.

Punto zero :  L’illusione di essere un io separato dal tutto. La vera consapevolezza rappresenta questo. Essere, sperimentare una stato di coscienza unitario, dove c’è la diretta percezione di essere illusi nella separazione. Un’esperienza è fatta di rappresentazione essenzialmente, ma in realtà l’esperienza è data dal non essere consapevoli di proiettare sullo schermo della “realtà” la propria mente. La mente non è illuminata e le ombre danzano nelle nostre vite nel samsara, si ripetono finché non ci svegliamo… Cosa ci fa cercare il risveglio ? La sofferenza ? L’inutilità della vita ? Il dolore e la depressione ? L’intima consapevolezza della precarietà dell’esistenza e la sua ineluttabile ripetitività … non se ne esce ! Mi sono addormentato nello scrivere quest’ultima frase, ahaha ! Il problema di avere il letto di fianco al computer ! Ho letto alcune pagine di “Storia dell’eternità” di J.L. Borges e mi stupisco ogni volta di come si possa scrivere citando mille cose con una agilità e scioltezza così naturale. Ah ! Che invidia ! Ogni volta che leggo un grande mi ripeto… nella prossima vita ! Certo perché il più crudele giudice della condizione umana è il confronto con i grandi della storia e la tremenda consapevolezza di non essere come loro ! Se non pui essere il sole accontentati di essere l’umile pianeta e vivi di luce riflessa… la vera saggezza sta nell’accontentarsi di chi si è senza smettere di migliorarsi… si provarci e riprovarci… e poi una volta toccato il fondo rendersi conto che solo chiedendo l’intervento di un maestro o del padre o di qualcun’altro a volte è possibile risalire. Che destino ! Poi risalgo… il lavoro di servizio fa il resto… la direzione giusta intrapresa fa il suo effetto. Faccio un lavoro di servizio, mi occupo di ospitare chi desidera studiare la teosofia e servo chi ne ha bisogno… prima cercavo il potere… ora ho il potere… di servire ! Che è poi l’unico potere che esiste a ‘sto mondo. La conoscenza ? Boh ! Di cosa stavamo parlando ?

NEWSLETTER DELLA SOCIETÀ TEOSOFICA ITALIANA


Annie Besant (Photo credit: Wikipedia)

 

Annie Besant in 1897

Annie Besant in 1897 (Photo credit: Wikipedia)

Newsletter della Società Teosofica Italiana

PRESENTAZIONE
Il contributo forse più importante che il movimento teosofico ha portato alla cultura del tempo, dalla fine dell’Ottocento ad oggi, è questa riaffermazione con forza che la Vita è Una e che tutte le sue parti o componenti sono sempre in reciproca relazione e comunicazione. La portata di tutto ciò è notevole, perché mette nelle condizioni l’essere umano di iniziare dal qui ed ora la sua opera di trasformazione spirituale.
Il cambiamento non è dunque rimandato ad un momento successivo, ma inizia attraverso la piena accettazione della dimensione karmica dell’esistenza quotidiana. Ed ogni piccolo cambiamento nella direzione di una maggior consapevolezza sarà di beneficio non soltanto per se stessi, ma per tutta l’umanità.

ULTIME NEWS

A NAARDEN LA SCUOLA ESTIVA 2013

Il Centro Teosofico Internazionale di Naarden (Olanda) ospiterà dal 12 al 18 agosto prossimi l’edizione 2013 della Scuola Estiva dei Paesi Latini. È…

PUBBLICATO DA ETI “CENNI SULLA MORTE”

“Cenni sulla morte” è l’ultima pubblicazione in ordine di tempo di Edizioni Teosofiche Italiane. In questo volumetto Annie Besant e Charles Webster…

CONCLUSO IL 99° CONGRESSO DELLA S.T.I. AD AOSTA

Si è svolto ad Aosta dal 24 al 26 maggio scorso il 99° Congresso Nazionale della Società Teosofica Italiana. Si è trattato di un appuntamento…

STOP VIVISECTION

La Società Teosofica ha sempre sostenuto e diffuso nel mondo la causa del vegetarismo e del rispetto per tutti i regni della manifestazione. Per…

NEL NOME DEL DIO DEL SOLE

È questo il suggestivo titolo del romanzo di Paola Giovetti, recentemente pubblicato dalla casa editrice Edizioni Segno di Tavagnacco (UD)…

RIVISTA PROJECT

Esce da qualche anno a Verona Project, una interessante pubblicazione, anche in formato telematico, che porta un sottotitolo emblematico: “rivista di…

INTERNATIONAL THEOSOPHY CONFERENCES

Il 15° incontro annuale dell’International Theosophy Conferences, che è stato fondato per promuovere i tre scopi della Società Teosofica così come…

ODISSEO E LE ONDE DELL’ANIMA

Lo conosciamo come Ulisse, ma i greci lo chiamavano Odisseo; lo scrittore Roberto Fantini, membro della S.T.I., affronta un viaggio insolito in…

L’UOMO: ANIMA – CORPO – INFINITO

Il Centro Culturale Pietro Ubaldi promuove, presso “La cittadella” di Assisi (PG), la dodicesima edizione de “I tre giorni della ricerca psichica e…

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Marco Boccadoro, Karma e impegno teosofico

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Henry Steel Olcott (1832-1907, links), Annie B...

Henry Steel Olcott (1832-1907, links), Annie Besant (1847-1933, mitte), Charles Webster Leadbeater (1847-1934, rechts) in Adyar (Chennai) im Dezember 1905 (Photo credit: Wikipedia)

Alfred Percy Sinnett (1840-1921)

Alfred Percy Sinnett (1840-1921) (Photo credit: Wikipedia)

Annie Besant in 1897

Annie Besant in 1897 (Photo credit: Wikipedia)

Marco Boccadoro

Karma e impegno teosofico

Relazione tenuta al 99o congresso Italiano, Aosta

“E ‘solo la consapevolezza delle costanti  rinascite di una stessa individualità in tutto il ciclo della vita, la garanzia che le stesse Monadi devono passare attraverso il “Circolo di Necessità”, premiate o punite da tale rinascita per la sofferenza subita o crimini commessi nella vita precedente; che quelle Monadi stesse, che sono entrate nei vuoti gusci senza sentimenti, o figure astrali della prima Razza emanata dai Pitri, sono le stesse che ora sono in mezzo a noi – anzi, noi stessi, forse, è solo questa dottrina, sosteniamo, che può spiegarci il problema misterioso del Bene e del Male, e riconciliare l’uomo con la terribile e apparente ingiustizia della vita.

Nient’altro che tale certezza può placare il nostro disgustato senso di giustizia. Infatti, se uno non conosce la nobile dottrina e si guarda intorno, e osserva le disuguaglianze di nascita e di fortuna, di intelligenza e capacità, quando si vedono onori elargiti a  sciocchi e intemperanti , su cui la fortuna ha accumulato i suoi favori per semplice privilegio di nascita, e il loro vicino più prossimo, con tutta la sua intelligenza e nobili virtù – molto più meritevole in ogni modo – perire di povertà e per mancanza di compassione, quando uno vede tutto questo e deve allontanarsi, impotente ad alleviare questa sofferenza immeritata, le orecchie che risuonano e il cuore gonfio per le grida di dolore intorno a lui – che la conoscenza benedetta del Karma solo gli impedisce di maledire la vita e gli uomini, come pure il loro  presunto Creatore.” [1]

Inizio la mia relazione con questo bellissimo brano della signora Blavatsky, che, mi pare, riassume in poche righe uno dei motivi per cui vale la pena di occuparsi del Karma.

Ecco  la lucidissima spiegazione che ne dà Edoardo Bratina nell’introduzione al libro di Annie Besant sul Karma.[2]

“Il Karma è la legge di causa-effetto, agente su tutti i piani della natura, definita dai tre principi dellla dinamica, scoperti rispettivamente da Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei e Isaac Newton:

1) Un corpo permane nel suo stato di moto o quiete finchè non subentra una forza esterna (quindi qualunque cosa accada è dovuta ad una causa determinata) .Non esistono effetti senza cause.

2)Una forza applicata ad un corpo imprime al corpo stesso un’accelerazione proporzionale alla forza stessa , cioè i risultati sono sempre proporzionali alle forze poste in azione.

3) Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.”

Questo terzo principio è la Legge Unica che sostiene l’universo, il grande equilibrio.

La legge che riaggiusta l’equilibrio disturbato nel mondo fisico, e l’armonia spezzata nel mondo morale. Quindi, dicevamo, il rapporto causa-effetto. Non vi è effetto senza causa.

Le cause sono da ricercare nelle nostre azioni passate e presenti. Non solo nelle azioni, però. A monte di un’azione, c’è il pensiero, la straordinaria capacità dell’essere umano di creare, visualizzare, avere delle visioni. In teosofia, però, il pensiero è materia, si parla di  le forme – pensiero.

Le forme pensiero possono essere buone o malvagie , e purtroppo esse sono molto più potenti di quanto si pensi. Infatti queste magnetizzano attorno a sé gli elementali dello stesso tipo, e si rinforzano, nel bene e nel male.

Scrive La signora  Besant in merito alle forme pensiero:

“Angeli e Demoni di nostra creazione si assiepano attorno a noi, da ogni lato, apportatori del bene e del male agli altri, del bene e del male a noi stessi, come veri agenti karmici.”

E attualmente, vista l’onnipresenza dei mezzi di comunicazione, una forma pensiero può raggiungere in tempo reale tutta l’umanità: pensiamo all’aereo che distrugge le torri del World Trade Center , credo che tutti l’abbiano visto, alle immagini delle varie guerre che quotidianamente vediamo alla televisione, ai film farciti di  omicidi e di violenza, al potere di internet, all’insipido chiacchiericcio di parte dei social networks.

L’effetto di aggregazione e di rinforzo mutuale delle forme pensiero è chiaro nella manifestazione del karma collettivo: ad esempio si pensi all’atmosfera di odio che regnava in Germania negli anni precedenti la seconda guerra mondiale. E La legge del Karma ha puntualmente assegnato un effetto alla causa così generata.

Purtroppo gli esempi non mancano, uno fra tanti:

poco tempo fa, un disoccupato spara davanti a Palazzo Chigi a Roma colpendo un carabiniere innocente e rendendolo tetraplegico. Questa, di sicuro non è la volontà divina, ma un effetto Karmico.

Dove va ricercata la causa di questa azione ? Nel Karma collettivo della crisi economica? Nel licenziamento dell’attentatore ? Negli incitamenti all’odio sui social networks da parte di qualche uomo politico? Nel Karma personale?

E’ giusto che un innocente venga punito?

Nella lettera numero 16 dei Mahatma  ad Alfred Percy Sinnett , il Maestro Koot Hoomi scrive,  a questo proposito:

“ il Karma è simile ad un Libro delle Entrate, in cui tutti gli atti dell’uomo, buoni, cattivi o indifferenti, sono accuratamente registrati a debito ed a credito…

Dove la letteratura poetica cristiana ha creato e vede un Angelo Custode “ che registra”,

la severa e realistica logica buddista, comprendendo la necessità che ogni causa abbia il proprio effetto, mostra la sua vera presenza. Gli oppositori del buddismo hanno molto sottolineato la pretesa ingiustizia che la persona che compie l’azione resti impunita ed una vittima innocente abbia a soffrire- dal momento che la persona che agisce e quella che soffre sono due esseri differenti. Ma mentre in un senso esse possono essere considerate tali, in un altro  sono identiche”.

… “l’uomo di una data età, mentre senzientemente non cambia, fisicamente non è quello che era alcuni anni prima. I suoi Skandha (cioè la sua individualità fisica e mentale) sono cambiati.

… Ebbene, se è giusto che un uomo di quarant’anni debba godere o soffrire per le azioni dell’uomo di vent’anni, è ugualmente giusto che l’essere rinato, che è essenzialmente identico al precedente, sopporti le conseguenze de Sé o della personalità che l’ha generato.” [3]

Tornando all’onnipresenza dei mezzi di comunicazione, forse l’effetto peggiore di questa invasione di informazioni per lo più banali o negative è che tutto questo rumore ci impedisce di pensare. Per evolvere, bisogna infatti far sì che alla fine di un’esistenza terrena, nel Devachan le immagini mentali vengano trasformate in virtù, che le aspirazioni di questa vita divengano qualità per la prossima. Se una volta nel Devachan ci presentiamo con un bagaglio leggero, non ci sarà una grande evoluzione nella prossima incarnazione…

Bisogna stare attenti, quindi, ai pensieri, ai desideri, i desideri sono catene.

Ciò che desideriamo l’otterremo, se non in questa vita, in una prossima. E questo vale nel bene e nel male. Aspirazioni positive diverranno talenti, qualità; desideri malvagi, egoistici, violenti, bramosie, passioni, verranno pure esauditi, con conseguenze deprecabili.

Pensiamo piuttosto ad avere un pensiero buono di riserva quando la nostra mente è vuota.

Citando  Peter Pan. : “bastano pensieri felici..sono quelli a portarti in aria”

E qui arriviamo al discorso della libertà individuale, all’impegno personale, all’impegno teosofico.

Siamo sì tutti sottomessi alla Legge karmica, ma siamo pur sempre liberi di agire, generiamo continuamente nuovo karma, siamo liberi di tendere al Male o al Bene, anche solo con il pensiero, influenzando così il destino nostro e dei nostri simili per il futuro.

In particolare come teosofi, senza voler peccare di orgoglio, siamo pur sempre al corrente di tante cose rispetto ai tanti che non sanno, e questa è una pesante responsabilità. Come teosofi, la consapevolezza che ci viene dalla Conoscenza, deve farci  tendere verso il Bene, ad un percorso di miglioramento continuo, verso il  Bello ed il Buono . Invece di opporre l’odio all’odio, ricordiamoci, come scrive la Signora Besant, che l’odio cessa con l’amore.

Dovendo viaggiare spesso in aereo per motivi professionali, ho scoperto che esistono delle cuffie attive, che misurano il rumore esterno con un piccolo microfono, e generano un rumore in contro fase che viene aggiunto al rumore iniziale, in modo da ottenere il silenzio assoluto all’interno delle cuffie.

Vi assicuro che funziona anche con un bambino urlante nelle vicinanze.

Beh, bisogna comportarsi in modo analogo, penso, con il Karma negativo, annullarlo con comportamenti opposti. Ricreare l’equilibrio che regge tutto l’universo.

Opporre l’amore all’odio, l’altruismo all’egoismo, la generosità all’avarizia, la gentilezza all’aggressività. Non è facile, naturalmente, ma funziona, con grande vantaggio verso il grande hard disk akasico che tutto registra, verso il nostro prossimo, e verso noi stessi.

Grazie per l’attenzione.

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Bibliografia:

[1] Brani tratti da scritti di  H.P. Blavatsky, in particolare da  The Key to Theosophy, The Secret Doctrine e H.P.B. Articles.

Pubblicato da Theosophy Magazine (Los Angeles, California, USA),  in giugno 1974, luglio 1988, agosto 1988 e settembre 1988

[2] Annie Besant, Karma o l’Enigma del Destino, E.T.I , 2005

[3] Lettere dei Mahatma ad A.P.Sinnett, E.T.I., 2010

Dalai Lama is member of the Theosophical Society

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English: Theosophical Society Building in Chri...

English: Theosophical Society Building in Christchurch – entrance detail. (Photo credit: Wikipedia)

English: The Eighth Dalai Lama, Jamphel Gyatso

English: The Eighth Dalai Lama, Jamphel Gyatso (Photo credit: Wikipedia)

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English: The Seventh Dalai Lama, Tsangyang Gyatso (Photo credit: Wikipedia)

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English: The Tenth Dalai Lama, Tsultrim Gyatso (Photo credit: Wikipedia)

Gendun Drup, 1st Dalai Lama

Gendun Drup, 1st Dalai Lama (Photo credit: Wikipedia)

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Dalai Lama

Dalai Lama (Photo credit: Joi)

Theosophical Seal (version of emblem of Theoso...

Theosophical Seal (version of emblem of Theosophical society, adopted late 19th century): Two interlaced triangles (a form of the star of David), Ouroboros snake, swastika, ankh, Om etc. (Photo credit: Wikipedia)

Theosophical Society Seal

Theosophical Society Seal (Photo credit: Wikipedia)

http://www.theosophical.org/news/dalai-lama-2011/uic-event-video

The Theosophical Society in America invited the Dalai Lama to speak as part of the Theosophical Society’s annual conference. This program, which was given at the University of Illinois, was emceed by Bill Kurtis of WBBM-TV. The staging was conceived by and implemented under the direction of Jim Lasko of Redmoon Theater in collaboration with Chicago-land representatives of many of the world’s faith organizations.

News dall’Italia


Società Teosofica Italiana - Newsletter
NEWSLETTER DELLA SOCIETÀ TEOSOFICA ITALIANA

Newsletter della Società Teosofica Italiana

PRESENTAZIONE
Nell’incedere del tempo il cuore dell’essere umano si apre alla dimensione della riconoscenza, alla comprensione del significato del dolore e dei cicli delle esistenze.
Tutto ciò è troppo teorico? No! È, al contrario, qualcosa di straordinariamente pratico e legato alla nostra vita di ogni giorno; è nel qui ed ora che in realtà viviamo la nostra esistenza ed è nel qui ed ora che viviamo la nostra possibilità di realizzare l’opera alchemica di trasformare il piombo delle negatività, delle critiche, del pensiero e delle emozioni negative, nell’oro della riconoscenza, dell’azione e del pensiero positivi, della consapevolezza dell’eterna bontà di tutte le cose.

ULTIME NEWS

SEMINARIO E RITIRO SULLA BHAGAVAD GITA

Dal 14 al 20 giugno prossimi, presso il Centro Teosofico Internazionale di Naarden, in Olanda, avranno luogo un Seminario (dal 14 al 16) e un Ritiro…

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E’ passato oltre il velo della materia Swami Kriyananda, al secolo James Donald Walters, discepolo diretto di Paramahansa Yogananda fondatore,…

FATIMA COMPUTER ACADEMY A MUTTOM, INDIA

La Società Teosofica Italiana, dopo aver contribuito in modo significativo all’edificazione della Casa dei Bambini a Muttom, nel distretto di…

FESTA DEL LOTO BIANCO – RICORDO DI H.P. BLAVATSKY

Numerosi sono i Gruppi e i Centri Teosofici che si accingono a ricordare la figura e l’opera di Helena Petrovna Blavatsky , (1831-1891) nel…

SHAUMBRA – IL CAMMINO DELLE EMOZIONI

La Fondazione Mario Luzi Editore (pubblicazioni@marioluzi.it) ha pubblicato la raccolta poetica di Valeria Rondoni “Poesie Shaumbra – il cammino delle…

INCONTRO DEL GRUPPO TEOSOFICO DI VICENZA CON AKONG RIMPOCHE

Il ven. Akong Tulku Rimpoche, fondatore di uno dei più importanti Centri Buddhisti in Occidente, quello di Samye Lyng in Scozia, è una delle figure…

CONGRESSO NAZIONALE 2013 DELLA S.T.I. AD AOSTA

Il 99° Congresso Nazionale della Società Teosofica Italiana si svolgerà dal 24 al 26 maggio prossimi ad Aosta. Il tema che sarà trattato è: “Karma:…

SINCRONICITÀ QUANTISTICHE:LA FISICA DELL’INFINITO

Questo è il titolo della conferenza che l’astrofisico Massimo Teodorani ha tenuto, ospite del Gruppo Teosofico “Veritas” di Forlì, venerdì 5 aprile…

THE THEOSOPHICAL ENCYCLOPEDIA ONLINE

La pionieristica “Theosophical Encyclopedia”, pubblicata in versione cartacea nel 2006, è ora online, dopo essere stata sottoposta ad un’opera di…

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Teosofia ed Esoterismo : l’asse Ascona-Monaco-Zurigo


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Kagyu Samyé Ling Monastery and Tibetan Centre From Wikipedia, the free encyclopedia

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Kagyu Samyé Ling Monastery and Tibetan Centre

From Wikipedia, the free encyclopedia
Kagyu Samyé Ling Monastery and Tibetan Centre
The main temple building at Samyé Ling
The main temple building at Samyé Ling
Kagyu Samyé Ling Monastery and Tibetan Centre is located in Dumfries and Galloway

Kagyu Samyé Ling Monastery and Tibetan Centre
Kagyu Samyé Ling shown within Dumfries & Galloway
Coordinates: 55°17′15″N 03°11′11″W
Monastery information
Location Eskdalemuir,
Dumfries and Galloway,
Scotland
Founded by Akong Rinpoche and Chögyam Trungpa Rinpoche
Type Tibetan Buddhist
Sect Karma Kagyu
Head Lama Lama Yeshe Losal Rinpoche
[show]

 Part of a serieson

Tibetan Buddhism

Kagyu Samyé Ling Monastery and Tibetan Centre is a Tibetan Buddhist complex associated with the Karma Kagyu school located at Eskdalemuir, near LangholmDumfries and GallowayScotland.

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[hide]

[edit]History

The building that now houses Samyé Ling was originally a hunting lodge called Johnstone House. In 1965 the Johnstone House Trust was formed with the objectives

to make available to the general public facilities for study and meditation based on Buddhist and other religious teaching leading to mental and spiritual well-being: and to provide guidance for those in need of such help: and in particular the utilisation of the property known as Johnstone House, Eskdalemuir, for such purposes.[1]

Initially the community there was led there by a Canadian Theravada monk named Anandabodhi. When the community declined, Anandabodhi returned to Canada; he was subsequently ordained in the Tibetan Vajrayana tradition and enthroned as Namgyal Rinpoche by the 16th Gyalwa Karmapa.

In 1967 the Johnstone House trustees invited the Tibetan lamas and refugees Chögyam Trungpa Rinpoche and Akong Rinpoche to take over. They were then in their late twenties. They named the new community “Samyé Ling”, and were shortly joined by thethangka master-artist Sherab Palden Beru and the monk Samten.[2][3] Samyé refers to the first Buddhist monastic university inTibet,[4] while Ling means ‘Place’.

Trungpa Rinpoche quickly came into conflict with both Akong Rinpoche and the trustees.[5] He drank heavily and slept with his students.[6] He married one of these, a fifteen-year-old girl at the time the relationship began, attracting press attention.[7] By this time he had already been banished to a nearby house and divested by the 16th Gyalwa Karmapa of his position as an official representative of the Karma Kagyu lineage. In 1970 he left for America to form other centres definitively ending his association with Samyé Ling, except for a single, brief visit at the end of the 1970s to recover his seals of office, once the Karmapa had agreed to reinstate him as a Kagyu lama.

 a smiling Tibetan monk holding two cats

The monk Samten about 1978

For about the decade 1970 onwards these two and Akong Rinpoche together were the main resident Tibetans at the centre. They were joined during 1976 and 1977 by the Mani-pa Lama bLa mChog. During this seminal period of the 1970s, Samye Ling was the main and oldest Tibetan centre in Europe. As such, it received important visits from eminent teachers of many traditions, including first the Very Venerable Kalu Rinpoche (1973 and therefater), His Holiness the 16th Gyalwa Karmapa (1975 and 1977), Khamtrul Rinpoche, Dilgo Khyense Rinpoche and Urgyen Tulku.

In 1969, musicians David Bowie and Leonard Cohen were students at Samyé Ling.[3] In fact Bowie not only studied Buddhism at Samye Ling, he almost became a monk there:

“I was a terribly earnest Buddhist at the time […] I had stayed in their monastery and was going through all their exams, and yet I had this feeling that it wasn’t right for me. I suddenly realised how close it all was: another month and my head would have been shaved.”[8]

The centre flourished and developed under the guidance of Akong Rinpoche and his brother Lama Yeshe Losal Rinpoche, who serves as both Abbot and Retreat Master. The centre includes one of the first Tibetan temples to be constructed in Western Europe,[9] a large stupa, and accommodation for those taking a range of courses on Buddhismmeditation, spiritual development and art.

[edit]ROKPA trust

The Johnstone House Trust ceased to exist in 1995 and the centre now describes itself as part of the ROKPA trust[10] whose objectives are

to promote Buddhism and to foster non-sectarian inter-religious dialogue and understanding. To provide medical care and therapy. To provide education. To relieve poverty.[11]

The ROKPA trust administers a number of other centres and projects worldwide, notably the Holy Island Project which has Buddhist retreat facilities and a centre for world peace and health on Holy Island on the Firth of Clyde [12] and its Overseas Projects on behalf of ROKPA International based in Switzerland.[13]

A ROKPA International project based at Samyé Ling to raise funds for the girls school at Kandze Monastery was successful in reaching its target of £9,449.[14] As at 2010 the trust was actively involved in relief efforts following the Yushu Earthquake[15]

In 2008 the total declared income of the ROKPA trust was £2,916,136. The total funds received for Overseas Projects was £294,586 of which £260,361 was disbursed to ROKPA International.[11]

The trust is planning a further expansion of its Samyé Ling temple project involving a major multi million pound extension which will eventually house a museum, a library, lecture theatres, offices and accommodation.[11] Work began on this in early 2008. It lodged an amendment to the layout of this second phase with the Dumfries and Galloway Council on 18 June 2010.[16]

[edit]Preservation of Tibetan art and crafts

The main stupa at Samyé Ling.

Under the guidance of the Tibetan artist Sherab Palden Beru, Samyé Ling has also become a centre for the creation, repair and restoration of thangkas, principally in the Karma Gadri style. Since the 1970s Sherab has trained a number of western practitioners in the highly specialised techniques needed to create thangkas. The temple walls are decorated with many examples of the work of both Sherab Palden Beru and his western pupils.

Traditional deity and monumental sculpture and the creation of prayer-wheels are also carried out at the centre under the direction of resident and visiting Tibetan experts. The grounds of the centre feature many examples of their work, such as a statue of Nagarjuna.

[edit]Scottish sensibility

a ginormous muckle stupa in bonny Scotland with a wee Buddha in front

The first authentic Scottish stupa and statue of Nagarjuna in the grounds of Samyé Ling

Listed as a tourist attraction by VisitScotland , the centre attracts visitors who come simply to see a spectacular gilded temple,stupas and gardens with statues of Bodhisattvas and Buddhas.

The centre has a long history of uneasy relations with neighbouring residents[citation needed], with disputes over planning applications and suspicion about behaviour of residents and visitors. In June 2000, a visiting monk was convicted of sexual abuse of a minor. In September 2000 a national newspaper report of alleged sexual abuse by a senior monk at the centre served to heighten tensions with the local community. The allegations are referenced in an essay by Piya Tan,[6] and the centre responded by drawing up guidelines forsafeguarding young people and vulnerable adults.[17] The charges against the senior monk were later dismissed at Dumfries Sheriff Court for lack of evidence.

In a 2003 interview with the Sri Lanka Daily News Lama Yeshe Losal Rinpoche said that the Scottish Tourist board had told him it was the 10th most visited place in Scotland:

“There seems to be something about Tibetan Buddhism which appeals to people in the West, where so many people are disillusioned with the stress and the lack of a spiritual aspect in their lives.”[18]

Popular Scottish comedian Billy Connolly often visits Samyé Ling.[19]

In 2010 Lama Yeshe Losal designed a Buddhist tartan whose colours represent the five elements in Tibetan cosmogeny:

“We are fortunate to be established as part of the Scottish community and wanted a tartan for our Sangha to show how much appreciation we have for the people, culture and tradition of Scotland”[20]

 

[edit]See also

 

[edit]References

  1. ^ “Johnstone House Trust”Charity Commission for England and Wales. Retrieved 2010-08-29.
  2. ^ “A Brief History of Kagyu Samyé Ling”. Retrieved 2010-08-30.
  3. a b Electric Scotland
  4. ^ The Buddhist Handbook: A Complete Guide to Buddhist Teaching and Practice at Google Books
  5. ^ Bancroft, Anne (1976). Twentieth Century Mystics and Sages. Heinemann. p. 194.
  6. a b Piya Tan, Avoiding unwholesome teacher-pupil relationships, 2010.
  7. ^ Mukpo, Diana; Gimian, Carolyn Rose (2005). “Married to the Guru”. In Melvin McLeod. The Best Buddhist Writing 2007. Shambhala Sun. pp. 216–238. ISBN 1-59030-275-3.
  8. ^ Doggett, Peter (2012). The Man Who Sold The World: David Bowie and the 1970s. Vintage. p. 45. ISBN 9780099548874.
  9. ^ Ani Rinchen Khandro, Kagyu Samyé Ling – The Story, Dzalendara, 2007, ISBN 0-906181-23-2
  10. ^ “Kagyu Samyé Ling”. Retrieved 2010-08-29.
  11. a b c “ROKPA trust”Charity Commission for England and Wales. Retrieved 2010-08-29.
  12. ^ “Holy Island Project”. Retrieved 2010-08-29.
  13. ^ “ROKPA: Helping where help is needed”ROKPA International. Retrieved 2010-09-01.
  14. ^ “A report from ROKPA UK for Kanze Girls School”ROKPA International. Retrieved 2010-09-01.
  15. ^ “Yushu Earthquake UPDATE”ROKPA International. Retrieved 2010-09-01.
  16. ^ “Weekly list of applications received for the period 11/06/2010 to 18/06/2010”Dumfries and Galloway Council. Retrieved 2010-09-01.
  17. ^ Robert Mendick (10 September 2000). “Abuse alleged at monastery for Tibet exiles”. The Independent. Retrieved 29 Aug 2010.
  18. ^ Reuters. “Tibetan Buddhists find peace in Scottish hills”Sri Lanka Daily News. Retrieved 2010-09-01.
  19. ^ “SILLY BILLY CONNOLLY; TARTAN BARMY: Comic’s rant at patriots”The Free Library. Retrieved 2010-09-01.
  20. ^ “The Buddhist tartan”The Scotland Kilt Company. Retrieved 2010-09-01.

[edit]External links

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Coordinates55°17′15″N 3°11′11″W

Lama Yeshe Losal Rinpoche : From Wikipedia, the free encyclopedia

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Lama Yeshe Losal Rinpoche

From Wikipedia, the free encyclopedia
Lame Yeshe Losal London June 2010.jpg
Lama Yeshe Losal Rinpoche, London 2010
Religion Tibetan Buddhism
School Kagyu
Lineage Karma Kagyu
Personal
Nationality British
Born Jamphel Drakpa
August 9, 1943 (age 69)
KhamTibet
Religious career
Teacher
Website http://samyeling.org
[show]

 Part of a serieson

Tibetan Buddhism

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The Venerable Lama Yeshe Losal Rinpoche (Tibetan: ཡེ་ཤེས་བློ་གསལ་, WylieYe-shes Blo-gsal) is a lama andtulku in the Kagyu school of Tibetan Buddhism and abbot of the Samye Ling MonasteryScotland, the first and largest of its kind in the West.

Contents

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Early years

Born in 1943 into a farming family in Kham, East Tibet, he was given the name Jamphel Drakpa, or Jamdrak for short. He spent his early childhood close to nature helping with the family sheep and yaks and playing with the other children in the village. This changed when at 10 years old as he was selected to go with his elder brother Choje Akong Rinpoche – who had been recognised as a tulku by the 16th Karmapa – to the Lhakang Monastery where he was to receive an education. Although Akong was only three years older than Jamdrak, it was the tradition that where a tulku is the abbot of a monastery one of his brothers goes to assist him. It is said that many auspicious signs had been seen when Jamdrak was born and he had also been recognised as a tulku, but not officially confirmed due to the political turbulence of the time. At Lhakang Jamdrak was a reluctant but diligent scholar under a succession of lamas, but his studies were rudely interrupted by the Chinese invasion of Tibet in 1959.[1]

[edit]Escape to India

Jamdrak set off with his brother in a party of 300 to flee Tibet. As the Chinese occupied Lhasa the party was forced to take an alternative route which involved a perilous journey across the Himalayas. The arduous journey involved high altitudes, raging rivers, evading capture and near starvation. Of the three hundred that set off only thirteen, including Jamdrak and his brother Akong Rinpoche arrived safely in India. The others were killed, captured or died of starvation.[1]

Even in India the refugees were not safe. Another of Jamdrak’s elder brothers died of tuberculosis, and he suffered from smallpox and tuberculosis himself. He survived but only after major surgery involving the removal of one of his lungs.[1]

He continued his education at the Young Lamas Home School in Dalhousie, where he was groomed for a well paid post as an administrator of a large Tibetan settlement in India.[1]

He did indeed briefly take up this post before leaving in 1967 to serve as Private Secretary to His Holiness the 16th Karmapa at Rumtek Monastery in Sikkim. All though still a layperson he had a privileged position receiving teachings from high lamas.[1]

Rebellious youth

Meeting young American Peace Corps volunteers, Jamdrak became curious about the West. With the help of Chogyam Trungpa Rinpoche and Akong Rinpoche he obtained a visa and plane ticket to travel to Samye Ling Monastery in Scotland.[1]

His arrival in 1960s Britain coincided with the peak of the hippie movement. Jamdrak was to mix with the young, rich and famous people flocking to Samye Ling and he shared their hedonistic lifestyle with enthusiasm. His brother, busy running the monastery, tolerated his excesses hoping that he would grow out of them eventually.[1]>

The turning point for Jamdrak was a fishing trip to Orkney with a friend. With his Buddhist upbringing, he was uncomfortable with the idea of fishing but he went along with it to please his friend and soon caught many fish while his friend killed them with a blow to the head. His friend took a proud picture of all the dead fish and showed this to Akong Rinpoche on their return. Akong Rinpoche was deeply sad at seeing this picture and lamented how he had promised their parents he would look after his younger brother and felt that he had failed.[1]

This turned the heart of the young rebel back to the Buddha Dharma. He heard that the Karmapa was going to America at the invitation of Chogyam Trungpa Rinpoche, and requested that he be allowed to join him on a tour of the United States and Canada. On the tour a Chinese benefactor donated a large tract of land for a Buddhist centre in New York State. Jamdrak was appointed secretary and treasurer. With many visiting lamas, Jamdrak had the opportunity to establish the preliminary practises of the four foundations. Wishing to take his practise further he became a monk in 1980, and was ordained by the 16th Karmapa, and named Yeshe Losal.[1]

Long retreat

Yeshe Losal practised hard and retreated in a small quiet cottage. Soon the tranquility was shattered by building work on a nearby shrine room and it became increasingly uncomfortable as electricity, water and sanitation were disconnected. Remembering the trials of Milarepa, Yeshe Losal carried on with his practice. Moreover beavers built a nest beneath his retreat house while raccoons and skunks fighting over territory left stinking reminders of their presence. After five years of retreat and enduring many hardships he emerged and was recognised as a lama. It has been said that his body was almost skeletal, but his mind crystal clear.[1]

Akong Rinpoche requested that Lama Yeshe move to Purelands, a purpose built retreat centre at Samye Ling, and in time he became the retreat master in 1988. At Akong Rinpoche’s request, in 1995 Lama Yeshe was confirmed as abbot of Samye Ling by the Tai Situpa.[1]

English: Lama Yeshe Losal with om mani peme hu...

English: Lama Yeshe Losal with om mani peme hung stones on Holy Isle (Photo credit: Wikipedia)

Lama Yeshe Losal Rinpoche on Holy Island with stones decorated with the mantra Om Mani Peme Hung

Holy Island

In 1990 an Irish lady came to Samye Ling with a strange request. She was the owner of Holy Island a small island near theIsle of Arran in the Firth of Clyde. She wished to sell the Island and had had a vision of Mary, the mother of Jesus who asked her to approach the Buddhists at Samye Ling. Lama Yeshe Rinpoche visited the island in December and felt an immediate affinity for the rugged landscape, reminiscent of his homeland. Looking out over the lights of Lamlash bay, he was reminded of a vision he had while practising dream yoga on retreat. He had experienced flying over a beautiful island surrounded by lights. In April 1992 the Holy Isle was bought by the Rokpa Trust. Since then Lama Yeshe Rinpoche has been instrumental in establishing the Centre for World Peace and Health, an environmentally designed residential venue for courses, conferences and retreats on Holy Island, and a monastery on the southern end of the Island for nuns on three year retreats.[1]

The island is a sanctuary for wild life, and Lama Yeshe Rinpoche is active in promoting the case for Lamlash Bay to be no take zone, a wildlife reserve for marine life, perhaps an echo of his own life-changing fishing trip.

External links

Dr. Akong Tulku Rinpoche


 

Carissime amiche e carissimi amici,

Sono molto felice di inviarvi in allegato il programma del corso
che si svolgerà a Vicenza il 23 e 24 marzo p.v.

La Compassione in terapia e nel quotidiano:
dall’esperienza personale alla psicoterapia.
Tara Rokpa Therapy e insegnamenti per la vita di tutti i giorni.

Ven. Dr. Akong Tulku Rinpoche
accompagnato dal dr. Brion Sweeney e Gelong Thubten

Un caro saluto

Renato Mazzonetto

23-24 marzo 2013
La Compassione in terapia e nel quotidiano:
dall’esperienza personale alla psicoterapia.
Tara Rokpa Therapy e insegnamenti per la vita di tutti i giorni.

Ven. Dr. Akong Tulku Rinpoche
accompagnato dal dr. Brion Sweeney e Gelong Thubten

Hotel Vergilius – Creazzo (Vi)

La Compassione è l’elemento centrale della pratica buddhista.
Negli ultimi decenni, la Compassione verso noi stessi e gli altri e le pratiche per svilupparla
hanno ricevuto particolare attenzione in ambiti diversi.
In psicoterapia questo ha portato allo sviluppo di alcuni approcci terapeutici basati sulla Compassione e l’Accettazione.
Tara Rokpa Therapy è uno di questi approcci ed è stato introdotto da Akong Tulku Rinpoche,
lama e medico tibetano, oltre 30 anni fa.

Tara Rokpa Therapy si fonda sulla comprensione della mente,
basata sulla filosofia buddhista e la psicoterapia occidentale.
I metodi di Tara Rokpa Therapy includono pratiche di meditazione, basate sul rilassamento, la Consapevolezza,
la Creatività e la Compassione
che ci aiutano ad accogliere e attraversare ciò che incontriamo nella nostra esperienza umana.

I terapisti che utilizzano la Tara Rokpa Therapy e le pratiche basate sulla Compassione seguono con grande interesse i progressi attuali nelle neuroscienze, che dimostrano l’efficacia delle pratiche di consapevolezza e compassione per affrontare ansia e depressione,
nonché stress e disagi quotidiani.

Orari
23 marzo:
10:00-18:00 – 24 marzo: 9:00- 17:00

Costo:
150 € + IVA (€ 181,5) – Soci Is.I.Mind  120: € + IVA (€ 145,2)
Sede
Hotel Vergilius, Via Carpaneda – 36051 Creazzo (Vicenza) – Tel: 0444/523922

ISTITUTO ITALIANO PER LA MINDFULNESS (ISIMIND)
Associazione senza scopo di lucro – cell +39 320 3062662
info@istitutomindfulness.comwww.istitutomindfulness.com

Ven. Dr. Akong Tulku Rinpoche (Samye Ling, Scotland, United Kingdom)
Nato nel Kham (Tibet orientale) nel 1939, ha ricevuto insegnamenti dai più importanti Maestri della Scuola Kagyü e ha studiato la medicina tradizionale tibetana.
Nel 1959 ha dovuto lasciare il suo paese, trovando rifugio prima in India e poi nel Regno Unito, dove nel 1967 ha fondato il Kagyu Samye Ling Monastery and Tibetan Centre (Scozia), il primo e più importante centro di Buddhismo tibetano in Occidente.
Il centro è un luogo di pace, di studio e spiritualità, visitato da persone di ogni fede e tradizione, provenienti da tutto il mondo.
Da sempre, l’impegno di Akong Tulku Rinpoche è quello di preservare e diffondere la spiritualità, la cultura e la medicina del Tibet in Occidente e per questo la sua incessante attività si è espansa in tre direzioni principali: gli insegnamenti del Dharma, la terapia e l’attività umanitaria.
Negli anni, si sono infatti diffusi i Kagyü Samye Dzong, centri connessi a Samye Ling, presenti ora in vari paesi, in Europa e in Africa.
Inoltre, l’interesse dimostrato da molti psicoterapeuti e medici occidentali per la medicina e la terapia Buddhista insegnata da Rinpoche,
ha favorito lo sviluppo di un sistema di terapia unico, conosciuto ora come Tara Rokpa Therapy.
Nel 1980 Akong Rinpoche ha fondato ROKPA, associazione umanitaria che opera in Tibet, Nepal, Africa ed Europa.
Con grande energia e determinazione, in Tibet Akong Rinpoche ha avviato più di 160 progetti nell’ambito dell’educazione, della sanità, della preservazione della lingua, della cultura, dell’arte e dell’ambiente dell’Altipiano tibetano, portando una nuova speranza tra la popolazione nomade che vive in una zona tra le più povere e dimenticate della terra.
Tra i suoi libri tradotti in italiano, Domare la tigre (Ubaldini).

Dr. Brion Sweeney (Dublin, Ireland)
È psichiatra e direttore del Drug Addiction Services for Greater North Dublin. È supervisore e trainer in psicoterapia dal 1992 e tiene dei Master presso l’University College di Dublino.
I suoi interessi riguardano da sempre l’interazione tra l’approccio orientale e quello occidentale alla mente, e tra la medicina e le Neuroscienze riguardo al rapporto corpo/mente.
In particolare, nella sua pratica clinica ha sempre rivolto grande attenzione alle Neuroscienze che hanno dimostrato come la Mindfulness e la compassione, che derivano dalla pratica meditativa buddhista, siano realmente efficaci per affrontare i sintomi più comuni del disagio mentale, come l’ansia e la depressione.
E in questa direzione la sua ricerca lo porta a promuovere nuovi interventi di psicoterapia anche all’interno del sistema sanitario.
Dal 1991 è terapista della Tara Rokpa Theraphy, di cui è co-fondatore insieme ad Akong Tulku Rinpoche.
La Tara Rokpa Theraphy è un approccio basato su una combinazione unica tra la comprensione buddhista della mente e la psicoterapia occidentale, approccio utile per chi desidera sviluppare le proprie potenzialità, includendo anche l’aspetto spirituale.
Attualmente è impegnato nel creare nuovi training in psicoterapia a vari livelli, all’interno e al di fuori delle strutture universitarie.