- Annie Besant (Photo credit: Wikipedia)
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05 mercoledì Giu 2013
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30 giovedì Mag 2013
Tag
Alfred Percy Sinnett, Annie Besant, Catene, Galileo Galilei, Glossary of musical terminology, impegno teosofico, karma, Leonardo Da Vinci, Ronde, servizio, società teosofica, teosofia, Theosophical Society
Henry Steel Olcott (1832-1907, links), Annie Besant (1847-1933, mitte), Charles Webster Leadbeater (1847-1934, rechts) in Adyar (Chennai) im Dezember 1905 (Photo credit: Wikipedia)
Marco Boccadoro
Karma e impegno teosofico
Relazione tenuta al 99o congresso Italiano, Aosta
“E ‘solo la consapevolezza delle costanti rinascite di una stessa individualità in tutto il ciclo della vita, la garanzia che le stesse Monadi devono passare attraverso il “Circolo di Necessità”, premiate o punite da tale rinascita per la sofferenza subita o crimini commessi nella vita precedente; che quelle Monadi stesse, che sono entrate nei vuoti gusci senza sentimenti, o figure astrali della prima Razza emanata dai Pitri, sono le stesse che ora sono in mezzo a noi – anzi, noi stessi, forse, è solo questa dottrina, sosteniamo, che può spiegarci il problema misterioso del Bene e del Male, e riconciliare l’uomo con la terribile e apparente ingiustizia della vita.
Nient’altro che tale certezza può placare il nostro disgustato senso di giustizia. Infatti, se uno non conosce la nobile dottrina e si guarda intorno, e osserva le disuguaglianze di nascita e di fortuna, di intelligenza e capacità, quando si vedono onori elargiti a sciocchi e intemperanti , su cui la fortuna ha accumulato i suoi favori per semplice privilegio di nascita, e il loro vicino più prossimo, con tutta la sua intelligenza e nobili virtù – molto più meritevole in ogni modo – perire di povertà e per mancanza di compassione, quando uno vede tutto questo e deve allontanarsi, impotente ad alleviare questa sofferenza immeritata, le orecchie che risuonano e il cuore gonfio per le grida di dolore intorno a lui – che la conoscenza benedetta del Karma solo gli impedisce di maledire la vita e gli uomini, come pure il loro presunto Creatore.” [1]
Inizio la mia relazione con questo bellissimo brano della signora Blavatsky, che, mi pare, riassume in poche righe uno dei motivi per cui vale la pena di occuparsi del Karma.
Ecco la lucidissima spiegazione che ne dà Edoardo Bratina nell’introduzione al libro di Annie Besant sul Karma.[2]
“Il Karma è la legge di causa-effetto, agente su tutti i piani della natura, definita dai tre principi dellla dinamica, scoperti rispettivamente da Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei e Isaac Newton:
1) Un corpo permane nel suo stato di moto o quiete finchè non subentra una forza esterna (quindi qualunque cosa accada è dovuta ad una causa determinata) .Non esistono effetti senza cause.
2)Una forza applicata ad un corpo imprime al corpo stesso un’accelerazione proporzionale alla forza stessa , cioè i risultati sono sempre proporzionali alle forze poste in azione.
3) Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.”
Questo terzo principio è la Legge Unica che sostiene l’universo, il grande equilibrio.
La legge che riaggiusta l’equilibrio disturbato nel mondo fisico, e l’armonia spezzata nel mondo morale. Quindi, dicevamo, il rapporto causa-effetto. Non vi è effetto senza causa.
Le cause sono da ricercare nelle nostre azioni passate e presenti. Non solo nelle azioni, però. A monte di un’azione, c’è il pensiero, la straordinaria capacità dell’essere umano di creare, visualizzare, avere delle visioni. In teosofia, però, il pensiero è materia, si parla di le forme – pensiero.
Le forme pensiero possono essere buone o malvagie , e purtroppo esse sono molto più potenti di quanto si pensi. Infatti queste magnetizzano attorno a sé gli elementali dello stesso tipo, e si rinforzano, nel bene e nel male.
Scrive La signora Besant in merito alle forme pensiero:
“Angeli e Demoni di nostra creazione si assiepano attorno a noi, da ogni lato, apportatori del bene e del male agli altri, del bene e del male a noi stessi, come veri agenti karmici.”
E attualmente, vista l’onnipresenza dei mezzi di comunicazione, una forma pensiero può raggiungere in tempo reale tutta l’umanità: pensiamo all’aereo che distrugge le torri del World Trade Center , credo che tutti l’abbiano visto, alle immagini delle varie guerre che quotidianamente vediamo alla televisione, ai film farciti di omicidi e di violenza, al potere di internet, all’insipido chiacchiericcio di parte dei social networks.
L’effetto di aggregazione e di rinforzo mutuale delle forme pensiero è chiaro nella manifestazione del karma collettivo: ad esempio si pensi all’atmosfera di odio che regnava in Germania negli anni precedenti la seconda guerra mondiale. E La legge del Karma ha puntualmente assegnato un effetto alla causa così generata.
Purtroppo gli esempi non mancano, uno fra tanti:
poco tempo fa, un disoccupato spara davanti a Palazzo Chigi a Roma colpendo un carabiniere innocente e rendendolo tetraplegico. Questa, di sicuro non è la volontà divina, ma un effetto Karmico.
Dove va ricercata la causa di questa azione ? Nel Karma collettivo della crisi economica? Nel licenziamento dell’attentatore ? Negli incitamenti all’odio sui social networks da parte di qualche uomo politico? Nel Karma personale?
E’ giusto che un innocente venga punito?
Nella lettera numero 16 dei Mahatma ad Alfred Percy Sinnett , il Maestro Koot Hoomi scrive, a questo proposito:
“ il Karma è simile ad un Libro delle Entrate, in cui tutti gli atti dell’uomo, buoni, cattivi o indifferenti, sono accuratamente registrati a debito ed a credito…
Dove la letteratura poetica cristiana ha creato e vede un Angelo Custode “ che registra”,
la severa e realistica logica buddista, comprendendo la necessità che ogni causa abbia il proprio effetto, mostra la sua vera presenza. Gli oppositori del buddismo hanno molto sottolineato la pretesa ingiustizia che la persona che compie l’azione resti impunita ed una vittima innocente abbia a soffrire- dal momento che la persona che agisce e quella che soffre sono due esseri differenti. Ma mentre in un senso esse possono essere considerate tali, in un altro sono identiche”.
… “l’uomo di una data età, mentre senzientemente non cambia, fisicamente non è quello che era alcuni anni prima. I suoi Skandha (cioè la sua individualità fisica e mentale) sono cambiati.
… Ebbene, se è giusto che un uomo di quarant’anni debba godere o soffrire per le azioni dell’uomo di vent’anni, è ugualmente giusto che l’essere rinato, che è essenzialmente identico al precedente, sopporti le conseguenze de Sé o della personalità che l’ha generato.” [3]
Tornando all’onnipresenza dei mezzi di comunicazione, forse l’effetto peggiore di questa invasione di informazioni per lo più banali o negative è che tutto questo rumore ci impedisce di pensare. Per evolvere, bisogna infatti far sì che alla fine di un’esistenza terrena, nel Devachan le immagini mentali vengano trasformate in virtù, che le aspirazioni di questa vita divengano qualità per la prossima. Se una volta nel Devachan ci presentiamo con un bagaglio leggero, non ci sarà una grande evoluzione nella prossima incarnazione…
Bisogna stare attenti, quindi, ai pensieri, ai desideri, i desideri sono catene.
Ciò che desideriamo l’otterremo, se non in questa vita, in una prossima. E questo vale nel bene e nel male. Aspirazioni positive diverranno talenti, qualità; desideri malvagi, egoistici, violenti, bramosie, passioni, verranno pure esauditi, con conseguenze deprecabili.
Pensiamo piuttosto ad avere un pensiero buono di riserva quando la nostra mente è vuota.
Citando Peter Pan. : “bastano pensieri felici..sono quelli a portarti in aria”
E qui arriviamo al discorso della libertà individuale, all’impegno personale, all’impegno teosofico.
Siamo sì tutti sottomessi alla Legge karmica, ma siamo pur sempre liberi di agire, generiamo continuamente nuovo karma, siamo liberi di tendere al Male o al Bene, anche solo con il pensiero, influenzando così il destino nostro e dei nostri simili per il futuro.
In particolare come teosofi, senza voler peccare di orgoglio, siamo pur sempre al corrente di tante cose rispetto ai tanti che non sanno, e questa è una pesante responsabilità. Come teosofi, la consapevolezza che ci viene dalla Conoscenza, deve farci tendere verso il Bene, ad un percorso di miglioramento continuo, verso il Bello ed il Buono . Invece di opporre l’odio all’odio, ricordiamoci, come scrive la Signora Besant, che l’odio cessa con l’amore.
Dovendo viaggiare spesso in aereo per motivi professionali, ho scoperto che esistono delle cuffie attive, che misurano il rumore esterno con un piccolo microfono, e generano un rumore in contro fase che viene aggiunto al rumore iniziale, in modo da ottenere il silenzio assoluto all’interno delle cuffie.
Vi assicuro che funziona anche con un bambino urlante nelle vicinanze.
Beh, bisogna comportarsi in modo analogo, penso, con il Karma negativo, annullarlo con comportamenti opposti. Ricreare l’equilibrio che regge tutto l’universo.
Opporre l’amore all’odio, l’altruismo all’egoismo, la generosità all’avarizia, la gentilezza all’aggressività. Non è facile, naturalmente, ma funziona, con grande vantaggio verso il grande hard disk akasico che tutto registra, verso il nostro prossimo, e verso noi stessi.
Grazie per l’attenzione.
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Bibliografia:
[1] Brani tratti da scritti di H.P. Blavatsky, in particolare da The Key to Theosophy, The Secret Doctrine e H.P.B. Articles.
Pubblicato da Theosophy Magazine (Los Angeles, California, USA), in giugno 1974, luglio 1988, agosto 1988 e settembre 1988
[2] Annie Besant, Karma o l’Enigma del Destino, E.T.I , 2005
[3] Lettere dei Mahatma ad A.P.Sinnett, E.T.I., 2010
02 giovedì Mag 2013
Theosophical Seal (version of emblem of Theosophical society, adopted late 19th century): Two interlaced triangles (a form of the star of David), Ouroboros snake, swastika, ankh, Om etc. (Photo credit: Wikipedia)
http://www.theosophical.org/news/dalai-lama-2011/uic-event-video
The Theosophical Society in America invited the Dalai Lama to speak as part of the Theosophical Society’s annual conference. This program, which was given at the University of Illinois, was emceed by Bill Kurtis of WBBM-TV. The staging was conceived by and implemented under the direction of Jim Lasko of Redmoon Theater in collaboration with Chicago-land representatives of many of the world’s faith organizations.
25 giovedì Apr 2013
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12 venerdì Apr 2013
12 venerdì Apr 2013
02 martedì Apr 2013
| Kagyu Samyé Ling Monastery and Tibetan Centre | |
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The main temple building at Samyé Ling |
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| Coordinates: | |
| Monastery information | |
| Location | Eskdalemuir, Dumfries and Galloway, Scotland |
| Founded by | Akong Rinpoche and Chögyam Trungpa Rinpoche |
| Type | Tibetan Buddhist |
| Sect | Karma Kagyu |
| Head Lama | Lama Yeshe Losal Rinpoche |
| [show]
Part of a serieson
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Kagyu Samyé Ling Monastery and Tibetan Centre is a Tibetan Buddhist complex associated with the Karma Kagyu school located at Eskdalemuir, near Langholm, Dumfries and Galloway, Scotland.
Contents[hide] |
The building that now houses Samyé Ling was originally a hunting lodge called Johnstone House. In 1965 the Johnstone House Trust was formed with the objectives
Initially the community there was led there by a Canadian Theravada monk named Anandabodhi. When the community declined, Anandabodhi returned to Canada; he was subsequently ordained in the Tibetan Vajrayana tradition and enthroned as Namgyal Rinpoche by the 16th Gyalwa Karmapa.
In 1967 the Johnstone House trustees invited the Tibetan lamas and refugees Chögyam Trungpa Rinpoche and Akong Rinpoche to take over. They were then in their late twenties. They named the new community “Samyé Ling”, and were shortly joined by thethangka master-artist Sherab Palden Beru and the monk Samten.[2][3] Samyé refers to the first Buddhist monastic university inTibet,[4] while Ling means ‘Place’.
Trungpa Rinpoche quickly came into conflict with both Akong Rinpoche and the trustees.[5] He drank heavily and slept with his students.[6] He married one of these, a fifteen-year-old girl at the time the relationship began, attracting press attention.[7] By this time he had already been banished to a nearby house and divested by the 16th Gyalwa Karmapa of his position as an official representative of the Karma Kagyu lineage. In 1970 he left for America to form other centres definitively ending his association with Samyé Ling, except for a single, brief visit at the end of the 1970s to recover his seals of office, once the Karmapa had agreed to reinstate him as a Kagyu lama.
For about the decade 1970 onwards these two and Akong Rinpoche together were the main resident Tibetans at the centre. They were joined during 1976 and 1977 by the Mani-pa Lama bLa mChog. During this seminal period of the 1970s, Samye Ling was the main and oldest Tibetan centre in Europe. As such, it received important visits from eminent teachers of many traditions, including first the Very Venerable Kalu Rinpoche (1973 and therefater), His Holiness the 16th Gyalwa Karmapa (1975 and 1977), Khamtrul Rinpoche, Dilgo Khyense Rinpoche and Urgyen Tulku.
In 1969, musicians David Bowie and Leonard Cohen were students at Samyé Ling.[3] In fact Bowie not only studied Buddhism at Samye Ling, he almost became a monk there:
“I was a terribly earnest Buddhist at the time […] I had stayed in their monastery and was going through all their exams, and yet I had this feeling that it wasn’t right for me. I suddenly realised how close it all was: another month and my head would have been shaved.”[8]
The centre flourished and developed under the guidance of Akong Rinpoche and his brother Lama Yeshe Losal Rinpoche, who serves as both Abbot and Retreat Master. The centre includes one of the first Tibetan temples to be constructed in Western Europe,[9] a large stupa, and accommodation for those taking a range of courses on Buddhism, meditation, spiritual development and art.
The Johnstone House Trust ceased to exist in 1995 and the centre now describes itself as part of the ROKPA trust[10] whose objectives are
The ROKPA trust administers a number of other centres and projects worldwide, notably the Holy Island Project which has Buddhist retreat facilities and a centre for world peace and health on Holy Island on the Firth of Clyde [12] and its Overseas Projects on behalf of ROKPA International based in Switzerland.[13]
A ROKPA International project based at Samyé Ling to raise funds for the girls school at Kandze Monastery was successful in reaching its target of £9,449.[14] As at 2010 the trust was actively involved in relief efforts following the Yushu Earthquake[15]
In 2008 the total declared income of the ROKPA trust was £2,916,136. The total funds received for Overseas Projects was £294,586 of which £260,361 was disbursed to ROKPA International.[11]
The trust is planning a further expansion of its Samyé Ling temple project involving a major multi million pound extension which will eventually house a museum, a library, lecture theatres, offices and accommodation.[11] Work began on this in early 2008. It lodged an amendment to the layout of this second phase with the Dumfries and Galloway Council on 18 June 2010.[16]
Under the guidance of the Tibetan artist Sherab Palden Beru, Samyé Ling has also become a centre for the creation, repair and restoration of thangkas, principally in the Karma Gadri style. Since the 1970s Sherab has trained a number of western practitioners in the highly specialised techniques needed to create thangkas. The temple walls are decorated with many examples of the work of both Sherab Palden Beru and his western pupils.
Traditional deity and monumental sculpture and the creation of prayer-wheels are also carried out at the centre under the direction of resident and visiting Tibetan experts. The grounds of the centre feature many examples of their work, such as a statue of Nagarjuna.
Listed as a tourist attraction by VisitScotland , the centre attracts visitors who come simply to see a spectacular gilded temple,stupas and gardens with statues of Bodhisattvas and Buddhas.
The centre has a long history of uneasy relations with neighbouring residents[citation needed], with disputes over planning applications and suspicion about behaviour of residents and visitors. In June 2000, a visiting monk was convicted of sexual abuse of a minor. In September 2000 a national newspaper report of alleged sexual abuse by a senior monk at the centre served to heighten tensions with the local community. The allegations are referenced in an essay by Piya Tan,[6] and the centre responded by drawing up guidelines forsafeguarding young people and vulnerable adults.[17] The charges against the senior monk were later dismissed at Dumfries Sheriff Court for lack of evidence.
In a 2003 interview with the Sri Lanka Daily News Lama Yeshe Losal Rinpoche said that the Scottish Tourist board had told him it was the 10th most visited place in Scotland:
Popular Scottish comedian Billy Connolly often visits Samyé Ling.[19]
In 2010 Lama Yeshe Losal designed a Buddhist tartan whose colours represent the five elements in Tibetan cosmogeny:
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02 martedì Apr 2013
Tag
gyalwang karmapa, kagyu lineage, kagyu school, kham tibet, lama yeshe losal, samye ling monastery
Lama Yeshe Losal Rinpoche, London 2010 |
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| Religion | Tibetan Buddhism |
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| School | Kagyu |
| Lineage | Karma Kagyu |
| Personal | |
| Nationality | British |
| Born | Jamphel Drakpa August 9, 1943 (age 69) Kham, Tibet |
| Religious career | |
| Teacher | |
| Website | http://samyeling.org |
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Part of a serieson
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| This article contains Tibetan script. Without proper rendering support, you may see question marks, boxes, or other symbolsinstead of Tibetan characters. |
The Venerable Lama Yeshe Losal Rinpoche (Tibetan: ཡེ་ཤེས་བློ་གསལ་, Wylie: Ye-shes Blo-gsal) is a lama andtulku in the Kagyu school of Tibetan Buddhism and abbot of the Samye Ling Monastery, Scotland, the first and largest of its kind in the West.
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Born in 1943 into a farming family in Kham, East Tibet, he was given the name Jamphel Drakpa, or Jamdrak for short. He spent his early childhood close to nature helping with the family sheep and yaks and playing with the other children in the village. This changed when at 10 years old as he was selected to go with his elder brother Choje Akong Rinpoche – who had been recognised as a tulku by the 16th Karmapa – to the Lhakang Monastery where he was to receive an education. Although Akong was only three years older than Jamdrak, it was the tradition that where a tulku is the abbot of a monastery one of his brothers goes to assist him. It is said that many auspicious signs had been seen when Jamdrak was born and he had also been recognised as a tulku, but not officially confirmed due to the political turbulence of the time. At Lhakang Jamdrak was a reluctant but diligent scholar under a succession of lamas, but his studies were rudely interrupted by the Chinese invasion of Tibet in 1959.[1]
Jamdrak set off with his brother in a party of 300 to flee Tibet. As the Chinese occupied Lhasa the party was forced to take an alternative route which involved a perilous journey across the Himalayas. The arduous journey involved high altitudes, raging rivers, evading capture and near starvation. Of the three hundred that set off only thirteen, including Jamdrak and his brother Akong Rinpoche arrived safely in India. The others were killed, captured or died of starvation.[1]
Even in India the refugees were not safe. Another of Jamdrak’s elder brothers died of tuberculosis, and he suffered from smallpox and tuberculosis himself. He survived but only after major surgery involving the removal of one of his lungs.[1]
He continued his education at the Young Lamas Home School in Dalhousie, where he was groomed for a well paid post as an administrator of a large Tibetan settlement in India.[1]
He did indeed briefly take up this post before leaving in 1967 to serve as Private Secretary to His Holiness the 16th Karmapa at Rumtek Monastery in Sikkim. All though still a layperson he had a privileged position receiving teachings from high lamas.[1]
Meeting young American Peace Corps volunteers, Jamdrak became curious about the West. With the help of Chogyam Trungpa Rinpoche and Akong Rinpoche he obtained a visa and plane ticket to travel to Samye Ling Monastery in Scotland.[1]
His arrival in 1960s Britain coincided with the peak of the hippie movement. Jamdrak was to mix with the young, rich and famous people flocking to Samye Ling and he shared their hedonistic lifestyle with enthusiasm. His brother, busy running the monastery, tolerated his excesses hoping that he would grow out of them eventually.[1]>
The turning point for Jamdrak was a fishing trip to Orkney with a friend. With his Buddhist upbringing, he was uncomfortable with the idea of fishing but he went along with it to please his friend and soon caught many fish while his friend killed them with a blow to the head. His friend took a proud picture of all the dead fish and showed this to Akong Rinpoche on their return. Akong Rinpoche was deeply sad at seeing this picture and lamented how he had promised their parents he would look after his younger brother and felt that he had failed.[1]
This turned the heart of the young rebel back to the Buddha Dharma. He heard that the Karmapa was going to America at the invitation of Chogyam Trungpa Rinpoche, and requested that he be allowed to join him on a tour of the United States and Canada. On the tour a Chinese benefactor donated a large tract of land for a Buddhist centre in New York State. Jamdrak was appointed secretary and treasurer. With many visiting lamas, Jamdrak had the opportunity to establish the preliminary practises of the four foundations. Wishing to take his practise further he became a monk in 1980, and was ordained by the 16th Karmapa, and named Yeshe Losal.[1]
Yeshe Losal practised hard and retreated in a small quiet cottage. Soon the tranquility was shattered by building work on a nearby shrine room and it became increasingly uncomfortable as electricity, water and sanitation were disconnected. Remembering the trials of Milarepa, Yeshe Losal carried on with his practice. Moreover beavers built a nest beneath his retreat house while raccoons and skunks fighting over territory left stinking reminders of their presence. After five years of retreat and enduring many hardships he emerged and was recognised as a lama. It has been said that his body was almost skeletal, but his mind crystal clear.[1]
Akong Rinpoche requested that Lama Yeshe move to Purelands, a purpose built retreat centre at Samye Ling, and in time he became the retreat master in 1988. At Akong Rinpoche’s request, in 1995 Lama Yeshe was confirmed as abbot of Samye Ling by the Tai Situpa.[1]
In 1990 an Irish lady came to Samye Ling with a strange request. She was the owner of Holy Island a small island near theIsle of Arran in the Firth of Clyde. She wished to sell the Island and had had a vision of Mary, the mother of Jesus who asked her to approach the Buddhists at Samye Ling. Lama Yeshe Rinpoche visited the island in December and felt an immediate affinity for the rugged landscape, reminiscent of his homeland. Looking out over the lights of Lamlash bay, he was reminded of a vision he had while practising dream yoga on retreat. He had experienced flying over a beautiful island surrounded by lights. In April 1992 the Holy Isle was bought by the Rokpa Trust. Since then Lama Yeshe Rinpoche has been instrumental in establishing the Centre for World Peace and Health, an environmentally designed residential venue for courses, conferences and retreats on Holy Island, and a monastery on the southern end of the Island for nuns on three year retreats.[1]
The island is a sanctuary for wild life, and Lama Yeshe Rinpoche is active in promoting the case for Lamlash Bay to be no take zone, a wildlife reserve for marine life, perhaps an echo of his own life-changing fishing trip.
22 venerdì Mar 2013
Carissime amiche e carissimi amici,
Sono molto felice di inviarvi in allegato il programma del corso
Ven. Dr. Akong Tulku Rinpoche
accompagnato dal dr. Brion Sweeney e Gelong Thubten
Renato Mazzonetto
23-24 marzo 2013
La Compassione in terapia e nel quotidiano:
dall’esperienza personale alla psicoterapia.
Tara Rokpa Therapy e insegnamenti per la vita di tutti i giorni.
Ven. Dr. Akong Tulku Rinpoche
accompagnato dal dr. Brion Sweeney e Gelong Thubten
Hotel Vergilius – Creazzo (Vi)
La Compassione è l’elemento centrale della pratica buddhista.
Negli ultimi decenni, la Compassione verso noi stessi e gli altri e le pratiche per svilupparla
hanno ricevuto particolare attenzione in ambiti diversi.
In psicoterapia questo ha portato allo sviluppo di alcuni approcci terapeutici basati sulla Compassione e l’Accettazione.
Tara Rokpa Therapy è uno di questi approcci ed è stato introdotto da Akong Tulku Rinpoche,
lama e medico tibetano, oltre 30 anni fa.
Tara Rokpa Therapy si fonda sulla comprensione della mente,
basata sulla filosofia buddhista e la psicoterapia occidentale.
I metodi di Tara Rokpa Therapy includono pratiche di meditazione, basate sul rilassamento, la Consapevolezza,
la Creatività e la Compassione
che ci aiutano ad accogliere e attraversare ciò che incontriamo nella nostra esperienza umana.
I terapisti che utilizzano la Tara Rokpa Therapy e le pratiche basate sulla Compassione seguono con grande interesse i progressi attuali nelle neuroscienze, che dimostrano l’efficacia delle pratiche di consapevolezza e compassione per affrontare ansia e depressione,
nonché stress e disagi quotidiani.
Orari
23 marzo: 10:00-18:00 – 24 marzo: 9:00- 17:00
Costo:
150 € + IVA (€ 181,5) – Soci Is.I.Mind 120: € + IVA (€ 145,2)
Sede
Hotel Vergilius, Via Carpaneda – 36051 Creazzo (Vicenza) – Tel: 0444/523922
ISTITUTO ITALIANO PER LA MINDFULNESS (ISIMIND)
Associazione senza scopo di lucro – cell +39 320 3062662
info@istitutomindfulness.com – www.istitutomindfulness.com
Ven. Dr. Akong Tulku Rinpoche (Samye Ling, Scotland, United Kingdom)
Nato nel Kham (Tibet orientale) nel 1939, ha ricevuto insegnamenti dai più importanti Maestri della Scuola Kagyü e ha studiato la medicina tradizionale tibetana.
Nel 1959 ha dovuto lasciare il suo paese, trovando rifugio prima in India e poi nel Regno Unito, dove nel 1967 ha fondato il Kagyu Samye Ling Monastery and Tibetan Centre (Scozia), il primo e più importante centro di Buddhismo tibetano in Occidente.
Il centro è un luogo di pace, di studio e spiritualità, visitato da persone di ogni fede e tradizione, provenienti da tutto il mondo.
Da sempre, l’impegno di Akong Tulku Rinpoche è quello di preservare e diffondere la spiritualità, la cultura e la medicina del Tibet in Occidente e per questo la sua incessante attività si è espansa in tre direzioni principali: gli insegnamenti del Dharma, la terapia e l’attività umanitaria.
Negli anni, si sono infatti diffusi i Kagyü Samye Dzong, centri connessi a Samye Ling, presenti ora in vari paesi, in Europa e in Africa.
Inoltre, l’interesse dimostrato da molti psicoterapeuti e medici occidentali per la medicina e la terapia Buddhista insegnata da Rinpoche,
ha favorito lo sviluppo di un sistema di terapia unico, conosciuto ora come Tara Rokpa Therapy.
Nel 1980 Akong Rinpoche ha fondato ROKPA, associazione umanitaria che opera in Tibet, Nepal, Africa ed Europa.
Con grande energia e determinazione, in Tibet Akong Rinpoche ha avviato più di 160 progetti nell’ambito dell’educazione, della sanità, della preservazione della lingua, della cultura, dell’arte e dell’ambiente dell’Altipiano tibetano, portando una nuova speranza tra la popolazione nomade che vive in una zona tra le più povere e dimenticate della terra.
Tra i suoi libri tradotti in italiano, Domare la tigre (Ubaldini).
Dr. Brion Sweeney (Dublin, Ireland)
È psichiatra e direttore del Drug Addiction Services for Greater North Dublin. È supervisore e trainer in psicoterapia dal 1992 e tiene dei Master presso l’University College di Dublino.
I suoi interessi riguardano da sempre l’interazione tra l’approccio orientale e quello occidentale alla mente, e tra la medicina e le Neuroscienze riguardo al rapporto corpo/mente.
In particolare, nella sua pratica clinica ha sempre rivolto grande attenzione alle Neuroscienze che hanno dimostrato come la Mindfulness e la compassione, che derivano dalla pratica meditativa buddhista, siano realmente efficaci per affrontare i sintomi più comuni del disagio mentale, come l’ansia e la depressione.
E in questa direzione la sua ricerca lo porta a promuovere nuovi interventi di psicoterapia anche all’interno del sistema sanitario.
Dal 1991 è terapista della Tara Rokpa Theraphy, di cui è co-fondatore insieme ad Akong Tulku Rinpoche.
La Tara Rokpa Theraphy è un approccio basato su una combinazione unica tra la comprensione buddhista della mente e la psicoterapia occidentale, approccio utile per chi desidera sviluppare le proprie potenzialità, includendo anche l’aspetto spirituale.
Attualmente è impegnato nel creare nuovi training in psicoterapia a vari livelli, all’interno e al di fuori delle strutture universitarie.
19 martedì Mar 2013
Marco Boccadoro
“L’evoluzione: prospettive teosofiche”
Il tema di questo seminario teosofico è l’Evoluzione.
Quando si parla di evoluzione, il pensiero corre subito a Charles Darwin.
La teoria dell’evoluzione di Darwin (On the origin of species, 1859) ci dice che le varie forme di vita discendono da un antenato comune, e che le creature complesse derivano da organismi più semplici in modo naturale, con il passare del tempo. Le mutazioni casuali genetiche degli organismi che permettono la continuazione della specie rimangono, e sono trasmesse alle prossime generazioni. Questa è la selezione naturale. Gli organismi che non beneficiano di queste mutazioni si estinguono. (un po’ come succede per le razze d’allevamento o per le piantine di pomodori selezionate…)
Se Darwin ha intuito l’Armonia e l’Unità della Vita, dove la teoria non convince, invece, è di fronte all’ enorme complessità anche solo a livello cellulare, persino dei batteri più semplici.
Come la Teosofia ha sempre sostenuto, il grande progetto Divino, non il caso, determina l’evoluzione.
Nessuna persona dotata del minimo buon senso potrebbe infatti sostenere che il corpo umano, o anche solo una sua parte, nella sua perfezione, possa essere il frutto di mutazioni casuali.
Comunque il grande merito di Darwin rimane quello di aver enunciato l’Evoluzione della forma, e per quanto riguarda l’Umanità, l’Evoluzione del corpo fisico.
L’approccio olistico all’evoluzione è invece uno dei grandi meriti della dottrina teosofica.
Già un grande apostolo della teosofia, Giordano Bruno, concepiva l’evoluzione in questo modo:
L’animo umano è l’evoluzione più alta della vita cosmica. Proviene dalla sostanza di tutte le cose. Tutti gli esseri umani sono al tempo stesso anima e corpo. Tutti sono monadi viventi, riproducendo in una forma particolare la Monade delle Monadi, in altre parole il Dio- Universo.
La corporalità è l’effetto della forza espansiva della Monade, poi la Monade ritorna su sé stessa. Questo doppio movimento di espansione e di contrazione costituisce la vita della monade. Ma la Monade sparisce solo per riapparire in altra forma in seguito. [1]
Giordano Bruno ha predicato l’Immanenza di Dio che è la vita universale, l’eternità dello Spirito, che ne è parte, e una vita dedicata al Vero, al Buono, al Bello, l’unico modo per vivere la nostra vita particolare in modo da renderla degna della vita universale. [2]
Nel campo scientifico, Bruno ha intuito che l’Universo non ha né centro né limiti,
ha anticipato la teoria della relatività di Einstein e quella dell’evoluzione di Darwin.
Bruno sosteneva, infatti, che spazio, tempo, dimensioni, peso, movimento cambiamenti, eventi, relazioni, prospettive sono sempre relative ad un sistema di referenza (la base della Teoria della Relatività), e la cruciale differenza tra apparenza e realtà.[3]
Si può dire inoltre che Bruno intuì la teoria scientifica dell’evoluzione organica, sostenendo che l’universo è teso al rinnovamento e alla perfezione. Sostenendo l’unità essenziale della natura come pure suggerendo lo sviluppo di forme di vita semplici in esseri complessi, Bruno ha riconosciuto la trasformazione storica di tutti gli organismi sulla terra.
Egli ha percepito l’universo intero come un’entità organica che manifesta un essere superiore immanente, l’Unità della Vita.
Sappiamo che per queste sue idee Giordano Bruno fu imprigionato per otto anni, torturato dall’Inquisizione durante tre anni, e finalmente bruciato sul rogo il 17 febbraio 1600 in Campo dei Fiori a Roma. Nel 2000 la Chiesa Cattolica, per il tramite di Giovanni Paolo II, ha espresso profondo rammarico per l’accaduto.
Giordano Bruno non è mai stato riabilitato dalla Chiesa.
A proposito di evoluzione, la sorte subita da Giordano Bruno è tragicamente attuale anche quattro secoli dopo, pensando alle sofferenze provocate al giorno d’oggi dal fondamentalismo religioso e dall’odio etnico.
Van der Leeuw scrive, a proposito dell’evoluzione:
“ Precisamente come l’evoluzione della forma ci dimostra che il nostro corpo fisico è il risultato di un lungo processo di evoluzione fisica, così nell’evoluzione della vita, la vita dentro di noi è veduta come il risultato di una evoluzione dalle manifestazioni più semplici a stadi sempre più alti, fino a che nel Grande Ritmo della creazione la vita separata ha riguadagnato l’Unità con la divinità da cui provenne “[4]
Evoluzione significa quindi creazione continua per opera di Dio. Come accennavo nello scorso seminario qui a Monte Verità, un ordine e un equilibrio superiori reggono l’universo, e se l’attenzione di Dio dovesse venir meno anche per un solo istante, tutto svanirebbe:
Ad esempio, basterebbe che la forza nucleare forte variasse dello 0.5 %, o la forza elettromagnetica del 4% per distruggere tutto il carbonio e l’ossigeno in tutte le stelle, e quindi ogni possibilità di vita nell’universo!
E ancora, se la forza nucleare debole diminuisse leggermente non esisterebbero le stelle, se i protoni fossero dello 0.2 % più pesanti questi si trasformerebbero in neutroni, destabilizzando gli atomi.
Quindi una leggera variazione del grande equilibrio distruggerebbe tutto.
Ma qual è lo scopo dell’evoluzione umana?
Per gli insegnamenti teosofici, si può riassumere nel raggiungere piani di coscienza sempre più elevati, in un viaggio attraverso la reincarnazione, la sofferenza, la legge del Karma, fino al ricongiungimento con l’Essere Supremo.
L’Evoluzione, il progetto evolutivo, è l’interazione dello Spirito e della Materia.
Attraverso incarnazioni successive, l’Uomo raggiunge piano sempre più elevati, fino ad arrivare al Logos.
Scrive la signora Besant:
L’Uomo nel corso della sua Evoluzione è destinato, nel pensiero dei suoi costruttori, a conquistare e occupare nel corso della presente evoluzioni cinque dei sette piani dell’universo. Egli è destinato ad agire e dominare sul piano fisico, ad agire e dominare sul piano astrale , sul piano mentale , che include lo Svarga degli Indù, il Devacian dei Teosofi; …al disopra di questo viene il piano di Buddhi e più sopra ancora il piano di Nirvana o Turyia-tita. Con che si hanno le cinque distinte regioni dell’universo destinate ad essere occupate dall’umanità nel corso di questa evoluzione. Questi sono gli stadi dell’espansione della coscienza, per i quali l’uomo deve passare per poter condurre a termine il suo pellegrinaggio.[5]
Per quanto riguarda l’individuo, in cosa consiste, nella quotidianità, l’evoluzione?
Al di là di ronde, globi , catene, razze, sottorazze ?
Nel Qui e Ora, l’evoluzione significa purificazione, cioè nel far sì prima di tutto che il nostro corpo non sia tiranno, ma servitore.
Poi nel distruggere la separatività, l’egoismo, nel lavorare per un progetto, per il bene comune e non per il proprio interesse.
Nel dominare le passioni, l’ira, la collera, la vendetta per un’ingiustizia subita, eccetera.
Nel dare amore invece che odio, nel sacrificio per le persone amate, quindi per tutti i fratelli. L’amore che non chiede nulla in cambio.
Ci si può chiedere come mai l’Evoluzione dell’Umanità proceda così a stento, con tanta difficoltà.
In realtà alcuni aspetti dell’Evoluzione procedono velocemente, ma altri molto meno.
L’Evoluzione dovrebbe essere, per così dire, bilanciata.
L’equilibrio, il giusto orientamento di queste attività reggono l’ Evoluzione dell’Uomo.
Ripensiamo all’equilibrio che regge l’Universo cui accennavamo prima.
Tutte le grandi religioni rappresentano la Divinità con Il triplice Logos:
Potere, Sapienza, Amore.
L’Uomo è un’ emanazione della Divinità , perciò il progresso dell’Umanità si deve svolgere secondo questa Trimurti. [5]
Potere, Sapienza, Amore, quindi, in equilibrio tra di loro.
Il Potere regola l’organizzazione della società, la Sapienza le attività della mente, la conoscenza, la consapevolezza, l’Amore comprende la pietà, la compassione, lo spirito di servizio verso i nostri simili.
Per quanto riguarda un aspetto della Sapienza, e cioè la Scienza, vediamo che l’Evoluzione scientifica e tecnologica ha raggiunto livelli impressionanti, e sembra sempre arrivata ai suoi limiti, eppure la Scienza non riesce a penetrare l’essenza delle cose, ma sospinge solamente un po’ più in là i dubbi, le perplessità, il mistero.
Da un punto di vista materiale, le scoperte scientifiche a tutto campo permettono di vivere una vita di agi e di comodità, di annullare le distanze, di vincere la maggior parte delle malattie, di essere in collegamento con il modo intero.
Poiché ogni cosa ha almeno due facce, in realtà, le disparità sociali e la miseria restano immense, nuove guerre si preparano, con armi sempre più potenti, la qualità di vita di troppe persone è tutt’altro che ideale, e nel frattempo si sta depredando il pianeta delle risorse accumulate in millenni.
Ma, peggio ancora, il materialismo, la troppa attenzione rivolta al mondo fisico, ci distolgono dagli altri due aspetti della Trimurti.
Visto che la natura dell’uomo è divina, ciò che l’uomo desidera otterrà, presto o tardi; se non in questa incarnazione, nelle prossime.
Quindi l’attaccamento ai beni materiali lo costringerà a tornare sulla terra per un’altra incarnazione. Stiamo attenti ai nostri desideri! I desideri sono catene.
Il Materialismo pervade anche il Potere, con nefandi effetti sull’organizzazione delle Società.
I governi, invece di essere una guida di moralità, non danno alcun segnale in tal senso.
Nell’ideale Teosofico, il governo dovrebbe essere ispirato dai Grandi Esseri, ma al massimo vediamo instaurarsi dei governi teocratici o ideologie al servizio del Male.
Soprattutto L’Amore sembra essere sopraffatto troppo spesso dall’ odio.
Quindi, mancando l’equilibrio, che è una delle grandi leggi del Cosmo, tra Potere, Sapienza, Amore , non può esserci una evoluzione rapida, ma soltanto profondo malessere, insicurezza, insoddisfazione, dolore.
Che cosa dire, allora, dobbiamo disperare? No, l’evoluzione è il progetto divino,
il Male e l’Odio non sono i poteri che reggono il cosmo, quindi tutto ciò può solo rallentare il progresso dell’Umanità, ma non fermarlo.
Per tornare a Giordano Bruno, egli ha anticipato con la legge della conservazione di massa il postulato di Lavoisier di ben due secoli (il nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma) e pure l’equivalenza massa-energia postulata da Einstein.
Andando oltre, Bruno ci dice:
“Non c’è morte per noi, né per ogni sostanza; niente diminuisce sostanzialmente, ma ogni cosa, viaggiando nello spazio infinito, cambia aspetto.
E poiché tutti siamo soggetti alla legge della miglior efficienza, non dobbiamo credere, ritenere e sperare altro che siccome tutto proviene dal bene, così tutto è Bene, lavora per il Bene, e finirà nel Bene”[5]
Ancora una cosa: sembra incredibile, ma ho scritto queste righe domenica 17 febbraio di quest’anno, e mi sono accorto solo scrivendo che questa data coincide con quella della morte di Giordano Bruno, e come ricordato sul numero di febbraio della Rivista italiana di Teosofia, con la nascita di C.W.Leadbeater e la dipartita di J. Krishnamurti e di Henry Steel Olcott con l’Adyar Day. Niente succede per caso…
Marco Boccadoro
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Bibliografia:
[1] Giordano Bruno, De triplici minimo, pp 10-17
[2] A. Besant, Giordano Bruno, The Theosophical Publishing House, Adyar, Chennai 600020, India
[3] J. Birx, Interpreting Evolution, (Prometheus Books, 1991
[4] J.J . Van der Leeuw, Il Fuoco della Creazione, E.T.T
[5] A.Besant, Il Sentiero del Discepolo, S.T.I., Roma