Marco Boccadoro, Karma e impegno teosofico

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Henry Steel Olcott (1832-1907, links), Annie Besant (1847-1933, mitte), Charles Webster Leadbeater (1847-1934, rechts) in Adyar (Chennai) im Dezember 1905 (Photo credit: Wikipedia)

Alfred Percy Sinnett (1840-1921)

Alfred Percy Sinnett (1840-1921) (Photo credit: Wikipedia)

Annie Besant in 1897

Annie Besant in 1897 (Photo credit: Wikipedia)

Marco Boccadoro

Karma e impegno teosofico

Relazione tenuta al 99o congresso Italiano, Aosta

“E ‘solo la consapevolezza delle costanti  rinascite di una stessa individualità in tutto il ciclo della vita, la garanzia che le stesse Monadi devono passare attraverso il “Circolo di Necessità”, premiate o punite da tale rinascita per la sofferenza subita o crimini commessi nella vita precedente; che quelle Monadi stesse, che sono entrate nei vuoti gusci senza sentimenti, o figure astrali della prima Razza emanata dai Pitri, sono le stesse che ora sono in mezzo a noi – anzi, noi stessi, forse, è solo questa dottrina, sosteniamo, che può spiegarci il problema misterioso del Bene e del Male, e riconciliare l’uomo con la terribile e apparente ingiustizia della vita.

Nient’altro che tale certezza può placare il nostro disgustato senso di giustizia. Infatti, se uno non conosce la nobile dottrina e si guarda intorno, e osserva le disuguaglianze di nascita e di fortuna, di intelligenza e capacità, quando si vedono onori elargiti a  sciocchi e intemperanti , su cui la fortuna ha accumulato i suoi favori per semplice privilegio di nascita, e il loro vicino più prossimo, con tutta la sua intelligenza e nobili virtù – molto più meritevole in ogni modo – perire di povertà e per mancanza di compassione, quando uno vede tutto questo e deve allontanarsi, impotente ad alleviare questa sofferenza immeritata, le orecchie che risuonano e il cuore gonfio per le grida di dolore intorno a lui – che la conoscenza benedetta del Karma solo gli impedisce di maledire la vita e gli uomini, come pure il loro  presunto Creatore.” [1]

Inizio la mia relazione con questo bellissimo brano della signora Blavatsky, che, mi pare, riassume in poche righe uno dei motivi per cui vale la pena di occuparsi del Karma.

Ecco  la lucidissima spiegazione che ne dà Edoardo Bratina nell’introduzione al libro di Annie Besant sul Karma.[2]

“Il Karma è la legge di causa-effetto, agente su tutti i piani della natura, definita dai tre principi dellla dinamica, scoperti rispettivamente da Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei e Isaac Newton:

1) Un corpo permane nel suo stato di moto o quiete finchè non subentra una forza esterna (quindi qualunque cosa accada è dovuta ad una causa determinata) .Non esistono effetti senza cause.

2)Una forza applicata ad un corpo imprime al corpo stesso un’accelerazione proporzionale alla forza stessa , cioè i risultati sono sempre proporzionali alle forze poste in azione.

3) Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.”

Questo terzo principio è la Legge Unica che sostiene l’universo, il grande equilibrio.

La legge che riaggiusta l’equilibrio disturbato nel mondo fisico, e l’armonia spezzata nel mondo morale. Quindi, dicevamo, il rapporto causa-effetto. Non vi è effetto senza causa.

Le cause sono da ricercare nelle nostre azioni passate e presenti. Non solo nelle azioni, però. A monte di un’azione, c’è il pensiero, la straordinaria capacità dell’essere umano di creare, visualizzare, avere delle visioni. In teosofia, però, il pensiero è materia, si parla di  le forme – pensiero.

Le forme pensiero possono essere buone o malvagie , e purtroppo esse sono molto più potenti di quanto si pensi. Infatti queste magnetizzano attorno a sé gli elementali dello stesso tipo, e si rinforzano, nel bene e nel male.

Scrive La signora  Besant in merito alle forme pensiero:

“Angeli e Demoni di nostra creazione si assiepano attorno a noi, da ogni lato, apportatori del bene e del male agli altri, del bene e del male a noi stessi, come veri agenti karmici.”

E attualmente, vista l’onnipresenza dei mezzi di comunicazione, una forma pensiero può raggiungere in tempo reale tutta l’umanità: pensiamo all’aereo che distrugge le torri del World Trade Center , credo che tutti l’abbiano visto, alle immagini delle varie guerre che quotidianamente vediamo alla televisione, ai film farciti di  omicidi e di violenza, al potere di internet, all’insipido chiacchiericcio di parte dei social networks.

L’effetto di aggregazione e di rinforzo mutuale delle forme pensiero è chiaro nella manifestazione del karma collettivo: ad esempio si pensi all’atmosfera di odio che regnava in Germania negli anni precedenti la seconda guerra mondiale. E La legge del Karma ha puntualmente assegnato un effetto alla causa così generata.

Purtroppo gli esempi non mancano, uno fra tanti:

poco tempo fa, un disoccupato spara davanti a Palazzo Chigi a Roma colpendo un carabiniere innocente e rendendolo tetraplegico. Questa, di sicuro non è la volontà divina, ma un effetto Karmico.

Dove va ricercata la causa di questa azione ? Nel Karma collettivo della crisi economica? Nel licenziamento dell’attentatore ? Negli incitamenti all’odio sui social networks da parte di qualche uomo politico? Nel Karma personale?

E’ giusto che un innocente venga punito?

Nella lettera numero 16 dei Mahatma  ad Alfred Percy Sinnett , il Maestro Koot Hoomi scrive,  a questo proposito:

“ il Karma è simile ad un Libro delle Entrate, in cui tutti gli atti dell’uomo, buoni, cattivi o indifferenti, sono accuratamente registrati a debito ed a credito…

Dove la letteratura poetica cristiana ha creato e vede un Angelo Custode “ che registra”,

la severa e realistica logica buddista, comprendendo la necessità che ogni causa abbia il proprio effetto, mostra la sua vera presenza. Gli oppositori del buddismo hanno molto sottolineato la pretesa ingiustizia che la persona che compie l’azione resti impunita ed una vittima innocente abbia a soffrire- dal momento che la persona che agisce e quella che soffre sono due esseri differenti. Ma mentre in un senso esse possono essere considerate tali, in un altro  sono identiche”.

… “l’uomo di una data età, mentre senzientemente non cambia, fisicamente non è quello che era alcuni anni prima. I suoi Skandha (cioè la sua individualità fisica e mentale) sono cambiati.

… Ebbene, se è giusto che un uomo di quarant’anni debba godere o soffrire per le azioni dell’uomo di vent’anni, è ugualmente giusto che l’essere rinato, che è essenzialmente identico al precedente, sopporti le conseguenze de Sé o della personalità che l’ha generato.” [3]

Tornando all’onnipresenza dei mezzi di comunicazione, forse l’effetto peggiore di questa invasione di informazioni per lo più banali o negative è che tutto questo rumore ci impedisce di pensare. Per evolvere, bisogna infatti far sì che alla fine di un’esistenza terrena, nel Devachan le immagini mentali vengano trasformate in virtù, che le aspirazioni di questa vita divengano qualità per la prossima. Se una volta nel Devachan ci presentiamo con un bagaglio leggero, non ci sarà una grande evoluzione nella prossima incarnazione…

Bisogna stare attenti, quindi, ai pensieri, ai desideri, i desideri sono catene.

Ciò che desideriamo l’otterremo, se non in questa vita, in una prossima. E questo vale nel bene e nel male. Aspirazioni positive diverranno talenti, qualità; desideri malvagi, egoistici, violenti, bramosie, passioni, verranno pure esauditi, con conseguenze deprecabili.

Pensiamo piuttosto ad avere un pensiero buono di riserva quando la nostra mente è vuota.

Citando  Peter Pan. : “bastano pensieri felici..sono quelli a portarti in aria”

E qui arriviamo al discorso della libertà individuale, all’impegno personale, all’impegno teosofico.

Siamo sì tutti sottomessi alla Legge karmica, ma siamo pur sempre liberi di agire, generiamo continuamente nuovo karma, siamo liberi di tendere al Male o al Bene, anche solo con il pensiero, influenzando così il destino nostro e dei nostri simili per il futuro.

In particolare come teosofi, senza voler peccare di orgoglio, siamo pur sempre al corrente di tante cose rispetto ai tanti che non sanno, e questa è una pesante responsabilità. Come teosofi, la consapevolezza che ci viene dalla Conoscenza, deve farci  tendere verso il Bene, ad un percorso di miglioramento continuo, verso il  Bello ed il Buono . Invece di opporre l’odio all’odio, ricordiamoci, come scrive la Signora Besant, che l’odio cessa con l’amore.

Dovendo viaggiare spesso in aereo per motivi professionali, ho scoperto che esistono delle cuffie attive, che misurano il rumore esterno con un piccolo microfono, e generano un rumore in contro fase che viene aggiunto al rumore iniziale, in modo da ottenere il silenzio assoluto all’interno delle cuffie.

Vi assicuro che funziona anche con un bambino urlante nelle vicinanze.

Beh, bisogna comportarsi in modo analogo, penso, con il Karma negativo, annullarlo con comportamenti opposti. Ricreare l’equilibrio che regge tutto l’universo.

Opporre l’amore all’odio, l’altruismo all’egoismo, la generosità all’avarizia, la gentilezza all’aggressività. Non è facile, naturalmente, ma funziona, con grande vantaggio verso il grande hard disk akasico che tutto registra, verso il nostro prossimo, e verso noi stessi.

Grazie per l’attenzione.

———————————————————————————————————-

Bibliografia:

[1] Brani tratti da scritti di  H.P. Blavatsky, in particolare da  The Key to Theosophy, The Secret Doctrine e H.P.B. Articles.

Pubblicato da Theosophy Magazine (Los Angeles, California, USA),  in giugno 1974, luglio 1988, agosto 1988 e settembre 1988

[2] Annie Besant, Karma o l’Enigma del Destino, E.T.I , 2005

[3] Lettere dei Mahatma ad A.P.Sinnett, E.T.I., 2010

Dalai Lama is member of the Theosophical Society

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English: Theosophical Society Building in Chri...

English: Theosophical Society Building in Christchurch – entrance detail. (Photo credit: Wikipedia)

English: The Eighth Dalai Lama, Jamphel Gyatso

English: The Eighth Dalai Lama, Jamphel Gyatso (Photo credit: Wikipedia)

English: The Seventh Dalai Lama, Tsangyang Gyatso

English: The Seventh Dalai Lama, Tsangyang Gyatso (Photo credit: Wikipedia)

English: The Tenth Dalai Lama, Tsultrim Gyatso

English: The Tenth Dalai Lama, Tsultrim Gyatso (Photo credit: Wikipedia)

Gendun Drup, 1st Dalai Lama

Gendun Drup, 1st Dalai Lama (Photo credit: Wikipedia)

English: The Sixth Dalai Lama, Tsangyang Gyatso

English: The Sixth Dalai Lama, Tsangyang Gyatso (Photo credit: Wikipedia)

Dalai Lama

Dalai Lama (Photo credit: Joi)

Theosophical Seal (version of emblem of Theoso...

Theosophical Seal (version of emblem of Theosophical society, adopted late 19th century): Two interlaced triangles (a form of the star of David), Ouroboros snake, swastika, ankh, Om etc. (Photo credit: Wikipedia)

Theosophical Society Seal

Theosophical Society Seal (Photo credit: Wikipedia)

http://www.theosophical.org/news/dalai-lama-2011/uic-event-video

The Theosophical Society in America invited the Dalai Lama to speak as part of the Theosophical Society’s annual conference. This program, which was given at the University of Illinois, was emceed by Bill Kurtis of WBBM-TV. The staging was conceived by and implemented under the direction of Jim Lasko of Redmoon Theater in collaboration with Chicago-land representatives of many of the world’s faith organizations.

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NEWSLETTER DELLA SOCIETÀ TEOSOFICA ITALIANA

Newsletter della Società Teosofica Italiana

PRESENTAZIONE
Nell’incedere del tempo il cuore dell’essere umano si apre alla dimensione della riconoscenza, alla comprensione del significato del dolore e dei cicli delle esistenze.
Tutto ciò è troppo teorico? No! È, al contrario, qualcosa di straordinariamente pratico e legato alla nostra vita di ogni giorno; è nel qui ed ora che in realtà viviamo la nostra esistenza ed è nel qui ed ora che viviamo la nostra possibilità di realizzare l’opera alchemica di trasformare il piombo delle negatività, delle critiche, del pensiero e delle emozioni negative, nell’oro della riconoscenza, dell’azione e del pensiero positivi, della consapevolezza dell’eterna bontà di tutte le cose.

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SEMINARIO E RITIRO SULLA BHAGAVAD GITA

Dal 14 al 20 giugno prossimi, presso il Centro Teosofico Internazionale di Naarden, in Olanda, avranno luogo un Seminario (dal 14 al 16) e un Ritiro…

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Kagyu Samyé Ling Monastery and Tibetan Centre From Wikipedia, the free encyclopedia

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Kagyu Samyé Ling Monastery and Tibetan Centre

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Kagyu Samyé Ling Monastery and Tibetan Centre
The main temple building at Samyé Ling
The main temple building at Samyé Ling
Kagyu Samyé Ling Monastery and Tibetan Centre is located in Dumfries and Galloway

Kagyu Samyé Ling Monastery and Tibetan Centre
Kagyu Samyé Ling shown within Dumfries & Galloway
Coordinates: 55°17′15″N 03°11′11″W
Monastery information
Location Eskdalemuir,
Dumfries and Galloway,
Scotland
Founded by Akong Rinpoche and Chögyam Trungpa Rinpoche
Type Tibetan Buddhist
Sect Karma Kagyu
Head Lama Lama Yeshe Losal Rinpoche
[show]

 Part of a serieson

Tibetan Buddhism

Kagyu Samyé Ling Monastery and Tibetan Centre is a Tibetan Buddhist complex associated with the Karma Kagyu school located at Eskdalemuir, near LangholmDumfries and GallowayScotland.

Contents

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[edit]History

The building that now houses Samyé Ling was originally a hunting lodge called Johnstone House. In 1965 the Johnstone House Trust was formed with the objectives

to make available to the general public facilities for study and meditation based on Buddhist and other religious teaching leading to mental and spiritual well-being: and to provide guidance for those in need of such help: and in particular the utilisation of the property known as Johnstone House, Eskdalemuir, for such purposes.[1]

Initially the community there was led there by a Canadian Theravada monk named Anandabodhi. When the community declined, Anandabodhi returned to Canada; he was subsequently ordained in the Tibetan Vajrayana tradition and enthroned as Namgyal Rinpoche by the 16th Gyalwa Karmapa.

In 1967 the Johnstone House trustees invited the Tibetan lamas and refugees Chögyam Trungpa Rinpoche and Akong Rinpoche to take over. They were then in their late twenties. They named the new community “Samyé Ling”, and were shortly joined by thethangka master-artist Sherab Palden Beru and the monk Samten.[2][3] Samyé refers to the first Buddhist monastic university inTibet,[4] while Ling means ‘Place’.

Trungpa Rinpoche quickly came into conflict with both Akong Rinpoche and the trustees.[5] He drank heavily and slept with his students.[6] He married one of these, a fifteen-year-old girl at the time the relationship began, attracting press attention.[7] By this time he had already been banished to a nearby house and divested by the 16th Gyalwa Karmapa of his position as an official representative of the Karma Kagyu lineage. In 1970 he left for America to form other centres definitively ending his association with Samyé Ling, except for a single, brief visit at the end of the 1970s to recover his seals of office, once the Karmapa had agreed to reinstate him as a Kagyu lama.

 a smiling Tibetan monk holding two cats

The monk Samten about 1978

For about the decade 1970 onwards these two and Akong Rinpoche together were the main resident Tibetans at the centre. They were joined during 1976 and 1977 by the Mani-pa Lama bLa mChog. During this seminal period of the 1970s, Samye Ling was the main and oldest Tibetan centre in Europe. As such, it received important visits from eminent teachers of many traditions, including first the Very Venerable Kalu Rinpoche (1973 and therefater), His Holiness the 16th Gyalwa Karmapa (1975 and 1977), Khamtrul Rinpoche, Dilgo Khyense Rinpoche and Urgyen Tulku.

In 1969, musicians David Bowie and Leonard Cohen were students at Samyé Ling.[3] In fact Bowie not only studied Buddhism at Samye Ling, he almost became a monk there:

“I was a terribly earnest Buddhist at the time […] I had stayed in their monastery and was going through all their exams, and yet I had this feeling that it wasn’t right for me. I suddenly realised how close it all was: another month and my head would have been shaved.”[8]

The centre flourished and developed under the guidance of Akong Rinpoche and his brother Lama Yeshe Losal Rinpoche, who serves as both Abbot and Retreat Master. The centre includes one of the first Tibetan temples to be constructed in Western Europe,[9] a large stupa, and accommodation for those taking a range of courses on Buddhismmeditation, spiritual development and art.

[edit]ROKPA trust

The Johnstone House Trust ceased to exist in 1995 and the centre now describes itself as part of the ROKPA trust[10] whose objectives are

to promote Buddhism and to foster non-sectarian inter-religious dialogue and understanding. To provide medical care and therapy. To provide education. To relieve poverty.[11]

The ROKPA trust administers a number of other centres and projects worldwide, notably the Holy Island Project which has Buddhist retreat facilities and a centre for world peace and health on Holy Island on the Firth of Clyde [12] and its Overseas Projects on behalf of ROKPA International based in Switzerland.[13]

A ROKPA International project based at Samyé Ling to raise funds for the girls school at Kandze Monastery was successful in reaching its target of £9,449.[14] As at 2010 the trust was actively involved in relief efforts following the Yushu Earthquake[15]

In 2008 the total declared income of the ROKPA trust was £2,916,136. The total funds received for Overseas Projects was £294,586 of which £260,361 was disbursed to ROKPA International.[11]

The trust is planning a further expansion of its Samyé Ling temple project involving a major multi million pound extension which will eventually house a museum, a library, lecture theatres, offices and accommodation.[11] Work began on this in early 2008. It lodged an amendment to the layout of this second phase with the Dumfries and Galloway Council on 18 June 2010.[16]

[edit]Preservation of Tibetan art and crafts

The main stupa at Samyé Ling.

Under the guidance of the Tibetan artist Sherab Palden Beru, Samyé Ling has also become a centre for the creation, repair and restoration of thangkas, principally in the Karma Gadri style. Since the 1970s Sherab has trained a number of western practitioners in the highly specialised techniques needed to create thangkas. The temple walls are decorated with many examples of the work of both Sherab Palden Beru and his western pupils.

Traditional deity and monumental sculpture and the creation of prayer-wheels are also carried out at the centre under the direction of resident and visiting Tibetan experts. The grounds of the centre feature many examples of their work, such as a statue of Nagarjuna.

[edit]Scottish sensibility

a ginormous muckle stupa in bonny Scotland with a wee Buddha in front

The first authentic Scottish stupa and statue of Nagarjuna in the grounds of Samyé Ling

Listed as a tourist attraction by VisitScotland , the centre attracts visitors who come simply to see a spectacular gilded temple,stupas and gardens with statues of Bodhisattvas and Buddhas.

The centre has a long history of uneasy relations with neighbouring residents[citation needed], with disputes over planning applications and suspicion about behaviour of residents and visitors. In June 2000, a visiting monk was convicted of sexual abuse of a minor. In September 2000 a national newspaper report of alleged sexual abuse by a senior monk at the centre served to heighten tensions with the local community. The allegations are referenced in an essay by Piya Tan,[6] and the centre responded by drawing up guidelines forsafeguarding young people and vulnerable adults.[17] The charges against the senior monk were later dismissed at Dumfries Sheriff Court for lack of evidence.

In a 2003 interview with the Sri Lanka Daily News Lama Yeshe Losal Rinpoche said that the Scottish Tourist board had told him it was the 10th most visited place in Scotland:

“There seems to be something about Tibetan Buddhism which appeals to people in the West, where so many people are disillusioned with the stress and the lack of a spiritual aspect in their lives.”[18]

Popular Scottish comedian Billy Connolly often visits Samyé Ling.[19]

In 2010 Lama Yeshe Losal designed a Buddhist tartan whose colours represent the five elements in Tibetan cosmogeny:

“We are fortunate to be established as part of the Scottish community and wanted a tartan for our Sangha to show how much appreciation we have for the people, culture and tradition of Scotland”[20]

 

[edit]See also

 

[edit]References

  1. ^ “Johnstone House Trust”Charity Commission for England and Wales. Retrieved 2010-08-29.
  2. ^ “A Brief History of Kagyu Samyé Ling”. Retrieved 2010-08-30.
  3. a b Electric Scotland
  4. ^ The Buddhist Handbook: A Complete Guide to Buddhist Teaching and Practice at Google Books
  5. ^ Bancroft, Anne (1976). Twentieth Century Mystics and Sages. Heinemann. p. 194.
  6. a b Piya Tan, Avoiding unwholesome teacher-pupil relationships, 2010.
  7. ^ Mukpo, Diana; Gimian, Carolyn Rose (2005). “Married to the Guru”. In Melvin McLeod. The Best Buddhist Writing 2007. Shambhala Sun. pp. 216–238. ISBN 1-59030-275-3.
  8. ^ Doggett, Peter (2012). The Man Who Sold The World: David Bowie and the 1970s. Vintage. p. 45. ISBN 9780099548874.
  9. ^ Ani Rinchen Khandro, Kagyu Samyé Ling – The Story, Dzalendara, 2007, ISBN 0-906181-23-2
  10. ^ “Kagyu Samyé Ling”. Retrieved 2010-08-29.
  11. a b c “ROKPA trust”Charity Commission for England and Wales. Retrieved 2010-08-29.
  12. ^ “Holy Island Project”. Retrieved 2010-08-29.
  13. ^ “ROKPA: Helping where help is needed”ROKPA International. Retrieved 2010-09-01.
  14. ^ “A report from ROKPA UK for Kanze Girls School”ROKPA International. Retrieved 2010-09-01.
  15. ^ “Yushu Earthquake UPDATE”ROKPA International. Retrieved 2010-09-01.
  16. ^ “Weekly list of applications received for the period 11/06/2010 to 18/06/2010”Dumfries and Galloway Council. Retrieved 2010-09-01.
  17. ^ Robert Mendick (10 September 2000). “Abuse alleged at monastery for Tibet exiles”. The Independent. Retrieved 29 Aug 2010.
  18. ^ Reuters. “Tibetan Buddhists find peace in Scottish hills”Sri Lanka Daily News. Retrieved 2010-09-01.
  19. ^ “SILLY BILLY CONNOLLY; TARTAN BARMY: Comic’s rant at patriots”The Free Library. Retrieved 2010-09-01.
  20. ^ “The Buddhist tartan”The Scotland Kilt Company. Retrieved 2010-09-01.

[edit]External links

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Coordinates55°17′15″N 3°11′11″W

Lama Yeshe Losal Rinpoche : From Wikipedia, the free encyclopedia

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Lama Yeshe Losal Rinpoche

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Lame Yeshe Losal London June 2010.jpg
Lama Yeshe Losal Rinpoche, London 2010
Religion Tibetan Buddhism
School Kagyu
Lineage Karma Kagyu
Personal
Nationality British
Born Jamphel Drakpa
August 9, 1943 (age 69)
KhamTibet
Religious career
Teacher
Website http://samyeling.org
[show]

 Part of a serieson

Tibetan Buddhism

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The Venerable Lama Yeshe Losal Rinpoche (Tibetan: ཡེ་ཤེས་བློ་གསལ་, WylieYe-shes Blo-gsal) is a lama andtulku in the Kagyu school of Tibetan Buddhism and abbot of the Samye Ling MonasteryScotland, the first and largest of its kind in the West.

Contents

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Early years

Born in 1943 into a farming family in Kham, East Tibet, he was given the name Jamphel Drakpa, or Jamdrak for short. He spent his early childhood close to nature helping with the family sheep and yaks and playing with the other children in the village. This changed when at 10 years old as he was selected to go with his elder brother Choje Akong Rinpoche – who had been recognised as a tulku by the 16th Karmapa – to the Lhakang Monastery where he was to receive an education. Although Akong was only three years older than Jamdrak, it was the tradition that where a tulku is the abbot of a monastery one of his brothers goes to assist him. It is said that many auspicious signs had been seen when Jamdrak was born and he had also been recognised as a tulku, but not officially confirmed due to the political turbulence of the time. At Lhakang Jamdrak was a reluctant but diligent scholar under a succession of lamas, but his studies were rudely interrupted by the Chinese invasion of Tibet in 1959.[1]

[edit]Escape to India

Jamdrak set off with his brother in a party of 300 to flee Tibet. As the Chinese occupied Lhasa the party was forced to take an alternative route which involved a perilous journey across the Himalayas. The arduous journey involved high altitudes, raging rivers, evading capture and near starvation. Of the three hundred that set off only thirteen, including Jamdrak and his brother Akong Rinpoche arrived safely in India. The others were killed, captured or died of starvation.[1]

Even in India the refugees were not safe. Another of Jamdrak’s elder brothers died of tuberculosis, and he suffered from smallpox and tuberculosis himself. He survived but only after major surgery involving the removal of one of his lungs.[1]

He continued his education at the Young Lamas Home School in Dalhousie, where he was groomed for a well paid post as an administrator of a large Tibetan settlement in India.[1]

He did indeed briefly take up this post before leaving in 1967 to serve as Private Secretary to His Holiness the 16th Karmapa at Rumtek Monastery in Sikkim. All though still a layperson he had a privileged position receiving teachings from high lamas.[1]

Rebellious youth

Meeting young American Peace Corps volunteers, Jamdrak became curious about the West. With the help of Chogyam Trungpa Rinpoche and Akong Rinpoche he obtained a visa and plane ticket to travel to Samye Ling Monastery in Scotland.[1]

His arrival in 1960s Britain coincided with the peak of the hippie movement. Jamdrak was to mix with the young, rich and famous people flocking to Samye Ling and he shared their hedonistic lifestyle with enthusiasm. His brother, busy running the monastery, tolerated his excesses hoping that he would grow out of them eventually.[1]>

The turning point for Jamdrak was a fishing trip to Orkney with a friend. With his Buddhist upbringing, he was uncomfortable with the idea of fishing but he went along with it to please his friend and soon caught many fish while his friend killed them with a blow to the head. His friend took a proud picture of all the dead fish and showed this to Akong Rinpoche on their return. Akong Rinpoche was deeply sad at seeing this picture and lamented how he had promised their parents he would look after his younger brother and felt that he had failed.[1]

This turned the heart of the young rebel back to the Buddha Dharma. He heard that the Karmapa was going to America at the invitation of Chogyam Trungpa Rinpoche, and requested that he be allowed to join him on a tour of the United States and Canada. On the tour a Chinese benefactor donated a large tract of land for a Buddhist centre in New York State. Jamdrak was appointed secretary and treasurer. With many visiting lamas, Jamdrak had the opportunity to establish the preliminary practises of the four foundations. Wishing to take his practise further he became a monk in 1980, and was ordained by the 16th Karmapa, and named Yeshe Losal.[1]

Long retreat

Yeshe Losal practised hard and retreated in a small quiet cottage. Soon the tranquility was shattered by building work on a nearby shrine room and it became increasingly uncomfortable as electricity, water and sanitation were disconnected. Remembering the trials of Milarepa, Yeshe Losal carried on with his practice. Moreover beavers built a nest beneath his retreat house while raccoons and skunks fighting over territory left stinking reminders of their presence. After five years of retreat and enduring many hardships he emerged and was recognised as a lama. It has been said that his body was almost skeletal, but his mind crystal clear.[1]

Akong Rinpoche requested that Lama Yeshe move to Purelands, a purpose built retreat centre at Samye Ling, and in time he became the retreat master in 1988. At Akong Rinpoche’s request, in 1995 Lama Yeshe was confirmed as abbot of Samye Ling by the Tai Situpa.[1]

English: Lama Yeshe Losal with om mani peme hu...

English: Lama Yeshe Losal with om mani peme hung stones on Holy Isle (Photo credit: Wikipedia)

Lama Yeshe Losal Rinpoche on Holy Island with stones decorated with the mantra Om Mani Peme Hung

Holy Island

In 1990 an Irish lady came to Samye Ling with a strange request. She was the owner of Holy Island a small island near theIsle of Arran in the Firth of Clyde. She wished to sell the Island and had had a vision of Mary, the mother of Jesus who asked her to approach the Buddhists at Samye Ling. Lama Yeshe Rinpoche visited the island in December and felt an immediate affinity for the rugged landscape, reminiscent of his homeland. Looking out over the lights of Lamlash bay, he was reminded of a vision he had while practising dream yoga on retreat. He had experienced flying over a beautiful island surrounded by lights. In April 1992 the Holy Isle was bought by the Rokpa Trust. Since then Lama Yeshe Rinpoche has been instrumental in establishing the Centre for World Peace and Health, an environmentally designed residential venue for courses, conferences and retreats on Holy Island, and a monastery on the southern end of the Island for nuns on three year retreats.[1]

The island is a sanctuary for wild life, and Lama Yeshe Rinpoche is active in promoting the case for Lamlash Bay to be no take zone, a wildlife reserve for marine life, perhaps an echo of his own life-changing fishing trip.

External links

Dr. Akong Tulku Rinpoche


 

Carissime amiche e carissimi amici,

Sono molto felice di inviarvi in allegato il programma del corso
che si svolgerà a Vicenza il 23 e 24 marzo p.v.

La Compassione in terapia e nel quotidiano:
dall’esperienza personale alla psicoterapia.
Tara Rokpa Therapy e insegnamenti per la vita di tutti i giorni.

Ven. Dr. Akong Tulku Rinpoche
accompagnato dal dr. Brion Sweeney e Gelong Thubten

Un caro saluto

Renato Mazzonetto

23-24 marzo 2013
La Compassione in terapia e nel quotidiano:
dall’esperienza personale alla psicoterapia.
Tara Rokpa Therapy e insegnamenti per la vita di tutti i giorni.

Ven. Dr. Akong Tulku Rinpoche
accompagnato dal dr. Brion Sweeney e Gelong Thubten

Hotel Vergilius – Creazzo (Vi)

La Compassione è l’elemento centrale della pratica buddhista.
Negli ultimi decenni, la Compassione verso noi stessi e gli altri e le pratiche per svilupparla
hanno ricevuto particolare attenzione in ambiti diversi.
In psicoterapia questo ha portato allo sviluppo di alcuni approcci terapeutici basati sulla Compassione e l’Accettazione.
Tara Rokpa Therapy è uno di questi approcci ed è stato introdotto da Akong Tulku Rinpoche,
lama e medico tibetano, oltre 30 anni fa.

Tara Rokpa Therapy si fonda sulla comprensione della mente,
basata sulla filosofia buddhista e la psicoterapia occidentale.
I metodi di Tara Rokpa Therapy includono pratiche di meditazione, basate sul rilassamento, la Consapevolezza,
la Creatività e la Compassione
che ci aiutano ad accogliere e attraversare ciò che incontriamo nella nostra esperienza umana.

I terapisti che utilizzano la Tara Rokpa Therapy e le pratiche basate sulla Compassione seguono con grande interesse i progressi attuali nelle neuroscienze, che dimostrano l’efficacia delle pratiche di consapevolezza e compassione per affrontare ansia e depressione,
nonché stress e disagi quotidiani.

Orari
23 marzo:
10:00-18:00 – 24 marzo: 9:00- 17:00

Costo:
150 € + IVA (€ 181,5) – Soci Is.I.Mind  120: € + IVA (€ 145,2)
Sede
Hotel Vergilius, Via Carpaneda – 36051 Creazzo (Vicenza) – Tel: 0444/523922

ISTITUTO ITALIANO PER LA MINDFULNESS (ISIMIND)
Associazione senza scopo di lucro – cell +39 320 3062662
info@istitutomindfulness.comwww.istitutomindfulness.com

Ven. Dr. Akong Tulku Rinpoche (Samye Ling, Scotland, United Kingdom)
Nato nel Kham (Tibet orientale) nel 1939, ha ricevuto insegnamenti dai più importanti Maestri della Scuola Kagyü e ha studiato la medicina tradizionale tibetana.
Nel 1959 ha dovuto lasciare il suo paese, trovando rifugio prima in India e poi nel Regno Unito, dove nel 1967 ha fondato il Kagyu Samye Ling Monastery and Tibetan Centre (Scozia), il primo e più importante centro di Buddhismo tibetano in Occidente.
Il centro è un luogo di pace, di studio e spiritualità, visitato da persone di ogni fede e tradizione, provenienti da tutto il mondo.
Da sempre, l’impegno di Akong Tulku Rinpoche è quello di preservare e diffondere la spiritualità, la cultura e la medicina del Tibet in Occidente e per questo la sua incessante attività si è espansa in tre direzioni principali: gli insegnamenti del Dharma, la terapia e l’attività umanitaria.
Negli anni, si sono infatti diffusi i Kagyü Samye Dzong, centri connessi a Samye Ling, presenti ora in vari paesi, in Europa e in Africa.
Inoltre, l’interesse dimostrato da molti psicoterapeuti e medici occidentali per la medicina e la terapia Buddhista insegnata da Rinpoche,
ha favorito lo sviluppo di un sistema di terapia unico, conosciuto ora come Tara Rokpa Therapy.
Nel 1980 Akong Rinpoche ha fondato ROKPA, associazione umanitaria che opera in Tibet, Nepal, Africa ed Europa.
Con grande energia e determinazione, in Tibet Akong Rinpoche ha avviato più di 160 progetti nell’ambito dell’educazione, della sanità, della preservazione della lingua, della cultura, dell’arte e dell’ambiente dell’Altipiano tibetano, portando una nuova speranza tra la popolazione nomade che vive in una zona tra le più povere e dimenticate della terra.
Tra i suoi libri tradotti in italiano, Domare la tigre (Ubaldini).

Dr. Brion Sweeney (Dublin, Ireland)
È psichiatra e direttore del Drug Addiction Services for Greater North Dublin. È supervisore e trainer in psicoterapia dal 1992 e tiene dei Master presso l’University College di Dublino.
I suoi interessi riguardano da sempre l’interazione tra l’approccio orientale e quello occidentale alla mente, e tra la medicina e le Neuroscienze riguardo al rapporto corpo/mente.
In particolare, nella sua pratica clinica ha sempre rivolto grande attenzione alle Neuroscienze che hanno dimostrato come la Mindfulness e la compassione, che derivano dalla pratica meditativa buddhista, siano realmente efficaci per affrontare i sintomi più comuni del disagio mentale, come l’ansia e la depressione.
E in questa direzione la sua ricerca lo porta a promuovere nuovi interventi di psicoterapia anche all’interno del sistema sanitario.
Dal 1991 è terapista della Tara Rokpa Theraphy, di cui è co-fondatore insieme ad Akong Tulku Rinpoche.
La Tara Rokpa Theraphy è un approccio basato su una combinazione unica tra la comprensione buddhista della mente e la psicoterapia occidentale, approccio utile per chi desidera sviluppare le proprie potenzialità, includendo anche l’aspetto spirituale.
Attualmente è impegnato nel creare nuovi training in psicoterapia a vari livelli, all’interno e al di fuori delle strutture universitarie.

 

Marco Boccadoro : “L’evoluzione: prospettive teosofiche”


Bruno G

Marco Boccadoro

 “L’evoluzione: prospettive teosofiche”

Il tema di questo seminario teosofico è l’Evoluzione.

Quando si parla di evoluzione, il pensiero corre subito a Charles Darwin.

La teoria dell’evoluzione di Darwin (On the origin of species, 1859) ci dice che le varie forme di vita discendono da un antenato comune, e che le creature complesse derivano da organismi più semplici in modo naturale, con il passare del tempo. Le mutazioni casuali genetiche degli organismi che permettono la continuazione della specie rimangono, e sono trasmesse alle prossime generazioni. Questa è la selezione naturale. Gli organismi che non beneficiano di queste mutazioni si estinguono. (un  po’ come succede per le razze d’allevamento o per le piantine di pomodori selezionate…)

Se Darwin ha intuito l’Armonia e l’Unità della Vita, dove la teoria  non convince, invece, è di fronte all’ enorme complessità anche solo a  livello cellulare, persino dei batteri più semplici.

Come la Teosofia ha sempre sostenuto, il grande progetto Divino, non il caso, determina l’evoluzione.

Nessuna persona dotata del minimo buon senso potrebbe infatti sostenere  che il corpo umano, o anche solo una sua parte, nella sua perfezione, possa essere il frutto di mutazioni casuali.

Comunque il grande merito di Darwin rimane quello di aver enunciato l’Evoluzione della forma, e per quanto riguarda l’Umanità, l’Evoluzione del corpo fisico.

L’approccio olistico all’evoluzione è invece uno dei grandi meriti della dottrina teosofica.

Già un grande apostolo della teosofia, Giordano Bruno, concepiva l’evoluzione in questo modo:

L’animo umano è l’evoluzione più alta della vita cosmica. Proviene dalla sostanza di tutte le cose. Tutti gli esseri umani sono al tempo stesso anima e corpo. Tutti sono monadi viventi, riproducendo in una forma particolare la Monade delle Monadi, in altre parole il Dio- Universo.

La corporalità è l’effetto della forza espansiva della Monade, poi la Monade ritorna su sé stessa. Questo doppio movimento di espansione e di contrazione costituisce la vita della monade. Ma la Monade sparisce solo per riapparire in altra forma in seguito. [1]

 

Giordano Bruno ha predicato l’Immanenza di Dio che è la vita universale, l’eternità dello Spirito, che ne è parte, e una vita dedicata al Vero, al Buono, al Bello, l’unico modo per vivere la nostra vita particolare in  modo da renderla degna della vita universale. [2]

Nel campo scientifico, Bruno ha intuito che l’Universo non ha né centro né limiti,

ha anticipato la teoria della relatività di Einstein e quella dell’evoluzione di Darwin.

Bruno sosteneva, infatti, che spazio, tempo, dimensioni, peso, movimento cambiamenti, eventi, relazioni, prospettive sono sempre relative ad un sistema di referenza (la base della Teoria della Relatività), e la cruciale differenza tra apparenza e realtà.[3]

Si può dire inoltre che Bruno intuì la teoria scientifica dell’evoluzione organica, sostenendo che l’universo è teso al rinnovamento e alla perfezione. Sostenendo l’unità essenziale della natura come pure suggerendo lo sviluppo di forme di vita semplici in esseri complessi, Bruno ha riconosciuto la trasformazione storica di tutti gli organismi sulla terra.

Egli ha percepito l’universo intero come un’entità organica che manifesta un essere superiore immanente, l’Unità della Vita.

Sappiamo che per queste sue idee Giordano Bruno fu imprigionato per otto anni, torturato dall’Inquisizione durante tre anni, e finalmente  bruciato sul rogo il 17 febbraio 1600 in Campo dei Fiori a Roma. Nel 2000 la Chiesa Cattolica, per il tramite di Giovanni Paolo II, ha espresso profondo rammarico per l’accaduto.

Giordano Bruno non è mai stato riabilitato dalla Chiesa.

A proposito di evoluzione, la sorte subita da Giordano Bruno è tragicamente attuale anche quattro secoli dopo, pensando alle sofferenze provocate al giorno d’oggi dal fondamentalismo religioso e dall’odio etnico.

Van der Leeuw scrive, a proposito dell’evoluzione:

“ Precisamente come l’evoluzione della forma ci dimostra che il nostro corpo fisico è il risultato di un lungo processo di evoluzione fisica, così nell’evoluzione della vita, la vita dentro di noi è veduta come il risultato di una evoluzione dalle manifestazioni più semplici a stadi sempre più alti, fino a che nel Grande Ritmo della creazione la vita separata ha riguadagnato l’Unità con la divinità da cui provenne “[4]

Evoluzione significa quindi creazione continua per opera di Dio. Come accennavo  nello scorso seminario qui a Monte Verità, un ordine e un equilibrio  superiori reggono l’universo, e se l’attenzione di Dio dovesse venir meno anche per un solo istante, tutto svanirebbe:

Ad esempio, basterebbe che la forza nucleare forte variasse dello 0.5 %, o la forza elettromagnetica del 4% per distruggere tutto il carbonio e l’ossigeno in tutte le stelle, e quindi ogni possibilità di vita nell’universo!

E ancora, se la forza nucleare debole diminuisse leggermente non esisterebbero le stelle, se i protoni fossero dello 0.2 % più pesanti questi si trasformerebbero in neutroni, destabilizzando gli atomi.

Quindi una leggera variazione del grande equilibrio distruggerebbe tutto.

Ma qual è lo scopo dell’evoluzione umana?

Per gli insegnamenti teosofici, si può riassumere nel raggiungere piani di coscienza sempre più elevati, in un viaggio attraverso la reincarnazione, la sofferenza, la legge del Karma, fino al ricongiungimento con l’Essere Supremo.

L’Evoluzione, il progetto evolutivo, è l’interazione dello Spirito e della Materia.

Attraverso incarnazioni successive, l’Uomo raggiunge piano sempre più elevati, fino ad arrivare al Logos.

Scrive la signora Besant:

L’Uomo nel corso della sua Evoluzione è destinato, nel pensiero dei suoi costruttori, a conquistare e occupare nel corso della presente evoluzioni cinque dei sette piani dell’universo. Egli è destinato ad agire e dominare sul piano fisico, ad agire e dominare sul piano astrale , sul piano mentale , che include lo Svarga degli Indù, il Devacian dei Teosofi; …al disopra di questo viene il piano di Buddhi e più sopra ancora il piano di Nirvana o Turyia-tita. Con che si hanno le cinque distinte regioni dell’universo destinate ad essere occupate dall’umanità nel corso di questa evoluzione. Questi sono gli stadi dell’espansione della coscienza, per i quali l’uomo deve passare per poter condurre a termine il suo pellegrinaggio.[5]

Per quanto riguarda l’individuo, in cosa consiste, nella quotidianità, l’evoluzione?

Al di là di ronde, globi , catene, razze, sottorazze ?

Nel Qui e Ora, l’evoluzione significa  purificazione, cioè nel far sì prima di tutto che  il nostro corpo non sia  tiranno, ma  servitore.

Poi nel distruggere la separatività, l’egoismo, nel lavorare per un progetto, per il bene comune e non per il proprio interesse.

Nel dominare le passioni, l’ira, la collera, la vendetta per un’ingiustizia subita, eccetera.

Nel dare amore invece che odio, nel sacrificio per le persone amate, quindi per tutti i fratelli. L’amore che non chiede nulla in cambio.

Ci si può chiedere come mai l’Evoluzione dell’Umanità proceda così a stento, con tanta difficoltà.

In realtà alcuni aspetti dell’Evoluzione procedono velocemente, ma altri molto meno.

L’Evoluzione dovrebbe essere, per così dire, bilanciata.

L’equilibrio, il giusto orientamento di queste attività reggono  l’ Evoluzione dell’Uomo.

Ripensiamo all’equilibrio che regge l’Universo cui accennavamo prima.

Tutte le grandi religioni rappresentano la Divinità con Il triplice Logos:

Potere, Sapienza, Amore.

L’Uomo è un’ emanazione della Divinità , perciò il progresso dell’Umanità si deve svolgere secondo questa Trimurti. [5]

Potere, Sapienza, Amore, quindi, in equilibrio tra di loro.

Il Potere regola l’organizzazione della società, la Sapienza le attività della mente, la conoscenza, la consapevolezza, l’Amore comprende la pietà, la compassione, lo spirito di servizio verso i nostri simili.

Per quanto riguarda un aspetto della Sapienza, e cioè la Scienza, vediamo che l’Evoluzione scientifica e tecnologica  ha raggiunto livelli impressionanti, e sembra sempre arrivata ai suoi limiti, eppure la Scienza non riesce a penetrare l’essenza delle cose, ma sospinge solamente un po’ più in là i dubbi, le perplessità, il mistero.

Da un punto di vista materiale, le scoperte scientifiche a tutto campo permettono di vivere una vita  di agi e di comodità, di annullare le distanze, di vincere la maggior parte delle malattie, di essere in collegamento con il modo intero.

Poiché ogni cosa ha almeno due facce, in realtà, le disparità sociali e la miseria restano immense, nuove guerre si preparano, con armi sempre più potenti, la qualità di vita di troppe persone è tutt’altro che ideale, e nel frattempo si sta depredando il pianeta delle risorse accumulate in millenni.

Ma, peggio ancora, il materialismo, la troppa attenzione rivolta al mondo fisico, ci distolgono dagli altri due aspetti della Trimurti.

Visto che la natura dell’uomo è divina, ciò che l’uomo desidera otterrà, presto o tardi; se non in questa incarnazione, nelle prossime.

Quindi l’attaccamento ai beni materiali lo costringerà a tornare sulla terra per un’altra incarnazione. Stiamo attenti ai nostri desideri! I desideri sono catene.

Il Materialismo pervade anche il Potere, con nefandi effetti sull’organizzazione delle Società.

I governi, invece di essere una guida di moralità, non danno alcun segnale in tal senso.

Nell’ideale Teosofico, il governo dovrebbe essere ispirato dai Grandi Esseri, ma al massimo vediamo instaurarsi dei governi teocratici o ideologie al servizio del Male.

Soprattutto L’Amore sembra essere sopraffatto troppo spesso dall’ odio.

Quindi, mancando l’equilibrio, che è una delle grandi leggi del Cosmo, tra Potere, Sapienza, Amore , non può esserci una evoluzione rapida, ma soltanto profondo malessere, insicurezza, insoddisfazione, dolore.

Che cosa dire, allora, dobbiamo disperare? No, l’evoluzione è il progetto divino,

il Male e l’Odio non sono i poteri che reggono il cosmo, quindi tutto ciò può solo rallentare il progresso dell’Umanità, ma non fermarlo.

Per tornare a Giordano  Bruno, egli ha anticipato con la legge della conservazione di massa il postulato di Lavoisier di ben due secoli (il nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma) e pure l’equivalenza massa-energia postulata da Einstein.

Andando oltre, Bruno ci dice:

“Non c’è morte per noi, né per ogni sostanza; niente diminuisce sostanzialmente, ma ogni cosa, viaggiando nello spazio infinito, cambia aspetto.

E poiché tutti siamo soggetti alla legge della miglior efficienza, non dobbiamo credere, ritenere e sperare altro che siccome tutto proviene dal bene, così tutto è Bene, lavora per il Bene, e finirà nel Bene”[5]

Ancora una cosa: sembra incredibile, ma ho scritto queste righe domenica  17 febbraio di quest’anno, e mi sono accorto solo scrivendo che questa data coincide con quella della morte di Giordano Bruno, e come ricordato sul numero di febbraio della Rivista italiana di Teosofia, con la nascita di C.W.Leadbeater e la dipartita di J. Krishnamurti e di Henry Steel Olcott con l’Adyar Day. Niente succede per caso…

Marco Boccadoro

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Bibliografia:

[1] Giordano Bruno, De triplici minimo, pp 10-17

[2] A. Besant, Giordano Bruno, The Theosophical Publishing House, Adyar, Chennai 600020, India

[3] J. Birx, Interpreting Evolution, (Prometheus Books, 1991

[4] J.J . Van der Leeuw, Il Fuoco della Creazione, E.T.T

[5]  A.Besant, Il Sentiero del Discepolo, S.T.I., Roma

Ispirazioni dai piani superiori : Pier Giorgio Parola, Conferenza del 13-11-2012 a Torino


Ispirazioni dai piani superiori
Pier Giorgio Parola
Conferenza del 13-11-2012 a Torino

L’argomento del nostro incontro mira indubbiamente alla fonte di un insegnamento che tutti i teosofisti conoscono: il termine stesso, teosofia (θεός, ‘dio’ e σοφία, ‘sapienza’), indica una sapienza che sta al di là delle normali capacità umane, che proviene dalla divinità.
Si tratta quindi di un concetto che, per quanto tratti di un processo lungo e difficile, dovrebbe essere chiaro per tutti i membri della Società Teosofica, in primis i dirigenti ed i divulgatori, ma penso, tuttavia, che il tema necessiti di qualche precisazione iniziale.
Nel secolo sorso madame Blavatsky ci ha parlato di Maestri che, sul piano dove ora noi siamo, sulla terra, hanno il compito di mantenere viva la conoscenza di una dottrina che, tradizionalmente, è sempre stata trasmessa comunicandola a coloro che ne erano degni. Secondo l’insegnamento di Madame Blavatsky i Maestri sono gli eredi di coloro che, lungo il susseguirsi di lunghissime ere, hanno guidato l’evoluzione dell’umanità. In un periodo in cui gli uomini erano ancora dotati dei due principi superiori, ossia di atmā e buddhi, e dei quattro inferiori, ma non del manas, e quindi non erano realmente “umani”, queste guide erano quei mitici re, eroi fovolosi, che hanno governato gli uomini fino al momento in cui l’umanità potè (dovette) essere dotata, dai manasaputra, della mente, di quella mente che doveva consentire all’umanità, ormai giunta alla fine della propria involuzione nella materia, di proseguire, lungo un sentiero evolutivo, con le proprie forze. Questi adepti iniziarono un graduale ritiro dal governo dell’evoluzione del regno umano, ma tuttavia ci furono generazioni di studiosi, di veggenti, che agirono nell’ambito dei vari popoli e che talvolta si manifestarono come le menti più brillanti di un’epoca, e, sempre restando nell’ombra, furono pronti ad intervenire nel momento del bisogno, bisogno che, secondo due adepti, c’era alla fine del XIX secolo quando, mentre iniziava a soffiare quel vento della tecnologia che doveva travolgere delle istituzioni millenarie, si decise di fondare la Società Teosofica. Allora i Maestri erano considerati degli esseri umani apparentemente normali, seppur dotati di capacità paranormali, degli uomini della nostra ronda e quindi limitati dalle sue regole (un adepto è tale soltanto al livello “incondizionato” della mente superiore), ma che erano tuttavia, quando il caso lo richiedesse, in grado di superare le proprie limitazioni personali e di servire da collegamento con i piani superiori, con quella “compassione” del Bodhisattva che tramite il Manushya, il Buddha umano, governa il nostro universo. Ma, dopo la morte della Contessa, la dottrina che i nuovi leaders della Società Teosofica propagandarono con libri, conferenze e più o meno sottili inviti, presentava i Maestri in modo alquanto diverso, ovvero come degli esseri al di fuori del nostro mondo. Questa credenza, che non trova riscontro negli insegnamenti originari della Blavatsky e delle “Lettere”, venne divulgata da C.W. Leadbeater ed Alice A. Bailey e negli anni 30 e ricevette una precisa sistemazione da Guy Ballard coi suoi Ascended Masters.
Molte discussioni sono state fatte a proposito della storicità dei Maestri e sulla loro stessa esistenza, e negli anni 90 lo storico e teosofo statunitense K. P. Johnson ha cercato di identificarli, dimostrando, con “ragionevole probabilità”, che erano stati degli uomini che vivevano al tempo di M.me Blavatsky in un modo assolutamente normale. Ma il vero problema sta fra la credenza che afferma l’esistenza sulla terra di Maestri alla guida della Società Teosofica e quella che prevede invece dei Maestri ascesi su dei piani superiori a quello terrestre.
Ci sono, qui in terra, dei Maestri alla guida della Società Teosofica? Alcuni lo negano dicendo che tutti i Maestri storici hanno “preso delle iniziazioni” (cosiddette) che li hanno portati a risiedere stabilmente su altri piani; io obietterei che su altri piani avevano già, pur avendo un corpo fisico, possibilità di operarare con i loro mayavi rupa e che, per poter avere definitivamente trasceso il piano fisico, dovrebbero, essendo stati esplicitamente definiti uomini della quinta ronda (il manushi buddha era, qui in terra, un uomo della sesta ronda), avere conseguito, in un breve secolo, il risultato previsto in oltre due miliardi di anni d’evoluzione. Io penso (interpretando gli insegnamenti originari) che, finchè dura la loro vita terrena, i Maestri siano “uomini” a tutti gli effetti. Occorre poi rilevare che, nel frattempo, i Maestri di Madame potrebbero essere morti ed essere subentrati dei nuovi Maestri, dei Maestri che potrebbero guidarci sia rimanendo incogniti che pubblicamente, seppure non ufficialmente (tanto per non rinunciare ad una teosofica sudditanza all’oriente: ad esempio il Dalai Lama. Personaggio quest’ultimo che, pur rimanendo sinceramente un monaco, afferma onestamente la propria normalità, compresi, talvolta, i sogni erotici).
Tralasciando per il momento la questione dei Maestri, vorrei rilevare che, di norma, quando si parla di ispirazione dall’alto, spirituale, a molti viene in mente la figura di un mistico circonfuso di luce, e ad altri l’immagine di una mente limpida come il cristallo che riluce di una beata onnniscienza, quest’ultima immagine appare di solito a coloro che, avendo ormai lasciata la parrocchia, hanno molto (talvolta troppo) letto ed ascoltato (sono cioè più avvezzi a navigare sul mare di una ormai diffusa new age, una cabalo-alchemica, orientalistica, ecc., cultura in cui tutti noi teosofisti di una certa età abbiamo più o meno a lungo soggiornato; un mare in cui hanno sempre nuotato, nuotano e nuoteranno pesci di ogni forma e dimensione, poichè ogni epoca ha avuto la sua new age, con i suoi sogni, le sue diete e tanti approfittatori). Ma queste sono tutte delle belle cose che prevedono qualità che, nella mia quarantennale militanza teosofica, mai ho avuto la fortuna di incontrare (rabbini caduti da cavallo sulla strada di Damasco in un caso o yogin meravigliosi nell’altro). Molto più prosaicamente, per noi teosofisti il problema sta nel fatto che non basta iscriversi alla Società Teosofica per essere “istruiti dalla divinità” e non è sufficiente comperare tanti libri per costruire una pila così alta da raggiungere l’illuminazione.
L’insegnamento tradizionale (quello supportato dalla conformità delle investigazioni di generazioni di adepti) è giunto alla conclusione che al di là del nostro settuplice sistema terreste c’è un’unica realtà, ecc., ecc., il che ci dice “chi siamo”, ma sarebbe anche bello sapere, avere la certezza di sapere, “come dobbiamo comportarci”, una sicurezza che, evidentemente, richiede un’esperienza che trascende la normalità.
La storia della Società Teosofica parla di coloro che queste cose le hanno dette e che ci hanno fornito una dottrina che spiega la struttura del mondo in cui viviamo, ma gli insegnamenti teosofici sono solo pura teoria o sono una scuola di vita? e se sono una lezione morale come dovrebbe interpretare gli insegnamenti di Madame Blavatsky chi volesse metterli in pratica?
Io penso, socraticamente, che la conoscenza, anche solo teorica, sia un buon sistema per non commettere errori, ma di quale conoscenza stiamo parlando?
Quando si mettono in pratica degli insegnamenti si vede che ogni sistema è imperfetto e che, per fortuna, non si può fare applicare agli altri un sistema personale: questo fa si che ognuno deve ottenere personalmente una conoscenza che personale non è. Tradizionalmente nessun “vero” Maestro ha mai supposto di possedere la verità (di poterla comunicare), nessun autentico Maestro ha mai preteso di non dovere confrontare le proprie riflessioni, intuizioni, visioni, con gli altri, pronto a riconsiderare le proprie idee. La gupta vidya, la dottrina segreta tradizionale, è questa e, anche nel nostro piccolo, il sistema è sempre valido: è necessario unirsi ad altri per confrontarsi.
Siamo qui in terra e qui, hic et nunc, dobbiamo (se ne abbiamo voglia) operare; e qui, oltre ad un corpo fisico che ci consente di muoverci, abbiamo solo la mente, e non la mente limpida come il cristallo di quei rari yogin che hanno raggiunto la meta, ma la mente razionale (quasi) che è a disposizione dei normalissimi uomini: una mente, si badi bene, che è il traguardo raggiunto dall’umanità dopo un viaggetto di più di duemila milioni di anni…… un lavoro da niente quindi. Quando si sentono tanti spiritualissimi cultori di discipline esoteriche disprezzare la “mente”, vantando le meraviglie di, mai ben precisati, stati trascendentali, non si deve scordare che l’origine della manifestazione di questo manvantara, il nostro periodo di attività, è stato Mahat, la grande mente, che ha “pensato e voluto” quella luce, akasha, che illumina il cosmo; e la consapevolezza di questo è la futura meta dell’umanità. E’ una meta che deve essere, evidentemente, raggiunta partendo da dove siamo e con gli strumenti di cui disponiamo: una mente legata al desiderio personale. Ad ogni livello, ogni creazione è originata da un progetto (mentale) e dalla volontà di realizzarlo (kama, quel quarto principio che nel caso di una personalità diventa tanha, trsnā, sete di vita); e l’irrinunciabile necessità della razionalità è stata ultimamente affermata anche da Benedetto XVI in un suo discorso a Ratisbona. In epoche lontane gli stati di coscienza di cui l’umanità sta ora vagheggiando erano comuni a tutti, in quanto gli uomini si valevano di guide divine, e se attualmente, nel momento in cui non solo la nostra catena planetaria terrestre, ma l’intero sistema solare sta iniziando la propria marcia di ritorno verso la “casa del Padre”, ci troviamo in un frangente in cui la tensione fra l’involuzione nella materia e l’evoluzione spirituale (entrambi parti paritarie del progetto divino: incarnazione, passione e morte, e resurrezione) è massima, siamo in un momento in cui solo l’uso “personale” di manas, il sacrificio consapevole, può pagare il prezzo del viaggio: solo la sublimazione dei propri desideri. Ogni epoca ha una meta da raggiungere e gli strumenti adatti per farlo, e la socratica razionalità della nostra cultura occidentale (talvolta poco razionale, ma che tanto affascina gli orientali) che, con medioevale pervicacia, la nostra new age (anche teosofica) considera un’ancilla “theosophiae” ha la stessa dignita di ognuno dei (sette) principi (della coscienza) con cui è “coadunita”.
Quindi, prima di parlare ancora dei Maestri, ed, eventualmente, del come mettersi in contatto con loro, occorre affrontare un altro problema: chiarire bene cosa si intende per piani superiori, che l’esperienza dimostra che il rinunciare alla ragione in nome di presunte visioni mistiche di guai ne ha provocati a bizzeffe.
Poeticamente la terza delle “Stanze di Dzyan” ci dice che “Padre-Madre tesse una tela la cui estremità superiore è congiunta allo spirito, la luce della Tenebra Unica, e l’inferiore alla sua estremità oscura, la materia”. HPB è molto chiara quando dice che: “Nel sistema solare (lasciamo stare l’intero kosmos) la materia differenziata esiste in sette differenti condizioni e, poiché prajna, che è la capacità di percepire, ha anch’essa sette aspetti diversi in corrispondenza con i sette stati della materia, devono necessariamente esserci sette stati di coscienza nell’uomo, e le religioni e le filosofie sono organizzate secondo il maggiore o minore sviluppo di questi stati” (The Secret Doctrine, II, 597 nota).
Secondo l’insegnamento teosofico, quindi, gli stati di coscienza dell’uomo sono relativi a questi sette piani di cui quello su cui si trova la nostra terra è il più basso, poi ci sono altri tre piani su cui sono situati gli altri globi della catena terrestre e poi ci sono altri tre piani al di là di quelli della nostra catena, piani che si suole definire spirituali.
Ora se per piani superiori si intendono dei piani spirituali il raggiungimento di questi piani si ha quando si trascende il piano di una mente associata al desiderio personale, se invece si intende solo il superamento della limitazione dovuta ai nostri sensi fisici il discorso cambia e qui sta una delle principali differenze (con inevitabili, comunque mascherate, ripercussioni etiche) tra l’insegnamento blavatskiano e quello di alcuni membri della Società Teosofica che le sono succeduti come maitres de la pensée teosofica, come via da seguire per i teosofisti: c’è infatti una fondamentale differenza tra il desiderio di operare secondo quello che è il progetto divino e la ricerca dei poteri psichici. Tra la possibilità di investigare sul piano astrale e l’illuminazione della bodhi, la sapienza divina. Avere dei poteri (sensi) superiori su dei piani che sono pur sempre intimamente collegati al piano fisico non significa essere spiritualmente più evoluti, il cane che ha un olfatto migliore di quello degli uomini non è per questo più intelligente.
Le investigazioni su altri piani, che sul piano astrale si limitano a quel passivo mondo degli effetti che circonda la nostra terra, possono portare in mondi diversi in cui il sistema delle cause e degli effetti è diverso e quindi, se non si è sviluppato un adeguato stato di coscienza, lo sviluppo delle siddhi può essere pericoloso, come insegna H.P.B. .
Cosa significa quindi essere spiritualmente evoluti? Significa essersi liberati (con una scelta razionale) da ogni influenza della personalità, ossia avere raggiunto quello stato in cui il nostro Sè, quel raggio monadico che dopo un lungo percorso è giunto nel regno umano, può manifestarsi (condizione che a seconda dei casi, e dell’era in cui si verifica, può essere stabile o episodica, come sembra essere stato nel caso dei nostri Maestri): Krishnamurti dice che “finchè c’è l’attività di un sè che progetta non ci si può rendere conto della realtà” ed H.P.B. afferma che “l’Ego spirituale può agire solo se l’ego personale è paralizzato”. Chi giunge a questo livello “opera” con il proprio Ego taijasi ed è in relazione con la propria divinità interiore ed illuminato dalla bodhi, dalla divina sapienza (che non è mai disgiunta dalla compassione: prajna-karuna, “voi stessi siete stati ammaestrati da Dio ad amarvi gli uni gli altri” [1 Tess., 4, 9]), è theos didaktos, istruito dalla divinità come Ammonio Sacca: è teosofo. Per Shankaracharya prajna è la totalità della coscienza, caratterizzata dalla mancanza di discriminazione e per la Mandukya Upanishad è “la coscienza per eccellenza poichè solo in lei c’è la conoscenza del passato e del futuro e di ogni cosa”; ed a proposito del fatto che i Maestri appartennero alle culture più diverse, ci fu chi nel ‘500 disse che “ciascun uomo porta in sé l’intera forma dell’umana condizione” (Montaigne, Essais, III, 2). L’uomo….essendo composto dalle essenze di tutte le gerarchie celesti può riuscire a rendere sè stesso, come tale, superiore, in un certo senso, ad ogni gerarchia o classe, o anche ad una loro associazione.
La distanza che c’è tra noi ed i Maestri è quindi la stessa che c’è, in ognuno di noi, tra l’ego personale e il proprio Ego superiore (alcuni teosofi dicono il proprio Sè superiore, ma a questo punto non esisterebbero più differenziazioni e quindi una differenza tra allievo e maestro) e può quindi essere corta o lunga a seconda dei casi.
In ognuno c’è un luogo detto la “Terra Sacra” (il primo continente), che è definita immortale in quanto è stata la culla del primo uomo e sarà la dimora dell’ultimo divino mortale scelto come sishta per essere il futuro seme dell’umanità. Di questa terra misteriosa e sacra può essere detto molto poco, se non che…… ’la stella polare ha su di lei il suo occhio rilevatore, dall’alba al tramonto di un giorno del GRANDE RESPIRO’ e questa “Terra Sacra è un luogo che ….non ha mai condiviso il destino degli altri continenti, essendo la sola il cui destino è quello di durare dall’inizio alla fine del manvantara per tutte le ronde” (The Secret Doctrine, II , 6). Su questa terra, al centro di sette mari, sta il faro che indica la strada, emettendo la luce che illumina la via “maestra”. Ed ha questo punto risulta chiaro il perchè Suzuki chiama l’illuminazione “la beffa fondamentale”, la ragione sta infatti nel fatto che, una volta ottenutala, si scopre di averla sempre posseduta
Evidentemente i Maestri devono occuparsi dell’evoluzione umana nella sua totalità mentre, ai fini pratici personali, un Maestro è il proprio Ego illuminato dalla bodhi, e raggiungerlo (gnotis eautón) è nelle possibilità degli uomini (se compiono uno sforzo adeguato). Il maestro K.H. (nella lettera n. 45) dice “Guardatevi attorno, amico mio: vedete i tre ‘veleni’ che infuriano nel cuore degli uomini, la rabbia, l’avidità e l’illusione e le cinque cause dell’ignoranza, l’invidia, la collera, l’incertezza, la pigrizia e la miscredenza, che non ci consentono di vedere la luce. Non permettono di liberare un cuore malvagio dall’inquinamento e di sentire la spiritualità che c’è in tutti noi. Non state forse cercando, per accorciare la distanza tra di noi, di liberarvi dalla rete della vita che ha catturato tutti….?”.
Questo non toglie che, nel sapiente progetto che ha indotto la Monade a reincarnarsi, a divenire preda dell’illusione dell’ego, ogni principio sia, a suo tempo, necessario ed abbia pari dignità. La personalità deve essere trascesa pur amandola (com’è stupido, sacrilego, non farlo!). Per risorgere occorre amare la vita, la vita terrena, ma allo stesso tempo essere consapevoli dell’esistenza di una realtà superiore, occorre potere dire: “Padre Mio, se non è possibile che passi oltre di me questo calice … sia fatta la tua volontà” (Matteo XXVI, 42). E qui convergono terra e cielo, riuniti nell’uomo. Se no sarebbe troppo facile, per invertire il cammino occorre una forza (divina) equiparabile a quella primordiale. Nella Dottrina Segreta (II, 81) leggiamo che “nessuna entità, sia angelica che umana, può raggiungere lo stato nirvanico, ovvero l’assoluta purezza, se non dopo eoni di sofferenza e dopo avere conosciuto sia il MALE che il bene, poichè altrimenti quest’ultimo sarebbe incomprensibile”.
Se, come afferma il Maestro K.H., la liberazione dalle cinque cause e dai tre veleni (sovente definiti con nomi diversi) ha sempre, tradizionalmente, portato a trascendere la personalità, alla consapevolezza di far parte di una individualità più ampia, al servizio amorevole dei bisognosi: orbene penso che (senza cercare molto lontano, in paesi esotici o su piani trascendenti ) dei Maestri si possono quotidianamente trovare in quelle persone che quotidianamente, nascoste negli ospedali, negli ospizi, nelle famiglie, per le strade del mondo, ……dimostrano la loro “sapiente compassione”. Sono persone, buoni samaritani con i piedi per terra, a cui il Maestro interiore ha svelato chi è il “prossimo” e come agire, senza altra motivazione che la loro compassione (karunā, carità, …..amore…..). Carità che genera fede e speranza negli uomini.
Ricordando che Krishnamurti avverte che “…se hai intenzione di meditare non sarà meditazione” e che questo va inteso anche come: “…. il desiderio personale di un Maestro porta all’illusione”.